Segnalo una riflessione attenta, argomentata e pienamente condivisibile.
Si intitola Baizuo, conformisti e rossobruni
L’autore è Emanuele Maggio.
La Fionda, 10.7.2025
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Di recente ho ripreso alcune letture giovanili. Mi riferisco agli studi ormai classici che preannunciarono la piena americanizzazione della sinistra, e che negli anni 90/2000 furono già in grado di descrivere perfettamente i grotteschi esiti di oggi. Un breve elenco di questi testi si trova alla fine dell’articolo.
Se gli attuali militanti dei vari carnevali transfemministi, immigrazionisti eccetera, scoprissero che la loro egemonia culturale era stata perfettamente prevista venti anni prima, chissà se si farebbero qualche domanda.
Se io venissi a sapere che esistono analisi in grado di prevedere ciò che penserò tra 20 anni, e poi tra 20 anni pensassi esattamente quelle cose, mi sentirei una marionetta senza cervello. Chissà, forse è proprio di marionette senza cervello che stiamo parlando.
Ovviamente quegli analisti non erano stregoni, ma studiavano la congiuntura strutturale della lotta di classe nella sua evoluzione storica, e dunque erano in grado di prevedere con discreta precisione la sovrastruttura ideologica che l’avrebbe in futuro sorretta.
Cioè, appunto: l’attuale corpus di dogmi etico-politici condiviso dalla sinistra liberal e radical, la psicopolizia progressista delle apericene borghesi e delle serate fricchettone.
Il pensiero del conformista è scientificamente prevedibile come un’eclisse, come un qualsiasi accadimento inanimato della natura, perché manchevole di quel grado di misteriosa libertà che definisce l’umano.
Possiamo dire che l’errore fondamentale delle sinistre occidentali sta nell’aver invertito il rapporto struttura/sovrastruttura. Ai vecchi partiti socialisti e comunisti era chiaro che prima viene l’emancipazione economica e sociale della classe lavoratrice, poi seguirà la sua emancipazione culturale e la sua eventuale sensibilità verso certe tematiche.
Il tipico sfruttato, anche se buzzurro e retrogrado, era visto come l’elettore “strutturale”, comunque la pensasse sul mondo. Oggi è praticamente diventato il nemico numero uno delle sinistre, perché giudicato e condannato sul piano culturale-sovrastrutturale.
Occorre precisare, come sempre, che qui non si tratta di mettere in discussione alcune acquisizioni adolescenziali come: un tunisino non è una razza inferiore; il femminismo è storicamente portatore di un reale contenuto emancipativo; un trans ha diritto a un riconoscimento sociale ecc.
Si tratta di capire in che misura una versione anti-scientifica, intollerante e demenziale di queste storiche lotte culturali ha egemonizzato le attuali sinistre, svolgendo un ruolo preciso all’interno dei concreti rapporti di forza e saturando ogni possibile spazio alternativo di dissidenza.
Di nuovo: non si contesta un “fondo di verità” di queste teorie, ma la loro funzionalità. Ma quando un corpus di teorie è funzionale a uno status quo, quel fondo di verità viene contornato da innumerevoli falsità funzionali.
Compito delle sinistre doveva essere allora quello di distinguere il Vero di quelle lotte dal Falso della propaganda che le ha strumentalizzate. C’è chi lo ha fatto, e per questo è stato chiamato “rossobruno”. La sinistra che non è “rossobruna” è quella che ha accettato acriticamente sia il vero sia il falso di quelle narrazioni.
Alla funzionalità classista di tali narrazioni (colpevolizzazione delle classi subalterne, dirottamento del conflitto sociale, saturazione del discorso pubblico ecc), si affianca quella geopolitica.
Si tratta soprattutto di una retorica imperiale statunitense, con la quale gli Usa compattano il fronte occidentale contro i loro nemici (poverine le donne in Iran, poverini i gay in Russia, poverina la comunità Lgbt in Ungheria, ecc).
