[Dopo la seconda aggressione anglosionista all’Iran ho aggiunto altra documentazione e aggiornato le informazioni: Iran 2026 (3 aprile 2026)]
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Come non era difficile da prevedere, il pianeta sta arrivando alle soglie di una guerra mondiale, che nel XXI secolo significa una guerra nucleare. E questo a sua volta vuol dire che non è più improbabile il momento in cui potrebbero diventare realtà le parole assai lucide di Stanley Kubrick: «Non ci sarà nessuno a piangere una razza che usò il potere che avrebbe potuto mandare un segnale di luce verso le stelle per illuminare la sua pira di morte» (Logos, p. 404).
Sono tre le strutture politiche massimamente responsabili di tale rischio:
–Israele, a causa del suo fondamentalismo religioso e del progetto di creare il ‘Grande Israele’ prefigurato nella Bibbia.
-Gli Stati Uniti d’America, con la loro identità imperialistica e anch’essa permeata della certezza religiosa di chi crede di avere un ‘destino manifesto’ di potere su tutta l’umanità. Quello degli USA è un impero in decadenza, nonostante la sua azione sempre più sanguinaria, come dimostrano anche le due ultime presidenze, affidate prima a un demente (nel senso clinico della parola) e poi a un soggetto incostante in ogni sua dichiarazione e non all’altezza della complessità delle situazioni, della cui parola non si fida più nessun altro stato.
-L’Unione Europea, il cui governo e ceti dirigenti fungono semplicemente da strumenti al servizio delle prime due potenze, avendo perduto, con le due guerre mondiali del Novecento, ogni autorità geopolitica.
Per cercare di dare qualche informazione un poco diversa dalla servile, asfissiante e tremenda struttura di menzogna costituita dalle televisioni e dai giornali italiani, pubblico qui alcune notizie, immagini e riflessioni relative all’aggressione iniziata da Israele il 13 giugno 2025 contro la Repubblica dell’Iran.
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[La storia del XXI secolo conferma la dinamica che da sempre guida le vicende politiche e i rapporti tra gli stati: il criterio primo e ultimo è la forza, semplicemente. Chi non se ne rende conto diventa complice del più forte (pro tempore). Eccone una prova, tratta dai probabili pensieri dell’Iran].
Salve, sono un piccolo/medio/grande attore locale, o una potenza regionale che per un motivo o per l’altro non ha ottimi rapporti con l’Occidente (loro dicono perché maltratto le donne, le minoranze, la comunità LGBTQIA+ e la cosa molto spesso è vera, ma a me continua a sembrare più probabile che il motivo sia che a casa mia c’è il litio, il lantanio, il petrolio, l’uranio eccetera, e che a casa loro economicamente le cose non vanno benissimo), e questo è quanto ho imparato dagli ultimi eventi (avrei potuto impararlo anche dalla questione ucraina, ma ero distratto).
1) La mia unica garanzia di sopravvivenza politica è l’arma atomica. Ovviamente svilupparla, produrla, schierarla e saperla utilizzare è una cosa difficilissima e costosissima, che non è alla portata di tutti. Dovrò legarmi a qualcuno che ce l’ha ed è disposto ad aiutarmi a svilupparla, se non addirittura a condividerla (difficile) o al limite a farmi ‘ospitare’ sue testate nucleari sul mio territorio, oppure sviluppare l’atomica cosiddetta “sporca”. Certo non ha lo stesso effetto, ma è meglio di niente. Anche le armi chimiche e biologiche, alla peggio, potrebbero essere un’idea. Alla peggio.
2) Negoziare con l’Occidente è inutile, serve solo a fargli guadagnare tempo per organizzarsi meglio, armare meglio i suoi proxy e piazzare i suoi uomini nelle mie istituzioni per minarmi dall’interno (questa non è una mia deduzione, è stato tranquillamente ammesso dalle stesse persone che negoziavano e firmavano gli accordi). Allo stesso modo devo evitare qualsiasi rapporto con agenzie tecnicamente neutrali (OSCE, AIEA eccetera) che non sono state costituite allo scopo di danneggiarmi ma hanno al loro interno persone che lo fanno, utilizzando le ispezioni e gli scambi concordati di informazioni per fornire dati ai miei avversari. Sempre allo stesso modo devo uscire immediatamente dai trattati che limitano in qualsiasi modo le mie capacità di difesa, tipo il Trattato di Ottawa sulle mine antiuomo (tanto non lo rispetta nessuno) o, per tornare al punto 1, il Trattato di non proliferazione nucleare. O la convenzione sulle armi chimiche.
3) Dal punto di vista della rappresentazione mediatica, in caso di conflitto più o meno aperto i media mondiali saranno inondati di dettagliatissime foto satellitari delle mie installazioni militari distrutte (allego foto del radar di Sobashi, in Iran, prima e dopo l’attacco israeliano. La foto del dopo è stata diffusa a pochissime ore di distanza), mentre per quanto riguarda l’Occidente o il suo proxy ci saranno solo foto di abitazioni o strutture civili (o presunte tali), in campo molto stretto. In questo modo l’opinione pubblica mondiale verrà convinta che io colpisco solo obiettivi civili (un po’ perché i miei armamenti sono arretrati e raffazzonati, quindi non precisi, e un po’, e forse soprattutto, perché sono cattivo) mentre il mio avversario colpisce solo obiettivi militari, con grande efficacia e precisione, senza fare nessuna vittima (dal satellite i morti non si vedono). Questo convincerà l’Occidente di essere nel giusto, e seminerà dubbi all’interno del mio paese.
4) Organizzazioni liquide come BRICS, SCO eccetera non servono a niente. Oltre all’atomica la mia unica speranza di salvezza è una rete di alleanze militari come quelle che legano i paesi occidentali e gli alleati statunitensi nel Pacifico, che mi garantirebbe un minimo di sicurezza in maniera più pratica, più economica e più veloce che sviluppare l’atomica. Certo, rischierei di essere coinvolto in conflitti che non mi riguardano direttamente e/o di mettermi al servizio di interessi altrui, per quanto non occidentali, ma sempre meglio che essere bombardato o che mi si organizzi una rivoluzione colorata nel cortile di casa. Se l’Occidente ha una rete di alleanze militari, anche il non-Occidente deve averla per sperare di cavarsela, altrimenti da solo ogni paese, fosse l’Iran, la Russia o anche la Cina, rischia moltissimo.
Benvenuti nel mondo nuovo. Non è molto diverso da quello vecchio.
Fonte: https://t.me/PinoCabrasPino/5194
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Giù le mani dal’Iran
Rivista Indipendenza, 16.6.2025
Attaccare una nazione sovrana.
Tentare di assassinare la dirigenza di una grande nazione.
L’entità senza Costituzione e senza confini chiamata Israele, non paga del genocidio che sta conducendo a Gaza e Cisgiordania con la sostanziale connivenza e impunità da parte degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del cosiddetto Occidente, non paga di attaccare Paesi arabi (Libano, Yemen, Siria…), attacca di nuovo e più pesantemente l’Iran.
Quello che sta accadendo e si sta determinando in queste ore, plasmerà il futuro.
Solidarietà con la Repubblica islamica dell’Iran, solidarietà con il popolo iraniano.
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Bilancio provvisorio (ancora in corso gli attacchi sionisti le cui autorità hanno comunicato che gli attacchi continueranno per giorni o settimane):
Luoghi presi di mira/assassinii da parte di Israele oggi:
Omicidi militari:
– Capo di Stato Maggiore dell’IRGC Hossein Salami
– Generale dell’IRGC Gholamali Rashid
– Maggiore generale Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane
Scienziati nucleari:
– Dott. Fereydoun Abbasi
– Dott. Mohammad Mehdi Tehranchi
– Dott. Abdolhamid Minouchehr
Attacchi a:
– Qeitarieh, Teheran
– Niavaran, Teheran
– Teheran ovest e Chitgar
– Teheran Est
– Mehrabad, Teheran
– Mahalati, Teheran
– Shahid Chamran, Teheran
– Grattacielo a Kamranieh, Teheran
– Saadat Abad, Teheran
– Anderzgoo, Teheran
– Complesso a Sattarkhan, Teheran
– Insediamento di Shahid Daghayeghi a Teheran
– Farahzadi, Teheran
– Quartier generale dello Stato maggiore delle forze armate, Teheran
– Residenza di Ali Shamkhani
Shahrara, Teheran
– Complesso degli insegnanti di piazza Sadat Abad, confine di Teheran
Altre città e località:
– Sito nucleare di Natanz
– Impianti nucleari di Parchin
– Basi militari a Teheran e nella provincia di Qom
– Khorammabad
– Hamedan
– Parchin
– Qasr Shirin
– Tabriz
– Piranshahr
– Kermanshah
– Ilam
– Impianto di acqua pesante di Arak
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https://x.com/MaxBlumenthal/status/1934475079548539032#
È attualmente in corso un gigantesco dispiegamento dell’aeronautica militare statunitense, con oltre 20 aerei cisterna per il rifornimento in volo attraverso l’oceano, insieme a molte altre risorse militari, mentre Netanyahu spinge Trump ad unirsi alla guerra di Israele contro l’Iran.
Sono certo che Trump non vuole che gli Stati Uniti siano direttamente coinvolti nella guerra, che fantastica di vincere un premio Nobel ponendo fine alla guerra e che, in ogni caso, è troppo mentalmente pigro per gestire un conflitto del genere.
È anche chiaro che la sua base non ha alcun desiderio di combattere una guerra neoconservatrice a favore di Israele. Influenti sostenitori di America First come Tucker Carlson e MTG stanno ora intensificando la loro opposizione perché sanno che ciò saboterà ciò che resta dell’agenda interna di Trump.
Ma forse c’è poco che possano fare. Il fatto è che Trump è comprato e comandato dalla classe dei miliardari sionisti. E dopo due tentativi di assassinio, è riluttante a sfidare un boss mafioso come Miriam Adelson o le forze malevole che rappresenta.
In effetti, Trump trema di fronte alle risorse israeliane nel suo campo. È come un cervo abbagliato dai fari di un carro armato Merkava. E non solo è debole, ma anche abbastanza delirante da credere di poter cambiare argomento e parlare di immigrazione o di qualche altra ossessione da guerra culturale dopo aver acconsentito alle richieste maniacali di Netanyahu.
Ciò significa che nelle prossime 48 ore Trump potrebbe dare il via libera a una guerra psicotica per un cambio di regime che nessun paese al mondo vorrebbe, fatta eccezione per Israele, che moltiplicherà di cento volte la miseria umana della regione, affosserà l’economia globale, metterà un bersaglio sulla schiena degli americani e gli assicurerà un posto tra i più grandi perdenti della storia.
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I criminali sionisti dell’entità che si chiama Israele non soltanto ammettono di utilizzare metodi terroristici, come le autobombe contro scienziati iraniani, ma se ne vantano. Usque tandem?
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Indipendenza Rivista e Associazione, [15/06/25 00:40]
BREVI SULLA GUERRA DI AGGRESSIONE DI ISRAELE ALL’IRAN (1)
– Sergei Ryabkov (viceministro degli Affari Esteri della Russia): «Non importa quanto Israele cerchi di presentare ora la situazione come se fosse stata causata una lesione e un danno irreparabili, che gli obiettivi fossero stati raggiunti e così via, finirà per ritrovarsi con una situazione peggiore di quella precedente a questa azione. Non voglio anticipare nulla, ma la determinazione della parte iraniana parla da sola».
– Il Ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha affermato in Parlamento di aver fornito informazioni di intelligence all’Iran sull’imminenza degli attacchi e su quelli prossimi israeliani contro i suoi impianti nucleari. Ha detto anche che Israele sta prendendo di mira Yemen, Iran e Palestina e che «se il mondo islamico non si unisce ora, affronteremo tutti lo stesso destino».
– L’agenzia di stampa Fars, iraniana, riporta che Israele ha preso di mira una delle raffinerie della “fase 14” del giacimento di gas South Pars a Kangan, città portuale nel sud dell’Iran, provincia di Bushehr, provocando una forte esplosione. L’incendio che ne è seguito è stato spento ma intanto la produzione di gas nello stabilimento è sospesa. Il giacimento, che l’Iran condivide con il Qatar, è uno dei più grandi al mondo, ed è fondamentale per le esportazioni del paese. La fase 14 è una delle aree in cui è suddiviso il complesso, e ospita impianti strategici per l’estrazione e la lavorazione del gas. Il ministero del petrolio iraniano ha detto che è stata presa di mira anche la Fajr Jam Gas Refining Company, che come South Pars si trova nella provincia di Bushehr. In serata attaccati anche il deposito di petrolio e il serbatoio di carburante di Shahran, nel sud di Teheran. Ciò indica che Tel Aviv ha ampliato la portata dei suoi attacchi e diversificato i suoi obiettivi, includendo infrastrutture economiche ed energetiche. Il che eleva il confronto a un nuovo livello. Teheran ha risposto poche ore dopo, con una seconda ondata di attacchi missilistici che stanno colpendo importanti impianti energetici israeliani e strutture vitali ed economiche. Tra queste anche il porto di Haifa, inclusi magazzini che dalle prime informazioni conterrebbero ammoniaca ed altri materiali pericolosi e la raffineria di petrolio. Attraverso questo porto, passa oltre il 30% delle importazioni israeliane. Le prime segnalazioni degli attacchi in corso parlano di un’interruzione generalizzata della rete di distribuzione elettrica nelle regioni centrali dei territori occupati. Hifa ospita anche la base di addestramento dell’aeronautica Bahad 21 e l’edificio del Ministero degli affari della guerra.
– Ad Haifa ed Eliat si segnala il fallimento totale della difesa aerea israeliana. Gli iraniani sovraccaricano la difesa aerea israeliana con missili di vecchia generazione per esaurirla e far subentrare poi modelli più avanzati in grado di effettuare attacchi di precisione. Si conferma quanto già visto con le due operazioni Promessa Veritiera 1 e 2: le difese antimissile israeliane sono perforabili e gli obiettivi prefissati colpiti con estrema precisione. Conclusa la prima ondata di attacchi, secondo fonti giornalistiche iraniane ne seguiranno altre due.
– Axios, citando un alto funzionario israeliano, riferisce del fallimento dell’operazione israeliana in Yemen di assassinio di uno dei principali comandanti militari di Ansarallah. Il quotidiano israeliano Haaretz riferisce, nella tarda serata di sabato 14 giugno, di attacchi dell’aeronautica militare statunitense contro lo Yemen.
– Oggi, sabato 14 giugno, sono stati arrestati in Iran 73 persone, tra agenti e collaboratori del Mossad. Tra questi, cittadini di India, Iraq e Ucraina. Ne dà notizia l’Iran Daily 24.
– Il capo dello Shin Bet (servizio segreto interno israeliano), Ronen Bar, si è dimesso nel bel mezzo della guerra. Lo riferiscono fonti israeliane.
Indipendenza Rivista e Associazione, [15/06/25 02:19]
BREVI SULLA GUERRA DI AGGRESSIONE DI ISRAELE ALL’IRAN (2)
– Aerei da combattimento dell’esercito giordano, statunitense, britannico ed israeliano sono decollati per contrastare la seconda ondata di attacchi iraniani, prevista stanotte in risposta alle aggressioni di oggi.
– Fonti USA: basi militari turche in Siria hanno bloccato gli aerei israeliani diretti a bombardare obiettivi in Iran. La notizia è da approfondire e valutare bene.
– Peter Hegseth (capo del Pentagono) ha confermato quanto dichiarato alle udienze del Congresso, e cioè il trasferimento dei sistemi anti-UAV (anti-droni) dall’Ucraina in “Medio Oriente” a protezione delle proprie basi. La notizia evidenzia le difficoltà degli USA a ‘coprire’ due conflitti contemporaneamente.
– Axios: Israele ha chiesto all’amministrazione Trump di entrare in guerra con l’Iran per distruggere il suo programma nucleare. Un funzionario statunitense ha detto che l’amministrazione non sta attualmente prendendo in considerazione una mossa del genere.
– «Per distruggere il programma nucleare iraniano, abbiamo bisogno di un’assistenza intensiva da parte degli Stati Uniti. È qualcosa che Israele non può fare da solo». Così Kan News, che cita un alto funzionario della difesa israeliano.
– «La Cina condanna con fermezza la violazione da parte di Israele della sovranità, della sicurezza e dell’integrità territoriale dell’Iran, si oppone con fermezza ai brutali attacchi contro funzionari iraniani e vittime civili e sostiene l’Iran nella salvaguardia della propria sovranità nazionale, nella difesa dei propri diritti e interessi legittimi e nella sicurezza della vita delle persone». Così il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, al telefono con il suo omologo iraniano, Abbas Araqchi.
– Putin e Trump: telefonata di 50 minuti sulla situazione in “Medio Oriente”. Putin ha condannato l’attacco israeliano all’Iran. Trump ha detto che la situazione è «molto allarmante».
– Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman: Israele sta facendo tutto il possibile per provocare un confronto militare tra Stati Uniti e Iran.
– Nafiseh Koonnavard, corrispondente senior della BBC: «Gli attacchi dell’Iran [in corso stanotte, 14-15 giugno, ndr] contro Israele non hanno precedenti; non abbiamo mai assistito a un attacco di questa portata; non era mai successo niente del genere prima!».
– Perché il capo dello Shin Bet (servizio segreto interno israeliano), Ronen Bar, si è dimesso nel bel mezzo della guerra? Alcune fonti israeliane parlano di un «incidente difficile e sfortunato» nel nord della Palestina occupata. Di solito, quando i sionisti parlano di un incidente grave, intendono che qualcuno o qualcosa è stato preso di mira, nel qual caso lo Shin Bet era responsabile della sua sicurezza. C’è chi ipotizza che sia morto e che venga occultata la notizia con le sue dimissioni. Altre fonti parlano di «disaccordi con Netanyahu». Se ne saprà di più, forse, nelle prossime ore.
– Radio Israele: arrestati due israeliani per spionaggio a favore dell’Iran.
– Iran Daily 24: abbattuto un caccia israeliano sopra la città di Khorramabad intorno all’1:00 del 15 giugno.
