Blog Vita pensata 13 – Luglio 2011

Vita pensata 13 – Luglio 2011

È uscito il numero 13 di Vita Pensata, Rivista mensile di filosofia

Indice del numero di luglio 2011 (in formato pdf)

 

[Miei contributi]

Editoriale: Architettonicamente (con Giusy Randazzo), p. 4

Ricoeur. La narrazione del tempo, pp. 33-39

The Tree of Life, pp. 44-46

Don Giovanni, pp. 47-48

Loris Cecchini. La materia architettonica, (Con Giusy Randazzo), pp. 52-53

Prima lezione di filosofia, pp. 54-56

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salve prof biuso sono uno studente della facoltà di lettere e filosofia nel corso di laurea in filosofia.Mi sono registrato da poco sul forum e ho avuto modo di leggere il numero 13 di Vita pensata, Rivista mensile di filosofia.Questo articolo suggerisce moltissimi spunti di riflessione partendo a mio parere dallo spazio urbano contenitore e contenuto, rappresentazione e sostanza.Condivido pienamente il concetto di città inteso come corpo,proprio perchè soggetto a mutamento e cambiamneto e quindi all invecchiare, rigenerarsi, morire.Ciò avviene con il nostro corpo inteso sia come un inseme di organi,tessuti,ossa ma anche come come corpo vissuto e quindi insieme delle nostre emozioni,sensazioni il quale è immerso nel tempo, come avviene nelle cttà.Quindi è la corporeità immersa nella temporalità,in cui alla fine, non esistono luoghi ma soltanto interpretazioni come viene spiegato in questo articolo.

ho letto l’interessante recensione su «prima lezione di filosofia» ed anche l’importante contributo del prof. citran sullo statuto e la didattica della filosofia;

in tutti e due i testi il tema di fondo è quello «classico» dello statuto della filosofia; ho trovato molto interessante la conclusione (o meglio non-conclusione) che la filosofia non è definibile in modo certo per la sua natura anche di esperienza umana, dove il sapere inevitabilmente si contamina con l’essere

io penso che la filosofia non si può insegnare come una cosiddetta «scienza dura», nel senso che si può insegnare senz’altro la storia della filosofia, si può riepilogare più o meno con efficacia il pensiero dei filosofi, ma non si può insegnare ad esser filosofi

e qui c’è una questione, che spesso riemerge per esempio dalle parole degli allievi dell’amico prof. biuso: in qualche modo un professore/filosofo è da un lato un professore che studia, rielabora, ma dall’altro è un uomo capace di trasmettere un entusiasmo, un piacere del pensare non limitato all’aspetto prettamente scolastico, ma trabocca sui territori propri del «come ci si sente» al mondo

dunque secondo me la filosofia è un «pensare attrezzato»

così come un buon camminatore ha gambe agili e fiato, cioè una dote naturale, ma certamente salirà alla montagna solo con buone scarpe, vestiti adatti e, per non perdersi, una buona mappa dei sentieri

la filosofia che si insegna è una mappa, però la strada la devi percorrere da te

in effetti ho compilato il form per sottoscrivere un abbonamento con bonifico anticipato, ed è emersa la risposta che sarebbero arrivate per mail le coordinate (iban) per procedere, ma ancora non è avvenuto

può essere che si debbano prima raccogliere le sottoscrizioni, comunque son fiducioso ed il mio «dovere» di lettore l’ho assolto

Si pensi a una piazza: è un esterno o un interno?

questa domanda è uno dei molti passaggi interessanti del testo per una filosofia dell’interno architettonico di giusy randazzo

in fondo tutta la nostra esperienza di vita la potremmo anche analizzare sulla scorta della coppia interno/esterno, fuori/dentro (credo sia capitato a tutti usare espressioni come dentro o fuori della cerchia, dell’ambiente, oppure di proporre, in certe serate un pò sonnacchiose, di andare un pò fuori)

sicuramente l’architettura è un’arte fortemente orientata a determinare, decidere, dei fuori e dei dentro, e siccome fuori e dentro i manufatti dell’architettura non ci sono delle cose, ma noi, gli umani, ecco che l’architettura è per sua natura capace di incidere, di inventare o distruggere stili e modi di vita

ma la cosa è ancor più interessante perchè un’architettura non sarebbe nulla, sarebbe senza senso priva dello sguardo che la vede, che la legge, che la ama o la odia, che vuole starci dentro o vuol fuggire

una cosa è certa, un quartiere di città è in genere molto brutto se costruito a caso, come certe periferie negli anni 70, e in genere abbastanza bello se invece vi si intravvede un progetto, una volontà di amare i propri ospiti

può essere che qualcosa dell’aspetto più tecnicamente filosofico non l’ho colto a dovere, ma comunque è stata per ora una gran bella lettura

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