L’Università di Catania, nelle persone del rettore Francesco Priolo e del direttore generale Giovanni La Via, mi ha sospeso dal servizio e dallo stipendio sino al 15 giugno 2022.
Sospeso non perché abbia commesso un reato, non perché sia venuto meno ai miei doveri d’ufficio, non perché non abbia svolto esami o lezioni, non perché abbia trattato persone, studenti, colleghi in modo non corretto.
Sospeso perché non intendo introdurre nel mio corpo delle sostanze che i ‘bugiardini’ delle aziende che le producono definiscono sperimentali e delle quali non si conoscono gli effetti di lungo periodo.
Sospeso perché, al di là della questione sanitaria, mi oppongo a una degenerazione politica assai grave che sta cancellando la Carta costituzionale, l’equilibrio tra i poteri, i diritti fondamentali della persona.
Sospeso perché non mi sono vaccinato.
Prima di prendere questa decisione ho chiesto alla ATS di Milano informazioni sulla vaccinazione, come previsto dalla normativa in vigore e come è mio diritto/dovere di cittadino. Non ho ricevuto risposte se non il rinvio alle FAQ di alcuni siti istituzionali, dove non ho trovato quasi nulla che riguardasse i quesiti che ho posto. Mi sono dunque sottoposto a un esame allergologico il sui esito è stata l’autorizzazione all’esenzione dalla vaccinazione. Ho inviato tale documentazione a Unict, aggiungendo inoltre un referto relativo ad altri problemi sanitari che rendono rischiosa la somministrazione del vaccino. Di tutto questo l’amministrazione non ha tenuto conto.
Le motivazioni della mia decisione sono dunque di natura anche sanitaria ma non solo. Ce ne sono altre che si possono riassumere nei due elementi che hanno sempre guidato -almeno spero!- la mia esistenza: l’amore per la conoscenza e per le libertà. Non intendo obbedire a ingiunzioni arbitrarie e tiranniche; cerco di conservare la coscienza dei miei doveri di essere umano, di cittadino e di professore.
Sento infatti come un dovere il rimanere fedele alla missione dell’Università, che consiste anche e specialmente nel costituire un luogo aperto e critico, atto a formare persone quanto più possibile libere e consapevoli; da due anni, invece, gli Atenei sono diventati delle caserme respingenti, discriminanti e chiuse non soltanto ai corpi ma anche e specialmente a ogni accenno di ipotesi, prospettiva, suggerimento, pensiero critico nei confronti dei dogmi politici travestiti da securitas sanitaria.
Quella in atto è anche una grave infodemia, che ha visto i media al servizio passivo e acritico di un potere la cui irrazionalità e paranoia canettiane mi sono sembrate sempre più evidenti. Nel corpo collettivo è in atto un’ondata di irrazionalismo, di propaganda, di miseria culturale e di tirannide sulla quale in questi due anni ho scritto centinaia di pagine in riviste, in volumi collettanei, sul mio sito. Probabilmente sulla base di questi interventi e testi, mi aveva anche contattato la redazione di un programma televisivo che si chiama Di martedì. Ho rifiutato cortesemente l’invito perché si tratta di situazioni trappola nelle quali a coloro che mettono in dubbio la narrazione dominante viene impedito di condurre e concludere ogni discorso sensato.
Rendo pubblici alcuni dei documenti relativi alla vicenda:
–la mia lettera all’ATS di Milano;
–risposta della Dirigente dell’ATS di Milano;
–avviso ricevuto da parte dell’Area Risorse Umane Unict;
–decreto di sospensione;
–lettera dei docenti italiani al governo in carica.
Il terzo documento l’ho ricevuto da un’entità «obbligo.vaccinale@unict.it», che si firma «Area Risorse Umane». A proposito di tale modalità di comunicazione un collega mi ha scritto giustamente questo: «La lettera di Unict è scandalosa non solo per il contenuto ma anche per la forma. Chi sono infatti le ‘risorse umane’? Come si fa a firmare un documento di questo tipo a nome di ‘Area Risorse Umane’? Nessuno, ovviamente, vorrebbe sottoscrivere a proprio nome una simile lettera, che nulla toglie alla penna e alla freddezza procedurale di Adolf Eichmann». Un’altra collega ha scritto: «Gli Atenei si sono macchiati intellettualmente, notificandoci queste sospensioni. E in modo profondo, una sottomissione orribile, che sarà una macchia indelebile. Non è la prima volta nella storia. Se gli dei saranno clementi, ci daranno la possibilità di vedere a breve la macchia venire alla luce». Al che ho risposto: «Sì, è una macchia di sottomissione all’iniquità, alla superstizione, all’infamia. Non è solo per ragioni personali che non lo dimenticheremo, che non potremo dimenticarlo, ma perché un atto come questo muta nel profondo ogni relazione dentro l’istituzione e il significato stesso dell’Università come luogo di ricerca, curiosità, scambio, libertà».
Aggiungo, tra i documenti relativi a questa vicenda, una lettera che avevo già pubblicato in questo sito, firmata anche da me e inviata da numerosi docenti italiani ai decisori politici, compreso l’ologramma ministra Messa; testo che era stato preceduto da analoghi documenti inviati dai docenti di numerose Università ai loro rettori. Tale lettera mi sembra infatti una sintesi eccellente della situazione istituzionale e giuridica.
Rispetto le posizioni di tutti su che cosa introdurre nel proprio corpo; spero che vengano rispettate dagli amici – degli altri non mi importa – anche le mie; chi vuole vaccinarsi lo faccia quante volte vuole o ritiene sia necessario, senza pretendere di imporre la stessa pratica a chi, per qualunque ragione, non intenda inocularsi.
Una soluzione sarebbe stata e sarebbe ancora ammalarmi, guarire e almeno provvisoriamente risolvere. Ma, nonostante l’abbia tentato in vari modi, non riesco proprio a prendere il Covid19. Che dei cittadini, ne conosco numerosi, vengano indotti a sperare di ammalarsi è uno dei segni più chiari della barbarie giuridica, esistenziale e sanitaria in atto.
Chiedo a chi avrà letto queste righe di non rispondermi (e sperabilmente neppure pensare) «non sei affatto discriminato, dipende da te; vaccìnati e tutto sarà risolto». Rispondere in questo modo significherebbe non aver compreso nulla di ciò che ho scritto e soprattutto sarebbe una triste testimonianza di asservimento interiore e concettuale, forse a questo punto inemendabile.
Al di là dei rischi che comporta e anche al di là del suo significato politico, accettare il comando iniquo di un’autorità perduta sarebbe per me un’azione senza senso. Non un’azione buona o cattiva, giusta o ingiusta, libera o imposta, opportuna o radicale. No, un’azione proprio senza senso, «una nonsenseria» (per parlare la lingua di Horcynus Orca). Qualcosa che non si può chiedere a chi ritiene che siamo dei dispositivi semantici, a chi dedica la propria esistenza alla filosofia.
[Addenda 1, 13.3.2022]
Ringrazio tutti coloro -studenti, amici, colleghi- che hanno voluto esprimere nei commenti pubblicamente la loro solidarietà e vicinanza. Vi ringrazio uno per uno, di cuore, anche per aver ritenuto necessario farlo, appunto, in pubblico.
Ringrazio anche i tanti -davvero tanti- che mi stanno scrivendo, chiamando, manifestando il loro sconcerto e il loro affetto. Prevedevo dei commenti amichevoli ma non in tale misura e modi. Evidentemente esiste nel corpo collettivo anche la percezione della insensatezza e dell’iniquità di ciò che stanno subendo tante, troppe, persone la cui unica colpa è avere dei dubbi, desiderare mantenere la sovranità sul proprio corpo, cercare di ragionare -ed eventualmente anche sbagliare- da sé e non come parte della propaganda mediatico-sanitaria.
Aggiungo qui soltanto due osservazioni.