– Canale 13, israeliano, riferisce di due ufficiali di alto rango dell’intelligence rimasti gravemente feriti negli scontri di sabato con i combattenti delle Brigate Qassam a Khan Yunis, Striscia di Gaza meridionale. Hamas opera ancora utilizzando una vasta rete di tunnel sotterranei, la maggior parte dei quali Israele non è ancora riuscita a distruggere.
– Si sta configurando la portata dell’attacco ad Haifa. Israele ha due grandi raffinerie: Haifa e Ashdod. Oltre a produrre l’80% della benzina e del gasolio israeliani per i veicoli pesanti, la raffineria di Haifa produce cherosene (olio bianco) per il carburante per aerei. Se questa raffineria non fosse disponibile per il regime sionista, si tratterebbe di un duro colpo.
– Lunedì 16 giugno il parlamento iraniano voterà sull’uscita dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e sull’imposizione di «restrizioni al transito» sullo Stretto di Hormuz.
https://t.me/s/rivistaindipendenza
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Arroganze e violenze eurosioniste.
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(video di un minuto e 22 secondi)
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Andrea Zhok (professore associato di Filosofia morale alla Statale di Milano)
(13.6.2025)
Lo Stato Canaglia di Tel Aviv per l’ennesima volta dimostra di essere la più pericolosa costruzione politica della storia.
Il massiccio attacco notturno all’Iran, a freddo, devastante per infrastrutture civili preziose, con numerose vittime civili, è l’ennesima pagina tragica di una storia mediorientale definita dalla presenza di questo stato-nazione completamente fuori controllo.
Nessuno stato in precedenza ha mai avuto questa combinazione di suprematismo etnico, disprezzo assoluto della vita altrui, indifferenza al diritto internazionale, e disponibilità di armamenti terminali.
Una nazione che è una minaccia per il mondo intero.
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IL PRIMO COLPO
di Vincenzo Costa (professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università Vita e Salute di Milano)
13.6.2025
L’Occidente attacca su tutti i fronti.
1) attacca la triade nucleare russa, che rappresenta la garanzia per la sovranità della Russia. Lo fa utilizzando la lealtà dei russi che, ottemperando a un trattato per il controllo delle armi nucleari, hanno lasciato in bella vista i bombardieri strategici. L’attacco ucraino, reso possibile dall’inghilterra, è una violazione e una distruzione di ogni fiducia. Mira a creare il caos.
2) L’Europa si riarma, e lo fa per attaccare la Russia, non per difendersi. La Russia sa che una volta completato questo riarmo sarà in pericolo.
3) gli USA si sganciano dall’Ucraina e dall’Europa per concentrarsi sul pacifico, cioè su un conflitto con la Cina a partire da Taiwan, ma che riguarda molti altri aspetti.
4) Israele non ha più limiti al suo delirio: uccide, bombarda, stermina, la legge promana da Israele e Israele è al di sopra di ogni diritto internazionale. Mira a fare divampare una guerra in Medio Oriente, forte del fatto che tutte le cancellerie occidentali, al di là di qualche piccola frasetta, saranno servitori fedeli di Israele, qualsiasi cosa questo faccia.
L’occidente attacca e attaccherà su ogni fronte. Ma in maniera selettiva. La Russia, la Cina, l’Iran. Cambia la tattica, tra Biden e Trump, ma non la strategia: l’Occidente muore se non distrugge Cina, Russia e Iran, e con essi i Brics.
L’Occidente e’ entrato in una crisi sistemica.
1) il debito pubblico USA è fuori controllo
2) l’economia occidentale non è più in grado di competere sul mercato con quella cinese e coi BRICS, deperisce ogni giorno che passa.
3) la Russia e gli altri Paesi possiedono terre rare e risorse naturali senza di cui l’Occidente è inerme.
Per l’Occidente, per questo Occidente, è un problema esistenziale: se non distrugge ciò che sta nascendo muore.
Non è un Occidente che può vivere e prosperare in un mondo multipolare, ha bisogno del vecchio ma sempre necesssrio “scambio ineguale”.
Ha bisogno di dominare gli altri con sanzioni, con il FMI. Ma tutto ciò non serve più perché il sud globale, coi BRICS, si è emancipato da questi ricatti o, almeno, può resistere ad essi.
E allora l’unico mezzo per uscire da questa crisi sistemica è la guerra: questa non è un’opzione morale, ma una necessità sistemica.
E quindi alza la posta ogni giorno, crea ogni giorno le premesse del conflitto: l”Occidente vuole COSTRINGERE gli altri a reagire, ma a farlo in maniera parziale. Vuole che risponda la Russia, o l’Iran. Cerca conflitti regionali, la guerra a pezzi. Questa può vincerla.
Sinora ha trovato un mondo equilibrato, misurato, ma a quel mondo sono chiare due cose:
1) appena completato il riarmo le provocazioni saranno quotidiane, sempre più gravi, e a quel punto il conflitto, oramai inevitabile, sarà loro sfavorevole;
2) che affrontare la sfida occidentale in maniera separata li porta alla sconfitta: Cina, Russia, Iran possono non essere distrutte solo se agiscono insieme. E prima che sia troppo tardi. La guerra deve essere globale se non vogliono essere distrutte.
Non hanno molta scelta: o agire insieme, e nei tempi utili, o perire.
PS. Aggiungo: bisogna capire che Trump non è più il presidente degli USA. Per due volte ha dovuto dire di non esser coinvolto. Nulla è sotto il suo controllo. Nessuno può fare un accordo con lui, perché non conta niente.
Il caos oramai domina tutto. Il caos è il pericolo estremo.
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Israele si conferma una struttura statale fuori dal diritto internazionale, fuori da ogni responsabilità politica, fuori da ogni regola etica, fuori dalla convivenza tra i popoli.
E la storiella della Russia aggressore e dell’Ucraina aggredita? Per Israele non vale ovviamente. Per la semplice ragione che Israele ha diritto di fare tutto senza subire alcuna conseguenza.
La realtà dei fatti è che coloro che governano Israele non sono degli uomini politici, sono soltanto degli assassini.
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Tra le parole più sagge pronunciate da un politico (e da me lette) negli ultimi anni. Bisogna conoscere la storia per scriverle. I politici occidentali non sanno più nulla.
[Il mondo può andare avanti senza gli Stati Uniti.
Cento anni fa, l’Impero Britannico dominava il commercio globale, controllando più del 20% della ricchezza mondiale. Molti credevano che il suo sole non sarebbe mai tramontato.
Duecento anni fa, la Francia dominava la scena europea, i suoi eserciti temuti, la sua cultura invidiata. Napoleone si dichiarò immortale.
Quattrocento anni fa, la corona spagnola regnava da Manila al Messico, le sue flotte del tesoro cariche di argento e seta. I re pensavano che la loro gloria sarebbe durata per l’eternità.
Ogni impero si proclamava indispensabile. Ognuno fu alla fine eclissato.
Il potere declina, l’influenza migra, e la legittimità muore nel momento in cui viene data per scontata anziché conquistata.
Se l’America dovesse perdere il rispetto del mondo, scoprirà quello che ogni impero caduto ha imparato troppo tardi: Il mondo va avanti. Sempre.]
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Qui ho inserito un aggiornamento, relativo alla seconda aggressione degli USA-Israele contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio 2026: Iran 2026











Speriamo, sì.
La sconfitta dell’imperialismo anglosionista sarebbe una vittoria della dignità, della pace, della libertà dei popoli.
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Sanzioni, bombardamenti e caos: il modello di guerra totale contro l’Iran
Max Blumenthal, 3.4.2026
In Iran, l’asse USA-Israele sta cercando di replicare la campagna di distruzione prolungata dello Stato avviata in Siria nel 2012, ma in forma accelerata.
Israele riconosce che un cambio di regime è impossibile in questa fase, quindi lavora per annientare la base industriale e di conoscenza che ha permesso all’Iran di sopravvivere sotto sanzioni.
Il suo apparato militare e di intelligence spera che, nel giro di un anno circa, l’Iran diventi così impoverito e così incapace di provvedere alla propria popolazione in crescita, che masse di iraniani scendano in rivolta, oppure che esploda un’insurrezione armata interna che possa essere sfruttata, come l’Occidente fece in Siria.
Poiché Trump non ha una strategia, l’esercito statunitense funziona ormai come un proxy di Israele, bombardando istituti medici, impianti di desalinizzazione, infrastrutture, depositi di petrolio, acciaierie e interi quartieri urbani, riportandoli “all’età della pietra”.
La campagna statunitense in Iran rappresenta una spaventosa concretizzazione della storica politica bipartisan di terrorismo finanziario, che ha visto Washington imporre sanzioni a oltre un terzo della popolazione mondiale, spingendo centinaia di milioni di persone dalla classe media alla povertà, svuotando comunità un tempo vitali, distruggendo famiglie e producendo ondate infinite di migrazioni.
La piaga che l’asse USA-Israele sta tentando di infliggere all’Iran, e il conseguente collasso economico globale che ne deriverebbe, costituiranno il capitolo decisivo nella storia del potere americano del dopoguerra.
Se l’Iran manterrà la propria sovranità, quel capitolo sarà anche l’ultimo: e rappresenterà un sollievo per la maggioranza del mondo.
Rivista Indipendenza
Notiziario, 2 aprile 2026, ore 21:00
– Raddoppiano i prezzi dei fertilizzanti: a rischio il raccolto italiano. Il conflitto in Iran sta colpendo l’agricoltura italiana attraverso il caro-fertilizzanti. Il prezzo dell’urea, il concime azotato più usato, è quasi raddoppiato (da 400 a quasi 800 dollari a tonnellata) per la ridotta disponibilità di gas nei Paesi arabi coinvolti nella guerra, da cui dipende la produzione di questo fertilizzante. A farne le spese sono soprattutto i coltivatori di grano e mais. Per il primo, ridurre le dosi di concime per contenere i costi significa rese più basse; per il secondo, la semina imminente richiede un impiego massiccio di urea e molti agricoltori stanno valutando di rinunciare alla coltura.
– Bloomberg: i Paesi asiatici stanno acquistando petrolio russo per colmare il deficit di energia causato dalla guerra con l’Iran. La maggior parte delle forniture russe continua a essere destinata a Cina e India. Le Filippine hanno ricevuto la prima partita di petrolio russo dopo 6 anni. Idem la Corea del Sud. Lo Sri Lanka sta negoziando in tal senso. Altri Paesi, tra cui il Giappone, starebbero considerando di fare altrettanto.
– Pechino sta rivendendo eccedenze di GNL, comprese quelle ottenute dalla Russia, ai propri vicini asiatici (Giappone, Corea del Sud, Thailandia, India e Filippine). Questi volumi record di gas naturale liquefatto (GNL) stanno assicurando consistenti entrate nell’attuale contesto di forte crisi energetica e di aumento significativo dei prezzi. Le scorte interne, grazie all’estrazione nazionale e al gas proveniente da gasdotti, sono sufficienti a coprire la domanda interna che si è stabilizzata a causa del rallentamento economico.
– Kazem Gharibabadi, vice ministro degli Esteri iraniano, oggi: Iran e Oman, trattandosi di acque territoriali condivise, stanno ultimando il protocollo congiunto per un nuovo regime di navigazione (inclusivo di pedaggi per le navi) nello Stretto di Hormuz. Dal meccanismo di coordinamento tra i due Paesi costieri emergerà la gestione del traffico marittimo e le navi dovranno ottenere permessi e licenze in anticipo dai due Stati. Secondo le autorità iraniane, si forniranno servizi migliori e si garantirà un passaggio sicuro. Il protocollo fa seguito ad una serie di accordi di cooperazione firmati tra i due Paesi nel maggio 2025. La voce tariffaria sarà un’importante fonte di reddito per l’Iran, da utilizzare anche per finanziare la ricostruzione postbellica del Paese.
– Trump confonde anche i suoi consiglieri: non hanno idea su quale sia –se c’è– la strategia USA sull’Iran. Axios riporta dichiarazioni dalle quali emerge l’assenza di un approccio sistemico. C’era un piano per la prima settimana, ma poi si è proseguito improvvisando. Invece, secondo Lindsey Graham, uno dei falchi repubblicani: «Questo è il piano: che non abbiate idea». Insomma, il caos spacciato per strategia geniale.
– Financial Times: Trump minaccia di interrompere l’invio di armi all’Ucraina se l’Europa non aiuterà gli USA che vogliono fare non si sa bene cosa per prendere il controllo dello Stretto di Hormuz. Teheran l’ha chiuso per le navi di Paesi aggressori o conniventi, mentre, previ accordi, ne consente il transito, a pedaggio (in yuan o ryal, non in dollari) o gratuitamente, agli altri Paesi.
– «Gli Stati baltici diventeranno parti in conflitto se verrà accertato che hanno dato all’Ucraina il permesso per i sorvoli di droni. E la Russia trarrà le conclusioni appropriate». Lo ha dichiarato Vladimir Chizhov, primo vicepresidente del Comitato della Difesa del Consiglio della Federazione Russa, con particolare riferimento agli ultimi attacchi di droni in territorio russo.
https://t.me/rivistaindipendenza/
Rivista Indipendenza
Notiziario, 1 aprile 2026, ore 22:00
– Araghchi, ministro degli Esteri iraniano: sullo Stretto di Hormuz, solo l’Iran e l’Oman, Paesi interessati a quel tratto di mare, prenderanno decisioni. Per Teheran è un punto fermo.
– CNN: la conclusione del conflitto, se l’Iran controllerà lo Stretto di Hormuz, sarà una sconfitta per gli USA. L’Iran cercherà di monetizzarlo, imponendo tasse alle petroliere che l’attraversano: enormi entrate aggiuntive, con le quali finanziare le forze armate, i programmi missilistici e nucleari.
– Anthony Loke, ministro dei Trasporti malese: le petroliere legate a Kuala Lumpur sono state autorizzate a navigare attraverso lo Stretto di Hormuz senza pagare alcun pedaggio all’Iran. Teheran considera la Malesia «una parte amica». Già passate le prime sette. La Malesia, Stato importante che controlla lo Stretto di Malacca, ha da tempo una politica pragmatica verso l’Iran. Il Primo Ministro Anwar Ibrahim ha riconosciuto il diritto di Teheran a proteggere la propria sovranità.
– Wall Street Journal: gli Emirati Arabi Uniti premono per formare una coalizione, con dentro USA e alleati, che riapra lo Stretto di Hormuz. Chiedono un intervento anche contro le isole iraniane nello stretto, inclusa Abu Musa. Teheran ha più volte avvertito che colpirà senza limiti le infrastrutture di qualsiasi Stato del Golfo partecipe dell’aggressione atlantico-sionista.
– Trump: l’Iran ci chiede il cessate il fuoco, è sfinito militarmente, vuole negoziare. Lo «considereremo quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sicuro (…) Fino ad allora, stiamo facendo saltare in aria l’Iran nell’oblio o, come dicono, di nuovo nell’età della pietra!!!». Poi, però, afferma che porrà fine alla guerra in due o tre settimane, anche se non si troverà una soluzione sullo Stretto o se in generale l’Iran non farà un accordo. Il tutto sa di ritirata dopo una sconfitta, indipendentemente dalla risposta.
– Netanyahu punta a ritardare lo sganciamento bellico degli USA, per infliggere a Teheran quanti più danni economici e industriali possibili. Al contempo preme in due direzioni: 1. accettare provvisoriamente la tenuta della Repubblica Islamica, ma puntare all’annessione del territorio libanese a sud del fiume Litani. 2. Aggirare lo Stretto di Hormuz e quello di Bab al-Mandab tramite oleodotti dal Golfo a Israele. Tel Aviv confida di esercitare un enorme potere sul Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman, Bahrein).
– Yair Lapid, dirigente israeliano d’opposizione: «Netanyahu ha tenuto il suo arrogante discorso per la millesima volta, nel quale ha dichiarato: “Ho cambiato il Medio Oriente”. L’unica cosa che ha veramente cambiato è la società israeliana. Ci ha distrutti dall’interno».
– IDF (esercito israeliano): 48 militari feriti in scontri con Hezbollah nelle ultime 24 ore nel sud del Libano. Nonostante censure e numeri al ribasso, IDF è costretto a dare numeri che indicano la potenza di fuoco di Hezbollah, oltre a carri armati Merkava, veicoli blindati, infrastrutture economiche e militari colpiti dalla Resistenza libanese. Poi ci sono i duri colpi inflitti dall’Iran.
– Haaretz: «l’esercito israeliano sta a malapena riprendendo fiato nel sud del Libano e le sue risorse sono inferiori rispetto al precedente round di combattimenti (2024, ndr)».
– Ansarullah (Yemen): terza operazione militare stamattina, condotta con Iran e Hezbollah: missili balistici hanno colpito obiettivi sensibili nella Palestina meridionale occupata dal regime sionista.
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Da: Trump, Amleto e Washington
il Simplicissimus, 1.4.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/04/01/trump-amleto-a-washington/
‘In ogni caso è a Tel Aviv che si deve cercare il cuore di tenebra della guerra in corso e saranno decisive le sue capacità di ricatto verso la Casa Bianca, di qualunque natura esse siano’.
Con riferimento alla notizia che chiude questo Notiziario: l’esercito di Israele è capace soltanto di fare guerra ai bambini di Gaza e ai civili libanesi, ovviamente massacrandoli. Per il resto è molto vile. Tipico.
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Rivista Indipendenza
Notiziario, 30 marzo 2026, ore 21:00
– «La guerra costa denaro»: l’Iran impone dazi fino a 2 milioni di dollari sulle navi che autorizza a passare attraverso lo Stretto di Hormuz.
– Ishaq Dar, ministro degli Esteri pakistano, ha annunciato che il 28 marzo 20 navi pakistane hanno attraversato in sicurezza lo Stretto sulla base di un accordo tra Islamabad e Teheran. Trump se ne era invece attribuito il merito («ci hanno dato, come tributo –non so, non posso definirlo esattamente, ma ci hanno dato, penso per un segno di rispetto– 20 barche di petrolio grandi, grandi barche di petrolio che passeranno attraverso lo Stretto di Hormuz»). Oggi, sulla base di un accordo tra Teheran e Pechino, ne sono passate due, costeggiando il lato iraniano, dirette in Cina.
