Heinz Schmerschneider
Nietzsche. Der Wanderphilosoph
Mitteldeutscher Verlag
Halle, 2018
Pagine 48
Chi più di Nietzsche – Wanderphilosoph, filosofo errabondo e nomade – potrebbe costituire l’argomento di una collana dal titolo «Philosophie für unterwegs / Filosofia per gente in cammino»?
Nelle sue poche e agili pagine Heinz Schmerschneider è riuscito a restituire un’immagine certo veloce ma non banale e non errata di un filosofo il quale «will kein System bauen, kein Lehrbuch und keine wissenschaftliche Abhandlung zu einem Thema vorlegen, sondern in fundierter Forme seine Meinung mitteilen / non intende costruire un sistema, proporre un libro di testo o un trattato scientifico su un certo argomento, ma piuttosto comunicare il suo pensiero in una forma e in un modo ben fondati» (pp. 29-30).
Il volumetto ripercorre le tappe fondamentali della vita di Nietzsche e fornisce poi una presentazione di ciascuna opera o gruppo di opere, delineando l’eredità anche istituzionale e accademica che è nata da questo professore di università che l’università dovette lasciare per diventare un apolide, un nomade, in un’Europa che ancora permetteva a un suo cittadino di non avere nazionalità, autorizzazioni, codici di ogni genere, per potersi muovere nello spazio e nel tempo.
Nietzsche è un filosofo che «will verstanden werden / vuole essere compreso» e per questo non abita «in einer Sprachwelt, deren Verständnis einem geschulten, akademischen Publikum vorbehalten bleibt / in un mondo linguistico la cui comprensione è riservata a un pubblico accademico» (34) ma agisce in uno spazio che intende essere universale. E il pubblico di lettori di tutto il mondo lo ha ripagato di tale intenzione, facendone un filosofo molto letto (che sia anche compreso è un’altra cosa…), persino pop.
Schmerschneider consiglia di iniziarne lo studio da Fröliche Wissenschaft, dalla Gaia scienza, e io concordo con lui, aggiungendo però una tra le due sue opere più radicali e insieme accessibili: L’Anticristo e Crepuscolo degli idoli. Due libri semplicemente meravigliosi, nei quali la «gedichtete Philosophie oder philosophische Poesie / filosofia poetica o poesia filosofica» (36) di Nietzsche si fa disvelamento della storia, delle religioni, dell’etica.
Interessante è la spiegazione che l’autore dà del famoso invito a «vergiss die Peitsche nicht / non dimenticare la frusta» (40) quando si va dalle donne. Lungi dall’essere un’espressione di misoginia, questo consiglio – dato da una donna a Zarathustra – è correttamente letto da Schmerschneider come una esortazione a non rimanere nell’intrigante mondo del piacere che la compagna, la madre, la donna, la dea offrono al maschio, a liberarsi – come fece Odisseo, esplicitamente ricordato – dallo spazio di sicurezza offerto da Circe e da Calipso per cercare invece «noch frei und unabhängig sei Leben zu gestalten / di plasmare la propria esistenza in modo libero e indipendente» (41), vale a dire in modo adulto, liberi da una dipendenza patologica che è la vera radice dei cosiddetti ‘femminicidi’. A un maschio capace di andare per la propria strada quando una donna lo lascia, non verrebbe mai in mente di fermarla sino a farle del male o addirittura ucciderla. La ‘frusta’ va quindi utilizzata prima di tutto contro la propria follia maschile.
Anche lo Übermensch, l’oltreuomo, mostra delle radicali potenzialità di emancipazione, tanto da poter essere letto nel contesto dell’affrancamento da altre dipendenze di natura politica. A Nietzsche non interessa «die Herausbildung oder Züchtung einzelner höherer Menschenexemplare, sondern die Rettung der Typus ,,Mensch’’, weil die Menschheit insgesamt davon bedroht ist, im Räderwerk der globalen Ökonomie auf zwar gut kommunizierende, aber bedeutungslose Funktionseinheiten reduziert zu werden / lo sviluppo o l’allevamento di singoli esemplari umani superiori, bensì la salvaguardia del tipo ‘uomo’, poiché l’umanità nel suo complesso corre il pericolo di essere ridotta, dal meccanismo della globalizzazione, a degli individui funzionali a una efficiente comunicazione ma privi di qualunque senso» (38).
Davvero «Nietzsche Genius konnte nicht in der Welt der Altphilologie verharren / il genio di Nietzsche non poteva rimanere confinato nel mondo della filologia classica» (30), per quanto quel mondo gli abbia fornito gli strumenti senza i quali non avrebbe potuto esercitare con tanta efficacia la propria mit dem Hammer Philosophie, una filosofia che come un martello cerca di rompere gli involucri della menzogna sull’umano e sul mondo. Anche per questo, al di là di ogni specializzazione e confine, «es gab für ihn kein Thema, das ihn nicht interessiert hätte / non c’era argomento che non lo interessasse» (ibidem), anche per questo non c’è tema sul quale questa filosofia non sia capace di farci vedere meglio la realtà degli enti e dei valori.






Ottima sintesi del lavoro di Schmerschneider su Nietzsche. Chiara, essenziale, centrata sugli snodi del pensiero di Nietzsche la presentazione dello studioso tedesco può essere un validissimo strumento per approcciare l’opera nietzscheana. Condivido la tua sottolineatura della spinta alla emancipazione che prorompe dall’ opera dell’ autore della “Gaia scienza”.