Blog Il Partito Democratico e il senatore Berlusconi

Il Partito Democratico e il senatore Berlusconi

Rasenta l’incredibile e precipita nello squallore, nell’autolesionismo, nell’irrazionalità che un tiranno mediatico e politico, un soggetto che non ha rispetto per niente e per nessuno, venga da vent’anni (vent’anni!) protetto da chi tutti i giorni riceve da lui insulti, dal Partito Democratico. Con costui il PD ha progettato di riscrivere la Costituzione (era ed è il sogno di D’Alema); gli ha garantito -come ammise una volta Luciano Violante alla Camera dei deputati- il possesso di tre reti televisive che hanno manipolato sino al midollo le coscienze e l’informazione; ha concordato e concorda con lui sugli sprechi e sulle folli spese a danno dello stato sociale, della scuola, della sanità (e cioè a danno dei ceti più deboli e di tutti noi) e a favore invece dell’acquisto dei cacciabombardieri F35 e del TAV in Val di Susa; ha accuratamente evitato di regolamentare un conflitto di interessi enorme come l’Everest; ha sistematicamente sottovalutato e giustificato iniziative golpiste delle quali l’occupazione del Palazzo di giustizia di Milano è soltanto la più recente; gli ha permesso e gli permette -con l’attivo e primario contributo di Napolitano– di sottrarsi alla legge e ai tribunali; ha governato insieme a lui nell’esecutivo del banchiere Monti.
Rasenta l’incredibile e precipita nello squallore, nell’autolesionismo, nell’irrazionalità che molti militanti ed elettori del Partito Democratico, i quali hanno tollerato per vent’anni tutto questo schifo e ancora lo accettino, si dedichino ora all’attacco sistematico e continuo di un Movimento -come il 5 Stelle- il cui programma e la cui azione intendono ampliare gli spazi di democrazia, restituire all’Italia la dignità smarrita, garantire una maggiore eguaglianza economica e giuridica tra i cittadini, difendere la Costituzione repubblicana.
Tra qualche giorno la Giunta elettorale del Senato dovrà stabilire se Berlusconi è eleggibile oppure -sulla base della legge 361 del 1957- in quanto concessionario del servizio radiotelevisivo non possa svolgere le funzioni di senatore:

«Art.10. Non sono eleggibili inoltre: 1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta».
I senatori del M5S si sono già espressi per il rispetto della legge e dunque per l’ineleggibilità di questo soggetto. Dal Partito Democratico il silenzio sul tiranno è stato rotto soltanto dal senatore Luigi Zanda -da poco eletto capogruppo- il quale si è detto d’accordo con il M5S. Al momento del voto su tale questione si vedrà quale partito -se il M5S o il PD- è disposto a tollerare il capo dei fascisti e dei banditi politici presenti nel parlamento italiano.

Iscriviti
Notificami

55 Commenti
Più recenti
Vecchi Le più votate

Sarkozy arrestato perché fece promesse a un magistrato. In Italia chi si è comprato i giudici riscrive la Costituzione insieme al Partito Democratico. È il nostro abisso di corruzione.

E anche fuori. Ma mi rendo conto che questo dipende dai punti di vista, e qui torniamo al buonafedismo, ora aggiungerei cieco, di parte degli elettori “diversamente stalinisti”, e dalla volontà di altri di vincere a tutti i costi, in qualunque modo, alleandosi con chiunque e soprattutto con quello che per vent’anni hanno criticato e che pochi mesi fa volevano in galera.
Ancor prima che la coerenza, che potrebbe essere interpretata come un disvalore e uno dei “lacci e laccioli”, è proprio la logica che fa difetto. Ma non si rendono conto, gli elettori, che in caso di vittoria, non ci guadagneranno proprio nulla? Ma vuoi mettere l’ebbrezza di sostenere la squadra che sarà vincente comunque, perché, alla peggio, si spartirà le seggiole con la prima arrivata?

Il bello è che la base del Pd crede che il Pd non possa vedere Berlusconi o, peggio, si ostina a predicargli contro, nonostante tutte le prove contrarie dell’amore tra i dirigenti Pd e il suddetto compresa quest’ultima.

