Nel 2014, in occasione di un’altra fase del genocidio palestinese, commentavo un’affermazione del tutto condivisibile di Noam Chomsky e ricordavo che una deputata dell’estrema destra israeliana aveva scritto che «tutti i palestinesi meritano di morire» (Fonte: Televideo, 20/07/2014, 00:05). Aggiungevo che le generazioni future si vergogneranno di un’epoca “democratica” che ha permesso il genocidio giustificando in tutti i modi i carnefici. Si chiederanno come sia potuto accadere. Troveranno le risposte nel razzismo degli eletti da Dio, nel fanatismo, nella geopolitica, negli interessi finanziari, nella menzogna, nell’indifferenza (Non è una guerra; 21 luglio 2014).
A nove anni di distanza la situazione dei palestinesi è peggiorata. Questo popolo vive in un regime di vera e propria segregazione (apartheid) che nella cosiddetta «Striscia di Gaza» diventa miseria, frequente mancanza di acqua, elettricità, cibo, incertezza sulla vita e sulla morte, pervasiva e quotidiana umiliazione rispetto ai padroni israeliani.
Tra le tante ragioni, molte piuttosto oscure, dell’attacco dell’organizzazione Hamas contro Israele credo ci sia anche la disperazione di chi cerca di morire non come un topo in trappola ma almeno combattendo contro chi lo sta portando alla fine. È sufficiente raccogliere alcune notizie da una fonte passabilmente oggettiva come il Televideo RAI per rendersi conto di che cosa stia avvenendo al popolo palestinese in quella che era ed è la sua terra.
Assedio contro i palestinesi, definiti «animali umani»:

Richiesta da parte dell’attuale ministro italiano dell’istruzione di comminare pene detentive contro gli studenti che «inneggiano a Hamas»:
Bombe israeliane su un mercato palestinese:
Aggiungo una riflessione del tutto ragionevole del collega Andrea Zhok, professore associato di Filosofia morale alla Statale di Milano:
Chiudo con una pagina del numero 54 (anno XXVII, luglio/agosto 2023) della rivista Indipendenza, pagina nella quale Neturei Karta International (una associazione internazionale di ebrei ortodossi) condanna in modo assai chiaro il sionismo dello stato di Israele, giudicandolo incompatibile con la fede e con l’identità ebraiche.











Gli stupratori.
Calcio intelligente.
Buone notizie.
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Da Rivista Indipendenza
Notiziario, 2 maggio 2026, ore 14:30
– Hezbollah, principalmente con droni, sta colpendo le comunità di coloni occupanti la Palestina del nord e le forze israeliane nel sud del Libano. Ciò ha costretto ieri Tel Aviv a restrizioni di movimento per i coloni nel nord (raduni massimo di 1.500 persone; pellegrinaggi al Monte Meron –solitamente oltre 100mila persone– massimo per 200 partecipanti; accesso sconsigliato entro 4 km dal confine libanese e siriano per civili non residenti). Non si esclude un ulteriore inasprimento, in caso di aggravamento. Canale 11: Israele ritira diverse brigate dal sud Libano per l’incapacità di affrontare i droni di Hezbollah. Israel Hayom, quotidiano israeliano: stiamo affrontando una trappola strategica nel sud Libano. Il nostro ritiro verrebbe considerato una sconfitta.
I collaborazionisti sono sempre spregevoli.

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*Comunicato stampa di Hamas:*
Giovedì 9 ottobre 2025 ore 1.12
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– Dopo negoziati seri e responsabili del movimento e le fazioni della resistenza palestinese in merito alla proposta del Presidente Trump a Sharm el-Sheikh, con l’obiettivo di porre fine alla guerra di sterminio contro il nostro popolo ed il ritiro dell’occupazione israeliana dalla Striscia di Gaza, il Movimento di Resistenza Islamico (Hamas) annuncia la conclusione di un accordo che prevede la fine della guerra di genocidio a Gaza, il ritiro dell’occupazione, l’ingresso di aiuti e uno scambio di prigionieri.
