Che cosa Marx può dirci oggi? Rileggendo Althusser
in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee
16 giugno 2023
pagine 1-6
Per Marx e oltre Marx. Dopo il XX Congresso del PCUS (1956), che per il movimento comunista mondiale fu trauma ma fu anche slancio, nella complessa e aperta contingenza degli anni Sessanta, uno dei più rigorosi filosofi marxisti elabora un’interpretazione delle opere di Marx che le libera da vari miti teoretici invalidanti e restituisce significato, obiettivi e complessità a opere come i Manoscritti economico-filosofici, L’Ideologia tedesca, Il Capitale. Il risultato è l’apertura del paradigma marxiano non alle ‘scienze umane’ ma all’epistemologia e alla metafisica.
È anche la piena consapevolezza epistemologica a generare una lettura del tutto corretta e plausibile del marxismo come filosofia antiumanistica. Un antiumanesimo teorico che è condizione della conoscenza «del mondo umano stesso, e della sua trasformazione pratica. Si può conoscere qualcosa degli uomini soltanto alla condizione assoluta di ridurre in cenere il mito filosofico (teorico) dell’uomo».
Il frutto del radicale rifiuto dell’umanesimo è un’apertura alla complessità della storia e degli eventi che rimuove la dimensione psicologica, volontaristica e ‘spirituale’ a favore invece della necessità insita nei processi dei quali gli umani non sono le guide ma una semplice parte.
Per Marx di Louis Althusser è pervaso di una serietà della politica senza la quale la πόλις si riduce a puro spettacolo.






Sulle ragioni delle guerre che esplodono all’interno del modo di produzione capitalistico, le analisi marxiane sono ancora le più lucide.
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Da: Ben Gvir, la nuova bugia della UE
il Simplicissimus, 24.5.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/05/24/ben-gvir-la-nuova-bugia-dellue/
Risparmiare carburante, abbandonare l’auto, vivere una vita da topi di quartiere, pagare bollette altissime per energie presunte rinnovabili che tuttavia sono al tempo stesso insufficienti, inefficienti e straordinariamente costose.
Ma bisogna salvare il pianeta, spendendo un po’ di nostri soldini per pagare un apparato propagandistico e soprattutto bisogna salvare le oligarchie di comando che sono di fronte al loro spettro più grande, ovvero la caduta tendenziale del saggio di profitto. Non è qui il caso di illustrare come la causa prima delle guerre che vediamo esplodere a ripetizione (così come quelle del XX° secolo) sia proprio la progressiva diminuzione della remunerazione produttiva, per cui si cerca da una parte la distruzione al solo scopo di ricostruire e quindi di riaccumulare capitale, dall’altra di allestire artificialmente occasioni di investimento che possano riempire le casse dei potenti sulle spalle dei cittadini.
La saga del cambiamento climatico è appunto uno di questi pretesti, così come lo è la costante riedizione di emergenze che servono a militarizzare la società e a renderla meno libera, anzi di fatto sotto ipnosi.
Marx contemporaneo.
Andrea Zhok indica alcuni degli effetti che sul presente sta avendo il completo abbandono teoretico della distinzione marxiana fra struttura e sovrastruttura. Tale abbandono favorisce infatti un’emancipazione del tutto individualistica e illusoria e rende impossibile una liberazione reale dall’oppressione, che anzi viene confermata, introiettata, accolta dalle sue vittime.
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30.7.2025
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Quando insegnano ai giovani che gli anziani in pensione gli rubano il futuro, e agli anziani che i giovani sono degli inutili bamboccioni.
Quando aizzano una guerra perenne tra i sessi a colpi di DDL sul femminicidio, ciance sul soffitto di cristallo, colpevolizzazioni preventive ad alzo zero dei maschi in quanto maschi, ecc.
Quando concentrano il discorso pubblico sulle discriminazioni razziali, presunte e reali, quando trasformano l’antisionismo in antisemitismo, quando leggono costantemente conflitti sociali e problemi di ordine pubblico con lenti etniche e razziali (pensate alla “affirmative action” negli USA).
