Teocrazia e demenza / 1
Ecco come si esprime un criminale blasfemo, che crede di parlare in nome di un Dio. Trump è soltanto la manifestazione chiara e patologica della bestemmia che gli Stati Uniti d’America sono.
Immaginiamo i capi della Federazione Russa o della Repubblica Cinese pronunciare parole come queste contro un qualsiasi altro Paese e popolo del mondo, contro una delle civiltà più antiche e raffinate della storia euroasiatica.
La stampa atlantista e occidentalista, l’Unione Europea, i capi degli Stati Uniti d’America urlerebbero al terrorismo, al massacro, alla distruzione dei diritti umani.
A parlare è invece il capo dell’egemone, della potenza mortale del XXI secolo. E dunque silenzio assoluto.
Ecco, un evento come questo mostra da solo – anche se non ci fosse tutto il resto – il grado di servilismo politico e di perversione antropologica dell’occidente. L’ipocrisia morale è soltanto un effetto collaterale di questa decadenza della civiltà anglosionista.
L’informazione dell’Unione Europea e i sudditi che essa plasma sono responsabili dell’orrore e del genocidio, a Gaza e altrove, quanto gli imperialisti USA e i razzisti di Israele. Come ha scritto Francesco Accardo: «Che stanotte succeda qualcosa o non succeda nulla, il silenzio dei vertici europei dopo le inaudite minacce di Trump è un’onta incancellabile. Vigliacchi e traditori dell’Europa».
Esatto. I servi sono infatti causa del male quanto lo sono i barbari, con in più la vergogna della servitù complice, inetta, miserabile. L’Unione Europea è questo nulla della dissoluzione.
Nei suoi interventi il collega Andrea Zhok esprime e riassume perfettamente ciò che penso degli Stati Uniti d’America, di Israele, dell’Iran. Mi affido quindi ad alcune delle sue efficaci parole. I grassetti sono miei.
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Ricapitolando
Andrea Zhok, 6.4.2026
L’Unione Europea nel 2012 ha messo sotto severe sanzioni l’Iran, seguendo la scia delle sanzioni statunitensi che risalgono alla nascita della Rivoluzione islamica (1979). Le sanzioni includono il divieto di importazione, acquisto e trasporto di petrolio greggio e prodotti petroliferi iraniani. Le motivazioni ufficiali per le sanzioni sono sempre altamente umanitarie: le violazioni dei diritti umani.
Dal 2022 l’Unione Europea ha avviato una serie di sanzioni di pesantezza crescente nei confronti della Russia, primo fornitore energetico dell’Europa. Anche qui, di fronte alle osservazioni di schietto buon senso, che osservavano come un’area di trasformazione industriale come quella europea, priva di rilevanti risorse energetiche, avrebbe dovuto operare per una rapida chiusura del contenzioso e non per un muro contro muro, la risposta ufficiale ha percorso le usuali linee di alta inflessibile idealità. Non si poteva transigere perché la libertà, la difesa della sovranità ucraina, la violazione del diritto internazionale…
[…]
Si potrebbe a questo punto concludere che l’Unione Europea sia guidata da anime belle, incapaci di qualunque ragionamento in termini di realismo politico, tragicamente disinformati su ciò che avviene in paesi terzi, ma almeno vigorosamente mossi da una moralità integerrima e restia ad ogni compromesso.
Poi, però il quadro si confonde un tantino. Tra il 2023 e il 2025 Israele ha sterminato almeno 70.000 civili palestinesi, ha raso al suolo gran parte della striscia di Gaza (con la scusa della presenza di Hamas), ha sfollato interi quartieri della Cisgiordania (senza la scusa di Hamas, visto che lì non c’è), ha arrestato indiscriminatamente e detenuto a tempo indeterminato, ha sparato con cecchini su bambini, ha violentato carcerati e assolto i violentatori, ha bastonato sistematicamente esercenti in Cisgiordania con la copertura della polizia, ecc. ecc.
Sanzioni europee non pervenute. Saranno stati distratti, c’era l’Eurovision.
Nel giugno 2025 Israele e USA hanno attaccato unilateralmente la Repubblica Iraniana, assassinando numerosi scienziati iraniani con le loro famiglie, facendo esplodere interi caseggiati, radendo al suolo quartieri e infrastrutture. L’attacco avviene senza dichiarazione di guerra, senza alcun mandato o consenso internazionale, insomma in piena e sfacciata violazione di ogni diritto internazionale.
L’Unione Europea, tuttavia, sembra seriamente occupata in un torneo di padel e non trova il tempo per muovere non dico sanzioni, ma neanche un sommesso rimprovero agli aggressori. L‘intransigenza morale ora latita.
Nel marzo 2026 Israele ed USA aggrediscono nuovamente l’Iran, ne assassinano il leader spirituale, uccidono nei primissimi giorni 168 bambine in una scuola, nelle settimane successive colpiscono oltre 600 scuole, ospedali, poli universitari. La distruzione è in corso.
Ma a marzo l’Unione Europea deve avere il torneo di bridge e dunque di sanzioni, o comunque di reazioni politiche degne di nota, neppure l’ombra.
Oggi a primavera 2026 l’Europa riceve il grosso del suo fabbisogno energetico dagli USA (che ha violato ogni forma di diritto internazionale e ogni espressione di diritti umani) e da quel che ancora arriva dai paesi del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita (la cui documentazione in termini di diritti umani, secondo tutte le agenzie internazionali – per lo più con sede negli USA – è ampiamente peggiore di quella iraniana.)