La prima è un paradosso. In due anni di epidemia non ho preso alcuna precauzione, ho respirato senza maschere appena ho potuto, ho incontrato e abbracciato tante persone, ho toccato tutto, sono anche stato vicino a mia moglie che si è ammalata di Covid ed è guarita. Ma io non ho preso nessuna «variante». Sono insomma nei confronti del virus, per quello che si può vedere, «sano». E però non posso insegnare. Tante persone, amici e colleghi con tre dosi di vaccino si ammalano di Covid e prima che la malattia emerga entrano in Università (o in altri luoghi di lavoro) e si muovono liberamente.
La seconda osservazione prende spunto da un’amica che mi ha espresso il suo dispiacere aggiungendo «io mi sono vaccinata, ho preferito farlo. Non mi sono sentita lesa nelle mie libertà fondamentali». Le ho risposto ribadendo che chiunque lo vuole ha diritto di vaccinarsi più volte; la questione è obbligare chi non vuole. C’è un’enorme differenza tra le due cose. La mia amica, appunto, «ha preferito farlo»; io e tanti altri non abbiamo il diritto di «preferire non farlo».
[Addenda 2, 20.3.2022]
Ho ricevuto, per conoscenza, una lettera indirizzata agli Organi di Ateneo.
La copio qui sotto, con il relativo documento.
Alla cortese attenzione
del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Catania
Professore Francesco Priolo
e del Direttore Generale
Professore Giovanni La Via,
e p.c.
del Direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche
Professoressa Maria Caterina Paino
e del Professore Alberto Giovanni Biuso
Con la presente trasmettiamo in allegato una lettera sottoscritta dagli studenti del Dipartimento di Scienze Umanistiche e nello specifico dagli studenti di Filosofia e di Scienze Filosofiche.
La lettera è frutto di un sentimento comune che è maturato a seguito dell’avvenuta sospensione del Professore Alberto Giovanni Biuso, il quale non è a conoscenza dei contenuti di questa lettera.
In attesa di un Vostro cortese riscontro, l’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.
Gli studenti firmatari






La corte scientista e il fantasma del 1938: quando la ‘verità del momento’ cancella il diritto
da Corvelva
Con la sentenza n. 199 del 23 dicembre 2025, la Corte Costituzionale non ha semplicemente rigettato un ricorso, ha firmato l’abdicazione del Diritto in favore di un’inquietante “Scienza del momento”. Nel dichiarare legittime le compressioni delle libertà fondamentali, la Consulta ha sancito un principio devastante: se una scelta politica è supportata dalle evidenze scientifiche disponibili in quel preciso istante storico, allora è costituzionalmente valida. Poco importa se quelle evidenze siano parziali, contestate o, col senno di poi, fallaci. Ciò che conta è il timbro dell’esperto di turno.
È un ragionamento che fa correre un brivido lungo la schiena di chiunque abbia memoria storica. Se accettiamo l’assioma per cui “ogni scelta è legittima in virtù delle conoscenze scientifiche del tempo”, allora dobbiamo avere il coraggio intellettuale e morale di guardare nello specchio oscuro della nostra storia e ammettere l’inconfessabile: con questo metro di giudizio, anche le Leggi Razziali del 1938 erano legittime. Sembra un’iperbole? Un’eresia? Non lo è. È la rigorosa applicazione della logica giuridica appena sdoganata dai giudici delle leggi. Quando vennero promulgate le vergognose leggi razziali, non lo si fece appellandosi alla superstizione o al capriccio di un tiranno solitario; lo si fece brandendo la “Scienza”, con il supporto accademico, con i dati, con la “verità del momento”. Il 14 luglio 1938, sui giornali appariva il “Manifesto degli scienziati razzisti”. Non era un volantino di fanatici, ma un documento firmato da dieci cattedratici italiani, supportato dal gotha della medicina, dell’antropologia e della demografia dell’epoca.
Se la Corte Costituzionale odierna avesse dovuto giudicare quelle norme nel 1939 applicando il criterio della sentenza 199/2025, avrebbe dovuto dire: “Le leggi sono legittime perché si fondano sulle evidenze scientifiche disponibili al momento dell’entrata in vigore della norma”. Ecco l’orrore logico in cui siamo precipitati con questa sentenza.
La Costituzione è nata esattamente per impedire questo. È nata sulle macerie di quel totalitarismo “scientifico” per dire che esistono diritti inviolabili che nessuna scienza, nessuna emergenza e nessuna maggioranza di esperti possono toccare. La dignità dell’uomo non dipende dai risultati di laboratorio. La libertà personale non è una concessione revocabile in attesa di validazione peer-reviewed. Legando la legittimità costituzionale alla mutevole “scienza del momento”, la Consulta ha trasformato la Costituzione da scudo di roccia a banderuola al vento. Ha stabilito che i diritti non sono più intrinseci all’essere umano, ma sono subordinati allo stato dell’arte della tecnica.
Se domani la scienza dominante (o quella selezionata dal potere politico) decretasse che per il “bene collettivo” è necessario sopprimere, segregare o silenziare una categoria di cittadini, quale appiglio giuridico ci rimarrebbe, se la Corte stessa ci dice che la Scienza è fonte di legittimità suprema? La sentenza 199/2025 segna il passaggio dallo Stato di Diritto allo Stato di Scienza, dove il cittadino diventa suddito del dato statistico. La Corte doveva essere il guardiano che dice “No, qui non si passa”, anche se tutti gli scienziati del mondo dicono di passare. Invece, si è ridotta a fare il notaio del potere tecnico, dimenticando che la scienza cambia e si corregge, mentre le ferite inferte alla libertà restano per sempre.
C’è però un ultimo, schiacciante dettaglio che smaschera definitivamente la funzione politica di questa Corte. La scienza, per definizione, è universale: le leggi della biologia non cambiano varcando le Alpi. Eppure, norme così brutalmente liberticide, così pervasive e discriminatorie, sono state applicate con tale ferocia praticamente solo in Italia. Se la “scienza” imponeva davvero queste scelte come unica via obbligata, perché il resto del mondo democratico non ha seguito la stessa deriva estremista? La risposta è semplice: perché non era una questione di scienza, era una questione politica. Validando un’eccezione italiana che ci ha resi un caso unico e tragico in Occidente, la Corte non ha difeso la Costituzione o la salute pubblica. Ha difeso il Palazzo, certificando che in Italia i diritti valgono meno che altrove.
Frammenti di giustizia dentro l’infamia collettiva.

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COSA CI FU NEGATO: LA VERITÀ SULLA SINDEMIA E SULL’EMERGENZA INFINITA
Pino Cabras, 15.10.2025
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Oggi, 15 ottobre, ricorre il quarto anniversario di una misura infame: il Green Pass, che combattei in Parlamento e nelle piazze. Fu l’apice di un delirio giuridico che divise i cittadini, calpestò il lavoro e la dignità, e legittimò una segregazione senza precedenti.
Fu la più grave distorsione giuridica e sociale della nostra Repubblica: lungi dall’essere uno strumento sanitario, era semmai un mezzo di controllo politico che divideva i cittadini, violava libertà fondamentali e consolidava un’emergenza artificiale, priva di basi scientifiche che fossero in grado di reggere a serie obiezioni.
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A quattro anni di distanza, l’Italia non ha ancora avuto il coraggio di fare i conti con quel disastro, di riconoscere l’abuso e di chiedere giustizia per chi fu umiliato e privato del lavoro in nome di una falsa sicurezza.
All’inizio della sindemia Covid – un drammatico “stress test” che ha sconvolto intere società e snaturato quel che rimaneva delle democrazie – regnavano paura, confusione, un senso di assedio globale.
Anche chi, come me, faceva parte della maggioranza del governo, affrontava un fenomeno inedito: era possibile — persino inevitabile — commettere errori nella prima fase, quando il c.d. Comitato tecnico scientifico proponeva misure drastiche in un contesto d’incertezza, mentre Paesi diversissimi fra loro per regime politico e caratteristiche sociali convergevano tutti su misure di emergenza simili.
C’è stato perfino un momento in cui Teheran, Roma, New York, Mosca, Parigi, New Delhi e Tel Aviv erano contemporaneamente in confinamento. Regimi opposti per ideologia, struttura e interessi — teocrazie, democrazie liberali, autocrazie, economie pianificate o ultracapitaliste — convergevano nella stessa risposta sincronizzata, in nome di una paura condivisa.