Quando, insomma, spacchettano la società secondo linee di opposizione prepolitica, fondate su caratteristiche naturali (non storiche, non culturali, non economiche) quello che stanno facendo NON è un fraintendimento, NON è un errore di lettura dei fatti.
Certo, vi sono molti che si bevono passivamente queste sciocchezze e le ripetono con parole proprie, spesso credendosi perciò illuminati e progressisti (una prece).
Ma qui non abbiamo a che fare con un qualche errore accidentale, ma con una precisa strategia ideologica, una strategia teorizzata e governata a monte.
Costruire il discorso pubblico secondo queste linee di faglia, alimentare le opposizioni interne alla società lungo queste linee oppositive significa esaurire la capacità di reazione interne ad una società bruciandole in direzioni dove si condannano a rimanere sterili.
Ciò che tutte queste discussioni hanno in comune è di lasciare rigorosamente da parte ogni riferimento ai rapporti di potere reale.
Ci si accapiglia allo stremo su opinabilissime istanze di “potere simbolico” mentre si rimuove sullo sfondo, come un fattore accidentale, stantio e, diciamocelo, noiosetto, le questioni di potere reale: potere contrattuale, ricatto economico, gerarchie di capitale, ma anche potenza industriale e militare.
Quelle linee oppositive: giovani contro anziani, donne contro uomini, bianchi contro neri, omosessuali contro eterosessuali, ecc. presentano il grande vantaggio da permettere a chiunque di dire la propria, di sentirsi parte in causa, di “prendere posizione”, senza bisogno di sapere nulla. Infatti in quanto essere umano, naturaliter apparterrà ad una delle categorie coinvolte e avrà titolo a dire la sua. Qui tutti possono partecipare a chiacchiere che si infiammano facilmente e che lasciano sempre, costantemente, tutto com’era.
Così, ad esempio, costa un po’ di fatica capire che aver attribuito alla BCE il compito privilegiato di garantire la stabilità della moneta, sottraendola a compiti di politica economica, è una sentenza di morte definitiva e irrevocabile su ogni idea di “Europa sociale” e sui “modelli di welfare”. È pure poco sexy discuterne. Vuoi mettere riempirsi la bocca sugli sbilanciamenti di potere simbolico tra generi, sulle “microaggressioni” che solo l’attento occhio dell’opinionista da tabloid può notare, sull’infinita fuffa con cui si imbottiscono le lezioni di “educazione civica” a scuola.
Nutrire questi orizzonti di discorso non è un errore senza vittime, non è una deviazione correggibile con un “ma anche”. Coltivare quegli orizzonti di discorso significa lavorare per esaurire le risorse di tempo, rabbia ed energia della popolazione in direzioni non strutturali.
È un’assicurazione sulla conservazione del potere di chi già lo detiene.
Il numero XL – 2025 della rivista Bollettino Filosofico avrà come argomento
ANCORA MARX, Storia Sistema Rivoluzione.
«Per circa un ventennio, intorno alla fine del Novecento, Marx è stato considerato dalla cultura filosofica europea «als “toten Hund”», come un «cane morto», per riprendere l’espressione che Marx stesso adoperò, nel Poscritto alla seconda edizione tedesca del Capitale (1873), a proposito di Hegel (e di Spinoza). Negli ultimi anni, almeno dalla ripresa della MEGA2 dal 1998, l’interesse per la sua eredità è cresciuto notevolmente, al punto che si è parlato di un «Marx revival» e di un «nuovo Marx», con una significativa diffusione internazionale degli scritti e di originali interpretazioni. Importanti sono state le acquisizioni sul piano filologico – con la pubblicazione di nuove versioni delle opere, manoscritti, epistolari, quaderni di appunti –, tanto rilevanti per un autore in larga parte “postumo”; e ancora più importanti sono state le domande che il suo pensiero è tornato a porre alla riflessione filosofica contemporanea. Nell’opera di Marx si è sempre più riconosciuto un contributo fondamentale per la comprensione della modernità e, in particolare, del nostro tempo storico, in una prospettiva capace di unificare la storia e la politica, la teoria e la pratica. Di più, il pensiero di Marx (opportunamente riconsiderato, senza antichi e superati dogmatismi) sembra rappresentare una chiave di lettura indispensabile per decifrare i conflitti sociali e politici che attraversano il mondo attuale, per rispondere a vecchie e nuove forme di sfruttamento e per incontrare una crescente domanda di giustizia».