Ora, mentre le popolazioni europee iniziano a subire l’onda dell’inflazione, della stagnazione, della deindustrializzazione, in ordine sparso i vari leader europei si mostrano sui social o in TV per “manifestare grande preoccupazione”, per suggerire di “usare poco l’auto e lavorare in remoto,” per “prepararsi a tempi duri”.
Ecco, ricordo sommessamente che nel codice italiano esistono pene specifiche per attentati contro l’integrità, indipendenza e unità dello Stato, per intelligenza con il nemico, e per infedeltà negli affari di Stato.
Anche se, certo, la ghigliottina presenta tutt’altro fascino.
Andrea Zhok, 7.4.2026
1) Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump:
“Un’intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più. Non voglio che succeda, ma probabilmente succederà.” [A whole civilization will die tonight, never to be brought back. I don’t want that to happen, but it probably will.”]
2) Il ministro della sicurezza nazionale israeliana Ben Gvir:
“Gli ho già preso tutto [ai Palestinesi]. Ora voglio togliere la vita anche a quei terroristi. È giusto, è equo, e accadrà.”
Il prossimo che oserà ripetere roba tipo: “Israele-unica-democrazia-del-Medio-Oriente” / “Stati-Uniti-leader-della-democrazia-occidentale”, sappia che non troverà più solo parole in replica.
Credo che le spiegazioni abbiano fatto il loro tempo.
Non è possibile che tutti paghino sempre per l’indottrinamento dei cretini.
[…]
E sia chiaro che a questa catastrofe ci hanno portato non Trump, non Netanyahu – che fanno benissimo gli affari propri – ma le nostre politiche e l’ottusità di un elettorato incapace di uscire da schematismi retorici, un elettorato che ha consentito per almeno trent’anni a personaggi inguardabili di distruggere l’Italia e l’Europa.
Abbiamo giocato per tre decenni una partita tutta di contrapposizioni “simboliche”, di fuffa sovrastrutturale, ci siamo preoccupati dei cessi unisex, dello schwa, di vietare moschee, di fare la faccia feroce con i poveracci, ci siamo riempiti la bocca di diritti umani e diritto internazionale – se e quando lo ordinava il padrone oltreatlantico – e su ciò abbiamo organizzato fuochi d’artificio dialettici nei Talk Show.
A chi parlava di sovranità alimentare, monetaria ed energetica si è risposto dandogli del fascista o del rossobruno.
A chi criticava quella demenza criminale della “austerità espansiva” si dava del populista.
E ora, come rimanenza di quella lunga stagione ci resta solo una fragilità indifendibile, che porterà a fondo tutti (tranne quella manciata di oligarchi con conti cifrati all’estero, che rientreranno solo a bocce ferme, per comprarvi la casa come nuda proprietà).
Andrea Zhok, 8.4.2026
Come temuto e previsto, Israele non ha alcun interesse ad accettare né una tregua né una pace.
D’altro canto, se non fosse stato per le pressioni israeliane, questo mattatoio non avrebbe neanche avuto inizio, visto che per gli USA l’intera operazione era solo un onere (magari per i giochini in borsa di Trump no, ma Trump non governa da solo).
Appena posatasi la polvere dopo l’inizio ufficiale della tregua, Israele ha effettuato il suo più massiccio bombardamento di sempre sul Libano.
Le immagini di morte e distruzione da Beirut sono apocalittiche.
Una volta di più Israele si dimostra come la più costante minaccia alla pace e alla convivenza tra i popoli della regione.
Un’immagine simbolica di tutto ciò era ieri il rabbino capo della comunità ebraica iraniana che inveiva contro Israele, dopo che l’aviazione dell’IDF aveva distrutto la sinagoga di Teheran e la biblioteca adiacente. Le sue parole sono state: “Non ci perdoneranno mai di essere ebrei antisionisti.”
Israele, con il suo fanatismo, con il suo potenziale militare, con il suo suprematismo etnico, è una minaccia esistenziale per il mondo intero.
L’Iran non abbandonerà il Libano alla sua sorte, dunque se gli Usa non riescono a porre un freno alla frenesia idrofoba di Netanyahu, la guerra riprenderà a breve.
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L’Iran ha resistito, l’Iran sta resistendo. Un popolo che si comporta in questo modo costituisce una comunità che la finanza nichilistica degli USA e di Israele potrà distruggere, forse, ma non potrà sconfiggere.
Rivista Indipendenza
Dal Notiziario del 7 aprile 2026, ore 23:00
– L’atmosfera nelle strade di tutto l’Iran è incredibile. Molti iraniani aspettano la scadenza dell’ultimatum di Trump nelle piazze. Le manifestazioni in favore della Repubblica Islamica e delle forze armate si susseguono ininterrottamente in moltissime piazze del Paese dall’inizio della guerra, nonostante le esplosioni, nonostante i bombardamenti aerei. A fronte delle minacce della Casa Bianca di distruzione totale delle infrastrutture del Paese, 14 milioni di civili iraniani si sono iscritti in apposite liste per difenderle con i loro corpi e si sono detti disposti ad imbracciare le armi.
Teocrazia e demenza / 2
E infine arriviamo al cuore nero di tutta la vicenda e della storia. Israele sta continuando i suoi massacri in Libano, tregua o non tregua. Si tratta infatti di uno Stato senza onore, senza misura, si tratta di una entità fondamentalista che è molto pericolosa per tutti.
