Blog Il cadavere e l'Europa

Il cadavere e l'Europa

In Italia non ha storicamente senso parlare di rivoluzione. Quelle tentate sono sempre state di minoranza e dunque sconfitte (ad esempio il 1799 a Napoli). Il Risorgimento si è rivelato, secondo la condivisibile analisi di Gramsci, “una rivoluzione mancata”. Ragioni per attuare almeno una rivolta generalizzata ce ne sono ormai di molto serie: l’impoverimento economico è evidente, così come la chiusura provinciale o l’asfissia sociale che toglie respiro a chi non faccia già parte di famiglie, gruppi, ceti privilegiati. Ma tranne la straordinaria e costante azione NO TAV in Piemonte, l’Italia attuale è incapace di rivolte. Anche perché quando esse esplodono, come a Genova nel 2001, la repressione è feroce e i massacratori invece che essere puniti fanno carriera nei loro corpi di appartenenza. Su tutto, poi, domina il cloroformio televisivo, a sedare qualunque velleità di ribellione.
Dall’interno non è dunque possibile trarre alcuna speranza. La prospettiva che ormai siamo costretti ad auspicare è che sia l’Europa a spingere verso la caduta di Berlusconi. L’incapacità totale che questo personaggio e i suoi complici (Tremonti compreso) mostrano nel gestire una crisi che prima sono stati inabili a vedere, una volta vista hanno irresponsabilmente negato per ragioni di propaganda e ora sono del tutto inattrezzati ad affrontare, rischia infatti di trascinare con sé l’economia dell’intero Continente. Si può sperare dunque che non per rispetto dell’Italia -la più parte dei suoi abitanti non ne merita alcuno- ma per propri interessi di sopravvivenza, i poteri europei inducano Napolitano e altri decisori politici a sbarazzarsi di questo peso morto, di questo cadavere cialtronesco il cui fetore dopo quasi vent’anni di malgoverno ammorba ancora la nazione.

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14 Commenti
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[…] auspicato che l’Europa ci liberasse da un governo infame. E così sembra. Liberarci dalle macerie dalla sconcertante volgarità, dal malaffare, […]

profetica la sua brachilogia dell’anno scorso, caro prof. biuso

gentile matteo veronesi,
certamente è giusto ragionare di quanto non possa essere un singolo uomo, per quanto ricco, furbo, tenace, spietato, il motore di un processo storico, di una catastrofe collettiva, di una dolorosa epidemia del male;
però io penso che le due prospettive non sono alternative, ma complementari; le responsabilità del singolo ci sono tutte, totalmente non emendabili, e, nel contempo, vi sono anche le responsabilità collettive, quel poco di inettitudine, servilismo diffuso, carenza morale, di cui sono affette le masse; certo, quanto un uomo, un uomo soltanto, conti nella ruota della storia, è davvero difficilissimo da stabilire, specie nel male

Berlusconi non è un cadavere o un peso morto (o, meglio, lo è al pari di tutta la classe politica italiana – e forse non solo italiana, se guardiamo al grigio, asservito e solitamente semivuoto Parlamento Europeo).
Egli è, piaccia o non piaccia, l’espressione ben viva e attiva, certo caricaturalmente esasperata, grottescamente deformata, sinistramente imbellettata (come il vecchio truccato da giovane, e in realtà cupa maschera, e immonda prefigurazione, del disfacimento, in “Morte a Venezia” di Mann), della logica del profitto, dell’utilitarismo, dell’edonismo qualunquistico ed ebete che priva l’uomo della sua, e altrui, libertà; incarnazione, quasi, della “logica del tardo capitalismo” che segnò la nascita del Postmoderno (1979: e infatti di lì a poco dilagarono lo yuppismo, le speculazioni, i fiumi di cocaina, la finanza drogata come i suoi protagonisti e padroni, e le ideologie iniziarono a morire, o accelerarono la propria morte).
Non possiamo sottrarci, se non in minima parte, alle logiche del consumo, del profitto, della ricerca del piacere, dell’apparire, del riconoscimento sociale; e nella misura in cui ci pieghiamo a tali logiche, in noi c’è qualcosa del berlusconismo (a spaventare non è “Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me”, diceva Gaber).
Né credo esista, se non marginalmente, una “anomalia italiana”: sempre, comunque, dovunque, il Capitale domina il mondo. Fuggire dall’Italia, trasferirsi a Berlino o a Barcellona o a New York: solo illusione, o snobismo intellettuale.
Il Capitale “in tutte parti impera, e quivi regge”, si potrebbe dire con Dante.
Semmai, l’onnipresente strapotere economico (presente da noi nella forma del dominio mediatico, altrove in forme ben più cruente e violente: paesi devastati per volere delle multinazionali che vogliono lucrare sulle armi, sul petrolio, sullo stesso cemento della ricostruzione: certo anche l’Italia, come tutte le potenze occidentali, è colpevole; e non so come si faccia a pensare davvero, seriamente, a rivolte organizzate ed orchestrate su Twitter, e non guidate, invece, dalla longa manus dei grandi interessi economici) ha, da noi, un nome e un volto, ormai segnato dal tempo, flaccido, avvizzito – sebbene tale potere resti, comunque, ugualmente subdolo ed ingannevole.
Non so fino a che punto un avvicendamento ai vertici cambierebbe le cose. Nonostante Obama, i soldati restano in Iraq e in Afghanistan, e in Libia le bombe della NATO piovono sulla testa delle donne e dei bambini.
Ma quali alternative esistono al modello capitalistico e liberistico che Berlusconi incarna, esaspera e deforma per gigantismo? Forse una socialdemocrazia di stampo scandinavo, da cui siamo ancora molto lontani; l’America latina è ora un grande laboratorio della socialdemocrazia, ma se ne può capire e decifrare ancora troppo poco; certo è che il comunismo e il socialismo reale, ovunque siano passati dall’utopia alla pratica, hanno lasciato solo miseria, oppressione, sangue.
Non dico che Berlusconi sia il male minore (perché allora ci si dovrebbe chiedere preoccupati quale possa essere il peggiore); né che sia un capro espiatorio, essendo tutto tranne che una vittima. Tuttavia, lo scenario è complesso, indecifrabile; e forse il Potere, come diceva Sciascia, è sempre e comunque “altrove”.

