Su il manifesto del 2 agosto 2025 Matteo Nucci ha scritto l’articolo che qui riprendo integralmente, poiché integralmente lo condivido. Un’affermazione del ministro israeliano Amichai Eliyahu, da Nucci citata, spiega meglio di intere biblioteche che cosa sia l’essenza del razzismo sionista: «È necessario trovare qualcosa di più doloroso della morte per i civili di Gaza. Ucciderli non basta».
Amichai Eliyahu sta in realtà sintetizzando la lettera e lo spirito dei libri biblici che hanno come protagonista gli eserciti del popolo eletto, ai quali Yahweh ordina di compiere azioni appunto di sterminio. Tre soli esempi tra i davvero tanti disponibili (traduzioni della Conferenza Episcopale Italiana):
31Il Signore mi disse: “Vedi, ho cominciato a mettere in tuo potere Sicon e la sua terra; da’ inizio alla conquista impadronendoti della sua terra”. 32Allora Sicon uscì contro di noi con tutta la sua gente per darci battaglia a Iaas. 33Il Signore, nostro Dio, ce lo consegnò e noi sconfiggemmo lui, i suoi figli e tutta la sua gente. 34In quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne e bambini; non vi lasciammo alcun superstite. 35Soltanto prelevammo per noi come preda il bestiame e le spoglie delle città che avevamo preso. 36Da Aroèr, che è sulla riva del torrente Arnon, e dalla città che è nella valle, fino a Gàlaad, non ci fu città che fosse inaccessibile per noi: il Signore, nostro Dio, le mise tutte in nostro potere (Deuteronomio, 2, 31-36).
28Giosuè in quel giorno conquistò Makkedà: passò a fil di spada la città e il suo re, li votò allo sterminio, con ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun superstite e trattò il re di Makkedà come aveva trattato il re di Gerico. […] Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni vivente, come aveva comandato il Signore, Dio d’Israele (Giosuè, 10, 37 e 10, 40).
3Va’, dunque, e colpisci Amalèk, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini (1 Samuele, 15, 3).
In tal modo Israele si mostra ancora oggi coerente con la teoria e con la prassi bibliche.
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Fonte: Il Male Assoluto che ci riguarda da vicino, Matteo Nucci, il manifesto, 2.8.2025
Che cos’è il Male Assoluto? Ne parliamo spesso, in questi tempi, mentre lo vediamo realizzato quotidianamente da quasi due anni, come mai avremmo creduto possibile, se non altro nella nostra prospettiva di occidentali cresciuti con il mantra del «mai più».
Lo evochiamo spesso, sì, eppure non sapremmo definirlo. Come se la sua intrinseca assolutezza lo rendesse estraneo a qualsiasi possibilità definitoria. Del resto, accade qualcosa di apparentemente contraddittorio: questo Male con la M maiuscola ci sembra aumentare senza tregua, come se crescesse giorno dopo giorno fino a toccare sempre nuove vette che neppure ci parevano immaginabili. Un aspetto incompatibile con la sua assolutezza.
Da un punto di vista teorico, infatti, ciò che è assoluto non può aumentare, non può mutare o crescere. È assoluto, punto. Non relativo. Il Male Assoluto, dunque, è tutt’altro rispetto al male relativo, ovvero il male che si produce in relazione a qualcosa, per via di cause che non lo giustificano ma lo spiegano, tanto da manifestarsi in modi che ci sembrano in qualche modo misurabili.
C’è male e male, insomma, quando il male è relativo. Ma quando il Male è Assoluto, non ci sono misure che tengano. Eppure non c’è niente da fare. Questo Male Assoluto a cui assistiamo ci sembra diventare sempre più immenso e insostenibile. Come se si stesse allargando sopra di noi una nuvola nera, una cappa plumbea che ci imprigiona e rende la nostra vita da ora in avanti diversa, a tratti ridicola e impossibile.
Quel che vediamo ci tortura. Ci ripetiamo che ogni nostro lamento è incongruo, e tuttavia soffriamo, e poiché questo Male Assoluto diventa sempre più devastante, veniamo assaliti da una frustrazione senza limiti.
Il bambino che su una terrazza bombardata chiede aiuto mentre la sorella è letteralmente in pezzi a pochi metri da lui (i soldati nella casa abbandonata saltano sui lettini e ridono e guidano tricicli e impiccano bambole).
Il vecchio che attende alla fila inumana sotto il caldo e crolla senza dire una parola e muore (le parole sprezzanti di chi offre cibo e pallottole).