Invito amici, studiosi e allievi che fossero interessati a scrivere su questi temi a leggere il testo integrale della CfP:
–in italiano
–in inglese
La data di consegna dei contributi è il 30 aprile 2025
Caro Alberto, ho letto con interesse e coinvolgimento teoretico la tua rigorosa esposizione del marxismo di Althusser di cui hai indicato con sistematicità e precisione gli snodi che articolano la sua personale interpretazione antihegeliana ed antiumanistica, interpretazione che ha avuto un indubbio ruolo nel marxismo novecentesco. Hai detto bene: con il filosofo francese si realizza quella apertura del paradigma marxiano “alla epistemologia e alla metafisica”.
Vorrei comunque dare una mia risposta al quesito che tu formuli nel titolo: che cosa può dirci Marx oggi? Ti rispondo con estrema sincerità: il Marx di Althusser non ci serve più se non come consapevolezza di una interpretazione che ha puntato con determinazione alla rottura con una precedente e importante tradizione, prevalentemente ottocentesca, del marxismo. Il Marx che ci può servire oggi è quello che ha saputo leggere alcuni fondamentali caratteri del capitalismo e dell’antagonismo che esso genera. Ma questo Marx ha, a mio parere, un rapporto costitutivo e insostituibile con Hegel . Molto poco, invece, con gli astratti “elementi” dello strutturalismo che dovrebbero sostituire la soggettività antagonista.
Caro Michele, grazie a te per la lettura e soprattutto per le osservazioni che formuli.
Il titolo Che cosa Marx può dirci oggi? non è mio ma è redazionale. Io infatti non porrei neppure la domanda, visto che alcuni dei nuclei del pensiero marxiano sono evidentemente vivissimi. Tra questi la storia come storia delle lotte tra le classi. La borghesia finanziaria sta trionfando in questa lotta, la classe operaia in Occidente non esiste più, anche per l’arrivo di masse di migranti disponibili a qualunque salario e sottomissione (su questo tema ho scritto qualche tempo fa: Guerre, migranti ed esercito industriale di riserva), e altrove è sfruttata in modalità incompatibili con qualunque possibilità di aggregazione. Su tutto questo Marx continua a dirci moltissimo.
Tra le ragioni della vittoria della borghesia c’è il suo essere sovranazionale, senza patria, senza alcun principio che non sia il profitto realizzato a costo di distruggere il corpo collettivo. Vale a dire le ragioni con le quali lucidamente Marx descrive questa formazione sociale.
Il contributo di Althusser sembra a me anch’esso assai vivo proprio perché ci suggerisce una lettura del mondo e delle lotte sociali affrancata da psicologismi, umanismi di varia natura e soprattuto libera da valori, vale a dire dal dispositivo etico che legittima la globalizzazione che è l’altro nome del trionfo della borghesia finanziaria.
Althusser va molto oltre la categorizzazione di “strutturalista” e anche per questo a me il suo pensiero sembra non solo attuale ma necessario. Perché sino a quando continueremo a ragionare con parole quali accoglienza, integrazione, resilienza, green, sostenibilità, universalismo, globalizzazione, progressismo, umanitarismo ragioneremo con i concetti dei nostri nemici e quindi saremo destinati a perdere. Un altro linguaggio è necessario e credo che filosofi e storici come Althusser, Braudel, Heidegger ce ne forniscano le parole e gli strumenti.