Blog Mummificati

Mummificati

Non soltanto terrorizzati. Ma ora anche mummificati. Terrorizzati sino alla mummificazione. Costretti ad affidare la presidenza della Repubblica a un soggetto –il Peggiore– che la dovrebbe tenere sino a 94 anni. Spaventati al solo pensiero che un uomo non ricattabile e giuridicamente preparato potesse accedere -diventando presidente- a documenti riservati. L’indicibile deve essere tenuto ben nascosto.
Questo timore contribuisce a spiegare le ragioni mai esplicitate che hanno indotto il Partito Democratico a rifiutare pervicacemente di risorgere -anche dopo la catastrofe successiva alla mancata elezione di Prodi- eleggendo Rodotà (un uomo appartenente alla storia dei quel partito) e formando un governo con il Movimento 5 Stelle, che glielo ha proposto più volte, in modo aperto e insistito. Hanno agito come se questa via d’uscita non esistesse. Le ragioni di tale testardo diniego devono dunque essere profonde, oscure, sostanzialmente criminali. Con la “stupidità” o con la “follia”, infatti, non si spiega nessun evento storico, neppure questo.
In ogni caso, l’elezione di Napolitano conferma molte cose. Tra queste:
– L’essere ormai i ceti dirigenti del tutto mummificati, oltre che spaventati da un reale cambiamento.
– La conventio ad excludendum posta sin dall’inizio -nonostante tutte le manfrine del Partito Democratico- nei confronti del Movimento 5 Stelle, come il tenace rifiuto di eleggere Rodotà ha dimostrato in modo evidentissimo.
– L’aver sin da subito dopo le elezioni il PD optato -su spinta incessante di Napolitano- per un governo con dentro tutti (tranne Sel e 5S) e quindi un governo di impunità per Berlusconi.
– Il chiarissimo tradimento che il Partito Democratico ha attuato nei confronti dei tanti suoi elettori che hanno creduto alla favola di un “governo del cambiamento”, mentre si ritroveranno ora alleati di Berlusconi in un governo che proseguirà la politica ultraliberista del governo Monti; un governo ancora più arroccato nei privilegi del ceto politico contro le indagini della magistratura; un governo nemico dei diritti e dell’eguaglianza; un governo che sarà protetto, coccolato, esaltato dalla televisione e da tutta la cosiddetta “grande stampa” (la Repubblica, il Corriere della sera, il Sole 24 ore), in realtà composta da “grandi servi”.
– L’aver costituito Napolitano -un ex fascista ed ex stalinista (“ex”?)- un baluardo a difesa di Berlusconi, che è entusiasta della sua rielezione.
– Lo spingersi sino a un golpe costituzionale; se i costituenti, infatti, non sentirono il bisogno di escludere formalmente un secondo mandato è perché l’Italia alla quale pensavano era una Repubblica parlamentare -come Ciampi ribadì rifiutando nel 2006 la proposta di una sua rielezione– che Napolitano ha invece trasformato di fatto in una Repubblica presidenziale. Non si era mai visto che un candidato alla presidenza ponesse delle condizioni al Parlamento per essere eletto, come ha fatto Napolitano.

Tutto questo è squallido e molto grave ma spero che non durerà. Anche perché -come scrive oggi Giso Amendola su Alfabeta2– il ceto politico che ha compiuto questo delitto contro il futuro e contro le istanze più dinamiche del corpo sociale, ha così deciso «di rompere definitivamente ogni ponte con intere generazioni, con i linguaggi e i desideri del presente, con la vita».
“Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” (Lc, 9, 60).

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[…] Mummificati (21.4.2013) […]

Sicuramente l’esclusione del M5S, in quanto partito di opposizione, dalla presidenza delle commissioni di vigilanza che la prassi prevede, non è un atto democratico, qualunque sia il giudizio politico sul movimento stesso. C’è da osservare che, in questo modo, si puo’ anche intuire la profonda e radicale diversità del M5S rispetto all’insieme di tutte le altre forze parlamentari. Per il futuro, quale sarà, a tuo avviso, caro Alberto, la strategia politica del Movimento? Posto che personalmente avrei preferito un qualche compromesso con i «meno peggio», quale sarà l’evoluzione? Pensi che sarà solo l’attesa che il tentativo del governo Letta imploda nelle sue contraddizioni? Non c’è il pericolo di avere solo una funzione di testimonianza e, paradossalmente, di aiuto al cementarsi dell’alleanza PDL/PDmenoL? È vero che tu sei un Professore ed uno studioso apprezzato ma non un politico, ma se tu fossi Grillo, come procederesti?