Trump e Netanyahu sono soltanto i capi attuali degli Stati Uniti d’America e di Israele, sono individui ma gli individui e i loro nomi passano. Il genocidio dei palestinesi dura da ottanta anni, attuato con tutti i capi di governo inglesi, israeliani e statunitensi, a qualunque colore e formazione politica appartenessero. Sino a quando non capiremo che il male non sono questo o quel capo ma sono gli USA e Israele, non avremo scampo.
Politica ed economia rappresentano un orpello, per quanto robusto. La sostanza è il progetto biblico della Grande Israele, la realtà è la guerra di religione dei criminali teocratici anglosionisti.
Gli esseri umani non ebrei sono infatti dei גוים, dei goyim, dei gentili, e la loro vita (la nostra vita) non vale nulla rispetto a quella di un membro del Popolo Eletto.








I ‘nodi’ del Memorandum USA-Iran
RivistaIndipendenza, 15.6.2026
The Atlantic: «Trump festeggia, mentre l’America capitola. L’accordo di pace [in realtà solo un Memorandum d’Intesa, ndr] con Teheran è una vittoria per l’Iran». Canale 13 (israeliano): «Dopo due guerre con l’Iran, non abbiamo ottenuto una vittoria strategica né in Iran né in Libano». Ieri l’autogol di ‘Bibi’ Netanyahu: aver ordinato il bombardamento di Beirut sud per far saltare il banco, cioè il Memorandum d’Intesa tra USA e Iran in via di negoziazione. Quando Qalibaf, Presidente del Parlamento iraniano, ha annunciato, in conseguenza degli attacchi, la sospensione dei negoziati e Teheran annunciava una dura risposta militare, Trump si è precipitato ad implorare Teheran di non farla. Ha dovuto accettare richieste che, fino a quel momento, come riferito da membri della delegazione iraniana, non erano nel testo definitivo del Memorandum e di cui si discuteva: quindi, revoca immediata (invece che entro 30 giorni) del blocco USA dello Stretto di Hormuz, regolamentazione giuridica tra Iran e Oman per il passaggio nello Stretto, ritiro completo delle forze israeliane dal Libano.
Dopo un anno, USA e Israele escono con le ossa rotte dalla guerra a due fasi (“dei 12 Giorni”, giugno 2025, e “del Ramadan”, da febbraio 2026): nessun obiettivo raggiunto. Peggio ne esce Israele ma non è che gli USA possano dire di uscirne granché meglio: ridimensionati nella strategica area del Golfo, fallito il controllo dei corridoi energetici in funzione soprattutto anti-cinese, discredito a livello mondiale per la forte opacità politico-militare dimostrata.
La Repubblica Islamica dell’Iran ne esce a testa alta e rafforza la credibilità del suo ruolo: ha tenuto testa ad una coalizione di Stati guidati da potenze militari come USA e Israele. Ha subìto morti, distruzioni, mancati introiti energetici, ma ha vinto. La prospettiva di una ripresa del conflitto non è affatto archiviata ma chi vorrà di nuovo attaccarla, dovrà ricordare questi mesi.
A Teheran, anche tra le massime autorità, il Memorandum non rappresenta un atto di fiducia negli Stati Uniti ed anzi, visti atti pregressi, vige nei suoi confronti un clima di sfiducia totale. Quand’anche venga firmato (si parla di venerdì 19 giugno) fungerebbe da premessa in termini di punti da affrontare ed impegni da assumere preliminarmente all’avvio di negoziati, anch’essi scadenzati temporalmente. Insomma, si tratta di una ‘tregua accidentata’ che non è una pace a tutti gli effetti. Stante poi la siderale lontananza degli obiettivi strategici, solo salvo cedimento di una delle parti sarà raggiungibile. C’è già il grande nodo del Libano: per Teheran è una «linea rossa» (Israele deve lasciare i territori occupati) e da Tel Aviv governo e partiti sionisti all’opposizione di Netanyahu dichiarano che Israele non si considera vincolato al dossier del Libano nel Memorandum, che mai si ritirerà dai territori occupati in Libano, così come da quelli in Siria o nella Striscia di Gaza o in Cisgiordania.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di porsi come garanti del rispetto dei punti del Memorandum. Già solo sul Libano, quindi, si pone per Washington un ‘nodo’ molto difficile da sciogliere. Al netto di ulteriori considerazioni da fare, tutto ruota intorno ad un ‘nodo’ ancor più di fondo, e cioè al futuro delle relazioni tra USA e Israele. Allo stato, come dato di fatto, emerge una ‘caduta’ della supposta onnipotenza di condizionamento della politica USA da parte di Israele. Non dei forti intrecci assolutamente acclarati che li legano, ma proprio dell’egemonia assoluta d’indirizzo che Tel Aviv eserciterebbe su Washington. Se mai è esistita, certo non avrebbe dovuto portare nemmeno a questo Memorandum.
https://t.me/rivistaindipendenza
Da: La commedia dell’assurdo
il Simplicissimus, 13.6.2026
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Il teatrino è sempre aperto, l’atroce avanspettacolo continua. Trump dovrebbe avere il premio Nobel non per la pace che non si sogna nemmeno di perseguire, nemmeno quando sarebbe costretto dalla realtà a farla, ma per la letteratura fantastica o il teatro dell’assurdo. In sole 48 ore è stato capace di dar vita a una ridda di antinomie che potremmo condensare in questo raccapricciante elenco:
C’è anche chi si è preso il disturbo di contare tutte le volte che The Donald ha annunciato la pace negli ultimi tre mesi: 39 volte e almeno altrettante ha annunciato lo guerra e tutto questo senza tenere nel minimo conto ciò che diceva l’Iran, nonostante Teheran smontasse tutte le volte le versioni fornite dalla Casa Bianca agli americani e purtroppo anche a tutti gli occidentali. Ma in questa densa e incessante produzione letteraria del genere fantasy, ha trovato modo di dire anche una verità, quando ha urlato al signor Benjamin Mileikowsky, alias Netanyahu “Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo”, riferendosi alla decisione del premier israeliano di colpire Beirut, anzi sarebbe meglio dire i condomini di Beirut, certamente una grande minaccia militare per Tel Aviv.