Ciò è dovuto a stato catalettico continuo? massiccia assunzione di….che? cecità naturale o acquisita?
Lo zoccolo duro del Pd continuerebbe a votare i dirigenti anche se li vedesse…non esprimo ipotesi per non procurare problemi a me stessa e chiunque frequenta questo spazio di libertà, nonché, in primis, al prof.
Biuso.

I “fedeli” troveranno anche stavolta qualche motivazione nobile o passeranno sotto silenzio il tutto?

Vorrei però aggiungere una questione di fondo, che riguarda la mia mentalità. Io sono inguaribilmente un tollerante, in pratica non riesco a disprezzare alcuna idea altrui. Non è sempre un pregio, perchè comporta anche delle incoerenze, ma non ci posso fare nulla, sono istintivamente propenso al dialogo e mi piace mettere i miei pensieri a confronto con quelli altrui. Difatti ho amici di sinistra che mi criticano per gli amici di destra, amici che mi criticano per una certa personalità camaleontica, che si adatta all’interlocutore. A volte, come cantava il grande catanese, non trovo un centro di gravità permanente. Ma è così caro Alberto, a volte provo lo strano disagio di avere nel contempo due opinioni contrastanti. Difatti quello che mi ha attratto della tua filosofia, fin dalla prima lettura de «La mente temporale» è stato proprio quel «vuoto» quel dissolvimento del «sè» che c’è al centro della strana esperienza che definamo l’«esserci». Non rispondere a questa notazione, è troppo oscura, me ne rendo conto.

C’è un doppione nel nome di defalt, devo stare più attento, nel postare. Veniamo al dunque.

In effetti, caro Alberto, io intendo ragionare sul M5S in modo obiettivo, proprio senza preconcetti e valutare quegli aspetti che a me sembrano dei limiti importanti e quegli aspetti che a me appaiono delle qualità apprezzabili.

Mi sono domandato, anche seriamente, perchè non l’ho appoggiato? Perchè non lo voto, quando parte significativa del suo programma mi piace, lo approvo?

Cercherò quindi di analizzare questa scelta, o meglio, questa non scelta. Scelta che potrebbe anche essere un errore, io non parto mai dall’idea di avere ragione in anticipo, voglio avere ragione dopo aver ragionato.

Il leader: a me pare che, nonostante il tentativo non banale di creare un movimento partecipato, un luogo di elaborazione «dal basso» come si usava dire quando ero al liceo, in realtà le decisioni politiche le prende Grillo da solo. Non che Grillo sia una persona stupida, niente affatto, la società e i suoi malesseri con grande intelligenza, meglio di tanti professori e studiosi «blasonati». Non mi è chiaro come funzionino le cose dentro il movimento, però che abbia uan forte impronta personalistica è innegabile.


Il programma:
è imperniato su istanze che condivido ma, questa è la mia irrilevante opinione, mi pare più evidenziato quel che si vuole ottenere, ma molto meno il «come» lo si vuole ottenere. Come dire: il dentista deve curarmi il mal di denti, ma non basta che dica a voce alta che me lo vuol curare, deve proprio saperlo curare (anche facendomi male, se occorre). Per esempio una cosa come l’uscita dall’Euro è complicatissima, non basta volerlo.

Il messaggio: il M5S si nutre per una gran parte del disprezzo verso la classe politica e dirigente dell’Italia di oggi, e trae molta simpatia dal suo essere contro questo nefasto sistema di potere. Giusto, anche sacrosanto. Però, e qui davvero è il profondo della mia non adesione, è un messaggio sostanzialmente triste. Funziona perché c’è rabbia e rancore diffuso nel corpo sociale. Sentimenti sacrosanti, umani. Comprendo infatti l’adesione, per esempio del grande Fo, l’adesione di chi sceglie la voce di chi non ha potere, la voce di chi non ha partecipato alla grande abboffata. Io penso però che il consenso che nasce solo dal disagio sia ambiguo, è come una benzina che accende un fuoco, un incendio di cui non si conosce l’esito (non necessariamente catartico).

