L’attesa di un banchiere quale salvatore conferma il tramonto della politica, la potenza della propaganda dell’Unione Europea e soprattutto l’infantilizzazione del corpo sociale. È il tramonto dell’Italia come Stato, con un esecutivo dedito al massacro sociale in obbedienza ai diktat della finanza e di Bruxelles. Draghi serve solo a questo. La scarsa memoria dell’informazione italiana dimentica che il principale tra i grandi elettori di Mattarella fu Renzi. Ora (ma anche prima) si comprende che fu un ottimo investimento. E infatti Renzi è il più entusiasta sostenitore del governo Draghi.
Tra gli ingenui -e sono i meno peggio- che oggi si affidano al banchiere Draghi come a un salvatore, probabilmente non sono pochi coloro che in seguito ai provvedimenti di un eventuale suo governo saranno licenziati. Piangeranno amare lacrime, ma sarà tardi. I facoltosi, a ogni livello, hanno invece ragione di esultare.
Qualunque cosa dirà presentandosi alle Camere, il programma vero Draghi lo ha stilato qualche anno fa. Qui il pdf e questa una sua sintesi:
-liberalizzazione e privatizzazione dei servizi
-fine dei contratti collettivi di lavoro
-libertà di licenziamento
-tagli di spesa (anche nella sanità) e riduzione degli stipendi.
Vedere esultare cittadini potenziali vittime di tutto questo è istruttivo. In ogni caso, è diventato ‘normale’ che a decidere i governi siano i mercati e la borsa, non più i cittadini italiani. E la Costituzione? E la democrazia?
Al Movimento 5 Stelle è bastata una formuletta mediatica e vuota -Ministero della Transizione Ecologica- per cancellare un’identità politica. Il M5S è diventato un gruppo di mendicanti. Grillo e i dirigenti hanno le loro ragioni ma i militanti? È un’altra vittoria dello spettacolo, oltre che dei padroni, come ben si vede -spettacolo e padroni- anche dai nomi dei ministri, dalla composizione del governo.
Il quesito proposto agli iscritti al M5S è stato talmente tendenzioso da costituire una evidente testimonianza del timore che i capi hanno nutrito che ciò che resta del Movimento potesse dire no a un’alleanza con Berlusconi, con il resto della catastrofe italiana, con il banchiere Draghi e con Mattarella che definisce le elezioni un pericolo, confermando in questo modo l’impulso autoritario delle istituzioni.
Che tutti i partiti presenti in Parlamento -tranne uno- sostengano il governo è molto pericoloso per la dinamica democratica. Partiti che probabilmente ritengono di ottenere vantaggi appoggiando per ora tale governo, in attesa del momento opportuno nel quale prenderne le distanze. Ma Draghi non si schioderà facilmente, visto che ha il sostegno dell’Unione Europea, della finanza, dei mitici mercati.
Uno dei segni di questo governo, diciamo uno dei più seri, è l’interclassismo, la pura essenza democristiana. Un governo di correnti democristiane. Per un Paese profondamente cattolico forse non può essere diverso. Ma chi da sinistra ha esultato per l’incarico dato a Draghi non ha capito che tale incarico è la pietra tombale sul cadavere della sinistra. Se non lo hanno compreso subito, non serviranno ora neppure i nomi berlusconiani doc dell’esecutivo.
In ogni caso, il significato antropologico del Governo Draghi è chiaro: dopo un anno di obbedienza perinde ac cadaver possiamo imporre agli italiani qualunque cosa, obbediranno ancora, obbediranno sempre, leccheranno la mano che li colpisce. Hanno vinto Berlusconi e Renzi. Veramente patetici invece il Movimento 5 Stelle e chi si ritiene, sbagliando assai, «di sinistra».
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Tra i tanti commenti e analisi sull’incarico a Draghi ne segnalo quattro.
L’anno del dragone?
rivista indipendenza, 4.2.2021
Analisi acuta e completa, in un’ottica sia interna sia internazionale; articolo pubblicato prima che fosse resa nota la composizione del governo, della quale non vale la pena parlare, tanto è miserabile.
“Draghi al governo? Non un keynesiano ma un distruttore creativo”. Massimo Franchi intervista Emiliano Brancaccio,
sinistra in rete, 9.2.2021
Testo vivace e che ben chiarisce l’identità di politica economica del governo Draghi, demolendo le illusioni che le anime belle della sinistra stanno nutrendo sul massacro sociale che ci attende.
Contro Draghi. Il fronte del rifiuto
di Moreno Pasquinelli
Sollevazione, 6.2.2021
«C’è un solo modo, infatti, di porre fine al Calvario, uscire dalla Unione europea, riguadagnare totale sovranitа nazionale, sganciarsi dalla mondializzazione liberista. Hanno chiamato Draghi per la ragione opposta: tenere il Paese in catene e impedire che faccia naufragare il Titanic dell’Unione europea»
Draghi e governo della finanza: Non prevarranno!
di Geminello Preterossi, La Fionda, 8.2.2021
Seleziono da questo terzo articolo alcun brani ma ne consiglio vivamente la lettura integrale, per capire davvero che cosa stia accadendo e accadrà.
«Pretesa elitista di stringere l’autonomia della politica democraticamente legittimata in una morsa che, a dispetto degli interessi dei ceti popolari, doveva impedire politiche redistributive e sociali, la difesa del lavoro, il rilancio della domanda interna, nonché un previdente mantenimento degli strumenti dell’economia mista. I fatti, dunque, confermano che Draghi è un rappresentante eminente del capitalismo finanziario. […]
L’ironia della storia contempla che il giovane Draghi abbia elaborato una tesi di laurea precisamente sulle monete senza Stato come l’euro, nella quale sosteneva (impeccabilmente) che una moneta comune in presenza di squilibri macroeconomici e senza una fiscalità accentrata, governata politicamente, non potesse essere un obbiettivo augurabile perché viziato da contraddizioni strutturali. […]
Ma che a gestire un’eventuale nuova fase siano chiamati i responsabili del disastro precedente fa venire molto dubbi. […]
Quando si tratterà di pagare i costi di tale riassetto, e suonerà la campanella che sancirà la fine della ricreazione, con la scusa del debito e una rinnovata strategia della tensione sullo spread, ne vedremo delle belle, in termini di nuova austerità, “riforme”, macelleria sociale, svalutazione del lavoro, impoverimento, disoccupazione. Tutto pur di evitare le ricette giuste, quelle di Keynes e Caffè, che invece mettevano al primo punto la “repressione finanziaria” per consentire di impostare politiche pubbliche di intervento nell’economia, non sotto ricatto dei mercati e perciò volte all’interesse dei lavoratori e dei ceti non abbienti. Alla luce di tutto quello che è accaduto in questi decenni, fino al coronamento di oggi, si comprende la ferma volontà di Caffè di sparire. Per non vedere. Soprattutto certi allievi. […]
Più è drammatizzata la crisi, più pesa il nome del prescelto come deus ex machina, maggiore sarà la probabilità del successo. […]
L’appello all’emergenza e all’unità è quindi un modo per affidare a commissari di poteri esterni, non legittimati democraticamente (la Troika), cioè a élites privatistiche, oligarchiche e antidemocratiche, quelle scelte. […]
La dialettica basso contro alto, popolo contro oligarchie, è una conseguenza logica del processo di espropriazione della sovranità democratica. Può essere che sia destinata a fallire, che i suoi esiti siano ambigui o inefficaci. Ma è certo che finché permane questo campo di tensione dialettica, si cercherà di arginarlo in ogni modo attraverso l’uso politico-comunicativo dell’emergenza, per disciplinare i riottosi. Un’impostazione obbiettivamente eversiva dei valori democratici. […]
Non c’è da sorprendersi se così la fiducia nelle istituzioni crolla. Sarebbe più serio abolire le elezioni, sancendo la fine dell’epoca cominciata con le Rivoluzioni settecentesche. Si sforzino, le cosiddette élites, di trovare un nome, e un discorso di legittimazione coerente, per giustificare in maniera esplicita, senza scuse emergenziali, la liquidazione della democrazia costituzionale. Soprattutto, propongano un nuovo modello, invece di deformare sempre di più quello ereditato dai Costituenti. Ma non lo possono fare: perché la loro mancanza di dignità e coraggio politico (quello che fa lottare apertamente, non manovrare dietro le quinte) è proporzionale al cinismo. La narrazione liberal, perbenista, pseudo-progressista, che è la copertura ideologica del globalismo finanziario, impedisce di dire la verità e soprattutto di trarne le conseguenze. […]
Ho la sensazione che con Draghi assisteremo a un nuovo uso politico-comunicativo della “pandemia”. Prima è servita a seminare terrore e chiudere tutto (al di là delle reali esigenze e della razionalità), adesso sarà l’occasione per aprire se non tutto molto e santificare Draghi come il nuovo “re taumaturgo”, che ha guarito la scrofola. Personalmente ne sarò felice, come credo tanti che non ne potevano più, ma resta il dato politico di un cambio strumentale di narrazione, che giustifica molti cattivi pensieri su quanto è accaduto nell’ultimo anno. […]
Gli anatemi reciproci tra Sinistra e Lega, 5 stelle e Forza Italia, mostrano qui, definitivamente, la loro grottesca superficialità e inconsistenza. […]
Quello che si può fare per ora è solo un lavoro culturale e critico di lunga lena, […] sperando che quelle istanze decisive, che esprimono il senso profondo della legittimità moderna, della sua promessa democratica, non siano fiaccate per sempre. Significherebbe che il riassetto del capitalismo in chiave digitale (e antisociale), occasionato dal coronavirus, si è mangiato interamente la politica come sfera dell’autodeterminazione e dell’eteronomia progettuale rispetto all’immanenza dell’economico. Una sorta di complessiva transizione epocale, di segno antropologico, civile e culturale, all’insegna dell’antipolitica ammantata di epistocrazia. In questo senso, il governo Draghi potrebbe essere visto come una pedina di un disegno più ampio: il governo della saturazione dello spazio pubblico, della negazione del conflitto in quanto tale».
