Roberto Grossatesta
La luce
Introduzione, testo latino, traduzione e commento di Cecilia Panti
Prefazione di Pietro Bassiano Rossi
Pisa University Press, Pisa 2020
Pagine XVI-202
È un’edizione esemplare per acribia filologica, ampiezza ermeneutica ed eleganza grafica questa che Cecilia Panti ha approntato dell’opuscolo De luce di Roberto Grossatesta (1175-1253).
Testo che è un unicum nella filosofia e cosmologia medioevale per le tesi anche ardite che sostiene pur rimanendo pienamente nel solco della filosofia naturale sistematizzata dai Maestri di Chartres. Grossatesta sostiene infatti che il mondo sia composto di materia e di forma e che la luce sia esattamente la forma della materia. Già l’incipit afferma che «formam primam corporalem quam corporeitate nominant luce esse arbitror; la prima forma corporea che chiamano corporeità, reputo che sia la luce». E prosegue: «La luce infatti si diffonde da se stessa in ogni direzione, così che da un punto di luce subito si genera una sfera di luce grande quanto si vuole, se non si frappone un corpo opaco» (linee 1-3; p. 76). Luce che è anche l’elemento fisico che si irradia da alcuni corpi ma è sopratutto l’energia che scaturisce dalla materia, plasmandola. Potremmo dire l’energia elettromagnetica, che nel linguaggio della fisica contemporanea definisce appunto la radiazione luminosa.
Anche in questo senso «non est igitur lux forma consequens corporeitatem, sed est ipsa stessa corporeitas; la luce non è dunque una forma che consegue alla corporeità, ma è la stessa corporeità» (ll. 20-21; p. 76) e pertanto «est lux forma prima corporalis; la luce è la prima forma del corpo» (ll. 26-27; p. 77), che ha bisogno di unirsi alla materia per apparire ma che non coincide con la materia, la quale è piuttosto una resistenza che alla luce si oppone e in questo suo opporsi ne mostra e realizza la potenza.
Materiaforma inseparabile, la luce è composta di atomi geometrici, di strutture prime e ultime che sono indivisibili come i punti geometrici e dalla cui infinita espansione si formano le linee, le superfici bidimensionali e i corpi tridimensionali. Tramite questo indivisibilismo prima geometrico e poi fisico Grossatesta risponde alla questione della struttura e natura dei corpi fisici, attingendo a e attualizzando «le dottrine platonica, pitagorica e atomista, intese come modalità diverse di esprimere la stessa visione della realtà naturale» (p. 16).
Come accade nell’ontologia di Francisco Suàrez, anche nella cosmologia di Grossatesta è assai forte la presenza di Avicenna «nella cui Metafisica è affermato che la corporeità è la forma della continuità fisica (forma continuitatis) comune a tutti i corpi, alla quale si attribuisce la predicazione delle tre dimensioni spaziali» (90).
L’ipotesi cosmologica di Grossatesta di un punto infinitesimo di energia dal quale tutto ha avuto origine, compreso il tempo, ha ricordato ovviamente a molti l’ipotesi contemporanea del cosiddetto Big Bang. È un accostamento plausibile, dato che nel De luce leggiamo che «lux, moltiplicazione sui infinita in omnes partes equaliter facta, materiam undique equaliter in formam sphericam extendit; la luce, per la sua infinita moltiplicazione diffusa ugualmente in ogni parte, estende la materia ovunque e ugualmente in forma di una sfera» (ll. 85-87; p. 79). Ma questo non fa che confermare la natura teologica e metafisica del ‘Big Bang’, non a caso inventato da un grande astronomo e sacerdote cattolico, Georges Lemaître. Un’ipotesi dunque da trattare con molta prudenza in ambito scientifico/astronomico.
Un matematico come Ian Stewart, ad esempio, osserva che «quando gli astronomi hanno ottenuto misurazioni più dettagliate e hanno fatto calcoli più estesi per vedere cosa prevedeva il Big Bang, le discrepanze hanno cominciato a emergere» e ricorda che «nel 2005, in una conferenza sulle alternative all’ortodossia, Eric Learner ha dichiarato: ‘Le previsioni del Big Bang sono costantemente sbagliate e sono state ritoccate dopo l’evento’. Riccardo Scarpa ha fatto eco a questa visione: ‘Ogni volta che il modello di base del Big Bang non è riuscito a prevedere ciò che vediamo, la soluzione è stata quella di avventurarsi su qualcosa di nuovo’» Ne deriva la necessità di «una nuova fisica che superi la teoria standard del Big Bang» 1.
Molto interessante è anche l’implicito panteismo che si può scorgere nelle tesi di Grossatesta. Se infatti, scrive in un’altra sua opera, «inde sequitur quod Deus est lux, non corporea sed incorporea; immo magis neque corporea neque incorporea, sed supra utrumque» (Hexaëm. VIII, iii, 1, 220; qui citato a p. 36), come Dio è luce così – per la proprietà transitiva tra la luce e il divino – la luce in quanto tale può essere Dio. E la luce è un elemento materico.
Ipotesi rafforzata da una osservazione della curatrice nella terza parte del suo commento, allorché scrive che «questi richiami a culti e miti pagani [Pan, Cibele] non sembrano avere una funzione meramente esornativa, né allegorizzante, ma consentono di stabilire ad un livello profondo il legame fra cielo e terra, inteso qui come partecipazione di tutto l’universo alla forza vitale e ‘divina’ dell’energia luminosa, che i cieli sprigionano e la terra raccoglie e racchiude» (154-155).
La perfezione della luce cosmica ha dietro di sé la lunga tradizione del Timeo, di Agostino, di Boezio e Marziano Capella. Tutti convinti che l’universo sia retto dall’armonia e da un ordine che nulla può scalfire o turbare e dei quali il numero e la matematica costituiscono l’emblema e lo strumento più potente. Da qui deriva, tra l’altro, la stretta unione tra cosmologia e musica in tutta la metafisica medioevale.
La luce come fondamento operativo di ogni movimento, sopralunare e sublunare, producendo se stessa genera la perfezione del cosmo. Scrive Grossatesta: «Et sic perfectum est corpus primum in extremitate sphere quod dicitur firmamentum, nihil habens in sui compositione nisi materiam primam et formam primam; E così il primo corpo nella parte più esterna della sfera, che si chiama firmamento, è perfetto, non avendo come suoi componenti se non la materia prima e la forma prima» (ll. 94-96; p. 80).
La luce del sapere, la luce che è il sapere, ha prodotto anche la Lichtmetaphysik di Roberto Grossatesta, una metafisica della luce che procede nella corretta direzione se si vuole comprendere qualcosa dell’enigma che la materia è.
Nota
1.I. Stewart, Il calcolo del cosmo. La matematica svela l’Universo, Bollati Boringhieri 2025, pp. 316, 325 e 208. Di altre critiche ben argomentate al modello standard, come quelle formulate da Marco De Paoli, David Lindley e Lee Smolin, ho parlato in Evoluzionismo e cosmologia.






