Una conferma della natura criminale dell’Unione Europea è che ciò che non si poteva fare per salvare la sanità, i bambini, gli anziani, la formazione scolastica e universitaria, i trasporti, il lavoro (in Grecia e in tutta Europa) è ora legittimo, richiesto e voluto per continuare una guerra e incrementare il militarismo, per distruggere in tal modo le risorse e le vite dei cittadini europei.
Cittadini che sembrano per la più parte passivi, rinchiusi nella loro bolla televisiva, tanto che a volte ho il cattivo pensiero che non mi dispiacerebbe vedere andare a morire in Ucraina i figli degli italiani, dei tedeschi, dei francesi, dei danesi e degli altri che hanno affidato le loro esistenze a un ceto politico così sciocco e così folle come quello che pensa seriamente che la Russia voglia invadere l’Europa e che ha fiducia nel governo di Ursula von der Leyen, personaggio che sta al di là di ogni giudizio, di ogni razionalità, di ogni decenza.
Il fatto è che i decisori politici liberali che governano l’Europa e la UE sono ormai affetti da una dissonanza cognitiva, da un distacco così inaudito dal reale, che se non verranno fermati condurranno il Continente all’autodistruzione.
Questi decisori politici pensano e agiscono secondo l’antico principio colonialista, con la convinzione di essere gli unici detentori della Civiltà, del Bene e della Verità. Una convinzione che ha condotto l’Europa al suo trionfo ma che ora la instrada verso la dissoluzione. Contro tale colonialismo va ribadito che gli altri popoli e le altre culture non hanno nessun dovere di conformarsi ai principi liberali e capitalistici, gli altri hanno le loro culture e i loro sistemi.
E invece siamo ormai alla psicopolitica. L’Europa tramonta nella follia. Una patologia che in Italia è stata di recente testimoniata da quanti hanno scoperto il patriottismo per continuare a danneggiare i cittadini, per ridurli alla miseria e alla morte. E che sono scesi in piazza per chiedere più armi, il che vuol dire meno servizi, meno sanità, meno scuola e formazione, meno trasporti. Si tratta di un evidente caso di masochismo collettivo. Un masochismo ben stimolato e guidato dai giornalisti in generale e in particolare da quelli del gruppo GEDI, come la Repubblica che è proprietà degli Elkann-Agnelli produttori di armi che intendono convertire le loro fabbriche di automobili in fabbriche appunto di armi.
A 110 anni dalle piazze che nel 1915 reclamarono e ottennero la sciagurata partecipazione dell’Italia alla Prima guerra mondiale tornano le piazze interventiste guidate da bolsi e ormai grotteschi personaggi del giornalismo, del cinema, della canzone (tutti con redditi consistenti). Piazze incoraggiate dal Partito Democratico e dai suoi satelliti politici e sindacali. Questo è il progressismo del PD, delle piazze asservite ai padroni «europeisti», dei buoni.
Dell’Unione Europea si può dire ciò che afferma Francesco Berni nel suo rifacimento dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo (canto LIII, ottava 60): «Così colui, del colpo non accorto, / andava combattendo, ed era morto».
La condizione affinché l’Europa continui a vivere è che l’Unione Europea e la NATO si dissolvano.

Follie e saggezze
Follie anglosassoni, saggezze russe Aldous, 9 giugno 2026 Pagine 1-2 Articolo sul sito della rivista Pdf dell’articolo In questo breve articolo accenno ad





Alcune delle ragioni per le quali l’Unione Europea va distrutta (ci vorrà tempo ma tali ragioni vanno comprese sin da ora).
Nella sua ossessione guerrafondaia l’Unione Europea sta conducendo l’Europa alla fame.
Uscirne!
Usque tandem come cittadini europei accetteremo di essere dominati da questa oligarchia cinica, incompetente, tremenda?
L’Unione Europea sarà giudicata dalla storia. E condannata.
L’Unione Europea contro la Spagna, l’Unione Europea è portatrice di povertà.
L’Unione Europea è portatrice di povertà.
Una è la presidente della Commissione Europea.
L’altra è la presidente della Banca Centrale Europea.
Politica e finanza della nostra Europa sono in mano a due criminali incompetenti (soprattutto la prima) e corrottissime.
Questo è l’Unione Europea.
Rifiutare il gas russo a buon mercato per acquistare il gas che proviene dagli Stati Uniti d’America a costi molto più alti. Ecco l’essenza servile e sciocca dell’Unione Europea.
SE TRUMP È PAZZO, LA UE È PIÙ PAZZA DI LUI
il Simplicissimus, 21.3.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/03/21/se-trump-e-pazzo-la-ue-e-piu-pazza-di-lui/
Fare una diagnosi non è difficile, non richiede consulti. La Russia ha petrolio e gas in enormi quantità e ne avrà sempre di più man mano che si vanno sviluppando i giacimenti dell’ area artica, gli Stati Uniti hanno il petrolio e il gas da fratturazione, costosi e di scarsa qualità, ma comunque più che sufficienti per il consumo interno e per l’esportazione, la Cina estrae dal proprio sottosuolo 500 milioni di barili l’anno e ne importa altrettanti, ma in quantità sempre minori perché l’oro nero costituisce oggi appena il 15 per cento del suo fabbisogno energetico, il resto viene da carbone, nucleare, idroelettrico e solare che sono in pieno sviluppo. Ma l’Europa non ha nulla di tutto questo. Ora si dice che Trump sia pazzo ed è probabilmente vero, forse è anche vero che l’intera America stia impazzendo di fronte al suo declino, ma cosa dire allora della von der Leyen e di tutto il delirante e autoritario complesso della Ue? Per seguire l’imperialismo americano ha rinunciato all’energia a basso costo della Russia, per essere poi taglieggiati da Washington che pratica prezzi cinque volte superiori e quel che è ancora peggio, fa all’Europa tariffe molto superiori rispetto a quelle interne. E ora ci troviamo alle prese con la crisi energetica mediorientale, causata sempre dagli spasmi insensati dell’impero. Per qualche tempo ci hanno venduto le fumisterie del Net Zero, l’ utopia di un mondo senza né petrolio né gas, che è ormai fallimentare da qualunque parte la si guardi perché ha costi stratosferici che si scaricano sui cittadini, è inaffidabile e per giunta costringe all’importazione dalla Cina dei sistemi di generazione.
Non solo: invece di ravvedersi l’Ue, assieme ai manutengoli rothscildiani di Londra, vuole continuare a tutti i costi la guerra contro la Russia, nonostante gli stessi Usa siano disposti alla pace, avendo compreso che il conflitto è perdente. Ci si potrebbe chiedere cosa sia peggio: il petrolio o il gas, oppure tutte le munizioni e il fosforo bianco che affliggono quotidianamente l’Ucraina e il Medio Oriente e uccidono migliaia di civili per mano di Stati Uniti e Israele. Inoltre anche l’Europa stessa è colpevole per aver fornito agli ucraini armi che possono utilizzare uranio impoverito. Altro che clima e “Green New Deal”. Fare tutte queste cose, subendone per giunta un danno epocale, non può che essere considerato come un segno di pazzia e tuttavia dobbiamo persino subire le litania di una cretina svizzero – americana oltretutto di fede sionista, la quale dice che sarebbe una catastrofe comprare gas dalla Russia, mentre l’unica catastrofe è che una tipa del genere sia addirittura segretaria di un partito. La Ue germanocentrica – perché è questa la realtà – si è rivelata autodistruttiva e, grazie ad istituzioni ambigue, popolate di lobbisti e di scarti delle politiche nazionali sempre proni agli ordini della finanza, non riesce più a tenere il passo con i principali attori mondiali. I cittadini se ne stanno accorgendo, forando la pervasiva retorica a reti unificate, ma sono talmente intrappolati nell’ideologia del “divide et impera”, praticata per anni dagli Stati Uniti in Medio Oriente o nei P mi paesi in cui si sono verificati cambi di regime, da esserne diventati ormai le principali vittime. Ed è inutile, anzi rivoltante, che ora si cerchi di spacciare una presunta volontà di indipendenza dell’Europa dagli Usa: lo si fa solo per salvare la baracca diroccata della Ue e gli interessi privatissimi che la guidano.
Per anni una serie di ideologismi hanno completamente alterato la capacità di giudizio delle opinioni pubbliche, ma alla fine si stanno rivelando per quello che sono: niente altro che un nuovo modello di profitto per oligarchie corrotte fino alla radice dei capelli. In un certo senso la guerra che Usrael ha portato all’Iran, sta finalmente rendendo più chiare le cose: sebbene gli ambasciatori europei nei Paesi del Golfo continuino a parlare di aggressione iraniana, l’acqua in cui questa gentaglia ha sguazzato per troppi anni, sta diventando tossica. La carenza di energia a seguito della follia americana, dell’annaspare di un impero che non riesce più a comandare come vorrebbe, farà saltare tutto questo e la casa comune costruita sulla sabbia che ci hanno venduto come una solida costruzione.
L’Unione Europea costituisce un male radicale.
Mentre viene minacciata dagli USA sulla Groenlandia, questa stolta invoca la guerra contro la Russia.
Meritano proprio di sparire. E lo meritiamo anche noi, cittadini europei ormai incapaci di comprendere chi sono i nostri veri nemici. Senza questa comprensione, le specie animali si estinguono, semplicemente.