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[Questo articolo è stato pubblicato ieri su girodivite.it]







Questa entità non è un umano, è un virus. Se non ci vaccineremo dal quale moriremo.
Una delle peggiori sciagure che siano accadute all’Europa e all’Italia.
L’Europa di Draghi e dei banchieri: vittime designate la Grecia e l’Italia.

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Da: La terra devastata dai Draghi
il Simplicissimus, 27.10.205
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«Kennst du das land… Nell’Italia immaginaria di Goethe non ci sono solo i limoni, ma anche un’ antica stirpe di draghi che abita in misteriose grotte Anzi nemmeno tanto antica visto che che un esemplare particolarmente attivo di questa specie è quello che oggi detta legge. sia che rimanga dietro le quinte o sputi fuoco da palazzo Chigi o sia oggetto di adoranti interviste. Figlio prediletto dell’internazionale neoliberista questo esemplare ha percorso l’intero cursus honorum degli affaristi e dei teorici della disuguaglianza, è stato il consigliori di tutta la politica, italiana e non, sin dagli anni ’90, nonché il distruttore dell’industria di stato a cominciare dal Britannia dove ebbe il suo primo momento di fulgore svendendo alla Goldman Sachs il patrimonio immobiliare dell’Eni per un terzo del suo valore. Chissà come mai è poi diventato vice presidente di questa piovra bancaria. Avete qualche ipotesi? Ma il signor Draghi Mario lo conosciamo tutti essendo stato uno dei protagonisti della costruzione, meglio della deformazione dell’Europa in senso finanziario, uno dei padrini dell’euro e il suo tutore come capo della Bce. Molti dei guai di questo Paese derivano da lui in quanto caporal maggiore del globalismo e delle sue visioni distopiche.
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Costituisce anche un ottimo esempio del riciclo di materiali tossici. Dopo aver invocato per decenni un’ Europa federale e lavorato per crearne le basi, di fronte al vero e proprio disastro a cui tutto questo ha portato, con un’astuzia patologica ci dice dagli spalti dei giornaloni che gli ronzano attorno come fosse un fiore ricco di nettare, che, al punto in cui siano, solo una federazione europea ci può salvare. Non so se sia stato davvero Einstein dire che la folla consiste nel credere che si possano ottenere risultati diversi facendo sempre la stessa cosa, ma di certo Draghi è un esempio di scuola di questa particolare pazzia ideologica. Il suo caso dovrebbe essere inserito nel manuali Msd. L’astuzia consiste nell’attaccarsi ancora una volta al cosiddetto sogno europeista che in realtà è solo una costruzione artificiale senza alcuna consistenza storico – politica se non il progetto di costruire un meccanismo sovranazionale e sostanzialmente elitario per evitare i problemi posti dalla pratica democratica nei singoli Paesi. Questo è stato il “sentiero interrotto” sul quale si incamminata l’Europa sin dal cosiddetto manifesto di Ventotene che esprime sostanzialmente la preoccupazione di trovare un contraltare alla democrazia, ma che è diventato una sorta di testo sacro di coloro che si professano più democratici che più non si può. Quando ancora in questo Paese esisteva la politica quel manifesto era rimasto ben nascosto proprio per le ambiguità che esprimeva, ma oggi viene riproposto come messale per i riti encomiastici, inchinandosi nella direzione di Bruxelles».
Esatto. Cospargere di sale.

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Dall’introduzione del suffragio universale l’Europa non era mai stata così lontana dalla democrazia.

Un ceto dirigente autoritario con i cittadini e servile con la finanza globalista e con gli USA ci sta privando a poco a poco ma inesorabilmente di ogni diritto, reddito, dignità. Di ogni libertà. E ci sta portando alla guerra.
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Pino Cabras a proposito della arrogante faccia tosta di questo tizio.

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La sciagura, le sue origini.
Esatto.
Piano Draghi, o dell’economia di guerra
di Salvatore Bianco
fuori collana
Un dato su tutti: delle 50 più importanti società tecnologiche mondiali, appena quattro sono europee. Nel suo rapporto sullo stato comatoso dell’economia europea, pubblicato lunedì 9 settembre, Mario Draghi è stato chiaro: occorrono tanti soldi per «competere». Circa 800 miliardi di euro all’anno, corrispondenti al 4,5% del Pil comunitario nel 2023, per tre anni. Tanto per iniziare. La parola ripetuta ossessivamente come un mantra è quella di «autosufficienza», che per analogia richiama alla mente quella ben più sinistra di «autarchia». «l’Unione Europea dovrebbe orientarsi – afferma solennemente Draghi – verso l’emissione regolare di strumenti di debito comune per consentire progetti di investimento congiunti tra gli Stati membri». Siamo alla svolta keynesiana? Ma neppure per sogno. Si legge infatti nella relazione immediatamente dopo: «e contribuire all’integrazione dei mercati dei capitali». La regia dell’operazione non sarà dunque affidata alla mano pubblica ma resterà saldamente in capo alle banche e ai fondi privati da far crescere, che avranno il compito di «drenare» il risparmio privato dei cittadini europei. Il tutto si svolgerà rigorosamente in ambito privato, di investimenti pubblici, magari in deficit, neppure a parlarne. E a beneficiare di questo “rastrellamento” di risorse senza precedenti non saranno ovviamente il lavoro povero, in grande espansione, la sanità pubblica, ovunque al collasso, la scuola o più in generale lo Stato sociale. L’urgentissima inversione di tendenza passa invece per il rilancio dell’innovazione, identificata senza riserve con l’energia, la difesa e la farmaceutica. «Per massimizzare la produttività – prosegue Draghi –, sarà necessario un finanziamento congiunto negli investimenti in beni pubblici europei fondamentali, come per esempio i settori più innovativi». Paradosso dei paradossi, ci si predispone a fronteggiare la crisi forse più grave dal dopoguerra con l’intensificazione di quelle stesse ricette e con la stessa classe dirigente che l’hanno prodotta.
