Secondo Inno delfico ad Apollo
da The Ellenic Art of Music – Music of Greek Antiquity
Petros Tabouris

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Ascoltare gli Inni Delfici significa penetrare in un mondo estraneo, nel quale la voce degli umani che cantano il dio della luce è appassionata e insieme lontana, come se il sorriso di Apollo invadesse di sé la cenere del mondo. Al grande dio di Delphi il mio grazie per la sua saggezza semprica, ironica, terribile, teoretica.

«Σίβυλλα δὲ μαινομένῳ στόματι ἀγέλαστα καὶ ἀκαλλώπιστα καὶ ἀμύριστα φθεγγομένη χιλίων ἐτῶν ἐξικνεῖται τῇ φωνῇ διὰ τὸν θεόν.
<E> la sibilla,
che con bocca delirante
proferisce cose non risibili,
privi di ornamenti e di aromi,
travalica con la sua voce i millenni,
per forza del dio».
(Eraclito, DK 92, Mouraviev 67; trad. di  G. Fornari, Eraclito: la luce dell’oscuro, Olschki, p. 28)

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“Siamo siciliani, siamo fatti di terra, siamo fatti di luce.”
Siamo fatti di musica!
Chi conosce i Greci ne resta ‘incatenato, non è difficile capire perché.
Grazie, caro Alberto, per ciò che fai per farci incontrare questi Greci!
Io, riesco a vederti fra quelle ‘pietre’…se tu fossi vissuto allora, il numero dei Saggi sarebbe stato otto!
Ma il sette è numero magico, e dunque è perfetto, anzi apotropaico, che l’uno sia tra di noi!

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