Il giornalista ucciso nella sua abitazione – uno degli oltre duecentotrenta – (il commento ufficiale delle forze armate che si congratulano per averlo eliminato assieme alla moglie e ai suoi figli).
Il medico che ha rifiutato di lasciare i propri pazienti fino alla fine e per questo è stato arrestato, messo in isolamento, torturato (e da duecento giorni non se ne sa nulla, ma lo si è visto in manette e ha perso oltre quaranta chili).
I paramedici giustiziati (le parole che hanno negato, ammesso, minimizzato).
Un mondo raso al suolo (le parole che definiscono il futuro campo di concentramento «città umanitaria»).
L’attivista ucciso dal colono e registrato in video (il colono rilasciato, i parenti dell’attivista arrestati e il suo funerale interrotto dalle grida dei soldati).
Fino alla più incredibile delle pretese: negare il mare, negare il bagno al mare a chi non ha nulla, a chi è schiacciato dal caldo assassino, assalito da infezioni, lordura, fame, ma niente mare, pena la morte (il ministro israeliano Amichai Eliyahu: «È necessario trovare qualcosa di più doloroso della morte per i civili di Gaza. Ucciderli non basta»).
Ecco l’atroce senso del Male Assoluto. La parola che lo giustifica, la parola che lo minimizza, lo irride, lo rende norma dell’aberrante inumanità. Una parola che diventa sempre più sconvolgente per chi le parole le cerca invano.
È la parola il cuore del Male Assoluto. Perché è la parola, il logos, a distinguere l’essere umano fra gli animali (certo nessun altro animale sterminerebbe i propri cuccioli e salterebbe sulle loro cucce irridendo le vittime, insoddisfatto di ucciderne soltanto trenta al giorno da 660 giorni, avido di trovare qualcosa di peggio).
E tuttavia è sempre la parola che può rendere l’essere umano divino. Perché la parola che manca a dire gli abissi del Male è anche la parola che però disperatamente tenta, la parola di chi grida, di chi si ribella, di tutti quelli che ogni giorno scrivono, parlano, chiedono, invocano. Perché non possiamo essere responsabili di questo orrore.
Non possiamo. È la parola di tutti noi occidentali indignati, frustrati e non ascoltati da democrazie svuotate, incapaci di dar voce a un grido che è maggioritario ovunque. E allora infine è davvero chiaro cosa sia il Male Assoluto e perché ci appaia ogni giorno più grande.
È il Male che oggi abita il delirio distruttivo di Israele, sì. Ma è soprattutto il Male che tutti i nostri pavidi governanti hanno consentito con il loro silenzio, dando il via libera a un senso di impunità assassino. È il male del silenzio in cui continuano a voltarsi dall’altra parte tutti quelli che non si alzano, non si disperano, non gridano.
E qui, in questo silenzio vigliacco in cui la parola umana e divina si spegne, la storia diventa altro ancora. Perché questa infatti è semmai soltanto la famosa «banalità del Male».






Esatto.
La guerra dell’ebraismo sionista contro il paganesimo anche latino non si è mai fermata.
Proprio perché era una «fortezza romana» andava distrutta.
Barbari.
Barbari, assassini e bugiardi.
Il ministro fanatico e selvaggio non è la causa ma è soltanto il sintomo del sistema sionista, il quale gode tuttora della piena complicità di molti decisori politici europei (oltre che ovviamente di quelli USA).
In un suo intervento Pino Cabras lo chiarisce bene:
Ben Gvir è il problema? No, Ben Gvir è il sintomo (pdf)
La società israeliana non è «malata», è semplicemente la società israeliana. Vale a dire una comunità politica intrisa della convinzione di essere razzialmente e teologicamente superiore a tutte le altre, in quanto «popolo eletto».
Eh sì, sono proprio dei boia…
Ma che cosa si pretende da dei barbari sionisti?
Sono sempre stati così: sterminatori e feroci.
I privilegi e l’impunità che si accordano ai sionisti non hanno confronti e costituiscono la più grave patologia della storia contemporanea.
Sono solo degli assassini.
Il sionismo del governo tedesco tocca ormai il fanatismo.
Ma nel titolo c’è una grave lacuna: «Villaggi rasi al suolo DA ISRAELE»
Episodio molto significativo, molto.
Non semplici ‘canaglie’ ma feroci razzisti.
Il razzismo di Israele è ontologico.