I destinatari, mediante la sottoscrizione di titoli azionari da parte di risparmiatori, saranno dunque l’industria bellica e quella farmaceutica, perché in un contesto di «permacrisi» (C. Lagarde), precisa sempre Draghi, «la sicurezza è un prerequisito per una crescita sostenibile». Per le guerre presenti e future contro i virus e in primis contro la Russia, eletto a nemico assoluto. E qui si disvela il misero inganno. Perché nel mentre ci si gonfia il petto rivendicando una presunta autonomia europea, rispetto all’ingombrante alleato americano, se ne assume senza batter ciglio l’agenda, con le sue priorità strategiche e geo-economiche. Ma forse è proprio questo il tacito scambio che vi è sotteso. Un guinzaglio appena più lungo da consentire la formazione di un qualche “campione” finanziario europeo, relativamente autonomo, del risparmio gestito, per il nuovo uomo finanziario che verrà (mutazione genetica ulteriore dell’homo oeconomicus). La contropartita sarà raccogliere il testimone dall’Ucraina per proseguire e rilanciare la guerra “per procura” contro la Russia di Putin, su scala continentale. Dunque, a tappe forzate si marcia verso un’economia integralmente di guerra, con tutto quanto il resto, ovvero l’essenziale, che rischia di finire alle ortiche. Non vi sarà spazio per la spesa dei singoli Paesi a sostegno del loro welfare, perché surclassata quella spesa dal debito comune super garantito e protetto a sostegno della macchina bellica da allestire, che alimenterà indirettamente per questo l’ennesima stagione di austerity. Il tutto confezionato nella solita cornice verticistica a contenuto tecnocratico. Un piano che umilia ancora una volta l’Europa dei popoli e dei cittadini per esaltare la centralità dell’onnipotente Commissione e dei suoi «epistocrati» (G. Preterossi). Che mirabile e lungimirante strategia!
Draghi, il fossile vivente
il Simplicissimus, 15.9.2024
Ci sono personaggi che scrivono in anticipo il loro epitaffio, ma difficilmente potremmo vedere un defunto tenere la propria orazione funebre. Eppure talvolta accade e recentemente è successo con Mario Draghi che ha presentato un delirante piano per l’Europa nel quale riassume tutti i suoi dogmi e ribadisce il ruolo di plenipotenziario della finanza nord americana. Soprattutto cerca di mettere rimedio a quella scellerata politica delle sanzioni alla Russia e in generale al mondo non occidentale di cui è stato il maggior fautore e ideatore. Ma di certo non si pente e anzi suggerisce che il continente europeo si trasformi in una specie di zona permanente di guerra ad uso e consumo di Washington: vuol far ripartire la mitica “competitività” che egli stesso ha ucciso partendo dall’industria bellica grazie a un impulso di 800 miliardi di euro l’anno che naturalmente dovrebbero essere reperiti nelle tasche dei cittadini o magari attraverso oscure speculazioni che comunque si tradurranno in un impoverimento della cittadinanza.
Ovviamente tutto questo prevede una nuova folata di austerità, di aggressioni ai salari e al welfare oltre alla distruzione della rete di piccole aziende in favore delle grandi corporation. E se per caso ai sudditi non piacesse scegliere la guerra invece della pace, allora ecco pronto il piano per un organismo militare comune, ovviamente nell’alveo della Nato, per spezzare le singole resistenze dei singoli Stati, magari attraverso branche speciali di queste forze come, ad esempio, l’Eurogendfor. Davvero ci sarebbe da chiedersi se questo “vile affarista” pensi di essere al congresso di Vienna del 1815, se sia un robot parlante di Goldman Sachs e compagnia cantante o sia semplicemente un perfetto cretino che di fronte a qualsiasi situazione dice e fa sempre le stesse cose. È del tutto evidente che non ha compreso nulla di ciò che è accaduto a partire dalla guerra ucraina, ovvero che il mondo, nel suo complesso, ha imboccato una nuova strada e che non ha certo più bisogno di essere tenuto per mano dall’Occidente. I mercati si sono spostati verso Est e verso il Sud del mondo, mentre grandi progetti di collegamento tra economie stanno gradualmente erodendo l’egemonia del dollaro.
Questo processo è ormai irreversibile anche grazie alle mediocri prestazioni militari dell’Occidente le cui armi magiche si sono rivelate impari rispetto alla propaganda di invincibilità: si è arrivati persino al ritiro con la coda tra le gambe delle portaerei americane, incapaci di contenere persino le azioni degli Houti contro l’Israele dei massacri a Gaza: i simboli minacciosi dell’egemonia a stelle e strisce non fanno più così paura, ma al contempo rimangono emblema dell’aggressività coloniale con cui gli Usa e i suoi cagnolini da compagnia tentano di imporsi al mondo. Ovviamente tutti si rendono conto di essere sotto minaccia, anzi sotto il consueto ricatto del debito e cercano, sempre più attivamente, di allontanarsi da questa che è ormai diventata pirateria planetaria costruendo, mese dopo mese, un altro mondo. Ma di tutto ciò Draghi non si è accorto, nonostante il fallimento delle sanzioni che dimostrano come l’Occidente e l’Europa in particolare abbiano bisogno degli altri, molto di più di quanto gli altri abbiano bisogno di loro.
Lo svenditore di beni italiani alla finanza americana, il governatore distratto della Banca d’Italia, il difensore dell’euro come strumento di disuguaglianza sociale, il primo ministro guerrafondaio per conto terzi e il sanzionatore russofobo è soltanto la voce di un passato che ostinatamente non vuole passare. E che ora, dentro il fallimento del paradigma adottato da 40 anni a questa parte, cerca di rimediare ai danni fatti non ravvedendosi, ma proponendo una sorta di economia di guerra per impoverire ancor più i cittadini e arricchire i soliti noti. Non è ora di dire basta con quest’uomo (si fa per dire) che non è altro se non un fossile vivente?
“Tre mesi di vacanza”??! “Scuola non a tempo pieno”?! Ma questo analfabeta dei fatti sociali dove vive? Ha mai osservato la vita di un insegnante? Ma che discorsi da bar di quart’ordine!
I vantaggi delle privatizzazioni, soprattutto in settori vitali come è l’acqua:
Acqua privatizzata, fallimento all’inglese Thames Water vicina alla bancarotta
Angela Napoletano, Avvenire, 10.4.2024
La trappola per annullare il significato (attualissimo) del 25 aprile
di Agata Iacono, l’AntiDiplomatico, 22.4.2024
Il 19 luglio del 2022 lo scrittore Scurati scrive a Draghi. Con una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, Antonio Scurati, Premio Strega 2019, chiede all’allora premier di desistere dall’idea di terminare con le dimissioni la guida del Governo. E di “non mollare”.
È ormai un mantra la “censura” che avrebbe subito Antonio Scurati alla Rai, rispetto al suo appello alla presidente Meloni perché riconoscesse il suo “antifascismo” in vista del 25 aprile.
È diventata l’ennesima falsa contrapposizione tra “destra e sinistra”, l’ennesima distrazione mediatica e politica di massa pur di non parlare veramente del 25 aprile e del suo significato attuale.
Per ridurre, cioè, il 25 aprile al una celebrazione del passato, ad una commemorazione stantia in cui poter contrapporre Matteotti a Mussolini. Una manipolazione studiata a tavolino per non parlare del presente, perché nel presente destra e sinistra sono d’accordo su tutto.
Quale può essere, oggi , infatti, la discriminante?
Bisogna pur distinguersi, soprattutto in vista delle europee, tirando fuori dal cilindro, di volta in volta, il patriarcato, l’aborto, il ponte sullo stretto, l’eco-ansia green, tutto pur di non riconoscere che non c’è alcuna differenza sostanziale tra pseudo destra e sinistra nel quadro parlamentare italiano.