Una convergenza mai vista nella storia, che allora sembrava temporanea ma che ha finito per modellare un nuovo paradigma politico globale: la normalizzazione dello stato d’eccezione, la gestione tecnocratica della società, la subordinazione della libertà al controllo sanitario.
Ma ciò che non era inevitabile — e accadde in Italia — fu la successiva trasformazione dell’emergenza in una nuova architettura giuridica a vocazione permanente, che sospese libertà fondamentali e normalizzò l’abuso di potere.
A tutti i cittadini, e pure a noi parlamentari di allora, fu negato di sapere: le informazioni reali erano filtrate, le autopsie vietate, i protocolli imposti. Imperava un maccartismo che rendeva impervia qualsiasi altra idea.
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Ora l’audizione parlamentare della professoressa Maria Rita Gismondo squarcia il velo, con anni di ritardo: ha raccontato che le intubazioni sistematiche furono causa diretta di migliaia di morti, che si trattò di malasanità indotta da protocolli errati, mentre i suoi avvertimenti restavano inascoltati.
Ha ricordato le autopsie eseguite di nascosto, che rivelarono gravi errori clinici, e l’assurdità dei tamponi riservati ai sintomatici, del panico organizzato, delle mascherine inutili, della censura contro chi osava dubitare.
Io rimasi allora in maggioranza solo per una ragione: bloccare l’adozione del MES, che avrebbe trascinato l’Italia nel destino della Grecia. Ci riuscii assieme ad alcune decine di parlamentari intransigenti, e la nostra azione fu fondamentale per impedire lo scenario mostruoso della distruzione finanziaria.
Ma quando la gestione Draghi portò l’emergenza a sistema — con green pass, obblighi e discriminazioni — non c’era più alcun margine di manovra. Creammo forse l’ultima vera opposizione parlamentare della Repubblica. Arrivò perfino il momento in cui fui potevo entrare in uno qualsiasi dei 47 parlamenti del Consiglio d’Europa tranne che in quello di cui ero membro. Il Draghistan era un’aberrazione tutta italiana, prigioniera di un racconto sempre più lontano dal vero.
Oggi la Gismondo conferma ciò che molti di noi denunciarono: non fu prudenza, fu una politica che scelse la paura come metodo di governo.
Leggo oggi sul sito di Unict l’ufficializzazione di una notizia della quale ero a conoscenza.
«Durante la chiusura estiva dell’Ateneo, nei giorni di Ferragosto, l’ex Monastero dei Benedettini è stato oggetto di un grave furto con conseguenti danneggiamenti agli impianti di climatizzazione, elettrici e di rete. Quanto accaduto ha reso temporaneamente inutilizzabili il “Coro di Notte” e le due sale adiacenti»
Fonte: DISUM/ Ripristino aule Monastero dei Benedettini ed ex cinema Experia, 5.9.2025
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Ai criminali come me venne impedito di entrare al Monastero, con bidelli/kapò assai zelanti.
Adesso può entrare chiunque – e non soltanto in agosto – a rubare e a minacciare. Qualche mese fa ho denunciato la cosa a direttore generale e rettore. A quella denuncia non è seguito, che io sappia, alcun provvedimento.
Un pensiero per Francesco Priolo, che sta giungendo al termine del suo mandato di rettore dell’Università di Catania.
Pensiero che si trova in un Meridiano Mondadori curato da uno studioso che a Unict ha insegnato ormai molti anni fa, Salvatore Silvano Nigro:
«È chiaro che è cosa molto comoda l’avere una scomunica da opporre ad una ragione»
Alessandro Manzoni, Fermo e Lucia, Mondadori 2024, pp. 32-33.
Quando la finiremo con l’Oms?
il Simplicissimus, 21.5.2025
Non sono un estimatore del governo Meloni, anzi di tutti i governi che si sono susseguiti da decenni a questa parte e considero, la politica politicante, ovvero quella di mera gestione – sorretta da slogan e da riflessi pavloviani – emanazione delle élite finanziarie che di fatto detengono il potere. Però sono rimasto favorevolmente impressionato dall’astensione dell’Italia sul piano pandemico dell’Oms cui si sono uniti altri dieci Paesi mentre un’altra sessantina non ha nemmeno partecipato al voto, circostanza questa che viene accuratamente nascosta al pubblico, per aumentare l’impressione di una inconsulta e isolata secessione insieme a Russia e Iran. Se ci si mette il fatto che gli Usa sono fuori da questa organizzazione non siamo poi così emarginati.
Naturalmente il governo Meloni ha agito esclusivamente in base all’innamoramento trumpiano della presidente del consiglio, ma in realtà esistono delle ottime ragioni per rimanere fuori da questo circo sanitario la cui gestione della pandemia è stata a dir poco disastrosa in tutte le sue fasi e in tutte le sue ispirazioni. Non voglio nemmeno prendere in esame le questioni più controverse, ma sta di fatto che questa organizzazione ha permesso l’uso sperimentale di sieri a mRna, frettolosamente messi a punto, di cui solo adesso si cominciano a vedere i pericoli, dopo averne constato la totale inutilità. Tra l’altro è sfuggito a questi attenti tutori della salute che nello studio presentato dalla Pfizer per l’approvazione del suo sieri figuravano 16 decessi nel gruppo vaccinato rispetto ai 15 del gruppo placebo e un rischio di gravi effetti collaterali più elevato del 36% nel gruppo vaccinato rispetto al gruppo di controllo. Inoltre ha gestito l’esclusione di cure che invece si sono rivelate efficaci e che comunque facevano parte da molti anni della farmacopea ufficiale dell’Oms, salvo essere demonizzati all’utimo momento. Infine è stato in prima linea nello spingere a misure di segregazione nefaste e inutili secondo la stessa scienza epidemiologica in vigore il giorno prima dell’annuncio pandemico, peraltro lanciato prematuramente e accompagnato da protocolli errati che hanno portato alla morte di molte persone. E oggi fa di tutto e di più per nascondere il vulnus che ha provocato.
Insomma il minimo che si può dire è che abbia agito come un’0azienda privata in vista di interessi che poco hanno a che fare con la sanità e che sono stati per prima cosa rivolti agli affari e allo sfruttamento politico della situazione. Non deve destare sorpresa perché l’Oms è gestito in questo modo e per accorgersene basta vedere da dove vengono i contributi volontari per il suo finanziamento che sono poi i più sostanziosi: il secondo contributore assoluto è Bill Gates, il quarto la Gavi Alliance, ovvero l’alleanza per i vaccini con interessi specifici nella loro vendita, l’ottavo la Banca mondiale, diretta emanazione della finanza internazionale di matrice nordamericana e il nono il Rotary international che raccoglie le fanterie del disegno politico sottostante al reset. Tra i singoli Paesi il maggiore contributore volontario è, guarda caso, la Germania, dove si sono svolte, già a partire dal 2019, le grandi manovre pandemiche con al centro la Biontech, microazienda sconosciuta, in perdita strutturale e gestita da due fratelli turchi, che avrebbe creato il vaccino contro il Covid poi gestito da Pfizer. Il condizionale è d’obbligo visto, tra altro. che nel novembre del 2019 Bill Gates investì 55 milioni di dollari in questa aziendina decotta, subito trasferita a Cambridge nel Massachussetts e quotata in borsa, come se egli sapesse che di li a poco avrebbe guadagnato miliardi.