[Si può aggiungere che in Arabia Saudita le donne, i gay e le comunità Lgbt sono discriminati in misura superiore a quello che accade in Iran, Russia o Ungheria ma quel Paese è un fedele alleato del padrone statunitense e quindi gli è concesso farlo senza che nessuno si indigni o chieda di insegnare diritti e democrazia a suon di bombe (agb)]
Quando, anni fa, davanti a “sacrosante” rivendicazioni progressiste davo l’allarme, molti (ex) amici mi guardavano come un pazzo parafascista. Dove loro vedevano arcobaleni, io vedevo la rotellina di un grande marchingegno bellico e di controllo sociale.
Ora che i nodi vengono al pettine, ora che ci viene chiesto di mobilitare le nostre società per difendere i gay pride israeliani dal “medioevo” iraniano (o russo, ungherese, cinese ecc), forse qualcuno di quegli (ex) amici sta cominciando a capire (è un forse molto grande).
I cinesi chiamano “baizuo” (sinistra bianca) quei tipici progressisti conformisti occidentali laureati in gender o cultural studies, convinti di criticare l’Occidente a nome del resto del mondo, terzomondisti fuori e colonialisti dentro, ovviamente inconsapevoli di esserlo. Conformisti perché, come detto, ripetono i dogmi ormai noti senza discernere il vero dal falso di cui sopra.
Il baizuo risponderebbe a questo dicendo che esistono riflessioni critiche nella sua area, in grado di distinguere verità e propaganda. E direbbe che il potere, per ripulirsi l’immagine, si appropria di battaglie giuste, ma questo non le rende meno giuste. No, certo, ma le rende battaglie del potere, e sottoporle a critica ti rende “rossobruno”.
Non capisce, il baizuo, che qualunque attivismo che combatte più il “patriarcato” della propaganda allarmista su di esso, più il “razzismo” della propaganda allarmista su di esso, è funzionale al potere. Qui il punto fondamentale.
Quando il Pentagono muterà la sua retorica imperiale, magari perché servirà un linguaggio più “maschio” per reclutare carne da cannone per la guerra, o perché il politically correct avrà perso definitivamente il suo appeal, ecco che improvvisamente spariranno le pedagogiste che spiegano il patriarcato a dodicenni allibiti, spariranno le borse di dottorato sull’intersezionalità, spariranno le campagne di sensibilizzazione nelle scuole, spariranno i conteggi televisivi dei “femminicidi”, spariranno i figli fluidi dei vip, spariranno gli spettacolini trans nei circoli Arci di provincia.
Tutte queste cose non esistevano 10 anni fa. Sono apparse dal nulla e spariranno nel nulla. Perché il conformista è scientificamente prevedibile come un’eclisse, come un qualsiasi accadimento inanimato della natura.
[Ecco i testi che, già un ventennio fa, avevano previsto la produzione industriale di massa del baizuo:
Marco Revelli – Le due destre (1996)
Noam Chomsky – Il nuovo umanesimo militare (1999)
Danilo Zolo – Chi dice Umanità (2000)
Badiale&Bontempelli – La sinistra rivelata (2007)
Costanzo Preve – Elementi di Politicamente Corretto (2008)
Le riviste: “Eretica”, “Comunismo e Comunità”, “Comunità e Resistenza” (2008)]






Eh sì, a volte i servi rimangono ‘allibiti’ dalla brutalità del padrone.
Le serve – von der Leyen, Kallas, Meloni – che tacciono sul genocidio di centinaia di migliaia di palestinesi, che giustificano lo sterminio di cittadini ucraini russofoni nel Donbass, che non hanno aperto bocca sulla strage compiuta dall’Ucraina contro decine di studenti a Starobelsk, proclamano ora la loro indignazione per un presunto drone russo sconfinato in Romania e dunque non intenzionale.
Se tale reazione non fosse semplicemente squallida, sarebbe grottesca. Ed è infatti squallida grottesca e patetica. L’Unione Europea è costituita da barboncini che si gonfiano come mastini ma rimangono barboncini, solo dei vili barboncini.
Il mio auspicio è che la Federazione russa spazzi via queste persone indegne.
Sarebbe un esempio da seguire.
E dunque si può presiedere un governo europeo senza essere marionette e servi di Israele e degli Stati Uniti d’America. Se ci riesce la Spagna, perché non può farlo l’Italia?
