Nel Vicino Oriente, dall’altra parte del Mediterraneo, è in corso la guerra di Israele contro i bambini palestinesi. Ne sono stati uccisi già 4.000.
I cittadini europei sembrano impotenti di fronte a questo massacro. Trascrivo dunque qui il testo di due documenti che ho firmato. Si tratta di una goccia rispetto all’oceano di sangue che il governo sionista ed escatologico-apocalittico di Israele sta producendo in Palestina. Ma è una goccia doverosa.
Il primo è di più ampia diffusione e sono contento che stia ricevendo l’adesione anche di numerosi docenti dell’Università di Catania e del mio Dipartimento. Le cifre tra parentesi indicano le 22 note che si riferiscono ai documenti citati nel testo (per la loro lettura rinvio al sito dedicato, dove appaiono anche le firme).
Il secondo documento è anch’esso assai chiaro nel descrivere ciò che sta accadendo.
Aggiungo il pdf di una dichiarazione della Società per gli studi sul Medio Oriente (SeSaMO):
Dichiarazione pubblica della Società per gli studi sul Medio Oriente (SeSaMO) e del suo Comitato per la libertà accademica sulle crescenti violazioni della libera espressione di opinioni e di ricerca
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Come membri della comunità accademica italiana, da molti anni assistiamo con dolore e denunciamo ciò che accade in Palestina e Israele, dove vige, secondo Amnesty International, un illegale regime di oppressione militare e Apartheid [1]. Ancora una volta, ci sentiamo atterriti e angosciati dal genocidio che sta accadendo a Gaza, definito a ragione dalla scrittrice Dominque Eddé come ‘un abominio che bene esemplifica la sconfitta senza nome della nostra storia moderna’ [2].
Da tre settimane, a seguito delle brutali azioni perpetrate da Hamas il 7 ottobre che hanno causato la morte di oltre 1.400 persone (la maggior parte dei quali civili) e portato al rapimento di circa 200 ostaggi [3], assistiamo a massicci e indiscriminati bombardamenti condotti dall’esercito di Israele contro la popolazione della Striscia di Gaza, che si configura come una punizione collettiva contro la popolazione inerme e imprigionata in un territorio di poco più di 360 km2 [4]. Mentre scriviamo, a Gaza il bilancio delle persone uccise supera i 9.000 morti, di cui 3.760 bambini, circa 22.900 feriti e 1.400.000 sfollati [5]. Secondo le Nazioni Unite, allo stato attuale sono circa 2.000 le persone disperse, presumibilmente intrappolate o uccise sotto le macerie [5,6]. Interi quartieri abitati, ospedali, scuole, moschee, chiese e intere università (Islamic e Al-Azhar University tra le più grandi e rinomate) sono state completamente rase al suolo [5,7]. Il governo israeliano ha intimato ad oltre un milione di abitanti nella striscia di lasciare le loro case in vista di un attacco da terra, sapendo che non vi sono via di fuga e via di uscita dalla Striscia di Gaza. Molti di questi sfollati sono stati poi bombardati nelle “zone sicure” del sud della Striscia di Gaza, rivelando un chiaro intento di pulizia etnica da parte del governo israeliano.
Questa situazione ha reso ancora più grave e urgente la crisi sanitaria e umanitaria all’interno della Striscia di Gaza, già al collasso ben prima del 7 ottobre 2023 per via dei 16 anni di quasi totale embargo e assedio illegale imposto dall’esercito israeliano su Gaza [8]. Assedio ed embargo che il governo israeliano ha inasprito dal 7 ottobre, imponendo un blocco totale di beni essenziali per la sopravvivenza quali acqua, carburante, cibo e elettricità [9,10,11,12]. All’interno di questa catastrofe umanitaria e sanitaria senza precedenti, anche per le Nazioni Unite e per le organizzazioni internazionali risulta pressoché impossibile operare a supporto della popolazione civile. L’Association Jewish for Peace ha chiamato tutte “le persone di coscienza a fermare l’imminente genocidio dei palestinesi” (https://www.jewishvoiceforpeace.org/2023/10/11/statement23-10-11/). Già il 25 ottobre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato di non essere in grado di distribuire carburante e forniture sanitarie essenziali e salvavita agli ospedali nel Nord di Gaza per via dei continui bombardamenti israeliani [9,10]. La quantità di beni di prima necessità e soccorso che Israele ha permesso di far transitare a Gaza il 21 ottobre è stata dichiarata sufficiente a mantenere in funzione solo alcuni ospedali e ambulanze per poco più di 24 ore [13, 14] . Secondo l’UNICEF “Gaza è diventata un cimitero per migliaia di bambini” [15]
Inoltre, l’escalation di violenza si è estesa anche in Cisgiordania, con violenze e aggressioni quotidiane, numerose vittime ed espulsioni di intere famiglie dalle loro case e terre. Diversi sono i report delle Nazioni Unite che denunciano come dal 7 ottobre l’esercito israeliano abbia attaccato diverse aree della West Bank, causando la morte di almeno 96 palestinesi, e ferendone circa 1.800. Di questi, due sono bambini, e molti altri giovani adolescenti [16, 17]. Inoltre, 74 famiglie (circa 600 persone) sono state espulse da 13 comunità di pastori e beduini nei territori palestinesi, sei scuole e 1875 studenti sono stati colpiti durante gli attacchi [16, 17].
Tutto questo costituisce una evidente violazione del Diritto Internazionale e della Convenzione di Ginevra.
In tutti i report messi a disposizione dalle Nazioni Unite e dalle numerose organizzazioni umanitarie (ad esempio Amnesty International e Human Rights Watch), è segnalata l’importanza di considerare e comprendere le determinanti e antecedenti a questa violenza, da ricercarsi nella illegale occupazione che Israele impone alla popolazione palestinese da oltre 75 anni, attraverso una forma di segregazione raziale ed etnica [1, 18, 19, 20]. Comprendere e analizzare queste determinanti è l’unica possibilità per poterne riconoscere le radici, contrastare l’escalation e sperare e reclamare pace e sicurezza per tutti.