Questo è in realtà assolutamente vero. In passato, quando l’entità sionista compiva azioni impopolari, incassava i colpi d’immagine e andava avanti, aiutata dai miliardari ebrei che avevano man mano messo le mani sulla maggior parte dei media e intimidito i rimanenti. Ma adesso la realtà è diversa, nonostante i sionisti cerchino di acquisire sempre più spazi di comunicazione ( gli ultimi fatti salienti sono l’acquisto di TikTok da parte di Larry Ellison, proprietario di Paramount, Cnn, Hbo, WarnerBros, Mtv e la successiva acquisizione della Cbs) chi ha meno di 60 anni si informa altrove ed è stato colpito sia dai video Lego iraniani, sia dai paesaggi di distruzione di Gaza o dalle clip di atrocità varie come quelle dei soldati come soldati israeliani che si vantano di sparare ai bambini oppure di indossare le mutandine delle donne che hanno ucciso. Di certo non saranno gli speaker delle tante Tele Mossad in giro per l’Occidente, né le suadenti labbra delle canottate dell’informazione mainstream, a cambiare questa condanna che sta sempre più crescendo all’interno delle nostra società.
Crimini contro l’umanità.
La spirale mediorientale ricomincia. E l’Europa non ha uscite
Pino Cabras, 8.6.2026
La situazione di relativo stallo nel Golfo della guerra iniziata dalla coalizione Epstein con l’aggressione all’Iran passa ora a una nuova fase.
In questi mesi di blocco intermittente di Hormuz, Trump ha detto letteralmente di tutto per cercare di distrarre dalla sostanziale sconfitta statunitense che ha dato le carte in mano a un Iran niente affatto remissivo e indisponibile a una sistemazione dei contenziosi e delle garanzie di sicurezza che non abbia una grande portata strategica.
Sempre in questi mesi, il padrone di Donald ha ampliato l’area geografica dei suoi crimini di guerra: mentre continuava i suoi massacri su Gaza, intanto che intensificava le soperchierie e le violenze in Cisgiordania, aumentava pure la pressione sul Libano, con l’invasione del Sud, la demolizione di decine di città e villaggi, i bombardamenti a tappeto su Tiro e Beirut, spesso con la tecnica criminale del doppio colpo per far strage dei soccorritori accorsi al primo colpo.
Gli iniziatori di questa guerra, mentre cianciavano di cessate il fuoco in presenza di sue continue e strafottenti violazioni, non potevano che essere trattati come soggetti totalmente inaffidabili. La loro parola non solo non valeva niente, ma si evidenziava come mero strumento di ulteriori e pericolosi inganni di cui scoprire continuamente il sottotesto.
Il realismo politico deve essere l’unica bussola per capire come si muovono gli attori in gioco. L’Iran vuole estirpare la costante e violentissima pressione di chi lo minaccia da quasi cinquant’anni e quindi interpreterà ogni atto, inclusa la ferocissima aggressione di Israele al Libano, come parte di un’unica scacchiera regionale: un ragionamento militarmente e politicamente inevitabile, tecnicamente ineccepibile.
Prevedo già le posizioni del governo italiano e delle altre cancellerie dei Maggiordomi Assortiti Europei. Dopo aver assecondato i massacri in Libano consentendo alla banda di suprematisti del Sionismo Reale di compromettere qualsiasi ordine del Medio Oriente, adesso considereranno inaccettabili le azioni dell’Iran e plauderanno alla nuova ondata di aggressioni di Bibi il Genocida arrogandosi di considerarle legittime e rinunciando a qualsiasi leva diplomatica, proprio mentre le opzioni iraniane possono mettere in ginocchio la sicurezza energetica occidentale.
I maggiordomi si presentano a questo appuntamento con la storia completamente disarmati sul piano energetico: hanno abbandonato il gas russo senza costruire alcuna alternativa credibile. Se Hormuz si chiude davvero, se il Golfo viene devastato, non c’è all’orizzonte un Piano B: solo il conto da pagare per anni di sudditanza geopolitica travestita da principio.
Quale immenso prezzo personale deve pagare l’unico in grado di fermare i boia di Tel Aviv, ossia Trump? Può farlo, ma per lui avrà un prezzo davvero enorme.
Una metastasi.
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Fonte: @AnnaDeMilanese
https://x.com/AnnaDeMilanese/status/2063529295998283834
Questo non è un resort di lusso. Sazan – l’isola albanese nello Stretto di Otranto – è il cancello marittimo tra Adriatico e Mediterraneo. 3.600 bunker atomici. 15 chilometri di tunnel. Ex banchine per sottomarini sovietici. L’isola controlla chi controlla l’Adriatico.
E chi la compra? Kushners Affinity Partners – finanziato al 99% dall’Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. 157 milioni di dollari di commissioni da fondi sovrani stranieri. Lo conferma la Commissione Finanziaria del Senato USA sotto il senatore Wyden.