Al di là di questo è fin troppo chiaro che l’Oms, gestito fra l’altro dall’ex ministro di un governo stragista etiope e dotato di un falsa laurea in biologia presa in un istituto fondato dalle suore comboniane che non funzionava da anni, è di fatto investito da interessi privati così forti, sia diretti che indiretti, che non può in ogni caso proporsi seriamente come gestore della salute globale. Tanto più che esso contribuisce a tenere la ricerca nelle intricate gabbie del profitto: se l’80 per cento della ricerca medica è pagata dalle case farmaceutiche è evidente che il sistema è distorto e il dibattito alterato. Dunque le astensioni sono un modo per spingere a una profonda riforma di un organismo che oggi rappresenta in ogni sua parte il declino della scienza piuttosto che il suo progresso. Certo l’idolatria del medico in popolazioni sempre più anziane e dedite al consumismo farmacologico, contribuisce in modo potente a nascondere queste realtà grazie a atteggiamenti e processi psicologici che nemmeno possono ingenui, ma piuttosto primitivi. È bastato che gli Usa uscissero dall’Oms per dotarsi di regole più severe per lo studio dei vaccini che costringono i produttori a e proprio pochi giorni fa la Fda americana ha annunciato che le autorità di regolamentazione non approveranno più i “vaccini” anti-Covid se non ci saranno dati di studi che dimostrino che non causano gravi conseguenze come insufficienza cardiaca e cancro. Le patologie che l’ondata di vaccinazioni sono all’origine aumento dell’aumento della mortalità in tutti i Paesi che hanno adottato e imposto i sieri ad mRna. Caso strano, ma emblematico di come vanno le cose l’annuncio delle dimissioni Peter Marks, un funzionario chiave della Food and Drug Administration proprio per l’approvazione dei vaccini , ha causato un crollo azionario per Moderna e Novavaz, altra azienda sovvenzionata da Gates.
Tutto questo per una certa parte politica è fascismo. Non mi soffermo nemmeno a dibattere queste cretinate, però se qualcuno prova immenso piacere a smacchiare i giaguari, non può giocare sulla pelle e sulla la salute di tutti.
La questione dei vaccini Covid19 può essere rimossa ma i loro effetti permangono e permarranno.
Chi è il più bugiardo?
il Simplicissimus, 12.2.2025
Lo abbiamo sentito tutti per mesi, anzi per un anno intero: tachipirina e vigile attesa. Illustri esperti, qualcuno con ville che mostrano i reali vantaggi del vaccino, ci hanno detto a profusione che quella era la strada corretta. Infiniti annunci sulle Tv e articoli sui giornali ci hanno bombardato con questo slogan e hanno continuato a farlo anche quando si è scoperta la vera azione del covid e che gli antinfiammatori, al limite la semplice aspirina, sarebbero stati assai più efficaci durante la vigile attesa, come profilassi casalinga . Anzi ricordo persino di aver sentito uno di questi esperti col camice bianco, invece di quello a righe assai più adatto a personaggi di questa risma, difendere accanitamente il paracetamolo (questo è il principio attivo, Tachipirina è solo un nome commerciale) proprio perché ha una piccola attività antinfiammatoria che invece non esiste, e riconoscendo con questa bugia l’errore commesso. Ebbene il responsabile di tutto questo l’ex ministro della sanità Speranza, ora fa abiura e dice che la singolare “non terapia” non era un prodotto del suo ministero e dei suoi “esperti”, bensì un’invenzione dei no vax. Si proprio quelli che non avevano voce in capitolo e che sono stati in ogni modo censurati, sarebbero però stati in grado di mettere in piedi una massiccia campagna in questo senso.
Dicendo questa immonda bugia, che proprio non ha senso e che fa affidamento alla memoria da pesce rosso degli italiani oltre che al loro granitico non voler sapere, Speranza cerca di allontanare da sé un calice che si farà sempre più amaro negli anni a venire quando, man mano, la cabala pandemica emergerà come il cadavere dell’annegato dalle profondità del mare di menzogne. Ma allo stesso tempo e in maniera inequivocabile denuncia se stesso e la propria azione riconoscendola come inefficace, erronea se non in certi casi letale. Sembra il pallido delinquente di Nietzsche che non è nemmeno all’altezza dei suoi atti.
In molti (milioni di italiani) non ci siamo vaccinati, e siamo stati sospesi dall’insegnamento e dal lavoro, poiché tutto questo lo sapevamo, lo avevamo compreso. Perché siamo persone intelligenti e libere.
Confido che anche nel caso di questa tragedia politico-sanitaria «il tempo sarà galantuomo».
Su Aldous (17.9.2024) Chiara Zanella ha formulato un bilancio molto bello e molto vero di una questione paradigmatica e tuttora presente nel corpo sociale: la questione dell’irrazionalismo e dell’esclusione sociale, che procedono insieme: «MISUNDERSTANDING».
L’amico, professore, storico della filosofia Giancarlo Magnano San Lio è morto ieri sera nella sua casa di Catania. Al di là dell’opera scientifica e didattica – un docente dalle cui lezioni si imparava con piacere – lo ricorderò sempre per i suoi modi da antico signore, una rarità.
Il 13 marzo del 2022, a seguito della mia sospensione dal servizio causata dalla mancata obbedienza all’ordine di vaccinarmi, il Prof. Magnano mi inviò il seguente messaggio:
«Caro Alberto, non entro nel merito della questione, sai che io ho purtroppo ben altro da lamentare riguardo storture e ingiustizie e che per ora ho scelto la via del silenzio, fino alla fine della vicenda. Ma ho scritto tutto,fatti e misfatti, perché la storia non perda niente di queste nefandezze, nel loro piccolo e per quel che valgono. Un giorno vedremo. Ma qui scrivo all’amico e alla persona che apprezzo e rispetto, prima ancora che al collega: considero una grave perdita per tutti la tua momentanea assenza dall’università e personalmente molto me ne rammarico. Ti giunga il mio abbraccio affettuoso e l’augurio di riaverti presto, nella comune convinzione che,nonostante tutto, dobbiamo continuare a credere e lavorare per un domani migliore. A presto, dunque!»
E questa la mia risposta:
«Grazie, caro Giancarlo, delle tue parole, della vicinanza, della fiducia. Anche questo male, anche tante insensatezze costituiscono il tessuto dei giorni. Spero che in un tempo non lontano potremo leggere la tua testimonianza su ciò che è stato fatto a te e all’Ateneo. Per quando riguarda me, mi dispiace soprattutto per gli studenti, che sono affranti e che credo siano stati privati di un loro diritto a seguire tre corsi i cui contenuti erano stati preparati da tempo. La loro vicinanza in questi giorni mi ha stupito».
Pubblico qui questa lettera perché è indirizzata allo stesso funzionario che mi sospese.
Fonte: “Il Monastero dei Benedettini è la sede delle scienze umanistiche o è un asset d’immagine dell’Ateneo?” Lettera aperta dei Professori Antonio Pioletti e Attilio Scuderi al Rettore
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“Caro Rettore,
stamane, venerdì 10 maggio del 2024, pensavamo, erroneamente, di poterci recare normalmente a lavoro presso la sede universitaria del Dipartimento di Scienze Umanistiche, all’ex monastero dei benedettini.
Giungendo, dato un dispiegamento di polizia degno di un G7, e l’impossibilità di lasciare i nostri mezzi anche nelle semplici vicinanze, abbiamo appreso con stupore che presso la nostra sede universitaria si teneva un convegno della Confindustria, con la presenza di figure istituzionali, non segnalato né dal sito dell’Ateneo né da quello del Dipartimento.
Entrando abbiamo capito subito che una normale giornata lavorativa sarebbe stata impossibile. Difficile l’accesso a studentesse e studenti, cosa gravissima (almeno nelle prime ore del mattino, che sono fondamentali); possibile a noi rispettando rigidi corridoi e percorsi individuati non sappiamo da chi, come e perché. Con restrizioni assurde, che ci hanno costretto a spostare riunioni, incontri e attività programmate da tempo.
Sorgono domande naturali.
Si può imporre a una struttura universitaria un simile stato di sospensione delle attività, con protocolli di sicurezza degni di forme di stato di polizia?
La struttura universitaria è luogo consono per eventi di questo tipo, che si prestano inoltre, in questo periodo (elemento ancor più grave) al rischio di propaganda elettorale?
Vi è un regolamento o un protocollo che regoli chi o cosa può essere ospitato nelle aule del sapere, della scienza, del dibattito paritario e aperto?
È sano e normale che le aule universitarie ospitino eventi di enti o associazioni di carattere privato, alle quali in taluni casi non possono accedere normalmente soprattutto studentesse e studenti, che sono la ragione prima della vita universitaria?