È fondamentale ricordare come riconoscere il contesto da cui nasce quest’ultima ondata di violenza non significa sminuire il dolore e la sofferenza delle vittime israeliane e palestinesi, ma costituisce il cruciale impegno per sostenere la dignità, la salute ed i diritti umani di tutte le parti coinvolte. È possibile e necessario condannare le azioni di Hamas e, al contempo, riconoscere l’oppressione storica, disumana e coloniale che i palestinesi stanno vivendo da 75 anni. Come affermato dall’organizzazione pacifista Jewish Voice for Peace [21, 22], l’escalation a cui assistiamo rappresenta l’ennesimo esempio di come gli attacchi coloniali e illegali perpetrati da Israele contro la polazione palestinese costituiscano un rischio per la vita di tutti coloro che vivono nella regione, siano essi israeliani o plaestinesi.
In qualità di accademici e accademiche italiane riteniamo che sia nostro dovere e responsabilità attivarci e contribuire a contrastare queste escalation di violenza e sostenere i diritti umani, la salute, la dignità e il benessere. Crediamo fortemente che l’unico modo per promuovere una coesistenza pacifica sia lavorare insieme per denunciare e porre fine al prolungato assedio di Gaza e all’occupazione illegale (in ottemperanza con la legge internazionale) dei territori palestinesi.
Pertanto,
- chiediamo urgentemente al Ministro Antonio Tajani di adoperarsi diplomaticamente e pubblicamente per l’urgente rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti e la condanna dei crimini di guerra e l’immediato cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e la protezione delle Nazioni Unite per l’intera popolazione palestinese.
- chiediamo alla Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini di farsi pubblicamente portatrice delle nostre rivendicazioni nelle apposite sedi istituzionali.
- Ci rivolgiamo infine anche alla CRUI e ai singoli Atenei, chiedendo loro di non limitarsi a sostare in una dolorosa impotenza ma di agire con tutte le azioni necessarie e possibili nei rispettivi contesti. Come studiosi, studiose e membri del mondo universitario italiano guardiamo con preoccupazione alla diffusione di misure di limitazione della libertà di dibattito e di delegittimazione delle richieste di cessazione della violenza. Chiediamo quindi di ribadire l’impegno per la libertà di parola, di garantire il diritto degli e delle studenti delle università italiane al dibattito, e di favorire momenti di dibattito e discussione all’interno degli atenei. Chiediamo inoltre di pronunciarsi con chiarezza sulla necessità da parte dei singoli atenei italiani di procedere con l’interruzione immediata delle collaborazioni con istituzioni universitarie e di ricerca israeliane fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale e umanitario, cessati i crimini contro la popolazione civile palestinese da parte dell’esercito israeliano e quindi fino a quando non saranno attivate azioni volte a porre fine all’occupazione coloniale illegale dei territori palestinesi e all’assedio di Gaza.
Crediamo che queste azioni siano irrimandabili sia per contribuire a ripristinare i diritti umani e la giustizia globale sia per non continuare ad essere spettatori conniventi e silenziosi di una tragedia umanitaria e della cancellazione del popolo palestinese.
Con profonda preoccupazione,
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Fermiamo il genocidio. L’appello degli intellettuali
«Immagina che tocchi a te innalzare l’edificio del destino umano allo scopo finale di rendere gli uomini felici e di dare loro pace e tranquillità, ma immagina pure che per far questo sia necessario e inevitabile torturare almeno un piccolo esserino, ecco, proprio quella bambina che si batteva il petto con il pugno, immagina che l’edificio debba fondarsi sulle lacrime invendicate di quella bambina – accetteresti di essere l’architetto a queste condizioni? […] potresti accettare l’idea che gli uomini, per i quali stai innalzando l’edificio, acconsentano essi stessi a ricevere una tale felicità sulla base del sangue irriscattato di una piccola vittima e, una volta accettato questo, vivano felici per sempre?»
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, I Fratelli Karamazov
Le efferatezze compiute da gruppi di seguaci del movimento Hamas il 7 ottobre, assolutamente spietate, ingiustificate e da condannare, hanno innescato, come era facile da prevedere, una cascata di altre non meno orrende e immense atrocità.
Siamo (razionalmente ed emotivamente) sconvolti dal genocidio che si sta perpetrando davanti ai nostri occhi inerti e impotenti di un popolo calpestato e umiliato da più di 70 anni con la complicità totale delle grandi potenze e dei loro sudditi; il pensiero unico e asservito (volontario o non volontario) è il primo colpevole e movente di questo crimine immane.
Siamo sconvolti dall’indifferenza e dall’egoismo delle moltitudini, dall’ignobile e vergognoso appoggio che da tutte le parti viene a un genocidio voluto e programmato, e le poche voci diverse che si levano per tentare di restituire una realtà storicamente e culturalmente più differenziata e complessa sono messe a tacere o additate come folli e pertanto pericolose.
Per ogni bambino e anziano innocente morto sotto le bombe di una delle armate (tecnologicamente e ideologicamente) fra le più potenti e addestrate al mondo ci vorrebbero non una singola reazione di sdegno e di condanna ma un’infinità di prese di posizione, non un solo atto di resistenza ma una resistenza civile senza fine.
Chi pagherà per quei bambini e quegli anziani ammazzati perché appartenenti a un popolo “inferiore”, esseri umani per sembianza fisica ma in fondo “animali” (così si è espresso un ministro israeliano), e perciò considerati indegni di vivere? Nessuno pagherà quei morti, come nessuno ha pagato quelli che ci sono stati in Iraq e in molti altri Paesi, colpevoli soprattutto di non essersi conformati al modello unico del capitalismo statunitense e occidentale della Nato e della UE (ma l’Occidente è tutt’altra cosa, le sue radici e i suoi valori sono ben altri! E l’Europa è stata nei secoli un’altra realtà del tutto diversa da quella che vediamo oggi, e il progetto europeo aveva altri contenuti e obiettivi!), perché la coscienza non esiste più come forza critica e vitale, espressione nobile e universale di libertà-e-giustizia. Anzi molti autori di quei crimini anche recenti si sono arricchiti e hanno ricevuto premi in più passando alla storia come uomini di pace ed esempi di saggezza!
Neanche le campane suonano più (avrebbe detto Saramago) per chiamare uomini e donne ad essere consapevoli della realtà e a ribellarsi contro i soprusi più assurdi e le ingiustizie più disumane.
