Blog Non è una guerra

Non è una guerra

Una deputata dell’estrema destra israeliana ha scritto che «tutti i palestinesi meritano di morire» (Fonte: Televideo, 20/07/2014, 00:05). E infatti stanno morendo, con la complicità dell’intero Occidente, dell’Italia che fabbrica armi per Israele, dello squallido Nobel per la pace Barack Obama.
Le generazioni future si vergogneranno di un’epoca “democratica” che ha permesso il genocidio giustificando in tutti i modi i carnefici. Si chiederanno come sia potuto accadere. Troveranno le risposte nel razzismo degli eletti da Dio, nel fanatismo, nella geopolitica, negli interessi finanziari, nella menzogna, nell’indifferenza.

 

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[…] Non è una guerra,  21.7.2014 […]

[…] Israele abbia intenzione di accelerare il genocidio del popolo palestinese credo sia evidente a chiunque guardi con un minimo di oggettività quello […]

In molti punti, caro Alberto, le tesi di Chomsky sono analoghe a quelle ottimamente espresse dal nostro Franco Cardini (intellettuale assolutamente libero anche lui) nell’ottimo «Ipocrisia dell’Occidente» edito da Laterza, dove mette in evidenza anche le colpe dei francesi (o meglio le colpe degli ultimi due disastrosi presidenti).

Due mozioni del governo del Partito Democratico-Nuovo Centrodestra su e contro la Palestina. Buffoni assoluti.

Prendere posizione su questo efferato crimine non è facile. Da qui il silenzio di molti intellettuali. Molti di noi hanno amici israeliani con cui hanno stretto rapporti significativi e intensi e che oggi non hanno la giusta distanza emotiva per comprendere l’efferatezza dei crimini del loro governo. Io stessa ho dovuto scegliere tra il silenzio colpevole o la condanna manifesta. La mia coscienza mi ha imposto la seconda posizione. Ognuno di noi può farlo perché ognuno di noi ha accesso alla rete o fa parte di qualche social network. Sapevo che ne avrei pagato le conseguenze proprio perdendo quegli amici che oggi -assurdo a dirsi- stanno su posizioni estremamente differenti dalle mie. Questa la mia risposta a uno di loro che voglio condividere con te, Alberto, e che mi ha enormemente addolorato dover scrivere perché la persona a cui mi rivolgo è da qualche anno ormai nel mio orizzonte affettivo e amicale.

XXX,
Stamattina ho letto la tua nota. Come tu sai, sono io ad aver scritto quella frase e ne ho scritte molte altre che in questa occasione non ci vedono concordi nelle opinioni. Con una notevole differenza però: tu parli dal fronte interno, io parlo dal sicuro della mia casa. Ti ho pensato in questi giorni e ho letto molti dei tuoi commenti e in molte occasioni, ma spesso quello che hai scritto non mi è piaciuto.
Vorrei spiegarti il mio punto di vista che poi è quello di molti israeliani che sono contrari a questo eccesso di difesa, che nasce peraltro da una probabile falsità:
«Due giorni fa il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, avrebbe rivelato alla Bbc che la leadership di Hamas non è stata coinvolta nel rapimento e l’uccisione dei tre coloni, Naftali Fraenkel, Gilad Shaer e Eyal Yifrah, il 12 giugno scorso. Dietro l’azione, una cellula separata che ha agito da sola».
Si tratta, senza ombra di dubbio e senza alcun rischio di “sparare sentenze”, di una campagna punitiva, in qualsiasi caso. E’ infatti semplicemente scandaloso che un governo risponda a tre omicidi con più di 1300 uccisioni di innocenti tra cui centinaia di bambini.
La pace non si costruisce se non con la pace e una difesa tanto funesta e smisurata è sempre da condannare senza se e senza ma. Come ho scritto, avrei condannato una simile strage anche se si fosse trattato dell’Italia, anzi molto di più. Si tratta di Israele e per me non fa differenza. Il fatto che tu mi stimi, mi riempie di gioia e sai bene che ricambio la stima e l’affetto, ma se aggiungi a quanto dichiari che sparo sentenze allora non posso che dirti che mi occupo -come qualsiasi altro studioso che non gira la faccia dall’altro lato- di chi, anziché sentenze, spara missili sulle scuole e sugli ospedali, su bambini e su gente indifesa.
Vorrei che fosse chiaro che io esprimo un’opinione sulle politiche di un governo di estrema destra la cui azione militare non condivido, non su un popolo o sul suo diritto di permanere in un territorio. Per quanto riguarda le altre guerre –Siria e Ucraina, in primis- sono d’accordo con te: se ne parla poco. Troppo poco. Questo però non può impedire di parlare del conflitto Gaza/Israele e della ferocia della campagna punitiva del governo israeliano che non condivido e non condividerò mai. I giovani comunisti israeliani non vogliono questa guerra e ritengono che la propaganda del governo vada nel verso di aizzare gli animi per giustificare i più di 1300 civili palestinesi morti.
Che i palestinesi della striscia di Gaza siano poveri, senza acqua, senza medicine, senza elettricità e senza difesa, lo sai anche tu. È considerato uno dei paesi più poveri al mondo, perché dunque una ferocia simile? Quale difesa può giustificare una strage simile? So bene che ci sono stati morti anche a Israele e so bene che sostieni che i tanti morti palestinesi siano dovuti a Hamas e al fatto che abbia impedito loro di lasciare gli edifici su cui sarebbero caduti i missili israeliani. Non credo che tu possa ritenere giusto però il lancio di missili su scuole e ospedali, sulla popolazione civile, e che un “vi avevamo avvertiti” possa giustificare tanto scempio e azioni di cotanta ferocia.
Sai come ragiono e sai che sono contraria a ogni forma di guerra, di attentato, di violenza, di razzismo e dunque un’azione simile non può che trovarmi contraria. Continuerò a scrivere “io sto con i giovani comunisti israeliani. Io sto con gli israeliani che condannano questa campagna feroce”. E sono tanti. Se tu sei a favore di questa azione gigantesca di un paese gigante contro la popolazione di un paese minuscolo e povero e che vive in uno stato di estrema indigenza, allora in questa occasione la pensiamo in modo molto differente e me ne dispiaccio.
Ti abbraccio,
Giusy

