Blog La stanchezza della sinistra

La stanchezza della sinistra

Mia madre
di Nanni Moretti
Italia-Francia-Germania, 2015
Con: Margherita Buy (Margherita), Giulia Lazzarini (Ada), Nanni Moretti (Giovanni),  John Turturro (Barry Huggins), Beatrice Mancini (Livia), Enrico Ianniello (Vittorio), Renato Scarpa (Luciano)
Trailer del film

mia_madreMargherita sta girando un film dedicato alla chiusura di una fabbrica; Giovanni, suo fratello, è un ingegnere che ha deciso di licenziarsi. Entrambi assistono la madre, prima in ospedale e poi a casa. Il film di Margherita stenta a prendere forma, anche a causa dell’apparente scarsa professionalità dell’attore straniero. L’agonia della madre si intreccia con quella degli operai, del loro lavoro.
Stavolta Moretti si è incarnato in una donna. Rendendola scostante come lui. Come lui un intreccio di rigore e approssimazione. Tenerezza, allegria, struggimento scorrono nei personaggi. La tenerezza creata dal morire. L’allegria dell’esuberanza italo-americana. Lo struggimento verso l’inevitabile. Ma se il morire degli umani è necessario, non lo è invece quello della giustizia. Il film annoda la vicenda privatissima con quella sociale, mostrando attraverso la stanchezza della madre quella di un’intera collettività. Germogliano qua e là delle battute divertenti, l’insieme però delinea il più tragico dei film di Moretti. Che è sempre stato un po’ scettico ma adesso probabilmente ha preso atto che anche la madre-partito è morta. Non fa polemiche esplicite, gli basta chiedersi se quel partito sta con gli operai o con i padroni. La risposta è evidente.

[Per una recensione più interna al film, consiglio la riflessione di Luca Illetterati: Realtà e rappresentazione nel cinema di Nanni Moretti ]

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Non sono un fans di Moretti, eppure «Mia madre» m’è piaciuto.

Ottima colonna sonora.

Elegante intreccio fra la realtà e la finzione del set (citazione di effetto notte di truffaut), dialoghi misurati, carrellate di eleganza a tratti wendersiana.

Passaggi onirici si inframmezzano al reale, senza effettacci ma con perfetta sincronia.

Buono moretti nella sua interpretazione, quelle poche parole, quasi formali, e il vero profondo senso del vuoto che esprimono.

Interni tipicamente romani, ceto medio borghese intellettuale, amore per il cinema e il suo mito.

Per quelli della mia età, un’intensa capacità di cogliere quel senso d’irrisolto che ci porta la morte dei nostri vecchi, la morte del loro mondo di certezze e il nostro, di adulti invecchiati senza esser mai cresciuti sul serio.

Un film che rimane, questo-

Sono andato a vedere il film, io sono un appassionato dei film di Moretti, ma devo comunicare che in sala eravamo in tre, ma con immenso piacere devo dire che gli altri due, erano una coppia di giovanissimi. un appunto sul film, la scena finale vale il biglietto.

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