Siamo sconvolti dallo smarrimento dell’uomo che oramai non sa più distinguere, capire, cooperare, che è incapace di provare dolore e vicinanza, che trasforma la più immensa delle tragedie in un avvilente e indegno spettacolo mediatico. Si sta (ri)affermando la parte dell’uomo più bassa e vile che sta comandando sulle masse e guidando il destino del mondo portandolo verso il baratro. Molti, troppi uomini, in particolare fra quelli che detengono nello loro mani il destino di milioni di persone, stanno degenerando in esseri inferiori privi di ragione (…in inferiore, quae sunt bruta, degenerare…, Pico della Mirandola). “L’incivilimento smisurato” e lo “snaturamento senza limiti” (di cui parlava Leopardi nel suo Zibaldone), che trovano la loro più truce espressione nella soppressione degli altri esseri umani e di quanto rende possibile biologicamente e culturalmente la loro vita, oramai caratterizzano la nostra realtà quotidiana.
È un tormento vedere quei bambini e anziani morire nelle loro case o negli ospedali dove cercano disperatamente l’ultima àncora di salvezza, l’ultimo rifugio, l’ultima speranza di vita. La sofferenza degli innocenti (bambini, anziani, malati) e la loro eliminazione è il male supremo. Il pensiero di Dostoevskij (ne “I fratelli Karamazov”) sui bambini innocenti che soffrono e muoiono (spesso nel nome di un dio in cui si dice di credere e al quale ci si affida) ci tocca nell’animo più profondo, ci parla e incita a ribellarci a uno stato di cose inaccettabile, che ha le sue molteplici cause non sempre facili da comprendere, ma che non è tuttavia affatto ineluttabile.
In questi giorni molte maschere stanno cadendo, di governi, organizzazioni nazionali e mondiali e singoli individui (in primis di politici, giornalisti e intellettuali) e la loro totale ipocrisia e il loro becero cinismo traspaiono pienamente. È terribile constatare come ci sia una maggioranza di uomini (nell’Occidente in decadenza) che si mostrano indifferenti o approvano e addirittura appoggiano il genocidio in corso, questo massacro di un popolo inerte e indifeso (ripetiamo, soprattutto bambini, anziani e malati). È una cosa orrenda, rivoltante, inaccettabile, culturalmente, politicamente, moralmente, semplicemente umanamente.
Viviamo una crisi profondissima e abissale di un modello di civiltà, dell’intera umanità, dell’uomo, dello spirito. Ma non c’è consapevolezza di ciò o ce n’è troppo poca, non abbastanza per costituire una forza critica e costruire un altro modello e progetto di società e di cultura. Come non capire ormai, anche di fronte ai recenti terribili fatti, che non solo non viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma che un altro mondo è possibile, fondato su modelli culturali e valori morali radicalmente diversi?
Dobbiamo agire in un orizzonte culturale in cui dominano incontrastate l’indifferenza, la viltà e l’ipocrisia. Da qui la difficoltà ad incidere anche minimamente sullo stato delle cose. Ci vuole un nuovo inizio, occorre un altro modo di pensare, un altro linguaggio, una diversa concezione della natura e una diversa visione dell’uomo.
Dalla noche oscura del alma si uscirà forse solo quando avremo avuto il coraggio di recidere le “catene” del nostro asservimento fisico e mentale e ritrovato il cammino del pensiero autonomo e critico (della consapevolezza e della coscienza) e della dignità umana (che altri chiamano spirito o anima).






Israele è un’entità criminale e sadica.
Uno dei modelli e dei paradigmi di Israele è Erode.
Moltiplicato in modo esponenziale.
La guerra di Israele contro i bambini.
Israele è un’entità malvagia, senza alcuna possibilità di redenzione.
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I 114 bambini colpiti a Gaza con una singola pallottola in testa o al torace
Elena Tebano
Corriere della Sera, 4.6.2026
Fonte: https://t.co/1QjI0E0iDT
Quest’anno a vincere il Premio della Stampa Europea, assegnato ieri a Lisbona, è stata un’inchiesta del giornale olandese de Volkskrant. Si intitola «Quello che le ferite raccontano» e parla della guerra a Gaza. I suoi autori, Maud Effting e Willem Feenstra, hanno ricostruito i casi di 114 bambini sotto i 15 anni colpiti da una singola pallottola alla testa o al torace. Quasi tutti sono morti o rimasti gravemente disabili.
Hanno scelto di documentare solo i casi dei bambini e delle bambine sotto i 15 anni (ma spesso molto più piccoli: di 3, 4 o 7 anni) perché si tratta di bambini che possono subito essere identificati come tali. «Un solo proiettile in queste zone del corpo è un chiaro indizio del fatto che il bambino sia stato preso di mira intenzionalmente. Ciò costituisce un crimine di guerra. In altre zone di conflitto, i medici si sono imbattuti raramente in casi simili» scrivono i due giornalisti. L’articolo è uscito a settembre e la cosa più sconvolgente è che non sia (ancora) diventato un caso internazionale.
Israele vieta ai giornalisti di entrare a Gaza e gli autori, Effting e Feenstra, hanno realizzato l’inchiesta raccogliendo le testimonianze (e centinaia di foto e video) di diciassette medici e di un’infermiera provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada e Paesi Bassi, che da ottobre 2023 hanno lavorato come volontari in sei ospedali e quattro cliniche di Gaza. Ognuno di loro è rimasto per un massimo di sei settimane per missione e hanno raccontato di aver visto quasi ogni giorno (prima della tregua) più bambini feriti da un solo colpo alla testa e al petto. «de Volkskrant ha chiesto ai medici di contare quanti bambini di età pari o inferiore a 15 anni avessero visitato con una singola ferita da arma da fuoco alla testa o al torace – un’indicazione importante del fatto che fossero stati presi di mira deliberatamente. Alcuni medici avevano appunti o foto; altri si sono affidati alla memoria. Il giornale ha utilizzato il conteggio più prudente, escludendo i bambini sui quali i medici nutrivano dubbi. I bambini che presentavano ferite da arma da fuoco anche in altre parti del corpo non sono stati inclusi, poiché in quei casi è meno certo che siano stati presi di mira deliberatamente» spiega il giornale. «I medici sospettano che il numero totale di bambini colpiti alla testa o al torace sia molte volte superiore a quello di cui sono stati testimoni di persona. I bambini morti sul colpo, dicono, spesso non sono mai arrivati nei loro reparti. Inoltre, i medici non lavoravano in tutti gli ospedali di Gaza — e solo per un periodo di tempo limitato» spiegano i giornalisti.
