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Personae antiche

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Memoria dell’antico nella scultura di Vincenzo Balena

Miuseo Archeologico – Milano
A cura di Francesca Pensa, Anna Provenzali e Valter Rosa
Sino al 14 settembre 2025

I Greci, gli antichi, il mondo degli dèi, il mito, la Stimmung, la tonalità profonda della civiltà mediterranea prima dell’avvento del cristianesimo. Tutto questo ci è precluso, tutto questo è destinato a essere appreso ma non conosciuto, studiato ma non vissuto. È una constatazione certamente drammatica ma dalla quale bisogna partire per comprendere l’antico, che cosa esso è stato e può essere per noi, per capire la profondità della sua distanza e la fecondità della sua presenza.
L’antico ci appare infatti nei suoi fantasmi, nelle tracce, nelle suggestioni, nella nostalgia e soprattutto nella materia che compone ciò che dei Romani, ciò che dei Greci è rimasto nei nostri spazi, nelle città, nell’Europa. La percezione della presenza assente degli Antichi è stata resa possibile quando la cesura con il mondo greco-romano è diventata evidente, quando è stata percepita nella fenomenologia della storia e nell’articolarsi quotidiano dei gesti, quando è stato chiaro che l’antico poteva rinascere soltanto perché era finito. Anche questo fu il Rinascimento.
In molti modi l’assenza degli Antichi si fa presente; sono modi diversi, forme di pensiero e di arte le quali segnano una distanza che è insieme continuità, una vicinanza che è sempre iato. Le opere di Vincenzo Balena vivono in questo spazio, in tale differenza. Le sue personae sgorgano dal metallo di pentole, piatti, bracieri. Se ne vedono alcune nell’immagine di apertura e nella Lidia qui sotto, generata dentro l’antico oggetto domestico che in siciliano si chiama ‘conca’. Sono sculture non finite ma che nel loro frammento mostrano di essere state, di essere, di durare ancora. Immobili, certo, come ferme nel tempo appaiono le preziose e a volte splendide testimonianze che abitano il Museo Archeologico di Milano.
Le sculture di Balena sembrano radicate nella terra, naufraghe tra le acque, leggere come l’aria, scolpite dal fuoco. Le ospita quasi tutte la torre poligonale delle antiche mura romane, frammento sopravvissuto  anch’esso di edifici e strutture della Milano antica. Altre opere si trovano sparse nelle sale del Museo. Opere che dunque sono eco e risonanza della materia antica, del suo linguaggio, delle immagini sacre sulle quali si abbatté l’iconoclastia di uno dei movimenti più odiatori dell’antico che l’Europa abbia generato: il protestantesimo. Lutero si oppose alla Rinascita dell’antico, impoverendo l’Europa di una delle sue radici più potenti.
Profondamente antico e rinascimentale è il modo nel quale Friedrich Nietzsche descrive tale dinamica: «Ein deutscher Mönch, Luther, kam nach Rom. Dieser Mönch, mit allen rachsüchtigen Instinkten eines verunglückten Priesters im Leibe, empörte sich in Rom gegen die Renaissance. ‘Un monaco tedesco, Lutero, venne a Roma. Questo monaco, che covava dentro sé tutti i vendicativi istinti di un prete fallito, si ribellò a Roma contro il Rinascimento…’»
(Der Antichrist. Fluch auf das Christenthum, ‘L’Anticristo. Maledizione del cristianesimo’, § 61).
Nei volti materici di Balena l’antico ancora una volta rinasce. E se può farlo è perché, afferma Aby Warburg «ogni epoca ha la rinascita dell’antichità che si merita». Ispirandosi a Warburg, Monica Centanni scrive che «la tradizione classica è, ancora una volta, politeista: ogni artista nella sua epoca reinventa, come può, i diversi volti degli dei, ogni storico nella sua epoca reinsegna, come può, a riconoscerli» (Fantasmi dell’antico. La tradizione classica nel Rinascimento, Guaraldi | Engramma, 2017, p. 116).
Dalla materia più umile, da oggetti d’uso quotidiano possono dunque apparire volti umani come quelli portati alla luce da Vincenzo Balena, che sono in realtà e ancora una volta gli sguardi degli dèi.

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