Come si può definire un regime laddove tutti i cittadini siano condizionati dal possesso di una tessera, di un lasciapassare verde? Cos’è stato il green pass se non il palese rinnegare la resistenza antifascista e la Costituzione nata proprio da quelle lotte?
Chiedere a Draghi il “sacrificio di restare” a dirigere il governo dell’assemblaggio che valenza aveva per l’eroe dell’antifascismo Scurati e per i suoi follower rosè?
E inviare armi all’Ucraina per armare battaglioni neonazisti, cancellare la storia dell’oppressione in Donbass, emarginare e perseguire cittadini russi solo perché russi, che significa?
Non è fascismo?
Eppure per queste scelte sono tutti insieme, destra e sinistra, appassionatamente.
Tutti.
Il Movimento 5 Stelle ha espulso 40 parlamentari per non aver votato Draghi e ha quindi regalato a Stefania Craxi la commissione permanente esteri perché il suo presidente, Vito Petrocelli, era contrario alla cobelligeranza dell’Italia nel conflitto ucraino.
Tutto il resto è solo campagna elettoralistica di riposizionamento estemporaneame opportunista.
E i rapporti con Confindustria? Copia incolla.
E il memorandum firmato da Tajani con Blinken contro “la disinformazione”, cioè per la censura di qualsiasi narrazione dissonante rispetto ai diktat atlantisti, come si colloca nella dicotomia semantica fascismo-antifascismo?
E ancora: avete sentito parlare qualche “scurati & co” contro l’alternanza scuola caserma?
Sta denunciando la collaborazione militare e accademica con Israele?
Ha condannato la durissima repressione degli studenti che protestano contro il genocidio dell’intero popolo palestinese?
Sono atlantisti, globalisti, neoliberisti, sono mostri nati dal chiaroscuro della transizione tra un mondo unipolare e il nuovo assetto internazionale multipolare.
Ne sono parte.
Non abbiamo sentito parlare nessun seguace dello scurati fan club contro la connivenza tra Italia e Israele, a livello finanziario, militare, accademico.
Non lo sentiremo parlare del corteo del 25 aprile, dove plausibilmente, sfileranno bandiere ucraine e israeliane insieme, tanto per rendere omaggio a Matteotti e a tutti i compagni partigiani uccisi…..
Italia, Germania, energia, sanzioni, liberismo.
Numero dei voti reali alle Elezioni Politiche 2022 rispetto alle precedenti del 2018:
Fratelli d’Italia: + 5.800.000
Movimento 5 Stelle: – 6.480.000
Lega: – 3.260.000
Forza Italia: – 2.350.000
Partito Democratico: – 860.000
Numeri che mi sembrano assai eloquenti. A vincere è l’unico partito della scorsa Legislatura a non aver sostenuto – almeno ufficialmente – Draghi, a non essere entrato nella maggioranza di governo.
È una conferma del fatto evidente che costui è stato sopravvalutato ed è amato soltanto dagli Stati Uniti d’America e dai giornalisti al soldo degli USA. Tanto più che è molto alta la percentuale di chi non si è recato alle urne; ad averlo fatto è soltanto il 63,9% dei cittadini, il dato più basso dal 1948 a oggi, segno di una consistente sfiducia nelle istituzioni, risultato del quale i primi responsabili sono evidentemente le più alte cariche dello stato, vale a dire Mattarella e, appunto, Draghi.
Per quanto riguarda Italia Sovrana e Popolare e in generale l’opposizione vera alla politica che distrugge l’Italia a favore dell’Unione finanziaria Europea, le elezioni sono soltanto un momento di una complessiva azione culturale e metapolitica, quella che impegna non una volta ogni cinque anni ma tutti i giorni, sempre, in difesa delle libertà e dell’identità europea.
“Pandemia o guerre Nato in giro per il mondo insomma, il generale Figliuolo è sempre in prima linea a metterci il suo faccione sorridente.
Ormai l’Italia di fine impero americano si auto-rappresenta con tinte da fumetto”
da: Dal Covid alle guerre Nato: Figliuolo “premiato” a Tripoli
di Michelangelo Severgnini, 23.9.2022
La prova assai chiara della trasformazione dei diritti umani in una ideologia portatrice di dominio e discriminazione.
Il governo Draghi ha privato me e milioni di cittadini dei diritti fondamentali della persona, a partire dallo «habeas corpus».
E ora il padrone dell’Impero si congratula con lui per «far avanzare i diritti umani nel mondo».
Un purissimo distillato di menzogne.
Ecco l’Agenda Draghi.
L’articolo, comunque breve, si può leggere qui:
Effetti della guerra per procura degli USA e della NATO in Ucraina
indipendenza, 3.9.2022
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“Il rincaro dell’energia sta rendendo ancora più difficile la già difficile attività delle strutture sanitarie in Italia. L’allarme proviene ora anche dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani e dall’Unione Province d’Italia. L’impennata delle spese potrebbe costringere a tagli dolorosi dei servizi pubblici sanitari e potrebbe estendersi ad altri servizi destinati ai cittadini. La richiesta è quella del varo di uno stanziamento straordinario di 350 milioni di euro. Ulteriori e più pressanti richieste di fondi arrivano anche dagli ospedali pubblici e addirittura privati. Un esempio tra i tanti: le spese degli ospedali di Arezzo e di Grosseto nel 2021 sono state di 14 milioni e mezzo, mentre a luglio di quest’anno erano già salite a 36 milioni, più del doppio. Ed i costi energetici da allora sono ancora aumentati. Gli unici risparmi di qualche centinaio di migliaia di euro si sono avuti riducendo l’illuminazione nei parcheggi, ma i costi di riscaldamento, di funzionamento delle macchine per le Tac, per gli impianti di radiologia, per le risonanze, la rianimazione non sono comprimibili, ma devono essere garantiti 24 ore su 24. Draghi ha già fatto sapere che non intende operare scostamenti di bilancio (cioè: aumento del deficit), attenendosi alle indicazioni delle autorità europee, mentre le spese militari per l’effetto della guerra USA-NATO in Ucraina quest’anno sono salite a 18 miliardi, contro i 16,8 dello scorso anno.
Un miliardo e duecento milioni in più per le spese militari. Il governo Draghi lancia una serie di programmi per acquistare armamenti rivelatisi fondamentali sui campi di battaglia in Ucraina. […]
Trattasi di materiale che il governo Draghi, a nome dell’Italia ed in linea con le direttrici USA-NATO, regala e che poi dovrà essere rimpiazzato, pagando”
Scricchiolii di miseria per l’Italia (e più che scricchiolii), risultato della insensata politica sanzionatoria verso la Russia e invece distruttiva verso l’economia europea. Le responsabilità del governo Draghi in questo dramma sono enormi.
Luigi Pd Maio
Quando la propaganda politica ha un effetto ripugnante.
Segnalo un’assai lucida intervista di Marco Tarchi dedicata alle elezioni politiche del settembre 2022.
Il titolo è pessimo ma il contenuto è molto interessante.
Mi sembra che le modalità di governo che Draghi rappresenta non siano più funzionali agli interessi degli Stati Uniti d’America. Forse il lavoro è stato in gran parte già svolto.
Una sintesi chiara nel descrivere il completo fallimento di Draghi o, forse, il suo successo nel compito di indebolire l’economia e danneggiare il corpo sociale dell’Italia.
How Mario Draghi Broke Italy
di Tyler Durden, ZeroHedge, 26.7.2022
Mi sembra un’ottima idea. Bravo Dott. Letta.
E non dimentichi la quarta dose obbligatoria per tutti i dirigenti del Partito Democratico.
Anche alcuni numeri confermano che il governo Draghi ha rappresentato (e rappresenta) un danno molto grave per l’Italia.
Una delle menzogne più gravi e clamorose pronunciate da un capo di governo, esattamente un anno fa
Draghi, il bugiardo.