C’è poi spesso una contraddizione negli scritti di Grillo: da un lato essere portatori delle istanze del corpo sociale e dall’altro il diprezzo per una maggioranza di persone che non puo’ capire, perchè ignorante, egoista, cieca. Oscilla fra queste due contrapposte visioni.

Giustamente il M5S è un movimento radicale, quindi o vince tutto o non vince, non puo’ accontentarsi d’un pareggio, perchè perderebbe il suo slancio emotivo.

Prometto che col Partito Democratico sarò ancora più severo. Ma credimi, Alberto carissimo, io ragiono fuori da ogni logica preconcetta, sbaglio di sicuro, ma in assoluta indipendenza. Sarebbe molto interessante che altri, che passano di qui, ragionassero su un fenomeno politico che è comunque di grande rilevanza, e forse, neppure effimero.

Son stato lungo, lunghissimo. Ma sincero assai.

C’è dei limiti molto grandi anche nel Movimento di Grillo, caro Alberto. Ne scriverò quando avrò il tempo. Il PD, con i suoi difetti, è un «bersaglio facile» ma non basta a riempire l’orizzonte del ragionamento. A presto, appena la tenaglia del lavoro mi lascia un attimo.

Caro Diego, non sei stato né lungo né noioso e anzi hai chiarito in modo molto concreto e informato alcuni aspetti importanti della fondamentale questione posta da Adriana.
Grazie, dunque.

Debbo dire che la questione posta dall’amica Adriana Bolfo è abbastanza complessa. Sono d’accordo che la crisi economica deriva da politiche finanziarie disoneste e immorali e non dalla spesa pubblica. In questo aspetto «keynesiano» del tema non c’è ombra di dubbio. Per quanto riguarda le affermazioni di Grillo sul problema dello «squilibrio» generazionale, seppur non approvando il poco tatto di certe sue affermazioni, direi che il problema esiste (la «piramide» previdenziale rovesciata, per capirsi). Faccio presente che io, che non sono giovane ma non sono neanche vecchio (56 anni) secondo l’inps (ieri mi sono informato) andrò in pensione a 68/69 anni e con un assegno di 800 euro lordi. Dunque che qualche problema c’è, mi pare evidente). Allora se noi guardiamo il programma del M5S c’è una prospettiva che io reputo molto ma molto intelligente del problema (e io non voto M5S…). L’idea del reddito di cittadinanza porta in sè l’idea chiave: spostare il peso del sostegno alle persone anziane, cioè noi da vecchi, sulla fiscalità generale (contrariamente ad ora, che le pensioni le pagano i lavoratori in attivitò, e solo loro, con contributi sempre più esosi). L’idea del salario di cittadinanza è una rivoluzione copernicana del problema, l’unica possibile, altrimenti, il disastro è matematicamente certo. Dunque Grillo è un po’ brutale, ma nell’idea di welfare del M5S c’è la prospettiva giusta, secondo me. Sono stato lungo e forse noioso, caro Alberto, ma il tema è scottante non poco.