Servi, più servi.
Due grandi civiltà decadute sino a leccare la mano che le colpisce.
Dall’Unione Europea bisogna uscire al più presto.
E sarà sempre tardi.
Gli oligarchi della dittatura ucraina utilizzano il denaro italiano ed europeo sottratto alla sanità, alla scuola, ai servizi anche per arredare in questo modo le loro ville.
I finanziamenti per le assunzioni di ricercatori universitari sono stati ridotti negli ultimi due anni a 1/5. Sì, a un quinto. E lo stesso accade nella sanità, a scuola, nei trasporti. Di contro, si regala un fiume di denaro alla dittatura ucraina.
I decisori politici italiani ed europei non possono essere definiti in altro modo che come dei criminali, come dei traditori dell’Italia e dell’Europa.
Giuseppe Salamone, 23.4.2026
La famiglia Mattei ha deciso di diffidare Giorgia Meloni per l’utilizzo del nome di Enrico Mattei in relazione a quel “famoso” piano per l’Africa. Se non lo toglierà, agiranno in sede sia civile sia penale. E hanno fatto bene!
(https://www.rainews.it/articoli/2026/04/gli-eredi-di-mattei-diffidano-il-governo-non-usi-il-suo-cognome-per-il-piano-9e97578d-da87-4fa1-a591-0b2c7d675211.html)
Hanno fatto bene perché Mattei non era un servo degli USA, non era al servizio di nessuno se non degli italiani. Mattei era quel gigante che, durante la guerra fredda, stringeva accordi con l’ex Unione Sovietica. Era quel gigante che perseguiva l’indipendenza energetica dell’Italia e ci rimise la vita.
Enrico Mattei era esattamente il contrario di Giorgia Meloni. E Giorgia Meloni non dovrebbe nemmeno nominarlo. Altro che usare il suo nome a scopo di propaganda politica!
https://www.facebook.com/share/p/16hM3r3aS1/
T.me/GiuseppeSalamone
I nemici dell’Italia
I nemici dell’Italia.
A parlare in questo modo è un primo ministro dell’Unione Europea. Vuol dire che si può fare. Vuol dire che si può essere un poco più liberi, non totalmente servi. Ma in Italia abbiamo due sciagure: il governo Meloni e l’opposizione PD di Schlein. Abbiamo il nulla.
L’agricoltura italiana tradita dai suoi governi proni all’Unione Europea.
Marionette di destra e di sinistra, a sostegno del genocidio.
Un livello infimo.
Costoro non sono neppure dei politici, per quanto pessimi, sono dei poveretti.
L’Italia è una colonia degli Stati Uniti d’America. E questa sua natura di serva di interessi di altri Paesi sta mettendo a rischio le nostre vite, di noi che abitiamo una penisola tappezzata di basi militari statunitensi, tra le quali Sigonella, vicinissima alla città dove lavoro.
Meloni
Pino Cabras, 2.3.2026
– A suo tempo Di Maio tradì i suoi 11 milioni di elettori consegnando il malloppo elettorale ai soliti noti per fare il contrario di quanto promesso. Oggi Trump tradisce il suo elettorato consegnando il malloppo ai suoi veri pupari. Insomma, Trump è un Di Maio con la valigetta nucleare.
– Nella disciplina olimpica di “pesce in barile” la medaglia d’oro è vinta con la sua specialità anacrobatica, l’immobilismo assoluto, dalla premier Meloni. La sua mossa è la non mossa, su cui è giunta alla perfezione assoluta. La medaglia d’argento spetta a Prevost. Se non sapete al primo colpo chi sia Prevost e dovete fare uno sforzo di memoria per ricordarlo, o persino ricordarne la faccia, capite bene come ha saputo meritarsela.
– se avete necessità di farvi prestare una faccia per fare una brutta figura, citofonate Crosetto, ma aspettate che torni da Dubai. Se proprio avete fretta, citofonate Tajani.
«Tutta la sicumera dello scemo atlantico»
Una riflessione del Simplicissimus sulla inconistenza internazionale dell’Italia, il cui attuale governo – come i precedenti – è al servizio integrale e penoso del terrorismo israeliano e statunitense.
