Blog Scrittura / Vita pensata

Scrittura / Vita pensata

È uscito il numero 34 (anno XVI, maggio 2026) di Vita pensata.
Copio qui l’editoriale, che si può leggere anche a questo indirizzo: Scrittura

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Non si può che partire da qui: «Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le ammirande invenzioni umane»1.
Il giustamente celebre brano del Dialogo di Galilei sintetizza infatti in modo limpido ed efficace il miracolo che la scrittura rappresenta. Essa è davvero un’invenzione e un dispositivo capace di oltrepassare le distanze dello spazio, del tempo, delle culture, della storia. Richiede, certo, la conoscenza e la familiarità con uno o più codici linguistici ma l’esperienza delle istituzioni culturali e della vita collettiva ha prodotto modalità di traduzione e di trasmissione che rendono le scritture tra di loro interoperabili e quindi capaci di parlare in universale.

La scrittura non è l’oralità. Non è possibile condividere la tesi (alla quale abbiamo comunque dato spazio in questo numero) di un impoverimento prodotto dalla scrittura sulla conoscenza e sull’esperienza umana. Al contrario, essa ha rafforzato l’intelligenza, la fecondità, la profondità delle conoscenze negli ambiti più diversi del pensare e dell’essere. Bisogna, inoltre e specialmente, ricordare che mentre il linguaggio orale è innato (anche nel senso chiarito da Noam Chomsky), la scrittura è tutt’altra tecnica, la quale richiede impegno per essere appresa, favorisce una comprensione più completa delle esperienze e delle conoscenze umane, segna una distanza tra l’istante della vita e la meditazione su di esso. Distanza che si può ben definire uno dei segreti della vita umana diventata non soltanto βίος ma anche ποίησις, non soltanto esperienza immediata ma capacità di costruire il mondo da una prospettiva che lo comprende.
E non va dimenticato lo splendido paradosso per il quale il Platone che fa emergere i danni della scrittura espone tali pericoli in una magnifica opera scritta, il Fedro. Se non ci fosse stato Platone a scrivere (e Aristotele e Senofonte e Aristofane), Socrate non esisterebbe. Se non ci fosse stata la prima comunità cristiana a redigere i Vangeli, il Rabbi Gesù sarebbe rimasto soltanto uno dei tanti e anonimi profeti eliminati dalle istituzioni israelitiche del Sinedrio e dall’autorità dell’Impero romano. Se non ci fosse stata la miriade di discepoli e continuatori, Buddha sarebbe sconosciuto.

In sintesi, la scrittura è la conoscenza, la conoscenza è il meglio dell’umanità, la scrittura è dunque il distillato della benedizione umana, che attenua almeno un poco la ferocia della specie.
La scrittura diventa infatti a volte la registrazione più perfetta del dolore e della fatica degli umani. Lo diventa nei grandi narratori, nelle opere della letteratura universale. In Carlo Emilio Gadda, ad esempio. Le pagine e i pensieri di Gadda conoscono la storia e il dolore senza fine in essi dell’umano. Esse sanno che in ogni tragedia, e di tragedia la vita collettiva è costellata, «la bufera, prima che bufera di morte, è stata bufera di demenza»2. Anche per questo egli cerca, riuscendoci, di rimanere lucido sempre, in quel suo non imitabile coagulo di freddezza e di passione. Un coagulo, un nucleo estetico e teoretico che parte dal cuore di ogni cosa e a esso sempre torna, il tempo: «E il nome degli evi si farà inesorabile seppur lento consumatore dell’opere, forse già sorte […] poiché il numero è lo schema del tempo»3. Il tempo è lo schema dello scrivere, del suo scaturire, del suo farsi lettura dopo anni, decenni, secoli, del suo rendere presente e vivo chi ha scritto come se fosse qui, accanto a noi.

La sezione Temi II del numero 34 riprende alcune delle tematiche dei numeri precedenti: le scienze, il classico. Crediamo che questo confermi come l’itinerario di questa rivista si ponga sotto un significato e un ordine dei quali la scrittura è segno, testimonianza, geroglifico. Il geroglifico della vita pensata e non soltanto sopportata.

 

Note
1 G. Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, Einaudi, Torino 1982, Dialogo I, p. 130.
2 C.E. Gadda, Il tempo e le opere. Saggi, note e divagazioni, a cura di D. Isella, Adelphi, Milano 1982, p. 176.
3 Ivi, p. 15.

 

 

 

 

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