Israele è un’entità barbarica che non rispetta nessun patto, nessun trattato. E che cerca di diffondere ovunque la propria barbarie.
Un sussulto di dignità politica e storica di Milano contro chi si sente parte di Israele, del suo orrore.
Quando a parlare è un ebreo antisionista, il silenzio diventa impossibile
Pino Cabras, 22.4.2026
Fonte: https://t.me/PinoCabrasPino/8948
C’è una voce che molti preferirebbero non farvi ascoltare. È quella del professor Yakov M. Rabkin, storico ebreo di fama internazionale, che con lucidità e calma smonta uno dei tabù più protetti del nostro tempo.
Nel video che ho sottotitolato in italiano, Rabkin spiega con straordinaria chiarezza perché l’ideologia sionista non rappresenti soltanto un problema per i palestinesi, ma una minaccia universale per chiunque rifiuti i suoi presupposti fondamentali: ebrei compresi.
Niente urla. Niente slogan. Niente isterie mediatiche. Solo ragionamento, storia, coscienza etica e libertà intellettuale.
In un’epoca in cui la critica al sionismo viene spesso censurata, deformata o criminalizzata, ascoltare parole come queste è un atto necessario.
Guardate il video fino in fondo. Diffondetelo. Fate circolare ciò che troppi vogliono nascondere.
Yakov Rabkin parla con la forza tranquilla della verità.
Un’immagine emblematica del rapporto tra le due religioni nate dalla Bibbia: desacralizzazione del mondo, violenza senza misura, distruzione.
Questo soldato è stato sincero. Ha mostrato nei fatti qual è il sentimento dei sionisti verso i goym di fede cristiana. Ha dato voce e azione ai sentimenti profondi di Israele.
Le scuse, addirittura la punizione minacciata dal governo, sono soltanto finzione.
Sono centinaia i filmati nei quali si vedono dei sionisti passare accanto alle chiese cristiane e sputare su di esse, minacciare i fedeli.
Il sionismo è orrore, è il male.
La risposta del vicedirettore de L’Espresso Enrico Bellavia all’ambasciatore istaeliano Peled.
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La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo (a colloquio con la nostra Tiziana Faraoni a pagina 48), quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele. E non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito. Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i terroristi non sono un’etnia, come i criminali non sono un popolo. Il genocidio si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia.
Terrore. Terrorismo. Il Male.
I razzisti che massacrano i palestinesi in Cisgiordania (terra che l’ONU ha destinato appunto alla Palestina) incendiano anche le chiese millenarie dei cristiani.
Se non li si ferma distruggeranno tutto.
Israele è ormai una macchina di morte, una struttura di sterminio.
«Per Israele, l’obiettivo è sempre quello di distruggere quanta più cultura e decenza umana possibile – soprattutto perché Israele non ne possiede»
Esatto anche questo.
«Israele è una macchia per l’umanità»
Esatto.
Da: L’assassinio di Trump
il Simplicissimus, 5.4.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/04/05/lassassinio-di-trump/
L’assassinio dei leader è il normale modus operandi dei sionisti e, secondo molti stretti collaboratori, il presidente appariva letteralmente terrorizzato dalle immagini del killeraggio di Kirk
Le ragioni di una guerra.
Eh sì, temo che la realtà stia proprio in questi termini.
Ogni giorno che passa, ogni ambulanza colpita con i suoi passeggeri, ogni esodo e massacro imposto ai villaggi libanesi, ogni sterminio di bambine iraniane, ogni famiglia e città palestinese della Cisgiordania violentata e bruciata, ogni affermazione che ‘per il popolo eletto il diritto internazionale non vale’, come ha detto un ministro del governo di Israele, tutto questo e molto altro conferma che «l’orda tribale» è nemica di tutti noi.
Si accorgono della violenza e del razzismo di Israele quando ne vengono toccati i cristiani.
Meglio di niente…
L’ebraismo è stato sempre anticristiano.
Il problema è che il cristianesimo contemporaneo non vede i pericoli del sionismo.
Andrea Zhok, 23.3.2026
Diversa la situazione di Israele, che sta rapidamente passando dal sogno della Grande Israele all’incubo di star perdendo lo scudo americano, proprio nel momento in cui ha suscitato un odio irrefrenabile tutto intorno a sé.
L’atteggiamento israeliano di distruzione indiscriminata verso chiunque gli desse fastidio, Libano, Iraq, Iran, Gaza, vantandosi della propria spietatezza, della propria ferocia, ingannando, assassinando personalità autorevoli come Khamenei, macellando donne e bambini, ha concentrato su Israele un odio che credo abbia pochi analoghi storici.
