Blog I banchieri

I banchieri

Avevo auspicato che l’Europa ci liberasse da un governo infame. E così sembra.
Liberarci dalle macerie dalla sconcertante volgarità, dal malaffare, dall’incapacità amministrativa sarà assai più difficile. Gli ultimi anni del berlusconismo ci hanno condotto alla soglia della catastrofe economica. A evitarla sono stati chiamati i banchieri, nella persona di Mario Monti. Costui è stato un importante membro della Goldman Sachs, la più grande banca d’affari del mondo e tra le prime responsabili dell’attacco speculativo contro l’Italia. Le premesse sono quindi pessime, perché affondano nel dominio della finanza mondiale e dei suoi istituti volti all’arricchimento di gruppi ristretti e alla subordinazione di interi Paesi ed economie alle loro volontà.
Come ha scritto Marco Tarchi in una sua mail, «dall’era dei pagliacci passiamo a quella dei banchieri». Il passo avanti è il ritorno alla politica dopo una lunga fase psichiatrica e criminale. Ma non nutro alcuna illusione sulla volontà della finanza ultraliberista di risolvere i problemi da essa stessa generati. La Banca Centrale Europea è un istituto di diritto privato, che fa gli interessi di se stessa e della finanza, non della società e dei cittadini. Altre sarebbero le vie da percorrere per un reale risanamento delle economie. In Italia, ad esempio, si otterrebbe un enorme risparmio di pubblico danaro mediante la cancellazione di opere insensate come il TAV e il ponte sullo stretto di Messina; il ritiro dalle guerre della Nato; la rinuncia all’acquisto di cacciabombardieri il cui costo supera quello delle spese per la ricerca e l’istruzione. Tutto questo sarebbe praticabile immediatamente e a costo zero.
Condivido dunque il pensiero di Dario Generali, secondo il quale «Monti risanerà sicuramente il bilancio, ma come l’ha risanato Prina con la tassa sul macinato, cioè finendo l’operazione in atto da anni di riportare i lavoratori nelle condizioni di servi. È probabile che agisca anche sui ceti più abbienti, mettendo in pratica le misure di risanamento proposte sia dalla destra che dalla sinistra, in modo da dare l’impressione di un’illusoria equità nei sacrifici. Un conto però sarà far pagare una patrimoniale a ricchi che si stracceranno per questo le vesti, ma non saranno minimamente toccati da questa misura nel loro tenore di vita e un altro sarà eliminare l’art. 18 per i lavoratori, che perderanno così ogni tutela, o far lavorare tutti, indipendentemente dagli anni di contribuzione, sino a 67 anni, o rendere licenziabili gli statali, ecc.
La vere misure di equità da prendere in Italia sarebbero quelle di eliminare i privilegi dei politici e dei loro clienti e di combattere veramente l’evasione fiscale. Non credo che sarebbe necessario altro, visto che ora la quasi totalità dei lavoratori autonomi evade il fisco in misure significative e talvolta enormi. Di buono ci sarà però almeno un esecutivo dignitoso che non sarà indecente come lo è stato quello berlusconiano».

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La critica a certe spericolatezze finanziarie non è affatto, caro Alberto, un canto poetico da inguaribili «comunisti» ma proviene proprio dai «veri» professionisti del mondo bancario. Ho letto ripetutamente, negli scritti di un alto dirigente bancario (che non voglio nominare per non far epubblicità ad una banca), l’esortazione a che le banche facciano il loro lavoro vero: finanziare l’impresa, l’attività economica sia pubblica che privata, e non, come è accaduto in questi ultimi vent’anni, occuparsi di finanza speculativa. E come sempre, tutto il caos è partito dagli USA, dove ad un certo punto la scellerata politica di Reagan ha tolto la separazione fra banche d’affari e banche «reali». Personalmente sono un anticapitalista, ma, in questo caso, il problema è che non si è più neanche seguita la logica «vera» del capitalismo a favore della logica del puro imbroglio, nell’illusione che una montagna di cifre virtuali potesse sostituire l’economia reale.
Alla fine, tutto si riconduce, ad una questione morale, al decadimento etico, alla mancanza di vergogna, perfino nei confronti di un’etica «borghese».
Ora però, visto che il re è nudo, forse sta per cominciare una nuova partita, io sono, molto cautamente, ottimista perchè la consapevolezza è ormai diffusa.