– Nonostante guerra e sanzioni, l’Iran ha quasi raddoppiato le sue entrate giornaliere petrolifere, rispetto a prima che USA e Israele lo bombardassero il 28 febbraio, esportando circa 2,4-2,8 milioni di barili al giorno a prezzi molto più elevati. Lo riferisce allarmato The Economist, scrivendo che «l’Iran sta vincendo la guerra dell’energia. Questo è davvero impressionante».
– «Senza l’autorizzazione della Repubblica Islamica dell’Iran, non ci sarà alcun diritto di passaggio». Così Alaeddin Boroujerdi sul nuovo disegno di legge iraniano relativo allo Stretto di Hormuz. Il membro anziano della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano ha definito il sistema di pedaggio una pratica internazionale usuale, osservando che la Turchia impone tasse per il Bosforo, l’Egitto per Suez e Panama per il suo canale. Boroujerdi ha inoltre dichiarato che, a suo avviso, è giunto il momento per l’Iran di lasciare il Trattato di non proliferazione nucleare. «Non stiamo perseguendo una bomba nucleare. Ma non intendiamo seguire le regole del gioco mentre loro vengono a bombardarci e il Direttore Generale dell’Agenzia minaccia l’uso di una bomba nucleare contro di noi». Chiede inoltre che il capo dell’IAEA, Grossi, sia sanzionato in modo permanente, accusandolo di agire come agente del regime sionista e degli USA, e afferma che le ispezioni dell’Agenzia forniscono una copertura per lo spionaggio.
– Bessent, segretario al Tesoro USA: gli Stati Uniti riprenderanno il controllo dello Stretto di Hormuz nel corso del tempo. «Il mercato è ben fornito e stiamo vedendo sempre più navi passare ogni giorno, mentre i singoli Paesi stringono accordi con il regime iraniano per il momento. Ma nel corso del tempo, gli Stati Uniti riprenderanno il controllo degli stretti» imponendo sia «scorte statunitensi che scorte multinazionali». Rubio, segretario di Stato USA, ha dichiarato: riconoscere la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz è inaccettabile. Lo stretto sarà aperto «in un modo o nell’altro» una volta che l’operazione militare USA in Iran si concluderà, sia con l’accordo dell’Iran che attraverso una coalizione internazionale che coinvolga gli Stati Uniti, altrimenti, ha avvertito, l’Iran dovrà affrontare gravi conseguenze.
– Reuters. Esperti avvertono: Washington non è in grado di affrontare gli Houthi in un’area marittima così vasta, e quindi non c’è alcuna possibilità di garantire che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto.
–Teheran continua a martellare pesantemente la raffineria di petrolio di Bazan (Haifa) la più grande di cui Israele dispone.
– Canale 12 (Israele): i soldati israeliani non prenderanno parte a nessuna potenziale operazione terrestre statunitense in Iran.
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Su Churchill e il suo degno seguace guerrafondaio.
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L’ombra di Churchill insegue Trump
il Simplicissimus, 30.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/30/lombra-di-churchill-insegue-trump/
C’è una cosa che ha accomunato l’Occidente appena uscito dalla seconda guerra mondiale, ovvero il culto di Churchill di cui Trump è ancora un fan sfegatato, tanto da avere un busto dello statista inglese sulla sua scrivania. Se Hitler, nella sua ansia patologica per il Lebensraum, avesse aspettato di domare la Britannia prima di scornarsi con l’Unione Sovietica, oggi ne avremmo un’idea molto diversa, non quella dello statista che con assoluta determinazione ha salvato l’impero britannico, ma quello di un conservatore elitario e guerrafondaio che aveva cacciato il suo Paese nei guai. Sapeva di poter contare sugli Stati Uniti e sulla loro intenzione di entrare nel conflitto: la sua determinazione era quella di un signorotto con le spalle coperte. Ma non mettiamo troppa legna in fascina, c’è qualcosa che potrebbe legare Trump e Churchill più da vicino: fu infatti quest’ultimo, nella sua funzione di primo Lord dell’Ammiragliato, ricoperta dal 1911 al 1915 a ideare lo sbarco dei Dardanelli, altrimenti chiamata campagna di Gallipoli, che fu una delle più umilianti sconfitte dell’Inghilterra nella sua storia.
Con l’idea di liberare lo stretto dei Dardanelli in mano alla Turchia, allora ancora impero ottomano e alleato degli imperi centrali, per permettere il passaggio di navi e rifornimenti da e per la Russia, progettò e impose questo delirante tentativo di invasione, pensando che l’esercito turco fosse disorganizzato, debole, quasi anacronistico. L’idea era di forzare lo stretto con una flotta anglo francese che avrebbe poi sbarcato una forza d’invasione destinata nell’immaginazione a raggiungere in breve tempo Istanbul, e si pensava che una decisa azione navale, collegata a uno sbarco avrebbe in breve suscitato una rivolta della popolazione contro il governo di Enver Pascià e costretto gli ottomani alla resa. Ma erano illusioni, perché a dirigere le truppe turche c’erano ufficiali tedeschi, poi perché i forti dei Dardanelli erano difesi da ottimi cannoni della Krupp, in particolare da obici da 152 millimetri che erano anche molto mobili e potevano essere spostati in continuazione, evitando il tiro navale. e infine perché i turchi non pensavano nemmeno a rivoltarsi proprio nel momento in cui venivano aggrediti. Già la campagna navale iniziale fu un disastro con numerose navi gravemente danneggiate o affondate tra cui tre corazzate e un incrociatore da battaglia. Ciò indusse a pensare che la questione non avrebbe potuto essere risolta solo a distanza grazie ai grossi calibri delle navi e sarebbe stato necessario uno sbarco in grande stile: risultato 250 mila caduti nel corso di un anno di inutili scontri, fino a che le truppe dell’Intesa dovettero andarsene, non prima però che Churchill fosse sostituito da lord Balfour a cui, dopo la fine della guerra, fu dovuta la sistemazione del Medio Oriente nel modo che sappiamo.
La settimana scorsa Douglas MacGregor ha sottolineato la sinistra analogia con ciò che l’amministrazione Trump sta tentando di fare nella guerra contro l’Iran. Avverte che qualsiasi forza statunitense che tenti di sbarcare su qualche isola del nel Golfo Persico o sulla costa dello Stretto di Hormuz andrà incontro a perdite catastrofiche a causa della formidabile potenza di fuoco di cui dispone l’Iran. E non si tratta solo di armi: al pari di quello dei Dardanelli il territorio costiero iraniano è abbastanza impervio e sovrastato da montagne, quindi è difficile avanzare oltre i primi tratti di spiaggia, anche ammesso che le navi possano arrivare a distanza utile senza essere danneggiate o affondate dal tiro iraniano. Come scrive un noto commentatore: “La spavalderia di un presidente che ha evitato la leva per la guerra del Vietnam, unita a un segretario alla Guerra puerile e psicotico, e a un’immagine hollywoodiana di un eroe alla Churchill, è una ricetta per il disastro.”
Ovviamente Trump ha il busto di Churchill sulla scrivania, ma è improbabile che abbia una qualsiasi cognizione storica e la consapevolezza che il suo idolo fu l’autore di un inutile massacro che gli costò il posto. Né probabilmente è a conoscenza del fatto che fu proprio Churchill a convincere l’amministrazione Eisenhower ad avviare un’operazione di cambio di regime nel 1953, dopo che il primo ministro Mohammad Mossadeq aveva nazionalizzato l’industria petrolifera del Paese fino ad allora in mano ai britannici e anche ad azionisti di rilievo come la Casa Savoia. Ma questa è un’altra storia. Fu il Mi6 a condurre tutta l’operazione che portò sul trono quello Scià così amato dalle cronache mondane, ma che in realtà non era altro che un feroce dittatore. Così il fantasma di Churchill aleggia sulla testa (si fa per dire) di Trump: quasi l’alfa e l’omega di un tentativo di sottomissione lungo un secolo.
A che punto è la notte di Sion
29.3.2026
Rivista Indipendenza
Notiziario
28 marzo 2026, ore 22:00
– New York Times: l’Iran ha ottenuto il più grande successo nell’indebolire le capacità militari USA dalla Seconda Guerra Mondiale. Nessun’altra potenza è stata in grado di raggiungere questo livello. Sebbene gli USA abbiano subito perdite ben maggiori in Vietnam, l’Iran ha indubbiamente inflitto danni enormi agli USA su più fronti. Questo, ovviamente, non era ciò che Washington si aspettava, avendo sovrastimato la propria forza e sottovalutato le capacità dell’Iran.
– Trump ammette: la portaerei G. Ford è stata colpita dall’Iran. Ieri, a un forum (a Miami) sugli investimenti in Arabia Saudita: «Gli iraniani sono fantastici. Hanno finalmente colpito una delle portaerei americane, la più grande del mondo, da 17 direzioni contemporaneamente. Erano qui. Erano lì. Siamo fuggiti per salvarci la vita ed è finita!». Il riferimento alla grandezza consente di indicare al 100% la Ford, la prima di una nuova serie di portaerei a propulsione nucleare. Nei giorni scorsi il Pentagono aveva detto che era fuori servizio a causa di un «incendio in una lavanderia» che aveva distrutto numerosi spazi sulla nave, inclusi i quartieri e le cabine per 600 marinai e ufficiali. Quindi il suo ritiro dal Golfo Persico a Creta e da lì in Croazia. L’ultima volta che portaerei USA hanno subìto danni in combattimento è stato durante la guerra del Vietnam.
– Telegraph: la Casa Bianca potrebbe non voler difendere i Paesi NATO che non aumenteranno la spesa per la difesa al 5% del PIL e negare loro la possibilità di attivare l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico sulla difesa collettiva, congelarne la partecipazione ai negoziati sull’espansione dell’alleanza e impedirne la partecipazione a esercitazioni congiunte.
– New York Times: siccome la maggior parte delle 13 basi USA in Medio Oriente sono state distrutte e sono deserte, i militari USA lavorano ‘da remoto’ in hotel. Il portavoce delle forze armate iraniane ha chiesto alle popolazioni dei Paesi della regione di segnalare i luoghi in cui sono nascosti e, allo stesso tempo, alle autorità dei Paesi coinvolti di espellerli dalla regione per la loro sicurezza.
– Wall Street Journal: Israele, a un livello critico di intercettori, ha iniziato a razionarli.
– Emirati Arabi Uniti: lo stabilimento produttivo Al Taweelah di Emirates Global Aluminium (EGA), la più grande azienda statale non petrolifera, ha subìto stamani «danni significativi» per gli attacchi iraniani con missili e droni. Un colpo durissimo per gli Emirati. EGA è un pilastro della diversificazione economica dal petrolio. Il danno al sito rischia di ridurre sensibilmente la produzione per settimane o mesi, a seconda dei tempi di riparazione. Conseguenze sono previste sui prezzi mondiali e sulle catene di fornitura.
– Masoud Pezeshkian, presidente iraniano, alle accuse degli Stati del Golfo: «Abbiamo ripetuto più volte che l’Iran non effettua attacchi preventivi. Ma reagiremo con forza se le nostre infrastrutture o i nostri centri economici verranno presi di mira. Ai paesi della regione: se desiderate sviluppo e sicurezza, non permettete ai nostri nemici di condurre la guerra dai vostri territori».
– Giorni fa, Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), alla CBS News: l’Iran possiede tecnologie e conoscenze nucleari altamente sofisticate che non possono essere «disinventate» o risolte in modo definitivo con operazioni militari convenzionali. «Nessuna guerra» ne distruggerà le ambizioni nucleari «a meno che non si tratti di una guerra nucleare». Ha aggiunto di sperare che ciò non accada. Per Teheran dichiarazioni gravissime, «provocatorie e pericolose», che non fanno altro che «peggiorare la situazione».
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Rivista Indipendenza
Notiziario
28 marzo 2026, ore 12:00
– Gli Houthi (Yemen) entrano in guerra, rivendicando il primo attacco contro Israele dall’inizio della guerra d’aggressione di USA e Israele contro Iran e poi Libano, circa un mese fa. Sono stati molto attivi con droni e missili a sostegno della resistenza palestinese per gran parte della guerra di Gaza. È possibile che si arrivi alla chiusura anche dello strategico Stretto di Bab el-Mandeb, imbocco per il Mar Rosso, aumentando i rischi per la navigazione.
– Emirati Arabi Uniti e Bahrain hanno informato gli USA della loro adesione alle forze internazionali per aprire lo Stretto di Hormuz. L’Iran li ha avvertiti di una dura risposta.
– L’ex Primo Ministro israeliano Naftali Bennett ammette che Israele sta perdendo la guerra. Attualmente, aggiunge, Israele, il governo Netanyahu non sa come vincere da nessuna parte. Non a Gaza, non in Libano; non stanno vincendo da nessuna parte.
– L’israeliano Canale 15: il ministro delle Finanze Smotrich, in piena crisi isterica, ha urlato al Capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir, all’ultima riunione del consiglio di sicurezza: «È Hezbollah che sta conducendo la battaglia e controllandoci. Basta con questa paura di una battaglia importante e globale». Zamir, capo di stato maggiore dell’IDF, ha replicato: «l’esercito israeliano (IDF, ndr) è destinato al crollo se non verrà trovata una soluzione al problema della carenza di personale (…) Le riserve non saranno in grado di resistere in queste circostanze drammatiche». Ha quindi avvertito che «non passerà molto tempo prima che l’IDF non sia più adatto nemmeno per missioni di sicurezza di routine». L’esercito, ha aggiunto, è sovraccarico su più fronti, da Gaza e Libano a Siria e Cisgiordania. Zamir, con una lettera a gennaio, aveva già avvertito Netanyahu e il ministro della Difesa Katz, prima che iniziasse l’ultima guerra contro l’Iran, che «la realtà della sicurezza negli ultimi due anni ha portato a sfide senza precedenti e a effetti significativi sui vari contingenti di personale dell’IDF». Netanyahu ha quindi dichiarato che il non ancora approvato disegno di legge sull’aumento significativo dell’arruolamento tra gli ebrei haredim (ultraortodossi) lo sarà presto. Dovrà fare però i conti con i partiti haredim nella coalizione di governo, motivo per cui il progetto di legge è stato sinora «rinviato». È ‘storico’ il rifiuto diffuso del servizio militare da parte delle comunità ultraortodosse Haredi, nonostante si stimi che circa 80mila di loro siano idonei. Allo stesso tempo cresce il malumore tra alcuni riservisti, richiamati per il 5°, 6° o 7° turno di servizio, parallelamente al numero delle perdite sul fronte libanese, in crescita particolarmente negli ultimi giorni.
– Hezbollah ha decisamente alzato il numero degli attacchi giornalieri (poco meno di un centinaio) con missili, razzi anticarro, droni e furiosi combattimenti corpo a corpo. Particolarmente devastanti due imboscate nelle direttrici di Taybeh-Deir Siryan e Taybeh-Qantara, dove il numero di carri armati Merkava distrutti è di oltre 40, in aggiunta a bulldozer, blindati e un numero significativo di militari morti e feriti. Altri attacchi, con distruzione di carri armati e vittime, sono avvenuti anche in altre zone (Odem, Ma’alot Tarshiha, Elon, Kabri, Qouzah, Deir Srian, Al-Biyada, Sham’a e via elencando). Stamattina, in due ulteriori imboscate di Hezbollah, un primo bilancio parla di altri nove Merkava distrutti. La stampa israeliana riferisce di un’unità congiunta di paracadutisti e forze di ingegneria da combattimento “Yhalom” finiti sotto il fuoco incrociato. Evacuati 24 soldati feriti. Gli ospedali Rambam di Haifa e Safed sono ora sovraffollati ed è per questo che quelli in arrivo vengono portati con elicotteri a Tel Aviv. Sul numero dei morti, la censura centellina i numeri.
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Le menzogne sull’Iran emergono dalla palude dell’informazione
il Simplicissimus, 28.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/28/le-menzogne-sulliran-emergono-dalla-palude-dellinformazione/
Ancora qualche settimana, prima che cominciasse la guerra e durante i primi giorni era vietato, pena l’accusa di diffondere false notizie e di complottismo, dire che in Iran non c’era alcuna rivolta contro il governo, ma che si trattava di una mobilitazione delle quinte colonne che da sempre l’Occidente e Israele avevano in Iran. e guai a chi dubitasse che il figlio dello Scià non fosse il futuro leader di un Paese ridotto in schiavitù. Del resto era la medesima traiettoria del padre e della sua schiera di torturatori. Ma adesso, visto che non sono riusciti a provocare un cambio di regime, nonostante l’assassinio dei massimi dirigenti, non c’è alcuna ragione di continuare a raccontare le favole riservate al pubblico occidentale di quoziente zero. Anzi in questo momento dire un minimo di verità è funzionale a giustificare gli errori di valutazione commessi e anche le menzogne dette che comprendevano anche manifestazioni in appoggio al governo fatte passare come proteste contro di esse, una è quella in apertura del post. Così il New York Times, dopo aver scritto per settimane il contrario, parlando assieme al Guardian e al Wall Street Journal della “più grande ricolta popolare” degli ultimi decenni, dando il la a tutta la vergognosa canea di scribacchini occidentali, ci dice che quei moti furono interamente una creazione dei servizi israeliani e occidentali. il piano era stato preparato con accuratezza, prima provocando una caduta del rial e poi sfruttando un po’ di proteste e malcontento episodico, mettere in moto un meccanismo sovversivo che di spontaneo non aveva nulla.
Secondo quanto riportato dal quotidiano il 22 marzo e poi a catena, da altri media, emerge il seguente quadro:
Questa incredibili capacità di trasformare idee, pregiudizi, fissazioni ideologiche, in realtà è stata fatale all’operazione al punto che un giornale che spesso demonizza l’Iran si è dovuto arrendere ai fatti, anche se ancora non è arrivato alla consapevolezza di riconoscere che proprio questa operazione ha distrutto l’opposizione iraniana. Ma forse c’è di più tra le righe del Nyt: senza dare troppo nell’occhio si suggerisce che siano stati gli israeliani a suggerire che una rivolta in Iran era assolutamente possibile, praticabile, anzi quasi certa e che a Washington abbiano davvero creduto che con una spinta in più, con l’assassinio di Khamenei e di altre autorità del Paese, la rivolta sarebbe stata cosa certa e avrebbe posto fine alle operazioni militari. Naturalmente questa tesi è volta a sollevare dalle proprie responsabilità tutto il milieu politico americano che è caduto nella trappola di Netanyahu, mentre è certo che gli Usa fossero a conoscenza della reale situazione. Cosa abbiano poi detto i servi a Trump e all’amministrazione è un altro paio di maniche. Però sarebbe bastato un minimo di conoscenza della situazione per comprendere che gli “esperti” stavano cacciando balle, anche perché è proprio attraverso la rete satellitare americana che i rivoltosi comunicavano tra di loro e coordinavano le operazioni. Come al solito la verità arriva troppo tardi.