I patologi forensi, a cui hanno mostrato le foto delle ferite e le radiografie con i proiettili, hanno confermato che non si tratta di schegge ma di pallottole. «È altamente probabile che si tratti di colpi a lunga distanza mirati alla testa e/o al collo utilizzando munizioni di tipo militare» ha detto il medico legale Wim van de Voorde, professore emerito all’Università di Lovanio. Il suo collega Frank van de Goot ha spiegato che il fatto che siano rimasti nel corpo dei bambini dimostra che sono stati sparati a distanza. «Tale conclusione è coerente con le testimonianze oculari, in cui i civili hanno riferito ai medici che i proiettili venivano solitamente sparati da droni armati o da cecchini dell’esercito israeliano (Idf). I cecchini sono in grado di colpire individui specifici da lunghe distanze — a volte da oltre mille metri di distanza. L’Idf ha rifiutato di rispondere alle domande sui cecchini che sparano ai bambini» scrivono i due giornalisti. Anche la Bbc ha raccolto le prove di 95 casi simili e ha parlato con testimoni oculari di 59 di essi. In 57, secondo i testimoni, a sparare era stato l’esercito israeliano. In due forze palestinesi.
Sono proprio il male.
Terrore. Terrorismo. Il Male.
Prima le fabbriche, poi il Paese: il manuale per fabbricare stati falliti
Pino Cabras, 7.4.2026
Prima hanno colpito duro i poli siderurgici di un paese che ha superato l’Italia per numero di automobili prodotte, poi gli impianti petrolchimici (peraltro con effetti ambientali catastrofici): questa sequenza non è certo casuale, perché invece recita a menadito un copione già visto. È la grammatica della “deindustrializzazione forzata” e della disarticolazione criminale del tessuto tecnologico civile, quella che in altri teatri – dalla Libia alla Siria – ha preparato il terreno a Stati svuotati, incapaci di reggere l’urto del dopoguerra.
Oggi, dunque, non si inventa nulla: si replica semplicemente un modello, quello voluto un quarto di secolo fa dai neocon di quello stesso apparato golpista che da allora regge con strumenti bi-partisan la macchina bellica israelo-americana e condiziona le mosse dei loro “clientes” presso le classi dirigenti di vari paesi, non solo in Europa. La combinazione di bombardamenti mirati alle infrastrutture strategiche e pressione prolungata serve a rendere la ricostruzione dell’Iran proibitiva, a moltiplicare le fratture interne, a spingere un intero paese di oltre 90 milioni di abitanti verso una condizione di instabilità cronica.
Dentro questo schema, la divisione dei compiti tra Stati Uniti e Israele appare sempre meno implicita. L’obiettivo non si limita a contenere, ma punta a ridefinire gli equilibri regionali e mondiali attraverso il logoramento strutturale dell’Iran.
Per il nuovo “Sionismo reale”, che coltiva ambizioni di espansione e centralità in un Medio Oriente frammentato, uno scenario di macerie diffuse è il più funzionale, anche se carico di rischi incontrollabili: l’Iran sa che questa è una lotta esistenziale e agisce di conseguenza.
Non è irrilevante il linguaggio che accompagna queste scelte. Quando il tragico pupazzo arancione di War-A-Lago parla degli iraniani come “bestie” e sostiene di poter annientare il Paese in una notte, riecheggia una retorica già vista. Yoav Gallant usò parole analoghe per i palestinesi alla vigilia della devastazione genocida di Gaza.
Il passaggio dalle parole ai fatti, in questi casi, non è mai casuale. È parte dello stesso disegno.
Speriamo.
https://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2026/03/Vendetta_vs_USA.mp4
Oggi, 22 giugno, a Catania; corteo degli studenti per la Palestina.
I sacerdoti del genocidio
il Simplicissimus, 9.6.2024
Mentre è in corso il Forum economico di San Pietroburgo ( Spief ), uno degli incontri annuali più importanti in tutta l’Eurasia che quest’anno tratta il tema della multipolarità, l’Occidente prosegue sulla sua strada dove la malvagità si sovrappone a quella tipica stupidità del tramonto. Sembra quasi ovvio che i suoi spargimenti di sangue e in particolare il tentativo di genocidio che sta avvenendo nella striscia di Gaza siano il modo di fermare il processo di multipolarizzazione mondiale come scrive Pepe Escobar ispirandosi e citando Andrea Zhok. In effetti sia in Ucraina, sia in Palestina, sebbene in modi diversi stiamo assistendo a un sacrificio umano che non fa parte di un piano, ma che ha qualcosa di arcaico e di spaventosamente rituale dove tutta la retorica sulla libertà e la democrazia sono soltanto l’impugnatura del coltello sacrificale.
Ce ne possiamo accorgere facilmente dal fatto che tutti e tre i pretendenti al trono di Washington, sono uno più dell’altro favorevoli al genocidio contro l’opinione e il sentire del mondo intero. Il democratico in carica, Joe Biden, fornisce a Netanyahu tutte le armi di cui ha bisogno per massacrare decine di migliaia di donne e bambini palestinesi (il numero reale è in realtà molto superiore) emettendo solo occasionali sussulti di protesta pro forma nel debole tentativo di ammorbidire la sua base. Lo sfidante repubblicano di Biden, Donald Trump, non ha affatto una posizione diversa e anzi sostiene apertamente il genocidio e invita Israele a “finire il lavoro” di massacrare i palestinesi. La cosa ancor più significativa di tutte è che pure lo sfidante indipendente Robert F. Kennedy Jr., il quale offre un’ alternativa agli approcci tradizionali su altre questioni, che ha coraggiosamente combattuto la follia vaccinale, sostiene la posizione più pro-genocidio delle tre. La posizione di Kennedy è sconcertante per molte ragioni: in quanto candidato “alternativo”, ci si potrebbe aspettare che assuma una posizione diversa sulla Palestina, soprattutto perché ciò aumenterebbe le sue scarse possibilità di diventare presidente. I giovani americani si oppongono al genocidio e si schierano con la Palestina, come dimostrano le proteste in corso nei campus. Se RFK Jr. sfruttasse quell’energia giovanile invertendo la rotta e annunciando il suo sostegno alla Palestina, guadagnerebbe immediatamente decine o addirittura centinaia di migliaia di giovani volontari entusiasti che inizierebbero a suonare i campanelli e a promuovere la sua candidatura, proprio come gli studenti contro la guerra del Vietnam come fecero per suo padre nel 1968.