Segnalo un bellissimo testo del musicista Mikis Théodorakis, che mostra il vero significato della crisi finanziaria in atto e testimonia la fierezza del popolo greco, con il quale tutti gli altri -e in primo luogo il nostro- dovrebbero solidarizzare, invece che credere ingenuamente alle disastrose “ricette” dei banchieri arrivati al potere politico: La verità sulla Grecia.

Ringrazio Dario Sammartino che, da valente avvocato amministrativista, mi segnala un articolo in cui si descrive con molta chiarezza il cattivo esempio dato da un paio di ministri dell’esecutivo sacrificale, i quali percepiscono lauti stipendi da Consiglieri di Stato “fuori ruolo”.

E’ vero. L’arroganza del “mostrarsi”, dell’imporre se stessi attraverso oggetti costosi e spesso inutili(perchè il SUV e non un’ altra auto?)è purtroppo uno stile di vita, una “cultura” appunto, che va oltre l’uso corretto delle cose. Penso spesso ai bambini che comunicano tra loro tramite cellulari di ultima generazione a scapito di un sano momento di gioco, di una bella corsa tra amici. A scapito di un linguaggio sempre più deformato e contratto.E’ vero dobbiamo difenderci, non dobbiamo dare più spazio a questa assurda piega che ha preso il nostro stare al mondo.

purtroppo c’entra, caro prof. biuso

perchè è proprio questione di una cultura, di un modo di concepire se stessi, il proprio rapporto con gli altri

del resto, nel suo «cyborgsofia» c’è molto ben inteso quel rapporto fra il corpo e gli apparati, i congegni, e quindi io penso che certe autovetture vengono per lo più acquistate per il senso «fisico» di potenza e arroganza tecnomuscolare (certo qui il contesto è un uso deprecabile di quel rapporto corpo/macchina, ma sicuramente il tema della «estensione» del proprio io nel congegno anche qui lo vediamo)

io siccome ho guidato camion, fra i vari e strani mestieri della mia vita, e in effetti un mezzo potente esercita un effetto «fisico», corporale, su chi guida

questa faccenda della «dismisura» dei suv è vera, e non vien capita, cercando di spiegarla ai più, che rubricano la faccenda in una banale questione di «buon o cattivo gusto»

Sono perfettamente d’accordo con quanto il prof. Biuso scrive. Per me sta solo da capire se gli interessi delle banche coincidano con quelli della povera gente.
E’ vero, a nessuno interesa il collasso, e la speculazione senza lo speculabile determinerebbe la distruzione di entrambi. Indi per cui secondo me si sta puntando a strozzare ulteriormente l’Europa, per distruggere l’euro e ristabilire la potenza del petrodollaro – di cui stranamente nessuno più parla. Ciò porterà dunque ad una morsa pù stretta e ad un conseguente, quando verrà il momento, status quo, che punterà solo ad una propaganda ancor più forte di quella che dalla globalizzazione e dall’affermarsi del controllo su internet e sui mezzi d’informazione l’Italia ha subìto. L’applauso, i cori contro b. sono l’esempio compiuto e più lampante di come il berlusconismo – sembra paradossale, ma non lo è – abbia vinto.

Non credo inoltre che la democrazia possa essere proclamata come si sta tentando di fare per sedare il più possibile la protesta e lo scontro. La speranza verte dalla passione, ma la passione senza oggetto, senza il contenuto alla speranza è solo una fantasticheria. E’ ideologia. E mentre si fantastica, si spera, ci si propone con ottimismo, il potere fa la sua mossa . Se poi aggiungiamo che i garanti del cambiamento sono dei tecnocrati con un’età media di 60 anni il gioco è fatto : cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. La gerontocrazia plutocratica, servendosi dello scontro tra ideologie vecchie e logore, ha trovato l’elisir di lunga vita: tertium gaudens. O forse dovrei dire Goldman Sachs e gruppo Bildenberg ? L’attuazione del trattato di Lisbona è la mannaia che ben presto ricadrà sulle nostre teste.