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/01/e-per-fortuna-che-ce-il-crosetto-che-la-fa-fuori-dal-vasetto/
Ciò che nel 2016 definiva con la parola idiozia è diventato adesso la sua politica, moltiplicata di un fattore almeno dieci. Anche Giorgia Meloni è uno di quei «piccoli politici attenti solo a rispettare i compiti dati loro dai burocrati europei e non a tutelare il proprio interesse nazionale», come lei stessa scrive in questo testo.
Esatto: «Prendere le distanze dagli Stati Uniti e uscire dalla Nato».
È così difficile capire che il ‘sovranismo’ consiste in questo?
Ma il suo partito, presidente Meloni, non è sovranista, è l’ennesimo strumento dell’imperialismo atlantista.
Manifestazioni a Caracas contro l’atto criminale degli Stati Uniti d’America e per la liberazione del presidente Maduro (video che non compaiono nei telegiornali del regime atlantista al potere in Italia):
https://x.com/i/status/2008079599628947477
La criminale aggressione del Venezuela è l’ennesima dimostrazione del fatto che le obsolete categorie destra/sinistra vanno sostituite con le assai più attuali differenze tra chi si sottopone all’impero statunitense e chi invece difende la propria libertà.
LA NATO VISTA DA CROSETTO
Target, 9.12.2025
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Ho letto una intervista al ministro Crosetto (su Avvenire (https://www.avvenire.it/politica/crosetto-la-nato-si-trasformi-per-garantire-la-pace_101832), ieri), che mi ha restituito ancora una volta la miseria politica della nostra classe dirigente – tutta, eh, da dx a sx.
A parte una serie di considerazioni sulla NATO e sulla guerra, su cui mi riservo di sviluppare la puntata di Blitz News di domani, ci sono alcune perle che voglio commentare adesso.
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Il signor Crosetto, esponente della lobby dei produttori di armi inopinatamente approdato al Ministero della Difesa (a proposito, quando lo cambierete in “della Guerra” anche voi?), ed al governo grazie al voto del 15,9% del corpo elettorale (questa la percentuale di FdI), sciorina una serie di affermazioni davvero notevoli.
Parlando di Palestina, e pretendendo di rivendicare un ruolo di grande impegno del governo in favore dei palestinesi (!!!), ovviamente sorvolando sul fatto che siamo uno dei paesi più filo-israeliani d’Europa, e terzo fornitore d’armi in assoluto, Crosetto dice “Io ho inviato una nave della nostra Marina militare per proteggere la Global Flotilla.” Peccato che quella nave abbia scortato a grande distanza la Flotilla finché si è mossa in acque senza pericolo, abbandonandola poi appena è entrata nella zona a rischio – e infatti la scorta non ha protetto nessuno, manco per il kaiser.
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Passando quindi alla denuncia di un presunto clima di violenza nel paese (un altro classico di questa classe dirigente trasversale, per cui una pernacchia diventa una bomba atomica), cita “Foto bruciate nelle piazze, confronti negati nelle Università, assalti alle redazioni dei giornali. Si respira un’aria brutta, pesante, irragionevole.”
Davvero patetico. Le foto bruciate (le sue – NdR) sono da sempre un momento delle proteste di piazza, i confronti negati sono la prassi nel paese – ma contro i presunti putiniani, che vengono continuamente censurati in ogni modo ed in ogni luogo. E quanto alle redazioni, gli “assalti” si traduce in realtà in un unica irruzione in una redazione vuota.