Il Monastero dei benedettini è la sede delle scienze umanistiche o è un asset d’immagine dell’Ateneo? Domanda questa cogente, dato che come sai la “richiesta” di spazi, la permanente presenza (anche a pagamento) di iniziative inadatte alle attività universitarie (tra cui un mulinare di banchetti e catering d’ogni tipo) pone problemi gravi all’ordinario e funzionale servizio che dobbiamo fornire al meglio.
Nella speranza che questi temi possano essere dibattuti nelle sedi opportune, confidando nella Tua sensibilità e certi di una Tua risposta, Ti salutiamo caramente.
Antonio Pioletti Professore emerito dell’Università di Catania
Attilio Scuderi Ordinario Di CRITICA LETTERARIA E LETTERATURE COMPARATE.”
Scopro oggi e per caso, a distanza di due anni dagli avvenimenti della primavera 2022, un articolo di cronaca relativo a questo evento.Coloro che sanno che cosa sia effettivamente accaduto a Unict, potranno farsi una loro idea della correttezza dell’articolo, il cui titolo mi inserisce in una categoria alla quale ovviamente non appartengo: non sono infatti un “docente no vax” (si sa, i media sono propensi alla semplificazione e alla banalizzazione) ma uno studioso che cerca di capire enti, eventi e processi nelle loro scaturigini profonde e sono un uomo che ama la libertà. Credo che la quasi immediata reintegrazione nell’insegnamento e ciò che lentamente ma inesorabilmente va emergendo a livello internazionale e politico sulla vicenda Covid testimonino che, insieme a tanti altri colleghi e cittadini, avevo visto giusto.
Il funzionario/rettore del quale si parla in questo testo aveva promesso e garantito, in vista della sua elezione, “un’università condivisa” e intessuta di ‘trasparenza’.
Il documento del Coordinamento Unico di Ateneo (CUDA) che qui pubblico afferma che tali promesse sono state disattese.
La velata trasparenza
[…] della libertà di parola, di movimento, di lavoro chi non li condivide (state pensando anche al Covid19 e alla cancel culture? state pensando bene). Il testo cerca di indicare la presenza dello spirito […]
Benissimo. “Non obbligatorio” ma pronto per tutti i cittadini fragili e responsabili.
Confido che i medici di famiglia e gli auspicabilmente risorti “hub vaccinali” vengano inondati di richieste di quarte dosi. Lo chiedo ai miei bravi concittadini.
Eh sì, le Università italiane sono diventate un ricettacolo di obbedienza e conformismo e tuttavia fingono che nulla sia accaduto, che non sia accaduta la sospensione, il licenziamento, la perdita del pane da parte di “cattivi soggetti” (compilando la dichiarazione dei redditi ho avuto la conferma della perdita di circa 5000 € a causa della sospensione che mi ha imposto l’università di Catania).
Studiano dunque tali cattivi soggetti del passato pur essendo attivi complici della discriminazione e delle punizioni dei cattivi soggetti del presente:
L’alterità tra storia e narrazione: streghe, stregoni, eretici e altri ‘cattivi soggetti’.
[…] il sospetto che si sono inoculati soltanto per obbligo, per paura delle sanzioni e di perdere il lavoro, per il condizionamento televisivo e non per convinzione, cosa molto grave dal punto di vista sia […]
Sottoscrivo: «Nessuno è al sicuro»
Documento degli Studenti Contro il green pass – Roma.
Per una vera giustizia
Eh sì, “hanno agito contro il diritto e contro l’umanità” ma anche contro l’intelligenza, la dignità, la libertà.
Hanno agito da servi impauriti e sciocchi.
Una sentenza, quella della Corte ormai incostituzionale, penosa. Ci sarebbe da avere compassione per dei giudici costretti a simili acrobazie verbali che precipitano in insensatezze logiche e ontologiche.
Le istituzioni si autonegano. Per un anarchico come me nulla di nuovo ma rimane la tristezza del dispotismo che cerca di legittimarsi ricorrendo anche all’inganno. Come sempre.
La storia si ripete: i kapò di ogni epoca e regime si sono sempre attenuti alle «disposizioni all’epoca vigenti».
…sei tranquillo, sei orgoglioso e soprattutto sei sano.
I nomi dei 75 senatori (e dei loro partiti) che nel dicembre 2022 hanno votato per mantenere la discriminazione, l’esclusione e la violenza verso i cittadini che hanno difeso l’autonomia dei propri corpi e la salute contro l’aggressione politica e mediatica dello stato italiano.
75 nomi da non dimenticare, che non dimenticheremo.
Un docente del Disum annulla le lezioni perché ha “contratto” il Covid19. Durante una lezione da lui tenuta al posto mio – perché io fui sospeso da Unict – dichiarò che si stupiva del fatto che io “non credessi nella scienza”.
Tre, forse anche quattro dosi e si è ammalato. Io nessuna dose e sono sempre stato sano.
«Stolto ostinarsi a migliorare gli stolti!/ Figli della saggezza, oh trattate i pazzi/ Proprio da pazzi, come si conviene!» (Goethe, Kophtisches Lied, in Sämmtliche Werke in vierzig Bänden, Cotta, 1855-1858, vol I. p. 103).
La stupidità, la tirannide, l’irrazionalità, il grottesco, lo schifo dello stato italiano.
Sì, devo ammettere che sono molto orgoglioso delle scelte che ho compiuto a proposito del vaccino Covid19 e dell’epidemia Sars-Cov2. Prima o poi morirò, naturalmente, ma ho mantenuto integro il mio sistema immunitario, vale a dire la più forte difesa della mia salute.
Scuse (come è doveroso).
Un testo del Dottor Luca Speciani
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E così dal 2 Novembre torniamo ad essere medici.
Grazie. Era un atto dovuto.
Essere stati tenuti ai margini dell’attività sanitaria per la sola colpa grave di avere mantenuto la mente libera dai condizionamenti dei produttori di vaccini e aver scelto di proteggere i nostri pazienti e le nostre famiglie, invece del nostro conto in banca, resta uno degli episodi più vergognosi della storia del nostro paese. Ora, vi prego, si passi alla fase successiva.
In primis pretendiamo delle scuse (non solo a noi ma a tutti coloro che sono stati obbligati a questa vigliacca sperimentazione pena la perdita del lavoro: sanitari, forze armate, insegnanti, studenti). Molti, tra questi, hanno avuto la vita distrutta da miocarditi, pericarditi, infarti, ictus, gravi recrudescenze erpetiche, cancri, malattie autoimmuni (quasi 5.000.000 di danneggiati nella sola Europa, dati Eudravigilance/EMA). Poi si passi ai risarcimenti. Equi e soddisfacenti, per chi ha perso lavoro, salute, affetti a causa della miopia (o della malafede) di tutti i complici di questo gioco allo sterminio che aveva il nome di “grande reset”, come teorizzato da Schwab a Davos.
Non pensino quindi i tanti complici di Speranza, modesto burattino nelle mani di “filantropi” assassini, di passarla liscia. Il ministrino non ha infatti agito da solo ma fiancheggiato da politici, giornalisti, virostar, CTS, magistrati, giornalisti. Che dovranno rispondere delle proprie omissioni (e dei loro conflitti di interesse) con il loro patrimonio. E dei loro omicidi con la perdita della libertà. I dati, ormai, sono infatti sotto gli occhi di tutti (bastino per tutti le ammissioni Pfizer all’UE) e solo un cieco può non vederli.
Patetici i colpi di coda da pesce agonizzante dei Mentana, dei Parenzo, dei Burioni, dei Fazio, delle Ronzulli. Leggere oggi i loro ridicoli passi indietro (si, beh, in parte è vero, però…) fa solo venire il vomito. L’ho scritto con chiarezza ne “I sacrificabili” con un anno di anticipo sui fatti: i burattini che hanno goduto, da beceri ignoranti, di fama ed esposizione mediatica supportando il regime, quando il progetto crolla diventano sacrificabili. È ciò che succederà al fantoccio Speranza, unico in aula con quel marchio d‘infamia chiamato mascherina, sui cui appalti ci auguriamo venga fatta presto luce, così come su tamponi e banchi a rotelle. Scandali degni del paese di Arlecchino e Pulcinella.