Inoltre: le banche come istituto storico sono nate per fare gli interessi di gruppi familiari potenti che influenzavano in modo più o meno forte la politica di Regni e Comuni (Bardi e Peruzzi a Firenze è un buon esempio), determinandone ascese e depressioni lungo l’arco storico. Con il potenziamento delle strutture bancarie e l’espandersi degli scambi commerciale, le banche, divenute non più familiari ma familistiche, diventano uno strumento e un organo di tipo inter-statale (come la Lega Anseatica: una lega di città sul mare del Nord e sul Baltico unite in consorzio commerciale-bancario legate a vario titolo e modo con l’Ordine dei Cav. teutonici). L’aspetto familistico e internazionale (nel senso proprio del termine) rimane una caratteristica fondante dell’ “essere banca”, almeno fino a quando la nascita degli stati nazionali non segnerà, anche se per poco, la nazionalizzazione forzata delle banche: in effetti esse si liberalizzeranno subito, riprendendosi le fette di potere cedute nei processi nazionali dei vari paesi!

Ora, conoscendo la storia contemporanea ci accorgiamo che le banche di qualunque paese Occidentale, con varia forza, piegano come desiderano le nazioni: ricordiamo il 1870 e la crisi tedesca, la caduta depressiva della banca del 1929, la crisi post anni ’90 con ovviamente la connivenza di parti politiche che hanno tutto da guadagnare dalla speculazione…. in ciò non dimentichiamo neanche la caratteristica più importante: sono organi SOVRANAZIONALI, ossia sono slegate dai singoli interessi nazionali, il che rende la volontà di destabilizzarci una semplice operazione finanziaria dove a contare è il Danaro.

Insomma i banchieri (quelli grossi) sono una casta nemica dei popoli, sacerdoti di Mammona: il denaro è il loro credo. come ci si può affidare a gente del genere?

Consiglio a tutti la visione di questi link:

http://www.youtube.com/watch?v=WCzJWSiWJiw
http://www.youtube.com/watch?v=xQ77qhrp_I8&feature=related

La invitiamo ovviamente a continuare tale conversazione davanti una buona tazza di caffè: a breve organizzeremo un dibattito su tale argomento. Così ognuno esporrà la propria posizione.

A presto,
distinti saluti a tutti

La Zanzara

Non posso che sottoscrivere di nuovo quanto da te detto, ogni parola. Ci troviamo purtroppo in un contesto drammatico; servono azioni, rapide e chirurgicamente precise. Quando così non fosse, il paese andrebbe allo sfascio. Direi che un’altra possibile parola chiave deve essere questa: responsabilità. Del premier e dei ministri (realisticamente attendibile), di tutti i parlamentari e partiti politici (già questa un po’ meno), della società, di ognuno di noi. È l’occasione del cambiamento. Si spera che, per una volta, sia cambiamento reale ed ovviamente proficuo. Poi l’anno prossimo si andrà a votare, e almeno allora non potremo dire di non essere stati noi a scegliere il nostro futuro.

dario carissimo, la questione è interessante ed anche molto complessa

vorrei chiarire: io mi sento culturalmente, moralmente, socialmente abbastanza lontano dal mondo delle banche e della finanza e nel mio cuore c’è sempre stato l’auspicio del superamento di quel potere a favore di un potere diffuso e realmente democratico

ma, detto questo, ritengo che, almeno nel breve periodo, abbiamo tutti bisogno che il sistema finanziario sia almeno amministrato in modo decente perchè purtroppo lo stato, il nostro apparato pubblico, si regge su un gigantesco prestito che consiste nella massa dei titoli emessi

proprio ieri una persona che conosco mi ha rivelato che in giappone alcuni fondi pensione hanno venduto, svenduto, circa tre miliardi di euro di btp italiani, per levarseli dal cassetto

ma l’aspetto agghiacciante, è che non li ha comprati nessuno, cioè li ha comprati la bce, praticamente solo per evitare il disastro

queste sono cose il cui ritmo va a livello delle ore, non dei decenni o degli anni

mi vengono in mente le lotte operaie: mio padre negli anni cinquanta fece una longa lotta per occupare una fabbrica, che finì con una bella scarica di manganellate, ma loro, gli operai, durante l’occupazione, cercarono di continuare la manutenzione, non volevano che si distruggesse la fabbrica, unica speranza per il loro futuro

così un pò oggi, siamo «costretti» ad appoggiare quelli che sono per così dire i «meno peggio» del sistema

certo, è un dilemma nell’intimo di noi stessi, per lo meno quelli come me che hanno anche combattuto un certo sistema, una certa concezione del mondo

ma credo che bisogna ragionare con freddezza, i tempi lo richiedono, a mio modesto avviso