Dal momento che i sondaggi mostrano che la maggior parte degli elettori democratici si oppone alla posizione filo-israeliana di Biden e che l’opinione pubblica americana nel complesso sta seguendo quella mondiale nella direzione di un sostegno sempre più forte alla Palestina, Kennedy potrebbe plausibilmente ottenere la presidenza, guidando questo cambiamento. Invece ha scelto di condannare la sua candidatura facendo eco ai deliri ultra-genocidi del suo referente, il rabbino Schmuley Boteach.
Ora una parte di tutto questo può essere spiegata con la forza della lobby sionista di Washington che è cresciuta a dismisura assieme alla finanziarizzazione dell’economia americana, ma non basta a rendere conto di questa orribile realtà: che di fronte alla prospettiva di perdere la primazia mondiale, la capacità di comando e di sfruttamento anche il genocidio non fa più paura. Ma dopotutto gli Usa sono nati dal tentato e quasi riuscito genocidio degli abitanti autoctoni. Si può essere contro qualcosa di orribile mettendo in moto la neocorteccia, ma alla fine la voce che viene dal cervello rettile prevale: probabilmente i candidati pensano che una posizione eticamente e moralmente corretta non basterebbe a mettere a tacere i vecchi istinti in agguato nella sfera subliminale. Del resto anche il fatto che si prefiguri apertamente un olocausto nucleare pur di rimanere al comando mostra che qui giocano oscure pulsioni.
Non credo che la psiche americana ed europea vengano corrose da questa legittimazione se non complicità con tutto ciò che avviene nella striscia di Gaza, per non parlare dell’Ucraina, ma sono devastate invece dalla constatazione di poter perdere la primazia planetaria in atto da almeno tre secoli. Le verità dell’Occidente promanano esclusivamente dal potere con cui sono state imposte e non da una superiorità intrinseca di tali verità: il cannone dimostra Cartesio e non viceversa per dirla con un paradosso. Dunque il fondamento etico di questo Occidente al tramonto è di per sé immorale. Ora questo dopo tanti stermini sta diventando chiaro.
“Nessuna viola il diritto internazionale più di coloro che si autodefiniscono democratici”.
Da: Se neanche un massacro in una SCUOLA DELLE NAZIONI UNITE ci scuote più
l’AntiDiplomatico, 6.6.2024
Sterminatori, ovunque.
Il Presidente della Repubblica di Turchia ha colto con grande chiarezza il significato di ciò che sta accadendo, il tramonto della pretesa colonialista occidentale di dire agli altri che cosa sia il giusto e l’ingiusto, di stabilire il Bene.
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O Nazioni Unite! A cosa servite nel 21° secolo se non riuscite a fermare il genocidio che tutta l’umanità sta guardando in diretta?
O Stato americano! Questo sangue è anche sulle tue mani.
Ehi capi di stato d’Europa! Anche voi avete partecipato a questo genocidio di Israele.
Perché avete taciuto.
Colpiscono ospedali, scuole, moschee, convogli umanitari, giornalisti, medici e operatori umanitari. Siete rimasti in silenzio.
Non solo l’umanità sta morendo a Gaza. A Gaza non muoiono solo neonati e bambini innocenti. A Gaza non ci sono solo genocidi e massacri.
Mentre l’umanità muore a Gaza, la democrazia muore e i diritti umani muoiono in Europa. La libertà di espressione, la libertà di stampa, i diritti delle donne, i diritti dei bambini stanno morendo.
Nessuno dovrebbe dispiacersi…
D’ora in poi, nessun europeo dovrà farsi avanti per parlarci di democrazia, diritti umani, libertà di espressione e libertà di stampa con arroganza, linguaggio condiscendente e agitazione del dito.
Israele ha ucciso l’umanità a Gaza. L’Europa, invece, ha ucciso i propri valori e ha calpestato sotto i suoi piedi tutti i valori che l’hanno creata.
Le Nazioni Unite non sono riuscite nemmeno a proteggere il proprio personale o gli operatori umanitari, per non parlare di fermare il genocidio. A Gaza non solo l’umanità, ma anche le Nazioni Unite sono morte insieme al loro spirito.
Ho qualche parola anche per il mondo islamico…
Cosa aspettate a prendere una decisione congiunta? Cos’altro deve succedere per reagire? Il collo dei bambini viene tagliato, le persone vengono bruciate nelle tende. Quando reagirete? Quando il mondo islamico proteggerà i diritti, le leggi, la vita e l’onore dei suoi fratelli palestinesi?
Lo giuro, Dio riterrà voi e tutti noi responsabili di questo.
Mentre un pugno di terroristi sta commettendo un genocidio musulmano proprio nel centro e nel cuore della geografia islamica, Dio chiederà conto a coloro che chiudono un occhio, fanno orecchie da mercante, rimangono in silenzio e insensibili.
Il mondo sta guardando la barbarie di un paziente, un maniaco, uno psicopatico e un vampiro succhiasangue chiamato Netanyahu, e lo sta guardando in diretta…
Più di tre quarti dei 193 paesi membri delle Nazioni Unite riconoscono la Palestina come uno stato sovrano. La decisione congiunta di 147 paesi non può essere lasciata alla discrezione del Consiglio di Sicurezza, composto da 5 membri.
Il mondo è più grande di 5, 147 è più grande di cinque, la coscienza comune dell’umanità è più grande di 5.
Recep Tayyip Erdogan, su X: https://x.com/RTErdogan/status/1795817376929227155
Magari sarebbe meglio che l’Unione Europea del giustamente “inorridito” Borrell non inviasse armi e risorse allo Stato terrorista di Israele.
Il n’y a aucune équivalence possible entre la violence israélienne et celle de la résistance
di Jonathan Cook (revue de presse : Chronique de Palestine – 21 mai 2024)
Neppure una parola sul massacro di più di 15.000 bambini, neppure una parola sul genocidio.