Concludo con questo pensierino della sera che ho postato ahimé in facebook, eccolo qui:

Penso che i soldati di Israele, se non fossero come tutti i soldati, adesso dovrebbero prendere e tornare a casa, disertare, ammutinarsi. Nel caso, sparare torte in faccia a chi li andasse a cercare. In ritardo ma una rivolta farebbe bene lo stesso. Garofani, garofani rossi e tirare giù la kippa dalla zucca di quell’uomo de panza travestito del primo ministro. Penso che gli israeliti italiani, almeno quelli non intimamente fascisti, dovrebbero andare a Gaza sotto bandiera neutrale a mettere cateteri, o rinunciare a un po’ di clavicembali ben temperati per temperare le matite in quello che resta delle scuole a Gaza. Penso?

Aggiungo e preciso, ce ne fosse mai bisogno, che il confronto medievale tra due pensieri unici, ebraico e islamico, con in mezzo quello cristiano, mi fa accapponare la pelle, e non mi induce nessuna simpatia né preferenza alcuna. Benché non ami nessun tipo di comunella con organismi umani mi dispiace per quelli che, per pura imprudenza, creduloneria, acquiescenza, confusioni sentimentali e facile ricattabilità rimettono la pellaccia per seguire trombe e tamburi, stelle e gottmituns. Tra hamas e tsahal non vedo la differenza, fatta salva, ripeto, quella quantitativa che è evidenza scientifica. Tra l’altro israele si è dotata di droni antimissile: ci studiassero di più e li perfezionassero e non rompessero i cabbasisi. Tra l’una dirigenza e l’altra sto dalla parte di chi ha perso il negozietto di ciabatte con cui campava una famiglia. E adesso, quale dio lo ascolta, quale sol dell’avvenire. Nada.
Lunedì sono incappato in un convoglio militare, credo americano, armato fino ai denti, elmettato, catafratto, che sostava in auto l’autostrada, poco dopo monza. Giuro che ho provato ribrezzo e stizza.

Giusto per fare un po’ il grillo parlante e poi perché mi piace la storiografia, ricordo qui che questo di cui si tratta è il terrorismo asserito dall’Irgun fin dalla sua fondazione, si parla degli anni ’20 del secolo scorso; che i nemici a lungo furono gli inglesi da quelle parti; che lo stragismo fu l’arma diletta dell’Irgun e non in chiave difensiva, il piano fu da subito quello di buttare a mare angli e arabi; che contro gli inglesi l’Irgun arrivò a ipotizzare una alleanza con i nazisti, condiderati minor male; che il likud è un discendente diretto dell’Irgun. Non piace che si dica ma sul piano giuridico è Israele un nonsense. Molti ebrei europei lo sanno bene ma figurati chi li ascolta. Basta va che ci si fa solo del male a dire la realtà. Un caro saluto. Ci sentiamo alla conta dei morti.

che dire…nulla più da aggiungere…condivido dal mio “piccolissimo” l’embargo (mini) di coloro che nonn acquistano prodotti che provengono dai paesi che governano le guerre. Al primo posto (oggi) il falso Israele…ma anche le (mie) arance non dovrei acquistare perchè provenienti da chi le armi le fornisce . Dico le MIE poichè anch’io sto attenta alla provenienza degli amati agrumi dall’Italia( leggi Sicilia)…si fa quel che si può…rimane da acquistare l’infradito “made in Brasile” sperando che a produrla non siano i cinesi.

Nel mio particulare e benché mi piacciano assai, non compro melegrane né pompelmi di israele. E controllo la provenienza di ogni prodotto alimentare e non. Val poco il mio embargo ma non per me, mi piace il pensiero di poter nuocere ai signori della terra. Abbracci

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