Non regime change: distruzione. La guerra all’Iran è un progetto di caos globale
Pino Cabras, 28.3.2026
Andate al terzo capitolo del report “Quale via per la Persia? Opzioni per una nuova strategia americana verso l’Iran” e leggerete queste righe:
«Una insurrezione è spesso più facile da fomentare e da sostenere dall’estero… Fomentare un’insurrezione, notoriamente, richiede un impegno economico poco oneroso… sostenere di nascosto l’insurrezione consentirebbe agli Stati Uniti di poter negare in modo plausibile di averlo fatto, riducendo i contraccolpi sul piano diplomatico e politico… a differenza di quanto avverrebbe se gli Stati uniti si adoperassero per organizzare un’azione militare diretta… Dopo che il governo sarà per alcune volte finito sotto scacco, ci sarà anche il pretesto per agire.»
Firmato Brookings Institution (think tank senza fini di lucro con base a Washington), data 2009.
In nessun momento la coalizione Epstein, nel suo attacco all’Iran, si è posta un qualche obiettivo reale di “regime change”. Magari alcuni degli attori coinvolti hanno recitato questo ruolo, fossero consapevoli oppure no. Un modo per creare consenso presso certe figure influenti in giro per il mondo consisteva nell’attirarle con la promessa di un esito politico ordinato: togli gli Ayatollah e metti lo Scià.
Ma bastava guardare a tutte le guerre degli ultimi decenni nel cosiddetto Medio Oriente allargato, dalla Libia all’Afghanistan, per notare che non era questo l’obiettivo. I perturbatori occidentali e del Sionismo Reale non hanno mai puntato all’ordine, ma al caos. Consistente in una corona di stati falliti, non in grado di rimettersi in piedi, da ritagliare poi con nuovi confini, feudi, signorie della guerra deboli e manovrabili, tributarie di una nuova Signoria, la Grande Israele che si rivela appieno con un profilo messianico predatorio senza più troppe maschere (come di fatto esplicitato dall’agente del Caos attuale, Bibi il Genocida). Un nuovo sistema che pasteggia sui cadaveri dei vecchi Stati e si erge a Superpotenza mondiale in simbiosi con i tecnofeudatari di un nuovo potere totalitario e di rapina basato negli Stati Uniti, proiettato a una guerra mondiale per le risorse.
È chiaro che il resto del mondo non ci sta. In primis la civiltà dell’Iran non ci sta. E oppone sapienza, forza, metodo, al punto da porsi come un baluardo, una dimostrazione concreta di resistenza. In condizioni normali sarebbero già da considerare i potenziali vincitori. Ma il punto drammatico è che non siamo affatto in condizioni normali. Perché?
Perché l’Impero del Caos è fermamente orientato a distruggere un’intera civiltà. L’attacco alle acciaierie del decimo produttore mondiale di acciaio, qual è l’Iran – che aveva superato recentemente l’Italia per numero di auto prodotte – svela un intento di annichilimento da guerra totale. Trump, che parla di negoziati in corso mentre bombarda le basi industriali di un paese, emerge come una figura orrendamente tragica. Sappiamo che non ci sono negoziati, ma se ci fossero sarebbe una dimostrazione riconfermata di barbarie assoluta. Siccome i negoziati non ci sono, l’unico scopo è evocarli per far guadagnare in borsa qualcuno a lui vicino.
La barbarie, beh, quella, resta comunque, così come resta – a questo punto – l’inevitabilità dell’escalation e la distruzione del Golfo Persico.
Siccome la posta in gioco sale, gli iniziatori di questa guerra sono disposti a tutto, compreso, se gli servirà, un evento sulla scala dell’11 settembre 2001 o peggio, con un attacco sotto falsa bandiera volto a torcere il braccio all’Europa, silenziare gli elettori americani traditi da Trump e furiosi con lui, per trascinarci tutti nel disastro, dove si bruciano i debiti, i crediti, i libri contabili di un sistema ansioso di resettarsi.
Su una scala di questa dimensione non è poi possibile fare le previsioni sugli scenari ulteriori.
Occorrerebbero voci autorevoli. Ma il primo viaggio all’estero di papa Prevost è a Montecarlo. Se il mondo è un casino, potrà benedire un casinò.
L’articolo che segnalo qui sotto riassume delle ovvie ma gravi verità che molti occidentali proprio si rifiutano di cogliere:
«In Iran, almeno nelle grandi città le donne non portano il velo, ma in Arabia Saudita sì, ma nessuna povera testolina ipocrita verrebbe assunta in un giornale se lo dicesse. il regime degli Ayatollah è demonizzato perché “teocratico”, ma non ha mai fatto guerre ed ha subito solo aggressioni, mentre Israele, dove l’aggressione nei confronti di altri Paesi viene teologicamente giustificata sulla base della Bibbia, sarebbe invece perfettamente democratico. In più mentre Teheran ha da decenni rinunciato alla bomba, Israele invece la possiede in barba ad ogni accordo sul nucleare».
Contro i barbari: la lotta dell’Iran è la nostra lotta
il Simplicissimus, 27.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/27/contro-i-barbari-la-lotta-delliran-e-la-nostra-lotta/
Rivista Indipendenza
Notiziario,
26 marzo 2026, ore 21:30
– Trump, in totale delirio da disconnessione con la realtà, su Truth minaccia l’Iran con messaggi compulsivi. Ora dichiara che la guerra è finita, che l’Iran implora un accordo ma che lui non vuole. Poi li avverte di «prendere presto sul serio la situazione, prima che sia troppo tardi» e che «una volta che questo accadrà, non ci sarà più possibilità di tornare indietro, e non sarà una bella situazione». Torna quindi sul fatto che gli iraniani, a suo dire, «ci stanno implorando di fare un accordo, cosa che dovrebbero fare visto che sono stati militarmente annientati, con zero possibilità di una ripresa». Poi che «stanno negoziando» e che «vogliono fare un accordo disperatamente, ma hanno paura di dirlo perché pensano che verranno uccisi dal loro stesso popolo. Hanno anche paura che li uccideremo noi». Va bene cercare di ‘calmare i mercati’ e limitare l’aumento del costo di petrolio e gas. Va bene raccontare storie abbastanza smentibili ad una semplice lettura dei fatti noti, ma una linea rossa, per evitare il ridicolo, no? Se l’Iran è distrutto, senza più missili, senza più forze armate, senza più dirigenza politico-militare, insomma, se l’Iran «è stato spazzato via dalla carta geografica», perché chiedere aiuti militari a destra e a manca, perché inviare truppe aggiuntive e, soprattutto, chi sta martellando a spirale crescente i siti strategici militari ed economici di USA, Israele e Paesi in scia (“Coalizione Epstein”)?
– Alex Younger, ex capo dell’MI6 (Gran Bretagna): «Chi ha il vantaggio ora? L’Iran. Mi dispiace arrivare a questa conclusione (…) ma la realtà è che gli Stati Uniti hanno sottovalutato la portata del compito e, a mio avviso, circa due settimane fa hanno perso l’iniziativa a favore dell’Iran. In pratica, il regime iraniano si è dimostrato molto più resiliente del previsto. Hanno preso una serie di decisioni corrette – già a giugno dello scorso anno hanno iniziato a dislocare le forze militari e a delegare l’autorità sull’uso delle armi, il che ha notevolmente aumentato la loro resilienza di fronte a questa campagna aerea estremamente potente. Sono passati a quella che tecnicamente si chiama escalation orizzontale – lanciano attacchi con missili contro tutti gli obiettivi entro la portata. (…). All’inizio mi sembrava una follia, ma in realtà si è rivelato un modo efficace per aumentare indirettamente il prezzo per gli Stati Uniti – e ha funzionato. Inoltre, hanno compreso l’importanza della guerra energetica: tengono sotto minaccia gli stretti e globalizzano di fatto il conflitto – non semplicemente lo internazionalizzano, ma lo rendono globale, il che dà loro ulteriori leve. In definitiva, hanno giocato abbastanza bene una posizione debole. Il secondo punto: Donald Trump ha fatto una serie di dichiarazioni che hanno solo confermato ciò che loro già sapevano – che questa, dal loro punto di vista, è una guerra civile, una guerra per la sopravvivenza. Trump ha chiarito che vuole metterli all’angolo, mentre gli Stati Uniti, in sostanza, conducono una “guerra di scelta”. E in queste condizioni, a mio avviso, questo ha dato all’Iran più resilienza rispetto ai loro avversari americani. E ora lo capiscono. Penso che questo sia ciò che gli dà il vantaggio».
– Financial Times: la Russia è prossima (questione di ore) al completamento di un’ulteriore massiccia spedizione di droni, medicine e cibo all’Iran. Il Cremlino è intervenuto non solo per colmare le lacune nelle capacità di combattimento dell’Iran, ma anche per sostenere la più ampia stabilità politica del governo iraniano. Un funzionario dell’intelligence occidentale riferisce che non hanno ancora determinato quale tipo di drone la Russia decida di inviare all’Iran, ma che sono in grado di inviare modelli come il Geran-2, basato sullo Shahed-136.
– Mosca invierà oltre 300 tonnellate di medicinali all’Iran, come aiuti umanitari, tramite la Repubblica dell’Azerbaigian. Lo ha annunciato l’ambasciata russa a Baku.
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Le condizioni per la pace tra il regime sionista e la Repubblica dell’Iran.
Notiziario
Rivista Indipendenza, 23 marzo 2026, ore 22:30
– Crescono le critiche negli States a Trump, cui si imputano questi risultati in Iran: i missili iraniani continuano a colpire; il programma nucleare iraniano rimane intatto; il governo iraniano rimane intatto; Khamenei è stato sostituito da Khamenei; il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano è guidato dal conservatore intransigente Jalili; lo Stretto di Hormuz è sotto il controllo completo dell’Iran; l’inadeguatezza dell’Aeronautica e della Marina USA è palese; le basi USA continuano a essere colpite; lo Yemen si prepara a chiudere il Mar Rosso; gli iraniani di tutte le convinzioni politiche sono uniti; Israele continua a essere colpito dai missili iraniani; parziale ritiro delle truppe statunitensi e della NATO dalle basi USA; diversi aerei dell’aeronautica USA distrutti; strutture USA nel Golfo Persico distrutte; sistemi costosissimi di difesa aerea e radar nella regione del Golfo Persico distrutti; il 10% della flotta di UAV MQ-9 Reaper distrutto; prezzi del petrolio e del gas in costante aumento; militari USA morti e feriti; tassi di consenso di Trump, negli States, caduti a un minimo storico.
– Trump aveva minacciato l’Iran di distruggere tutte le sue centrali elettriche se non avesse tolto il controllo sullo Stretto di Hormuz entro 48 ore. Alla replica di Teheran di una risposta simmetrica su infrastrutture elettriche e impianti di desalinizzazione dei Paesi dell’area aggressori e conniventi, Trump ha ieri sera replicato minacciando l’uso dell’atomica. Poche ore fa, forse per cercare di contenere il rialzo dei prezzi di petrolio e gas sui mercati e/o per il timore della rappresaglia iraniana, ha dichiarato di aver ordinato il rinvio di 5 giorni degli attacchi, citando presunti «colloqui» che a Teheran (stampa e vari centri istituzionali) negano siano mai avvenuti.
– CNN: l’Iran ha imposto una tariffa fino a 2 milioni di dollari per ogni petroliera che passa per lo Stretto di Hormuz, a ridosso delle coste iraniane, sotto scorta. Già effettuati diversi passaggi. In corso la stipula di contratti con armatori di una ventina di Paesi. Russia e Cina passano gratuitamente.
– Il petrolio avrebbe raggiunto i 150 dollari al barile se non fosse stato per l’allentamento delle sanzioni contro la Russia. Lo ha detto il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, a NBC News. La Russia, a suo avviso, riceverà così fino a 2 miliardi di dollari di entrate aggiuntive. C’è chi sostiene molti di più. La scelta, spiega, era tra permettere alla Russia di aumentare le proprie entrate o affrontare un forte aumento dei prezzi del petrolio. Critiche da Kiev e da alcune cancellerie europee.
– Bloomberg: l’Iran non crolla perché la struttura del potere e il sistema militare iraniano, con decenni di esperienza tra sanzioni e guerre per procura, si sono ridefiniti in modo decentrato e a rete, non dipendendo dall’eliminazione fisica dei dirigenti. La guerra non solo non ha causato una rivolta interna, ma risvegliando nazionalismo e patriottismo, ha unito buona parte dei critici interni con il governo. Il sistema politico iraniano, aggiunge, non crollerà a causa di attacchi militari; Teheran ha basato la sua strategia sul «logoramento della guerra» (aumento del prezzo globale dell’energia e della pressione politica su Trump) facendo leva sul fattore tempo.
– Quincy Institute: la possibilità di Trump di un’uscita dignitosa dalla guerra sta finendo. L’Iran non solo non si arrende ma rifiuta di ritirarsi diplomaticamente dalla guerra. Ha posto delle condizioni-obiettivo (cfr qui: https://t.me/rivistaindipendenza/1176) da cui non intende deflettere.
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Andrea Zhok, 23.3.2026
Sarà vero? Sarà falso? Sarà un ballon d’essai? Fatto sta che a quanto pare Donald Trump ha fatto un nuovo post con tratti onirici, il cui contenuto è il seguente:
“Sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti d’America e l’Iran hanno tenuto colloqui molto positivi e proficui negli ultimi due giorni in merito a una soluzione completa e globale delle nostre azioni militari in Medio Oriente. Sulla base del tenore e del tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che proseguiranno per tutta la settimana, ho dato istruzioni al Dipartimento della Guerra di rinviare tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso. Grazie per l’attenzione!”
L’immediata risposta dell’IRGC è stata:
“Non ci sono stati colloqui con Trump. Ha fatto marcia indietro per paura di ritorsioni iraniane.”
Come interpretare una roba del genere?
A me vengono le seguenti ipotesi.
1) Trump pensa di essere astutissimo e di persuadere così l’Iran ad abbassare la guardia, mentre stanno arrivando i paracadutisti per prendere l’uranio a Isfahan e il gas a Kharg.
2) Trump fa il suo solito giochino di insider trading, scommettendo sulla natura boccalona dei mercati internazionali, che dopo un annuncio del genere faranno crollare il prezzo del petrolio per qualche ora (abbastanza per arricchire speculativamente qualche prestanome).
3) Il gatto è saltato sulla tastiera di Trump. Questo spiegherebbe il senso compiuto delle frasi e l’ortografia migliore del solito, per quanto claudicante.
Sono ben accette ulteriori proposte di “ermeneutica del dissennato arancione”.
Guerra infinita
di Mario Rossi, 22.3.2026: inoltrato da Giuseppe Masala Chili
Secondo il quotidiano israeliano Haaretz le difese aeree israeliane non riescono più a intercettare i missili iraniani. Dopo appena un paio di settimane la guerra di logoramento pianificata da Teheran sta dando i suoi frutti: colpire le risorse energetiche del nemico (le infrastrutture petrolifere degli alleati Usa della regione), danneggiare pesantemente con attacchi mirati nella prima fase della guerra i suoi centri di comando e controllo (obiettivo le basi Usa del Golfo, con la distruzione dei radar compromettendone le comunicazioni satellitari), saturando la capacità di difesa antimissile del nemico (come la fu invincibile Iron Dome israeliana e le piattaforme Patriot ormai decisamente ridotte in termini di scorte).
Oggi l’Iran controlla di fatto lo Stretto di Hormuz e la Marina statunitense non è in grado di garantire il passaggio sicuro delle petroliere, tant’è che il Mad Dog della Casa Bianca è stato costretto a chiedere aiuto ai suoi alleati Nato.Tutto ciò con conseguenze per l’economia globale ancora impossibili da prevedere. Questo mina il modello economico della regione colpendo al cuore la stabilità dei centri finanziari e dei mercati internazionali (crollo delle Borse). Lo stesso Israele, nonostante gli attacchi missilistici in intensificazione sul suo territorio, al momento, per Teheran è un obiettivo secondario. L’Iran prende di mira il sistema che supporta il nemico, non il nemico stesso.
L’Iran ha studiato meticolosamente il suo avversario per decenni e si è preparato sistematicamente a un simile conflitto. Traendo insegnamenti fondamentali dalle guerre guidate dagli Stati Uniti nel Golfo, Teheran ha sviluppato una strategia basata sull’adattamento, il decentramento e la guerra asimmetrica, in grado di esaurire le riserve di difesa aerea statunitensi. La nuova dottrina di difesa aerea iraniana si può tradurre con “hit and run” (“spara e scappa”): lanciatori missilistici autonomi, navigazione tramite dati satellitari cinesi e utilizzo di droni come radar volanti.
E ora, l’Iran ci prova anche con Diego Garcia, col lancio di missili balistici contro la grande base aereo-navale statunitense nell’Oceano Indiano distante 4mila chilometri dal principale teatro di guerra.
Le guerre asimmetriche non si decidono principalmente in base alla capacità di infliggere una sconfitta all’avversario, ma in base alla capacità di resistervi. A Teheran basta dimostrare un’elevata capacità di assorbimento. Dopo la fallimentare campagna aerea, Stati Uniti e Israele hanno ora poche opzioni. Una di queste per il Pentagono sarebbe l’impiego di truppe di terra. Per quanto riguarda Israele, messa alle strette (tradotto “rischio esistenziale”), potrebbe ricorrere all’uso dell’arma atomica contro Teheran dando il via alla cosiddetta “Operazione Sansone”, svincolandosi così definitivamente dal pagliaccio di Washington.