L’IMBALSAMAZIONE E L’ITALIA MODELLO PAPEROPOLI
di Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano – 25.4.2013

In ossequio alle nuove disposizioni impartite dal Minculnap alla stampa nazionale affinché cooperi con il nuovo governo evitando notizie e atteggiamenti disfattisti per il bene supremo della Patria, e a parziale rettifica di quanto affermato in questa sede, teniamo a precisare che, nonostante le apparenze, l’Italia non s’è trasformata in una monarchia assoluta. Nelle monarchie assolute, infatti, la corona e il trono si tramandano di padre in figlio, mentre in Italia si procede per imbalsamazione (presidenza della Repubblica) o per una particolare forma di partenogenesi modello Paperopoli, da zio a nipote (presidenza del Consiglio). Entrambe le discendenze denotano comunque una ristrettissima varietà di cognomi (da Napolitano a Napolitano, da Letta a Letta), onde evitare il disorientamento delle masse e assicurare la dentizione e nutrizione dei branchi (il cosiddetto “familismo molare”). Per il resto, il quadro è chiarissimo.
In ossequio ai principi della più squisita democrazia parlamentare e della più rigorosa separazione dei poteri, il Presidente della Repubblica si presenta alle Camere genuflesse per chiedere la fiducia sotto la minaccia di sganciare l’arma letale: le sue dimissioni. E così confessa di aver accettato il secondo mandato a una precisa condizione: che il Parlamento gli consenta di fare il governo che vuole lui, altrimenti se ne va. I vecchi partiti obbediscono per acclamazione, ben lieti di prendersi qualche finta scudisciata in cambio del salvataggio delle rispettive poltrone e prebende. Sistemato il potere legislativo, il Presidente risale sull’ermo Colle e si occupa dell’esecutivo: finge di consultare i partiti per mezza giornata (il tempo di una genuflessione per uno), poi finge di pensarci su un’intera notte, infine incarica un suo clone, che appena nato era già vecchio, ma giusto perché non può fare tutto lui ed è bene che, almeno formalmente, le cariche di presidente della Repubblica e del Consiglio siano affidate a due persone diverse. Però tiene a precisare che Lettino l’ha scelto lui, mica il Parlamento.
Tanto il Nipote, a parte rimangiarsi quel che ha detto per anni su B., non ha molto da fare: il programma gliel’ha già scritto Napolitano, tramite gli appositi saggi, saggiamente nominati quando ancora si pensava che avrebbe lasciato il Quirinale. Idem per la lista dei ministri, una pura formalità: il capo dello Stato la passa al premier che l’indomani, cioè oggi, gliela riporta su al Colle, dove lui fingerà sommo stupore come se non fosse sua e poi la firmerà; seguiranno giuramento, brindisi e molte autocongratulazioni. Così sistemati il legislativo e l’esecutivo, cosa resta? Ah sì, i poteri di controllo. Ma anche lì il più è fatto. La Corte costituzionale, che ha nelle mani il processo Mediaset per un conflitto di attribuzioni, doveva sbloccarlo ieri con una sentenza: ma ha fatto sapere che non è il momento, se ne occuperà un’altra volta, ci farà sapere, non c’è fretta.
Il tutto per bocca del relatore Sabino Cassese, giurista insigne, già consigliere del Colle e candidato del Colle al Colle, nonché accompagnatore e tutor della brillante carriera universitaria di Giulio Napolitano (da non confondersi con Giorgio: è il figlio). Viene così rinviata sine die, e forse avviata a prescrizione, sentenza che potrebbe trasformare un padre della Patria in un pregiudicato per frode fiscale, altrimenti poi la gente si ricorda i processi (peraltro tutti sospesi da giudici servizievoli fino a data da destinarsi) e torna in piazza. Resta qualcosa? Ah, già, la libera stampa: il Presidente assume su due piedi la guida dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione della stampa e lancia il monito più superfluo della storia dei moniti, quello a “favorire, cooperare e non rinfocolare”. I cooperanti annuiscono quasi all’unisono, solo un po’ offesi dal sospetto di voler rinfocolare: ma quando mai, Sire. Com’è umano lei.

