Una guerra politicamente corretta
Aldous, 26 ottobre 2022

Le post-verità (o più semplicemente le bugie) del potere politico e mediatico contemporaneo si inscrivono dentro l’ampia palude del politicamente corretto, della cancel culture, della cosiddetta ideologia woke, la cui radice è l’odio per le differenze, il bisogno di una ortodossia morale ed esistenziale di fronte alla quale la stratificazione della storia, la pluralità dei linguaggi, la bellezza dell’arte e la forza del pensiero devono essere annichilite in nome del Bene supremo dell’uniformità.

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Grazie a Lei per le consuete occasioni di pensiero.
A presto,
Davide T.

I barbari sono quelli che si disinteressano di ogni questione culturale, limitandosi a spassarsela senza rompicapi e rompicuore, e quelli che mirano ogni problema a partire da una supposta soluzione intangibile e incriticabile; cioè da un dogma settario qualunque che gli risparmia il compito di pensare. […]

Alla letargia immaginativa si deve il loro spirito inquisitoriale, senza il nobile entusiasmo degli inquisitori che perseguitavano per salvare l’anima dei perseguitati. Nella loro incapacità di pervenire ad una visione originale dei problemi […] pretendono di imporre la formula stereotipata con cui la simulano. Ed è l’invidia, sempre figlia della povertà immaginativa, che li porta a pretendere che ci si vesta tutti in uniforme. […]

Alla base di tutto sta la mancanza di rispetto intellettuale. Qualsiasi barbaro di quart’ordine […] si permette ogni impertinenza da bifolco contro chi si preoccupa seriamente dei problemi essenziali della cultura, li affronta, cerca di guardarli con la maggiore chiarezza possibile, che li risolva o no. “Che dia una soluzione!”, proclama. […]

Le formule con cui, in mancanza di pensieri, si soddisfano i barbari sono infinite. Una è che bisogna parlar meno e agire di più […]
Tutte le loro formule in fondo implicano una cessione e contemporaneamente una cessazione dell’impegno di pensare.

Miguel de Unamuno, Patriotica coopération de obra, 1912

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