Notizie (Iran, Libano…)
Rivista Indipendenza, 21 marzo 2026, ore 21:00
– L’IDF annuncia che la 162ª Divisione è pronta, divenendo così cinque le divisioni con cui Tel Aviv intende occupare il sud del Libano fino al fiume Litani e annetterlo come zona cuscinetto. In molti tratti del confine Israele-Libano, però, duri sono gli scontri tra Hezbollah e IDF. In meno di 24 ore la resistenza libanese ha colpito –con droni, razzi, sistemi anticarro e scontri a fuoco ravvicinati– diverse basi, siti-progetto, carri armati Merkava, bulldozer D9 Caterpillar, veicoli blindati e assembramenti di soldati, oltre che colonie sioniste nella Palestina occupata. Nonostante la rigida censura di Tel Aviv, la stampa israeliana parla di diverse decine di morti e feriti tra i militari sionisti.
– Reuters: l’IRGC (Guardiani della Rivoluzione Islamica) ha ricostruito il comando militare di Hezbollah, pesantemente danneggiato da Israele nel 2024. Ufficiali dell’IRGC hanno riaddestrato i combattenti, ripristinato i sistemi di comando compromessi dall’intelligence israeliana e reso Hezbollah più decentralizzata, basata su cellule per migliorare sopravvivenza, flessibilità, efficacia.
– USA e Israele attaccano l’impianto nucleare iraniano di Natanz (colpito il personale di stanza nelle posizioni di sicurezza, secondo l’israeliano Kan News) e Teheran risponde colpendo Dimona, città nel sud di Israele che ospita la principale struttura nucleare del Paese. Qui si ritiene che sia prodotto plutonio per le armi nucleari non dichiarate di Israele (stime oscillano tra le 100 e le 400 testate). Israel Hayom, Times of Israel, Canale 12 danno un bilancio provvisorio di una quarantina tra morti e feriti. Il sindaco di Dimona: «non sappiamo ancora esattamente quanti missili abbiamo ricevuto, ma sappiamo che ci sono stati diversi impatti». In entrambe le situazioni le valutazioni tecniche indicano che non si sono verificate perdite di materiale radioattivo. L’israeliano Canale 11 afferma che sono stati colpiti rifugi antiaerei e case di comandanti militari, scienziati ed ingegneri israeliani.
– Teheran ha il controllo dello spazio aereo israeliano e i suoi missili riescono addirittura a raggiungerne il sud. Così il comandante delle Forze Aerospaziali dell’IRGC: «Le tattiche e i nuovi sistemi di lancio utilizzati nelle prossime ondate lasceranno sbalorditi i comandanti sionisti americani». Ad Arad, sud del Paese, oggi, poco prima delle 22:00, attacchi missilistici hanno colpito almeno una trentina di persone con ferite di varia gravità. Lo scrive The Times of Israel.
– L’esercito statunitense ha dislocato forze speciali a Gibuti, vicino allo Yemen. È possibile che fungano da forze di riserva nel caso in cui lo Yemen chiudesse lo stretto di Bab el Mandeb.
– «Attaccheremo le navi americane nel Mar Rosso. Questa è una guerra per l’intera Ummah». Gli Houthi sono entrati ufficialmente in guerra contro USA e Israele a fianco dell’Iran. Hanno dichiarato di possedere missili “Palestina-2”, gittata 2.150 chilometri, velocità fino a 16 Mach.
– Gli USA non riescono a distruggere i complessi missilistici sotterranei iraniani. Si tratta di impianti grandi 8×2,5 km, a 500 metri di profondità, in gallerie di granito protette. Con attacchi pesanti riescono solo a danneggiare ingressi e uscite, non il contenuto delle strutture.
– Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco: «la Grecia è diventata un satellite di Israele. Abbiamo perso la nostra indipendenza. Siamo nelle grinfie non solo degli Stati Uniti, ma anche di Israele. La Grecia è in uno stato patetico. Il nostro Primo Ministro, presumibilmente per proteggere Cipro, ha inviato quattro F-16 e una fregata. In realtà, sta proteggendo la base britannica lì. Gli Stati Uniti stanno usando questa terra per uccidere persone a Gaza e in Iran».
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Notizie (Iran, Libano…)
Rivista Indipendenza, 21 marzo 2026, ore 15:30
– Stephen Miller, consigliere per la sicurezza alla Casa Bianca, a Fox news: «Gli Stati Uniti hanno raggiunto i propri obiettivi persino più velocemente di quanto chiunque potesse immaginare. Il Presidente Trump era a conoscenza di tutti gli scenari possibili e ha calcolato ogni strategia. Questa è senza dubbio la vittoria più convincente in termini di obiettivi prefissati. In altre parole, è stata raggiunta una vittoria sulle forze navali, una vittoria sulle forze aeree, una vittoria sui sistemi missilistici (…) e con anticipo rispetto al calendario. (…) Ancora una volta, il Presidente ha agito con grande saggezza e lungimiranza, creando per gli Stati Uniti il massimo vantaggio».
– Racket sulla guerra. Trump fissa il prezzo ai Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo: se vogliono che continui, 5 trilioni di dollari; se, invece, che finisca, 2,5 trilioni. Il giornalista omanita e ricercatore di relazioni internazionali Salem Al-Jahuri conferma alla BBC Arabic le pressioni statunitensi per costringere detti Paesi a pagare comunque.
– Newsweek: altre due settimane di attacchi in Iran costeranno agli USA più di un anno di invasione dell’Iraq (2003) in assenza di operazione di terra. I 200 miliardi di dollari richiesti dal Pentagono al Congresso superano già la spesa annuale al culmine dell’invasione dell’Iraq, quando vi erano stanziati 170mila militari. La ragione di questa enorme spesa risiede nelle armi moderne e costose.
– The Economist (Regno Unito): «Mentre il presidente Trump afferma di aver distrutto “il 100%” delle capacità militari dell’Iran, anche il restante 0% ha causato gravi danni all’economia globale, interrompendo il 10-15% delle forniture di petrolio. La guerra di Trump è molto più ripugnante per gli elettori americani rispetto a qualsiasi altro conflitto e le possibilità dei repubblicani di vincere le elezioni di metà mandato a novembre sono diminuite significativamente». Kurt Mills (in “The American Conservative”): «È un disastro spettacolare». Frustrato dalle critiche, Trump si è scagliato contro i media ostili, accusandoli di «venalità». Si è dichiarato «entusiasta» che la Federal Communications Commission potrebbe rivedere le licenze delle emittenti televisive per la diffusione di «fake news».
– Danny Citrinowicz (Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale israeliana): «L’Iran potrebbe alla fine uscire rafforzato da questa campagna. Continuando a sfruttare gli strumenti a sua disposizione, in particolare il controllo dello Stretto di Hormuz, sta costringendo gli attori regionali e globali a includere l’Iran in qualsiasi equazione relativa ai flussi energetici del Golfo. In pratica, ciò crea una forma di interdipendenza forzata: gli Stati che cercano di accedere all’energia del Golfo potrebbero trovarsi costretti a venire incontro all’Iran, direttamente o indirettamente. Vi sono seri dubbi che questa dinamica cambierà radicalmente una volta terminati i combattimenti».
– Anche l’Iraq ha dichiarato lo «stato di forza maggiore» per tutti i giacimenti petroliferi gestiti da compagnie petrolifere straniere. In altri termini i contratti con i Paesi stranieri per la consegna degli idrocarburi non saranno rispettati.
– L’Unione Europea si sta preparando a un rialzo prolungato dei prezzi dell’energia dopo che l’Iran ha messo fuori uso un impianto gassifero vitale in Qatar, il che potrebbe portare a un deficit pluriennale delle forniture. Lo riferisce Bloomberg. I prezzi del gas sono saliti nell’UE a livelli non visti da tre anni e nulla indica, ad oggi, che non continueranno a salire. La BCE paventa che una crisi prolungata porterà l’inflazione al 6,3% e provocherà una recessione.
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LE PERDITE AMERICANE
il Simplicissimus, 21.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/21/le-perdite-americane/
Benché sulle perdite americane gravi una stretta censura, alcuni dati finiscono per trapelare ed è possibile fare un bilancio di massima, ovviamente per difetto, di quanto gli Usa stiano soffrendo questo conflitto che pareva essere una passeggiata, secondo l’illustre parere dell’amministrazione di Washington. Lo riporto in un elenco perché sia più chiaro, anche se quasi sempre si parla di fuoco amico, incidente, errore come se gli iraniani non c’entrassero nulla e la popolazione fosse formata da fessi:
Quanto al resto c’è da segnalare che oltre alla Marine Expeditionary Unit, inviata dal Giappone, anche un altro gruppo di operazioni anfibie dovrebbe partire a breve da San Diego, anch’esso diretto in Medio Oriente. Il viaggio durerà circa tre settimane. Ora questi due gruppi hanno un totale di circa 4000 uomini, ma i marines a bordo sono solo tra gli 8oo e i 1000. Secondo quanto si ipotizza essi dovrebbero sbarcare sull’isola di Kharg, dopo aver attraversato lo stretto di Hormuz che già sarebbe un’impresa. Quest’isola è tuttavia sotto tiro sia dei missili che dei cannoni iraniani e in ogni caso si tratta di forze che hanno una breve operatività e dovrebbero attendere i rinforzi di cui non si vede ancora traccia. Quindi rimane misterioso il motivo di un’operazione che si presenta come suicida. Probabilmente si tratta di una mossa di immagine più ad uso interno che militare. Anche se il cinismo e la follia potrebbero spingere un’amministrazione che sta rivelandosi fallimentare a sacrificare un po’ di uomini per suscitare un’ondata revanscista e trovare un appoggio alla guerra che ora non c’è. Purtroppo è una possibilità.
Sulle perdite di Israele invece c’è solo il più assoluto silenzio, ma di certo sono molto più gravi. Del resto non si sa nulla nemmeno sul destino di Netanyahu, ormai un morto che parla in video costruiti con l’intelligenza artificiale, sei dita, due canali auricolari, una bevanda che rimane immobile nel bicchiere agitato dal capo stragista. Vuol dire che siamo proprio dei fessi.
Notizie (Iran, Libano…)
Rivista Indipendenza, 21 marzo 2026, ore 12:00
– L’Iran ha lanciato due missili balistici a medio raggio contro la base strategica USA-britannica di Diego Garcia (Oceano Indiano): uno è caduto in mare, l’altro è stato abbattuto da un intercettore SM-3 di un cacciatorpediniere USA. È il primo attacco di Teheran contro un obiettivo a quasi 4mila km di distanza. Anche se l’impatto materiale è stato nullo, è un atto di significativa valenza strategica: 1. l’Iran rivela pubblicamente capacità balistiche superiori a quelle ufficiali mai finora dimostrate. 2. Obbliga la difesa USA a ridispiegare la propria marina, con un enorme impatto sulla sua dispersione (meno navi disponibili nel Mar Cinese Meridionale o nello Stretto di Hormuz) e un notevole aumento degli oneri finanziari: far stazionare permanentemente il sistema Aegis nell’Oceano Indiano dirottando altre unità dal Pacifico o dal Golfo, mantenere almeno due cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke in pattugliamento continuo nell’Oceano Indiano centrale, rotazione obbligatoria 24h/24, 7 giorni su 7, più sofisticati controlli radar e satellitari, un rafforzamento dei sistemi THAAD sull’atollo. Teheran conduce una guerra di logoramento disperdendo il nemico e aumentando la pressione militare e finanziaria.
– Londra autorizza gli USA a utilizzare basi militari britanniche per «attacchi difensivi» contro l’Iran. Il ministro degli Esteri Yvette Cooper ha poi minacciato il suo omologo iraniano Abbas Araghchi «dal prendere di mira basi, territori o interessi britannici». Araghchi aveva dichiarato che l’uso statunitense di basi militari britanniche sarebbe equivalso a una «partecipazione del Regno Unito all’aggressione» ed ora lo stesso ministro degli Esteri ha comunicato che Teheran eserciterà il suo legittimo diritto di difesa. «Ci sono diverse basi britanniche nella regione, ci sono ambasciate britanniche, ci sono beni associati alla Gran Bretagna e ci sono navi associate alla Gran Bretagna. Tutti questi sono potenziali obiettivi militari».
– The Atlantic Magazine: l’Iran ha un’arma più potente del blocco dello Stretto di Hormuz e cioè la capacità di distruggere l’intera infrastruttura energetica di tutta l’Asia occidentale.
– La Casa Bianca sta vincendo così tanto che il Dipartimento del Tesoro revoca per 30 giorni le sanzioni sul petrolio iraniano, autorizzando consegna e vendita sia di petrolio greggio sia di prodotti petroliferi di origine iraniana limitando a quanto già in transito, senza consentire nuovi acquisti. La Casa Bianca stima questa fornitura in circa 140 milioni di barili di petrolio sui mercati globali, per alleviare le pressioni sull’approvvigionamento e mantenere basso il prezzo. Con detta autorizzazione temporanea a breve termine, aggiunge Washington, l’Iran avrà difficoltà ad accedere a qualsiasi reddito generato e gli USA continueranno a mantenere la massima pressione sull’Iran e sulla sua capacità di accedere al sistema finanziario internazionale. Finora, l’Amministrazione Trump ha lavorato per portare circa 440 milioni di barili aggiuntivi di petrolio sul mercato globale, cercando di minare la capacità dell’Iran di sfruttare le sue interruzioni nello Stretto di Hormuz.
– L’Iran non ha petroliere in mare e non ha eccedenze di petrolio da esportare. Così Teheran replica al Segretario del Tesoro USA sul regime di esenzione dalle sanzioni per il greggio iraniano.
– Al Jazeera: l’intera missione NATO si è ritirata dall’Iraq.
– Un gruppo antisionista (“Fazione Terremoto”) incendia il Centro di Eccellenza dell’industria delle armi israeliane in Europa a Pardubice (Repubblica Ceca). La Elbit Systems israeliana, in collaborazione con la ceca LPP, produce il 90% dei droni e dei sistemi di guerra elettronica israeliani.
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ESCAPE STRATEGY
Target, 21.3.2026
Appare sempre più evidente che la leadership statunitense – quindi non soltanto quella banda di scappati di casa cristiano-sionisti che Trump ha chiamato intorno a se – si è cacciata in una trappola, ed ora non sa come uscirne fuori senza pagare un conto salatissimo (e ovviamente non parlo di quello economico, che è già tale, ma di quello politico).
La fermezza iraniana nel rifiutare qualsiasi accomodamento, sul genere di quello messo in atto per chiudere la guerra dei 12 giorni, è ovviamente l’ostacolo principale, seguito a ruota dall’enorme difficoltà di chiamarsi fuori lasciando Israele nelle peste.
In questo quadro, Washington si dibatte tra la voglia di fuggire via dal Golfo Persico ed il desiderio di conseguire un’impossibile vittoria. Impantanata com’è tra queste due alternative – allo stato entrambe impraticabili – annaspa cercando strumenti di pressione in grado di modificare i parametri dei rapporti di forza. La fantasiosa varietà delle ipotesi ventilate, insieme al linguaggio trionfante che fa palesemente a cazzotti con la realtà, tratteggiano perfettamente la confusione che regna nella capitale statunitense.
Le probabilità che si manifesti una opportunità di fuoriuscita dal conflitto, senza che appaia come una disastrosa sconfitta, si affievoliscono di giorno in giorno, e questo ovviamente turba non poco i sonni dell’inquilino della Casa Bianca – notoriamente assai restio ad ammettere di essersi sbagliato, ed ancor meno di essere stato battuto. Il che porta a considerare la possibilità che, ad un certo punto, qualora la finestra di opportunità positive dovesse restringersi drammaticamente, possa cominciare ad accarezzare l’idea di scaricare la responsabilità su qualcun altro. Ma, ovviamente, non può essere semplicemente un capro espiatorio (in tal caso, la vittima designata sarebbe Hegseth, che peraltro ha tutte le caratteristiche giuste per ricoprire questo ruolo), poiché ciò implicherebbe che in qualche misura il Comandante in Capo si è fatto raggirare.
Un animale rimasto intrappolato in una tagliola può arrivare a strapparsi la zampa a morsi, pur di fuggire. E se le cose dovessero andare davvero male, una mossa disperata da parte di Trump non è da escludere.
E in effetti una opportunità di escape strategy c’è. Bella pronta.
Difficile dire se nello Studio Ovale ci abbiano già pensato o meno. O se la prenderanno in considerazione tra un po’. Però…
A fine aprile, in base alla War Powers Resolution, il Congresso deve votare la dichiarazione di guerra, o imporre al Presidente il ritiro – entro 30 giorni – delle forze impegnate in combattimento. Trump potrebbe quindi agevolare di fatto il voto contrario del Congresso, e scaricare su questo la responsabilità di aver interrotto vigliaccamente la trionfante campagna militare da lui condotta, proprio un momento prima che conseguisse la vittoria definitiva. Non è la soluzione che vorrebbe, ma a mali estremi…
LA SVIZZERA ANNUNCIA LA SOSPENSIONE DELLE ESPORTAZIONI DI ARMI VERSO GLI STATI UNITI
Fonte: Al Jazeera, 20.3.2026
https://www.aljazeera.com/news/2026/3/20/switzerland-announces-halt-to-weapons-exports-to-us-amid-iran-war
La Svizzera ha dichiarato che non rilascerà licenze alle aziende per esportare armi negli Stati Uniti a causa della guerra in corso contro l’Iran, citando il principio di neutralità di lunga data del paese.
“L’esportazione di materiale bellico verso i paesi coinvolti nel conflitto armato internazionale con l’Iran non può essere autorizzata per tutta la durata del conflitto”, ha dichiarato il governo in un comunicato venerdì.
“Le esportazioni di materiale bellico verso gli USA attualmente non possono essere autorizzate”, ha aggiunto.
L’annuncio arriva mentre la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran si avvicina al traguardo delle tre settimane, scatenando una crisi umanitaria sempre più profonda in tutto il Medio Oriente e facendo schizzare i prezzi globali dell’energia.
Segue anche una decisione del governo svizzero di chiudere il proprio spazio aereo ai voli militari statunitensi direttamente collegati alla guerra in Iran.
Lo scorso fine settimana ha dichiarato di aver respinto due richieste di sorvolo statunitensi su voli di guerra legati all’Iran, ma ne ha consentite altre tre, citando anch’esso la legge sulla neutralità della Svizzera.
Una legge federale svizzera, approvata nel 1996, stabilisce che l’importazione, l’esportazione e il transito di materiale bellico e tecnologie correlate richiedono licenze di esportazione basate sui principi dei diritti umani e della neutralità.