Come spesso è accaduto, io e diegob ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda ed anche adesso mi sento di condividere in pieno il suo giudizio.
Devo dire la verità, ho atteso prima di scrivere il mio commento su questa pagina, ma tutti questi giorni che stiamo vivendo sono purtroppo giorni d’attesa: la situazione nella quale ci troviamo è da tutti i punti di vista pericolosissima direi ( va da sé che sia l’ambito economico quello che sta decretando la nostra sorte, la “struttura” di marxiana memoria); ho atteso con ansia le dimissioni di B., ho atteso con ansia mista a nervosismo i giorni del totoministri del governo Monti, ho continuato ad attendere oggi, ascoltando il discorso del nostro nuovo Capo del governo e continuerò ad aspettare i primi passi dell’azione legislativa. Tutto ciò risponde ad una sola parola: speranza.
Molti non hanno riflettuto su questo, ma per quelli come me, nati non troppi anni fa, il governo Monti rappresenta praticamente l’unica grande (?), autentica(?), concreta, alternativa ai governi berlusco-prodiani degli anni passati; rappresenta in altre parole il nuovo, l’altro, la possibilità di osservare un modo diverso di fare politica e di governare, ed in tutto questo io spero che i partiti e i rappresentanti delle istituzioni politiche riescano a racimolare un po’ di quel senso dello Stato che gli è rimasto e comprendano che siamo davvero ad un ultima chiamata, ma comunque in una fase delicatissima. L’immagine descritta dai più è quella del baratro, davanti al quale ci troviamo, ma a me viene in mente un’altra immagine, tratta da “I greci e l’irrazionale”: Dodds alla fine del libro parla di un ostacolo e di un cavallo e cavaliere che arrivano fin davanti allo stesso per poi fermarsi e rifiutare il salto: ecco la metafora secondo me calza a pennello ( parole altrettanto belle e davvero significative a mio parere sono nella conclusione de “Il secolo breve” di Hobsbawm); siamo nella fase ormai imminente al salto, diciamolo chiaramente, il sistema Italia è scricchiolante, se non traballante: urgono provvedimenti politici seri, quelli da autentica classe dirigente, quelli da statisti, quelli che devono illuminare la strada nei decenni a venire; se rifiutiamo di saltare ci aspetta davvero il baratro ( e bene sottolinea davvero Diego quando parla del fatto che il rischio di una recessione sia quello di un pericolo che mica colpisce solo le banche o le grandi lobby affaristiche: se cadiamo in recessione, le banche vanno in disavanzo e chiudono i rubinetti del credito, le imprese dunque non potranno accedere ai finanziamenti e chiuderanno, si ridurranno i posti di lavoro, si andrà verso esiti inflazionistici ecc. ecc.: insomma un problema di tutti da evitare assolutamente!!!), le riforme — termine davvero inflazionato negli ultimi tempi — sono improrogabili.
Ora, parlavo di speranza, perché secondo me chi ha a cuore le sorti di questo paese non può che sperare che il tentativo di Monti vada a buon fine, non può che sperare che si imbocchi davvero il percorso della discontinuità e ci si renda conto che è bene prendere le distanze dal passato. Urge della buona politica, la speranza è che questa ultima chiamata sia l’occasione propizia per una svolta.
Mi accorgo di essere forse un po’ troppo ingenuo, diciamo che il mio entusiasmo sta già un po’ scemando nei confronti di questi ministri ( ovviamente solo per quanto riguarda i loro curricula, perché relativamente a provvedimenti ancora non se n’è visto nulla, quindi non mi permetto di giudicare per adesso!!), ma la speranza è l’ultima a morire…
Ed infine, ragionamento questo che continuo a mantenere saldo, il governo Monti era l’unica carta che potevamo permetterci di giocare: non vi erano altre alternative praticabili; certo, sarebbe stato stupendo cancellare tutti i problemi con un colpo di spugna ( compresi tutti i deputati che stanno in parlamento!!) e ricominciare da capo, ma purtroppo così non può farsi. Di questo ne sono assolutamente convinto; sia ben chiaro, anch’io ritengo che il sistema sia malato, e la crisi d’altronde ne è un chiaro sintomo, ma da qui ragionare su esiti idilliaci e visionari dei problemi attuali ce ne vuole: la politica, purtroppo, mi sono accorto che è soprattutto ragionare sul concreto e sul”possibile” non sull’ideale: pertanto, il governo che ci guiderà nei prossimi mesi era l’unica soluzione, se qualcuno ne riesce ad immaginarne un’altra, me lo faccia sapere. La domanda quindi per me è: riusciranno questi ministri e questo Presidente del Consiglio a fare della buona politica ?
Detto questo, continuo a restare nell’attesa dell’azione di governo e continuo a sperare. Perdonatemi la prolissità, ma il coinvolgimento è davvero tanto e la preoccupazione grande. Confido di aver espresso i pensieri, che mi si ingarbugliavano in mente da ormai troppi giorni, nel posto più adatto.