Nel momento in cui Israele dovesse mostrare segni di debolezza, l’odio seminato gli ritornerà addosso (e questo – beninteso – prima o poi accadrà comunque, quali che siano gli esiti dell’attuale aggressione all’Iran).
Ma al presente questo contesto fa sì che la pressione per l’utilizzo dell’arma nucleare come ultimo, estremo, mezzo di coercizione, continui ad aumentare.
Ambulanze.
Il volantino ‘antisemita’ che rivendica il danneggiamento di alcune ambulanze vuote in Inghilterra parla della Palestina definendola «the Land of Israel». Si tratta quindi probabilmente di un’azione israeliana sotto falsa bandiera.
Pasqua.
Un rabbino teorizza e giustifica lo stupro da parte dei soldati israeliani di donne non ebree.
E fa carriera.
Sarebbe interessante conoscere le opinioni delle femministe di Fratelli d’Italia o del Partito Democratico, vale a dire di due forze politiche sioniste.
Alcune interessanti ipotesi.
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Dove è finito Netanyahu? Ipotesi e congetture
il Simplicissimus, 13.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/13/dove-e-finito-netanyahu-ipotesi-e-congetture/
Da qualche giorno serpeggia in rete la notizia secondo cui Netanyahu sarebbe morto sotto un bombardamento, senza che tuttavia la notizia trovi né una chiara smentita, né una conferma visto, gli organi ufficiali semplicemente non ne parlano. E tuttavia l’ultima volta è stato visto domenica scorsa durante la visita a un sobborgo di Tel Aviv bombardato, poi più nulla anche se lunedì era in programma un incontro con i rappresentanti Usa, Witkoff e Kuschner che tuttavia non sono arrivati in Israele perché la missione è stata “congelata”, qualunque cosa significhi questa espressione. In televisione passano sue vecchie apparizioni, mentre l’esercito iraniano fa sapere di aver svolto tra domenica e lunedì intensi bombardamenti proprio sui luoghi frequentati dal premier israeliano. Per smentire ogni illazione basterebbe una comparsa in televisione o una visita da qualche parte, ma invece Netanyahu sembra del tutto svanito.
Questo mistero, secondo alcuni analisti, si lega a quello dell’isola di Kargh che, altrettanto misteriosamente, non è stata colpita dagli occidentali, nonostante sia di gran lunga il più grande terminale petrolifero dell’Iran. E insinuano che siano stati proprio gli Usa a non volerlo attaccare per evitare che l’Iran a sua volta devastasse gli impianti petroliferi negli Emirati, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar che hanno vergognosamente tenuto bordone all’aggressione, salvo poi pentirsene amaramente. Questo avrebbe approfondito la già gravissima crisi di Hormuz, poiché avrebbe creato un “buco” petrolifero ancora più grande e soprattutto duraturo, probabilmente esteso per anni. Tuttavia visto che ormai Israele sta esaurendo le sue difese e viene tempestata ogni giorno da decine di missili e droni che spesso distruggono risorse importanti, Netanyahu avrebbe concepito l’idea di colpire l’isola di Kargh, nonostante il diniego americano decretando, in pratica, una tempesta economica senza precedenti che avrebbe di fatto affondato Trump. Secondo questa ipotesi, suggestiva, ma tutt’altro che campata in aria, sarebbero stati proprio gli americani a favorire in qualche modo, mettiamola così, la scomparsa di Netanyahu.
Come? Magari, ma è solo un esempio, evitando di tentare l’intercettazione di missili iraniani diretti verso i luoghi frequentati dal primo ministro. Naturalmente non possiamo sapere se le premesse su cui si basa questo ragionamento siano corrette e abbiano una qualche consistenza, anche se sono verosimili: dopotutto non sarebbe la prima volta che gli Usa favoriscono o provocano la dipartita di amici per la pelle che sono diventati scomodi. Secondo altre tesi, Netanyahu sarebbe volontariamente scomparso proprio per evitare di incontrare la diabolica coppia Witkoff e Kuschner che certamente gli avrebbero rappresentato la volontà degli Usa di uscire dal conflitto: in questo caso la sopravvivenza politica di Trump avrebbe significato la morte politica del massacratore di Gaza perché dopo tante distruzioni, fare la pace senza aver ottenuto nulla, di fatto una sconfitta israeliana su tutti i fronti, sarebbe stato un colpo politicamente mortale.