W gli agricoltori italiani!
Claudia Candeloro, 9.1.2026
Le anime belle di destra e di sinistra stanno a pensare a dare la solidarietà alle proteste dell’opposizione iraniana e venezuelana.
D’altra parte, è molto facile da qui e non costa nulla appoggiare chi è lontano e adatto a creare una narrativa funzionale al mantenimento del potere nostrano.
Molto più complicato organizzare e appoggiare le proteste che ci sono qui, dove toccherebbe davvero andare contro il potere con cui noi abbiamo a che fare.
Oggi tocca agli agricoltori, nessuna ne parla, ma come sapete la loro è invece una battaglia che va sostenuta a tutti i costi, perché riguarda la nostra sovranità alimentare, la possibilità di essere autonomi sul diritto più importante per la vita, quello al cibo.
Loro lottano per questo, per tutti noi, contro un’unione europea e un sistema di trattati internazionali che ci vogliono privare anche della nostra agricoltura.
W gli agricoltori italiani!
Aggiornamento 2 sull’Eurosuicidio
Gabriele Guzzi, 16.12.2025
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Per approvare un aiuto finanziario di 90 miliardi all’Ucraina, l’Unione Europea è in procinto di violare due dei suoi capisaldi normativi, condannandosi ulteriormente a un declino senza senso.
Questo però non dovrebbe affatto sorprenderci. Per chi conosce minimamente la storia di questo folle progetto trentennale, che sarà ricordato dagli storici come uno degli esperimenti di sottrazione volontaria della democrazia più rilevanti degli ultimi secoli, è noto che in UE le regole si applicano à la carte: quando ci fa comodo; altrimenti, si trova ogni sorta di sotterfugio normativo.
La premessa di questo ennesimo atto suicidario è che la Commissione europea, senza alcun mandato dai trattati, vuole coprire circa due terzi del buco di bilancio che affronterà l’Ucraina nel biennio 26-27, ovvero circa 90 miliardi di euro.
Per arrivare a questo risultato, la Commissione vorrebbe che il Consiglio Europeo approvasse a maggioranza un meccanismo finanziario molto complesso.
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Ma qui arriviamo alla prima clamorosa violazione: si vorrebbe applicare l’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’UE. Esso consente di adottare misure straordinarie di emergenza economica in nome della solidarietà, derogando alle regole ordinarie quando si verificano crisi eccezionali.
Serve però a sostenere Stati membri dell’UE in difficoltà, non paesi terzi, né tantomeno paesi in guerra, e non autorizza né trasferimenti permanenti né finanziamenti monetari mascherati. Questa sospensione dell’unanimità è cioè un palese aggiramento delle regole stesse dell’UE: bello questo stato di diritto che si dice si voglia difendere…
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E qui arriviamo al secondo salto nel vuoto. Euroclear, l’istituzione belga che detiene la maggioranza dei circa 210 miliardi di asset russi congelati, consentirebbe di utilizzare i flussi finanziari da essi generati in cambio di un “pagherò” dell’Unione europea, garantito dal bilancio comune. Questo titolo verrebbe poi utilizzato come collaterale per ottenere liquidità, anche attraverso la BCE.
Il punto è che, come ho sostenuto fin dall’inizio, non c’è alcuna certezza che l’Ucraina riceverà riparazioni di guerra, o che esse siano adeguate. In guerra, solitamente, le riparazioni sono pagate dalla nazione che perde e non da quella che vince. Inoltre, anche se la Russia parteciperà alla ricostruzione dell’Ucraina, è improbabile che accetti che i suoi fondi siano utilizzati per ripagare i paesi europei che hanno fornito le loro armi contro di loro.
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L’esito finale più probabile, perciò, è che la perdita si ripercuota sul bilancio della BCE che verrebbe (sebbene tecnicamente non sarebbe necessario) riassorbita dagli Stati membri attraverso una ricapitalizzazione della stessa BCE. Secondo Giuseppe Liturri, Italia, Francia e Germania dovrebbero coprire rispettivamente 25, 34 e 52 miliardi di euro in pochissimi giorni. Ciò significherebbe, di fatto, nuove imposte o minori servizi pubblici per i cittadini europei, già colpiti da quattro anni di declino economico, e per noi italiani da trent’anni di Eurosuicidio.
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Se invece il titolo non fosse utilizzabile come collaterale presso la BCE, come vorrebbe la Germania, Euroclear resterebbe esposta a un rischio giuridico e operativo rilevante, motivo per cui il Belgio voterebbe con ogni probabilità contro. Tuttavia, con l’attivazione dell’articolo 122 TFUE, il principio dell’unanimità verrebbe superato, consentendo di aggirare il veto di singoli Stati. E questo a conferma che, fino a che il deficit democratico rimarrà così ampio e vergognoso in UE, il voto all’unanimità resta uno strumento difensivo decisivo per gli Stati sovrani e democratici contro incursioni o delle tecnocrazie o di gruppi di paesi più forti.
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Se vi è venuto il mal di testa, è tutto normale. Questa supercazzola normativa è solo il segnale di un’istituzione in disfacimento morale, che forza agli estremi le sue stesse regole per portare avanti una postura geopolitica che la danneggia.
Quando porremo fine a questa vergogna?
L’Unione Europea è guerra, l’Unione Europea è menzogna

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Un’infima propaganda

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Europa contro la realtà, verso il baratro
Pino Cabras, 24.11.2025
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Il cosiddetto contro-piano europeo sull’Ucraina è uno dei documenti politici più surreali che mi sia mai capitato di leggere.
Qualunque cosa si possa pensare su una determinata guerra, il “principio di realtà” è un criterio fondamentale per qualsiasi atto che intervenga sulla situazione.
E qui il principio di realtà è davvero molto semplice: le condizioni della guerra sono sfavorevolissime alla classe dirigente ucraina e ai suoi danti causa della UE e della NATO che l’hanno foraggiata da decenni.
⚠️ I soggetti perdenti non hanno alcuna possibilità di imporre condizioni che sarebbero invece proprie di una forza militare che avesse vinto largamente.
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Il piano Trump discusso con i russi si colloca invece nell’ambito della considerazione realistica di una guerra vinta dalla Federazione Russa. È impostato non in termini di guerra totale o di “debellatio” dell’Ucraina, ma come l’ultima chance di un accordo con margini negoziali, una base per chiudere la vicenda e assicurare un quadro di sicurezza continentale in grado di reggere nel tempo con confini ridisegnati ma non incendiari.
È, forse, l’ultima finestra realistica per chiudere la guerra evitando un collasso incontrollabile.
Un riassetto, cioè, che comporta la rinuncia a tutti gli obiettivi di massima che vorrebbero coloro che hanno armato l’Ucraina:
• smembrare la Russia,
• creare una versione funzionale del vecchio arnese geopolitico denominato “Intermarium” (un blocco di Stati tra Baltico, Mar Nero e Mar Adriatico che funga da piattaforma permanente anti-russa),
• riformattare l’Unione Europea in senso sempre più militarizzato e dipendente da Washington.
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I sonnambuli che guidano gli Stati europei scelgono invece la più totale sfrontatezza rispetto a dati materiali che li condannano.
Scelgono dunque di sabotare l’ultima occasione per evitare le condizioni di una guerra totale, esattamente perché puntano a una guerra totale.
Come un giocatore di poker che ha perso una mano decisiva, raddoppiano la posta della loro rovina, trascinando tutti i popoli nel loro disastro.
Ieri alla manifestazione oceanica di Roma convocata e salutata dal Neotatuato e da Pičernobil c’erano meno di cento persone.
Significa che i sonnambuli No Pax hanno il totale sfavore del popolo.
Dobbiamo trasformare questo dato importante in azione politica nostra, costantemente.
Possiamo togliere acqua al mulino della guerra.
Una inquietante ipotesi sulle Sturmtruppen bavaresi.
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Sturmtruppen in Alta Baviera
il Simplicissimus, 24.10.2025
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Tutto il mondo ha riso, almeno quello cui è stata data la notizia che al contrario viene tenuta nascosta il più possibile da noi: la Germania di Merz che ogni giorno tuona contro la Russia e che apparentemente non vede l’ora di menare le mani, ha fatto una figura che definire di palta è un eufemismo. Un’esercitazione militare in Alta Baviera si è risolta in una tragicomica sparatoria fra militari che si erano persi e polizia che non ne sapeva poco o nulla e che era stata allertata da cittadini angosciati dalla presenza di gente armata e mascherata che si aggirava in paese e nelle campagne circostanti. Roba da Sturmtruppen alla maniera di Bonvi o forse, ancor meglio, da colonnello Buttiglione, un episodio che mette in piena luce la distanza siderale fra retorica bellica e realtà. E questo ovviamente non vale solo per la Germania, ma per tutti i Paesi europei, volenterosi o meno che siano. Sarebbe inutile e noioso riassumere la polemica che si è aperta tra i comandi militari e la polizia, le accuse e controaccuse, le giustificazioni e le lagnanze: sono cose noiose che peraltro già oggi sono scomparse completamente dai giornali tedeschi, per evitare di insistere su una figuraccia fatta davanti al mondo intero, ma l’esercitazione, chiamata Marshall Power, tanto per far capire bene che la Bundeswehr è solo una forza coloniale, va ben oltre la ridicola dinamica degli eventi e assume invece contorni inquietanti.