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– Apprezziamo profondamente gli sforzi dei nostri fratelli mediatori in Qatar, Egitto e Turchia. Apprezziamo anche gli sforzi del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si impegna a porre fine alla guerra e a ottenere il completo ritiro dell’occupazione dalla Striscia di Gaza.
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– Invitiamo il Presidente Trump, gli Stati garanti dell’accordo e varie parti arabe, islamiche e internazionali a costringere il governo di occupazione ad attuare pienamente i requisiti dell’accordo e a non permettergli di eludere o ritardare l’attuazione di quanto concordato.
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Rendiamo omaggio al nostro grande popolo nella Striscia di Gaza, a Gerusalemme e in Cisgiordania, sia all’interno che all’esterno della patria, che ha dimostrato un orgoglio, un eroismo e un onore senza pari e che ha affrontato i piani dell’occupazione fascista che prendevano di mira loro e i loro diritti nazionali. Questi grandi sacrifici e queste prese di posizione hanno sventato i piani di sottomissione e sfollamento dell’occupazione israeliana.
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Affermiamo che i sacrifici del nostro popolo non saranno vani e che rimarremo fedeli alla nostra promessa e non rinunceremo ai diritti nazionali del nostro popolo, alla libertà, all’indipendenza e all’autodeterminazione.
Non è pace, è colonialismo, puro e violento colonialismo.

Un commento di Pino Cabras.
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Sulla bandiera palestinese.

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LA BATTAGLIA DI GAZA
Target, 10.8.2025
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Tutti – spero – ricordano il film “La battaglia di Algeri”, di Gillo Pontecorvo. Per chi non sa di cosa si parla, o volesse semplicemente rivederlo, in questi giorni è disponibile su Rai Play.
Il film racconta sostanzialmente un pezzo della guerra di liberazione algerina, e precisamente una fase acuta della battaglia svoltasi ad Algeri tra gli uomini (e le donne) del FLN ed i paracadutisti francesi. Quello che pochi sanno, è che questo film viene spesso proiettato nelle scuole di guerra, in tutto il mondo. La ragione è che il film, oltre ad essere un capolavoro della cinematografia, illustra perfettamente un fatto storico, ovvero come l’esercito di Parigi riuscì ad avere ragione dei combattenti algerini nella più importante città dell’allora colonia francese. Le tecniche contro-insurrezionali descritte nel film, non soltanto sono quelle effettivamente usate contro l’FLN, ma saranno poi prese a modello, soprattutto dagli eserciti occidentali, su come affrontare una guerriglia.
La cosa più interessante, in tutto ciò, è che ovviamente l’esercito francese vinse la battaglia di Algeri, ma perse la guerra, e l’Algeria ottenne la sua liberazione. Anche se la narrazione al riguardo tende a raccontare le cose come una sorta di tradimento da parte di De Gaulle – ed infatti i militari francesi che operavano nella colonia diedero vita all’OAS, una organizzazione terroristica di estrema destra, che cercò più volte di assassinarlo – la realtà è che l’FLN rese semplicemente troppo oneroso il mantenimento del dominio coloniale. E solo qualche anno prima la Francia aveva perduto l’Indocina, dopo la sanguinosa sconfitta di Dien Bien Phu (anche su questa battaglia trovate un buon film, su Netflix).
La vera lezione della battaglia di Algeri, quindi, è che quando un esercito regolare affronta una formazione di guerriglia – soprattutto se questa rappresenta la punta di lancia di un movimento di liberazione nazionale – poco importa se e quante volte riesce ad ottenere successi tattici sul campo. Una guerra di guerriglia non deve necessariamente vincere più battaglie dell’esercito regolare; può persino non vincerne nessuna, ed uscire comunque vincitore dal conflitto.