La Resistenza è tradita da chi si sta alleando con la Destra televisiva, che è il vero fascismo mediatico, oggi.
Rispetto e silenzio per i partigiani, che sono morti per liberarci da un buffone criminale, non per sostituirlo con un altro criminale buffone.
Nessuna pietà per i traditori.

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Il 25 aprile è morto

Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg il 25 aprile è morto,
nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto,
nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto,
nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto,
nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto,
nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto,
nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto,
nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto,
nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto,
nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto,
nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto,
nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto,
nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto,
nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto,
nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto,
nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto,
nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto,
nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto,
nella Repubblica nelle mani di Berlusconi, 77 anni, e Napolitano, 88 anni, il 25 aprile è morto,
nei processi mai celebrati allo “statista” Berlusconi il 25 aprile è morto,
nella trattativa Stato – mafia i cui responsabili non sono stati giudicati dopo vent’anni il 25 aprile è morto,
nel milione e mezzo di giovani emigrati in questi anni per mancanza di lavoro il 25 aprile è morto,
nell’indifferenza di troppi italiani che avranno presto un brusco risveglio il 25 aprile è morto.
Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti.
Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere.

Professore,
non sono completamente d’accordo con la Sua analisi.
Cominciamo dalla fine (del Suo scritto). All’indomani delle elezioni, il risultato delle urne avrebbe permesso solo le seguenti possibilità:
a) monocolore pd di minoranza;
b) governo pd + m5s organico;
c) governo pd + m5s in appoggio esterno;
d) governo pdl + m5s organico;
e) governo pdl + m5s in appoggio esterno;
f) governo pd + pdl;
g) governo m5s con appoggio esterno pd;
h) elezioni anticipate.
Tuttavia M5S si è sempre tirato fuori da qualsiasi accordo, negando la possibilità di dare la fiducia o di collaborare con qualsiasi governo. Il pd, partito che non stimo e non voto, li ha corteggiati a lungo sentendosi dire sempre no (“voteremo la fiducia solo ad un governo 5 stelle”, dichiarazioni di Lombardi e Crimi all’uscita delle consultazioni dal Quirinale; “Bersani è uno stalker politico”, dichiarazione di Beppe Grillo). Dicendo di no anche alla “società civile” che ha richiesto con vari appelli al M5S di fare un governo con il pd. Inoltre, oltre l’ m5s non avrebbe mai accettato la collaborazione (organica al governo o esterna) con il pdl (altro partito che non stimo e che non voto). Dobbiamo perciò eliminare le possibilità b) c) d) e).
La possibilità a) va esclusa in quanto, pur avendo il pd la maggioranza della Camera dei deputati (340 seggi, in coalizione, su 617: http://elezioni.interno.it/camera/scrutini/20130224/C000000000.htm), non ottiene la maggioranza anche al Senato (113 seggi, in coalizione, su 311; è il secondo partito – il primo è il pdl: http://elezioni.interno.it/senato/scrutini/20130224/S000000000.htm). Per ottenere un governo stabile avrebbe dovuto ottenere circa ottanta voti al Senato: ecco perchè inseguiva l’accordo con Grillo e con Monti. L’alternativa è un governo che contrattasse di volta in volta (ma è un martirio: alla finanziaria ti voglio) su ogni singolo atto, rendendo quasi impossibile l’attività di Governo. Ma Grillo, come si è visto, ha detto di no. Pertanto, calcoli alla mano, anche la possibilità a) va eliminata. Oddio, nella storia della Repubblica c’è stato il monocolore di minoranza dc di De Gasperi VIII (luglio/agosto 1953), ma non avendo avuto la fiducia si è dovuto dimettere. Idem l’Andreotti I (febbraio 1972). I precedenti non erano incoraggianti.