Parlando della sua idea (un po’ un ossimoro) di leva volontaria, conferma quello che dicevo giorni fa, parlandone in un talk: diventerà l’alternativa alla miseria. Dice infatti Crosetto “l’anno di leva volontaria può essere un’occasione di riscatto per i giovani di tanti territori difficili che non hanno offerto loro nessuna alternativa di riscatto o di crescita. E allora quei giovani potranno scegliere tra i tentacoli delle mafie e le sane regole di vita delle forze armate.” Ovviamente, l’idea che un governo dovrebbe fare ben altro che lasciare come unica alternativa alle mafie il servizio militare, nemmeno lo sfiora…
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Per certi versi ancora più interessante il ragionamento fatto a proposito della crisi demografica del paese (tema serissimo, affrontato in modo quasi comico). Dice infatti Crosetto: “Dobbiamo proteggere la nostra cultura e identità. Cerchiamo persone, nuovi cittadini di nuove generazioni, capaci e interessati a voler bene all’Italia e non di venire in Italia per imporre il velo e la sharia, ma per portare conoscenza, gioventù, imprese. Mi piacerebbe aprire il Paese ai giovani cervelli del mondo, quelli che sono già nel futuro, si sentono senza patria e sono disposti a diventare italiani”.
Quindi, in buona sostanza, per proteggere la nostra cultura ed identità (giusto), ed anche i conti pubblici…, dobbiamo attrarre giovani disposti a rinunciare alla propria identità. Non si capisce perché dei “giovani cervelli” dovrebbero venire in Italia come investimento sul proprio futuro (un paese comunque in declino, non solo demografico) quando il mondo offre certamente molte più opportunità altrove. E soprattutto chi sarebbero questi che si sentono “senza patria” (!), e perché si sentirebbero così – domande che evidentemente esulano dalla capacità di comprensione…
Insomma, questa è la classe dirigente del paese. E Crosetto passa per essere uno di quelli seri…
Questo breve video mostra quanto sia basso il livello politico, etico e culturale dell’attuale ceto dirigente italiano ed europeo.
–Giorgia Meloni e la vittoria dell’Ucraina
Servi ad oltranza
il Simplicissimus, 20.11.2025
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È davvero sorprendente il livello del ceto politico italiano che non è nemmeno più sotto le suole, ma sotto il livello di quelle strade che nemmeno riesce ad aggiustare in maniera decente. Non parlo di livello morale che in Occidente non esiste più, è solo una finzione di facciata sostituito dalle parole d’ordine del globalismo e dell’Fmi che ne riassume operativamente i dogmi. Non parlo nemmeno di cultura politica che è stata completamente cancellata, sia a destra che a sinistra e funge solo da orpello che fa gioco al potere vero. Parlo invece dell’intelligenza che sembra precipitata in un profondo abisso. La minimizzazione assoluta della corruzione di Zelensky e del suo entourage, delle toilette in oro e dei cento milioni che sarebbero stati sottratti al settore energetico – in realtà solo la punta di un iceberg gigantesco di ruberie – mette in mostra o una cecità assoluta o una volontà di continuare a fornire soldi di tutti, oltre ogni plausibilità, a un regime corrotto e per una guerra persa.
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E allora mi chiedo se il milieu politico che va dalla Meloni, a Mattarella, alla Schlein, non sia riuscito a capire che le accuse al regime di Zelensky sono uno dei modi con cui l’amministrazione di Washington sta cercando di porre fine al conflitto. Lo fa in maniera rudimentale, ma ciononostante è uno dei modi con cui gli Usa possono uscire dalla situazione senza apparire sconfitti: è stata la corruzione all’interno di Kiev che ha portato alla sconfitta e non l’incapacità della Nato di avere ragione della Russia, ecco perché adesso salta fuori questo segreto di Pulcinella. La chiave di tutto sta in Andrei Jermak, capo di gabinetto della presidenza, ma in realtà mediatore di potere di Zelensky: una sua caduta perché travolto dallo scandalo, potrebbe smantellare la già traballante alleanza tra le forze armate, gli oligarchi, la polizia segreta e il parlamento, che mantiene il tragicomico al potere, inducendolo così ad accettare la pace, soprattutto se la sua eminenza grigia e guerrafondaia non lo spingerà più a continuare a combattere. Infatti era proprio Jermak il nostro uomo a Kiev, quello che garantiva la continuazione del conflitto ad ogni costo: se oggi proprio da Washington arriva un contrordine così perentorio da costringere Zelensky a fingere di fare qualcosa contro la corruzione di cui è in realtà il massimo rappresentante e di far arrivare lo scandalo fino al più fedele esecutore delle volontà occidentali, vuol dire che il vento sta decisamente cambiando.