Il senatore Matteo Crucioli si è rivolto a Draghi con le seguenti parole (20.7.2022):
Fonte:
https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/0/hotresaula/0/0/index.html?part=doc_dc-ressten_rs
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CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, presidente Draghi, ho ascoltato con attenzione il discorso che lei ha pronunciato questa mattina; le sue parole avevano il suono delle monete false che lei ha sparso a piene mani a partire dai motivi che lei ha ricordato per giustificare la nascita del suo Governo. A suo dire questo Governo sarebbe nato per porre rimedio a tre emergenze: quella pandemica, quella economica e quella sociale.
Potrei soffermarmi a lungo su come siano state gestite in maniera pessima queste tre emergenze, ma non è questa la sede e quindi non lo farò. Mi soffermerò invece sulla falsità di fondo riguardante i motivi da lei indicati per la nascita del suo Governo. Certo, i motivi dichiarati erano quelli di gestire l’emergenza, ma il motivo reale era quello di assicurare anche in Italia, come in tutti i Paesi satelliti degli Stati Uniti, l’ubbidienza agli ordini che sarebbero stati impartiti in previsione dello scontro con il blocco asiatico. Il suo insediamento a Palazzo Chigi va infatti collocato in un contesto molto più ampio rispetto a quello meramente nazionale.
Ricordiamo che nel 2020 le elezioni americane, con la vittoria dei democratici hanno assegnato il riavvio della politica egemonica degli Stati Uniti quale Paese cardine dell’ordine mondiale, capace di influenzare la politica di tutti i Paesi e l’abbandono della dottrina dell’America first, propugnata da Trump, e la fine del multilateralismo. Questa ripresa, comportante una politica estera aggressiva, significava presto o tardi lo scontro con i Paesi non allineati, Russia e Cina in primis, e dunque la necessità del rafforzamento della NATO e lo stretto controllo di tutti i Paesi vassalli. Per questo, a febbraio 2021, a circa un anno dall’elezione di Biden, il Governo Conte, che nel frattempo aveva aperto alla via della seta con la Cina, è stato fatto cadere ed è stato sostituito con un Governo di comodo guidato da lei, che non a caso è soprannominato l’americano, essendosi formato a Boston, avendo lavorato in istituti americani come la Goldman Sachs e avendo ricoperto ruoli apicali in organi funzionali all’ordine mondiale propugnato dagli Stati Uniti, come la Banca mondiale e il Gruppo dei 30. Questo è il vero motivo per cui lei è stato posto a capo del Governo: garantire l’esecuzione degli ordini atlantici in questa piccola provincia dell’impero e in questo periodo di scontro aperto per l’egemonia mondiale. Degli interessi dei cittadini italiani, di cui lei si è riempito la bocca stamattina, si è sempre disinteressato completamente, perché fare i nostri interessi non è il suo compito effettivo e non è in cima alle sue priorità. Il suo compito e le sue priorità, signor Presidente del Consiglio, sono garantire l’esecuzione degli ordini che le vengono impartiti, per quanto controproducenti essi siano, limitando al massimo le interferenze degli oppositori.
Da questi obiettivi deriva il disprezzo che lei ha dimostrato nei confronti di questo Parlamento, che ci è stato manifestato attraverso il continuo uso di decreti-legge e di fiducie; attraverso la forzatura sui tempi di discussione, anche di provvedimenti di rilevanza scellerata, come la controriforma della giustizia o la conversione del decreto-legge per le privatizzazioni dei servizi pubblici locali; comportamenti che hanno prodotto addirittura il sollevamento da parte dei Capigruppo della sua stessa maggioranza e del Presidente del Senato, che in data 24 giugno le ha scritto sollecitando la cessazione di modalità che asfaltavano il Parlamento e a cui non risulta essere stata data risposta.
Da questi stessi obiettivi deriva, peraltro, l’utilizzo dei media per colpire i portatori di pensieri divergenti da quello dominante. Che gli interessi da lei perseguiti non siano quelli del popolo italiano sarà sempre più chiaro man mano che gli effetti della crisi economica innescata dalla guerra, che voi non volete far finire, colpiranno le nostre economie. Voi, infatti, potrete continuare a mentire dicendo che si deve rinunciare al condizionatore per raggiungere la pace e potrete continuare a millantare i prodigi realizzati con i finanziamenti dell’ormai mitologico PNRR. Ma, se le famiglie non arriveranno a fine mese e i lavoratori perderanno il lavoro, le vostre bugie saranno vane e nessuno potrà più credervi, neanche più confidenti.
Tuttavia, la colpa più grave che vi imputiamo sta non nel tradimento e nella menzogna, ma nel fatto di essere riusciti, almeno in parte, a fiaccare lo spirito di tanti italiani, facendo credere loro che asservirsi al potere sia il modo migliore per limitare le avversità del fato. Avete indotto tanti, tanta parte del Paese e anche di questo Parlamento, a credere che abdicando alla libertà, cedendo la nostra sovranità e rinunciando al dovere di effettuare scelte libere nell’interesse del nostro popolo e nel rispetto dei popoli di tutte le altre nazioni, potremmo ottenere forse qualche piccolo tornaconto. Questa è la mentalità degli schiavi e la state inculcando negli italiani e soprattutto nelle nuove generazioni, quella secondo cui solo tranquillizzando i padroni si potranno evitare le percosse, le punizioni impartite a colpi di spread e di mercato.
Noi sappiamo perfettamente che, in caso di caduta del Governo, ci saranno ripercussioni e, tuttavia, crediamo che la nostra sovranità e la nostra libertà ben valgano la necessità di affrontare la tempesta. Non vogliamo la rassegnazione dei fiaccati e dei vinti. Vogliamo la dignità delle nostre libere scelte, a qualunque costo, consapevoli che si può arrivare agli interessi del nostro popolo, si può arrivare alle stelle, soltanto attraverso le asperità. I nostri antenati dicevano per aspera ad astra.
Per questo auspichiamo che questo Governo, subalterno e vile, termini qui e lei, signor Presidente del Consiglio, non occupi più quel ruolo da cui può fare ancora tanti danni allo spirito e agli interessi degli italiani. Tuttavia, qualora lei non dovesse andarsene oggi per un voto contrario di questo ramo del Parlamento, noi promettiamo al Paese che ci adopereremo affinché sia il popolo a cacciarla.
Lei oggi ha detto di non poter ignorare la spinta dal basso e le piazze che le chiedono di restare. Eppure, fino a oggi ha bellamente ignorato le piazze come la piazza della mia città – io vengo da Genova – che per 40 sabati di seguito era piena, chiedendole di far cessare la barbarie del green pass, di ridare dignità al lavoro, di far cessare l’invio alle armi. Eppure, lei ha sempre ignorato le piazze che adesso, invece, dice di tenere in conto per continuare nel suo lavoro di distruzione. Ma noi faremo in modo che in autunno lei non possa davvero ignorare le piazze.
Presidente, ci dia ascolto almeno una volta: si dimetta e si torni a dare la parola al popolo con libere elezioni. Noi voteremo no anche a questa richiesta di fiducia. (Applausi).
Mi sembra che molti giornalisti italiani, certamente quelli di Repubblica, abbiano seguito dei corsi in Nord Corea.
Gli elogi da loro rivolti a Kim Drag-un costituiscono delle ottime prove: «incontenibile umanità»; [il leader] «poggia su qualcosa che noi non vediamo, ma che c’è»; «quella mano appoggiata sulla gamba sinistra. Perfetta».
Una giornata bella, la prima dopo tanto tempo, questo 21 luglio 2022.
È caduto il governo peggiore che l’Italia abbia avuto dal 1948 al 2022; guidato da un personaggio che ha difeso strenuamente gli interessi degli USA e del neoliberismo contro quelli dell’Italia, dei suoi ceti più deboli.
Un governo di tendenza autocratica e autistica con ministri incapaci e anche probabilmente malati di ipocondria e altro, che in nome della «salute» ha privato i cittadini dei loro diritti e delle libertà come non ha fatto nessun altro governo europeo.
