Teatro ABC – Catania
Iliade. Il gioco degli dei
di Francesco Niccolini, liberamente ispirato all’Iliade di Omero,
Drammaturgia e regia di Roberto Aldorasi, Francesco Niccolini, Marcello Prayer.
Con: Alessio Boni, Antonella Attili, Haroun Fall, Jun Ichikawa, Liliana Massari, Francesco Meoni, Elena Nico, Marcello Prayer
Produzione Nuovo Teatro in coproduzione con Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, Fondazione Teatro della Toscana e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Sì, il gioco degli dèi. Nel preciso senso che un poema immenso, complesso, stratificato, viene qui ridotto a una parodia di dispetti familiari, isterie femminili, demenze senili. Comincia infatti con uno Zeus che non ricorda quasi più niente. Non ricorda in particolare perché agli dèi non crede più nessuno e perché lui con gli altri numi dell’Olimpo abita da millenni in una spiaggia desolata. A fargli da costante contraltare domestico è una moglie bisbetica e volgarotta. Come volgari sono in realtà tutti i personaggi, a cominciare appunto da Zeus (interpretato da Alessio Boni) che sta costantemente con le mani in tasca, come un qualsiasi tamarro di quartiere. E tamarri sono gli abiti sberluscenti, al confine tra matrimoni della camorra, pretenziose prime comunioni, diciottesimi di studenti limitati.
Il linguaggio che adottano questi personaggi è coerente con i loro abiti, intriso anche di un turpiloquio il cui scopo è strizzare l’occhio al pubblico di bocca buona. Le liti familiari vengono interrotte dall’apparire dei guerrieri sulla piana di Ilio. Si tratta di alcuni pupi (disegnati credo dal costumista Francesco Esposito) belli e imponenti, che vengono portati e manovrati dagli attori. La triplice presenza degli dèi, dei guerrieri-pupi e degli attori che parlano dietro di loro crea confusione, pur essendo corretta l’idea che anche i guerrieri, come tutti gli umani, sono mossi dalle decisioni dei numi. Ma è difficile ricondurre tanta solennità a delle divinità che non hanno nulla, assolutamente nulla, di sacro e implodono invece in dialoghi e movimenti veramente banali.
Nel 2019 a Catania l’Iliade era già stata messa in scena da Corrado D’Elia al Teatro Musco, con modalità ed esiti del tutto diversi, di grande qualità e coinvolgimento.
I testi della cultura europea, compresi i testi greci, possono infatti essere messi in scena in tutti i modi possibili. Purché conservino almeno qualcosa della tonalità originaria. Che invece qui è completamente smarrita. Iliade? No, televisione.

[La (bella) foto di scena è di Filippo Manzini]

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1 Commento
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Si, certamente Alberto, la deludente messa in scena dell’Iliade ti lascia amareggiato. Capisco bene la ragione che ha portato a questo risultato: la incomprensione di un testo grandioso e potente, il tentativo di darne una rappresentazione “creativa”, nuova, personale e purtroppo banale. Sono andato a rileggermi due tuoi interventi sull’Iliade: quello, straordinariamente limpido e riconoscente, del 23 luglio del 2016 e quello sulla messa in scena dell’Iliade da parte di Corrado D’ Elia nell’aprile del 2019 a Catania. In entrambi il tuo entusiasmo affiorava, misurato e convinto.

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