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Ora minimizzare tutto questo come sta facendo, a nome del governo, il ministro Crosetto, significa che si vuole far saltare anche questo piano, per quanto labile sia. Ed è bene chiedersi se siano arrivati ordini di servizio da Bruxelles, oppure se l’esecutivo, che tiene le redini del Paese dove l’ostilità alla guerra è più diffusa, non voglia distinguersi per aggressività senza però esporsi eccessivamente. Credo che la prima ipotesi sia quella giusta per diversi motivi: il primo, fondamentale, è che la fine della guerra rappresenterebbe anche la fine ingloriosa di questa governance europea e la crisi terminale dei suoi burattinai. Il secondo, accessorio, ma esplosivo da un punto di vista mediatico, è che uno scandalo generalizzato potrebbe coinvolgere molti funzionari della Ue che tornavano da Kiev con le valigette piene di soldi. Sì, il regime di Zelensky pagava profumatamente per ottenere sempre maggiori finanziamenti. Ora un governo che è stato votato anche grazie all’illusione che potesse far riacchiappare un minimo di sovranità rispetto a Bruxelles, avrebbe un’occasione d’oro per farlo senza andare formalmente contro gli ordini del giorno della Commissione, composta da guerrafondai incalliti, ma mettendo un bastone fra le ruote del carro europeo in pieno delirio bellico.
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Il fatto che questa occasione non sia stata colta dimostra, “ad abundantiam”, che questo esecutivo, come del resto i precedenti, non ha la minima autonomia rispetto ai poteri europei e a ciò che essi rappresentano. E che anche il flirt della premier con il trumpismo si è rivelato una commediola melensa. Possono mettere in scena qualunque ignobile teatrino per distrarre l’attenzione, creare diversivi per sviare lo sguardo su temi strapaesani, ma non possono e non vogliono cambiare nemmeno una virgola del vangelo globalista. Non potrebbero nemmeno se ne avessero intenzione, visto che non hanno alcun reale punto di riferimento politico che non sia meramente residuale. Sono servi ad oltranza come la loro guerra.
Gabriele Busto, 16.11.2025
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«Uscivamo dagli anni Ottanta, eravamo la quarta potenza industriale del mondo, “la nave andava”, la domanda interna era altissima perché nei vent’anni precedenti la socialdemocrazia aveva funzionato, i figli dei braccianti erano diventati dottori, gli stipendi da lavoro dipendente si erano decuplicati in un decennio, l’inflazione aveva praticamente azzerato i mutui e i dipendenti consumavano: seconde case, macchine, motociclette, vestiti, gioielli, sfizi.
Commercio, professioni e piccole imprese facevano ancora i soldi con la pala.
L’epopea della televisione commerciale propugnava l’edonismo, e il muro era crollato.
Nel ’92 Tangentopoli e le stragi segnano il cambio di regime, la socialdemocrazia finisce dentro al Britannia, è tempo di cogliere gli ultimi frutti del benessere, e indirizzarli a comodo.
Nasce la nuova destra italiana per gentile concessione dei gerenti coloniali a una finta alternanza di governo: di lì in poi, due poli ferocemente identitari avrebbero portato avanti, alternandosi, lo stesso programma “riformatore”.
Si recuperano i reduci dello stigma missino pronti a consegnarsi, armi e bagagli, al tycoon del miracolo italiano e al miraggio del grande sogno americano. L’immaginario è già pronto: neocon, anticomunisti (in assenza di comunismo), antislamici, antistatalisti, atlantisti, ferocemente filo-israeliani.
Era un immaginario concorde col tenore di vita e con le strutture cognitive dei loro elettori (autonomi, benestanti, entusiasti), coi loro bisogni immediati (vedi alla voce tasse) e con le loro aspirazioni, con le loro stesse biografie. Al di là di qualsiasi giudizio. Struttura e sovrastruttura. Aveva un senso.
Non era la mia parte, io mi facevo turlupinare dai loro oppositori. I segni della fregatura c’erano anche allora per chi li sapeva cogliere, ma capire le cose era più difficile di adesso. Avevano un senso.