Un governo che ha ridotto scuole e università alla ginnastica d’obbedienza, scoraggiando ogni atteggiamento critico, ogni forma mentis scientifica.
Un governo che come nessun altro ha goduto del quasi unanime sostegno di giornali e televisioni di proprietà delle multinazionali e dei loro rappresentanti italiani (gli Agnelli prima di tutti).
Un governo che ha incoraggiato la guerra in Europa e ha favorito comportamenti razzisti verso i russi e la loro cultura.
Un governo che ha agito per la miseria, l’esclusione, l’autoritarismo.
E si potrebbe continuare.
Un governo orribile.
Potremmo esultare …esultiamo ma … mi tocca ricordare la congiura di ignavi che siede in parlamento. Essi(ignavi) fanno cadere a “orologeria” essendosi assicurati la “paghetta”.
Nè prima nè dopo! Spiace ma gli “strali” odierni di “rinati” parlamentari mi fanno solo un poco pena .
Hanno avuto tanto tanto tempo. Cadano nell’oblio
Cara Cristina, io credo che in questo momento dovremmo esultare con soddisfazione.
È infatti accaduto ciò che non era pensabile, visto chi è Draghi e chi sono i suoi protettori.
In Parlamento c’è chi ha avuto subito la forza di resistere, come il senatore che a Draghi si è rivolto con chiara durezza giorno 20 (un eletto tra i 5stelle che è rimasto fedele al patto elettorale). Pochi ma ci sono.
Come pochi sono i cittadini che in questi due anni hanno tentato di proteggere se stessi e il corpo collettivo. Pochi ma ci sono.
Nel prossimo parlamento torneranno molti dei servi ma quello che noi possiamo fare è continuare a esserci e a parlare con parresia e intelligenza. Questo possiamo fare e questo faremo.
Una risposta da parte di alcuni studenti al presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) che ha affermato di parlare anche in loro nome (non gli bastava parlare a nome dei rettori?): L’arrocco
Il testo presenta qualche espressione un po’ forte ma è comprensibile visto che si tratta di coloro a nome dei quali Resta ha affermato di chiedere a Draghi di rimanere.
Riporto qui solo il Post Scriptum:
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Ferruccio Resta, evidentemente troppo abituato a trattare le aule accademiche come se fossero le sale di una azienda, dimentica che il ruolo dell’Università non è quello di fungere da «ascensore sociale» – ciò che tradisce una visione utilitarista ed economicista, tutta votata al sogno borghese della “carriera” individuale, della emersione del singolo meritevole e del suo smarcamento da una collettività che, per contrasto, deve necessariamente pensarsi mediocre; i nostri atenei sono chiamati a fare dibattito e ricerca, e sono chiamati a farlo non già per appagare le varie aspirazioni individuali, bensì a beneficio dello spirito di tutto un popolo. Questa è la missione dell’Università perché questa è la cultura in sé: sapere e nazione, senza scissioni di sorta – e senza vincoli dall’esterno… Non pretendiamo che Ferruccio Resta possa capirlo. Vorremmo ben dirlo; egli è realmente convinto che l’attuale momento storico sia «positivo, di grande slancio». Diceva sul serio, o sarà stato un abbaglio? Quanto guadagna ogni mese un Rettore universitario? Come può, un ricco, dire qualunque cosa sulle difficoltà di un povero? Una barca senza timone va alla deriva; una università tramutata in avamposto del potere esecutivo non è più una università; e un Rettore con problemi cognitivi dovrebbe avere la possibilità di occuparsene, lasciando il proprio incarico…ai giovani.
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Non è chiaro se il presidente della CRUI abbia parlato a titolo personale, forse approfittando della carica, o dopo una consultazione tra i rettori. Sarebbe bello, e pure doveroso, se qualche rettore (magari quello di Unict) si dissociasse dall’inopportuna richiesta di Ferruccio Resta. Anche perché quella di rettore non è una carica politica e chi la ricopre deve rappresentare tutti, sia quanti apprezzano il presidente del consiglio in carica (chiunque egli sia) sia quanti non lo apprezzano.
Mario Draghi, l’incapace (e del tutto sopravvalutato).
Un balletto istituzionale straniante
Andrea Zhok, 15.7.2022
L’impressione rispetto al balletto istituzionale di ieri è straniante.
Quel che resta del M5S, dopo aver visto gli ultimi sondaggi, è stato attraversato da un piccolissimo sospetto e si è immaginato a breve in compagnia degli stegosauri, nella compagine degli organismi estinti.
Così hanno deciso di inscenare un finto rabbuffo al presidente del consiglio. Dopo aver firmato, controfirmato e annuito entusiasti per mesi alla qualunque, dal green pass all’invio di armi nel nome della russofobia, hanno deciso di botto di fare la faccetta corrucciata a premier. La speranza era che gli italiani, complici magari le vacanze e il caldo, cancellino dalla memoria l’organicità del M5S al peggior governo di sempre e gli riconcedano pian piano una nuova verginità da “combattenti del popolo”, giusto il tempo che serve per arrivare alle prossime elezioni.
Però, sia chiaro, il rabbuffo doveva essere rigorosamente finto, giusto per consentire ai pennivendoli di riempire qualche prima pagina di preoccupazioni pacchiane (“Après Mario le déluge!”). Infatti non hanno votato contro, ma hanno semplicemente voluto segnalare con l’astensione il proprio scontento.
Con loro grande sorpresa Draghi ha colto la palla al balzo ed è salito immediatamente al colle. Già, perché il viceré della Nato in Italia tutto è meno che uno stupido, e capisce benissimo che, dopo aver massacrato il paese e averlo condotto – per obbedienza ad ordini superiori – alla catastrofe industriale incombente, in autunno corre il rischio di venir inseguito con i forconi fin dentro il tinello, e non vede l’ora di lasciare il cerino in mano a qualche utile idiota, che traghetti il paese ad elezioni, meglio ancora se anticipate.
Solo che a questo punto, inopinatamente, Mattarella ha ricordato al premier che stava scappando senza neanche essere stato sfiduciato, e che doveva tornare in Transatlatico “(“Salga a bordo, cazzo!!”)
Morale della favola: dopo aver devastato il devastabile che neanche le cavallette ora siamo alla grande fuga alla ricerca di verginità improbabili o almeno di un buen retiro fuori dai riflettori (“Che se la vedano loro ‘sti mentecatti, io c’ho da nutrire gli alani”).
Intanto il paese cigola e geme sugli scogli come la Costa Concordia, in attesa di venir fatto a pezzi e rimosso dall’orizzonte, per riutilizzo come materia prima altrui.
Se questa è l’«incredula» reazione di Bonomi e Confindustria, ciò vuol dire che la decisione del Movimento 5 Stelle è stata saggia (la prima dopo anni).
Ma la ministra Messa «è una donna d’onore» (nel senso shakespeariano, naturalmente)
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La ministra dell’Università Messa tentò di favorire 3 studenti vip quando era rettrice alla Bicocca”
Da rettore della Bicocca avrebbe fatto pressioni per dare “un calcio nel sedere” alle ex consoli di Ecuador e Colombia e a una funzionaria
di Thomas Mackinson
il Fatto Quotidiano, 2.7.2022
Accuse di favoritismi all’italiana che rincorrono un ministro della Repubblica in carica. Portano dritto all’Università di Milano Bicocca, ufficio del rettore. Il 19 marzo 2018 la professoressa Silvia Buzzelli entra in punta di piedi e di fronte c’è lei, Maria Cristina Messa, all’epoca al vertice dell’Università e oggi ministro alle prese con una riforma di carriere e concorsi all’insegna di “legalità” e “merito”. La docente è stata convocata “d’urgenza” in qualità di responsabile di un Master in Diritti Umani e Sicurezza che si è concluso il 23 febbraio con 11 bocciati, tre dei quali stanno particolarmente a cuore alla rettrice. Maria Gabriela Vera Basurto si è distinta per le assenze e ha pure presentato la tesi con due settimane di ritardo, inviandola il giorno stesso della discussione alle 3:27 del mattino. Ma non è una studentessa qualsiasi, all’epoca era il console Generale della Repubblica dell’Ecuador a Milano. Tra i respinti ci sono anche Eva Gloria Chuquimia Mamani, già console della Bolivia a Milano, che “attaccava fogli già scritti per superare gli esami” e c’è Maura Janett Tirado Paz, impiegata contabile nelle istituzioni di governo messicane che agli esami neppure si presentava, e in uno “allegava risposte di un altro studente cercando di farle passare come proprie per superare la prova”. Sono funzionarie che Maria Cristina Messa ben conosce, perché i diplomatici latinoamericani la invitano agli eventi del “Gruppo Consolare dell’America Latina e dei Caraibi a Milano e nel Nord Italia” di cui fanno parte, inviti ricambiati dall’ateneo milanese. Incrocia quelle studentesse nelle occasioni più varie, alla Bicocca per parlare di violenza sulle donne o a Cremona per un convegno sulle crisi alimentari.