Io spero che un giorno qualche bravo regista faccia un film sulla Battaglia di Gaza. Non solo per raccontare l’epica resistenza di un popolo e dei suoi combattenti, ma per portare al grande pubblico internazionale le mille storie che stanno facendo la Storia, gli infiniti, ed incredibili dettagli, di una battaglia che non ha praticamente precedenti nella storia militare, ed a cui la Resistenza si è preparata per decenni. Quando saranno noti i modi in cui le formazioni combattenti palestinesi si sono attrezzate per questa battaglia, il modo in cui la stanno conducendo, la straordinaria intelligenza strategica e la grande capacità tattica dei suoi leader, si comprenderà come e perché – nonostante gli straordinari strumenti di intelligence di cui dispone, nonostante una potenza di fuoco enorme, costantemente alimentata dall’estero – l’esercito israeliano stia naufragando in una guerra infinita, da cui rischia di non uscire più. Come ha detto il Comandante delle forze armate, Halevi, sta entrando in un buco nero. Il genocidio dei civili palestinesi, ed il modo barbaro in cui viene condotto, con l’immenso orrore che suscita, sta di fatto fungendo da terrificante cortina fumogena, che nasconde al mondo – ed agli israeliani in primis – la portata del disastro in cui Netanyahu sta trascinando il paese.
Che ne facciano o meno un film, la battaglia di Gaza è già una pietra miliare della storia militare ed insurrezionale, oltre che della liberazione dei popoli. E verrà studiata per decenni a venire
Carl Schmitt profetico (anche) su Gaza:
«Il diritto di resistenza e quello dell’autodifesa possono essere buoni diritti, e al contrario una serie di disposizioni senza possibilità di opposizione, tali da annichilire ogni idea di autodifesa, ovvero un sistema di norme e di sanzioni capace di eliminare tacitamente ogni perturbatore, possono significare una terribile distruzione nichilistica di ogni diritto. I grandi problemi del diritto internazionale non sono così semplici»
(Il Nomos della Terra, Adelphi 1991, p. 229).
Ali Shoeib, corrispondente di guerra dell’emittente di Hezbollah Al-Manar, sulla situazione nei villaggi di confine in cui le forze nemiche sioniste sono entrate dall’inizio degli scontri a terra:
• Le forze di occupazione israeliane sono avanzate nella maggior parte dei villaggi di confine adiacenti ai confini con la Palestina occupata, da Ras Al-Naqoura e dai boschi di Al-Labouneh, arrivando fino al villaggio di Kfarkila.
• Le forze nemiche in avanzamento si sono mosse sotto una copertura di fuoco distruttivo senza precedenti, con centinaia di attacchi aerei e migliaia di proiettili di artiglieria e carri armati, che hanno distrutto le restanti strutture civili alla periferia dei villaggi vicino al confine, dopo essere state sottoposte ad attacchi aerei e terrestri per un anno intero.
• Le forze nemiche in avanzamento hanno creato sentieri sterrati usando bulldozer militari nelle zone basse e tra le valli, conducendo a quartieri nei villaggi che non possono essere visti da ampie aree sugli altri lati e sono visibili solo dal lato occupato.
• Le truppe d’invasione hanno seguito una politica di trappole esplosive, detonazioni e demolizioni di tutte le strutture e abitazioni civili sul percorso dell’incursione, in particolare quelle nei quartieri vicino al confine o che si affacciano sulle aree di confine.
• Nonostante ciò, le incursioni e i movimenti israeliani vengono presi di mira da vari attacchi e imboscate, con conseguenti vittime confermate, che l’esercito nemico riconosce gradualmente. Il numero di soldati uccisi e feriti, nell’insieme, ha superato i 400.
• Nelle occasioni in cui i gruppi militari israeliani si nascondono tra aree basse e vicino alle posizioni delle forze internazionali UNIFIL, la Resistenza fa affidamento sul colpire questi gruppi con varie salve di missili e proiettili di artiglieria, poiché sono fuori dalla vista diretta, il che è necessario per l’uso di missili guidati. Ciò è particolarmente vero poiché il nemico bombarda continuamente tutte le colline e i punti elevati che dominano le loro posizioni, con diversi droni presenti su ogni villaggio.