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Infatti le manovre che prevedevano l’utilizzo di droni, mezzi corazzati e centinaia di uomini avevano uno strano scopo ufficiale: quello di addestrare le truppe a contrastare le minacce dietro una linea del fronte fittizia, nelle retrovie insomma e opporsi a “forze irregolari”. Forse proprio questo ha causato gli equivoci, visto che molti soldati non erano proprio in divisa, ma indossavano una semplice mimetica per simulare aggressori non ufficialmente appartenenti a un esercito. Comunque la si giri è un’esercitazione di cui non si riesce a trovare il bandolo e il senso: da quali truppe irregolari si sente minacciata la Germania? Dai Tamil, dagli Houti, dai Tonton Macoute? Sarebbe ben strano tanto più che il Paese orgogliosamente ospita tagliatori di teste di ogni tipo. Non scherziamo: anche volendo credere alla favola per bambini un po’ tonti che la Russia si prepari a un’invasione dell’Europa, lo farebbe ovviamente con le sue truppe regolari, con le sue artiglierie, con i suoi carri armati, la sua aviazione e dopo aver distrutto buona parte delle risorse belliche continentali con armi contro cui non abbiamo alcuna difesa valida. L’ipotesi che si possa servire di commando e quinte colonne, è davvero marginale, visto il divario delle forze in campo. Questo è fin troppo ovvio, anche se non escludo che una parte non poi così piccola della popolazione sarebbe disposta a dare una mano ai russi pur di liberarsi dai propri tirannelli di derivazione finanziaria. Dunque in cosa davvero si esercitavano i soldati in Alta Baviera per dare una plausibilità a questa manovra finita in avanspettacolo? Forse basta semplicemente invertire i fattori: non si esercitavano a combattere truppe irregolari, bensì ad essere truppe irregolari e sperimentare i modi con cui gli avversari possono contenere e sventare la minaccia.
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Facciamo due più due e possiamo dedurne che la Germania e plausibilmente altri Paesi europei stiano addestrando truppe irregolari da inviare in Ucraina. Non sarebbe certo una novità, ma visto il dissanguamento dell’esercito di Kiev i nostri ducetti guerrafondai si rendono conto di doverne inviare molte di più, attingendo a piene mani dagli eserciti regolari e addestrando per tempo i soldati anche in operazioni di infiltrazione del territorio russo. È chiaro, anzi dichiarato, che essi vogliono far durare la guerra più a lungo possibile e per questo è assolutamente necessario rinsanguare l’esercito di Kiev. C’è anche un’ altra ipotesi possibile: che si stia cominciando ad addestrare le truppe a contenere rivolte popolari e dunque a “tenere il territorio”. Può essere: chi sente finire il proprio tempo, si prepara ad usare gli eserciti professionali come un servizio d’ordine privato.
🙂 🙂 Sturmtruppen

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L’Unione Europea come Israele, signori della menzogna.

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Questo delirio che mette in pericolo l’Europa finirà solo – o avrà un momento di tregua – con la definitiva vittoria della Russia nella guerra che le ha scatenato la NATO in Ucraina. Vittoria che mi auguro avvenga al più presto.

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Macron e gli altri

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Psicopolitica.


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Prosegue il delirio guerrafondaio dell’Unione Europea.

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da: Guerra alla Russia o al welfare?
il Simplicissimus, 22.9.2025
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Apparentemente le élite europee si sono fabbricate da sole una trappola e si sono infilate in un vicolo cieco dal quale non sanno come uscire o dal quale non vogliono uscire. La guerra in Ucraina è persa è tuttavia Bruxelles e le altri capitali sembrano voler dar vita a una sorta di conflitto endemico in Ucraina che sarà un enorme salasso per le popolazioni europee senza alcun senso. Ecco perché ricorrono a continue provocazioni, come quelle, completamente inventate e mai accompagnate da prove, delle violazioni dello spazio aereo, nel tentativo di far credere all’uomo della strada che esiste un pericolo di invasione russa peraltro del tutto inesistente. L’Ue ha già speso quasi 170 miliardi di euro per l’Ucraina, senza tenere contro di quelle dei singoli Stati, ma si rifiuta di fermarsi, mentre le principali economie continentali sono profondamente impantanate nella palude del debito e non sanno come uscirne.
[…]
Ma di certo questa guerra voluta con incredibile e insensato accanimento offre un buon pretesto per smantellare le tutele sociali rimanenti: ecco perché le oligarchie europee stanno cercando in tutti i modi di farla durare e di presentare la Russia come un nemico esistenziale, in modo che le loro vittime partecipino di buon grado al loro stesso impoverimento materiale e sociale. Certo una guerra vera contro la Russia non si può fare senza andare incontro a una sconfitta totale, sia per l’arretratezza dei mezzi e delle dottrine militari, sia per la dipendenza quasi totale dalla rete satellitare americana, ma si può sempre prolungare il conflitto per il tempo necessario alle ingegnerie sociali che si vogliono imporre. I modi sono diversi: mandando sempre più truppe mercenarie in Ucraina nel tentativo di resistere o coinvolgendo altri Paesi, come la Moldavia, sempre che ci si riesca o aumentando la pressione sui confini russi del Caucaso. Un modo per fregarci lo troveranno sempre: sono ormai trent’anni e passa che lo fanno.
Non esistono garanzie senza rischi
di Gianandrea Gaiani
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Vale la pena ricordare che il dibattito sull’invio di truppe europee in Ucraina come forza di pace o di “rassicurazione” non è certo nuovo ma si sviluppò in primavera arenandosi esattamente allo stesso punto, come Analisi Difesa sottolineò nel marzo scorso.
Il punto chiave, pragmatico e nitido, è in realtà uno solo. Offrire garanzie significa sempre correre dei rischi: nel caso delle garanzie di sicurezza all’Ucraina il rischio è di dover combattere per Kiev. Come abbiamo scritto nell’editoriale del 19 agosto, qualcuno ritiene davvero che le nazioni d’Europa siano disposte a combattere contro la Russia per difendere l’Ucraina?
Qualcuno ritiene che i governi di queste nazioni otterrebbero il via libera dai rispettivi parlamenti e dall’opinione pubblica se vincolassero la sicurezza dell’Ucraina a quella nazionale imponendo un intervento armato contro Mosca?
La risposta è evidentemente NO. Se dimentichiamo per un attimo gli artifizi lessicali che negli ultimi giorni hanno caratterizzato le esternazioni di premier e ministri europei per stendere cortine fumogene così dense da coprire questo NO, è sufficiente raccogliere una per una le posizioni emerse nei diversi paesi europei per comprendere a quali rischi reputazionali l’Europa bellicosa solo a parole si sta esponendo.
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continua su Analisi Difesa (https://www.analisidifesa.it/2025/08/non-esistono-garanzie-senza-rischi/)
Li possiamo torturare?
Il Simplicissimus, 29.7.2025
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“Li possiamo torturare?” diceva il nostromo di una nave pirata in un carosello di un milione di anni fa, mentre il capitano della nave con accento genovese diceva: “ma che vuoi torturare tu, porta pazienza”. Certo l’idiota medio americano sobbalzerebbe di fronte a una tale dimostrazione di odio: oh bè hanno fatto 30 milioni di morti in mezzo secolo e continuano sempre più in grande stile, però l’importante è recitare gli squallidi salmi del politicamente corretto perché la loro coscienza visibile solo al microscopio elettronico,venga appagata. Però signori miei di fronte alla Commissione europea e al relativo parlamento giocattolo che si porta dietro come una coperta di Linus tarlata, è impossibile portare pazienza, meritano il gatto a nove code e tutto l’armamentario per i supplizi che ci portiamo dietro dal medioevo e che la Cia ha provveduto a modernizzare ad Abu Ghraib.
Nel giro di circa due mesi Bruxelles è stata capace di affondare definitivamente il continente, mostrando uno scandaloso servilismo nei confronti degli Usa e facendosi ridere dietro in Cina. La Ue è diventata la barzelletta del mondo. Ecco la scansione degli eventi:
Sono state tolte le tassazioni nei confronti delle multinazionali americane che operano nel nostro continente.
La Ue si è impegnata a comprare gas americano di pessima qualità e a costi altissimi per 750 miliardi di dollari, decretando così l’uscita dal mercato dell’industria europea.
Ha acconsentito a investire 600 miliardi di dollari in Usa e dell’accordo non fanno parte le armi da trasferire in Ucraina che richiederanno – oltre all’aumento delle spese per la difesa al 5 per cento del Pil – una cifra che lo stesso Trump ha definito enorme e che dunque non sarà inferiore ai 500 miliardi, ma più plausibilmente raggiungerà i mille.
Ha accettato dazi statunitensi al 15 per cento per alcuni settori, ma al 50 per cento per quanto riguarda l’alluminio e l’acciaio e questo ha provocato la caduta in borsa di Rheinmetall.
