Whitehead
in Vita pensata
n. 29, novembre 2023
pagine 163-174

Indice
-Una metafisica selvaggia
-Platone, l’intero e le sue parti
-Un’ontologia relazionale
-Una metafisica temporale
-Potenza e limiti della filosofia
-Linguaggio e teologia

Questo articolo intende essere soltanto un testo di servizio per introdursi a una filosofia tanto originale quanto complessa e linguisticamente strabordante. Ho cercato dunque di dare quanto più possibile la parola ad Alfred North Whitehead (1861-1947) ma anche di rendere questa parola comprensibile sullo sfondo della storia della metafisica nella quale si colloca, nella quale intende collocarsi.
L’essere è insieme e inseparabilmente flusso e permanenza, poiché ogni mutamento ha senso in quanto qualcosa rimane e, di converso, il permanere di un ente si staglia sull’orizzonte del suo mutare. La metafisica è dunque da intendere non come fondazione/fondamento ma come comprensione di questo ininterrotto eventuarsi in cui mondo, materia e umanità consistono. Metafisica non come soggettivismo/idealismo ma come schiusura, apertura e compenetrazione del mondo umano dentro il mondo spaziotemporale che lo rende ogni volta e di nuovo possibile. 

 

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La tua argomentata presentazione di Whitehead ha il pregio di tracciare una sintesi molto chiara del profilo di un importante e, a suo modo, originale filosofo novecentesco. Di lui, prima di leggerti, ricordavo soltanto la sua bella e suggestiva definizione del pensiero filosofico occidentale che lo riportava ad un’unica sorgente: Platone. Per il filosofo anglo-americano infatti la filosofia europea altro non era che un lungo e inesauribile commento al pensiero del grande ateniese. Trovavo in questa radicale iperbole, pronunciata da uno studioso che non conoscevo, qualcosa di profondamente vero. Ora, grazie al tuo contributo posso dire di aver capito una ulteriore, importante caratteristica del suo pensiero. E anch’essa mi affascina. Intendo dire questo: avverto che gli interessi filosofici di Whitehead sono spesso distanti dai miei ma il suo pensiero mi ha favorevolmente colpito in un principio: il rifiuto, il superamento, l’andare sempre al di là di ogni dualismo, di ogni sterile contrapposizione. Ecco, in questa dimensione di “terziarietà”, in questa ricerca di una terza via io mi riconosco. Grazie quindi per avermi dato la possibilità di ampliare la mia scarsissima conoscenza di Whitehead.

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