E chi guida il team? Nessun manager alberghiero. Solo ex agenti segreti ed ex funzionari governativi dell’amministrazione Trump. Il generale Miguel Correa – ex direttore per gli affari del Golfo nel Consiglio di Sicurezza Nazionale.
Co-architetto degli Accordi di Abramo. Kevin Hassett – ex presidente del Consiglio dei Consiglieri Economici della Casa Bianca. Chad Mizelle – ex capo procuratore ad interim del Dipartimento della Sicurezza Interna. John Rader – ex Consiglio di Sicurezza Nazionale. Nick Butterfield – ex coordinatore vicario per le politiche alla Casa Bianca.
Senatore Wyden: La presenza del generale Correa „solleva preoccupazioni riguardo alla clausola sugli emolumenti della Costituzione.” Questo non è un resort. Questa è un’operazione geopolitica – finanziata da stati del Golfo – su una ex base militare sovietica – nel cuore dell’Europa.
Da: Il cinquantunesimo Stato
il Simplicissimus, 7.6.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/06/07/il-51-stato/
«Fratelli di sangue e di strage. […] Siamo di fronte al caso di un Paese che nemmeno esisterebbe senza i massicci aiuti americani capace però di condizionare in maniera pesantissima Washington».
La sconfitta è orfana: Israele e Usa cominciano a beccarsi
il Simplicissimus, 10.5.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/05/10/la-sconfitta-e-orfana-israele-e-usa-cominciano-a-beccarsi/
La vittoria unisce, ma la sconfitta divide. E così adesso israeliani e americani cominciano vicendevolmente ad accusarsi di aver creduto che sarebbe stato facile abbattere il regime iraniano e così mettere fuori gioco una potenza regionale che dava fastidio, con la sua stessa esistenza, sia a Washington che a Tel Aviv. Joe Kent, ex direttore dell’antiterrorismo statunitense, dimessosi recentemente in polemica con Trump, sostiene che, ancor prima dell’inizio della guerra in Iran, la comunità dell’intelligence statunitense concordava sul fatto che la Repubblica Islamica non stesse sviluppando un’arma nucleare e che in caso di conflitto ci sarebbe stata la chiusura dello stretto di Hormuz. Non solo ma che l’attacco e l’uccisione della leadership iraniana non avrebbe portato a un cambio di regime, ma anzi a un suo rafforzamento.
Allora perché The Donald avrebbe ugualmente deciso di attaccare? La risposta più gettonata è perché Netanyahu lo ha convinto e anzi ricattato, spingendolo a un passo che il presidente in realtà non voleva fare. Ma in Israele questa risposta viene ormai apertamente contestata. Israel Hayom, che poi vorrebbe dire Israele Oggi, di proprietà della miliardaria, Miriam Adelson, naturalizzata americana, contesta questa tesi e del giornalista che ha scritto l’articolo sostiene che “le notizie pubblicate, tra gli altri, dal New York Times e dal Washington Post, secondo cui Netanyahu avrebbe trascinato Trump e gli Stati Uniti in guerra, in parte sostenendo che il regime potesse essere rovesciato, sono palesemente errate. Le conversazioni che ho avuto indicano che almeno alcuni alti funzionari dell’amministrazione Trump, e lo stesso Trump, erano coloro che ritenevano possibile il rovesciamento del regime, mentre il team israeliano presentava una valutazione molto più cauta sulla questione”. Dunque la tesi che viene da Tel Aviv, ma anche dall’interno degli Usa, vista la particolare collocazione dell’editrice del giornale che è quanto meno portavoce delle istanze della lobby sionista, è che l’idea di un colpo d’ariete che avrebbe fatto crollare la volontà iraniana di resistere, sia in qualche modo nata all’interno di quell’orribile misto di sionisti cristiani e militari dilettanti di cui The Donald si è circondato.
Insomma gli americani accusano Israele e Israele accusa gli americani e qui non è tanto importante capire chi abbia ragione, se pure si possa trovare un qualche ragione nella follia, ma che stia nascendo una polemica che di per sé denuncia il senso di sconfitta: se la vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana e i protagonisti vogliono ad ogni costo disconoscere il frutto della colpa. Il fatto che stia nascendo questa polemica è la prova provata che la densa e amara nuvola del fallimento si va addensando sulle teste dei protagonisti dell’aggressione del tutto ingiustificata all’Iran e tutti ora cercano di dare la colpa agli altri. D’altronde i due governi hanno combinato un disastro così clamoroso e si sono esposti a un fiasco di dimensioni così epocale che viene naturale cercare di non essere visti come i responsabili. La guerra in Iran segna in effetti il crollo dell’unipolarismo statunitense cui era strettamente collegato il delirante progetto della Grande Israele. Ora questi sogni si sono rivelati un incubo e demarcano la fine di un’era, senza tuttavia ancora lasciare spazio a un futuro. E per una ragione: che ormai il futuro è altrove.
Casa Matta
il Simplicissimus, 17.4.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/04/17/casa-matta/
Probabilmente ci sarà un nuovo attacco all’Iran semplicemente perché Trump che, secondo alcuni allarmanti report dalla Casa Binaca ormai dà di matto, non sa vedere altra strada per non apparire sconfitto. Ha bisogno di un Armageddon, di un letale spettacolo di fuochi artificiali americani per ritirare le truppe dal Medio Oriente. E se anche qualcuno nel suo entourage la vedesse non gliela illustra perché il personaggio confabula ad alta voce, per nonnulla perde la pazienza, urla, sbraita e licenzia. A questo si aggiunga che il Pentagono nel tentativo di preservare la propria fama di invincibilità, si è lanciato in una campagna di disinformazione nella quale propria sulla propria chiusura del Golfo Persico, riuscendo persino a superare in fantasia il regime neonazista di Kiev. In realtà gli Usa non hanno chiuso un bel nulla e non sono in grado di farlo perché non hanno il numero di navi necessarie a farlo, le devono tenere ad almeno mille chilometri di distanza per timore dei missili balistici iraniani da difesa costiera. Addirittura la portaerei George Bush che avrebbe dovuto appoggiare l’aggressione all’Iran e allontanatasi dalle sue basi non ha osato traversare il Mar rosso e lo stretto di Suez, preferendo circumnavigare l’Africa.
