I monoteismi impongono una cura chirurgica delle passioni, il cui effetto è l’opposto dell’equilibrata soluzione greca che consiste nel dare di tanto in tanto uno sfogo festoso alle cattive inclinazioni. È questo l’elemento etico del paganesimo rimasto fin dal principio incomprensibile all’ordine morale ebraico, cristiano e islamico. I Greci riconoscevano l’inevitabilità del desiderio e della violenza insiti nella natura umana e invece di tentare ingenuamente di estirparli preferivano dar loro una legittimazione sociale e una ritualizzazione che favorisse l’espressione dell’estremo conservando nel contempo il controllo delle sue manifestazioni. Si tratta di una forma di libertà interiore e comportamentale la quale non si mutila della dimensione ebbra e dionisiaca che abita al fondo dei cuori umani non ancora spenti. Tenta piuttosto di consentirle uno sfogo moderato atto a salvaguardare sia l’elemento orgiastico che quello razionale.

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…e probabilmente, anche qui, si gioca la crisi esistenziale di una generazione come la mia: 1)nata negli anni in cui la repressione delle passioni istituzionalizzata e difesa ad oltranza (e anacronisticamente) dalle strutture religiose si è fatta ancor più aggressiva, con una continua condanna al relativismo (che pare sempre più il tratto evidente e iniscutibile, l’essenza di tutto ciò che è umano e perciò temporale, mutevele, in continuo divenire); 2) figlia (questa stessa generazione di oggi) di una generazione che ha abdicato per la gran parte a prendere le dovute conseguente dalla constatazione di Heidgger (e non solo da quella che segue!) “Il nichilismo. Non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è sccorgersi di quest’ospite e guardarlo bene in faccia.”
Bisognerebbe davvero avviare una seria riflessione sugli effetti che la repressione delle passioni e la miopia nei confronti dell'”ospite” sta avendo sulle giovani generazione. A questo affiancare un’altrettanta meditata e attenta riflessione sul suicidio (da Hume ad Adorno con “Morire oggi”).

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