Abbiamo eliminato le possibilità a) b) c) d) e). Ci sarebbe stata la possibilità (remota) di un passo indietro del pd, tale da suggerire al Presidente della Repubblica di conferire l’incarico ad un esponente del M5S che verificasse la possibilità di fare o meno un governo? Dubito. Ma ammettiamo per assurdo che il pd avesse fatto un passo indietro e detto: “Noi non riusciamo a fare un governo; vediamo se qualcun altro di qualche altro partito ce la fa” e sperando nella calma dei mercati (Le ricordo che in quei giorni lo spread aveva oltrepassato i 300 punti di differenziale) ci fosse stata la possibilità di dare l’incarico ad uno del m5s ed il pd, non potendo entrar organicamente al governo (perchè m5s non vuole allearsi ad alcun soggetto politico), desse la fiducia. Avrebbero avuto il boccino in mano e la possibilità di far cadere il governo m5s in qualsiasi momento. Con il pdl completamente fuori gioco. I problemi sarebbero stati due: a) la durata del governo; b) il fatto che m5s avrebbe avuto invece necessità di andare ad elezioni anticipate per capitalizzare altro consenso ed acquisire la maggioranza e al senato e alla camera. Pertanto, escluderei anche questa possibilità. Penso che un esponente m5s incaricato di verificare di poter fare il governo avrebbe chiesto elezioni anticipate. Rimangono le ipotesi f) ed h).
Cominciamo dall’ultima. Subito dopo lo scioglimento anticipato delle Camere, è iniziato il “semestre bianco” del Presidente della Repubblica: poteva limitarsi a dare l’incarico, far giurare, ma non poteva intervenire perchè non era nella pienezza dei poteri (art. 88 della Costituzione). Non poteva perciò sciogliere le Camere o una delle stesse (ivi). L’impasse politica non poteva essere risolta se non dal successivo Capo dello Stato. La scelta del pd di cercare una intesa con il pdl risponde a mio avviso a due logiche: a) mettere da parte m5s, dando una risposta ai suoi no (non sto citando “Dove.. ..quando.. (parte I)”) e b) iniziare una fase di rilassamento nei rapporti tra pd e pdl, per iniziare a superare lo spoil system che viene realizzato ad ogni cambio di governo.
Alla luce dei no di m5s, perchè il pd avrebbe dovuto votare Rodotà, persona peraltro degnissima e che sarebbe un Presidente della Repubblica sicuramente ottimo? La scelta di votare Napolitano (con un mandato apparentemente pieno, ma non supererà i due anni: il tempo di far fare qualche riformicchia e poi si vota di nuovo, dopo aver fatto perdere un pò di consenso a Grillo e consentito – involontariamente – a Berlusconi di tornare al governo) credo fosse una scelta obbligata. Napolitano, nonostante l’alto onore della rielezione (evento mai avvenuto prima), credo sia abbastanza stufo di dover fare il tutore.
Non escluderei che il Presidente della Repubblica possa – qualora vi fossero gli estremi – prendere decisioni drastiche: non tanto le sue dimissioni, quanto h) le elezioni anticipate.
Cordiali saluti,
f

Naturalmente, caro Alberto, il Partito Democratico è per me quello dei suoi iscritti di base che, in questo momento, sono per lo più come minimo stupefatti. Mio padre è un iscritto (classe 1928, sicchè mi ha detto che Napolitano non è poi così anziano, ma penso fosse un’opinione interessata…) e stamattina a pranzo mi ha ricordato che per lui Napolitano era comunque uno della «destra» del partito. Secondo me finirà con una scissione, anzi è quello che auspico.