Saluti…
anzi, dato l’orario Good night and good luck! (ne avremo bisogno).

Un mio modestissimo parere: la situazione finanziaria versa in una crisi di non facile soluzione e penso che bisogna accettare di fare qualche sacrificio. Mi sento molto sollevata dalla figura corretta e per bene di Monti. L’Italia è fatta anche di brave persone, di gente colta che usa toni pacati, che non si lascia andare a dichiarazioni che fanno indignare anche le pietre. E quanto sono diverse le donne chiamate a coprire ruoli importanti al governo! Certo, non saranno bellissime, ma sicuramente sono donne che non hanno avuto bisogno di quote rosa(odiose!) per essere lì.

condivido le ovvie critiche allo squallore del potere del cavaliere e della sua corte, condivido anche l’opinione che il monti sia comunque espressione di un potere finanziario

però, e qui non mi sento del tutto in sintonia con quanto affermano il prof. biuso e gli altri amici, tutte persone di sicura caratura culturale e intellettuale, non sarei troppo sicuro che in qualche modo il problema finanziario è in via di soluzione, il cavaliere non c’è più, e quindi il potere da (legittimamente) criticare è quello di monti

no, siamo nel mezzo di una tempesta finanziaria mostruosa, il default non è affatto scongiurato (con tutte le conseguenze orribili per i ceti medio bassi), e la parte becera e populista della destra sta cercando di lucrare consensi in modo sfacciatamente demagogico, per un progetto di autentica distruzione della democrazia

dobbiamo stare attenti, almeno penso io, in questa delicatissima fase, a non portare acqua al mulino del cavaliere e della lega

io ho informazioni dal mondo finanziario (diciamo una specie di piccola «talpa» personale), che mi dicono che siamo messi molto male

passata la tempesta, certamente sarà giusto dare risalto ad ogni iniziativa in direzione della libertà e della dignità dei popoli, dei cittadini reali, ma non è, a mio avviso, questa la fase

speriamo che il monti ce la faccia, perchè il caimano stà li acquattato

caro prof. b., cari amici, questo è il mio pensiero, in amicizia, non potevo che scrivere ciò che penso

Che dire? Credo ci sia tanto da dire ma ancor più da fare. Il piccolo contributo che possiamo dare è quello di far in modo che “la coscienza critica che si è storpiata nella torbida propensione a guardare dietro le quinte” (Adorno), ritorni al centro del palcoscenico.

La celebre espressione di Goya “il sonno della ragione ha creato dei mostri” ritorna ad essere attuale. La caduta del cefalopode potrebbe rappresentare un tentativo della ragione di destarsi dal lungo sonno ma ahimè non è cosi. Non è stata la ragione che lo ha scaraventato giù, non è stato il popolo italiano a ripudiarlo e a ricacciarlo agli inferi, ma la mano invisibile di Smith che inizia a far vedere “un dito alla volta” la sua crudele natura. Condivido pienamente quanto ho letto, ogni riflessione qui scritta è tristemente vera.

Berlusconi è caduto e ne sono felice, ma la mia paura è nutrita dalla constatazione che la politica italiana si è talmente concentrata sulle vicissitudini di questo inutile uomo affetto da bulimia sessuale che, ha trascurato uno dei più grandi tumori della politica, la completa subordinazione di questa al capitalismo.

