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E.1027 – Eileen Gray e la Casa sul Mare
di Beatrice Minger e Christoph Schaub
Svizzera, 2024
Con: Natalie Radmall-Quirke (Eileen Gray), Axel Moustache (Jean Badovici), Charles Morillon (Le Corbusier), Vera Flück (Louise)
Trailer del film

 

Eileen Gray (1878-1976) è stata una designer e artista irlandese che negli anni Venti del Novecento progettò per se stessa e per il proprio compagno Jean Badovici una casa sul mare della Costa Azzurra, una dimora nella quale funzione, eleganza e struttura sono coniugate in modo inseparabile, una sobria forma che ricorda molto quella di un’imbarcazione, come se la nave fosse diventata di pietra ancorandosi alla costa.
La semplicità del bianco e dell’azzurro la rendeva magnetica. Poi arrivò Le Corbusier, che era amico di Badovici e al quale Gray aveva commesso l’errore di lasciare la casa (lei era molto ricca di famiglia). Le Corbusier si appropriò di quello spazio, affrescando le pareti con colori accesi e lasciando credere che il progetto fosse suo. Dopo la guerra, Gray non riuscì a rientrare in possesso della casa, che finì nel degrado degli abusivi, sino a quando è stata restaurata diventando un Museo. Un Museo che tuttavia è oggi tappa del ‘cammino Le Corbusier’.
Il film è bello, è molto elegante, capace di ricostruire e restituire l’atmosfera artistica della prima metà del secolo, la personalità solitaria e misurata dell’architetta, il narcisismo di Le Corbusier, la cui opera – a parte alcuni capolavori sparsi qua e là – è l’indice forse più chiaro del nichilismo architettonico moderno, con il progetto di città e quartieri ‘verticali’ pensati per un’umanità ridotta a termitaio, a formicaio capitalistico.
Le Corbusier definiva infatti una casa con la formula «macchina per abitare» mentre per Gray essa «non è una macchina, è un involucro che ci protegge delicatamente dall’ambiente, la nostra estensione spirituale, un conforto. È il corpo». Questo infatti è, dovrebbe essere lo spazio dell’abitare umano. E ciò che pensa anche Martin Heidegger quando afferma che «l’essenza del costruire è il ‘far abitare’. Il tratto essenziale del costruire è l’edificare luoghi mediante il disporre i loro spazi. Solo se abbiamo la capacità di abitare, possiamo costruire» («Costruire Abitare Pensare, in Saggi e discorsi, a cura di G. Vattimo, Mursia, Milano 1976, p. 107).
Parole che credo esprimano efficacemente la misura e la discrezione dell’architettura di Eileen Gray. Il film chiarisce questi eventi e tali concetti e fa così un poco di giustizia.

 

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