Caro Alberto, espongo la mia opinione, divergente, al fine di arricchire la dialettica di queste tue importanti pagine.
Ritengo che un accordo, chiamiamolo anche compromesso se vogliamo, fra il PD di Bersani e il M5S di Grillo e Casaleggio, per l’avvio di un governo, sarebbe stato assolutamente preferibile a quanto è accaduto. Oggi il cavaliere (con la macchia ma mi pare senza paura, in effetti) è saldamente in sella, grazie a come si sono incardinati gli eventi. Certo, l’offerta politica di Bersani era parziale e in qualche modo, coerentemente col progetto politico che i deputati del M5S incarnano, è stato quasi inevitabile respingerla. Cionondimeno, questo penso io, di fronte al pericolo di un cavaliere che ritorna in sella e un PD nel quale prevale la forte corrente di destra, sarebbe stato molto meglio scendere ad un compromesso e avviare un governo Bersani. Poi, possiamo esercitarci sull’orrore/errore di non aver appoggiato Rodotà, ma la frittata era ormai fatta. Sostanzialmente la penso come esposto più volte dal simpatico oratore pugliese, al quale continuerò ad offrire il mio voto. Ovviamente, caro Alberto, non credo di avere una verità assoluta per le mani, ma un’opinione comunque comprensibile.

quanto alla nostra vita pubblica, o meglio al talk show cicaleggiante che ci ostiniamo a chiamare così, lo squallore regna sovrano. un provincialismo deprimente.
nell’impostazione generale di opposizione radicale (di differenza assoluta, per citare il povero gramsci che, senza essere un santo, non meritava però di finire impagliato nel pantheon dei piddini, citato invariabilmente a sproposito, snaturato) sono in accordo con lei. sull’analisi particolare mi sembra che lei sopravvaluti la forza del blocco berlusconiano (lo so che sembra un paradosso). cioè, quell’assetto di potere ha un peso enorme in italia e lo si è visto e si continua a vedere (chiunque altro sarebbe caduto di fronte all’attacco portatogli nel 2011-12, come craxi al tempo suo), ma mi sembra ormai cacciato in una posizione di difesa. come se la palla fosse nelle mani di altri, in particolare in quelle di poteri europei e dei loro emissari locali. non voglio dire che sia un potere incapace di ulteriori scosse, ma che sarebbero le scosse di chi non si rassegna a morire. ma è moribondo, non controlla il futuro. in sostanza credo che le cricche italiche che a quel vertice fanno capo stiano lottando per cavarsela al meglio nel momento della sconfitta. anche se ammetto che questa mia visione trova un punto di scarsa tenuta nell’impareggiabile inabilità dei referenti italici di quei poteri europei di cui parlavo. il Partito Disperati, di cui infatti quegli stessi poteri non riescono mai a fidarsi, considerandolo a sua volta troppo con le mani in pasta nei loschi e provinciali affari italici. di qui continui commissariamenti: amato, ciampi, prodi, monti e napolitano.

Stefano Rodotà ha tenuto nei giorni scorsi un comportamento “non spettacolare”. Circostanza che testimonia anch’essa del valore di questa persona.
Ora risponde ai volgari attacchi di Eugenio Scalfari con una lettera che dimostra -al di là della condivisione o meno delle idee e delle posizioni di Rodotà- come il dramma della società italiana consista anche nel non meritarsi questo tipo di persone.

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Sono e resto un uomo di sinistra

di STEFANO RODOTA’

CARO direttore, non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l’articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti. E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all’interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice “non c’è problema “, non gira la testa dall’altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com’è andata concretamente a finire.

La mia candidatura era inaccettabile perché proposta da Grillo? E allora bisogna parlare seriamente di molte cose, che qui posso solo accennare. È infantile, in primo luogo, adottare questo criterio, che denota in un partito l’esistenza di un soggetto fragile, insicuro, timoroso di perdere una identità peraltro mai conquistata. Nella drammatica giornata seguita all’assassinio di Giovanni Falcone, l’esigenza di una risposta istituzionale rapida chiedeva l’immediata elezione del presidente della Repubblica, che si trascinava da una quindicina di votazioni. Di fronte alla candidatura di Oscar Luigi Scalfaro, più d’uno nel Pds osservava che non si poteva votare il candidato “imposto da Pannella”. Mi adoperai con successo, insieme ad altri, per mostrare l’infantilismo politico di quella reazione, sì che poi il Pds votò compatto e senza esitazioni, contribuendo a legittimare sé e il Parlamento di fronte al Paese.