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Il generale Trump circondato
il Simplicissimus, 20.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/20/il-generale-trump-circondato/
I poveri di spirito e gli sconsiderati hanno questo di inquietante: non imparano mai e continuano a ripetere i medesimi errori perché non riescono proprio a comprendere il quadro generale e sono immersi in un loro solipsismo e narcisismo patologico che gli impedisce di rendersi conto della realtà circostante. Così, prima hanno pensato di poter piegare l’Iran uccidendone la guida suprema e gli alti comandi, poi, visto che non ci erano riusciti, hanno continuato su questa strada degli omicidi mirati, vedi Larjiani o con colpi a casaccio sulla popolazione civile, ma anche qui non hanno fatto altro che rafforzare la volontà di resistenza non solo del regime, ma dell’intera popolazione. Perciò hanno pensato che attaccare il più vasto giacimento di gas al mondo, quello di Sauth Pars, avrebbe avuto un effetto decisivo e invece gli iraniani hanno contrattaccato distruggendo gli impianti di liquefazione del gas in Qatar – e ci vorranno anni per ricostruirlo – due raffinerie di Kuwait, hanno centrato installazioni petrolifere in Bahrein ed Emirati, la raffineria Samref in Arabia Saudita e quella di Bazan in Israele. Cioè hanno creato più danni, anche di immagine, di quanti ne abbiano subiti.
Ci si chiede quando Trump e le lobby ebraiche che lo tengono per i suoi attempati pendenti
impareranno qualcosa, ovvero che la ricerca della pace con la forza la puoi fare con i deboli, ma con i forti non funziona. E adesso mentre i prezzi dell’energia salgono tumultuosamente, il gatto e la volpe, quest’ultima non si sa se viva o morta, si trovano di fronte a un problema che non sanno risolvere, ovvero il fatto che l’Iran non smette di colpire e non ha alcuna intenzione di farlo fino a che non ci sarà un vero tavolo di pace. La censura israeliana lotta per bloccare la pubblicazione di qualsiasi informazione o video che mostri la reale portata dei danni inflitti dai missili di Teheran, ma le informazioni continuano a trapelare e il tentativo dell’Iran di indebolire le infrastrutture difensive ed economiche di Israele sembra avere successo. Gli omicidi di Khamenei e, più recentemente, di Ali Larijani, hanno rafforzato la determinazione dell’Iran a continuare ad attaccare obiettivi israeliani e statunitensi per il prossimo futuro: le speranze degli Stati Uniti di una rapida soluzione della guerra contro l’Iran si affievoliscono con ogni nuovo lancio di missili dal territorio iraniano, mentre infuria una carenza di energia che rischia di provocare un collasso dell’economia mondiale.
Solo quattro settimane fa Trump diceva altre cose. Durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione del 24 febbraio 2026 (appena quattro giorni prima di attaccare l’Iran), aveva rivendicato il calo dei prezzi dei carburanti come un risultato economico chiave della sua amministrazione. Li ha contrapposti ai prezzi più alti sotto Biden e li ha collegati alle sue politiche energetiche “America First”. Adesso la sua presidenza si va trasformando in un fallimento colossale, anche perché lo stesso Pentagono è ormai convinto che gli Usa non vinceranno mai. E di certo non saranno i 2200 marines della Marine Expeditionary Unit (Meu) a cambiare le cose. Non sono riusciti a vincere in Vietnam con 500 mila uomini, figurarsi in questo caso. Probabilmente quella della Meu è solo un diversivo per cercare di infiltrarsi altrove, ma anche se riuscissero ad isolare un sito, per esempio quello dove giace l’uranio arricchito, che – lo ripeto per l’ennesima volta, non è di grado militare e non servirebbe comunque a costruire un ordigno atomico – si tratterebbe di una missione costruita alla maniera ucraina: sbarcare da qualche parte e poi cantare vittoria, insomma un disperato appiglio per uscirne fuori. Ma con la sorveglianza satellitare russa e cinese non potrà comunque essere una sorpresa per gli iraniani e l’espediente si trasformerebbe in una missione suicida. Per gli uomini sacrificati e per Trump.
L’America bombarda se stessa in nome di Israele
Il Simplicissimus, 19.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/19/lamerica-bombarda-se-stessa-in-nome-di-israele/
Si potrebbe dire che la vera guerra è cominciata ieri prima con l’attacco di Tel Aviv a uno dei principali giacimenti di gas dell’Iran, quello di South Pars e la devastante risposta di Teheran con salve di missili su alcuni impianti petroliferi dell’area di ciò che era il Washington consensus, altrimenti chiamato Consiglio di Cooperazione del Golfo e la promessa di devastare tutta la filiera produttiva dell’energia nell’area qualora ci dovessero essere nuovi attacchi da parte di Israele. Il primo colpo è stata la distruzione del maggiore centro di smistamento del gas al mondo situato a Ras Laffan in Qatar ( nella foto di apertura) che di fatto è ormai irrecuperabile e alla zona industriale di Riad. Teheran ha anche avvertito di sgomberare la raffineria Samref e il complesso petrolifero di Jubail in Arabia Saudita, il giacimento di gas di Al Hosn negli Emirati e il petrolchimico di Mesaieed in Qatar. Forse mentre scrivo questi impianti saranno già colpiti e comunque il prezzo del gas ha subito avuto un considerevole aumento..
Questo è il punto vero della guerra in corso e, se ne vogliamo un indizio, possiamo fare riferimento al fatto che un portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar ha condannato l’attacco di Israele al giacimento di gas iraniano, segno che ormai i Paesi del Golfo hanno compreso che qualcosa si sta rompendo nel loro quieto vivere all’ombra del petrodollaro. L’Arabia Saudita tenta ancora di abbaiare e minaccia di entrare in guerra, ma dopo averle prese di santa ragione dagli Houti, è improbabile che possa essere considerata una minaccia credibile. I Paesi del petrolio rischiano di perdere per anni le loro rendite petrolifere perché né gli Usa né tantomeno Israele che peraltro vorrebbe inglobarli, sono in grado di difenderli. Ora immaginatevi queste monarchie assolute che esistono solo perché galleggiano sull’oro nero, perdere la base del loro potere per appoggiare Israele che li vede solo come terra di conquista. Non è certo un caso che persino Trump abbia declinato le responsabilità statunitensi riguardo all’attacco, anche se così appare sempre meno credibile e sempre più telecomandato da Israele. Tuttavia questo è un primo segno della presa di coscienza, così lenta e faticosa nella mente di Trump e di molti americani, che questa guerra segue gli interessi israeliani, ma è del tutto contraria a quelli americani.
L’Iran insomma non ha la panoplia di armi degli Stati Uniti, ma può colpire duramente e ha in mano il destino petrolifero di un’area che attualmente rappresenta un terzo della produzione mondiale di petrolio e il 40 per cento delle riserve. Il che vuol dire che ha anche in mano l’America: senza il petrodollaro gli Usa entrerebbero in coma, in una spirale di inflazione e di deindustrializzazione folle, ma soprattutto non avrebbero più il potere e la capacità di dominio permessa dal biglietto verde come moneta universale. Gli Stati del Golfo, in piena emergenza, comincerebbero a disinvestire da Wall Street – e si tratta di cifre che si contano in migliaia di miliardi dollari – in poche parole smetterebbero di finanziare l’enorme debito americano e soprattutto comincerebbero a contrattare in altre monete, come già l’Arabia Saudita aveva cominciato a fare. Insomma ci sarebbe uno choc economico planetario che provocherebbe una fuga generalizzata dagli Usa e dai suoi strumenti comando. In realtà le cose stanno già andando malissimo perché se è vero che il prezzo del greggio leggero viaggia sui 100 dollari al barile, il mercato reale richiede prodotti diversi: diesel e benzina avio viaggiano già sui 147 dollari a barile e per certi prodotti si arriva anche sui 175 e siamo appena agli inizi: quei 200 dollari ipotizzati come innesco di una crisi catastrofica non sono affatto lontani come si può credere.
L’attacco sconsiderato e ovviamente illegale contro l’Iran intendeva allontanare e scongiurare il pericolo di un’erosione del potere americano in Medio Oriente e nel contempo dare una mano ad Israele ad affermare il suo potere nell’area come ulteriore garanzia, ma alla fine sta accelerando proprio questo processo: rimane da capire come un Paese che spende ogni anno oltre 150 miliardi in intelligence, non abbia messo in conto la possibilità militare e politica dell’Iran di rispondere all’attacco e di mettere nel mirino i vitali interessi strategici di Washington. Questo ancor più dello stallo e delle difficoltà a cui è andato incontro l’attacco, testimonia non soltanto del declino dello strumento militare statunitense, ma della capacità di analizzare la realtà. Per questo nel tentativo di rimanere sul trono gli Usa stanno segando il ramo su cui siedono.
Rivista Indipendenza
18 marzo 2026, ore 22:00
Notizie (Iran, Libano…)
– Araghchi, ministro degli Esteri: Teheran è interessato non a un cessate il fuoco con gli aggressori USA e Israele, ma ad una conclusione «definitiva» del conflitto. Sullo Stretto di Hormuz: non è completamente chiuso, ma interdetto solo ai Paesi ostili o coinvolti nelle operazioni militari contro l’Iran. Per gli altri il transito è consentito, previo coordinamento con le autorità iraniane, come già accaduto a navi turche, indiane, pakistane. L’Iraq avrebbe raggiunto un’intesa con Teheran. Insomma, una gestione selettiva, con pagamenti in yuan, non in dollari. Il senatore pakistano, Mushahid Hussain, ha dichiarato che la petroliera Karachi del suo Paese è passata (16 marzo) rispettando questa condizione.
– Araghchi (intervista ad Al Jazeera): dopo la guerra, sarà necessario definire un nuovo protocollo per condizioni di passaggio sicuro delle navi per lo Stretto tra i Paesi affacciati sui suoi due lati. Regole precise nel rispetto degli interessi dell’Iran e della regione. Anche Ghalibaf, portavoce del Parlamento iraniano, ha assicurato che la situazione nello Stretto non tornerà al suo stato pre-guerra.
– Kan News: Israele si sta preparando ad aumentare le sue operazioni nello Stretto di Hormuz su pressioni di Trump, che finora non è riuscito a costruire una coalizione per il suo controllo. Israele intende agire nell’area, in particolare con la sua intelligence. Trump sta considerando di prendere il controllo dello Stretto con un’operazione militare (obiettivo principale: l’isola di Kharg) che potrebbe durare diverse settimane.
– Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti: il suo Paese potrebbe unirsi a uno sforzo internazionale guidato dagli USA per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.
– Lindsey Graham, senatore USA: «Ho appena parlato con Trump della riluttanza degli alleati europei a fornire risorse per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, che avvantaggia l’Europa più degli Stati Uniti. Non l’ho mai sentito così arrabbiato e condivido la sua rabbia. L’arroganza degli alleati che affermano che un Iran dotato di armi nucleari non sia un loro problema è semplicemente offensiva. (…). Le conseguenze del mancato intervento saranno ampie e profonde sia per l’Europa che per gli Stati Uniti (…)».
– Nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, l’Iran potrebbe tagliare o danneggiare i cavi sottomarini che reggono un traffico dati tra il 17 ed il 30% del pianeta (a seconda dei percorsi tra Europa, Asia, Africa). La perdita di connettività comporterebbe danni globali enormi per Kuwait, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e in parte per l’Iraq. La riparazione di un singolo cavo richiederebbe navi specializzate e mesi, con ripercussioni su Borse, compagnie aeree, porti, catene logistiche e commerciali, sistemi di pagamento internazionale (SWIFT, carte…), ecc. Il lavoro a distanza per migliaia di aziende si interromperebbe bruscamente.
– Robert Pip, professore di scienze politiche all’Università di Chicago: l’Iran è ora più forte di prima della guerra. Controlla i prezzi globali del petrolio e la probabilità che rompa la coalizione USA è più alta della probabilità che la Casa Bianca ha di rafforzarla. Un risultato impressionante in 17 giorni.
– Wall Street Journal: Mosca sta approfondendo la sua cooperazione militare con Teheran, condividendo immagini satellitari e droni modernizzati per aumentare precisione ed efficacia degli attacchi contro gli obiettivi USA nella regione.
https://t.me/rivistaindipendenza/
Il male, semplicemente.
Andrea Zhok, 18.3.2026
L’attacco israeliano alle infrastrutture di gas naturale e petrolchimiche di South Pars, vicino Asaluyeh corre il rischio di essere un momento di svolta a livello mondiale.
L’infrastruttura colpita è la più importante infrastruttura energetica dell’Iran. L’attacco è gravissimo per le conseguenze potenziali.
La reazione, obbligata, non si farà attendere.
Il portavoce del governo iraniano ha già annunciato che tutte le infrastrutture energetiche regionali (Arabia Saudita, Iraq, Qatar, Emirati Arabi, Bahrain) diventano ora un bersaglio e “verranno rase al suolo”.
A prescindere da quanta parte di questa minaccia verrà realizzata, l’effetto oramai è destinato a superare l’impatto della crisi energetica del 1973-1975.
Si profila all’orizzonte una recessione mondiale.
L’Europa corre il rischio più grande, priva com’è di alternative energetiche.
La folle politica europea tra finto “green” e politiche russofobe ci ha messo tutti in un angolo suicida.
Mi chiedo se le varie Confindustrie nazionali siano così prone ai governi da non riuscire a far sentire la propria voce.
L’Europa corre il rischio di trasformarsi in un’area deindustrializzata (che è peggio di “in via di sviluppo”) in un arco di tempo brevissimo.
Incidentalmente il danno ambientale per la regione è già enorme e sarà inaudito.
L’escalation criminale promossa da Trump e dall’entità sionista sarà pagata duramente da tutti.
Segnalo un commento politico dedicato all’assassinio del Segretario del Consiglio di sicurezza iraniano Ali Larijani:
L’assassinio di Larijani necessario alla guerra infinita
Davide Malacaria, Inside Over, 18.3.2026
Fonte: https://it.insideover.com/guerra/lassassinio-di-larijani-necessario-alla-guerra-infinita.html
Comunque, non condivido l’idea che si possano realizzare “colloqui con gli Stati Uniti […] per una possibile via di uscita delI’Iran [dalla guerra] in futuro”.
USA e Israele sono due Stati e due popoli senza onore, senza parola data, senza verità, senza nulla su cui si possa fondare un dialogo, in qualsiasi forma. USA e Israele intendono soltanto il linguaggio della forza e della violenza. Per questo il mio auspicio è che l’Iran, la Russia, la Cina siano o diventeranno più forti di questi criminali.
Credo che per la pace tra gli umani, oggi, non ci sia altra speranza. USA e Israele sono feccia.
Eh sì, gli Stati Uniti d’America sono sempre più un cartone animato.
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Ad Hormuz arrivano i rinforzi…ma è uno scherzo
il Simplicissimus, 18.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/18/ad-hormuz-arrivano-i-rinforzi-ma-e-uno-scherzo/
Non si sa bene se sia una farsa o una commedia dell’assurdo: l’amministrazione Trump prevede di annunciare già questa settimana che diversi Paesi hanno raggiunto un accordo per formare una coalizione che scorterà le navi attraverso il canale di Hormuz, tuttavia, cosa incredibile, gli Usa e i potenziali Paesi di questa coalizione starebbero ancora discutendo se tali operazioni inizieranno prima o dopo la fine della guerra. Solo Dio sa cosa servirebbero dopo, ma si tratta delle assurdità che crescono quando la situazione è confusa, disperata e così imbarazzante che non si sa cosa dire di sensato. In effetti nessun Paese, né europeo né asiatico appartenente al Washington consensus, ha accettato di mandare navi nello stretto di Hormuz e a quanto pare nemmeno la marina americana, che si tiene ben lontana da quel tratto di mare e fa navigare le due portaerei ad almeno 1500 chilometri di distanza dalle coste iraniane.
Così qualcuno ha pensato bene di battere sull’incudine dell’assurdo che la Casa Bianca sta presentando, lanciando la notizia che sì, c’è stato un generale coro di no, ma che almeno un Paese ha accettato di mandare una propria nave militare nello stretto come scorta delle petroliere e si tratta della Repubblica Ceca, la quale avrebbe deciso di inviare l’incrociatore Krteček nel golfo persico. Incredibilmente un sacco di persone ci sono cascate perché evidentemente non sanno che la Cekia non ha sbocco sul mare e ovviamente non possiede una marina militare. Più difficile sapere (io per esempio lo ignoravo) che Krteček è un personaggio dei cartoni animati cechi e rappresenta una talpa a cui spesso piace andare in barchetta. Temo che purtroppo anche qualcuno dell’amministrazione americana ci possa essere cascato, visto il livello di conoscenza che predomina fra quelle teste.
La Corea del Nord ha invece giocato un brutto scherzo a Trump. Sapendo che il presidente aveva vivamente invitato la Corea del Sud a spostare i suoi missili e le sue batterie in Medio Oriente, ha fatto sparare qualche missile di prova da una nave, avvisandone, ovviamente i vicini. Così Seul si è spaventata e si è rifiutata di privarsi delle proprie armi di difesa. Questo dimostra come ci si trovi sempre più di fronte ad alleanze informali, ma concrete fra i Paesi che temono l’aggressione occidentale. E in questo caso non si tratta di talpe o di cartoni animati.
A che punto è la notte: situazione militare
il Simplicissimus, 16.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/16/a-che-punto-e-la-notte-situazione-militare/
La situazione militare e piscologica per Usrael è degradata in pochi giorni, passando dall’euforia e dalla scomposta tracotanza al timore se non alla certezza della sconfitta strategica. In realtà l’amministrazione americana dovrebbe chiedersi prima di ogni cosa come ha fatto a cadere in una trappola così evidente. come abbia potuto sottovalutare l’avversario e soprattutto sopravvalutare i propri mezzi. Ma ad ogni modo, come detto ieri, sia Stati Uniti che Israele sono in preda al panico non solo perché stanno esaurendo le difese, ma perché hanno provocato una crisi energetica che si ripercuoterà anche su di loro e stanno perdendo tutto ciò che avevano costruito in Medio Oriente. Così pensano di dichiarare vittoria e chiudere la partita senza alcuna concessione all’Iran che invece per cessare i bombardamenti e riaprire Hormuz, chiederà esplicitamente una fine delle sanzioni e una liberazione del Medio Oriente delle basi americane.