Una compagine che abbia impostata la campagna elettorale sul leit-motiv “statocriccacorruzionebrutto” e dal cui più visibile rappresentante (Grillo) continui a provenire il messaggio che “il pubblico” costa troppo e va tagliato (v. stipendi e pensioni) non mi ha l’aria di essere una forza democratica allo stato nascente, bensì in quasi aborto od asfissia – e ciò al di là della pur partecipabilissima ripulsa per corruzione e sprechi e cattiva gestione del “publico” che certo ci sono. (Per non parlare del privato, che bussa alle casse del “pubblico” quando non vuole accettare le perdite che pure fanno parte del gioco profitto-perdita e del rischio di investimento, connotazioni necessarie di un vero liberismo – tanto per fare un esempio, le banche che sono in sofferenza per debito PRIVATO, non pubblico, e in gran parte estero, e che vengono salvate lautamente con denaro pubblico).
Per inciso: la spesa pubblica vera è costituita in gran parte da stipendi e pensioni sotto forma di stipendietti e pensionette, che vanno ad alimentare la produzione e il consumo di beni privati quali cibo e vestiario e oggetti ordinari di uso quotidiano e spesso non succulento (cibo) e non lussuosi (vestiario e oggetti), ma proprio minimamente necessari alla sopravivenza sempre più esegua dei sempre meno che possono permetterseli in quantità e qualità adeguate.
La spesa pubblica di stipendi e pensioni di cui sopra alimenta “il privato”, in vistoso calo di vendita e, conseguentemente, di produzione e quindi di occupazione, se viene tagliata “questa” spesa pubblica, che è quella vera.
Elementare – ma anche il 5stelle nelle sue voci ufficiali (rettifico: nella sua voce ufficiale) sembra proprio non pensarci. Chi lo spiega ai parlamentari? C’è qualche volenteroso? Credo che moltissimi, tra gli eletti, capirebbero: basta pensarci.
Insisto qui su questo argomento non per la prima volta perché mi pare confinato assai tra parentesi nei vari scambi di idee.
Se poi, là dove si decidono linee e discorsi, cioè non qui, il motivo/motore profondo sono liberismo e privatizzazione, allora sarebbe il caso di proclamarlo, uscendo finalmente dall’ambguità.

Seza dubbio, caro Alberto, il Partito Democratico sconta un «difetto di fabbrica» già dalla lontana gestione di Achille Occhetto. Non si è mai chiarito se debba essere una forza socialista europea oppure un partito contenitore simile al partito democratico americano (in sostanza un forza liberldemocratica vagamente progressista). In qualche modo è poi diventato un partito che prende i voti a sinistra e poi li usa per politiche di destra, ogni volta con la scusa che «ce lo chiedono i mercati». È questo il grande problema: aver fatto esattamente l’opposto di quel che auspicava Gramsci, cioè aver subito l’egemonia culturale della destra (in questo avvantaggiato dal fatto che la destra «ufficiale» è così cialtrona da lasciare il mestiere ad altri). Cos’è Renzi se non la destra con la faccia gioviale del giovane «al passo coi tempi»?
Il problema è che le idee di sinistra debbono tornare a combattere sul campo più difficile: l’economia, il mercato, la redistribuzione del reddito, con proposte coraggiose e concrete.
Ovviamente il M5S è un soggetto politico nuovo e per qualche verso non del tutto facile da capire, ma, a mio avviso, dovrebbe diventare il «vero» partito democratico italiano, ma ci vorrà del tempo e, nel frattempo, puo’ succedere di tutto.
Comunque, caro Alberto, io scrivo con sincerità le mie opinioni, proprio per arricchire il dibattito originale di queste pagine.

@Enrico
La ringrazio molto. Il testo che ha segnalato è chiaro, ironico ed efficace. Credo proprio che la strategia di Berlusconi sia quella ben sintetizzata nel testo di Amenduni.

@diegob
Caro Diego, ribadisco che il PdL -come prevedevo- non ha vinto. Ha, infatti, perso milioni di voti rispetto alle precedenti legislative, non ha potuto eleggere suoi uomini alla presidenza delle camere, non ha la presidenza del governo.
Sono gli errori tattici e strategici del PD ad aver restituito capacità di condizionamento a Berlusconi.
Ma, e questa è la seconda cosa che vorrei dirti, non si tratta soltanto di “errori” ma anche di attiva e costante complicità. Una complicità che si dispiega ormai da decenni. È in questo senso che si possono “imputare agli elettori del Partito Democratico gli errori compiuti”. Non gli errori successivi alle elezioni ma quelli precedenti, che sono molto più numerosi e gravi.

Non è giusto imputare agli elettori del Partito Democratico gli errori compiuti dopo che le elezioni sono avvenute, così come non è giusto attribuire agli elettori del M5S la responsabilità delle scelte successive al voto (siano esse apprezzate oppure no).

Il programma elettorale del Bersani prevedeva un governo di centrosinistra e non un governo di larghe intese. Tanto è vero che fu stretta un’alleanza con il piccolo partito di Vendola al riguardo. Una buona parte degli elettori di Bersani credevano in una vittoria elettorale (ricordi, caro Alberto, quando io, anche in queste pagine, non creduto, paventavo invece la vittoria del Cavaliere?)