Incostituzionale il Movimento 5Stelle? Ma, se vogliamo fare l’esame del sangue di costituzionalità, dobbiamo partire dai partiti che saranno nell’imminente governo o maggioranza. Che dire della Lega, con le minacce di secessione, di valligiani armati, di usi impropri della bandiera, con il rifiuto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con le sue concrete politiche razziste e omofobe? È folklore o agire in sé incostituzionale? E tutto quello che ha documentato Repubblica
nel corso di tanti anni sull’intrinseca e istituzionale incostituzionalità dell’agire dei diversi partiti berlusconiani? Di chi è la responsabilità del nostro andare a votare con una legge elettorale viziata di incostituziona-lità, come ci ha appena ricordato lo stesso presidente della Corte costituzionale? Le dichiarazioni di appartenenti al Movimento 5Stelle non si sono mai tradotte in atti che possano essere ritenuti incostituzionali, e il loro essere nel luogo costituzionale per eccellenza, il Parlamento, e il confronto e la dialettica che ciò comporta, dovrebbero essere da tutti considerati con serietà nella ardua fase di transizione politica e istituzionale che stiamo vivendo.

Peraltro, una analisi seria del modo in cui si è arrivati alla mia candidatura, che poteva essere anche quella di Gustavo Zagrebelsky o di Gian Carlo Caselli o di Emma Bonino o di Romano Prodi, smentisce la tesi di una candidatura studiata a tavolino e usata strumentalmente da Grillo, se appena si ha nozione dell’iter che l’ha preceduta e del fatto che da mesi, e non soltanto in rete, vi erano appelli per una mia candidatura. Piuttosto ci si dovrebbe chiedere come mai persone storicamente appartenenti all’area della sinistra italiana siano state snobbate dall’ultima sua incarnazione e abbiano, invece, sollecitato l’attenzione del Movimento 5Stelle. L’analisi politica dovrebbe essere sempre questa, lontana da malumori o anatemi.

Aggiungo che proprio questa vicenda ha smentito l’immagine di un Movimento tutto autoreferenziale, arroccato. Ha pubblicamente e ripetutamente dichiarato che non ero il candidato del Movimento, ma una personalità (bontà loro) nella quale si riconoscevano per la sua vita e la sua storia, mostrando così di voler aprire un dialogo con una società più larga. La prova è nel fatto che, con sempre maggiore chiarezza, i responsabili parlamentari e lo stesso Grillo hanno esplicitamente detto che la mia elezione li avrebbe resi pienamente disponibili per un via libera a un governo. Questo fatto politico, nuovo rispetto alle posizioni di qualche settimana fa, è stato ignorato, perché disturbava la strategia rovinosa, per sé e per la democrazia italiana, scelta dal Pd. E ora, libero della mia ingombrante presenza, forse il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su che cosa sia successo in questi giorni nella società italiana, senza giustificare la sua distrazione con l’alibi del Movimento 5Stelle e con il fantasma della Rete.

Non contesto il diritto di Scalfari di dire che mai avrebbe pensato a me di fronte a Napolitano. Forse poteva dirlo in modo meno sprezzante. E può darsi che, scrivendo di non trovare alcun altro nome al posto di Napolitano, non abbia considerato che, così facendo, poneva una pietra tombale sull’intero Pd, ritenuto incapace di esprimere qualsiasi nome per la presidenza della Repubblica.
Per conto mio, rimango quello che sono stato, sono e cercherò di rimanere: un uomo della sinistra italiana, che ha sempre voluto lavorare per essa, convinto che la cultura politica della sinistra debba essere proiettata verso il futuro. E alla politica continuerò a guardare come allo strumento che deve tramutare le traversie in opportunità.

(22 aprile 2013)

.a co.e è
Ma come si può pensare che un uomo di 87 anni, che dovrebbe restare in carica fino a 94 anni (biologia permettendo), quando ad 80 anni non può più essere rinnovata
la patente di guida?

È gfxzxc.