L’urgenza è dovuta al fatto che per promuoverle bisogna che recuperino i giudizi di scarso rendimento e frequenza che le avevano fatte bocciare, ma per fare tutto questo serve una proroga del master e due membri del Comitato di Coordinamento si son messi di traverso. Sono entrambi professori a contratto e avvocati con esperienze in organismi internazionali e non intendono regalare titoli accademici a scapito di chi li ha meritati. Grazie a loro la proroga ad personam alla fine non passa, ma le pressioni della rettrice per imporla sono riportate nero su bianco nei verbali del Comitato e incise anche in una mail che la direttrice Buzzelli, professoressa di Procedura penale europea, invia ai colleghi il 2 aprile 2018, oggetto: “Questioni aperte dopo incontro con rettore”. “Il 19 marzo – scrive la docente – ho incontrato, sollecitata con urgenza, il Rettore che mi ha chiesto di attivarmi in relazione a Basurto (dovrebbe rifare la tesi), Chuquimia (2 esami mancanti), Tirado Paz (3 esami mancanti)”. Gli altri otto bocciati che si trovano nella medesima situazione non sono menzionati. La “pistola fumante” dell’ipotizzato favoritismo rende i coordinatori più irremovibili. Due giorni dopo (4 aprile) uno ribadisce via pec a Messa i motivi delle bocciature ma non avrà mai risposta. Il 10 aprile 2018 è la direttrice a tornare alla carica, scrive a Messa, in copia i coordinatori: “Comprendo la delicatezza della situazione e, per questo, assumendomi ogni responsabilità tenterò comunque di trovare una soluzione ragionevole”. Per i coordinatori non c’è: per statuto e regolamento l’unico organo dell’ateneo può richiedere proroghe è il Comitato, ed è autonomo rispetto al rettore che, sempre da statuto, sarebbe poi il “garante dei diritti degli studenti”.
È un macigno sul salvacondotto, e pure per la professoressa Buzzelli che, a differenza dei colleghi, è dipendente di Bicocca. Uscita dall’incontro li chiama e spiega che “la cosa si sta ingigantendo perché vogliono si dia un calcio nel sedere a queste”, che capisce bene che non sia giusto ma “a questo punto bisogna farle passare”, anche perché lei deve pur sempre “obbedire agli ordini del Rettore, cui non ho alcuna intenzione di fare la guerra: mi taglio i rapporti, tutto, e io in questa università lavoro e devo restarci per degli anni”. Non basta a farli desistere, anche perché la bacheca del master pullula di proteste di ex studenti cui l’ateneo non trasmette i titoli legali conseguiti ormai da mesi. Dietro quei ritardi, c’è il tentativo grossolano d’imporre la proroga per via amministrativa. Il 24 aprile 2018, a più di due mesi dalla chiusura del master, l’amministrazione comunica ai docenti che non può chiudere il ciclo di studi perché – sostiene – non trova più la documentazione degli esami, benché a detta loro fosse stata regolarmente spedita per posta interna già il 23 febbraio 2018. Tre giorni prima però aveva scritto a ognuna delle tre studentesse prescelte che “l’Ateneo è disponibile ad attivare un ultimo appello di recupero per gli esami mancanti, così da poterla ammettere a sostenere la prova finale”. Così i bocciati sperano, mentre i promossi aspettano.
La misura è colma. Il 5 maggio 2018 uno dei docenti varca il portone della Procura di Milano e deposita un esposto con 26 allegati ipotizzando abuso d’ufficio e traffico d’influenze. “Il Rettore Messa – si legge nell’atto – asseriva che a prescindere dal loro rendimento accademico e dal comportamento tenuto, le studentesse avrebbero dovuto ottenere il titolo di Master, altrimenti l’immagine dell’università sarebbe stata danneggiata”. Il docente segnala come il tentativo di favorirle non solo discrimini gli altri studenti ma li penalizzi perché “l’assenza dei titoli di master ha impedito loro di iscriversi ad altre carriere accademiche di più alto livello”.
Al Tribunale di Milano il fascicolo con i suoi 26 allegati non si trova, si ipotizza possa essere andato distrutto nell’incendio del 2020. Si sa però che è stato archiviato, dopo tre anni, il 23 febbraio 2021, giusto una settimana dopo il giuramento di Messa. Chi ha denunciato la rettrice, però, non è stata mai convocata, pur avendolo richiesto, né lo sono stati i testi che aveva suggerito. L’archiviazione, si scopre ora, non gli è mai stata notificata impedendo alla parte lesa di opporsi alla decisione nei termini previsti dalla legge, cosa che farà ora, a costo di portare il caso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo e alle Nazioni Unite.
“Mai fatto favoritismi e pressioni”, assicura Messa interpellata dal Fatto. “Quelle tre studentesse? Non so proprio chi siano”. L’ex rettrice ricorda così la vicenda: “Era un bel master, lo abbiamo chiuso e non abbiamo fatto una seconda edizione perché c’erano delle proteste degli studenti e problemi degli uffici coi docenti esterni che lo gestivano per certi documenti sulle presenze. Una volta che li abbiamo avuti siamo riusciti a chiudere tutto, mi pare che la Procura ci abbia dato ragione”. La responsabile per Bicocca riferiva che dovevano “passare ad ogni costo”. “Avrò chiesto notizie sulle scadenze, perché di sicuro se non c’era la frequenza non potevano avere il master. Forse avevamo bisogno della carte per essere sicuri, ma non avrei mai fatto una cosa del genere. Posso chiedere all’ufficio legale di tirarmi fuori tutte le carte”. Sembra tutto chiarito, fino alla piccola contraddizione finale. “Non credo poi neanche abbiamo preso il master tra l’altro, quindi…”. Quindi chi erano le tre studentesse forse il ministro lo sa.
Un personaggio veramente inadeguato al ruolo che ricopre.
La dichiarazione di Conte ai giornali toglie di mezzo ogni residuo dubbio
Andrea Zhok, 30.6.2022
Il premier Draghi ha davvero telefonato a Grillo affinché a Conte venisse tolta la benedizione e l’investitura alla guida del M5S.
Oltre allo stile feudale dell”operazione, ciò che è di particolare interesse in questo scenario è quanto segue.
Rispetto ai diktat del viceré Nato che governa l’Italia, l’opposizione prodotta da Conte e dai M5S è consistita in occasionali rari gemiti di disagio, prontamente seguiti dal sostegno spalmato a qualunque immonda porcata prodotta da questo esecutivo.
Ciononostante, e questo merita una riflessione, anche quegli occasionali lamenti sono stati ritenuti dalla catena di comando Nato eccessivi e intollerabili, al punto da spingere per l’epurazione del democristianissimo Conte, dopo aver arruolato in “Stay Behind” Di Maio and friends.
E’ da questi dettagli che si capisce come mai il tasso di dibattito democratico tollerato in questo paese sia divenuto senza resti quello del Führerprinzip.