Dopo il voto, e questo è un fatto, seppur con molti limiti ed errori, Bersani tentò un accordo con gli eletti del M5S. Non stiamo qui a discutere perchè questo accordo sia fallito, giacchè le opinioni possono essere diverse. Poi il disastro del voto per il Quirinale ha evidenziato che il Partito Democratico è diviso in due. L’elettorato, anch’esso è diviso, vedremo che accadrà.

C’è da dire che il M5S, a mio avviso, ha vinto ma non abbastanza per essere così autosufficiente come è parso fossero le intenzioni iniziali, probabilmente nel tentativo, anche interessante, di uscire dalla logica partitica ed essere strumento «diretto» delle istanze del corpo sociale. C’è del buono in questo, ma, di fatto, il Cavaliere, in pratica, con un abile gioco di sponda, ha trasformato una sconfitta in una vittoria.

Segnalo un pezzo di Dino Amenduni in cui – a mio avviso – è spiegata molto bene la tattica usata dal Pdl (da Berlusconi, quindi) nei riguardi del Pd, con l’obiettivo di fare precipitare quest’ultimo nei sondaggi
http://www.valigiablu.it/come-fregare-il-proprio-alleato-di-governo-in-pochi-semplici-passi/
Comunque, alla prossima occasione di voto nazionale il Pd potrebbe perdere molti dei suoi elettori storici (quelli buonafedisti, per intenderci).

Visto che il PD non si vergogna, essendone geneticamente inabile, che comincino a vergognarsi i suoi ostinati buonafedisti elettori – senza la sindrome dell’orfano o di quello-che-ha-sempre-votato-e-che-allora-che-cosa-resta?
Almeno sganciarsene idealmente, per l’onestà che moltissimi di loro (elettori) hanno, per il rispetto di se stessi che vale più di qualunque automatismo e sindrome. Vergognarsi non di sé, ma del PD, intendo, e chiedersi se una fedeltà valga la vergogna e lo sfascio.
Riflessione-esortazione di una che comprende le ritrosie prodotte specialmente dalla fedeltà, dalla buona fede, dall’automatismo e dalla tendenziale ripulsa per il non-voto, e che nel 2011 avrebbe votato PD.
Guarda caso, NESSUNO, allora, volle le elezioni.

[…] Ovviamente essendomi concentrata sulle riforme Fornero ho volutamente tralasciato gli altri orrori PD: il conflitto di interesse a favore di Berlusconi, il gravissimo scandalo finanziario del Monte dei Paschi,  il sostegno alle guerre imperialistiche volute dagli USA, l’acquisto di decine di cacciabombardieri F35 -con il cui costo si potrebbero attuare delle politiche sociali-, privilegi dei parlamentari, inserimento nella Costituzione dell’obbligo del pareggio di bilancio -decisione che implica per qualunque governo una tassazione forzata per giungere annualmente al raggiungimento del pareggio-, sostegno al TAV, ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario delle TV. https://www.biuso.eu/2013/03/24/il-partito-democratico-e-il-senatore-berlusconi/ […]

Caro Prof.,
fa bene a segnalare il famoso video (siamo nel Febbraio 2002 – e non nel 2003 – ed è in carica il governo Berlusconi II)in cui Violante parla dell’assicurazione data nel 1994 dai capi del centrosinistra a Berlusconi e a Gianni Letta “che le televisioni non sarebbero state toccate nel cambio di governo”: in effetti, tra il 1996 e il 2001, i governi della sinistra non si sono interessati al tema del conflitto di interessi e anzi, nel 1999, consentono a Mediaset di mantenere le frequenze televisive di Rete 4 che si dovevano assegnare ad Europa 7 (vincitrice della gara indetta).
Tornando al video, impagabili le espressioni facciali dei vari deputati inquadrati mentre Violante parla: non potevano credere che qualcuno di loro ammettesse che c’erano stati degli accordi (indecenti come non mai) con S.B.
Detto questo, credo sia necessario riconoscere che Bersani (almeno finora) si è comportato in maniera ben diversa e ieri ha ammesso di aver rifiutato condizioni inaccettabili poste dalla destra per dare l’assenso ad un suo governo: leggendo i giornali di oggi, apprendo che ha anche “resistito” alle pressioni fatte da Napolitano perché si facesse a tutti i costi la grossa coalizione.
In virtù di queste considerazioni, rispondendo alla sua domanda, credo che il M5S avrebbe potuto concedere un’apertura di credito al segretario Pd, magari non ostacolandolo (come Bersani stesso aveva detto a Crimi e Lombardi, ci sono diversi modi per farlo); oltretutto, il Pd aveva anche cambiato di molto la propria agenda (merito indiscutibile del M5S). Comunque, vediamo che succede adesso…
Un caro saluto