• Nonostante ciò, i razzi continuano a cadere su questi gruppi militari 24 ore su 24 e il nemico non osa spostare le sue forze all’interno dei villaggi in cui sono entrati, che dominano gli altri villaggi nella seconda linea adiacente ai villaggi di confine. Questi villaggi sono anche continuamente sottoposti a numerosi attacchi aerei da parte del nemico.
• In poche parole, il nemico ha occupato parti dei nostri villaggi di confine nelle circostanze sopra menzionate, ma nessuno degli obiettivi dell’attuale aggressione aerea e terrestre è stato raggiunto.
• Le operazioni di resistenza sono in corso, con vari tipi di raffiche di razzi diretti agli insediamenti da Haifa e dai sobborghi di Tel Aviv a Tiberiade che non cessano e le sirene di allarme che continuano a suonare. Centinaia di migliaia di coloni rimangono vicino a luoghi fortificati, mentre altri vengono sfollati.
• La Resistenza riafferma ogni giorno la sua presenza sul campo di battaglia, la forza e la perseveranza dei suoi combattenti. I suoni dei razzi della Resistenza, che oscurano quotidianamente i suoni delle loro aggressioni, sono la prova evidente che il nemico non ha altra scelta che sottomettersi. Il tempo e il campo di battaglia dimostreranno che ciò che non può essere preso con la forza del fuoco non può essere ottenuto attraverso la politica.
Gaza. La risposta di Tajani sull’appalto Eni: non si sa ridere o piangere
di Alberto Negri – il Manifesto, 15.2.2024
Non si sa se ridere o piangere leggendo la risposta del ministro degli esteri Tajani all’interrogazione di Verdi-Sinistra sull’appalto per lo sfruttamento del gas offshore palestinese nelle acque di pertinenza della Striscia di Gaza.
Un appalto da parte di Israele a un consorzio di cui fa parte l’Eni, società a maggioranza governativa.
Il ministro Tajani si arrampica sugli specchi. Dice che non c’è sfruttamento delle risorse palestinesi. Lo sfruttamento dei giacimenti non c’è «ancora», semplicemente perché non è iniziato e deve terminare la fase esplorativa.
Siamo ai giochi di parole che non fanno certo onore a un governo che al vertice con l’Africa sul Piano Mattei si è vantato di non fare «capitalismo predatorio», Questo è peggio: è «capitalismo neocoloniale» per il solo fatto che Israele assegna le concessioni sul gas su parti di mare che non le appartengono. Qui si ruba e basta.
Ma c’è dell’altro – come abbiamo scritto sul manifesto domenica scorsa. La concessione è stata assegnata all’Eni in luglio, prima del massacro di Hamas del 7 ottobre e della terrificante ritorsione israeliana, ma il ministro dell’Energia di Tel Aviv ha dato l’annuncio della firma del contratto il 29 ottobre, quando la guerra era già esplosa.
In una situazione del genere l’Eni e il governo avrebbero dovuto comunicare una sospensiva del contratto. Invece abbiamo saputo di questo affare soltanto qualche giorno fa, dopo che alcuni gruppi palestinesi per i diritti umani hanno dato mandato allo studio legale Foley Hoag di Boston di comunicare all’Eni e alle altre società coinvolte una diffida dall’intraprendere attività in queste acque. Evocando il rischio di complicità in crimini di guerra.
Come se non bastasse Tajani aggrava la sua posizione. Afferma infatti ci sono «interessi confliggenti» e «che la via maestra è quella del dialogo».
Bene: non risulta che l’Eni abbia mai negoziato con i palestinesi ma solo con il governo israeliano. Allora informiamo il ministro che lo Stato di Palestina ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e dal 2019, in linea con la Convenzione, proietta la sua porzione di mare per 20 miglia dalla costa.