Infine quella testa a perdere della von der Leyen ha tentato di usare lo stesso trattamento con la Cina, ma la delegazione europea andata a Pechino, con lei alla testa, è tornata con la coda fra le gambe senza riuscire a concludere nemmeno un accordo. È fin troppo chiaro che i cinesi non stanno aspettando altro che il cadavere dell’Europa lungo il fiume della storia.
Insomma non si potrà più investire in Europa e l’intero continente sarà risucchiato dagli Usa. Una simile capitolazione, che per le sue dimensioni non ha probabilmente precedenti nella storia, è quasi certamente dovuta al fatto che Trump ha usato con la Commissione l’arma del ricatto: la trattativa privata della von der Leyen sui vaccini, coperta a tutti i livelli, ma anche i soldi che il milieu europeo ha preso dalle generose mani di Zelensky per continuare ad appoggiare la guerra nonostante la palese sconfitta e portati a casa nelle capienti valigette diplomatiche.
Ma naturalmente gli americani sapevano tutto. Questi personaggi che ci stanno portando alla rovina potranno anche essere, anzi lo sono, confusi e cretini, ma non fino a questo punto: si sono arresi mettendo sulle spalle dei cittadini presenti e futuri il peso e l’onere della loro corruzione. E che pena sentire la Meloni dire che si tratta di un’intesa positiva. Ma perché non se ne va dove dovrebbe essere, a scaricare cassette ai mercati generali.
Non so quale sia la pena più terribile da infliggere a costoro: dalla botte con i chiodi grazie alla quale i cartaginesi uccisero Attilio Regolo, all’impiccagione, dallo squartamento alla ghigliottina, dalla fucilazione alla schiena alla goccia cinese, si tratta di metodi che andrebbero proficuamente adottati con la Commissione europea e il relativo parlamento barboncino. Tranquilli non è un’espressione di odio, ma è di amore verso un continente appena svenduto da una manica di gente corrotta fino al midollo e mandata al potere proprio per questo.
Pino Cabras, 28.7.2025
CHI SEMINA GUERRA RACCOGLIE VASSALLAGGIO. TRE SCHIAFFI IN TRE GIORNI: CINA, QATAR E USA RIDICOLIZZANO L’UE DI VON DER LEYEN & CO.
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Tre giorni, tre schiaffi. Un’Unione Europea inginocchiata davanti al mondo, incapace di alzare la testa, buona solo a servire gli interessi americani e a vessare i propri cittadini.
Cosa resta del “Sogno Europeo”? Nulla. Se non una gigantesca macchina tecnocratica che disfa l’economia, umilia le nazioni e impone una cappa di censura, tasse e ora guerra permanente.
1. CINA: VERTICE-LAMPO, UMILIAZIONE PIENA
Von der Leyen, Costa e Kallas volano a Pechino come tre scolarette convinte di dettare legge. Si scomoda Xi Jinping con una maschera sfingea e impenetrabile. Tornano a casa con un pugno di mosche. La Cina li liquida in poche ore: zero accordi, massima irritazione. Pretendevano di impartire lezioni sui diritti umani, con l’economia europea in recessione e le industrie in fuga. Negli ultimi 25 anni, la Cina ha visto crescere la sua quota di PIL mondiale dal 3% a circa il 18%, affermandosi come colosso economico globale. Nello stesso periodo, l’Unione Europea è scesa da oltre il 20% a poco più del 13%, segnando un declino costante, che ora sembra avvitarsi. Mentre Pechino accumulava forza produttiva e influenza, Bruxelles si incaprettava in austerità, vincoli autolesionisti e subordinazione geopolitica. Una dinamica che ha ribaltato i rapporti di forza a livello planetario. La trinità europoide va lì con il sussiego di uno squadrone invincibile da Champions League ma con le gambe di una squadretta di pulcini. Un boomerang diplomatico, un’ennesima prova di irrilevanza.
2. QATAR: “O MI PAGHI O NIENTE GAS”
Il Qatar, terzo fornitore di GNL per l’Europa, avvisa: con le vostre direttive green demenziali e le minacce di multe miliardarie, il gas ve lo potete sognare. I contratti si onoreranno (per ora), ma niente di più. I barili vanno in Asia, dove non governano fanatici climatici con manie coloniali. L’UE, già orfana della Russia, si prepara a restare al freddo. Ah, ma ci sono i cari amici di Oltreoceano, no?
3. USA: TRUMP INCASSA TUTTO, L’UE FIRMA COME UNO ZERBINO
Il “vertice” in Scozia tra von der Leyen e Trump è la scena madre. Dazi del 15% dagli USA sui prodotti UE, 50% su acciaio e alluminio. In cambio, l’UE spalanca i mercati, si inchina al GNL americano, promette 750 miliardi di dollari in energia USA, altri 600 miliardi in investimenti… e compra enormi quantità di armi americane. Non è un accordo: è una resa incondizionata. È l’equivalente di una capitolazione di un paese che sia stato raso al suolo dopo una guerra mondiale.
Trump ride in faccia ai giornalisti europei. E ha ragione. L’UE si è autodistrutta per “affrancarsi” dalla Russia e si è legata mani e piedi a un impero che la considera un bancomat bellico e un commerciante fiaccato dall’usura su cui infierire con il pizzo.
4. UE: BELLICOSA CON I CITTADINI, SERVILE CON I PADRONI
Questa Unione serve a una sola cosa: schiacciare i popoli europei. Censura con il Digital Services Act. Impone tassazioni speciali per “salvare l’Ucraina”. Costringe imprese e famiglie a pagare energia a prezzi folli. Distrugge il tessuto industriale con regolamenti green che piacciono solo a BlackRock, intanto che punta tutto sul diesel dei carri armati. Ma davanti a USA, Cina e Qatar… si inginocchia nel modo più degradante.
Il progetto UE è ormai una caricatura distopica della democrazia, come un GPS impazzito che ti guida dritto contro un muro, ma pretende pure di multarti se non segui il percorso.
5. VON DER LEYEN, COSTA, KALLAS: I CURATORI FALLIMENTARI DELL’EUROPA
Tre nomi, una disfatta. Von der Leyen, la pasionaria del complesso militare-industriale USA. Costa, il mediatore opaco di una tecnocrazia senz’anima. Kallas, il ventilatore automatico di russofobia baltica. Tre personaggi che incarnano non il futuro dell’Europa, ma la sua agonia geopolitica.
6. L’IPOCRISIA BELLICISTA DEL FRONTE ATLANTISTA ITALIANO
Carlo Calenda e persino il PD oggi si stracciano le vesti per l’accordo capestro firmato da Ursula von der Leyen con Trump. Ben svegliati. Voi eravate alla piazza dei “serrapiattisti”, il 15 marzo scorso, per glorificare esattamente questa Europa, mentre noi lo stesso giorno eravamo in un’altra piazza a combattere questa Europa e a prevedere razionalmente come sarebbe andata a finire. Voi avete puntato su Ursula Guerrafonderleyen. Voi siete gli stessi che invocano l’escalation militare contro la Russia e chiedono più armi, più sanzioni, più sottomissione alla NATO. Fingete di ignorare che questa strategia ha un prezzo altissimo: deindustrializzazione, dipendenza energetica e sudditanza commerciale verso gli USA. In realtà, non si può avere tutto: chi semina guerra raccoglie vassallaggio. Volete la botte piena e l’Europa a stelle e strisce. Non si può, e le vostre bolle di contraddizioni scoppiano.
7. UNA VIA D’USCITA ESISTE: FUORI DA QUESTA UE, DENTRO IL MONDO MULTIPOLARE
Altro che rilancio. L’UE è il Titanic che affonda trascinando giù tutti. Serve un’uscita intelligente, ordinata e strategica, che restituisca alle nazioni europee sovranità popolare, libertà economica, monetaria, energetica.
La direzione? Non è Washington. È il mondo dei BRICS+, che cresce, commercia, costruisce alternative e non ti impone di rinnegare la tua sovranità. Il futuro è multipolare. Ma per entrare, dobbiamo uscire.
Uscire da questa UE. Prima che ci affondi del tutto.
Conflitti interni tra i neonazi.
Nonostante lo squallore del parlamento/sinedrio dell’Unione Europea…
…arriverà il tempo nel quale questa piccola dittatrice sparirà dalla storia
L’Unione Europea ladra e militarista. È un incubo ormai.
Il Jurassic World della Nato
il Simplicissimus, 6.7.2025
Non vorrei provocare una crisi in qualche pargolo appassionato di dinosauri, ma il velociraptor, protagonista della lunga e barbosa saga di Jurassic Park, non era grande come un toro, ma come un tacchino, mentre i terribili tirannosauri, soprattutto quelli maschi, non erano poi più grandi di un elefante africano, anzi tendenzialmente più piccoli e avevano persino le piume. Ma si sa che la fantasia galoppa e ingrandisce ogni cosa. Ed è appunto nella fantasia che la Nato, formata da un tirannosauro e da una piccola fauna saprofita che di solito si ciba con i resti lasciati dall’invincibile gigante, pensa di essere molto più grande di quanto non sia in realtà. Quando il thyrannosaurus washingtonii si scontra con un animale più forte di lui, si ritira prima di subire troppi danni, ma il gruppo di velociraptor che lo circonda fa casino perché aveva pensato di banchettare abbondantemente con i resti del nemico e invece rimane con la fame e per giunta dopo aver consumato un sacco di calorie nella lotta.