E mentre si avvicina sempre più a gran passi una depressione globale, comincia ad apparire chiaro, persino agli americani che di solito non sono un miracolo di acume e che sono, mediamente lontanissimi da essere le aquile che hanno scelto a loro simbolo, che che la guerra contro l’Iran non ha nulla a che vedere con i reali interessi nazionali o di sicurezza americani ed è stata celata da una rete di menzogne e dissimulazioni a dir poco inverosimili per nascondere la verità, ovvero il controllo che i sionisti esercitano sia su Trump che su gran parte del Congresso, al punto che Netanyahu si vanta di avere il vicepresidente Vance e lo staff della Casa Bianca che “rispondono a lui quotidianamente”. Il clima di follia escatologica è così denso che si traglia col coltello. Dopo l’attacco al Papa, colpevole di invocare la pace, il cardinale Christophe Pierre, massimo rappresentante diplomatico del Vaticano negli Stati Uniti, dove ha ricevuto un “severo rimprovero” e l’avvertimento che, se il Papa non si fosse comportato in modo adeguato, ci sarebbero state ritorsioni con l’impiego della superiorità militare degli Stati Uniti. Ma non è la prima volta che accadono cose di questo genere: a gennaio, Pierre era già stato avvertito che gli Stati Uniti hanno la potenza militare per fare “ciò che vogliono” e che Papa Leone, il primo pontefice nato in America, “farebbe meglio a schierarsi dalla loro parte” riguardo all’ingerenza statunitense in America Latina.
Curiosamente, la notte successiva alla visita di Pierre al Pentagono, è arrivata una minaccia di bomba contro il fratello del Papa in Illinois, forse con l’intento di mandare un sinistro messaggio. Non è certo una cosa che mi stupisca più di tanto: è nell’ambiente americano che è stata attribuita a Stalin la celebre frase – quante divisioni ha il Papa? – che ovviamente il leader sovietico non ha mai pronunciato e che invece riflette benissimo la mentalità di Washington.
Così il delirio di onnipotenza si scontra con quello di impotenza delle armi convenzionali, cosa questa estremamente pericolosa perché un uomo in quelle condizioni ci potrebbe mettere meno di un minuto a pigiare il bottone rosso, senza dover chiedere nulla a nessuno. È vero che teoricamente spetterebbe al Congresso deliberare una dichiarazione di guerra, ma gli Usa, poche volte nella loro storia hanno fatto tali dichiarazioni ufficiali, quindi siamo nelle mani di un disturbato senile che crede di liberare la strada al ritorno di Gesù. In realtà Trump era proprio l’uomo che serviva al globalismo, anche se si è presentato come libertador contro di esso: intanto ha già provveduto a creare le premesse di una depressione planetaria e di un nuovo straordinario arricchimento per i soliti noti e nel contempo sta dimostrando a tutto l’Occidente cosa succede quando si cerca di uscire da certe grinfie ideologiche. È bastato semplicemente nascondere i fili del burattinaio
Il sosia di Adolf Eichmann sempre più identico al suo modello, in parole, opere e aspetto.
Ecco, gli USA sono solo dei mafiosi internazionali, sono degli assassini.
Pino Cabras, 12.4.2026
Sul Washington Post dell’8 aprile compare un editoriale firmato da Marc A. Thiessen, dal titolo “Iran thinks it has leverage. Here’s how Trump can prove it wrong”, ossia: L’Iran pensa di avere una leva negoziale. Ecco come Trump può dimostrargli che si sbaglia.
Il pezzo compare su una delle testate più rappresentative dell’establishment americano e Thiessen non è un opinionista qualsiasi. A suo tempo, scriveva i discorsi di Donald Rumsfeld — il superfalco del Pentagono negli anni della guerra in Iraq — e poi quelli di George W. Bush nei tornanti più caldi della “guerra al terrore”. È uno dei tecnici della retorica che ha contribuito a costruire per un quarto di secolo quella stagione di interventi militari presentati come necessità strategiche e poi rivelatisi catastrofi a largo raggio (ma non per i produttori di armi).
Il passaggio centrale dell’articolo merita di essere citato per intero:
«Quarto, condurre una raffica finale di attacchi mirati contro la leadership, eliminando i funzionari iraniani che erano stati risparmiati ai fini dei negoziati. Bisogna far capire ai leader iraniani che le loro vite dipendono letteralmente dal raggiungimento di un accordo negoziato gradito a Trump. Se si rifiuteranno di farlo, saranno uccisi.»
Poche chiacchiere. Thiessen propone, con linguaggio piano e manageriale, che gli Stati Uniti usino la minaccia di morte come strumento ordinario di negoziazione diplomatica. Lo scrive su un giornale, con nome e cognome, e il giornale lo pubblica.
