Come sempre accade nella storiografia e nella scienza politica, se si indaga un poco più a fondo rispetto alle tesi dominanti si fa chiara la complessità delle vicende dei popoli e delle idee.
Pochi ad esempio sanno che il III Reich collaborò con alcune associazioni e movimenti ebraici che ne condividevano le tesi imperialiste e che sostenevano la necessità di riappropriarsi della Terra promessa per fondarvi appunto un impero. Anche questa prospettiva era infatti favorevole alla soluzione della ‘questione ebraica’, vale a dire all’espulsione degli ebrei dalla Germania.
La rivista Giubbe Rosse ha tradotto un breve articolo di Thierry Meyssan che documenta tali legami e le loro ragioni. Al di là del giudizio che se ne può dare, mi sembra che questo testo indichi in ogni caso alcuni elementi di affinità tra l’imperialismo germanico e quello dell’attuale Stato di Israele.
Società e Stato i quali si fondano su un razzismo pervasivo in quanto di carattere e natura religiosi. Come si vede dall’immagine di apertura, ritenersi il Popolo Eletto da Dio pone al di fuori di ogni norma sia etica sia giuridica, fuori dal diritto internazionale e dalle sue regole.
Gli effetti di una simile aberrazione sono da alcuni anni sotto gli occhi del mondo, che non muove un dito per evitarli e anzi l’Occidente anglosassone collabora (con armi, finanziamenti, sostegno politico) al genocidio del popolo palestinese e al massacro dei suoi membri. Massacro che alcune immagini qui sotto documentano in modo evidente e, certo, insostenibile.
La foto del medico che asporta organi dai corpi dei palestinesi mi ha ricordato un dramma di Friedrich Dürrenmatt dedicato a un medico nazista che operava nei Lager. Il titolo di questo dramma è Il sospetto.
- Netanyahu e il Nazismo
Giubbe Rosse, 23 settembre 2025 - Versione in pdf








ISRAELE SULL’ORLO DELL’ABISSO
Target, 19.6.2026
Nel podcast di stamattina, ho usato l’espressione “psicopatologia collettiva” per definire l’ideologia sionista. E, mi sembra, gli avvenimenti delle ultime ore stanno confermando che ormai Israele è un paese totalmente fuori controllo, in preda ad una follia distruttiva ma anche autodistruttiva.
Definiamo un attimo il contesto generale. Ormai da settimane la Cisgiordania occupata è teatro di violenze continue, coordinate tra le milizie dei coloni di ultradestra e l’IDF, che fanno il paio con crescenti spinte amministrative e legislative per espandere gli insediamenti illegali, annettere più porzioni di territorio, e cacciare quanti più palestinesi possibili, con ogni mezzo. Parliamo di migliaia e migliaia di sfollati.
A Gaza, il finto cessate il fuoco ha prodotto in questi otto mesi oltre un migliaio di morti, i bombardamenti – dal cielo, dal mare e da terra – sono continui. L’ingresso degli aiuti (sempre mantenuto molto al di sotto di quanto concordato) è stato nuovamente sospeso. La linea gialla viene continuamente ed arbitrariamente spostata, e il governo israeliano dichiara pubblicamente di voler espandere la zona di occupazione dall’attuale 60% ad almeno il 70.
Non passa giorno senza che esponenti del governo – e non solo i soliti Smotrich e Ben Gvir, ma anche il ministro della difesa Katz ed altri – rilascino dichiarazioni di fuoco, vere e proprie orgogliose rivendicazioni di crimini di guerra.
La crisi dell’IDF, denunciata dal capo di stato maggiore Halevi settimane fa non fa che aggravarsi, mentre decine di migliaia di haredim protestano contro la legge che vorrebbe costringerli a prestare servizio militare come tutti, e la polizia ne reprime le manifestazioni con violenza.
In questo quadro, Trump firma il Memorandum d’Intesa con l’Iran, che contempla la fine delle ostilità in tutta la regione, e segnatamente in Libano. L’intero governo di Tel Aviv, Netanyahu compreso, fa orecchie da mercante e prosegue con i bombardamenti ed i tentativi di avanzare sul terreno. Mentre Hezbollah risponde duramente (tra ieri e oggi almeno 5 o 6 morti, tra cui un paio di alti ufficiali), l’Iran sospende l’incontro delle delegazioni negoziali in Svizzera. Oggi Trump chiama Netanyahu imponendogli di smettere, e viene concordato un ennesimo cessate il fuoco a partire dalle 16.00. Neanche 5 minuti più tardi, ripartono gli attacchi israeliani. E per capire qual è il livello di follia che ormai anima lo stato ebraico, basta sentire quel che dicono le TV israeliane. Channel 12: “Un cessate il fuoco non significa smettere di sparare. Significa non intensificare gli attacchi.” Channel 15: “Se Hezbollah tenterà di contrastare gli avanzamenti israeliani nel sud del Libano, ci difenderemo e contrattaccheremo.” Delirio allo stato puro.
Con ogni probabilità, tutto questo non cesserà finché Teheran non deciderà per un massiccio attacco su Tel Aviv, tale da mettere in ginocchio questa banda di fuori di testa. [Esatto, agb]
Ma questa è un’altra storia…
Il punto è che, con tutta evidenza, Netanyahu – sia pure obtorto collo – capisce che non può arrivare a rompere con Trump e gli Stati Uniti, poiché – come gli ha ricordato oggi Vance – “sono gli unici al mondo disposti ancora a difendere Israele”.Ma al tempo stesso appare chiaro che sta perdendo il controllo sul suo stesso governo, che l’esercito comincia a fregarsene degli ordini ricevuti dal vertice politico, che – insomma – la crisi interna sta diventando ingovernabile, e si prospettano giorni assai difficili. Tutto è ormai possibile, forse anche prima della scadenza elettorale di settembre. Negli scenari peggiori, la secessione della Galilea e Samaria, o la guerra civile, passando per un pronunciamento militare per contestare la linea politica di Netanyahu. Il quale è ormai tra l’incudine e il martello, e la sua proverbiale abilità di politico navigato potrebbe stavolta non bastare a salvarlo. Paradossalmente, la sua caduta però potrebbe significare un passo avanti verso l’abisso.
Baraffè!
Quarto Reich.
Apartheid. Così agisce uno Stato razzista. Razzista ‘nell’anima’ oltre che nei comportamenti.
Terrore. Terrorismo. il Male.
Israele è uno Stato criminale.
Nazisionismo. 4.4.2026
Israele.
Israele e il mondo.
L’articolo pubblicato su Giubbe Rosse racconta vicende che, in linea generale, posso ritenere verosimili anche se, fino ad ora, non ho mai letto nulla sugli Ebrei Revisionisti, su Jabotinsky e sugli accordi e relazioni da essi intrattenuti con elementi di spicco del regime nazionalsocialista. E’ indubbio comunque che nell’ebraismo sia tuttora presente una corrente di pensiero politico-religioso che punta alla realizzazione del Grande Israele in cui (ri)prenda forma l’egemonia del “popolo eletto”. In questo senso può essere credibile quanto sostenuto nell’ articolo da Terry Meyssan sulla intesa degli “ebrei revisionisti” con il nazismo.