Macron, Merz, Starmer si immaginano come tori infuriati e odiano il matador Putin che ha la spada in mano. Ma in realtà sono tacchini che non sanno cosa fare, che cercano di attaccare ai fianchi prendendosela con i civili, ma sanno di non poter abbattere lo spinosauro (tanto per continuare nel giurassico) contro il quale si sono messi pensandolo debole. Così si dedicano a giochi contorti e contraddittori. Macron dopo aver fatto il Capitan Fracassa per due anni, telefona a Mosca, ma vuole comunque partecipare alla riunione di “volenterosi”, seconda edizione, lanciata da Starmer, il cui governo ha la stabilità di un funambolo durante una folata di vento; la Polonia minaccia di abbandonare la lieta compagnia di guerra se non arriveranno soldi, molti soldi; i baltici, nella loro follia, tentano in tutti i modi di provocare la Russia in tutto questo si distingue uno strano animale, il Merzosauro di Berlino che secondo alcune classificazioni viene indicato anche come Merdosauro, il quale fa di tutto per entrare in guerra diretta contro la Russia. Questo animale è la personificazione di un Paese che da oltre un secolo e mezzo costituisce il maggior problema per l’Europa ed è ora l’espressione più pura e diretta delle volontà del padronato globalista.
Siccome il Merzosauro ha un piccolissimo cervello, pare non aver compreso che il tirannosauro di riferimento non ne vuole più sapere del vecchio progetto ucraino e parrebbe che ormai consideri la Nato come un relitto. Non c’è da stupirsi: l’Europa è ormai l’unico continente che sta regredendo ed è stato abbandonato da ogni brandello di futuro possibile, la vita e l’economia sono altrove. Anche la pretesa di portare al 5 per cento le spese militari, cosa di fatto impossibile per molti Paesi, più che un’assunzione di responsabilità rassomiglia a una ricetta per la disgregazione dell’alleanza perché parecchi finiranno col dissociarsi quando si tratterà di strappare il pane di bocca alla gente per fabbricare cannoni.
Ma il Merzosauro straparla di armi e carri armati da dare all’Ucraina, non si sa quando e per quali truppe, sfidando apertamente la Russia e rischiando tutto sul 5, ovvero il numero dell’articolo del Trattato Nato che prevede l’intervento di tutti gli altri in caso di un attacco diretto a uno dei membri. Ma dovrebbe leggerlo meglio: non c’è in realtà un obbligo di intervento militare, ma quello di appoggiare in qualche modo, da parte dei membri dell’Alleanza, il Paese attaccato, “intraprendendo le azioni che ciascuno giudicherà necessarie, ivi compreso l’uso della forza armata”. Ma di sanzioni non ce n’è più da mettere e di entrare in una guerra con la Russia non ha voglia nessuno, anche avendone i mezzi. Gli stessi Usa si guarderebbero bene da un intervento armato che li distruggerebbe, lasciando libero campo alla Cina. Quella di Merz è la temerarietà della disperazione perché tutto il mondo in cui la Germania ha sguazzato dalla riunificazione in poi sta tramontando. Si potrà fermare il sole o arriverà il meteorite che causerà l’estinzione?
Altre due ottime ragioni per augurarsi la fine dell’Unione Europea. E per agire in questa direzione.
Sissignore, signore
il Simplicissimus, 28.6.2025
Oggi avrei voluto parlare solo della commedia indecorosa che si è svolta al vertice della Nato, dove si sono viste scene di servilismo sconcertanti: dopo un anno che questi pseudo leader europei si sono dedicati anima e corpo a dirci quanto fosse cattivo Trump, ecco che ora sono tutti inginocchiati alla sua corte e accettano di aumentare le spese militari, pur sapendo che questo non è possibile se non a costo di drastici tagli a ciò che rimane dello stato sociale. Scuole ancora peggiori, sanità abbandonata agli squali privati, pensioni in pericolo: questo è il significato vero dell’inchino al nuovo Moloch. E tutto in nome di una guerra contro la Russia per questa farsa, tanto che in questo vertice a malapena si è parlato di Ucraina, nonostante la presenza in funzione di pura comparsa di Zelensky, come al solito vestito da guardiacaccia. Anzi, mentre i cortigiani si affrettavano a baciare la scarpetta del duce occidentale, questi ha elogiato Putin, Xi e persino il leader nordcoreano Kim Jong Un, affermando che loro rispettano gli Stati Uniti. Il che significa tra le righe che gli Usa non hanno bisogno del rispetto degli europei, il cui compito è solo quello di ubbidire.
Nemmeno più ci si perita di recitare il copione degli investimenti nell’industria bellica europea, già si sa che centinaia di miliardi verranno devoluti per sistemi d’arma americani che s0no di una o di due generazioni indietro rispetto a quelli russi e questo in un contesto nel quale i Paesi dell’alleanza spendono ogni anno 1400 miliardi di dollari in armi, il doppio di quanto non faccia il resto del mondo messo insieme, e tra l’altro con risultati di assoluta mediocrità. Insomma questa sceneggiata Nato va persino oltre la ragionevolezza, la politica e la diplomazia, denuncia un’antropologia dedita al servilismo e all’inazione, sovrastata dal culto del padrone e dei padroni e totalmente incapace di riscattarsi. A questo proposito mi ha colpito un commento che avrebbe voluto essere critico, riguardo al matrimonio veneziano tra Bezos e la bambola gonfiabile che ha comprato su Amazon con diritto di reso: “certo questo matrimonio ha dato lustro alla città…” Ma come, mille anni di storia gloriosa, una splendente bellezza, un estenuante decadenza dovrebbero ricevere lustro da un manipolo di orrendi egomaniaci sudaticci e siliconati che hanno deciso di torturare questa città delicata come un merletto? La loro totale nullità li porta a voler essere qualcosa circondandosi di scenari celebri, a comprarsi un’esistenza a spese altrui.
Ora di certo non voglio attaccarmi alle parole di uno dei milioni di imbecilli che, come diceva Cocteau, si sono messi a pensare, e del resto significativamente anche il governatore del Veneto, Zaia, ha espresso lo stesso concetto dello sconosciuto citato, ma, diciamolo, quanti italiani si sono sentiti compiaciuti da questa scelta? Così come dal fatto che il tal divo di Hollywood abbia preso casa su un lago celebre per la bellezza, per i poeti e gli scrittori, che naturalmente i frequentatori di chiacchiere da bar e loquaci parrucchiere nemmeno conoscono, o insomma da tutta una serie di personaggi che infestano l’Italia centrale inquinando con i loro jet? Molti, certamente troppi: è come la soddisfazione della servetta che sente bussare il padrone alla sua porta. Ma come va a finire lo sappiamo: se va bene come una mancetta di benservito e fuori dalla porta mentre nevica. E infatti questi non distribuiscono che misere elemosine: i 3 milioni di euro esentasse dati da Bezos per comprarsi la città sono un miserabile pourboire che i poteri cittadini e regionali hanno accettato con osceno compiacimento. Le spese dirette e indirette per l’evento sono state di certo più elevate e, tanto per dare un termine di paragone, la sola gestione del Mose costa 84 milioni l’anno. Ma va bene così, chi non ha dignità non se la può dare.
Ormai incapaci di fare storia ci accontentiamo della cronaca mondana e questo non riguarda purtroppo solo gli italiani. Come potremmo allora pensare che coloro che esprimono questa mentalità corale a destra, centro e sinistra secondo il copione variegato del globalismo, possano dire di no a Trump, alle armi e alla guerra? Sissignore è l’unica risposta che ormai sembra possibile.
Euroestremismo.
La parola è alle armi
il Simplicissimus, 6.6.2025
Si avvicina il weekend e gli occidentali si immergono nel loro onanismo narrativo beandosi delle immagini prodotte da Kiev in cui vedono i presunti danni a decine di aerei russi che disgraziatamente hanno tre motori invece di due. Non so, magari è lo spezzone di un film spazzatura, ma certo che la superficialità è tale da essere persino insolente nei confronti delle persone, persino di quelle che tendenzialmente sono disposte a farsi convincere da queste baggianate. Sì, superficialità sfacciata come quella di Macron che oggi cerca di convincere la Meloni a far parte dei volenterosi, due giorni dopo che un centinaio di militari francesi sono stati uccisi da una salva di missili a Odessa in un complesso dove venivano stoccati razzi occidentali, tutti saltati in aria con esplosioni a catena. Ma di certo su questo c’è un silenzio stampa assoluto, così come sull’eliminazione di altre decine di militari Nato, in prevalenza inglesi, in altre azioni che hanno preso di mira i covi dei servizi segreti ucraini e dunque, probabilmente, molti dei pianificatori dell’operazione Spiderweb. Del resto l’operazione speciale è diventata ufficialmente un’operazione antiterrorismo e non ci sarà scampo per questi valorosi che a Chasov Yar sono stati visti scappare con tutti i mezzi, lasciando sul campo cannoni, missili e persino mortai leggeri.