Forse a Tajani sfugge che nel 1999 l’Autorità Palestinese concesse una licenza alla British Gas che l’anno successivo scoprì un grosso giacimento al largo delle coste di Gaza, noto come Gaza Marine. Ma i palestinesi non possono estrarre il gas di Gaza Marine: Israele dal 2007 ha infatti dichiarato un blocco navale intorno alla Striscia.
Altro che «interessi confliggenti». Insomma Israele fa quello che vuole, violando come al solito le convezioni internazionali, e noi la seguiamo.
Gaza. La risposta di Tajani sull’appalto Eni: non si sa ridere o piangere
La prossima volta che il ministro e questo governo parleranno di soluzione diplomatica «tra due popoli e due stati» scoppieremo a ridere per il semplice motivo che sono i primi a sbeffeggiarla.
Lingue di legno. Ecco perché non si sa se ridere o piangere.
Questa immagine (del 1982) ha la capacità di mostrare come in Italia da decenni la sinistra non esista più e chi ne rivendica l’appartenenza non sa di che cosa parla.
Ostinati.
“Strazianti”.
Il terrorismo di Israele ha sterminato 25.000 donne, uomini, bambini.
“Ai massacri di Gaza si è moralmente associato l’occidente che ha fornito supporto politico a Netanyahu e supporto militare al governo. Così assieme a Israele anche noi andiamo incontro a una narrazione di morte”.
Da: Usa e Israele in trappola
il Simplicissimus, 16.1.2024
Questa sì che è una efficace difesa da parte di Israele contro 10.000 piccoli terroristi.
“L’esercito israeliano, il più moderno e sofisticato del mondo, sa chi sta uccidendo. Non uccide per errore. Uccide per orrore. Le vittime civili sono chiamate danni collaterali, secondo il dizionario di altre guerre imperiali.
È rimasta poca Palestina. Passo dopo passo, Israele la sta cancellando dalla carta geografica.
La cosiddetta comunità internazionale, esiste? E qualcosa di più di un club di mercanti, banchieri e guerrieri? Qualcosa di più del nome artistico che gli Stati Uniti utilizzano quando fanno teatro?
Da dove viene l’impunità che permette a Israele di portare avanti la mattanza di Gaza? Forse la tragedia dell’Olocausto implica una polizza di eterna impunità?
Davanti alla tragedia di Gaza, l’ipocrisia mondiale brilla di nuovo. Come sempre, l’indifferenza, i discorsi vacui, le dichiarazioni vuote, le declamazioni altisonanti, le posizioni ambigue, rendono tributo alla sacra impunità”.
Gaza, vista qualche anno fa da Eduardo Galeano
Gaza 2023 come Dresda nel febbraio del 1945.
“Il media britannico cita lo storico militare americano Robert Pape, autore di Bombing to Win, uno studio fondamentale sulle campagne di bombardamento del XX secolo: “”Dresda, Amburgo, Colonia: alcuni dei bombardamenti più pesanti mai avvenuti al mondo sono ricordati dai nomi dei luoghi”, per questa ragione “Gaza è già una campagna di punizioni civili molto elevata. Passerà alla storia come una delle operazioni più pesanti mai intraprese con armi convenzionali”.
Come ha detto, lunedì scorso, Richard Peeperkorn rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nei territori palestinesi occupati, a Gaza “siamo vicini all’ora più buia dell’umanità”.
Da Financial Times: Il bombardamento del nord di Gaza si avvicina ai livelli della Seconda Guerra Mondiale
L’AntiDiplomatico, 7.12.2023
Gli stessi prigionieri israeliani liberati da Hamas affermano di “non essere stati maltrattati”.
Gli abitanti di Gaza, invece, sono oggetto di un sistematico sterminio.
Con la resistenza palestinese.
Espressioni ed effetti dei crimini di Israele a Gaza.
Pregiudizi.