Una terza ipotesi è che il primo ministro, in un primo tempo scappato in Germania, abbia fatto perdere le sue tracce per evitare di essere davvero beccato da qualche ordigno iraniano e meno persone sanno dove si trova, meno probabile è che venga colpito, ma, a mio parere, è una tesi debole: nascondersi non è mai una strategia politica vincente. L’unica cosa che si può dire con certezza è che un mondo senza Netanyahu sarebbe un mondo migliore.
Deputati israeliani propongono di rendere fuorilegge ogni discorso sul fondatore del cristianesimo e quindi ogni presenza cristiana.
In questo modo tutto sta diventando più chiaro: genocidi, razzisti, inolleranti.
Di fronte all’enormità di questi crimini di guerra perpetrati dagli USAI, spero che Tel Aviv venga rasa al suolo e non rinasca mai più.
I sionisti sono degli assassini feroci e vigliacchi.
Ho visto un breve filmato nel quale soldati dell’IDF corrono piangendo per scampare alle bombe iraniane. Come giustamente commentato da Vladimiro Giacché su X/twitter: «Sparare ai bambini è più facile» (https://x.com/Comunardo/status/2028032995530035433)
Israele stabilisce la pena di morte su base razziale/razzista.
«Per Huckabee, pastore battista e ora ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, la Bibbia non è un libro di fede, ma un atto notarile. Dio ha promesso quella terra agli ebrei. Tutta. Dal Nilo all’Eufrate. Che oggi su quella terra vivano egiziani, giordani, siriani, libanesi, iracheni è un dettaglio. Che esistano Stati sovrani, riconosciuti dalle Nazioni Unite, è irrilevante. La parola di Dio, per lui, annulla qualsiasi confine tracciato dagli uomini”
E continua parlando del diritto di sangue.
Siamo in pieno razzismo biologico e teologico, ancora più radicale del razzismo dei nazionalsocialisti che era biologico e politico.
https://it.insideover.com/politica/dal-nilo-alleufrate-sarebbe-giusto-se-prendessero-tutto-la-confessione-di-huckabee-che-smaschera-il-sionismo-cristiano.html
Un’altra prova del male che Israele è, in questo caso sono i coloni che occupano illegalmente la Cisgiordania e terrorizzano nei modi più infami le famiglie palestinesi.
Un’altra prova del male che Israele è. Ormai non si contano più.
La ferocia di Israele è senza confronti nella storia contemporanea.
Uno Stato veramente immondo.
La strage di Stoccolma
Massimo Mazzucco, 10.2.2026
Ieri a Stoccolma una bomba è esplosa nel quartiere residenziale di Östermalm, causando 30 morti e altrettanti feriti. Östermalm è la zona più elegante e lussuosa della città, spesso paragonata all’Upper East Side di New York per lo stile sofisticato, gli edifici classici di fine ‘800, le boutique di lusso della Strandvägen, i ristoranti di alto livello e l’atmosfera raffinata ma discreta, tipica svedese.
Per ora non si conosce ancora l’identità degli attentatori, ma si sospetta la matrice islamica.
Fra i 30 morti ci sono padri e madri di famiglia, tre anziani, di cui uno sulla sedia a rotelle, e una donna incinta. Ci sono anche 7 bambini, che stavano giocando nel piccolo parco dell’Humlegården, accanto al luogo dell’esplosione. Si sta ancora scavando fra le macerie, per trovare eventuali sopravvissuti.
Di fronte a questa tragica notizia, voi vi domanderete come mai non ne abbiate sentito parlare in tutti i telegiornali.
Non ne avete sentito parlare per un semplice motivo: perchè la notizia è vera, ma non è avvenuta nel lussuoso quartiere di Stoccolma, è avvenuta fra le rovine fumanti di Gaza.
Non ne avete sentito parlare perchè i morti non sono svedesi, ma sono palestinesi.
Non ne avete sentito parlare perchè i terroristi non sono “di matrice islamica”, ma sono gli stessi soldati dell’IDF, che con la solita scusa di “eliminare uomini di Hamas” hanno ammazzato trenta civili innocenti, fra cui sette bambini.
Non ne avete sentito parlare perchè questi sette bambini non sono piccole meraviglie bionde con gli occhi azzurri, ma sono sette puzzolenti e inutili marmocchi con la pelle scura, di cui non frega niente a nessuno.