Oggi in Italia non esiste una valida alternativa, il fatto che Berlusconi sia uscito dallo scenario politico non mi consola per niente, il problema rimane perché molti come me rimarranno gli stessi studenti che, fino a qualche anno fa sognavano di poter proseguire gli studi, di vincere magari un dottorato di ricerca, di poter serenamente vivere nella propria patria, di essere rappresentati da una classe colta e facinorosa, di non dover impegnare le serate a contare quanti “talleri” rimangono nella tasca, di non dover vituperare ogni santo giorno contro le classi dirigenti che continuano a proporci l’austerity per le popolazioni, mentre le rendite e i privilegi della finanza, dei grandi possidenti e della politica rimangono intonse.

Appena appresa la notizia del governo Monti, riflettevo sul fatto che la maggior parte dei nostri funzionari pubblici proviene dalla più grande banca del mondo, credo sia proprio questo il motivo per cui al centro delle agende politiche di tutti i paesi del mondo è posta una cultura finalizzata al mantenimento di un sistema finanziario che proprio in questi ultimi anni ha fatto emergere le sue pecche, travolgendo la cittadinanza globale in una crisi dalla quale difficilmente riusciamo ad emergere.

Sarà deformazione professionale, ma quello che mi fa più paura è guardare un sistema di potere generalizzato che ha eliminato dal suo discorso l’individuo, il rispetto per la persona e per il suo futuro. La Goldman Sachs è una porcheria immane, è la regina ape da cui vengono sfornati tutti i pecchioni.

Cambierei idea su Monti, o quantomeno potrei acquistare un po’ di fiducia nei suoi confronti, se decidesse di prendere delle misure che per una volta vanno incontro al popolo e non alla solita classe di trematodi che ci governa! Cambierei idea se riformasse la casta, se dimezzasse gli stipendi dei suoi membri, obbligandoli a comprare titoli di stato a valenza decennale. Basta! Niente chiacchiere, via le Maserati e che usi la cesoia! Sarà pure il gota della finanza, riuscirà a gestire la situazione, ma il problema rimane! Vorrei che per una volta l’ape regina fosse la classe degli studenti, dei ricercatori… Riassumo il mio discorso con il grande Totò: “A proposito di politica, ci sarebbe qualche cosarellina da mangiare?”!

Interessanti entrambi, anche se ho apprezzato maggiormente l’articolo di Angelo d’Orsi perchè mi sono rispecchiato in molte cose che ha scritto. Soprattutto quando descrive il momento in cui Berlusconi da le sue dimissioni: “Il quale, la sera seguente, non ha arretrato dal recitare la parte del salvatore della patria, che fa fatto un passo indietro, mostrando senso dello Stato e generosità “.
Ho provato lo stesso stato d’animo dell’autore che con molta enfasi esordisce nel capoverso dando del “maniaco sessuale, finito al governo del Paese. Un corruttore, un bugiardo, un ridicolo pagliaccio” a Berlusconi.

Questa recita da teatrino scolastico l’ho avvertita anche io nello stesso istante, e ho sorriso perchè pensavo: almeno è l’ultima pagliacciata che devo sorbirmi.

Infine, trovandomi nella situazione di studente universitario, mi sento di aggiungere all’articolo di d’Orsi un motivo in più per gioire della caduta di questo governo: La Gelmini a casa….e credetemi non è poco!

Grazie Antonella: proseguo nella citazione proponendo di far sentire ai Signori dei Listini un sano puzzo di lanciafiamme alla Kurt Russell portato dal vento…
Si sa che l’umanità (politici, debitori, fornitori, amanti, in fondo tutti noi) non ti rispetta mai come quando ti teme. Brutto dirlo? Bruttissimo, ma l’umanità è pigra: se tutto procede come al solito si tende a dire “ok così, sistemato” (le pensioni, i pagamenti, qualunque scomodo dovere).
Siccome oggi si dà per scontato che “interesse della finanza = dell’economia = della società tutta”, forse possiamo far loro intuire che non è così e che uno che prende 40.000 €/anno di pensione e risolve il dramma tagliando le nostre può sempre trovarsi a testa in giù nella sua auto blindata rovesciata in strada.
Lo spread, il BTP, l’interesse consolidato etc son questioni su cui LORO ci menano continuamente per il naso, ma secondo me a crepare per difendere i 40.000 di pensione (propri, di Scilipoti o della Casta) magari uno ci pensa su due volte.
Esprimo riflessioni con la benda di Kurt sull’occhio, lo so, e (come diceva Woody Allen) non le condivido affatto. Ma… c’è ancora tempo per fare i raffinati?