[…] loro case; il trasferimento forzato di migliaia di malati; il radere al suolo intere città della Striscia di Gaza; il massacro di vecchi, donne, bambini attraverso bombardamenti indiscriminati…se non risulta […]
“I palestinesi sono animali” parola del governo Netanyahu
il Simplicissimus, 11.10.2023
I governi di Israele non hanno mai confessato un crimine di guerra, nonostante i moltissimi commessi durante un arco di tempo di tre quarti di secolo, ma in compenso l’esecutivo messo in piedi da Netanyahu ha annunciato con orgoglio che commetterà un crimine di guerra. Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha descritto i palestinesi come “animali ” e ha promesso di “agire di conseguenza”, mentre gli aerei da combattimento hanno scatenato una massiccia campagna di bombardamenti indiscriminati sulla Striscia di Gaza, sganciando oltre 1000 tonnellate di bombe nelle ultime venti ore su ospedali, moschee, condomini, e case residenziali. E poi parlando con i giornalisti ha aggiunto; “Ho ordinato un assedio completo sulla Striscia di Gaza. Non ci sarà elettricità, né cibo, né carburante, tutto è chiuso. Stiamo combattendo gli animali umani e ci comportiamo di conseguenza”. Forse la mamma non gli ha spiegato che queste cose non si dicono e forse nemmeno si dovrebbero pensare.
Non credo ci sia bisogno di commentare ulteriormente questa frase e del resto il portavoce militare israeliano Daniel Hagari ha detto che l’esercito sgancia centinaia di tonnellate di bombe negli attacchi nella Striscia di Gaza, e che “l’enfasi è sui danni e non sulla precisione”. Quindi sparano nel mucchio con l’intenzione di sterminare i palestinesi non di combattere Hamas che costerebbe molti morti, Nel regime di codardia che si è affermato in occidente durante il maledetto secolo americano questo è perfettamente lecito. E naturalmente merita le bandierine israeliane che vengono proiettate sui palazzi dei burattini, come se in pericolo fosse Israele. E qui possiamo toccare con mano la fenditura (oddio senza offesa, la frase mi è partita così) tra due “memi” contrapposti e allo stesso tempo usati nell’ambito del medesimo discorso: da una parte l’idea di uno stato potentissimo, armato fino ai denti e dotato di servizi come il Mossad che è onnisciente e dall’altra uno stato debolissimo la cui esistenza può venire minacciato da un attentato o da qualche centinaio di miliziani. Così quando vengono uccisi palestinesi o vengono cambiate le regole del gioco riguardo agli insediamenti si mette l’accento sulla potenza, ma non appena gli altri osano alzare la testa ecco che viene fuori il diritto di Israele ad esistere.
Naturalmente gli unici che davvero non dovrebbero esistere sono quelli che fanno un uso sfacciato di questo doppio modulo di giudizio, senza di loro, politici, giornalisti, intellettuali d’accatto, il mondo sarebbe un posto migliore. Ad ogni modo ora il governo Netanyahu vuole occupare tutta Gaza e punirla “come non è mai stata punita prima” ma il fatto è che Israele non ha smesso di punire Gaza dal 1948, nemmeno per un momento. Dopo 75 anni di abusi, lo attende ancora una volta lo scenario peggiore possibile. Le minacce di “appiattire Gaza” dimostrano solo una cosa: non abbiamo imparato nulla. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha una responsabilità molto grande per quanto accaduto e deve pagarne il prezzo, ma tutto ciò non è iniziato con lui e non finirà dopo la sua scomparsa. non è che lo dico io, lo dice il più noto giornale israeliano, sopravvissuto, all’ondata di integralismo al cui confronto l’Islam impallidisce, Haaretz che incolpa proprio il premier di aver creato le promesse di tutto questo con la sua politica di “annessione ed espropriazione pur perseguendo una politica estera che ignorava palesemente l’esistenza e i diritti dei palestinesi”.
E prima o poi dovrà anche pagare l’ignobile burattinaio che ha creato questo nuovo incendio per tentare di allontanarsi dal primo nel quale si è ustionato gravemente. Se proprio si dovessero cercare “animali umani” è lì che bisogna cercare.