Se però pensano, sacrificando il pagliaccio di turno, di passarla liscia, si sbagliano. Come descritto nella conclusione de “I sacrificabili” (che aveva previsto tutto) saranno presto o tardi chiamati a rispondere delle loro malefatte. Chi con l’oblio, chi con la galera. Perché l’omicidio in questo paese è ancora un reato.
Dormite sereni, ragazzi de “La Sapienza” che manifestate oggi contro il fascismo, e che non vi siete accorti, giusto l’altro ieri, che veniva impedito ai vostri genitori di accedere al posto di lavoro (nel silenzio dei sindacati) e ai vostri coetanei di fare sport se non sottostavano al vile ricatto cui voi avete miseramente ceduto per poter continuare a godervi l’aperitivo. Non auguro a nessuno, una volta indegnamente laureati, di cadere sotto le vostre mani per la progettazione di un ponte o l’asportazione di una cistifellea. Ho vergogna per voi.
A noi, medici e sanitari coraggiosi, che non abbiamo avuto paura del potere e abbiamo affrontato a testa alta, senza escamotage, la perdita del lavoro e gli insulti dei minus habens, l’onore di aver rappresentato, insieme a uno sparuto gruppo di altri resistenti, la parte migliore di questo paese, che forse, un domani, anche grazie a noi, potrà ancora dirsi libero, fiero e sovrano.
Fonte: The Atlantic, 31 ottobre 2022
Guarda guarda…Le vittime di esclusioni, discriminazioni e violenze -ho visto i manganelli della polizia agire durante le manifestazioni- dovrebbero «perdonare» i loro aguzzini. E perché mai? Chi, come me e tanti altri, è stato discriminato e sospeso ha diritto a ottenere giustizia.
Danni incalcolabili, sì, i quali confermano che quanti hanno chiesto, approvato, preteso o difeso tali discriminazioni abusano della qualifica di democratici e sono invece esponenti dello Stato ambulatoriale che ha distrutto la Costituzione repubblicana.
Bene, speriamo che sia solo l’inizio.
Fonte:
Covid-19. Schillaci: “Verso un progressivo ritorno alla normalità” Bollettino settimanale dei dati e in via di definizione il reintegro in servizio del personale sanitario sospeso
Quello che avrebbe dovuto essere chiaro a molti, se non a tutti, che ‘vaccini’ preparati in pochi mesi non avrebbero garantito protezione a nessuno e sarebbero stati anzi pericolosi, adesso è confermato anche dai produttori di tali vaccini. E tuttavia siamo stati perseguitati per averlo pensato, per esserci rifiutati di avvelenarci.
In ogni caso sorrido a pensare quanta libertà e quanta intelligenza la filosofia regala a chi la pratica.
Da Le sette parti della notte
di Giorgio Agamben, Quodlibet, 16.9.2022
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Perché avete taciuto? Che i tempi fossero oscuri, che il crepuscolo regnasse in ogni luogo non basterà a giustificarvi. Perché avete taciuto? Anche se non riuscivate più a distinguere la luce dalle tenebre, almeno questo avreste dovuto dirlo, dovevate almeno gridare nel crepuscolo, nell’ora incerta fra cane e lupo. Il vostro non era il silenzio di chi sa di non poter essere ascoltato, di chi nell’universale menzogna ha qualcosa da dire e per questo si fa avanti e tace. Il vostro era il silenzio connivente di chi nella notte tace perché così fanno tutti. «È vero – direte – era ingiusto, ma ho taciuto, perché tutti tacevano». Eppure la menzogna parlava e voi l’avete ascoltata. E il vostro silenzio copriva anche la voce di chi nonostante tutto provava a parlare, a far uscire dal suo mutismo la terza parte della notte.
Sono stato personalmente discriminato, danneggiato e offeso dalle decisioni politiche del ministro Speranza e del suo governo. Condivido quindi la richiesta che di tali decisioni costui renda conto.
Per milioni di cittadini ricorrono tali anniversari.
Mi è stato impedito di entrare nel mio Dipartimento (il Disum di Unict), nel mio studio, nelle aule. Mi è stato proibito di fare lezione. Mi è stato tolto lo stipendio senza aver commesso reati.
Non lo dimenticheremo. Mai.
Crimini da non dimenticare, affinché non si ripetano.
Un anno fa, 6 agosto 2021, entrava ufficialmente in vigore in Italia una normativa volta all’esclusione e alla discriminazione dei cittadini in base alle loro idee e alle loro azioni sul corpo e sulla malattia.
Neppure io dimenticherò chi ha voluto tale normativa e chi se ne è fatto attivamente o passivamente complice.
Sì, è iniziato tutto con il Covid, con il conformismo e il terrore, con stampa e tv vendute, con la scienza dissolta.
Riporto qui la lettera ai suoi alunni di una collega che insegna al Liceo.
Subito dopo si può leggere un disvelante intervento dello scorso 30 marzo di FEDERICO D’INCÀ, Ministro per i Rapporti con il Parlamento – Gruppo parlamentare 5 Stelle.
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Care ragazze e cari ragazzi,
come saprete dal 1 aprile 2022 i docenti non vaccinati torneranno a scuola. La sospensione prevista per 6 mesi è stata ridotta a 3 mesi e questa è un’ottima cosa in quanto riprendere a lavorare significa riprendere lo stipendio e tutti i contributi ai fini pensionistici e di tassazione negati in questi tre mesi. Però non mi sarà concesso di tornare in classe a farvi lezione ma sarò demansionata, mi occuperò della didattica del nostro liceo. Lo Stato non vuole (nonostante il tampone che dovrò fare ogni due giorni fino a fine aprile e poi non si sa) che io stia a contatto con voi. Perché dunque, visto che il tampone negativo garantisce la sicurezza sanitaria mia e vostra? Perché io non posso stare in classe con i miei allievi a fare lezione e invece posso stare in segreteria con altre persone a lavorare? Ve lo spiego con la mia idea intuita da subito e con quanto confermato dal Ministro Bianchi in parlamento (vedi link in fondo).
Il primo punto è l’evidente e innegabile punizione che si deve infliggere a chi come me ha fatto una libera scelta dettata da innumerevoli dubbi che poi, purtroppo, si sono rivelati veritieri. Tale punizione però non serve solo ad infliggere una pena a chi, secondo loro (perché queste leggi sono anticostituzionali), ha violato la legge ma serve soprattutto come esempio “educativo” per voi alunni.
Sì, perché io non devo apparire ai vostri occhi come la prof. che ha resistito al ricatto per tenere fede alla propria e autentica scelta fatta di studio, ricerche e verifiche in più di un anno con tutto lo stato d’animo che ne può derivare, ma come colei che, disattendendo al volere imposto da un regime totalitario, viene demansionata dall’attività di docente e sbattuta (concedetemi il termine) a fare il lavoro di segretaria. Senza nulla togliere alla dignità lavorativa di un addetto di segreteria o altro, lo Stato preferisce togliere un buon docente e pagarne anche un altro in più, sottraendo i fondi al fondo d’istituto e farmi svolgere una mansione di cui non è certo la materia per la quale io ho studiato tanti anni e di cui ho un’esperienza sul campo di più di 25 (vedi cv in allegato).
Un altro punto essenziale è che il docente riammesso in servizio non deve in nessun modo formare un allievo al libero pensiero, all’autonomia e alla critica, cosa alla quale, come ben sapete, io tengo molto e della quale ho sempre comunicato a voi la mia “mission” di insegnante, oltre la materia specifica di indirizzo. Lo Stato sa bene che i docenti come me pensano e agiscono diversamente dalla massa e voi non dovete diventare così; voi dovete capire che se in futuro farete così come me, sarete puniti, questo è il forte messaggio. Quindi dovete essere formati ad ubbidire e accettare qualsiasi cosa vi venga imposta di fare, a prescindere dalla volontà individuale e anche dalle leggi che i nostri padri hanno scritto e per le quali hanno anche combattuto. Insomma, non dovete avere un pensiero autonomo e libero e se ne avrete uno, sarete puniti.