Ecco un uomo buono, un complice dello sterminio.
Israele brucia vivi i palestinesi.
È giusto.
Tutti i bambini palestinesi sono dei terroristi e devono morire di fame. Perché Israele ha diritto a difendersi contro i bambini, contro i palestinesi, contro l’umanità tutta.
https://twitter.com/i/status/1785559109393100932
Un genocidio.
Israele. l’Intelligenza Artificiale, la morte (pdf)
E invece si tratta proprio di un ministro dell’attuale governo di Israele, un ministro paradigmatico di tale governo, direi.
“Tajani il garantista ha sospeso i finanziamenti all’agenzia dell’Onu che aiuta i palesinesi, l’Unrwa, sulla base di accuse che Israele non ha mai provato. Però l’Italia continua a dare armi a Israele che ha sterminato 34.000 palestinesi”.
Alessandro Orsini
Senza parole. I crimini di Israele sono tra i più orrendi della storia contemporanea.
Fucilazione di uno chef non gradito
il Simplicissimus, 3.4.2024
Dopo molti mesi di strage finalmente si parla di singole persone uccise nella Striscia di Gaza, naturalmente, ” per errore” così come è stato detto in una conferenza stampa, mentre decine e decine di episodi analoghi dimostrano che queste fucilazioni informali sono la regola. Basterebbe per esempio prendere quello dei tre ostaggi israeliani colpiti dai soldati dopo essere fuggiti dai sequestratori di Hamas: stavano sventolando una camicia bianca e si erano tolti le magliette, ma sono stati freddati dai loro presunti liberatori. Comunque solo questo episodio ha fatto scalpore per la semplice ragione che non si trattava di palestinesi, dunque di non uomini per l’accoppiata Netanyahu – Biden, ma di occidentali e per giunta anche di un certo nome.
L’esercito israeliano ha preso d’assalto, non si capisce bene per quale motivo, i lavoratori del World Central Kitchen uccidendone sette tra cui – la foto ritrae due dei cadaveri- lo chef di fama mondiale Jose Andres. Forse non cucinava abbasta Kosher oppure il suo Wck un’organizzazione no-profit impegnata a fornire pasti in seguito a disastri naturali, dava fastidio ai sionisti?
A questo punto dopo che probabilmente sono state uccise più di 200 mila persone buttando bombe nel mucchio, i governi Australia, Regno Unito e Polonia, sempre così sensibili, hanno espresso la loro disapprovazione, turbati da questo episodio ed evidentemente solo da questo. E così Netanyahu ha capito l’antifona ha ordinato a uno dei suoi addetti alle pr di tenere una breve conferenza stampa per cercare di sostenere che si è trattato solo di un terribile errore. Ma certo, come si fa a non credere a un galantuomo come questo? Si è certamente trattato di un errore come per esempio il massacro di due anziane palestinesi uccise a colpi di fucile, mentre la più giovane aiutava la più vecchia ad andare al bagno. E’ solo un episodio tra mille che descrive un vero e proprio modello di condotta, altro che poche mele marce,
Del resto i palestinesi sono stati disumanizzati e dunque diventa facile ucciderli, come avvenne agli ebrei durante la seconda guerra mondiale: un processo psicologico elementare che i sionisti fanno finta di ignorare, mentre gli asini occidentali non sanno fare altro che portare bombe e ragliare.
Rettrice Polimeni, sterminare un popolo con le bombe e con la fame, compiere un genocidio, lede o no “principi, diritti e libertà altrui”?
Governo ed esercito di Israele fanno morire di fame la popolazione palestinese, una delle morti peggiori che sia possibile subire. Non ci sono davvero più parole nei confronti di tanta ferocia.
Allarme urgente per Marwan Barghouti, vittima dell’oppressione nelle carceri israeliane
Vita Terra Libertà, 19.3.2024
Nell’ambito della politica di punizione collettiva esercitata da Israele contro il popolo palestinese, i servizi carcerari israeliani hanno avviato una serie di misure che comportano trattamenti disumani e degradanti, repressione, tortura e persino casi di esecuzione sommaria contro i prigionieri politici, il tutto eseguito nella più completa impunità.
Dal 7 ottobre, Marwan ha subito attacchi aggressivi, punizioni arbitrarie e trasferimenti tra diverse prigioni. Le autorità carcerarie israeliane lo hanno sottoposto a trattamenti disumani, tra cui la reclusione in isolamento, tutti documentati. A metà dicembre, Marwan è stato trasferito illegalmente in isolamento; durante il trasferimento, il direttore del carcere di Ofer gli ha ordinato di inginocchiarsi e lo ha aggredito fisicamente quando si è rifiutato, procurandogli la slogatura di una spalla, senza che gli venisse fornita alcuna cura medica. Marwan è stato anche insultato e aggredito da detenuti israeliani, aggressione resa possibile dalle autorità carcerarie israeliane. Da allora e negli ultimi giorni, è stato aggredito fisicamente due volte all’interno della sua cella dalle guardie carcerarie, prima il 6 marzo e poi il 12 marzo. È stato picchiato e i testimoni hanno riferito che il suo volto era insanguinato in seguito all’aggressione.
Gli attacchi contro i prigionieri palestinesi sono parte integrante dell’assalto di Israele contro l’intero popolo palestinese, in particolare nella Striscia di Gaza.
Almeno 12 prigionieri sono morti a causa di maltrattamenti e torture solo negli ultimi 6 mesi. Il destino di molti altri prigionieri rimane sconosciuto.
Le ripetute aggressioni contro Marwan lo prendono di mira per ciò che rappresenta per il popolo e la causa palestinese e, nelle condizioni attuali, possono essere descritte solo come un’imminente e grave minaccia alla sua vita.
Comitato per la liberazione di Marwan Barghouti e degli altri prigionieri politici
Direi che non c’è davvero altro da aggiungere sul terrorismo degli sterminatori israeliani.
Ogni parola è insufficiente, è un balbettio rispetto alla misura del razzismo sionista, della sua ferocia.