Se qualcuno pensa che tali operazioni, assieme alla tempesta di fuoco che si è abbattuta su Kiev, Ternopil e altre città, sia la vendetta di Putin alle azioni terroristiche dei giorni scorsi, si sbaglia di grosso. Il tentativo di attacco a una parte della triade nucleare russa, ancorché risoltasi con danni minimi, richiede un altro livello di risposta, vale a dire una risposta politica. La questione è chiara: un’azione di quel genere ha richiesto per la sua pianificazione almeno un anno, forse un anno e mezzo, come del resto ammettono le stesse fonti ucraine: non è possibile perciò che i vertici politici occidentali non conoscessero il piano, che Trump non ne sapesse nulla anche se l’idea è nata sotto Biden. Delle due l’una: o ha dato il via libera proprio mentre parlava di pace e alla vigilia degli incontri di Istanbul, oppure qualcun altro ha premuto il bottone senza dirglielo e non a caso a Mosca la prima reazione è stata quella di capire il ruolo del presidente americano. Ma qualunque ipotesi si voglia scegliere, in mancanza di notizie certe, è abbastanza chiaro che Trump ha perso di credibilità come interlocutore. Infatti ora le trattative saranno limitate a problemi specifici come la liberazione dei prigionieri di guerra o la restituzione delle salme che tra l’altro il regime ucraino non vuole perché dovrebbe pagare le famiglie dei caduti e i soldi li ha già rubati.
Adesso Mosca sa che la risoluzione del problema ucraino è totalmente affidata alle armi e alla distruzione delle capacità militari ucraine. Inoltre non essendo più un’operazione speciale, ma un’operazione antiterrorismo, non ha più senso contenerla entro i confini delle repubbliche del Donbass, perché è ormai chiaro che il clima guerrafondaio degli europei trascinerà questi ultimi a cercare in ogni modo di intervenire sotto varie forme di apparente “garanzia”, nel tentativo di conservare l’Ucraina come braccio armato contro la Russia. Questa è una necessità assoluta per le oligarchie continentali perché la Ue è destinata a sfasciarsi e solo l’invenzione di un nemico può tenere assieme questo edificio malsano e pericolante. L’unico problema è che i cittadini dei vari Paesi non hanno questo odio viscerale verso la Russia e si rendono conto che l’allarme su una possibile invasione è inconsistente. In ogni caso non vogliono andare in guerra, ma preferiscono le trattative diplomatiche, preferiscono le spese sociali per sanità, scuole, pensioni piuttosto che la produzione di cannoni. Certo è irritante per chi ha già in atto speculazioni belliche, ovvero i soliti noti che tenteranno in tutti i modi di sedare le voci dissenzienti.
D’altra parte è sempre più evidente il divario tecnologico che esiste fra la Nato e la Russia: gli ucraini e i loro alleati e carnefici non riescono a beccare un solo missile in arrivo: sparacchiano in cielo con le loro ex wunderwaffen, ma il risultato è sempre lo stesso: i missili russi si abbattono su di loro. Per questo è evidente che un riarmo serio dell’Europa occuperà molto più di un decennio, a meno che non vogliano prendere il posto dei Ceceni.
Quando l’Unione Europea si dissolverà sarà un gran giorno per l’Europa.
Liberarci dalla tirannide dell’Unione Europea sta diventando davvero necessario per tornare a respirare.
Il vaffa… all’Estonia
il Simplicissimus, 15.5.2025
La potente marina estone dotata di qualche vetusto cacciamine difettoso venduto dagli inglesi e qualche pattugliatore costiero ha tentato il colpo grosso, in fatto di provocazioni: ha cercato di bloccare la navigazione di un cargo russo nelle acque internazionali del Baltico, senza dare alcuna spiegazione in merito a questa azione contraria a tutte le regole della navogazione. Hanno ordinato al comandante della nave russa di fermarsi immediatamente e quando questi ha risposto ai suoi interlocutori di andare a fare in… insomma avete capito, gli estoni si sono preparati ad abbordare il cargo. Ma all’improvviso è comparsi in cielo un Su35 e la marina estone si è dileguata. In un filmato si sente dire a questi corsari della Nato “mik… mik” prima di volgere precipitosamente ai loro porti. Volevano dire Mig dimostrando di non conoscere la differenza tra Mig e Sukhoi, ma hanno perfettamente capito l’antifona. Del resto basterebbe un solo missiletto per distruggere tutta la flotta di questi idioti che sperano con tali improvvide azioni di far scendere in campo gli Usa e dare inizio a una conflagrazione globale.
Questi estoni cui manca solo una “t” iniziale per formare una perfetta definizione ancora non hanno capito nulla di come stanno evolvendo le cose: del resto Kaja Kallas è proprio di quelle parti, anzi ha fatto il primo ministro (carica peraltro ereditata dal padre) prima di quello attuale che ha pensato bene di estromettere i socialdemocratici dalla stanza dei bottoni per governare assieme al partito nazionalista. Ecco chi ci tocca sopportare.
Premiato circolo mentitori sulla pace
il Simplicissimus, 11.5.2025
A Bruxelles e nelle varie capitali europee c’è un unica ossessione: quella di voler continuare la guerra contro la Russia, ma di mostrare che si vuole la pace o che quanto meno, responsabilmente, ci si pensa. Però questa operazione, condotta in modo grossolano – ossia al livello dei protagonisti di questa infausta stagione – non può ingannare davvero nessuno se non quelli che volontariamente si vogliono autoinfliggere le ferite della stupidità pur di non ammettere a se stessi di aver sbagliato tutto. Da una parte si chiede che la Russia accetti un cessate il fuoco incondizionato e senza alcuna base per successive trattative, dall’altra si minaccia di istituire un tribunale all’Aia per punire i responsabili dell’aggressione russa e nel frattempo si mette il disco rotto di nuove sanzioni, per non parlare della ricorrente intenzione di appropriarsi dei 300 miliardi di beni russi sequestrati. Ovviamente queste cose non stanno insieme in nessun modo e sembrano soltanto la rabbia del baro che aveva nella manica un’unica carta da giocare, ma l’ha persa.
Nel momento in cui si è infranta la speranza dei circoli globalisti, che gestiscono le élite europee create a loro immagine e somiglianza, di poter facilmente piegare la Russia, è andato pure in fumo anche il futuro dell’Europa, amputata di quell’entroterra di risorse su cui si fondava la sua economia. Era già in radice una speranza assurda perché anche se Mosca fosse stata messa alle strette dagli eserciti Nato, sarebbe ricorsa al suo arsenale nucleare che non solo è il più grande del mondo, ma anche il più aggiornato e sufficiente per polverizzare l’Europa non una, ma trenta o quaranta volte Tuttavia una volta aperti i giochi, gli europei non possono più tirarsi indietro perché, al contrario degli Usa, hanno perso buona parte della posta: così da una parte essi confidano ancora in una sorta di miracolo che cambi radicalmente la realtà e dia loro una buona mano, dall’altra devono tenere buoni i cittadini che stanno mangiando la foglia rivolgendosi verso opzioni politiche che sono o sembrano alternative e che comunque di guerra non ne vogliono sapere, almeno a stragrande maggioranza. Mezzo secolo di lavoro diuturno e infaticabile per distruggere lo Stato di diritto e la democrazia dall’interno, in modo che la forma, la conchiglia apparisse sempre uguale, pur essendo ormai vuota all’interno, rischiano davvero di essere buttati al vento.
Di qui tutti questi assurdi contorcimenti dell’anguilla europea, compreso il tentativo di non far partecipare Fico, il leader Slovacco alla parata della vittoria a Mosca che dimostra lo stadio infantile dell’élite politica del continente. Ma la governance continentale ha in realtà poche opzioni se non quella di finire sulla graticola o in umido. I sondaggi in Francia, dove si sta già cercando di impedire alla Le Pen di candidarsi alla presidenza a titolo precauzionale, le elezioni in Romania, che i vertici dell’Ue hanno addirittura fatto annullare in preda al panico, la vittoria elettorale di Fico in Slovacchia, il sostegno a Orbán in Ungheria, il successo dell’FPÖ in Austria, la debolezza del nuovo governo tedesco e così via, dimostrano che non è affatto uno scenario irrealistico che una “vera” opposizione arrivi al potere in Europa e in importanti stati dell’Unione. Per questa ragione l’ultima cosa che vogliono a Bruxelles è la fine della guerra: assistiamo al ribaltamento della celebre frase di von Clausewitz secondo cui la guerra è una prosecuzione della politica. Qui la politica è una prosecuzione della guerra. E siccome questa è evidentemente persa e perciò può logorare ulteriormente solo l’Europa, ecco che assistiamo alla pantomima delle pace pronunciata col coltello di mano e della guerra voluta, ma a mano disarmata. Un vero paradiso di finzioni e infingimenti che possono ingannare solo chi ha deciso di arrendersi.
La misura e l’intelligenza contro il fanatismo e la stupidità.
Condivido.
Mafia?