Sono certo di essere un semplice uomo che prova disgusto a leggere la morte di gente innocente, trucidate senza sapere il vero motivo e del perche hanno donato la loro vita e a quale Dio ? Ritorniamo ai sacrifici umani ? per avere che cosa in cambio ? Un paradiso immaginario? Mi rivolgo a Voi del del 5 potere della cultura e della conoscenza filosofica di questo pianeta. E’ sempre la dannazione delle religioni/finanziarie dello stra- potere bancario e finanziario degli Ebrei? che fà insorgere l’invidia ? Chi può volere questi massacri ? o il mondo nazista hitleriano che abbiamo apparentemente condannato si risveglia sotto le mentite spoglie democratiche nei confronti di questi poveri ebrei figli di un Davide mai esistito ? Mi rivolgo a Voi del 5 potere della cultura a dare suggerimenti, proposte adatte a tutto questo a questo mondo infame. AIUTOOOOO
Adesso dal finto e teatrale mondo occidentale, Italia compresa, gli unici aiuti che inviano sono i carri armati e i missili! …e nel contempo gridano una parola “PACE” c’è qualcosa che non và…..
Grazie per la forte e documentata denuncia della condizione dei palestinesi in Israele e nei territori controllati dallo Stato ebraico. E grazie anche per aver indicato le gravissime responsabilità dei paesi occidentali nel sostegno a Israele nella sua brutale politica segregazionista. Bisogna vedere per credere sino a che punto si è spinto il dominio sui palestinesi che vivono nella loro terra. Sono stato tre volte in Israele e sempre ho vissuto con grande impatto e intensità emotiva la condizione in cui si trovano i palestinesi. Il potere e il controllo israeliano si spinge sino ai dettagli della vita quotidiana. La politica dell’odio praticata da Israele ha ricondotto la condizione dei cittadini palestinesi a quella del vinto su cui puoi esercitare qualsiasi forma di sopruso, di imposizione, di violenza. I palestinesi sono 7stati ricondotti e costretti nella condizione del sottomesso.Sono trattati come dei reietti e umiliati come non-persone. Tutto, letteralmente tutto, è nel potere decisionale e nell’arbitrio degli eredi di Abramo,di Giosuè e di Isacco.
Grazie Professore. Nella narrazione 0ccidentale dalla quale ci “nutriamo”, non avevo mai trovato questa distinzione all’interno del popolo ebraico. Le dichiarazioni di tutto l’occidente sono di solidarietà al governo di Tel Aviv. Il nostro ministro degli esteri, come un mantra, continua a dire: “Israele ha il diritto di difendersi”. In questo modo, da oltre settanta anni, abbiamo levato territorio, dignità, identità ai Palestinesi. Confondiamo la vittima con l’assassino e, in questa confusione, siamo partecipi di un delitto che si chiama genocidio. Certamente lo diffonderò in quanto, mi trovo perfettamente in linea con questo suo contributo.
Grazie a lei per questo suo commento e per la condivisione.
È importante che delle voci critiche e razionali si levino tra i cittadini, è un nostro diritto ma è anche un nostro dovere.
Grazie caro Alberto di questa lucidissima analisi “fuori dal coro” , che condivido totalmente. Qualche anno fa sono stata a Gaza e già allora la situazione dei Palestinesi, vittime della tracotanza istraeliana, era insostenibile. La mia migliore amica ha sposato un nostro collega di Jenin e ci raccontava che sono letteralmente prigionieri in casa. Lui comunque ( purtroppo è scomparso prematuramente) era un fervido sostenitore della pace. Se me lo permetti girerò questo tuo scritto ai miei amici palestinesi
I
Grazie a te, cara Elvia, per questa testimonianza che conferma ciò che è del tutto evidente a chi voglia comprendere la situazione che la Palestina vive da troppo tempo. Puoi diffondere come credi più opportuno questa pagina; ciò che scrivo sul sito è pubblico. Grazie ancora.