È con molta soddisfazione che parteciperò alla presentazione del libro che Sarah Dierna ha dedicato alla storia e teoria dell’Antinatalismo. Ritengo infatti tale prospettiva ontologica non soltanto una spiegazione della condizione del vivente ma anche una possibile e auspicabile prassi volta a diminuire la complessiva sofferenza che intrama l’esistere organico.
Ne parleremo giovedì 29 maggio 2025 alle 16.30 nella Sala Rotonda del Coro di Notte del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania. A presentare il volume saranno Enrico Moncado ed Enrico Palma.
L’evento è organizzato dall’Associazione Studenti di Filosofia Unict (ASFU).

Papà lo picchiava
Mio fratello è un vichingo – The Last Viking di Anders Thomas Jensen Danimarca – Svezia, 2025 Con: Mads Mikkelsen (Manfred – John), Nikolaj






Caro Professore,
vorrei segnalare in questo spazio un’intervista fatta ad Aldo Ciccolini, pianista di chiara fama scomparso nel 2015, di diversi anni fa. Il consiglio è di ascoltarla per intero, tuttavia dal ventesimo minuto in poi vengono toccati alcuni temi che ritengo possano interessare i lettori di questo sito.
https://www.youtube.com/watch?v=campHjW-X6k
Grazie, caro Federico, Il Maestro Ciccolini – che una volta ebbi la fortuna di ascoltare – afferma con chiarezza che sarebbe meglio non nascere. E lo afferma con semplicità. Bisogna essere in pace con se stessi per pensarlo e per dirlo in questo modo.
(Peccato che il video su youtube venga interrotto in modo brutale dalla pubblicità. Veramente il capitalismo e i suoi dispositivi di vendita non rispettano niente e nessuno)
Gent.mo Prof. Biuso, La ringrazio per portare avanti con coraggio tesi così radicali e controintuitive, accompagnate da domande altrettanto forti e anticonvenzionali, come quelle inerenti alla legittimità e moralità della nascita. Ad oggi non sono ancora riuscito a trovare una sola altra testimonianza di pensiero capace di rispecchiare così in profondità ciò che da tempo sento manifestarsi sempre più chiaramente a livello della mia coscienza e che si eleva a vette sideralmente distanti dalla miseria di tanta, troppa psicologia. Tuttavia non posso fare a meno di porLe un’obiezione, se tale vogliamo considerarla: Lei sostiene la possibilità di pervenire ad una qualche forma di felicità, per quanto effimera e transeunte, nonostante la negatività dell’esistenza e del mondo, soprattutto quella derivante dalla conoscenza che porti finalmente alla contemplazione della luce. Sarebbe per me di enorme conforto riuscire a raggiungere anche solo per brevi istanti questa enorme consolazione. Ad oggi, da persona che soffre non tanto per la consapevolezza che l’assurdo della vita razionalmente rappresenta (aperta al nulla in vista della morte che costituisce il limite ultimo ed invalicabile) ma per impossibilità di raggiungere quella pienezza di vita che pavesianamente da sempre agogno, per quanto ci abbia tentato non sono ancora lontanamente riuscito ad avvicinarmi all’altezza di una simile vertigine di consapevolezza. Sia ben chiaro, non pretendo in alcun modo da Lei una risposta che mi possa in qualche modo illuminare una volta per tutte, anzi con ogni probabilità mi ribadirebbe che è proprio la mia nostalgia e il rimpianto per una qualche forma di redenzione e salvezza a costituire la prima radice di tanto penare e da cui occorre liberarsi per elevarsi all’ammirazione del Tutto. Queste mie parole vorrebbero essere quindi unicamente una umilissima testimonianza del fatto che forse purtroppo neppure la luce della conoscenza può rivelarsi sufficiente a giustificare in qualche maniera la nostra gettatezza e il nostro insensato permanere su questa terra. Ma dato che decidere di porvi da soli un termine rischia di rivelarsi come un rimedio di gran lunga peggiore del male per coloro che rimangono, in assenza di una vera soluzione non rimane che farsi carico di questo immane carico di sofferenza nella speranza di diventare il prima possibile energia pura. La ringrazio e Le domando scusa per il mio tono eccessivamente lamentevole. Una buona giornata.
Gentile Lazzarin, la ringrazio molto per questo suo intervento che mostra in modo evidente la dimensione esistenzialmente drammatica e non soltanto scientificamente necessaria della riflessione sul nascere.
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Lei afferma che «queste mie parole vorrebbero essere quindi unicamente una umilissima testimonianza del fatto che forse purtroppo neppure la luce della conoscenza può rivelarsi sufficiente a giustificare in qualche maniera la nostra gettatezza e il nostro insensato permanere su questa terra» e io concordo. Se la conoscenza fosse sufficiente per cogliere la serenità dei giorni, raggiungere tale serenità sarebbe relativamente semplice. L’intellettualismo etico di alcuni greci (come Socrate) è invece una generosa utopia in quanto a determinare le nostre vite è anche il magma della nostra animalità, la forza del desiderio e della mancanza. Io ritengo la conoscenza necessaria dunque ma non sufficiente.
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Lei scrive poi che «in assenza di una vera soluzione non rimane che farsi carico di questo immane carico di sofferenza nella speranza di diventare il prima possibile energia pura» e condivido anche tale affermazione. Alla quale vorrei solo dare più energia, ricordando qui una formula che enuncio quando se ne presenta l’occasione: di fronte al dramma dell’esistere bisogna fare di tutto per essere felici anche allo scopo di colpire il demone della nascita, di non accettare il suo imperio, di liberarci da ciò che da quell’evento originario è derivato.
Sconfiggere il nascere vuol dire essere più forti anche di ogni sofferenza.
Gent. mo Professore, La ringrazio enormemente per queste parole, da ritrovare e sulle quali continuare a pensare, che per me in queste giornate particolarmente complicate hanno l’effetto emolliente di un vero e proprio balsamo. Di nuovo, una buona giornata.
Complimenti a Sarah per il suo libro che anima il dibattito e il confronto di giovedì 29; il mio sincero auspicio, indirizzato a te e agli altri correlatori, che sia incontro proficuo e partecipato su una tematica che coinvolge aspetti fondamentali della esistenza storica e mondana di ciascun individuo e della comunità umana nel suo complesso.