Von der Leyen è una “sostanza tossica” per l’Europa
il Simplicissimus, 28.4.2025
C’è chi si è preso la briga di cronometrare: l’incontro fra Trump e la von der Leyen, ai funerali di Bergoglio, è durato 19 secondi che in termini diplomatici è poco meno di una sberla. E ce lo si poteva aspettare visto che non era stata nemmeno invitata alla cerimonia di insediamento di The Donald alla Casa Bianca. Ma la presidente della Commissione non è nuova tutto questo: in Cina l’anno scorso venne ricevuta da un personaggio di terzo piano, in Turchia è stata lasciata in piedi mentre il ministro degli Esteri di Ankara era comodamente seduto in poltrona, in altri casi si è dovuta auto invitare per poter figurare come presente ad alcuni incontri. Non è facile individuare le ragioni di un così generale e così palese ostracismo: si può partire dalla scarsa stima di cui gode questo personaggio a suo tempo politicamente inventato dalla Merkel, scarsa stima che nutrono persino i diplomatici europei; oppure si può fare riferimento alla vicenda della pandemia e agli accordi segreti e privati presi da Ursula con la Pfizer per la vendita dei vaccini, tutte cose che sono state secretate e che hanno scandalizzato il mondo intero; si può infine ritenere che la von der Leyen oltre a non avere alcuna chiara visione delle cose, nessuna strategia degna di questo nome, restituisca l’impressione di agire sulla base di input esterni quando non di interessi occulti, il che la rende totalmente inaffidabile.
Basterebbe solo pensare all’ultimo anno nel quale è stata impostata una politica di dazi e di serpeggiante inimicizia nei confronti della Cina, salvo poi tentare di appoggiarsi a Pechino quando sulla scena è comparso Trump con i suoi dazi. Questo in una situazione in cui la quasi totalità del Net Zero su cui Bruxelles ha puntato le sue carte farlocche, si basa su tecnologie che provengono dall’ex celeste impero, mentre i tentativi di rendersi autonomi sono miseramente falliti proprio in virtù dell’assurdità dei piani proposti e della pazzesca scansione temporale degli stessi. Per non parlare di altre idee peregrine come il piano di riarmo, per mettere una toppa al fallimento impietoso delle politiche comunitarie. Il fatto che un personaggio così “oscuro” sia stato persino rieletto alla presidenza della Commissione dal parlamento giocattolo di Strasburgo, vuol dire solo che l’Ue versa in condizioni deplorevoli e che i processi decisionali sono gravemente alterati, come del resto è dimostrato dalla nomina di personaggi come Kaja Kallas a “ministro” degli esteri. La situazione è ormai così degenerata che la Weltwoche ha riferito che molti alti funzionari della Ue considerino la von der Leyen un ” personaggio tossico “. Ed è proprio a lei, alle sue mosse che si deve l’esclusione dell’Europa dalle trattative di pace sull’Ucraina e il rifugio dell’intero continente sotto le ali di una guerra che non solo non può vincere, ma nemmeno combattere.
La prima cosa da fare per evitare l’emarginazione dell’Europa sarebbe quella di liberarsi di un simile personaggio e della sua commissione di guerrafondai, censori e cazzari assortiti, tutti agli ordini delle oligarchie. Certo a questo punto cambiare le persone sarebbe solo il primo passo sulla via di una rigenerazione dell’Unione che tuttavia si presenta molto ardua in un momento di rapido e drammatico declino. Nel suo discorso di commiato il responsabile della trasparenza Ue, Emily O’Reilly, ha dichiarato di non aver incontrato Ursula von der Leyen nemmeno una volta durante i suoi undici anni di mandato e ha descritto la presa di potere di una cultura dominante, non eletta e opaca ai vertici della Commissione europea. Ciò è apparentemente il risultato dell’enorme apparato di lobbying che si è diffuso a Bruxelles e che determina la politica complessiva della Ue, creando una situazione de facto di potere illegittimo.
Il fatto che comincino ad emergere queste critiche significa che qualcosa si sta muovendo. E forse casualmente o forse no, tutto questo ripensamento sulla von der Leyen è cominciato nel momento in cui su Klaus Schwab si sono addensate ombre di peculato che lo hanno costretto a lasciare la direzione operativa del Wef. Va ricordato che quest’anno il Forum di Davos è stato aperto da Schwab assieme a Ursula: forse bisognerebbe dar retta alle coincidenze.
San Pietro non fa miracoli
il Simplicissimus, 27.4.2025
I giornaloni sono ormai una sorta di parodia della vita, uno spettacolo comico e amaro insieme, uno Zelig continuo. Per esempio l’ineffabile Corriere, organo della buona borghesia milanese e italiana (anche se non si capisce di che organo si tratti e ho il sospetto che non sia proprio il cervello) ci dice che addirittura Trump e la von der Leyen si sono stretti la mano ai funerali di Bergoglio. Non so davvero cosa ci si aspettava che facessero Tarzan e la principessa Sissi se non educatamente ignorarsi, ma ci si attacca a qualunque cosa, persino alla banalità dei gesti diplomatici, per cercare di superare lo choc di mercoledì scorso quando i “colloqui di pace” previsti a Londra sono falliti perché il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato di Trump, Steve Witkoff hanno annullato la loro partecipazione. Anzi addirittura Witkoff si è invece recato a Mosca per il suo quarto incontro con Putin.
Mentre si comincia a scoprire che è stata proprio la Gran Bretagna il motore della guerra ad oltranza oltre che la suggeritrice tattica e strategica dei disastri militari del regime di Kiev, Londra deve ammettere il bluff e rendersi conto che senza gli Stati Uniti non può fare proprio nulla. Così come la Francia che ha dovuto rinunciare al tracotante invio di un contingente di pace. Chissà perché in Occidente gli eserciti sono sempre considerati strumenti di pace così come tutte le avventure belliche in cui sono utilizzati, ma a parte questa ipocrisia, diventa sempre più chiaro che all’Europa sta sfuggendo il bottino per il quale hanno tanto lavorato e che nell’ultimo anno hanno tentato di spacciare come pegno per la salvezza economica economica. Sappiamo che il 16 gennaio scorso l’Inghilterra ha stretto un patto con Zelensky che prevede lo sfruttamento di molte risorse ucraine in cambio di tre miliardi l’anno di mancetta. Poi lo stesso Zelensky ha tentato di vendere a Trump gli stessi asset che peraltro non esistono o comunque sono molto meno importanti di quanto non si sia fatto credere. Il duce di Kiev sperava che questo avrebbe garantito la continuità dell’appoggio bellico americano.
Londra sperava di poter vendere questa sorta di garanzia dei beni ucraini per sostenere il sistema finanziario britannico, mentre Macron, sognava un piano per utilizzare i 300 miliardi congelati della Russia come garanzia affinché le banche francesi finanziassero la fantomatica ricostruzione dell’Ucraina. Un mero gioco di prestigio. Ma senza l’appoggio degli Usa è evidente che questi Paesi possono fare poco o nulla per sostenere concretamente e militarmente il regime di Kiev. Così i Paesi chiave della della “coalizione dei volenterosi” europea, hanno dovuto abbandonare i loro astuti piani e il progetto di mandare truppe in Ucraina, suggellando così la sconfitta nei confronti della Russia. Sono stati insomma presi in mezzo perché gli Stati Uniti potranno recuperare una parte del loro investimento nell’avventura ucraina attraverso nuovi accordi con la Russia, a condizioni reciprocamente vantaggiose, ma gli europei no . D’altro canto, fornire una garanzia di sicurezza alle potenze europee comporterebbe enormi svantaggi perché Washington dovrebbe sostenere i costi della guerra e rischiare uno scontro militare con una potenza nucleare rivale che al momento è in notevole vantaggio tecnologico in settori chiave dei dispositivi militari.
Senza un miracolo, l’Ucraina si avvia verso la sconfitta totale e Londra e Parigi verso la bancarotta. A un certo punto, i mercati dei capitali se ne accorgeranno e i mercati obbligazionari britannico ed europeo potrebbero crollare insieme alle loro valute. Ecco perché si cerca disperatamente di fare credere che la guerra non è persa, che Trump voglia ancora appoggiare Kiev e si vaneggia sulla stretta di mano fra Trump e la von der Leyen. Ma tutto è evanescente: nel colloquio a San Pietro con l’inquilino della Casa Bianca, Zelensky ha chiesto 50 miliardi per vincere la sua guerra o comunque per tenere a bada i russi. Ma se 400 miliardi occidentali non sono bastati a questo scopo come si può pensare che 50 compiano il prodigio? E’ chiaro che ci si attacca a qualsia scialuppa mentale per negare la realtà e gli errori commessi, ma soprattutto per allontanare il redde rationem che incombe No, San Pietro non ha fatto il miracolo.
I Quisling italici che hanno proceduto a questa denuncia hanno comunque affermato qualcosa di esatto: l’Unione Europea è «uno Stato estero»; non solo estero ma proprio nemico.
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Da: Indipendenza, rivista e associazione
22.4.2025
Genova, bruciata bandiera dell’Unione Europea: denunciati
Il 5 aprile, alla manifestazione a Genova contro il sistema euro-atlantico e a favore dell’indipendenza nazionale, alcuni patrioti hanno bruciato pubblicamente lo straccio blu, simbolo del regime di Bruxelles.
Un gesto pienamente legittimo, viste le politiche belliciste e anti-popolari che l’Europa porta avanti, politiche dirette anche contro l’Italia e il suo futuro.
Ciò non è passato inosservato, probabilmente anche a causa di simili roghi a Bologna e a Roma.
Lunedì pomeriggio è stato notificato ai tre autori del gesto l’avvio di indagini preliminari: si contestano loro lo sfregio alla “bandiera di uno Stato estero” e il “travisamento”.