Il mostro è mutante: descrive bene lo stato attuale delle cose. Penso che Mario abbia colto nel segno. Ma se noi siamo provati, piuttosto che stare a vedere cosa succede, prima che fagociti tutto e tutti, quale mossa possiamo fare per cambiare, per non diventare servi?

Non è festa grande,non ancora,le borse fanno presto ad andare giù e altrettanto presto ad andare su,chi non ha niente, vince la noia, leggendo le vicissitudini di chi ha molto e perde molto,chi non ha niente qualche volta,in occasioni specialissime, stappa una bottiglia di spumante

capisco il senso di sollievo, ma i festeggiamenti son stati fuori luogo

sulla questione della finanza, io credo alle tesi dell’economista spezzino vladimiro giacchè (c’è un suo prezioso blog sul «fatto quotidiano»)

la tesi di giacchè, espressa molto alla buona come può fare un digiuno d’economia, è che la finanza rapace è una conseguenza e non la causa della crisi

la crisi è una «normale» crisi ciclica del capitalismo che, nell’arretrare del profitto derivante dalla produzione, ha spostato il guadagno sull’investimento finanziario, una sorta di «nuovo» mercato

quindi in qualche modo la finanza ha «congelato» la crisi classica per un certo periodo (durante gli anni 90) ma poi, inesorabilmente, il ciclo di crisi arriva

sulla stessa linea più o meno è anche loretta napoleoni

certamente la ricetta liberista applicata da persone non delinquenti è meglio che avere il crimine al potere, ma non muta le linee di fondo del problema

il problema della redistribuzione del reddito è drammatico e sempre crescente, e io sono convinto che bisogna inventarsi qualcosa di diverso dalla classica concatenazione fra un lavoro ed un salario, cioè credo che il reddito debba essere, almeno per i tanti che saranno senza lavoro, un diritto di cittadinanza

i diritti del cittadino debbono rimpiazzare quelli del lavoratore, perchè la povertà sta attanagliando duramente molte realtà del piccolo commercio e della piccola impresa, sono decine gli imprenditori, medi e piccoli, che si sono uccisi in questi anni

sono pessimista, per ora, anche se avere almeno persone non immorali nel proprio comportamento personale è già un sollievo

“- Sei l’unico scampato?
– No ci sei anche tu.

– Gli incendi hanno rialzato la temperatura. …Ma
non durerà a lungo.
– Nemmeno noi.
– E allora?
– E allora niente.
– Se hai paura di me…
– Non dobbiamo temere l’uno dall’altro. Siamo troppo
provati per tentare qualcosa.
– Beh… che facciamo?
– Perché… non aspettiamo qui ancora un po’…
e vediamo che succede?”.

(scena finale da “La Cosa” di John Carpenter, 1982)

Mica roba da niente tirar fuori qualcosa di non già detto sugli “ultimi giorni di Pompei”, qualcosa di non già detto meglio dai finissimi opinionisti che in questi giorni ce la sminuzzano davanti agli occhi, minuto per minuto, da ogni schermo .

Cosa può aggiungere a tanto l’umile scrittore pulp? tutt’al più uno spunto dal suo mondo di mostri.
Nella scena di cui ho riportato il dialogo intirizzito , Kurt Russell ha appena ucciso il mostro, ma la base artica è in fiamme e intorno ai due superstiti c’è solo il ghiaccio eterno. E, quel che è peggio, entrambi sanno che il mostro è mutante, capacissimo di occupare il corpo di qualunque essere amico per rigenerarsi e continuare la sua strisciante marcia di occupazione del nostro mondo. Potrebbe persino covare nel sangue di uno di loro due, ora…

Ora è festa grande, per chi ha sopportato il nuovo ventennio di videocracy che ci sembra concluso. Ma che è cominciato quando La Cosa ha occupato i corpi di molti che poco prima tiravano le monetine a Craxi in fuga e subito dopo l’hanno accolta senza difese immunitarie.
Ricordiamocelo bene, questo meccanismo, perché mi pare che – sarà colpa del dna italico, o di quello umano in genere – non sia la prima volta che ci colpisce.
E di un’altra, noi – per motivi anagrafici – potremmo non arrivare a stappare lo spumante alla fine.
Ma forse non solo noi.

Cin cin. Ma fate un bel ripasso del Carpenter: non sono ancora andati in Tunisia, “Essi vivono”.

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