Segnalo un esplicito articolo di Massimo Fini che tratteggia in poche righe opere e personalità di B.

..e poi in una giornata di fine estate, oscurata dalla calura e dal riposo domenicale, passa in comm. bilancio la deroga al gia’ devastato articolo 18 dello statuto dei lav., tra l’indifferenza generale e l’apprensione per la posticipata inaugurazione del campionato di calcio.

E’ l’Italia, amici, questa terra che amo e allo stesso tempo mi ripugna sempre di piu’ perche’ non la sento piu’ mia. Non parlo solo di politicanti ma anche e sopratutto di persone ormai completamente rincoglionite e arrogantemente arroccate nelle loro convinzioni che neppure la piu’ totale e cristallina consapevolezza della poverta’ in cui sono piombate potra’ smuovere. Perche’ queste persone, santo cielo, lo avranno pure capito che si sono impoverite o le tele-visioni di cui si nutrono sono state capaci di riempire i loro portafogli di aria cosi da sentirli piu’ sostanziosi? Se non altro parliamo di soldi, visto che i valori, l’etica o come diavolo la vogliamo chiamare…, quella si che l’abbiamo persa da tempo.

Andrea Tavano

Il commento di diego pubblicato il 2 settembre 2011 alle 17,52, relativamente al cadavere e l’Europa sulle masse viziate, mi ha fatto ricordare il bellissimo film che cito più sotto,era il 1948 e da allora le situazioni sono le stesse :”ERANO TUTTI MIEI FIGLI”
Un film di Irving Reis. Con Edward G. Robinson, Burt Lancaster Titolo originale All My Sons. Drammatico,- USA 1948
Giovane scopre che il padre si è arricchito vendendo aerei difettosi al governo durante la guerra. Su uno di quegli aerei può essere morto un suo amico. L’adattamento di Chester Erskine è fedele alla lettera e allo spirito del dramma (1947) di Arthur Miller ma, nonostante la bravura degli interpreti, il teatralismo di fondo diventa verbosità e genera stanchezza

Mai parole più vere furono quelle di Guy Debord:

“Lo spetttacolo è il cattivo sogno della società moderna incatenata, che non esprime in definitiva se non il suo desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno” (la società della spettacolo).

Quello che io mi chiedo, e chiedo anche a tutti voi è:

quando un cadavere cialtronesco, come lo definisce giustamente lei, è il padrone di questo spettacolo, e se ne esce da molti anni con frasi del tipo: “In Italia la crisi non c’è”, come possiamo sperare che gli italiani si sveglino da questo eterno oppiaceo?

in fondo, caro prof. b., se leggiamo la storia per così dire «senza entusiasmi» ci accorgiamo che molte rivoluzioni in realtà sono state implosioni di un regime che non si reggeva più

nonostante io ami davvero visceralmente robespierre, mi sono fatto l’idea che l’ancien règime era in realtà insostenibile e, quindi, stesse comunque crollando per la sua inadeguatezza ai tempi

in fondo, anche il crollo del muro di berlino, è stata un’implosione di un socialismo reale che non reggeva più

per scendere, sia nella scala geografica che in quella filogenetica, al nostro innominabile, in effetti sembra proprio di percepire l’odore della decomposizione morale, politica, perfino linguistica

ma, temo, che dalla carcassa, dai vermi, possa emergere qualche mostruosa e inconosciuta creatura: insomma i rischi sono enormi

giustamente, speriamo che la baracca europa riesca a tenere in piedi una parvenza di logica, di senso politico e amministrativo

speriamo anche che, fra i tanti onesti e seri servitori dello stato, si possa cercare di tenere insieme una rete, un tessuto sociale molto ferito e slabbrato da questi anni criminali

ci spero, ci debbo sperare, se non altro per i miei figli, ma non solo i miei, per tutti i giovani che sento tutti miei figli

certo, scriviamo un pò cupi, caro prof. biuso, speriamo che la filosofia ci faccia respirare un pò, almeno nei suoi bei libri

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