No, se vogliono davvero rappresentare chi li ha eletti; sì, se vogliono godere dei vantaggi del potere, compreso il vantaggio di godere dei vantaggi senza rischio e senza penalità.

P.S. Invio il commento che poco fa mi sembra non essere riuscita a inviare; nel caso invece arrivasse doppio,mi scuso per il disguido involontario.

Qualunque altro presidente e da chiunque scelto/concordato può essere ugualmente nocivo per il Paese, se, come Napolitano, farà nuovamente da passacarte alla Merkel e alla finanza, segnatamente quella tedesca, e alla BCE.

Al di là e al di qua del presidente, inoltre: se il 5Stelle, che nulla di veramente deciso e profondo ha detto mai in tema di politica economica, è liberista , (pro o contro l’euro che sia), siamo veramente nei guai. Per liberista intendo: a pro della privatizzazione del pubblico, presentato come tutto corrotto e costoso. La campagna anche condivisibile contro castacorrotta-statobrutto, come un tutt’uno che non solo dai 5S viene pronunciato come un mantra e d’un fiato, di fatto orienta al desiderio ( e al programma?) della privatizzazione gabellata per moralizzazione contro gli sprechi.
Mi permetto di ricordare a tutti, di qualunque colore, che il privato privatizza i profitti e socializza le perdite, v. banche e così in quaunque altro settore, come, per es, l’azienda trasporti nella mia città.

Domanda: vogliamo svenarci per curarci un’influenza e per conseguire un qualunque diploma e per salire un un bus e un treno? Perché la privatizzazione ha di mira i vari sistemi pubblici come sanità, istruzione, trasporti e beni comuni (espressione recente già divenuta tormentone), cioè suolo e sottosuolo e l’impoverimento di già sfruttati e resi poveri e ancor più. (A questo proposito, Jean Ziegler, La privatizzazione del mondo, Tecalibri, 2001). Anche i suoi sostenitori dotati di stipendietto, come la maggioranza, verrebbero rovinati in toto, mentre sarebbero ancora ben garruli e illusi del colpo moralizzatore anti-pubblico.
Lo spiega qualcuno ai molti, 5Stelle e non, che la spesa pubblica è quella di stipendi e pensioni e servizi pubblici e se si taglia questa si produce deficit ancor maggiore perché meno persone hanno soldi? E che la maggior quota degli stipendietti e delle pensioni va ad alimentare la produzione e il guadagno privati, visto che con tale quota – tanto più grande in percentuale tanto più misera è la retribuzione – molti acquistano cibo quotidiano e non lussi? Chi lo spiega
agli illusi sulla privatizzazione? Inutile, of course, spiegarlo agli illudenti, che “già lo sanno” e hanno il necessario pelo sullo stomaco e il necessario patrimonio per infischiarsene, patrimonio ancora accrescibile, guarda caso, dalla privatizzazione spinta e totale.

Chi spiega questo ai decrescisti felici e infelici? Chi spiega che un progetto di filiera corta, che si dà per scontato genuina – ma che non è “automaticamente” così –
è sostenibile solo se ci si sgancia dall’euro, che ha resi i Paesi PIIGS debitori di debito PRIVATO, e NON pubblico, con la zona dell’euro forte, Germania e Olanda, (che, d’altra parte, tanto bene comincia a non stare? Chi di mercantilismo ed euro ferisce, di mercantilismo ed euro perisce) e debitori per importazione di bolle finanziarie e di tutto, compresi prodotti alimentari. La filiera corta è costruibile con reale risparmio di soldi e aumento della qualità solo su tale premessa di sganciamento dall’euro.