Da: Gaza: il cibo come trappola per i massacri
il Simplicissimus, 1.3.2024
“In effetti pare che episodi di questo tipo si comincino a verificare spesso e che stia diventando un vero e proprio modus operandi dell’esercito israeliano, pare insomma che non si tratti di incidenti come si vuole fare credere: del resto tutto questo non avviene per caso visto che le consegne di cibo sono sotto il controllo delle truppe israeliane. In ogni caso sia i ritardi nel far passare i convogli umanitari, sia questi episodi sanguinosi che sembrano trappole appositamente allestite, mettono in luce senza alcun dubbio che Israele sta agendo in totale violazione dell’ordine della Corte Internazionale di Giustizia emesso a gennaio e che anzi cominci ad operare in un crescendo di ferocia da cui non sa e non può affrancarsi vista la radice razzista del sionismo”.
“Ieri un’orda di #israeliani di #destra è venuta a cercarmi a casa, minacciando i miei parenti stretti e costringendoli a fuggire in un’altra città, nel cuore della notte. Sto ancora ricevendo minacce di morte e ho dovuto cancellare il mio volo di rientro in #Israele. Ciò è accaduto dopo che media israeliani e politici #tedeschi hanno assurdamente definito come “#antisemita” il mio discorso in occasione della premiazione alla #Berlinale del cinema, discorso in cui chiedevo l’uguaglianza tra israeliani e #palestinesi, il cessate il fuoco e la fine dell’#apartheid.
Lo spaventoso uso improprio della parola “antisemita” da parte dei tedeschi — non solo per mettere a tacere i critici palestinesi di Israele, ma anche per mettere a tacere gli israeliani che, come me, sostengono il cessate il fuoco per porre fine al massacro a #Gaza e consentire il rilascio degli ostaggi israeliani — svuota la parola “antisemitismo” di significato e mette in pericolo gli ebrei di tutto il mondo. Dato che mia nonna è nata in un campo di concentramento in Libia e la maggior parte della famiglia di mio nonno è stata sterminata dai tedeschi durante l’#Olocausto, trovo particolarmente oltraggioso che i politici tedeschi nel 2024 abbiano l’audacia di utilizzare questo termine come arma contro di me, mettendo in pericolo la mia famiglia. Ma soprattutto, questo comportamento sta mettendo in pericolo la vita del co-regista palestinese del film, Basel Adra, che vive a Masafer Yatta sotto occupazione militare in una zona circondata da insediamenti coloniali violenti. Basel corre un pericolo molto più grande del mio. Sono felice che il nostro pluripremiato film, No Other Land, stia generando un importante dibattito internazionale su questo tema, e spero che milioni di persone andranno a vederlo quando uscirà nelle sale. L’abbiamo fatto proprio perché si aprisse un dibattito. Si può criticare duramente ciò che io e il Basel abbiamo detto sul palco, ma senza demonizzarci. Se il vostro senso di colpa per la Shoah vi sta portando a fare tutto questo, non voglio il vostro senso di colpa”.
Yuval Abraham יובל אברהם
https://twitter.com/TommasoFattori/status/1762816247442391524
[…] questi mesi in Palestina – nella striscia di Gaza e in Cisgiordania – è in atto un genocidio palese e terrificante. L’organizzazione Save the Children afferma che a oggi (febbraio 2024) […]
Si conferma ancora una volta la natura criminale degli Stati Uniti d’America.
Il filosofo e sociologo francese (ed ebreo) Edgar Morin parla del genocidio palestinese, denunciando con parole assai chiare la tragedia che colpisce i palestinesi e il tramonto dei “valori” occidentali:
https://twitter.com/i/status/1757971532218044827
La complicità con la soluzione finale, con il genocidio di Gaza, da parte del Governo Meloni, del Partito Democratico, dell’informazione, della più parte degli intellettuali e dei professori, delle “più alte istituzioni”, è la tragica conferma del vuoto politico e culturale dell’Italia contemporanea.
Sale a 27.478 il bilancio delle vittime a Gaza per l’aggressione israeliana
La Redazione de l’AntiDiplomatico
6.2.2024
“Il bilancio delle vittime degli attacchi indiscriminati di Israele contro la popolazione di Gaza è salito a 27.478 dopo 122 giorni di guerra.
Il portavoce del Ministero della Sanità di Gaza, Ashraf Al-Qudra, ha inoltre annunciato che finora sono rimaste ferite 66.835 persone e più di 7.000 risultano ancora disperse sotto le macerie.
Il portavoce ha dichiarato che nelle ultime 24 ore l’occupazione israeliana ha commesso 13 nuovi crimini contro i civili, a seguito dei quali hanno perso la vita 113 persone e altre 205 sono rimaste ferite.”
Il miserabile servilismo del governo Meloni – come di quelli della Gran Bretagna, della Germania, del Canada – ha interrotto su ordine di Stati Uniti e Israele gli aiuti all’l’United Nations Relief and Work Agency (UNRWA) sulla base di informazioni dei servizi segreti israeliani prive in gran parte di prove e fondamento. Come sempre.
L’UNRWA, un témoin indésirable ?
Le Monde Diplomatique, 2.2.2024
Se dall’interno stesso dell’occidentalismo si è arrivati a condannare in questo modo Israele, vuol dire che i crimini di questo stato sono ormai non soltanto evidenti ma anche ripugnanti.
Il documento si può leggere qui: Transatlantic Civil Servants’ Statement on Gaza
Tutti i 19.000 bambini e il loro defunti genitori sono ‘terroristi di Hamas’, così come i 12000 bambini assassinati.
La ferocia e le menzogne di Israele sono indicibili.
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L’Unicef ha reso noto il numero shock dei bambini orfani a Gaza
Alessandro Orsini, l’Antidiplomatico, 1.2.2024
A Gaza ci sono 19.000 bambini che rimarranno orfani o soli senza alcun adulto che si prenda cura di loro. 12000 bambini sono stati uccisi e più di 1000 hanno gli arti amputati, sempre per le bombe americane che Israele lancia su Gaza tutti i giorni. La Commissione europea è schierata compatta al fianco di Netanyahu. Israele dichiara che sta massacrando tutti questi innocenti perché deve difendere il proprio diritto a esistere che però nessuno minaccia perché Israele possiede centinaia di testate nucleari e può contare sull’esercito americano al gran completo. La verità è che Israele massacra tutti questi bambini non per difendere il proprio diritto a esistere, ma per rubare la terra ai palestinesi.