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Trent’anni dopo, cancellati 800mila esercizi commerciali, chiusa la piccola e media industria non diretta dai tedeschi, dimezzato il potere d’acquisto del lavoro dipendente, crollato il tenore di vita del 70% della gente, ucciso l’edonismo, accartocciato l’assetto geopolitico, l’abominio israeliano rivelatosi al mondo, scoperti tutti gli altarini, concluso il monopolio delle televisioni commerciali, la sovranità politica nazionale ridotta ormai a un ectoplasma e proprio per mano americana, la stessa mano che ha smontato la farsa dietro al “sogno europeo’
Trent’anni dopo, questa roba è solo grottesca e un senso non ce l’ha più, “Chi non salta è un comunista” è il segno indelebile del rispetto che questa ridicola combriccola di miracolati ha nei confronti della gente che li vota.
L’immaginario di questi rottami antropologici è morto insieme agli schemi mentali dei loro elettori. Sono tutti morti e non lo sanno».
Italia, le macerie.

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Definanziare e peggiorare i trasporti per finanziare la guerra della NATO in Ucraina.

Purtroppo il governo Meloni non è un governo sovranista.
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Televideo, 19/10/2025 02:39
Meloni:Usa e Italia insieme per libertà
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“Usa e Italia insieme non sono solo alleati ma sono le colonne del mondo libero”, così il premier Meloni in un videomessaggio al galà per il 50° anniversario della National American Italian Foundation, (Niaf) a Washington. Ha sottolineato l’importanza del legame tra i due Paesi, fondato su valori condivisi di “fede,famiglia e libertà” e citato anche le parole di Trump, che ha riconosciuto “il contributo degli italoamericani alla cultura e allo stile di vita americano”, ringraziandolo per l’omaggio al nostro Paese.
Fratelli d’Italia? Ma no, fratelli di Israele

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Si dimostra che i governi italiani degli ultimi decenni – compreso l’attuale governo Meloni – sono stati dei quisling al servizio di interessi stranieri.

Contenuti e cifre di questa tabella sono davvero eloquenti.
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Il comico e il maggiordomo

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Simone Santini, 1.10.2025
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In un ipotetico Stato, che assistesse ad un atto di pirateria da parte di uno Stato straniero, contro una nave battente la propria bandiera nazionale in acque internazionali, senza fare nulla, con l’aggravante di sapere da giorni che sarebbe accaduto, di fatto rendendosi complice di quel crimine internazionale, il Presidente della Repubblica nonché Capo delle Forze armate, il Presidente del Consiglio, i ministri degli Esteri e della Difesa ne risponderebbero in tribunale davanti alla Legge.
E le vittime ipotetiche di quel crimine di pirateria, tra cui alcuni parlamentari della Repubblica, chiederebbero la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica per tradimento, se non si trattasse solo di un gran teatrino.
Sto parlando, ripeto, in via del tutto ipotetica, è un caso di scuola senza attinenza con la realtà.
E ciò vuol dire che se si vuole si può fare.

Se si vuole si può avere la dignità di non far diventare un’intera nazione complice del più grave genocidio della storia contemporanea.
Una dignità e un coraggio che il governo Meloni non possiede.
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I nuovi mostri
il Simplicissimus, 25.9.2025
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Non si può dire che gli manchi la parola per essere un uomo, anzi parla fin troppo. Ciò che gli manca è il fisico: con quell’aspetto da insulso ragazzino invecchiato lo si immagina con le dita nella marmellata, non sembra certo uno dal quale attendersi anche un’acerba maturità da ventenne, figuriamoci ministro. Pensateci un attimo: in quale cornice ideale si può immaginare Tajani? Io lo vedo in livrea, al servizio di una famiglia della nobiltà nera, però non come cocchiere o stalliere o garzone di cucina, insomma in un ruolo attivo, ma nel modesto compito del vecchio servitore che spegne le candele quando è notte e il padrone è andato a dormire. Tuttavia non c’è bisogno di andare così indietro nel tempo, moccoli da spegnere e nobiltà nere ci sono sempre e lui è comunque al loro servizio, fedele fino alle rughe. Così, afferrato il suo smorzacandela contro cui ogni fiammella di speranza è impotente, si è fatto intervistare da una lobby israeliana per dire che l’Italia è contraria ad ogni proposta di uno Stato palestinese e che anzi la Palestina nemmeno esiste, nonostante il nostro Paese sia storicamente e ufficialmente impegnato nella soluzione a due Stati.
