Blog «Impossibile che le sembri grande»

«Impossibile che le sembri grande»

«E Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’» (Genesi, 1, 26). Di fronte alla presunzione e alla tracotanza di chi si crede addirittura immagine di Dio, quanto più saggia suona l’ironia dei Greci. Con quale senso di esultanza e di liberazione Nietzsche dichiara «allora mi ricordai delle parole di Platone e le sentii tutt’a un tratto nel cuore: Tutto ciò che è umano non è, in complesso, degno di essere preso molto sul serio; tuttavia…» (Umano, troppo umano I, af. 628); il brano platonico così si conclude: «…bisogna pur occuparsene, per quanto possa essere un compito ingrato» (Leggi 803 b).
Rispetto al regno sterminato dell’essere, al filosofo platonico la natura umana non può che apparire insignificante: «E a quella mente in cui alberga la possibilità straordinaria di vedere tutto il tempo e tutto l’essere, quanto pensi che possa sembrare grande la vita di un uomo? – Impossibile che le sembri grande, disse» (Repubblica 486 a).
Sì, impossibile che le sembri grande. La vita di ciascuno e la vita della specie. Anche perché «le nostre mani, la conformazione del bacino, la posizione degli occhi, il tipo di metabolismo, la struttura del nostro apparato gastroenterico parlano di una posizionalità adattativa e non di un’immagine della divinità» (Roberto Marchesini, Contro i diritti degli animali? Proposta per un antispecismo postumanista, Edizioni Sonda, 2014, p. 61).
Anche questo è la scienza, anche questo è la filosofia: un paziente ricondurre ogni volta il bambino umano, che si crede il re del mondo, alla sua misura di ‘posizionalità adattativa’ dentro lo sconfinato splendore della materia.

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Senza essere un filosofo, senza avere tante conoscenze, anch’io penso come te, caro Alberto. Ho pensato: “sì, purtroppo bisogna occuparsene” almeno per sottrarre il bambino umano alla presunzione di sentirsi “il re del mondo”. Il mio bambino,diventato ragazzo, ama i cani, i gatti, le galline, i colombi…più dei suoi compagni di scuola. Piange e prova dolore per la morte di uno dei suoi amici animali come se fosse la morte di un umano. Sono riuscita nel compito, senza essere filosofo, a sottrarlo alla nullità del moderno Homo sapiens?

A me pare che l’Uomo abbia una sua grandezza (autocoscienza, capacità artistiche e creative, possibilità di fare il male e/o il bene etc. non sono proprio cose da nulla), ma dicendo che è ad immagine di Dio non gli si fa proprio un complimento.
Voglio dire che se dobbiamo giudicare Dio dalla creazione (stiamo ipotizzando che esista davvero, ovviamente), ha delle lacune etiche così grandi che non riesco ancora a capire come mai chi crede in Lui lo ama e non riesce a criticarlo.

io credo, caro Alberto, che i filosofi più grandi spesso hanno intuito verità che la scienza attuale più avanzata, viene confermando sempre più

in particolare riguardo l’unitarietà qualitativa (mi se perdoni la formula un po’ spiccia) del fenomeno vita

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