In un paese dove regnano senza soluzione di continuità censura e dossieraggi, ricatti e rappresaglie, calunnie e minacce, a chi parla ancora di “democrazia italiana” bisogna solo serenamente ridere in faccia.
Il cosiddetto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è non soltanto un cappio al collo dell’economia italiana (un’operazione di usura, insomma) ma anche un alibi per azioni e decisioni simili a un’operazione distruttiva che si intende attuare a Catania. Uno dei mantra è infatti “dobbiamo fare presto, presto, sennò perdiamo i soldi”.
Presto e male, di solito.
Che Unict possa essere complice di uno scempio anche archeologico mi amareggia ma non mi stupisce.
Piuttosto sarebbe doveroso sapere chi sono i “funzionari dell’Università” che avrebbero avallato il progetto.
Mai che qualcuno di questi bravi cittadini metta il proprio nome, mai? Sono docenti, sono dirigenti amministrativi, cos’altro? E che potere decisionale hanno?
L’Università di Catania è diventata non soltanto chiacchiere e distintivo ma anche chiacchiere e danni.
– Nuove aule sugli scavi archeologici. L’insensato progetto dell’Università di Catania (I Siciliani giovani, 19.6.2022)
–Catania, Purità: cemento nel parco archeologico (Argo. Cento occhi su Catania, 23.6.2022)
I Greci conoscono bene Mario Draghi, il sicario della loro economia e della loro nazione.
Un giornale greco scrive questo:
«L’Italia “affonda”: nuovi “tagli” russi al 50% del gas naturale
Il fallimento di Roma è alle porte
250 miliardi di euro [di debito] “scadono” per Roma il 31/12.
Niente energia e la sua industria si spegne»
Il peggior governo della storia d’Italia.
“Cassandra Crossing”: c’è ancora qualche parlamentare con un briciolo di coscienza?
di Andrea Zhok, 17.6.2022
Draghi non è italiano, se non per accidente di nascita.
Draghi è l’uomo della Nato in Italia.
Dopo i colloqui della nuova “Trojka” (Fra, Ger, Ita) in Ucraina è sempre più chiaro che, nonostante tutti i membri dell’UE siano inclini ad accontentare gli americani, l’unico che intende farlo costi quel che costi è l’Italia.
La gravità di ciò che si sta profilando nell’avere al governo del paese un luogotenente estero è inaudita.
Il “nostro” presidente del consiglio è perfettamente disposto a sacrificare in toto il paese di cui dovrebbe fare gli interessi, la sua economia, i suoi cittadini e il suo futuro. Senza un tentennamento.
Che lo faccia per tornaconto, per incoscienza, o perché ha un piano per il Belpaese come luogo di villeggiatura per i pensionati americani stufi della Florida, poco importa.
L’uomo, da quando si è insediato, prima con la strategia pandemica dettata dalla FDA, ed ora rispetto al conflitto russo-ucraino, agisce come un agente straniero.
“Cassandra Crossing”: c’è ancora qualche parlamentare con un briciolo di coscienza?
di Andrea Zhok, 17.6.2022
Se tra i parlamentari che gli hanno consentito finora di navigare c’è qualcuno che ha ancora un briciolo di coscienza che vada a di là delle proprie sorti personali, deve staccare a spina ora, immediatamente.
Chi non agisce ora, chi, potendolo, non ferma il treno che si sta portando via l’intero paese verso il suo “Cassandra Crossing”, si assume la responsabilità del disastro che sta per arrivare (e le scuse staranno a zero).
Lapalissiano.
Draghi, l’uragano economico e una sola scelta per il popolo italiano
di Vincenzo Costa, 2.6.2022
Varate nuove sanzioni contro di noi.
Draghi è quel signore che distrugge un paese e poi dice che è colpa di altri.
In ogni scelta antepone interessi estranei e stranieri a quelli degli italiani. Nessun paese europeo è così privo di senso dell’interesse nazionale.
Anche quando i governi devono capitolare di fronte alla prepotenza USA, poi fanno in modo di dilazionare.
Così, i tedeschi promettono, ma poi abbozzano. Gli ungheresi mettono le cose in chiaro. I serbi acquistano petrolio russo a prezzi di favore. La Turchia, paese NATO, chiarisce che non intraprenderà azioni economicamente ostili verso la Russia, perché la danneggerebbero. Persino il Belgio ha chiaro che così non va.
A tutti è evidente che queste sanzioni sono sanzioni contro di noi, vessazioni verso i cittadini europei, sottrazione di potere d’acquisto, distruzione del nostro futuro, perché stiamo preparando una recessione coi fiocchi, certificata da Bankitalia. Che significa disoccupazione.
E per il migliore le sanzioni devono proseguire a lungo, forse per sempre. Cioè dobbiamo distruggere del tutto l’economia del paese e i risparmi degli italiani.
Si copre dietro cose ridicole. Dice che la colpa è di Putin. Ma lucidissimo soggetto, le sanzioni le ha decise Putin?
Hai suggerito un blocco che doveva portare al default l’economia russa. Che doveva portare i russi alla fame.
E invece lo spread cresce qui, l’inflazione cresce qui. La disoccupazione cresce qui.
Ma questo è così gonade da non capire la posta in gioco o è solo un traditore del suo paese?
Parla di dittatori. Ma Putin, piaccia o non piaccia, ha l’80 % di consenso.
Draghi governa non solo senza essere stato eletto, ma con una stragrande maggioranza di italiani che sono contrari alle sue politiche.
Governa senza consenso.
È costui osa parlare di difesa della democrazia? Ma si sciacqui la bocca prima di parlare. Se c’è un dittatore, non eletto, non voluto, che se ne frega del consenso, è lui.
Ormai la scelta è semplice: o il paese si libera di lui o è destinato a soccombere.
Costui sembra non avere idea di quanto vivrebbero meglio i cittadini italiani, dopo anni di catastrofe.
Premi. Tutti meritati.
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Draghi, l’atlantico. Un premio di vassallaggio
associazioneindipendenza, 12.5.2022
Draghi come “promoter” della “leadership americana”.
Nella serata di ieri, prima di rientrare in Italia dagli Stati Uniti, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato insignito all’Atlantic Council (Consiglio Atlantico), uno dei più autorevoli se non il più eminente “think tank” USA, del “Distinguished Leadership Award”. A premiarlo il segretario USA al Tesoro, Janet Yellen.
Si tratta del primo esponente italiano a ricevere questo riconoscimento assegnato ogni anno a persone che hanno contribuito alla missione di questo think tank di “promuovere la leadership americana e promuovere accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica nell’affrontare le sfide del XXI secolo” e “influenzare insieme il futuro globale”.
Dopo di lui sono stati premiati l’amministratore delegato dell’ENI Claudio Descalzi, e due rappresentanti dell’Ucraina: l’ambasciatrice di Kiev a Washington Oksana Markarova e la cantante Jamala. L’anno scorso, tra coloro che hanno ricevuto il premio, Ursula von der Leyen (presidente della Commissione Europea) e Albert Bourla (amministratore delegato della Pfizer).
Nel 2015, l’attuale presidente del Consiglio venne premiato dal think tank statunitense in qualità di presidente della BCE e all’epoca gli venne attribuito il Global citizen Award. Premio che l’anno successivo andò a Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio.
Questo pescebestino -che ha minacciato e calunniato con il suo slogan da bettola: «Non ti vaccini, muori»- è positivo, con tre dosi del suo farmaco. Gli auguro di rinsavire e guarire dalla sindrome di menzognite cronica.
Mario Draghi è preso in giro da tutti. Giustamente.
Il sogno di Draghi da giovane era il cabaret…
…ma si è ridotto a un piazzista…
…che imita le parole d’ordine di Mussolini
Il livello di discorso, la retorica di questo Draghi, è veramente infimo.
Costui appare solo come un imbarazzante distruttore dell’economia italiana.
Appare per quello che è.