Blog Pactum sceleris

Pactum sceleris

Sarkozy -capo sino a poco tempo fa di una delle più verticistiche repubbliche presidenziali d’Europa- è stato arrestato con l’accusa di concussione perché avrebbe promesso a un magistrato ruoli di prestigio in cambio di informazioni sulle inchieste che lo riguardavano. In Italia chi si è comprato i giudici e ha difeso mafiosi riscrive ora la Costituzione insieme al Partito Democratico. Un patto siglato con i peggiori delinquenti di Forza Italia e al quale Renzi e le sue collaboratrici ribadiscono che bisogna rimanere fedeli. Un abisso di corruzione tale che persino Robespierre lascerebbe perdere. Alla fine Berlusconi ha vinto, sono costretto ad ammetterlo. E la sua vittoria si chiama Partito Democratico.

 

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Il candidato di Forza Italia alla Corte Costituzionale –Donato Bruno– è indagato per reati finanziari. Per il Partito Democratico -vox Debora Serracchiani– «è tutto regolare».
Sono proprio surreali.

Il trio Napolitano-Berlusconi-Renzi rappresenta per l’Italia un’autentica iattura. Questi tre nomi sono la punta emergente e più visibile di una corruzione politica capillare e diffusa.

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Il Colle sbaglia
di Andrea Fabozzi, il manifesto 17.9.2014

Per­ché il par­la­mento non rie­sce a sce­gliere due giu­dici costi­tu­zio­nali e a com­ple­tare l’organico del Csm con le nomine che spet­tano alle camere in seduta comune? Secondo Napo­li­tano la colpa è delle «pre­tese set­ta­rie» di chi «con­si­dera ido­nei solo i pro­pri can­di­dati» e avanza «immo­ti­vate pre­clu­sioni nei con­fronti di can­di­da­ture di altre forze poli­ti­che». Ha ragione?

Ha torto se si guarda l’andamento dei voti in que­ste (inu­tili) set­ti­mane. L’accordo pri­vato tra Renzi e Ber­lu­sconi ha pro­dotto due nomi per la Con­sulta, Vio­lante e all’inizio Catri­calà, e sette (su otto) per il Csm; Forza Ita­lia ha dovuto cam­biare in corsa i suoi (inse­rendo Bruno) per evi­dente impo­po­la­rità. Il Pd è rima­sto immo­bile. Sem­pre c’è stato il ten­ta­tivo di imporre alla tota­lità dell’aula la scelta fatta da due par­titi che da soli non dispon­gono dei voti suf­fi­cienti. Alcuni par­la­men­tari si sono ade­guati, e sono gli stessi che hanno accet­tato a sca­tola chiusa gli accordi del Naza­reno su riforme costi­tu­zio­nali e legge elet­to­rale. Ma i disci­pli­nati ese­cu­tori del patto altrui non sono stati abba­stanza, qual­cuno ha preso sul serio quella ricerca della «piena con­di­vi­sione» che pure Napo­li­tano rac­co­manda e ha avan­zato altri nomi. Magari pre­met­tendo titoli e meriti alle fedeltà politiche.

L’ostinazione del Pd e di Forza Ita­lia ha pro­dotto la para­lisi. In que­sto caso è giu­sto par­lare di (vana) «pre­tesa». Napo­li­tano aveva due alter­na­tive per richia­mare il par­la­mento al rispetto degli obbli­ghi costi­tu­zio­nali. Ha scelto di pro­se­guire negli «alti moniti», aggiun­gendo la sgra­de­vole indi­ca­zione delle colpe dei pic­coli che non si ade­guano ai grandi. Avrebbe potuto, invece, richia­mare le respon­sa­bi­lità di chi ha fir­mato il patto di mag­gio­ranza, dirige il primo par­tito e guida il governo — sem­pre Renzi — e libe­rarlo dalla «pre­fe­renza unica» su Vio­lante. Certo, l’ex pre­si­dente della camera è gra­dito al Qui­ri­nale, che però ha altri ambiti per eser­ci­tare le sue scelte. Soprat­tutto que­sto pre­si­dente della Repub­blica: il suo secondo man­dato lo mette nella straor­di­na­ria con­di­zione di indi­care ancora due giu­dici costi­tu­zio­nali, arri­vando così a cinque.

Nove anni fa Vio­lante fu con­vinto al ritiro dopo otto boc­cia­ture, adesso siamo già a dodici. Nel frat­tempo Ber­lu­sconi e Renzi hanno pla­teal­mente rin­no­vato il patto di mag­gio­ranza che li lega. Quel patto ha tre for­tini: Qui­ri­nale, palazzo Chigi e palazzo Gra­zioli. È lì den­tro che Con­sulta e Csm sono in ostaggio.