Al di là e al di qua dei presidenti e di chi li sceglie e come, importa questa politica di fondo, rispetto alla quale taluno non è chiaro e taluno lo è già fin troppo, come, per es, i liberisti “di sinistra” (???) alla Ichino e Chicco Testa, per dire. Non dimentichiamo, che è la prima, la politica del lavoro, cioè quella dei licenziamenti, approvata da tutti durante il governo Monti e non disapprovata, non mi pare, in tanti discorsi elettorali delle vecchie e nuove sigle. D’altra parte, se non ne parla la sinistra vera o presunta, chi dovrebbe parlarne?
Alla luce di tutto ciò, non emergono per nulla le contrapposizioni, perché proprio non ci sono.

Dopo di che, litigare sui presidenti resta importante per chi anela alle seggiole e per chi anela a scapolarsi processi e condanne e per chi anela, senza dirlo, ad aiutare in tal senso.

Con grande franchezza, caro Alberto, come sai ho rifiutato ogni sprezzante demonizzazione del M5S e ho anche compreso le ragioni di una intransigenza nel non voler essere da puntello ad un sistema nell’abbattimento del quale il movimento stesso trova la sua ragione fondante, ma, nonostante questo, avrei preferito, nel frangente in cui ci si trova, nel momento attuale, che il M5S avesse comunque fatto partire il governo del centrosinistra, per poi ottenere, comunque, alcuni risultati; ora quel che temo è una ripresa della scena da parte della destra, questa destra italiana così incarnata da un personaggio ben poco apprezzabile; conosco la risposta probabile: è il PD che non ha accettato il «Governo a 5 Stelle», ed è vero, ma ritengo però che quel che sta accadendo, al di là di stabilire di chi è la colpa, è gravissimo, foriero di disgrazie ancor peggiori che non un governo Bersani. Questo è il mio punto di vista, al riguardo, ed è per me doveroso riportarlo, comunque, anche in queste tue appassionate e «vive» pagine di riflessione politica.

Data la posizione delicatissima del Quirinale nei prossimi mesi e anni, la partita del Quirinale è assolutamente fondamentale; personalmente spero in un accordo fra PD e M5S su questo, un accordo paritario, senza vincitori e vinti, ma su una figura condivisa. Il prossimo governo durerà poco, pochissimo, ma il Quirinale, salvo un colpo di mano dei militari, dura sette anni.

Onestamente, caro Alberto, spero si sciolga il nodo almeno su questo punto, che è altra cosa che la questione del governo, ancora più importante.


Grazie a lei dell’attenzione con cui legge sia i commenti sia la realtà.

Share this post

Articoli correlati

Orsi, formiche e balene
Un crimine imperfetto (Un ours dans le Jura) di Franck Dubosc Francia-Belgio, 2024 Con: Franck Dubosc (Michel), Laure Calamy (Cathy), Benoît Poelvoorde (Roland Bodin),
Leggi di più
Hobbes
  Sull’ottimismo politico di Thomas Hobbes in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee 7 novembre 2025 pagine 1-7 Testo sul sito
Leggi di più
Petrarca / Purcell
Tra danze e corti – Viaggio nella musica antica (1400-1700) Abito a un chilometro circa dalla dimora dove Francesco Petrarca visse durante il suo
Leggi di più
Marionette
Segnalo una riflessione attenta, argomentata e pienamente condivisibile. Si intitola Baizuo, conformisti e rossobruni L’autore è Emanuele Maggio. La Fionda, 10.7.2025 ================== Di recente
Leggi di più
Autodissoluzione
Diventa sempre più necessario tentare di elaborare «nuove sintesi proiettate oltre lo spartiacque ideologico Sinistra/Destra» (Marco Tarchi, in Diorama Letterario, n. 384, marzo-aprile 2025,
Leggi di più