Il caso Netanyahu
Ma al delirante tentativo di sganciarsi dalla trappola che si sono costruiti da soli si oppongono altre circostante, la prima delle quali è la possibile morte di Netanyahu e di altri importanti papaveri di Tel Aviv. Su questo si addensano inesplicabili misteri resi ancora più inquietanti da video palesemente manipolati e creati con l’intelligenza artificiale, rilasciati e poi ritirati dopo poche ore. Sta di fatto che a una riunione del Gabinetto di Sicurezza israeliano, organo che rientra nelle competenze del Primo Ministro israeliano, era assenti Netanyahu stesso, il Comandante dell’Aeronautica Militare israeliana Tomer Bar, il Direttore del Mossad David Barnea e il Ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gvir senza che sia stata data alcuna spiegazione pubblica di questa diserzione in uno dei momenti cruciali. In più il 13 marzo, Scott Bessent, segretario al Tesoro è stato inaspettatamente convocato con urgenza da Trump nella Situation Room, e per andarci ha dovuto interrompere in tutta fretta un’intervista con Sky News. Quando due ore dopo è tornato negli studi per riprendere la conversazione, sembrava così scosso che riusciva a malapena a parlare.
Ovviamente tutto questo lascia un ampio spazio ad ogni tipo di ipotesi e di speculazioni perché sfugge il motivo di questa assenza prolungata, che comprende anche l’improvviso silenzio su X del figlio di Netanyahu che fino a una settimana fa era un prolifico distributore di perle del sionismo più stupido. Si potrebbe pensare che gli israeliani vogliano “tenere in vita” Netanyahu fino a che non riusciranno a dichiararsi vincitori e uscire dal conflitto. È una soluzione chiaramente illusoria e dettata dallo spirito della sconfitta, ma che sarebbe del tutto impossibile con la morte sotto il fuoco iraniano di Netanyahu e di alcuni tra i più alti dirigenti del Paese.
Situazione militare
Anche la situazione militare, non sembra andare bene, nonostante la ferrea censura che aleggia sulle operazioni. Ma di certo le perdite americane cominciano a trapelare: venerdì scorso un aereo cisterna è stato abbattuto sopra l’Iraq e, secondo il Wall Street Journal , altri cinque aerei cisterna sono stati distrutti o danneggiati in Arabia Saudita. si tratta di aerei vitali per mantenere la pressione sull’Iran e dal momento che sono bersagli abbastanza facili può anche essere che le perdite siano significativamente superiori a quelle citate. Le notizie secondo cui la portaerei americana abraham Lincoln sarebbe stata gravemente danneggiata in un attacco e costretta a rientrare in patria, continuano a circolare con insistenza, ma ovviamente gli Usa negano qualsiasi cosa. Ed è ovvio che lo facciano perché se l’Iran riuscisse effettivamente ad affondare una portaerei, o anche solo a danneggiarla, distruggerebbe l’intera aura di superiorità militare americana, con potenziali conseguenze di escalation impossibili da prevedere, visti i personaggi psicopatici che popolano Washington. È già accaduto che una portaerei sia stata colpita, sia pure in maniera non grave: è successo l’anno scorso alla Truman centrata da un drone Houti. tutto è stato smentito dal Pentagono, ma di fatto la portaerei è stata ritirata dal teatro di azione e adesso si trova in cantiere in Usa.
Nel frattempo i missili iraniani continuano a cadere su Israele le cui difese sembrano sempre più inefficaci. Ma adesso Teheran comincia ad usare le sue armi più recenti e potenti. Nella foto di apertura è mostrata l’esplosione su Tel Aviv di un missile Khorramshahr che trasporta una testata esplosiva di 1800 chili. Vengono lanciati meno vettori, ma molti ormai colpiscono gli obiettivi perché le difese si stanno esaurendo e non si sa come poterle ricostituire, ma anche perché sono diventati molto più precisi, cosa nella quale si scorge lo zampino della Russia e della Cina. Intanto Teheran mantiene salda la presa sullo stretto di Hormuz dal quale possono passare solo le navi russe, cinesi e pakistane. L’India, dopo che quel cretino di Modi è andato ad abbracciare Netanyahu prima del grande attacco sta supplicando l’Iran di fa passare anche le sue navi, ma naturalmente dovrà pagare un prezzo altissimo, visto che gli stessi russi vendono a Nuova Dehli petrolio a 5 – 6 dollari sopra il prezzo di mercato.
Colpo su colpo
Mentre in una Washington attonita si parla di un’operazione suicida di terra per tentare di sbloccare la situazione, ma si tratta soprattutto di annunci mediatici, l’Iran restituisce colpo su colpo: dopo il bombardamento dell’isola di Kharg , uno dei maggiori terminal petroliferi dell’Iran, Teheran ha reagito duramente anche se non è stato colpito alcun impianto, inviando missili su Fujairah, uno dei terminal petroliferi più grandi del mondo, situato negli Emirati. Questo è un colpo gravissimo perché il terminal non si trova sul Golfo Persico. quindi non è soggetto alla chiusura da parte dell’Iran: la sua distruzione in tutto o in parte dissecca un’altra fonte di oro nero, ormai preziosissima.
Russia
Questo va detto perché in fin dei conti la guerra in Ucraina è strettamente collegata a quella in Iran: Prima le entrate della Russia derivanti dalla vendita di prodotti energetici ammontavano a 500 milioni di dollari al giorno, adesso questa cifra è aumentata del 20 per cento e potrebbe anche raddoppiare portando gli introiti di Mosca a 30 miliardi al mese. Così i 90 miliardi che faticosamente Bruxelles sta cercando di raggranellare per regalarli a Zelensky, diventano noccioline.
I banditi americani elemosinano sostegno dai loro alleati contro un solo Paese.
Gli USA rimangono una potenza militare assai pericolosa ma la loro protezione mafiosa sul resto del mondo si sta indebolendo. Nessuno sta infatti accogliendo lo struggente appello del presidente usai a entrare in guerra insieme a USA e Israele.
Eh sì, l’immondo governo anglo-sionista realizzerà con buona probabilità un nuovo mega attentato, forse a Los Angeles. E poi lo attribuirà all’Iran.
Questi criminali senza onore non possono capire che l’Iran non farebbe mai una cosa del genere, anche se ne avesse la capacità (cosa che non credo abbia).
Eh sì, questo tipo di persone – politici, militari, intellettuali – esiste da sempre, in qualunque guerra ma, come afferma il Simplicissimus, «Esmail Qaani ha fatto più danni agli avversari che a quelli che ha tradito».
https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/15/il-traditore/
AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALL’IRAN. NOTIZIE
Rivista Indipendenza, 15 marzo 2026, ore 00:01
– Sardar Tangseiri, comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC), sulla richiesta di aiuto di Trump ad altri Paesi per aprire lo Stretto di Hormuz: gli USA hanno falsamente affermato di aver distrutto la Marina iraniana. Poi hanno falsamente dichiarato di scortare le petroliere. Ora chiedono rinforzi ad altri. Ricordiamo comunque che lo Stretto di Hormuz non è ancora militarmente bloccato, ma solo controllato.
– L’Iran detta le condizioni per l’avvio di qualsiasi negoziato con gli USA: 1. revoca totale e immediata di tutte le sanzioni, senza schemi intermedi né normalizzazione graduale; 2. riconoscimento da parte di Washington del diritto dell’Iran a un programma nucleare civile a ciclo completo; 3. risarcimento dei danni economici e infrastrutturali subiti a causa della guerra e delle misure coercitive. In tale ambito Teheran prevede di imporre una tariffa per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. CNN: l’Iran accetterà di far passare le petroliere attraverso lo Stretto a condizione che le transazioni per la vendita di petrolio siano pagate in yuan cinesi. Mohsen Rezaee, alto ufficiale dell’IRGC: la presenza USA nel Golfo Persico è la principale causa dell’insicurezza degli ultimi 50 anni; l’unica garanzia di sicurezza, quindi, è il ritiro degli USA dal Golfo.
– IRGC avverte i dipendenti di importanti aziende tecnologiche USA nella regione del Golfo Persico di evacuare immediatamente i loro centri e uffici. Si tratta di Qualcomm, Adobe, Dell Technologies, Intel, Apple, Cisco Systems, Palo Alto Networks, Oracle, Salesforce, Amazon (AWS), Microsoft e Google (Alphabet) nelle città di Dubai, Riyadh, Doha, Kuwait, Manama e Oman. Per l’IRGC è la risposta all’aver USA e Israele preso di mira, nelle ultime 48 ore, le fabbriche civili non militari dell’Iran, uccidendo diversi lavoratori.
– «I porti degli Emirati sono obiettivi legittimi». Teheran lo ha comunicato allo sceicco Mohamed bin Zayed, in conseguenza degli attacchi USA ai porti iraniani delle isole di Abu Musa e di Kharg, colpiti dagli Himars USA lanciati «dai porti, dalle banchine e dai nascondigli dell’esercito statunitense» in questo Paese del Golfo. Teheran considera suo diritto legittimo difendere la propria sovranità nazionale e ha invitato i residenti in dette aree ad evacuare, per evitare di essere colpiti.
– L’IRGC ha attaccato filiali di banche USA in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti in rappresaglia per gli attacchi della “Coalizione di Epstein” contro le banche iraniane. Dopo l’attacco, le azioni di Citibank sono crollate.
– Israele ha informato gli Stati Uniti che sta esaurendo gravemente gli intercettori di missili. L’uso da parte dell’Iran di munizioni a grappolo ne sta accelerando la carenza. Lo hanno dichiarato dei funzionari statunitensi a Semafor.
– La quasi totalità dei droni lanciati dall’Iran sono di vecchia generazione, risalenti ad almeno un decennio fa. Nelle ultime ore ha fatto la sua comparsa qualcuno di nuova generazione.
– Secondo David Sacks, direttore senior dell’intelligenza artificiale della Casa Bianca, gli Stati Uniti devono uscire dalla guerra con l’Iran (Trump «dichiari la vittoria ed esca dalla guerra»). Quando un’ulteriore acursi delle tensioni non porta a buoni risultati, bisogna mettere in agenda l’uscita dal conflitto. Trump, invece, afferma costantemente di stare vincendo come mai gli USA nella storia.
https://t.me/rivistaindipendenza/
Iran. I criminali dell’USAI, gli sterminatori di bambini, il male.
Ma se l’Iran «è stato totalmente decapitato» come fa a «costituire una minaccia». Che demente questo Trump…
AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALL’IRAN. NOTIZIE
Rivista Indipendenza, 14.3.2026
– L’isola di Kharg, con il principale dei 5 terminali per l’esportazione del petrolio iraniano, è stata bombardata nella notte dagli USA per colpire i sistemi di difesa aerea, la base navale di Joshan, la torre di controllo dell’aeroporto e l’hangar degli elicotteri della Iranian Offshore Oil Company (più di una quindicina le esplosioni). L’infrastruttura petrolifera vitale rimane per ora intatta. Secondo i dati della società internazionale Kepler, il carico del petrolio dai serbatoi locali è aumentato di 1,5 volte nell’ultimo mese. Svuotando rapidamente i serbatoi, l’Iran si è preparato a uno scenario di attacco. Il bombardamento è probabilmente in preparazione di un possibile sbarco di marines. L’isola è a circa 25 km dalla costa iraniana, 483 km a nord-ovest dello Stretto di Hormuz. Il Centcom sta facendo arrivare dal Mar delle Filippine la nave da sbarco USS Tripoli, con una piccola scorta di supporto (5mila tra marines e marinai), operativa entro più o meno due settimane, specializzati i marines nella preparazione di teste di ponte per le forze delle operazioni speciali.
– L’Iran, con il portavoce militare Ebrahim Zolfaghari, ha già avvertito che, in conseguenza di un attacco alle infrastrutture energetiche del Paese, tutte quelle petrolifere e del gas nella regione, in cui USA e alleati hanno interessi, sarebbero divenute «montagne di cenere». Sono 7 i terminali, vere e proprie arterie energetiche nel Golfo Persico: Ras Tanura (Arabia Saudita, 6 milioni di barili al giorno), Ras Al-Ju’aymah (Emirati Arabi Uniti, 3-3,6 milioni di barili), Fujairah (Emirati, numerosi moli e il più grande centro di rifornimento carburante della regione), Jebel Ali (Emirati, esportazione di petrolio greggio e prodotti petrolchimici), Ras Laffan (Qatar, le più grandi strutture di esportazione di GNL al mondo), Mina Al-Ahmadi (Kuwait, esportazione di petrolio greggio con moli profondi e alta capacità), Terminal di Sitra (Bahrain, esportazione di prodotti raffinati).
– Financial Times: il conflitto in Asia occidentale potrebbe innescare una crisi alimentare globale a causa della riduzione delle forniture di fertilizzanti. L’acuirsi del conflitto ha interrotto le forniture di urea, il fertilizzante azotato più utilizzato al mondo. Dei 2,1 milioni di tonnellate di urea prodotte, circa la metà non è arrivata sul mercato. Oltre 1,1 milioni di tonnellate si sono accumulate nel Golfo Persico, centro delle catene di approvvigionamento globali di fertilizzanti ed energia (circa un terzo delle esportazioni mondiali di urea transita per lo Stretto di Hormuz). Per la carenza di gas naturale, gli impianti di produzione di fertilizzanti in alcuni Paesi asiatici hanno sospeso la produzione. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il prezzo dell’urea è aumentato di oltre il 40%.
– La partecipazione dello Yemen al fianco dell’Iran è solo questione di tempo. Avverrà al momento opportuno, in coordinamento con i Paesi e le organizzazioni dell’Asse della Resistenza. Al Mayadeen riporta le dichiarazioni di Muhammad al-Bukhaiti, dell’ufficio politico di Ansarallah. Giorni fa, Sayyid Abdul-Malik al-Houthi, suo massimo esponente: la decisione di entrare in guerra è stata presa.
– Nella Giornata di Quds (13 marzo) in Iran, i principali dirigenti politico-militari hanno sfilato, sparsi, tra la folla. Nonostante risuonassero esplosioni nei pressi di alcuni tratti, la gente non si è dispersa e ha continuato ad avanzare. La Giornata di Al-Quds, proclamata dall’Imam Khomeini tra i primi atti della Rivoluzione Islamica (1979), è una manifestazione annuale in segno di solidarietà con i palestinesi e di protesta contro il controllo israeliano su Gerusalemme. Al capo del Pentagono, Hegset, che aveva dato dei «topi» ai massimi dirigenti iraniani, Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha replicato: «I nostri dirigenti sono stati e sono tra la gente in tutti questi anni; i vostri, invece, sono sull’isola di Epstein!».
https://t.me/rivistaindipendenza/
«Siamo di fronte a un capovolgimento in cui mentre il regime teocratico di Teheran fa appello ai valori della collettività, gli occidentali si aggrappano a credenze pseudo religiose millenaristiche»
Natura e pericoli del sionismo cristiano.
Da: I crociati dementi a stelle e strisce
Il Simplicissimus, 14.3.2026
È uno spettacolo vedere la demenza o la furba disperazione (o entrambe) del presidente del massimo paese terroristico del mondo.
L’Iran non vuole nessun accordo (anzi…), gli USA non hanno vinto niente ma hanno soltanto distrutto vite e culture dell’antica Persia. E tuttavia questo tizio si inventa un suo mondo. La Casa Bianca è diventata un ospedale psichiatrico.
Fonte: Info Defense
13.3.2026
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L’opinione.
L’IRAN, DI FATTO, HA GIÀ DELINEATO LE CONDIZIONI DI PARTENZA PER QUALSIASI FUTURO NEGOZIATO CON GLI STATI UNITI — e queste non assomigliano affatto a un gesto diplomatico, bensì a una rigida fissazione della nuova realtà.
Teheran ha avanzato tre richieste fondamentali:
1. La revoca totale e immediata di tutte le sanzioni, senza schemi intermedi né normalizzazione graduale;
2. Il riconoscimento ufficiale da parte di Washington del diritto dell’Iran a un programma nucleare civile a ciclo completo — il che equivale, in pratica, a legittimare l’intera infrastruttura nucleare che Washington ha cercato per anni di smantellare con pressioni e sanzioni;
3. Il risarcimento dei danni economici e infrastrutturali subiti a causa della guerra e delle misure coercitive.
Inoltre, Teheran ha già indicato, almeno implicitamente, il meccanismo attraverso cui tali risarcimenti potrebbero essere incassati: l’imposizione di una tariffa per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, l’arteria vitale del commercio mondiale di petrolio.
Questo segna un cambiamento radicale di paradigma: l’Iran non sta più trattando sulla base di una “nuova JCPOA” (l’accordo sul nucleare), ma sposta la discussione su un piano completamente diverso — quello del negoziato geo-economico per il controllo di un’infrastruttura critica dell’energia globale.
Ancora più significativo è il messaggio sottostante: l’Iran si propone come garante della sicurezza regionale, offrendo protezione al traffico marittimo e riscuotendo una rendita in cambio del controllo dello stretto.
Si tratta di un nuovo modello di ordine regionale — e un simile assetto quasi inevitabilmente porterà a un ripensamento profondo dell’intero Medio Oriente: in alcuni casi attraverso ridefinizioni territoriali, in altri persino con la scomparsa o trasformazione di singoli Stati-nazione.
Naturalmente, l’Arabia Saudita non potrà restare passiva di fronte a tale scenario. Riad potrebbe benissimo tentare di ergersi a garante alternativo o parallelo della sicurezza regionale, creando una propria struttura di rendita legata alla protezione delle rotte energetiche. Ma questa è una questione a sé — estremamente interessante — a cui torneremo.
C’è poi un ulteriore livello strategico in questa vicenda.
Se il controllo della regione non sarà più esercitato dagli Stati Uniti, allora sorge un interrogativo cruciale non solo sulla sicurezza, ma anche sulla valuta utilizzata nel commercio energetico. La vendita di petrolio e gas potrebbe progressivamente uscire dalla sfera del dollaro.
E qui emerge, a mio avviso, la domanda centrale: in quale orbita valutaria finirà questo snodo strategico nel nuovo ordine mondiale che si va profilando?
