Blog Persecuzioni cristiane

Persecuzioni cristiane

 

Pio XII a Josif Stalin:
«Il desiderare la pace è proprio delle potenze terrene:
Voi stesso ne avete bisogno e Ce la chiedete. Predicate la lotta ma ne avete paura.
Mentre la Chiesa, non la teme, la sollecita, la cerca, la vuole!»
Guido Morselli, «Il Grande Incontro», in Gli ultimi eroi. Tutti i racconti, il Saggiatore 2024, pp. 30-31

 

Nell’anno accademico 2019-2020 dedicai un corso a Paganesimi e Differenza. Tra i libri in programma vi era il coinvolgente e documentatissimo Nel nome della Croce di Catherine Nixey.
Un recente articolo di Laurent Guyénot riprende il tema dell’indagine di Nixey, così come quello dei libri di Marco Zambon «Nessun dio è mai sceso quaggiù» e di Giancarlo Rinaldi Pagani e cristiani. La storia di un conflitto (secoli I-IV).
Anche il saggio di Guyénot mostra con amplissima documentazione come la verità dei fatti storici sia esattamente inversa a quella che i vincitori cristiani diffusero nei primi tempi della loro era e che ancora viene ripetuta non soltanto negli oratori parrocchiali ma anche nelle scuole e nelle università. Si tratta di una verità assai semplice: i cristiani furono dei persecutori tenaci, determinati e implacabili; i pagani, non essendo mai stati preparati ad affrontare una religione esclusiva e intollerante, furono le vittime della violenza totale e distruttiva dei cristiani.


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Aggiungo alcuni brani tratti dal testo:

Non possiamo evitare una critica del cristianesimo. La questione cristiana è il rovescio della questione ebraica, che ora è diventata la questione israeliana. È la questione della responsabilità – e della complicità – della cristianità nel potere ebraico.
Ebrei e cristiani non concordano sul Messia, ma concordano sul fatto che gli ebrei siano l’unico gruppo etnico mai scelto da Dio, con un comando divino di sterminare i loro nemici, i cui dèi erano diavoli travestiti.

Il mio argomento non è tanto il cristianesimo quanto la guerra e la vittoria del cristianesimo su tutte le altre forme di culto e di fede – una guerra e una vittoria così totali che la maggior parte dei cristiani non sa quasi nulla delle rovine su cui si trova.
La cristianizzazione delle popolazioni urbane romane non fu completata prima di Giustiniano (527-565), e con tremenda violenza. I contadini resistettero molto più a lungo e si convertirono alle loro condizioni “pagane”.
Una storia critica della cristianizzazione iniziò alla fine del XIX secolo (viene in mente il francese Ernest Renan), ma solo a partire dalla seconda metà del XX secolo gli storici “revisionisti” ci hanno fornito un quadro sostanzialmente oggettivo (vedi bibliografia alla fine).

Per i popoli di tutto l’Impero Romano, non c’era nulla di unico o eccezionale nel culto cristiano – certamente non la nozione di un semidio immortale – se non la sua fanatica intolleranza verso tutte le altre religioni. Resistendo alla cristianizzazione, i cosiddetti “pagani” non combattevano tanto contro il cristianesimo quanto per la libertà di adorare gli dèi o gli eroi dei loro antenati. Ciò che il cristianesimo condannò e alla fine distrusse sotto il nome di “paganesimo” fu, in realtà, la “tradizione”: il legame tra le generazioni, il radicamento, l’appartenenza.
Molti, all’inizio, davano per scontato che la tolleranza nei confronti del cristianesimo fosse una buona cosa, perché non avevano esperienza, nemmeno documenti storici, di una religione così aggressivamente intollerante come il cristianesimo si è dimostrato.
Gli intellettuali (filosofi) furono particolarmente presi di mira. Lo storico pagano Zosimo scrisse nella sua Storia Nuova IV, 14-15, a proposito della parte orientale dell’Impero:

L’imperatore… sospettava di tutti i filosofi più celebri e di altre persone che avevano acquisito cultura, così come di alcuni dei più illustri cortigiani, accusati di cospirazione contro il loro sovrano. Ciò riempì ogni luogo di lamenti; le prigioni erano piene di persone che non meritavano tale trattamento, e le strade erano più affollate delle città [di esuli in fuga dalla persecuzione]. … Tutti gli accusati venivano condannati a morte senza prove legali o multati con la privazione dei loro beni; mogli, figli e altri familiari venivano ridotti in condizioni di estrema necessità. … delatori, insieme alla plebe, entravano senza controllo nelle case di chiunque, saccheggiavano tutto ciò che trovavano e consegnavano il miserabile proprietario a coloro che erano stati nominati carnefici senza permettergli di difendere la propria causa.

Valente e Valentiniano epurarono l’amministrazione da tutti i pagani e diedero inizio a una dura persecuzione dei filosofi non cristiani, che furono “quasi tutti sterminati”, con soddisfazione dello storico cristiano Sozomeno (Storia ecclesiastica, VI, 35), il quale scrive che la persecuzione si intensificò sotto Teodosio (379-395).
Secondo MacMullen, questi eserciti di fanatici, «convocati dai loro capi nei monasteri e nelle basiliche e osservati con benevolenza o vendicati dalle unità dell’esercito» andarono in giro «senza dubbio distruggendo più tesori architettonici e artistici del loro mondo di qualsiasi altro barbaro di passaggio in seguito».
Entro la fine del V secolo, forse metà della popolazione romana aveva rinunciato al paganesimo, sotto «minacce, e più che minacce, di multe, confische, esilio, prigionia, fustigazioni, torture, decapitazioni e crocifissioni» (MacMullen).
Tutte le altre religioni erano ormai scomparse.
Tutte tranne una: l’ebraismo era l’unica religione non cristiana rimasta legale in tutto l’Impero romano, con la strana giustificazione che gli ebrei fossero testimoni della verità del cristianesimo. Compilarono il loro Talmud (in altre parole, crearono l’ebraismo) durante il periodo studiato in questo articolo. A loro, e solo a loro, era consentito mutilare i genitali dei neonati maschi in nome della loro religione, cosa che gli imperatori pagani avevano ripetutamente proibito.

Un filmato:

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Ho letto il lungo scritto di Laurent Guyénot sulla affermazione del cristianesimo nel mondo antico, affermazione avvenuta con il ricorso frequente a procedure violente, intolleranti, distruttive delle numerose e diversificate forme in cui, da tempi remoti, si esprimeva la devozione popolare verso le divinità dell’ Olimpo pagano. Il testo di Guyénot, molto documentato e supportato da un’ampia testimonianza bibliografica, è una utilissima lettura che consente di replicare alla tradizione largamente dominante sul ricorso esclusivo da parte del paganesimo alla violenza e alla persecuzione contro i seguaci di Cristo. Un testo da tenere presente, anche se non tutto mi convince. Sulla cruciale questione ebraismo-cristianesimo, ad esempio, l’autore avanza, senza poi svilupparli, alcuni accenni che non mi convincono. Resta comunque una lettura imprescindibile per l’ampiezza del quadro storico e per la presentazione argomentata di questioni che la storiografia occidentale affronta raramente.

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