Quello che colpisce non è la brutalità in sé – la politica americana ha una lunga storia di assassinii mirati, da Lumumba a Soleimani, per non parlare di tutte le vendette consumate, da Saddam a Milosevic a Gheddafi – quanto la disinvoltura con cui viene formulata. L’omicidio politico non figura come “extrema ratio”, bensì come quarto punto di una lista di raccomandazioni, con lo stesso tono con cui si suggerisce una mossa commerciale. È stata metabolizzata l’idea che eliminare fisicamente dirigenti di altri paesi sia un’opzione legittima, perfino rispettabile.
Tutto questo arriva mentre la posizione americana nei confronti dell’Iran è tutt’altro che di forza: Washington non ha piegato Teheran, i margini di errore si sono ridotti, e in questo contesto la vecchia scuola neocon torna a offrire la stessa ricetta — escalation, coercizione, minaccia esistenziale — che negli ultimi venticinque anni ha prodotto instabilità su instabilità.
Il fatto che queste idee trovino spazio come normale contributo al dibattito su una testata di impatto mondiale dice qualcosa sul perimetro di ciò che, nel cuore del potere americano, è considerato dicibile.
Ecco chi comanda, ecco la fonte del terrore e della guerra.
Che Trump e il governo USA siano ricattatati dai sionisti genocidi è cosa del tutto evidente.
L’idiota e il genocida
Il Cristo in bocca
Pierangelo Buttafuoco
Barbadillo, 10.4.2026
Fonte: https://www.barbadillo.it/129645-ilpunto-di-p-buttafuoco-trump-e-la-guerra-in-iran-come-se-fosse-alla-consolle-di-un-videogame/
Il Cristo in bocca e il Fuck off in canna. Quella del fucile va da sé. Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra.
Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.
Sulle note della Macarena fa bum-bum sulla Persia e uno dei suoi bum è andato a segno: sulla scuola elementare femminile Shajareh Tayebeh a Minab. Sono morte oltre 150 bambine, ed è un fatto – questo – che già dieci anni fa, per affrontare l’orrore, per mesi e mesi avrebbe impegnato il dibattito pubblico nel mondo libero altrimenti detto “società aperta”.
Ne avremmo conosciuto le fotografie delle bambine, le loro storie, gli istanti ultimi della loro vita e, invece, niente: il Cristo è in bocca a Donald, il Fuck off è sempre in canna al Pentagono. E tutti noi, tutte scimmiette, ce ne restiamo tutti zitti, ciechi e sordi rispetto al comandante della Casa Bianca che i suoi – Diocenescampi – paragonano a Gesù vilipeso, offeso e infine vincitore. E magari ripetono la scena tutta di empietà della preghiera con lui al centro, compenetrato, con lui che se ne sta con gli occhietti socchiusi, il labbruzzo devoto, le mani giunte e il vaffanculo da elargire ai bastardi mentre intorno a lui, nugoli di bimbetti vanno a caccia delle uova di Pasqua.
Tutte scimmiette, tutti noi del mondo libero altrimenti detto “società aperta”. A far la guerra ai cattivi viene facile. Si sovrabbonda di notizie e di allerta sul pericolo che viene da Oriente. Coi cattivi dell’Asse del Male – Russia, Iran, Corea del Nord, Cina e perfino Turchia – ci si lava la coscienza, tutta di ditini alzati. E deve esserci qualcosa nell’acqua che beviamo, o forse sono le scie chimiche, o magari gli Ufo che secondo il vicepresidente degli USA Vance sono demoni a far reset in tutti noi – tutte scimmiette – se poi nell’orgia della guerra globale in corso non ci accorgiamo dell’inaudito. Adesso, nella conclamata società aperta, c’è questo fatto della pena di morte per selezione etnica. Specificatamente palestinese, manco a dirlo.
Un esaltato, ministro del governo israeliano, ha anche brindato a favore di videotelefono per festeggiare il boia. In Italia, invece, Ernesto Galli della Loggia, con un editoriale sul Corriere della Sera ha coraggiosamente preso posizione contro questa barbarie ma quel che sorprende – tutti noi, scimmiette – è che non c’è alcun raccapriccio altrove, nessuna denuncia nel cosiddetto mondo libero che muova la coscienza dei governi tutti dalla parte del Bene col B maiuscolo, tutti ideologicamente pur eredi della Dea Ragione, dell’Illuminismo e del laicismo il cui esito di emancipazione dovrebbe essere quantomeno kantiano, nel senso della pace perpetua. Per non dire dello stato di diritto, l’inatteso iure. Ma è solo e soltanto bum-bum. Sempre col Cristo in bocca per quanto riguarda Donald Trump, intriso di cristianismo strumentale, quello tipico degli “atei devoti”, sempre circondato da allucinati, da troppi entusiasti in una così mortalmente triste commedia e da una società aperta – quella del mondo libero, il nostro – irrimediabilmente zitta, cieca e sorda.
Ma io non ce l’ho con te, si potrebbe dire a Donald Trump. Per poi concludere – con Ettore Petrolini – “ce l’ho con quello che sta accanto a te e non ti butta di sotto”. (da Caravanserai rubrica su Skytg24)
I servi della NATO leccano la mano al padrone che li prende a calci, al tiranno che li insulta (tiranno non è Trump, sono gli USA).