È ancora presto per dare una risposta definitiva. Perché in questo conflitto regionale “a matrioska” — che in realtà è solo un frammento di una guerra globale per l’eredità della globalizzazione — cominciano a intravedersi con sempre maggiore chiarezza i contorni delle future zone economiche e valutarie del mondo multipolare.
AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALL’IRAN. NOTIZIE
Rivista Indipendenza, 13.3.2026
– La Coalizione Epstein (Stati Uniti e Israele) sta colpendo siti storici e culturali del patrimonio nazionale iraniano. Il profilo sociale dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione Islamica pubblica immagini di questi bombardamenti e la distruzione di siti e logistica statunitensi nella regione, affermando: «Voi attaccate il nostro passato, noi attacchiamo il vostro futuro».
– Dopo l’Iran, la Turchia. È la minaccia che l’ex primo ministro del regime sionista, Naftali Bennett, ha rivolto ad Ankara che ha proposto ad Arabia Saudita e Pakistan, dotato di armi nucleari, di creare un «blocco sunnita» che si opponga ad Israele.
– Il regime di Tel Aviv fa disabilitare le telecamere di sorveglianza stradale vicino a strutture governative e di sicurezza per impedire la diffusione di filmati che rivelano le distruzioni causate dagli attacchi missilistici iraniani.
– Gli Stati del Golfo sono costretti a selezionare quali missili o droni tentare di intercettare, a causa della drastica riduzione delle munizioni disponibili. Lo riporta un’inchiesta di Middle East Eye, rilanciata da CBS. L’intensità senza precedenti degli attacchi missilistici e con droni lanciati dall’Iran contro obiettivi legati agli Stati Uniti e ai loro alleati nella regione è divenuta insostenibile. Secondo funzionari statunitensi citati nell’inchiesta, il ritmo delle intercettazioni ha superato di gran lunga la capacità produttiva occidentale. Un ex funzionario USA ha dichiarato che «in pochi giorni sono stati sparati intercettori equivalenti a diversi anni di produzione». I sistemi utilizzati includono soprattutto batterie Patriot e sistemi THAAD. Tuttavia la produzione USA è limitata: circa 600 intercettori Patriot PAC-3 all’anno, una quantità insufficiente per sostenere una guerra di questa intensità. La pressione sulla difesa aerea statunitense ha ormai effetti globali. Washington ha iniziato a ridistribuire sistemi antimissile da altri teatri strategici, inclusa l’Asia orientale. La guerra missilistica moderna consuma rapidamente sistemi difensivi estremamente costosi e prodotti in quantità limitate, mettendo sotto pressione anche le potenze militari più avanzate.
– Il Pentagono ha ritirato tutti e 6 i lanciatori del sistema THAAD dalla sua base a Seongju (Corea del Sud) per trasferirli in Asia occidentale. Lo riferisce la rete sudcoreana YTN.
– I grandi mezzi di comunicazione USA scoprono che il costo effettivo di produzione di uno Shahed-136 iraniano non è di 20mila o addirittura 10mila dollari, come da stime iniziali, ma di soli 7mila dollari. L’Iran possiede enormi capacità industriali e scorte di materiali per produrre armi anche a basso costo in grado di mettere fuori uso radar di difesa missilistica del valore di diverse centinaia di milioni di dollari.
– I Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) stanno valutando la possibilità di utilizzare il siluro supercavitante ad alta velocità Hoot. Lo ha dichiarato Ali Fadavi, comandante di alto livello dell’IRGC. La sua caratteristica principale è la capacità di viaggiare sott’acqua a velocità incredibili per un siluro, raggiungendo i 360 km/h (circa 100 metri al secondo). Un’arma subacquea unica nel suo genere. La gittata di questo siluro è stimata tra i 10 e i 13 chilometri. Si tratta di un avvertimento non troppo velato per le portaerei statunitensi?
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Una analisi del generale italiano Fabio Mini.
Usa-Israele nei guai e sono già pentiti
Il Fatto Quotidiano, 11.3.2026 (pdf)
Qui sotto ottime notizie. Gli aggressori imperialisti, pedofili e razzisti sono stati infatti respinti e mi auguro che lo saranno sempre di più.
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AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALL’IRAN. NOTIZIE
Rivista Indipendenza, 11 marzo 2026, ore 17:30
– Washington Post: consiglieri di Trump premoni perché elabori al più presto una via d’uscita degli USA dalla guerra con l’Iran, con una dichiarazione di successo di obiettivi raggiunti. Wall Street Journal: nella cerchia di Trump serpeggia il panico. Monta, insomma, la preoccupazione su una guerra che non va secondo le aspettative e rischia di durare. Tra le ripercussioni negative l’aumento dei prezzi del petrolio e l’erosione del sostegno tra la base trumpiana con rischi per le elezioni di novembre di metà mandato. Alla Casa Bianca, però, c’è anche la consapevolezza che uscire dal conflitto potrebbe essere più difficile del previsto. Tutti sono rimasti sorpresi delle capacità di resistenza dell’Iran.
– Chris Murphy, senatore USA: «Sono appena venuto da un briefing classificato a porte chiuse di due ore sulla guerra. Ha solo confermato che è totalmente incoerente. Non saremo in grado di raggiungere nessuno dei nostri obiettivi dichiarati … È un disastro di proporzioni epiche».
– L’azienda USA PlanetLabs, su pressioni della Casa Bianca, interrompe per 14 giorni le immagini satellitari per l’Asia occidentale. Giorni fa aveva preannunciato un ritardo di 96 ore. Qualcosa di inedito per l’azienda e lesivo della sua immagine, anche per gli effetti giudiziari-finanziari (violazione degli obblighi contrattuali con i clienti). Si vogliono nascondere il più a lungo possibile i pesanti danni alle basi israeliane e statunitensi a seguito degli attacchi di rappresaglia dell’Iran.
– Dopo il bombardamento israelo-USA di banche iraniane, dal quartier generale militare iraniano si replica: «Il nemico ci ha lasciato la capacità di colpire i centri economici e le banche appartenenti agli Stati Uniti e al regime sionista in Medio Oriente». Si consiglia ai residenti dei Paesi interessati di stare a un chilometro di distanza da queste banche. Teheran ha pubblicato una lista di obiettivi che include gli uffici di Google, Amazon, Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir in Israele, Dubai e Abu Dhabi come obiettivi legittimi. L’Iran ha già colpito e distrutto i data center di Amazon in Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti.
– La nave di ricognizione cinese Liaowang-1, al largo dell’Oman, accompagnata da navi Type 055/052D, dotata di enormi cupole radar, antenne ad alte prestazioni e sistemi di telemetria in grado di tracciare satelliti, missili e persino missili balistici intercontinentali, ovunque sulla Terra, continua a monitorare in tempo reale l’attività nell’area, probabilmente trasmettendo informazioni all’Iran.
– Israele prevede di aumentare il bilancio della difesa di circa 13 miliardi di dollari per finanziare la guerra contro l’Iran. Lo riferisce Bloomberg.
– Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri di Tel Aviv: Israele non è interessato a un conflitto prolungato con l’Iran e la decisione su quando porre termine al conflitto sarà presa in coordinamento con gli USA.
– L’iniziale «euforia» in Israele dopo gli attacchi all’Iran si è trasformata in «delusione», per la stabilità del Paese aggredito. Lo scrive il quotidiano israeliano Ynet, che aggiunge: Netanyahu starebbe iniziando a preparare l’opinione pubblica sulla possibilità che la guerra possa concludersi senza un cambio di potere in Iran. Trump giocherà un ruolo decisivo nella tempistica della fine del conflitto. Pertanto Israele sta cercando di accelerare il ritmo delle operazioni militari mentre la fase attiva della campagna è ancora in corso.
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AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALL’IRAN. NOTIZIE
Rivista Indipendenza, 10 marzo 2026, ore 22:30
– I dirigenti curdi del Governo Regionale del Kurdistan non accolgono la richiesta USA di partecipare agli attacchi contro l’Iran. Axios riferisce le loro principali preoccupazioni: rischio di ritorsioni militari iraniane senza adeguato sostegno militare (inesistenza di antimissili per fronteggiare la reazione iraniana), timore di essere abbandonati dagli USA, come avvenuto in passato, mancanza di garanzie su un eventuale intervento e presenza terrestre statunitense e comunque convincimento che il rovesciamento della Repubblica Islamica è impossibile senza un’invasione terrestre, che la Casa Bianca al momento non sembra intenzionata a intraprendere.
– Dopo il secondo rifiuto degli iraniani a negoziare, Trump rilancia invettive su una «guerra ad oltranza, fino alla fine»: «i leader iraniani sono stati eliminati o stanno contando i minuti che li separano dalla loro eliminazione. Non ci fermeremo finché il nemico non sarà completamente e definitivamente sconfitto». Poche ore dopo dichiara: «la guerra è quasi finita». Spacconeria su una vittoria imminente o disponibilità a cessare gli attacchi? A poco più di dieci giorni dall’inizio della guerra d’aggressione israelo-statunitense, Washington improvvisa mostrando di non avere un piano.
– Mohammad Baqer Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano: «Non stiamo cercando un cessate il fuoco! L’aggressore deve essere colpito duramente, così duramente che non arrivi mai più a pensare di attaccare di nuovo il nostro amato Iran. Il regime sionista vede la sua vergognosa sopravvivenza nel perpetuare il ciclo di guerra-negoziati-cessate il fuoco, poi di nuovo guerra, al fine di consolidare il suo dominio. Noi spezzeremo questo ciclo».
– «Le nostre basi non sono state utilizzate per attaccare l’Iran (…) Come Emirati Arabi Uniti non parteciperemo a nessun attacco contro l’Iran dal nostro territorio e non saremo mai coinvolti». Così l’ambasciatore degli Emirati a Ginevra, Jamal Al-Musharakh, smentendo la stampa israeliana che nelle ultime ore ha parlato di attacchi degli Emirati contro l’Iran. Se sull’ultimo punto è possibile che la reazione iraniana stia inducendo a miti consigli gli Emirati, il suo territorio è stato utilizzato dagli USA. Tant’è che, dopo aver constatato l’efficacia della risposta difensiva inaspettata dell’Iran, che si pensava dovesse cadere in 48 ore o poco più, è solo il 6 marzo che Abu Dhabi vieta alle forze armate USA l’utilizzo del proprio spazio aereo per gli attacchi.
– Larijani a Macron: «La sicurezza dello stretto di Hormuz non sarà garantita dai sostenitori della guerra». Il capo del Consiglio Supremo di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, replica al presidente francese Macron sulla «missione puramente difensiva» che guiderebbe la Francia per consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Larijani, su X: «è improbabile che si possa garantire alcuna sicurezza nello Stretto di Hormuz in mezzo alle fiamme della guerra scatenate dagli Stati Uniti e da Israele nella regione, soprattutto se ciò avviene per mano di soggetti che non sono stati lontani dal sostenere questo conflitto e dal contribuire alla sua escalation».
– Yemen. Mohammed al-Farah (del direttivo degli Houthi): «Mesi prima della guerra avevamo detto che l’America era debole e incapace di sostenere una lunga guerra di logoramento, e che non era più quella di dopo l’11 settembre. E che Trump non è un militare, ma un uomo di spettacolo in cerca di accordi. Israele è al suo punto di massima debolezza, e i continui bombardamenti di Tel Aviv e delle basi statunitensi avranno un impatto negativo sul futuro politico di Trump, Netanyahu e dei loro partiti. Ciò avrà un impatto anche sull’economia globale e statunitense, gravate dal debito, e minerà la fiducia globale nel dollaro come valuta di riserva e sistema di cambio globale. La guerra con l’Iran ha un prezzo alto, e il mondo intero lo sta pagando».
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Da: E ora Trump si aggrappa a Putin per non annegare
Il Simplicissimus, 10.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/10/e-ora-trump-si-aggrappa-a-putin-per-non-annegare/
«Attaccando le installazioni americane in quei Paesi, l’Iran sta dunque minando le fondamenta del dominio coloniale: non solo indebolisce la presenza militare statunitense, ma di conseguenza, gli stessi regimi fantoccio creati per sfruttare più comodamente le ricchezze mediorientali»
IRAN, ARAGHCHI: “BASTA NEGOZIATI CON GLI STATI UNITI DOPO UN’AMARA ESPERIENZA”
Giubbe Rosse, 10.3.2026
Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato a PBS News che parlare o negoziare con gli Stati Uniti non è più all’ordine del giorno, dopo “un’esperienza molto amara” durante i precedenti turni di colloqui nucleari.
“Ci avevano promesso che non avevano alcuna intenzione di attaccarci e che volevano risolvere pacificamente la questione nucleare iraniana e trovare una soluzione negoziata”, ha detto Araghchi. “E invece, hanno deciso di attaccarci. Non credo che la questione di parlare con gli americani … sia di nuovo sul tavolo.”
Araghchi ha poi definito la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran un fallimento.
“Il Piano A è stato un fallimento, e ora stanno provando altri piani, ma anche quelli tutti sono falliti”, ha detto Araghchi.
Ha aggiunto che Stati Uniti e Israele non hanno un obiettivo finale in mente e, quindi, stavano lanciando attacchi indiscriminati contro le aree residenziali. Attaccando le infrastrutture energetiche iraniane, hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi del petrolio, ha detto.
“Non vedo alcun obiettivo ragionevole che stiano seguendo. All’inizio non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi, e ora, dopo 10 giorni, penso che siano senza meta”.
Eh, sì. Il peggiore di tutti è il figlio del mafioso…È un personaggio tremendo, una mummia maligna.
…
DICHIARAZIONI DEL PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI IRANIANO
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha appena concluso una lunga conferenza stampa. Ecco alcuni dei suoi punti chiave:
• Le discussioni su possibili sforzi di mediazione per un cessate il fuoco sono “irrilevanti” fintanto che continua il confronto militare.
• L’Iran continuerà a difendersi.
• L’Iran non ha avviato alcuna azione offensiva contro Turchia, Cipro e Azerbaigian nell’ultima settimana. Al contrario, alcuni attacchi potrebbero essere stati “inscenati”.
• Gli Stati Uniti hanno “silurato” i colloqui diplomatici che erano in corso prima dei loro ultimi attacchi contro l’Iran.
• Gli attacchi aerei USA-Israele sul paese hanno messo a rischio tutte le leggi internazionali.
• Stati Uniti e Israele vogliono frammentare il paese e prendere il controllo delle sue “ricchezze petrolifere”.
• L’Iran è “irremovibile nel mantenere relazioni buone e amichevoli” con i paesi della regione, ma ha anche il “diritto di difendersi” se i territori di altri paesi vengono utilizzati per lanciare attacchi contro di lui.
9 marzo 2026, ore 16:00
AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALL’IRAN. NOTIZIE
– Ismail Kousari, comandante senior dei Guardiani della Rivoluzione iraniani: «Ansarullah, nello Yemen, ha una missione speciale in questa guerra e la compirà al momento giusto. Poi vedremo in quale situazione umiliante si troverà il nemico». Una dichiarazione molto significativa che rimanda ad un coordinamento politico-militare condiviso nella fase attuale tra i diversi soggetti della lotta internazionale anticolonialista in Asia Occidentale.
– L’Institute for the Study of War rileva una significativa riduzione del volume giornaliero di attacchi aerei USA e israeliani contro l’Iran. La prima fase di soppressione totale delle difese aeree e del comando iraniano non si è verificata come previsto, visto l’Iran continua a gestire le difese aeree e la struttura di comando è stata decentralizzata. Stesse considerazioni per altri centri studi (CSIS, Airwars…) che aggiungono che, se l’Iran continua a lanciare missili e droni e ad operare difese aeree fino al punto di abbattere anche droni di alto valore, questa riduzione non è dovuta a obiettivi raggiunti, ma a problemi di pianificazione. Non escludono problematiche di manutenzione degli aeromobili e di scarse scorte di alcune munizioni.
– Funzionari USA al Washington Post: «Finora non vediamo alcun segno di sollevazione popolare in Iran. Non abbiamo osservato alcuna divisione all’interno del governo o delle forze di sicurezza».
– La Cina monitora ogni dettaglio, secondo per secondo, degli attacchi USA contro l’Iran (caricamento delle munizioni, traiettorie dei missili, tempistiche di rifornimento e di difesa antimissilistica…). Le informazioni sulla dottrina operativa militare USA, raccolte da oltre 300 satelliti Jilin-1, confluiscono in un database e processati. Insomma, un attento lavoro di intelligence. Al netto delle informazioni che Pechino e Mosca girano in tempo reale al comando dell’esercito e dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, è evidente che questi dati potrebbero dare alla Cina un vantaggio nella ricerca e nello sviluppo militare per i prossimi decenni.
– Bombardamento israeliano dalla valenza politica molto significativa: il centro culturale russo in Libano, nella zona di Al-Bayad (città di Nabatiya), è stato quasi completamente distrutto.
– Da Gaza a Teheran i bombardamenti indiscriminati di Israele e USA sedimentano a livello globale una presa di coscienza che avrà ripercussioni (geo)politiche. «Non è solo una guerra contro l’Iran, è una guerra contro la Carta delle Nazioni Unite, contro tutti noi, contro la civiltà», ha dichiarato il rinomato esperto di diritto internazionale Alfred de Zayas. Vien da sé che, per far sopravvivere il mondo in pace, gli Stati Uniti e Israele devono essere sconfitti.
– Mosca dura nei confronti dei Paesi arabi. Sergey Lavrov, ministro degli Esteri: «Molte monarchie arabe hanno dichiarato pubblicamente che la situazione non dovrebbe essere spinta verso una soluzione militare e che non avrebbero permesso l’uso del loro spazio aereo. Ma quando tutto è iniziato, nonostante i vostri ripetuti appelli agli Stati Uniti e a Israele, avete condannato le azioni statunitensi e israeliane? Avete condannato il bombardamento di 170 studentesse? Ho sentito che i vostri Paesi, credo anche il Bahrein, stanno pianificando di presentare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con un linguaggio simile a quello che avete appena menzionato. Condannerebbe l’aggressione dell’Iran senza dire una parola sulle azioni degli Stati Uniti e di Israele. Dichiarare semplicemente che l’Iran non ha il diritto di rispondere efficacemente significa che state incoraggiando gli Stati Uniti e Israele a continuare. È illogico».
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