Segnalo questo interessante articolo di Ida Magli.
Da
http://www.italianiliberi.it/Edito13/nessuna-rappresentanza-nessun-presidente-della-repubblica.html
*
NESSUNA RAPPRESENTANZA, NESSUN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 16.04.2013

I politici, gli uomini dei partiti non sono ancora riusciti a prendere atto che il concetto di “rappresentanza” si è esaurito, non esiste più. La “rappresentanza”, infatti, è nata con il cristianesimo, laddove San Paolo (e in seguito i teologi) ha elaborato l’idea che nella morte del Figlio di Dio tutti i cristiani erano “rappresentati”, e perciò tutti “salvati” da Lui. Siamo dunque nell’ambito del Sacro, della metafisica del Sacro, che permette pensieri simbolici e potenze che vanno di là dalla realtà. Il concetto di rappresentanza si è poi a poco a poco trasferito, in maniera più debole e soltanto per analogia concessa dalle autorità del Sacro, ai Re, agli Imperatori, unti dal Papa, consacrati nella regalità dal Papa. Per questo un uomo della rivoluzione francese, la rivoluzione laica per eccellenza, ha voluto ricevere la corona dal Papa: Napoleone sentiva di non essere pienamente Imperatore, nella potenza di autorità e di governo che l’investitura sacra concede, senza l’intervento del Papa. Ma si trattava già di una rappresentanza di seconda categoria che si è andata sempre più sbiadendo e impoverendo fino quasi a scomparire con lo Stato laico moderno. L’uguaglianza di tutti i cittadini le ha inferto il colpo di grazia. La rappresentanza dei parlamentari e dei presidenti degli Stati, nelle varie deboli forme in cui si è configurata in Occidente, ne era un ultimo brandello e oggi è semplicemente una sopravvivenza culturale.

La sacralità della rappresentanza dunque, adesso non esiste più tanto che i Grillini hanno affermato, entrando in Parlamento, di essere, non i rappresentanti, ma i portavoce dei cittadini. Bella idea! Ma se l’hanno pensato è perché la rappresentanza era già morta da molto tempo. (Poveri Grillini, si sono subito persi nel conformismo all’alta finanza mondialista, ma il principio rimane valido). Buona parte dello “stallo” in cui si trovano i partiti è dovuto, non a quello che pensano Napolitano, Berlusconi e Bersani, ossia che manca una maggioranza, ma al fatto che il concetto di maggioranza e minoranza è a sua volta privo di contenuto perché in un contesto del tutto laico, senza la potenza trascendente, non si vince con la forza dei numeri ma con la forza della ragione e del buon senso. Se una proposta di legge è ragionevole e utile, riceverà il consenso in base a queste qualità e non perché è stata pensata e proposta nell’ambito della sacralità delle ideologie dell’uno o dell’altro partito. Insomma il Parlamento sta per essere anch’esso superato, ma fino a quando non giungeranno a questa consapevolezza, bisogna almeno che gli attuali protagonisti si rendano conto che l’idea della politica come campo di battaglia appartiene ancora all’ambito della “potenza” dei rappresentanti, della loro forza intrinseca, insomma al Sacro.

È evidente, dunque, che non c’è più posto in uno Stato laico per un rappresentante addirittura più “rappresentante” degli altri: il Presidente della Repubblica, il quale dovrebbe “rappresentare” tutti gli italiani, l’unità d’Italia. È un’idea, un’immagine goffa, grottesca, che fa perfino ridere, adesso che ne è svanita la sacralità, quella che uno dei miseri, piccoli uomini o donne di cui si è fatto il nome, sia chiamato a “rappresentare” un popolo. Neanche il singolo individuo oggi rappresenta se stesso, perché è se stesso, e giustamente vuole essere e agire in prima persona e non essere “rappresentato” da nessuno. È anche per questo che non sopporta più e sente come offensivo nei confronti del suo voto, il vuoto legislativo che si prolunga dal giorno delle elezioni. Si dirà che la Costituzione prescrive l’esistenza di un Presidente della Repubblica ma è proprio a questo che servono le Camere: a legiferare. Si riuniscano in seduta comune e invece di nominare un presidente, abroghino il relativo articolo. Cercavamo da tanto tempo di diventare un paese normale? Senza il sacro, e senza gli immensi abusi di potere che ne sono derivati, finalmente l’Italia sarà un paese normale.