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Però forse Tajani non lo sa, il maggiordomo si è scordato di dirglielo. Non è certo una novità visto che lui ha saputo portare la sua incompetenza e la sua totale nullità in qualsiasi carica abbia ricoperto, ma in questo caso ha saputo magistralmente trasferire il suo servilismo ontologico da Berlusconi a Netanyahu, dopotutto un padre padrone vale l’altro per un’orfano dell’intelligenza. Ho cominciato da Tajani perché il suo irresistibile aspetto lo pone alla ribalta dei pagliacci. Ma che dire di Salvini e della sua intervista in ginocchio di fronte a una giornalista israeliana che pareva una domatrice di scoiattoli mentre questo assurdo personaggio si arrampicava sui tronchi alla difesa della sua riserva di noci, ripetendo ubbidiente tutte le orribili banalità di rito sionista sul fatto che la difesa di Israele è la difesa della libertà e della democrazia? Che strano a me pareva che non si trattasse di difendere Tel Aviv, ma i palestinesi che rischiano di essere massacrati tutti dallo Stato di Israele. Per giunta, pur essendo vicepresidente del consiglio ha espresso queste disonorevoli opinioni come personali, non prendendosi nemmeno la responsabilità di parlare a nome di un governo governo che a sua volta non sa che fare. Ma si sa, Salvini ha la consistenza politica di un peto fatto in auto: la puzza persiste fino a che non si aprono i finestrini e i miasmi si perdono nell’aria. Che un simile personaggio, totalmente inaffidabile per assenza di capacità di pensiero, più che per malafede, sia da tanto tempo alla ribalta, la dice lunga sulla condizione del Paese. Fa finta di ribellarsi, ma quando rischia di prendere le sculacciate si adatta a dire qualsiasi cosa. Non avrei votato Bossi nemmeno sotto minaccia di fucilazione, ma almeno era un personaggio con un suo senso, mentre adesso non rimane che il sudore delle sue canotte.
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E infine veniamo al mercato rionale, a quella che vende sovranismo contraffatto. Sì, sto parlando della Meloni che da furba spacciatrice di pacchi politici si appresta a presentare un testo in cui si dice si all’esistenza della Palestina, ma “senza Hamas”, il che immediatamente porta il discorso sui soliti binari morti della storia e riempie l’atmosfera di aria fritta. Ma come se questo non bastasse, sostiene che comunque un sì di massima “non possa produrre risultati concreti.” Insomma siccome l’orbe terraqueo, a parte Usa, Germania, Giappone e qualche insulso staterello pagato a pie di di lista da Washington, è ormai ufficialmente per la creazione futura ed eventuale e di uno stato Palestinese, non possiamo sottrarci a questa ipocrisia. Ma non ti preoccupare Beniamino, se fa ppe dì, mica parlamo sul serio. Almeno la ragazza è più furba dei suoi vice e dei suoi ministri, sa come vendere la sua merce anche se fa orrore. E chissà cosa avrà detto a zio Trump per giustificare questa mossa o cos’altro gli avrà promesso di svendere. Ma non importa, tanto sono tutti nel cast dei Nuovi Mostri
Il Governo Meloni è il più filosemita che l’Italia abbia mai avuto, intessuto di un sionismo fanatico e servile.

E gli sciocchi/pigri continuano a diffidare delle sue radici nel Ventennio 🙂
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[La foto raffigura un neonazista ucraino con la kippah al muro del pianto…]
Responsabili le attuali marionette guidate dagli USA e chi le ha precedute del Partito Democratico:

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Articolo decisamente intelligente, ironico, sfidante, preveggente, amaro per il realismo impietoso, coraggioso, di/sperante e rivelatore di sapienze ingannevoli, di doppiezze memorabili, di illusorie ipocrisie .
Una bella pagina da non dimenticare.
Una rivista da sostenere.