Alla luce di tutto ciò, io vi invito con tutto il cuore e il bene che vi voglio, a riflettere da soli e a valutare tale provvedimento emanato con il decreto legge n.24/2022 che determina anche le regole di riapertura dopo il termine dello stato di emergenza. Vi esorto a verificare sempre e autonomamente tutto ciò che vi viene detto, io a scuola ho imparato questo. All’inizio si fa un po’di fatica ma poi diventa una necessità. L’autonomia di pensiero, il pensiero critico, sono qualcosa di estremamente importante nella vita e in tutti i campi della vita stessa. E’ importante per voi per valutare e fare le scelte giuste per ciò che siete e sarete, è importante per tutte le relazioni, per il lavoro, per la musica e per la libertà.
A voi la scelta ora e in futuro, la scelta di “essere o non essere”.
Io sarò sempre al vostro fianco a supportarvi ogni qual volta ne avrete bisogno, perché voi siete sempre i mei allievi e i veri innocenti di tutta questa brutta storia e che stanno pagando il prezzo più alto, più alto anche del mio.
Anche se a scuola non ci vedremo, vorrà dire che ci vedremo fuori magari andandoci a mangiare una bella pizza all’aperto.
Vi voglio bene
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Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 668 di mercoledì 30 marzo 2022
FEDERICO D’INCA’, Ministro per i Rapporti con il Parlamento [Gruppo parlamentare 5 Stelle. Signor Presidente, colleghi deputati, rispondo agli onorevoli interroganti sulla base degli elementi forniti dal Ministro dell’Istruzione, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna. Il decreto-legge n. 172 del 2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 3 del 2021, ha esteso a partire dal 15 dicembre 2021 l’obbligo di vaccinazione contro il COVID-19 anche al personale scolastico e ha disposto che l’inadempimento dell’obbligo vaccinale avrebbe comportato fino al 15 giugno 2022 per il personale interessato la sospensione dell’attività lavorativa e la mancata corresponsione della retribuzione e di altro compenso o emolumento comunque denominati. Lo scopo principale della misura era quella di incentivare il più possibile la campagna vaccinale in corso, anche a costo di una conseguenza molto pesante per il personale che avesse scelto di non vaccinarsi.
Con il miglioramento del quadro epidemiologico, testimoniato dall’uscita dallo stato di emergenza, il Governo ha valutato l’opportunità di rivedere le misure di contenimento e, soprattutto, le loro molteplici conseguenze. Con il decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, il Consiglio dei Ministri ha unanimemente deciso di mantenere fino al 15 giugno 2022 l’obbligo vaccinale. Nello stesso tempo, però, ha ritenuto di eliminare la sospensione dal servizio per coloro che non ottemperano all’obbligo, superando la severa implicazione di non riconoscere neppure il cosiddetto assegno alimentare. Peraltro, sottrarsi all’obbligo vaccinale per gli insegnanti ha una peculiare conseguenza: la vaccinazione costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni. Di qui l’utilizzazione del docente non vaccinato in attività di supporto alle istituzioni scolastiche, quali, a titolo esemplificativo, le attività, anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, e la conseguente sostituzione per l’attività didattica con supplenti. La motivazione di tale disposizione risiede nella speciale rilevanza che la figura del docente ricopre all’interno della comunità educante. La disposizione coniuga, infatti, due esigenze: quella di attenuare le conseguenze di inadempimento all’obbligo vaccinale senza deflettere, però, rispetto al principio di responsabilità dei docenti dinanzi agli alunni. Come correttamente osservato dall’interrogante, la violazione di un obbligo non può restare priva di conseguenze. Si tratta, dunque, di un messaggio forte e coerente, che si è voluto dare ai nostri giovani. Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fondano le comunità nelle quali sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo; per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio tra il diritto dei docenti non vaccinati di sostenersi e il loro dovere di non smettere mai di fornire il corretto esempio.
Tale decisione risponde peraltro anche all’esigenza di garantire il diritto alla salute agli alunni e alle alunne delle classi non vaccinati e ai fragili e agli stessi docenti non vaccinati, nonché di meglio preservare la continuità didattica. In ultimo, relativamente alla copertura finanziaria delle sostituzioni dei docenti non vaccinati, quantificati in circa 3.800 unità, in questa prima fase abbiamo dovuto utilizzare quota parte del Fondo per la valorizzazione dei docenti e vi è l’impegno dell’Esecutivo per integrare le risorse di tale Fondo.
fonte: Camera de Deputati
Miserabili sostenitori dello Stato etico.
Da molti anni ormai troppi dirigenti (presidi) delle scuole mostrano disprezzo e odio verso i loro insegnanti.
Qui sono arrivati proprio all’infamia dei più fanatici kapò.
Marche, docenti universitari contro il “cappio” del Green Pass: “Nessuna base scientifica per l’obbligo vaccinale”
(25.3.2022)
“Numerosi docenti, ricercatori e personale tecnico e amministrativo degli Atenei di Ancona, Camerino, Macerata e Urbino, dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e dell’ISIA di Urbino hanno condiviso una lettera aperta ai propri Rettori e Direttori, dichiarando di prendere formalmente le distanze dal provvedimento di sospensione dal lavoro e dello stipendio dei colleghi che, per vari motivi, hanno deciso di non iniziare o completare la profilassi anti-SARS-CoV-2”.
È quanto dichiara, in una nota, il professor Vincenzo Cuteri, referente Movimento Universitario contro le Discriminazioni che definisce il Green Pass come un “cappio”. I firmatari della lettera ritengono “fortemente ingiusta, sproporzionata e discriminatoria tale misura punitiva, che è lesiva della dignità, della libertà, dei diritti fondamentali dell’uomo e soprattutto del diritto al lavoro”.
“Non vi sono basi scientifiche per l’obbligo vaccinale dei lavoratori dell’università, peraltro in un contesto di basso rischio” aggiunge il professor Vincenzo Cuteri “Tale provvedimento non garantisce una maggiore sicurezza contro la diffusione del virus nell’ambiente di lavoro, perché anche i vaccinati come i guariti possono diffondere il virus”.
I firmatari chiedono ai Rettori marchigiani di “discutere le proposte avanzate e di trovare una soluzione che permetta ai dipendenti sospesi e deprivati dello stipendio di essere totalmente reintegrati, anche in considerazione del fatto che già numerose sentenze hanno dichiarati illegittimi i provvedimenti di sospensione”.
“La raccolta firme è ancora in atto – conclude Cuteri -, pertanto i docenti e il personale tecnico e amministrativo che condividono gli assunti del Movimento Universitario contro le Discriminazioni sono invitati a contattare i Coordinatori della propria sede di appartenenza”. Per l’Ateneo di Macerata la coordinatrice del movimento di protesta è la professoressa Clara Ferranti, mentre per l’Ateneo di Camerino è lo stesso Cuteri.
Dal Dottor Claudio Gullotta
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La mia Pec del 17/3/22 all’Ordine dei Medici di Catania in risposta alla sospensione. Al sig. Presidente dell’Ordine dei Medici di Catania
Ai sig.ri Consiglieri dell’Ordine dei Medici di Catania
Apprendo non con sorpresa, ma con amarezza, la sospensione da quest’Ordine dei Medici, dopo anni di riservata, ma dignitosa, carriera di medico ospedaliero nel ruolo di Anestesista Rianimatore. Oggi non esercito più, essendo in quiescenza, pertanto la vostra decisione in obbedienza ad una legge dello stato non mi lede materialmente, ma solo moralmente.
La legge che impone l’obbligo di vaccinazione anti Sars-Cov2 ai sanitari suppongo derivi da una scelta, condivisa solo da pochi Paesi europei, a salvaguardia dei pazienti. Purtroppo, lo sottolineo, i fatti e i lavori scientifici hanno dimostrato che la vaccinazione non impedisce il contagiare e il contagiarsi. Ma la legge è stata fatta solo per la salvaguardia dei pazienti? Se ciò fosse vero decadrebbe il motivo di mantenere sospesi i medici non vaccinati, ma guariti dalla Covid19. In ogni caso, io quali pazienti dovrei salvaguardare se non esercito più la professione dalla data del pensionamento? Lo attesta il non avere alcuna partita IVA aperta.