Da Rivista Indipendenza
Notiziario 10 aprile 2026, ore 15:00
– Politico. Nell’incontro (9 aprile), alla Casa Bianca, tra il Presidente USA Donald Trump e il Segretario Generale della NATO Mark Rutte, Trump ha fatto commenti duri sugli alleati della ‘sua’ alleanza e ha espresso insoddisfazione per il rifiuto di diversi Paesi europei di sobbarcarsi di oneri per la guerra che gli Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l’Iran. La pubblicazione citando un funzionario europeo, riferisce che la conversazione «è andata a puttane… nient’altro che una serie di insulti in cui Trump ha apertamente minacciato di fare praticamente qualsiasi cosa». Trump si aspetta ora passi concreti dall’Europa, anche sulla situazione riguardante lo Stretto di Hormuz.
– Der Spiegel: gli Stati Uniti stanno aumentando la pressione sugli ‘alleati-subalterni’ europei, richiedendo il loro coinvolgimento militare nello Stretto di Hormuz. Rutte, segretario NATO, ha comunicato alle capitali europee la richiesta all’invio, nei prossimi giorni, di navi da guerra o altri mezzi militari dall’Europa. Le sole dichiarazioni politiche, come avvenuto dall’inizio del conflitto, non sono più sufficienti, ha riportato Rutte.
– Pro memoria: Mark Rutte, al termine del suo colloquio con Trump, in conferenza stampa, ha detto non solo di concordare sul fatto che alcuni Paesi NATO hanno «fallito nel rispettare i loro impegni», quando si tratta dell’Iran, e che la NATO è una piattaforma fondamentale per la proiezione del potere degli Stati Uniti sulla scena mondiale, rendendoli più forti di quanto sarebbero da soli e che la NATO a guida USA è «assolutamente essenziale
Le parole di Trump sono generate dalla follia di un potere costruito sui modelli della criminalità americana.
La violenza omicida di Israele lascia sgomenti: in quale abisso di spietatezza e ferocia disumana è sprofondato il popolo che si proclama erede di David.
La logica delle bombe
il Simplicissimus, 9.4.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/04/09/la-logica-delle-bombe/
Era abbastanza scontato che la tregua fra Iran e Usreael, anche ammesso che possa reggere, sarebbe stato anche un test di onestà e di intelligenza per l’informazione e le opinioni pubbliche occidentali. E come era altrettanto prevedibile non è stato superato: Teheran aveva presentato già da due settimane il suo piano in dieci punti per arrivare alle trattative e il fatto che esso sia stato sostanzialmente accettato pur di arrivare a un cessate il fuoco che evitasse un Armageddon energetico, non costituisce certo una vittoria per la congrega Epstein, ma è esattamente il contrario. In una notte non è morta una civiltà, come aveva urlato Trump quando si è reso conto di essere stato sconfitto, ma è stata bastonata l’inciviltà che dilaga e di cui il presidente americano è un esempio e ancor più il suo compare genocida Netanyahu, che tenta ogni cosa purché la parola pace non sia mai pronunciata. Il disperato tentativo delle oligarchie di far credere il contrario, cioè che sia stato l’Iran a cedere, dimostra solo come sia facile giocare con le menti e – detto con un calembour – prendersi gioco di loro, riuscendo a trasformare la notte in giorno e viceversa. Eppure questa aggressione all’Iran, dal modo con cui si è consumata e dalle parole deliranti che l’hanno accompagnata, costituisce il tramonto del mondo, in gran parte illusorio, in cui siamo vissuti e hanno definitivamente distrutto qualsiasi aspetto formale su cui galleggiava non soltanto l’equivoco “ordine basato sulle regole”, che è ormai una storia vecchia a cui non crede più nessuno, ma la convivenza civile fra gli Stati.
L’aggressione è avvenuta senza alcuna dichiarazione di guerra – cosa che tutto sommato è il meno, visto che solo 4 delle innumerevoli guerre degli Usa nel corso di due secoli e mezzo, sono state accompagnate da un atto formale – ma pure senza alcun avallo dell’Onu che già da tempo era in coma, ma che questa vicenda ha staccato dal respiratore artificiale; senza alcun pretesto minimamente credibile, nemmeno una fialetta riempita di talco e soprattutto, fin dal primo momento, è stata volta a distruggere il governo e a ucciderne i membri. L’intenzione espressa più volte di colpire le strutture della vita civile e i civili stessi, manda alle ortiche pure la convenzione di Ginevra che vieta questi attacchi e li considera crimini di guerra. Non che prima non ci fossero, per carità, ma quanto meno erano giustificati in qualche modo come danni collaterali, incidenti, errori, questa volta invece sono stati un obiettivo esplicito e orgogliosamente rivendicato come tale. Ecco il vero ritorno all’età della pietra che tuttavia era probabilmente un mondo più raffinato di quello in cui vive l’oligarchia occidentale e non mi stupisce che ad incarnare tutto questo siano individui rozzi, incolti, avvilenti come Trump e Netanyahu che non sono al loro posto per caso, ma come espressione dell’imbarbarimento dell’Occidente collettivo o quanto meno delle sue classi dominanti.
La conseguenza che l’intero mondo sta traendo da questa vicenda è che nessuna sovranità ha più valore e senso se non ci si dota di un armamento nucleare capace di esercitare un certo livello di deterrenza, visto che i trattati sono diventati carta straccia: l’esempio della Corea del Nord, da questo punto di vista è esemplare perché persino un individuo come Trump ha soltanto scagliato parole, ma si è ben guardato dal condurre alcuna azione militare. È facile capire che se l’Iran avesse effettivamente posseduto l’atomica ( che di certo non viene realizzata con l’uranio arricchito, ma con il plutonio, tanto per mettere le cose in chiaro) non sarebbe stato assalito. Ci sarà dunque una corsa alla bomba che finirà per erodere anche il residuo potere occidentale.