Paolo Romani (Forza Italia): “Il patto fra Renzi e Berlusconi è un accordo fra gentiluomini”
:-)))

“L’asse tra il Partito Democratico e Forza Italia è sempre più solido”.
E gli elettori del Partito Democratico che lo hanno votato per contrastare Berlusconi? Poveri sciocchi.

Vale la pena forse. Sì. P.

Intervengo solo perchè mi fa piacere sentirmi in buona compagnia; non credo proprio di potere aggiungere nulla di eccitante alla clinica di Alberto; e di Dario che saluto e spero di rivedere presto, magari in qualche agape carbonara. Credo anche che Marina così sul piano accademico abbia ragione: no Robi Robespierre non avrebbe proprio lasciato perdere; si sarebbe reso conto che la questione si sarebbe posta su un piano tecnico molto ardua al suo tempo e senza capaci ingegneri tedeschi a studiarla, quante ghigliottine e di che tipo mettere in servizio, come smaltire le teste e via discorrendo. Ciò detto nel mio cuore nutro una speranza che forse varrebbe la pena di tramutare in azione distruttiva attiva e preventiva. Spero infatti che all’enorme calderone pappatorio dell’expo salti il tappo e a schifìo. Sarebbe credo l’occasione per un redde rationem, almeno parziale. Si osservi che a cominciare dal podestà di Malanno tutti tengono a tenerla in piedi, solo in piedi perchè di propositivo c’è il vuoto. Ma in sordina ché debbono sapere bene quanto sia non fragile, ma già strutto l’impianto. Come contribuire a farlo fuori, ecco il tema che propongo, un pensum per questi giorni di allegra tempesta in cielo. VI abbraccio tutti P.

Di solito cerco di fare commenti sensati e argomentati, ma di fronte a certe realtà mi viene da reagire solo con una battuta, e me ne scuso in anticipo: No, non credo che Robespierre avrebbe lasciato perdere….

Caro Alberto,

da sempre concordo sul fatto che la corruzione personale dei politici è uguale a destra e a sinistra, perché da tempo chi si avvicina alla politica lo fa generalmente per trovare una facile scorciatoia per la propria personale promozione e alla ricerca di prebende e facili retribuzioni.
Il salto qualitativo di Berlusconi e dei berlusconiani, sul terreno della corruzione, per altro già tentato da Craxi e dai suoi accoliti, fu quello di rendere normali e non più imputabili i comportamenti distorti e criminali usualmente praticati dalla classe politica italiana e da buona parte dei pubblici amministratori ad essa legati. In questo senso, con l’avvento di Berlusconi, ripresi a votare per sostenere i suoi avversari, perché ritenevo che chi gli si opponeva fosse un male minore, certo però mai un bene per il paese.
Non ho inoltre mai sopportato Renzi sin dal suo primo apparire, perché vi ho visto la mentalità berlusconiana trasposta nelle parole d’ordine del PD, che ormai ha assunto in toto il ruolo precedentemente svolto dalla DC, ma dell’ultima DC, la peggiore, certo non quella di De Gasperi, che, pur con tutti i suoi limiti (fra i quali il carattere chiaramente confessionale, l’ipocrisia moralistica cattolica e il fango della continuità burocratica e amministrativa con lo stato fascista che, in pieno accordo con le forze alleate, venne trascinato nel nuovo stato post bellico), fu il partito che guidò la ripresa italiana e che comunque promosse il modello democratico della proprietà diffusa, che ora, con l’abnorme pressione fiscale sulle piccole proprietà, si sta smantellando.
Che i probabili nuovi mandarini dello Stato tentino di tutelarsi da giornalisti e giudici, come aveva tentato di farlo Berlusconi, è normale, perché i loro stili di azione e di governo saranno gli stessi. Assurdo sarebbe invece che l’opinione pubblica italiana non reagisse, perché sarebbe proprio la collettività a pagare, in termini economici e non solo, simili immunità, che amplierebbero enormemente gli spazi delle attività illecite dei politici, che drenerebbero così ancora maggiore risorse dalla finanza pubblica.
Una situazione peggiore del paese è difficile da pensare, perché ovunque si vedono i segni evidenti di un lungo malgoverno e la deriva irrecuperabile della politica e della pubblica amministrazione. Modificare le cose sembra impossibile e l’unica azione per ora consentita, sino a che leggi liberticide non dovessero impedire anche questo, continua a essere la difesa dello stato di diritto nel proprio circostante, che è azione eroica sul piano civile e altamente meritoria per la capacità che ha di mantenere in vita dei baluardi di correttezza amministrativa e di promozione del merito e delle competenze, che ha sempre conseguenze di notevole peso sulla qualità della società civile.
Un caro saluto.
Dario

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