Con queste righe non intendiamo piangere per la “repressione” subita: chi ha dato fuoco a quella bandiera, simbolo di oppressione, guerra e povertà lo ha fatto consapevole del significato politico del gesto, che tutti noi rivendichiamo.
Vogliamo invece spronare tutti gli italiani a seguire l’esempio di chi ha voluto colpire uno degli emblemi dell’oppressione del nostro popolo e del suprematismo occidentale.
È giusto e legittimo combattere in ogni modo e in ogni occasione contro l’Europa e i suoi agenti, è giusto distruggerne i simboli, è giusto vincerne le idee.
Per la Patria italiana, per l’indipendenza nazionale, per un’alternativa di società!
Collettivo Antimperialista per il Multipolarismo, Coordinamento Paradiso, Contronarrazione, Associazione e rivista “Indipendenza”.
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Notazione. Nella denuncia si fa riferimento a quella dell’Unione Europea come “bandiera di uno Stato estero”. Unione Europea, Stato estero?!? Le comiche o che?
Cogliamo questa occasione per socializzare alcuni slogan scanditi a Genova che auspichiamo riecheggino in altri cortei:
Nazione, Patria, socialismo
alternativa all’imperialismo!
Nazione, Patria, socialismo
alternativa al capitalismo!
Il proletariato si fa nazione
quando fa la rivoluzione!
Nessuna base / Nessun soldato
Né per la UE / Né per la NATO!
Contro la guerra europea
presto presto presto saremo una marea!
Cancella diritti, prepara guerre
Unione Europea per te saranno sberle!
Il precariato non è un diritto,
è solo sfruttamento per il profitto!
La scuola è formazione e socialità
non addestramento per la precarietà!
L’Italia patriottica non la vuole
Fuori l’autonomia dalle scuole!
I partigiani ce l’hanno consegnata
la Costituzione non va stracciata!
Ma che decentramento, ma che semplificazione
quest’autonomia è solo secessione!
Privatizzazioni e ruberìa
è questa la vostra autonomia!
L’istruzione dev’essere unitaria
dalla primaria all’universitaria!
Regionalizzazione, Invalsi e alternanza
ecco la scuola della disuguaglianza!
Non credere, non obbedire, non combattere
il Simplicissimus, 16.4.2025
In questi giorni ci hanno fatto sapere che, sì, il servizio militare non è più obbligatorio, ma che la leva è ancora in vigore e che in casi eccezionali potrebbe essere ripristinata. Addirittura qualcuno ha calcolato il numero dei possibili coscritti in alcune città, cercando di dare una qualche concretezza a questo delirio del riarmo europeo che in sostanza non è altro che un pretesto per prendere 800 miliardi a prestito e creare una nuova bolla di finanziarizzazione. Paradossalmente siamo tutti coscritti in questa operazione che da una parte prevede il trasferimento di fondi dai ceti medi e bassi verso i padroni del denaro, correndo perciò sui binari del globalismo, mentre da un’altra serve a nascondere il declino industriale dell’Europa, privata delle risorse energetiche e minerarie russe. E infine ci caccia dentro una più profonda subalternità agli Usa visto che questi pretendono che la Ue compri non solo armi americane, peraltro rivelatesi tutt’altro che magiche, ma anche energia ad altissimo costo e scarsa qualità dagli Stati Uniti e rinunci alla Cina e ai mercati asiatici. Questa è la capitolazione, la resa senza condizioni a cui si appresta la Meloni: non facciamoci illusioni, gli amici degli Stati Uniti fanno spesso una fine peggiore dei nemici.
Che l’idea di riarmo sia un ballon d’essai non ci sono dubbi perché la sola idea di portare guerra alla Russia è priva di qualsiasi senso. Da 80 anni i Paesi europei hanno rinunciato di fatto alla difesa, con la sola eccezione della Francia di de Gaulle e solo un pazzo furioso può pensare che in un anno, ma forse anche meno, visto come si mettono le cose in Ucraina, i Paesi della Ue possano pensare di sfidare quello che oggi è l’esercito più forte del mondo, non foss’altro perché dei due milioni e passa di uomini da cui è formato, almeno la metà ha fatto qualche mese al fronte, acquisendo esperienza di guerra sul campo e non nelle accademie. La produzione di armi russa è molte volte superiore a quella europea e americana, lo stesso generale Cavoli (nomen omen), comandante della Nato, ha ammesso che la capacità produttiva della Russia nel campo dei mezzi corazzati supera 30 a 1 quella degli Usa. Per non parlare dell’artiglieria e delle sue munizioni o dei missili ipersonici che l’Occidente non possiede e dai quali non può difendersi. Per giunta non ci sono scorte perché tutto o quasi è stato mandato al regime di Kiev, non ci sono comandi unificati e persino, Dio non voglia, la capacità nucleare è affidata a mezzi antiquati o addirittura, come nel caso dell’Inghilterra, direttamente gestiti dagli Usa. Peraltro i tentativi di modernizzazione si sono risolti con disastri. Ci vorrebbero almeno dai 15 ai 20 anni per essere effettivamente pronti alla guerra, mentre basta un attimo per diventare convinti guerrafondai.
Ora immaginate quello che porta le pizze e che non ha mai visto un’arma in vita sua se non al cinema, preso, istruito per un mese e portato al fronte: può fare paura a gente che sa come si combatte, ha armi migliori e per giunta lo fa per il proprio Paese e non in nome di élite sovranazionali? Lo stesso vale per il ragionier Rossi, lo studente Bianchi, lo youtuber Verdi ai quali era stato promesso che l’Europa significava pace e prosperità, anche se quest’ultima era ormai una promessa mancata. Un esercito non si improvvisa e finora tutte le forze armate delle nazioni europee sono state concepite come collaterali a quelle americane, non come sistemi di difesa in grado di funzionare autonomamente. I piccoli eserciti professionali che abbiamo sono stati concepiti per dare una mano agli Usa nelle loro facili avventure coloniali ed è molto probabile che in caso di una guerra vera anche molti riservisti si tirino indietro come del resto sta accadendo in Francia. E come sta accadendo anche in America. Per non parlare dei tempi che occorrerebbero per ricostruire un’industria bellica all’altezza della sfida e delle tecnologie necessarie.
Tutto questo è ancora più delirante perché il solo modo di pensare a un’autonomia europea prevederebbe l’esatto contrario di quanto si sta facendo, ovvero un’apertura verso il mondo Brics e la cessazione dell’assurda conflittualità ad oltranza per portare avanti una guerra già persa. In realtà questo è l’ennesimo espediente retorico per nascondere una nuova e più integrale servitù nei confronti degli Usa e delle sue oligarchie finanziarie, comprese le succursali europee. Tutto questo è assolutamente evidente a tutti salvo agli ipocriti che ora manifestano per l’Europa, sottintendendo ma nascondendo la prosecuzione della guerra e un ingaggio più diretto nel conflitto o nel grande affare del rearm. Contro questo rigurgito di fascismo reale bisognerebbe ribaltare i vecchi slogan: non credere, non obbedire, non combattere.
Il paradosso di Nancy e la libertà di espressione
il Simplicissimus, 9.4.2025
Nella Ue di oggi non è raro trovarsi di fronte a paradossi di quelli proposti da Bertrand Russel o ereditati dall’antichità classica, in pratica proposizioni che sono auto contradditorie e insolubili. La cosa non è strana visto che la Ue stessa è un costrutto geopolitico paradossale e contraddittorio, visto che è nato per la pace e invece serve alla guerra, da quella fredda a quella calda che oggi vuole a tutti i costi, che è nato per la democrazia, ma che la confuta svuotando gli Stati che ne sono il luogo deputato e che ha scelto un parlamento farsa che in pratica non ha alcun potere.
Ma veniamo al fatto e al paradosso di Beatrix. Qualche tempo fa un redattore del Deutschland Kurier, David Bendels, pubblicò un fotomontaggio satirico nel quale la ministra dell’Interno Nancy Faeser, regge un cartello, quello posto all’inizio del post, in cui dice “io odio la libertà di espressione”. Subito fu denunciato per “diffamazione di personaggio politico”, il che farebbe supporre che Bendels avesse attribuito al ministro intenzioni e posizioni diverse dalla realtà. Ma non è così: nel momento stesso in cui il giornalista è stato condannato a sette mesi su denuncia presentata – come si è scoperto all’udienza – dalla stessa Faeser, viene dimostrato che effettivamente la ministra odia la libertà di parola. In poche parole la condanna dimostra l’innocenza dell’imputato, mentre la sua assoluzione avrebbe dimostrato la sua colpevolezza.
Non ci dobbiamo stupire: in una Germania ormai prefascista tutto è possibile, questa Nancy Faeser durante il suo mandato si è lasciata sfuggire una frase significativa “Coloro che prendono in giro lo Stato devono essere affrontati da uno Stato forte” intendendo con questo uno Stato che fa tintinnare le manette. L’unica satira possibile è quella contro l’Afd, ma quelli, come ci raccontano, sono fascisti. Peccato che il fascismo, al di là delle manifestazioni storiche novecentesche che conosciamo, consista esattamente nell’impedire alle persone di esprimersi e questo non in nome di un qualche ideale più o meno utopico, ma come espressione di adesione all’autorità in quanto tale.