Come si può essere fieri dell’Unione europea?
(Dati Unicef riportati da BBC).
Il ripetersi della tragedia umana e dei suoi genocidi.
“Un colpo devastante al mito fondativo di Israele che si presenta come eternamente perseguitato, ma che ora è stato credibilmente accusato di aver commesso un genocidio contro i palestinesi a Gaza”.
Da: La strage continua, ma Israele distrugge il suo futuro
il Simplicissimus, 28.1.2024
Il giorno della cattiva memoria
il Simplicissimus, 27.1.2024
Tutti si accorgono del carico di ipocrisia che pesa sul giorno della memoria in cui si dovrebbero ricordare gli orrori del passato per non commetterli mai più e nel quale invece le vittime di ieri fanno sfoggio della medesima crudeltà pretendendo tuttavia di essere egualmente oggetto di commiserazione e soggetto di condanna della violenza razziale. Ma non è da oggi che il giorno della memoria sembra compromesso con squallide operazioni marketing culturale per così dire, vista la pretesa dei sionisti ( che non vuol dire affatto ebrei tout court e nemmeno askenaziti) di figurare simbolicamente come vittime universali e di rifiutare quella di carnefici reali e locali nei confronti di chiunque non voglia sgombrare il campo per fare spazio alla grande Israele.
Da qualche anno, questo pasticcio imbarazzante alla luce della logica e dunque ancor più rabbiosamente sostenuto, è diventato sempre più incongruo: a proposito di memoria ricordate perché questo giorno cade il 27 gennaio? Perché fu in questo giorno del 1945 che le truppe dell’Unione sovietica, quindi fondamentalmente russe liberarono Auschwitz, ovvero il più grande mattatoio dei nazisti. Certo anche qui si è tentato di cambiare il passato con l’aiuto di qualche pagliaccio che ha fatto liberare il il campo dagli americani, giusto per prendersi un oscar alla memoria della propria dignità svenduta. Però per oltre 40 anni questo continente accodato all’estremo occidente e alla sua barbarie nella quale la buona coscienza richiede necessariamente una cattiva memoria, si è scagliato prima contro il comunismo che aveva permesso tuttavia la grande vittoria sovietica, poi quando l’Urss è caduta è diventato maniacalmente così russofobo da sostenere i movimenti nazisti ucraini e in tutta l’Europa dell’Est, E allora che senso ha celebrare la liberazione di Auschwitz se si esaltano coloro che si allearono con quella perversa visione del mondo e si denigrano coloro che hanno posto fine al massacro? Tutto è così insensato da non essere niente, solo un flatus vocis di ometti che si perderà nel trambusto della storia.
Naturalmente non è una guerra, è un semplice assassinio collettivo, è un massacro perpetrato dal governo e dall’esercito di Israele.
La distruzione della storia e della memoria della Palestina…
…come propedeutica all’intenzione di Israele di “uccidere tutti i Palestinesi”; lo denuncia persino l’Unione Europea:
Da: Gideon Levy sulla bizzarra difesa alla CIG sul genocidio
l’AntiDiplomatico, 16.1.2024
Gaza, è genocidio?
“Come definire, in altro modo, i bambini moribondi sui pavimenti degli ospedali, alcuni dei quali non hanno più nessuno al mondo, e gli anziani civili affamati che fuggono per salvarsi la vita dall’incessante minaccia delle bombe che cadono ovunque?”
Una descrizione sintetica ed esatta della tragedia di un intero popolo.
L’immane tragedia di Gaza e della Cisgiordania va dissolvendo a poco a poco dei tabù consolidati, come quello che tace sulla storia dello stato di Israele, nato dal colonialismo anglosassone e dal razzismo sionista.
La ferocia del governo e dell’esercito di Israele va oltre ogni immaginazione.
Un testo di Giuseppe Gagliano assai breve ma chiaro e del tutto plausibile, che analizza l’ossimoro per il quale la guerra e il genocidio si trasformano magicamente nella “pace”:
–L’arte della comunicazione “ossimorica”
–Versione in pdf
Da: La soluzione finale per i palestinesi si chiama deportazione “umanitaria
di Clara Statello, l’AntiDiplomatico 4.1.2023
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Si scrive emigrazione volontaria, si legge eliminazione totale e definitiva dei palestinesi da Gaza. Israele ha finalmente annunciato la sua soluzione finale per il “problema”: la pulizia etnica attraverso il trasferimento dei residenti in altri Stati. A differenza dei nazisti, però, i ministri israeliani utilizzano termini più smart, come “reinsediamento”, “assorbimento” e “soluzione corretta”. Quando l’ultimo “emigrato volontario” avrà lasciato l’enclave, nessun palestinese rimasto sarà considerato innocente, un civile, un essere umano. La dottrina Dahiya verrà applicata fino alle estreme conseguenze. Su questo ci sono pochi dubbi.
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Da qui la “volontarietà”dell’emigrazione: la trasformazione di Gaza in una Auschwitz di corpi e macerie fornirà ai palestinesi la motivazione per andare via. Per il momento, Israele li massacra per liberarli da Hamas, quindi per il loro bene, secondo la ministra.
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Il parlamentare arabo-israeliano veterano Ahmad Tibi ha paragonato i progetti per Gaza di Smotrich e Ben Gvir, agli appelli nazisti per il “Lebensraum”.
L’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman, adesso leader del partito di opposizione Yisrael Beytenu, ritiene che lo spazio vitale di Israele non debba limitarsi a Gaza, ma estendersi a Nord.
[…]
In realtà l’esercito israeliano considerò l’evacuazione dei palestinesi da Gaza sin da subito. Anche per questo il Cairo dispose subito la chiusura del valico di Rafa. Il trasferimento forzato di civili dalla propria terra si può configurare come una deportazione in grave violazione del diritto umanitario internazionale, qualora perda il carattere di temporaneità e diventi definitivo. L’ONU ha già avvertito Israele. Ma i ministri e i diplomatici dell’unica democrazia in Medio Oriente non si sono mai preoccupati troppo delle istituzioni di Diritto Internazionale. Attualmente sembra non esserci alcuna forza politica, di diritto o militare che possa impedire ad Israele di portare a compimento la sua soluzione finale per Gaza.