Ida Magli
Roma, 14 Aprile 2013

(In caso di riproduzione si prega di citare la fonte e di aggiungere il link a questa pagina)

Cara Giusy , quali gli italiani da disprezzare ?
In realtà, gli italiani, tanti, tantissimi italiani sono stati TRADITI !
Ieri sera, nonostante abbia in orrore la folla, non ho potuto fare a meno di raggiungere piazza Montecitorio per far sentire anche la mia voce. La piazza e le stradine adiacenti erano stracolme di giovani e di anziani che gridavano la vergogna di quanto è stato perpetrato alle loro spalle. Mi hanno disturbato solamente le quattro rosse bandiere di Rifondazione Comunista. Se le sarebbero potute risparmiare…
Quello che mi colpisce di più in questa storia è la frattura tra le sorde orecchie degli inciucioni e le grida di disperazione e di rabbia degli italiani.
Hanno fatto tutto come se i risultati delle ultime elezioni non li avessero minimamente scalfiti. Hanno già fatto finta di essersele dimenticate…

Caro Alberto,
stamane mi sono svegliata sicura di essermi sbagliata. Nei giorni addietro avevo scritto infatti che gli elettori del pd avrebbero dimenticato presto le nefandezze compiute dal loro partito, soprattutto i fedelissimi che votano per appartenenza e non per opinione. Travaglio aveva ipotizzato tre mesi -la memoria di un pesce rosso- per resettarsi. Oggi mi sono convinta che soffrano di disturbi alla memoria anterograda, come il personaggio di Memento, Leonard Shelby, non riescono a fissare i ricordi per più di qualche minuto.
E ho provato rabbia.
Poi ho pensato agli altri elettori del pd, quelli che oggi si sono svegliati con la convinzione di essere stati traditi, quelli che sono veramente di sinistra e che piangono le scelte di un partito che non sentono più loro o da cui non si sentono più rappresentati, quelli che in questi giorni sono scesi in piazza a bruciare le tessere o hanno scritto e urlato la loro indignazione. Ne conosco tanti. Penso che loro siano più provati di me stamattina.
Sugli altri che già dopo qualche minuto dall’elezione di Napolitano avevano trovato il modo per dimenticare e giustificare il loro appoggio a un partito che rimarrà la vergogna storica della sinistra; su questi altri che preferiscono far finta di non sapere che quest’ultima nefandezza si aggiunge pesantemente alle altre (da te più volte elencate e ricordate) compiute da questa novella democrazia cristiana (leggasi pd) -modifica dell’articolo 18, approvazione riforma previdenziale, scandalo Monte dei Paschi, acquisto cacciabombardieri F35, non attuazione dell’ineleggibilità di sb, mantenimento dei privilegi dei parlamentari, pareggio di Bilancio introdotto nella Costituzione e conseguente IMU da elargire poi al MdP, appoggio incondizionato al governo Monti, guerre imperialistiche camuffate di pace, realizzazione TAV, permanenza del conflitto di interesse, inciucio con PDL-; sugli altri che oggi si sono svegliati pensando che dopotutto Napolitano è il male minore, pur sapendo che è il peggiore pdr che abbiamo mai avuto; su questi altri, Alberto, non spendo una parola. Ma a te confido quanto segue: sono gli italiani che disprezzo. Così come disprezzo il voto di scambio, altrettanto disprezzo il voto di appartenenza. Le peggiori dittature di destra e di sinistra sono andate avanti così nella storia, col voto di appartenenza. Un voto, questo, che non ti fa più valutare il meglio, il bene, il democratico, il giusto, ma ti indirizza verso il meglio, il bene, il democratico, il giusto che i dirigenti del partito scelgono per te.
Grazie per la tua lucidità e la serenità con cui affronti argomenti tanto scottanti.
Un abbraccio,
Giusy

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