Mi rendo conto di avere disobbedito ad una legge dello stato, ma l’obbedienza è sempre una virtù?
Se lo chiedeva anche Don Milani nel suo libro dal titolo “L’obbedienza non è più una virtù”. Si riferiva all’obbedienza cieca, acritica, quella che può successivamente anche lasciare pesi sulla coscienza.
Tengo a precisare che ho sempre riconosciuto l’utilità dei vaccini tradizionali, quelli che usano meccanismi d’azione sufficientemente sperimentati e che danno immunità, anche se non illimitata.
Altresì avrei dovuto obbedire perché, oltre al governo, “lo dice la scienza”; ma neanche ciò è stato sufficiente, non avendo compreso a quale scienza si riferisca il dettame. A quella che è divenuta dogma e ostaggio di alcuni governi, di cui il nostro non è secondo a nessun’altro, oppure a quella che ho studiato all’università dove il dubbio costruttivo ne era l’essenza e rappresentava la tutela dei pazienti?
Se la scienza è divenuta dogma, io la ricuso, ho già la mia religione.
Se la scienza è divenuta serva della politica che impone, nel suo nome, restrizioni di tipo socio-amministrativo, io la ricuso.
Se la scienza è divenuta fonte di ricatto lavorativo popolare con estorsione di consensi, io la ricuso.
Se la scienza è divenuta fonte di discriminazione e divisione sociale, io la ricuso.
Se la scienza è divenuta preclusione della dignità e delle libertà individuali, io la ricuso.
Se la scienza è divenuta ostacolo al medico nel potere curare i pazienti in scienza e coscienza anche con farmaci in uso dalla farmacopea italiana, io la ricuso.
Se la scienza è divenuta prigioniera delle decisioni di venti membri del CTS blindati a qualsiasi dialogo e confronto con i colleghi, io la ricuso.
Se la scienza è divenuta esclusiva proprietà di lobby farmaceutiche, io la ricuso.
Solo oggi capisco e sperimento come in nome dei dogmi, quando esasperati come in questo periodo, nei secoli l’umanità sia potuta andare incontro a periodi di grande oscurantismo.
Se in un prossimo futuro (forse il 16 giugno) il governo Italiano decidesse di ritornare in regime democratico con relativa decadenza dei vostri obblighi nel dovere sospendere colleghi che, come me, ponendosi dei dubbi si sono astenuti dall’obbedire ciecamente, accetterò con piacere la riammissione a quest’Ordine dei Medici di Catania.
Se così non fosse, vi ringrazio e mi congedo dopo un viaggio, durato quarant’anni, che ho percorso insieme a questo Ordine.
Distinti Saluti
dott. Claudio Gullotta
Grazie ancora a tutti coloro che hanno aggiunto le loro voci di amicizia e di stima nei mei confronti, qui in pubblico e in privato.
Informo di aver ricevuto ieri (19.3), per conoscenza, una lettera indirizzata agli Organi dell’Ateneo di Catania. Chi volesse leggerla, la può trovare come Addenda al testo.
Egr. Prof. Biuso, come altri studenti del Corso di Laurea in Scienze Filosofiche, avrei iniziato a seguire le Sue lezioni di Filosofia delle Menti Artificiali. Mi dispiace molto per quello che sta accadendo: condivido la sua posizione e desidero esprimerLe tutta la mia solidarietà, come affermazione di libertà e fraternità umane.
Un cordiale saluto, Carmelo
Caro Professore,
non posso aggiungere nulla nè ai commenti che mi hanno preceduto, nè alle parole e che le ho rivolto in altre sedi, se non questo pensiero di Irvin D. Yalom, tratto da “Le lacrime di Nietzsche”:Ogni individuo deve scegliere la verità che è in grado di tollerare. Non so se quel “deve” è sempre lecito, ma senza dubbio è un fatto che le persone fanno questa scelta, e quasi sempre al ribasso. Se ci troviamo in questa pagina a scrivere, vuol dire che anche noi abbiamo fatto la nostra scelta e che la nostra soglia di tolleranza è molto alta. Ed è esattamente a questo che serve la filosofia.
La collega Chiara Zanella è stata anche lei sospesa dall’insegnamento.
In un lucido e implacabile articolo apparso oggi su Aldous analizza le forme dell’esclusione e pone alcune domande. Ne consiglio vivamente la lettura: La libertà di alcuni.
Qui sotto l’incipit e un brano del testo.
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Vivere da paria in una società che sembra promuovere l’accoglienza e l’integrazione è un’esperienza degna di nota, soprattutto se tale status deriva dall’esercizio di quella stessa libertà di pensiero che fino a poco prima connotava l’appartenenza a cerchie culturali vivaci e significative.
Che pensare criticamente fosse un mestiere pericoloso, si poteva intuire da tempo; eppure lo choc per la rapidità con cui si è passati dalla profilassi all’esclusione resta innegabile e solo a fatica si può tentare di integrarlo nel nostro comune vissuto di animali sociali. Più ancora, se possibile, sconvolge l’assoluta cecità, rispetto a tale fenomeno, di molti compagni di viaggio, inspiegabilmente incuranti dello stato delle cose che, nella migliore delle ipotesi, registrano passivamente, mentre nella peggiore appoggiano; persone che, senza apparente disagio, o hanno distrattamente integrato una narrazione lacunosa, ossessiva e spesso illogica senza lasciarsi adombrare dal benché minimo dubbio, o l’hanno tacitata sotto l’effetto di magniloquenti idee affastellate in forma di ideologia.
Nella fattispecie, in che senso un farmaco che non immunizza e non impedisce il contagio dovrebbe essere somministrato erga omnes allo scopo impossibile di “prevenire la diffusione del virus SARS-Covid-2” (come recitano i tanti DPCM trasformati in Legge da un Parlamento esangue)?
Questa domanda capitale precede tutta una serie di ulteriori possibili domande: perché scegliere di chiamare vaccino un farmaco che non si comporta come tale, tanto da doverne modificare il lemma in modo preventivo? Perch poggiare tutto l’impianto sanitario solo su questo ritrovato farmaceutico? Perché puntare solo sulla medicina sperimentale (precisa, ma costosa, lenta, inapplicabile durante le emergenze) e umiliare quella clinica? Perch negare i capisaldi dell’immunologia non riconoscendo la rilevanza
dell’immunizzazione naturale, che da sempre spegne le epidemie?
Egr. prof. Biuso, desidero esprimerLe massima solidarietà. Questo accanimento è insostenibile e il clima di indifferenza in cui tutto ciò avviene è inquietante.
Spero che venga reintegrato presto, aspettavo con impazienza l’inizio delle sue lezioni a cui non vorrei rinunciare.
Caro Alberto,
Sai bene che io sono favorevole ai vaccini che ho accolto con un senso di sollievo, anche per quanto accadutomi personalmente. Sin dall’inizio abbiamo vissuto questa vicenda in modo differente e, per certi aspetti, opposto. Eppure abbiamo sempre dialogato serenamente e amabilmente. Non vedo lo stesso atteggiamento intorno a noi. Il mondo si è radicalizzato in due estremismi di cui osservo con orrore le esagerazioni. Abbiamo mantenuto questo atteggiamento dialogico anche nella direzione scientifica di Vita pensata: il diritto di esprimersi, di scegliere, di comprendere, se espresso teoreticamente, trova spazio nella nostra rivista che rimane un luogo di libertà. Ammiro il tuo coraggio, perché di coraggio si tratta, anche se tu rimani sempre sorridente agli occhi e alle orecchie di chi ti ascolta. Ho letto questa nota con profondo dolore e ti sono vicina perché sei un grande filosofo e, come tale, meriti di rimanere al tuo posto. Per di più, da quel che leggo, hai l’esenzione per motivi sanitari, dunque il rischio sarebbe troppo alto per te, a fronte di un beneficio di cui nessuno, tranne te, potrebbe giovarsi. Untore tu? Direi che siamo oltre. Gli interrogativi che mi pongo sono altri. Cui prodest? A nessuno. Cui nocet? La risposta è sotto gli occhi di tutti.
Ti abbraccio,
Giusy