Non ne avete sentito parlare perchè il dolore delle madri palestinesi non è minimamente paragonabile al dolore di una madre europea che perda il proprio figlio in un attentato.
Non ne avete sentito parlare, più in generale, perchè di quello che gli israeliani fanno ai palestinesi noi in occidente non ne vogliamo più sapere. Abbiamo protestato, abbiamo denunciato, ci siamo indignati, abbiamo persino fatto le flotille; ma adesso basta. In fondo quella è roba loro, che se la vedano fra loro, noi abbiamo altro di cui preoccuparci. Lo spread, il mutuo da pagare, lo scandalo Signorini. E adesso arriva Sanremo, vuoi mettere?
Una volta chiesero a Ghandi: “Mahatma, cosa ne pensa della civilizzazione occidentale?” A Ghandi si illuminò per un attimo lo sguardo, e poi rispose: “Penso che sarebbe un’ottima idea”.
Massimo Mazzucco
«Cioè, ha ammesso di essere la più spietata organizzazione terrorista del pianeta».
https://ilsimplicissimus2.com/2026/02/02/gaza-lidf-si-smaschera-da-solo-e-trump-non-e-da-meno/
Un genocidio feroce, una lenta tortura…
Tutta la Palestina deve essere lasciata ai sionisti, perché è la Terra Promessa da Yahweh.
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Televideo – 3.2.2026 – ore 13.00
Rafah, rientri a Gaza vanno a rilento
13.00 Solo 12 persone autorizzate a tornare a Gaza ieri, primo giorno di riapertura del valico di Rafah, fra l’Egitto e la Striscia. Fonti mediche hanno detto ad Al Jazeera che si tratta di 5 feriti e di 7 accompagnatori. Molto rigide le regole: ogni giorno 50 persone in uscita e altrettante in entrata. Per queste ultime serve l’approvazione egiziana e i loro nomi devono essere comunicati allo Shin Bet, i Servizi interni israeliani. Transito solo pedonale, per 6 ore al giorno. In attesa ventimila tra malati e feriti.
Riporto un testo di Gianluca Martino
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Muhammad Al-Sheikh, cinque anni, vive con la sua famiglia a Gaza in una casa semidistrutta.
Una bomba israeliana ha colpito la sua abitazione, i soccorritori hanno ritrovato i resti di tutta la famiglia. Hanno cercato Muhammad tra le macerie ma non sono riusciti a trovarlo.
Alle prime luci dell’alba, Muhammad è stato ritrovato a decine di metri di distanza miracolosamente vivo.
Nonostante le gravi ferite riportate, non è in pericolo di vita.
Un milione e mezzo di superstiti del Genocidio è tutt’ora intrappolato in un campo di sterminio, sottoposto a bombardamenti, affamato e privo di cure mediche.
La feccia complice e depravata della politica e dei media stenografi degli assassini di bambini che voleva convincervi che tutto questo fosse normale, ora afferma che tutto ciò sia finito. Ora c’è la pace.
L’ospedale di Haifa, scampato al Genocidio, è stato raso al suolo in tempo di “pace”.
I droni quadricotteri continuano a sparare sui civili.
I giornalisti continuano ad essere uccisi.
Stanotte una donna di 64 anni è morta assiderata in una tenda sulla spiaggia. Le tende sulla spiagge sono le peggiori di tutte le altre, sono le più esposte alle intemperie.
La scorsa settimana mi è stato raccontato che durante la notte gran parte dei genitori dormono a turno. Chi resta sveglio controlla con una torcia che i figli non muoiano assiderati o che non vengano travolti da improvvisi allagamenti.
Da allora, ogni volta che mi infilo nel letto, penso a quella gente, non riesco a smettere di pensare a quella scena di madri sveglie con una torcia puntata sui loro figli.
Come si può consentire tutto questo?
È stato detto “mai più”, è stato detto che il mondo non l’avrebbe più permesso, ci è stato insegnato giustamente l’importanza della memoria, del ricordo.
E noi con commozione ricordiamo ai nostri figli ciò che è stato, ricordiamo le vittime del nazifascismo e ricordiamo con la stessa commozione ciò che accade oggi e chi è stato.
Racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti di un bambino di cinque anni di nome Muhammad che fu scaraventato in aria da una bomba israeliana e che sopravvisse solo, senza famiglia, in un campo di sterminio chiamato Gaza.
Non si può che nutrire una ripugnanza autentica e profonda.
Assassini, sempre assassini, sin dall’inizio.