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Si sta vedendo e si vedrà sempre più chi è davvero Matteo Renzi. Un avventuriero senza scrupoli che prima ha distrutto il Partito Democratico e poi ha trascinato nella stagnazione e nello scontro l’intero Corpo sociale.

Il maggior partito della sinistra, indegno erede del Partito Comunista Italiano, ha subìto una metamorfosi che lo conduce a governare con un partito che si chiama Nuovo Centrodestra e ora vorrebbe proseguire insieme al partito Forza Italia del pluricondannato Berlusconi Silvio. Il suicidio storico-politico della sinistra in Italia è un fenomeno strabiliante e di grande interesse scientifico-sociale. Suicidio al quale hanno dato e continuano a dare il loro contributo le risibili, vagolanti, donabbondie ‘minoranze interne’ e le formazioni che si dichiarano ‘a sinistra’ del PD ma non hanno osato attaccarlo frontalmente in questa sua sistematica distruzione della sinistra, anche perché molti dei loro esponenti -soprattutto la presidente della Camera Boldrini- sono stati eletti nelle liste di quel partito.

Dall’avventura renziana l’Italia esce stremata, disoccupata, più malata, più ignorante. L’attacco ai diritti, alla salute, al lavoro, allo studio, è stato totale, fantasioso (sull’Università si sono inventati di tutto, persino i superbaroni)- feroce. Per fortuna le principali vittime di questo attacco -le generazioni più giovani- se ne sono accorte, hanno avuto un soprassalto di consapevolezza e sono andate a votare in larghissima parte NO alla distruzione della Carta costituzionale.

Un Paese in macerie, dove le pietre più evidenti non sono la dissoluzione del Partito Democratico e l’impoverimento drammatico del Corpo sociale ma la buffoneria di una politica fatta di lavagnette, di mirabolanti e impossibili promesse, di slogan tanto ripetuti quanto banali, di semplice spettacolarizzazione della politica. Fatta insomma di berlusconismo puro, distillato. A governare in questi due anni è stato infatti il Geist futurista-mussoliniano, del quale i governi Berlusconi e il governo Renzi hanno costituito l’ennesimo avatar, la maschera sempre ripetuta della cialtroneria italiana.

Ma ciò che più addolora è altro. È vedere una parte del Corpo sociale affascinato, intrigato, inebetito dalla pantomima renziana.
Non parlo tanto dei militanti -vecchi e giovani- che in quanto militanti non si accorgono che il Partito Democratico di Renzi conduce politiche ferocemente antisociali, oligarchiche, prone ai dettati della finanza ultraliberista. E che dunque è un partito chiaramente di destra, della peggiore destra.
Mi riferisco in parte al sistema televisivo/mediatico che -con assoluta coerenza, va detto- dopo essere stato ai piedi di Berlusconi si è prostrato al ghigno di Renzi. La democrazia contemporanea è fatta anche e soprattutto di libera informazione. Dove questa manca rimane l’apparenza dei parlamenti sottomessi allo strapotere dell’esecutivo.
Mi riferisco soprattutto agli studiosi, ai professori universitari, agli scrittori, agli artisti, agli editorialisti, agli storici, agli scienziati, ai filosofi. Mi riferisco a tutti coloro che il mio amico Pasquale D’Ascola ha definito poveri rigoletti, pronti a giullarare il padrone di turno. Ne conosco di persona, li ho visti all’opera in questi mesi di patologia sociale. Le ragioni del servaggio sono tante, alcune anche comprensibili. Ma mai comprensibili sono quando la servitù sta in bocca a chi ha soldi sufficienti per rimanere libero. Perché è anche il denaro che fa la libertà. Coloro che possiedono gli strumenti per comprendere l’accadere e però si comportano come il più ingenuo militante o il più cinico carrierista politico, costoro sono i peggiori. «Tutti i peccati saranno perdonati ma il peccato contro lo Spirito, questo non avrà perdono» (Mc, 3, 28-29).

Ma non sono bastati. Non sono bastati la potenza mediatica, il ricatto ideologico, le risorse pubbliche impiegate per ragioni di parte. Non sono bastati la sopraffina tecnica dell’imbonitore, del vannamarchi, delle trecarte nei cunicoli delle stazioni, del truffatore professionista. Il quale tenta ora l’azzardo supremo di rimanere al potere mentre dichiara solennemente di volersene andare. L’ennesimo colpo di dadi che gli riuscirà se il suo compare Berlusconi penserà di poterne trarre vantaggio. Alla correttezza dei ‘supremi poteri dello Stato’ non credo proprio. Basti ricordare le modalità e gli effetti di tale supremazia quando ha avuto il nome di Giorgio Napolitano .

Vedremo. Intanto mi sembra un razionale miracolo che, in tutto questo, milioni di italiani abbiano percepito l’inganno tramato ai loro danni, dei loro figli, del futuro, e abbiano detto no agli avventurieri che giocano con le vite, con il lavoro, con l’istruzione, con la salute, con le libertà e i diritti delle persone.

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Caro Alberto c’è il mio consueto sarcasmo di mezzo. Ma se ci pensi ho la storia dalla mia: a parte il patto Molotov, a tutti noto, sai che fu proprio per intenzione di Hitler che la parola socialista fu accasata con nazionale. Crasi che altri hanno riprodotto se non nel lessico nelle intenzioni, su su fino ai khmer rossi e a Gheddafi e compagnia cantando, tutti i socialismi rivendicano o hanno rivendicato identità, gli specchi da barba non bastano a nessuno, nazionali e religiose assimilandole a istanze sociali. Pensa al cristianesimo evangelico. È l’occidente razionale, perlomeno da Kant ma tu puoi contraddrimi meglio di me stesso, che ha separato, giustamente, sciolto i nodi, svelato gli inganni. Per crearne altri. Ma anche lì, forse solo i laburisti britici della nazione sentono poco il richiamo. Se mai della regina. Peraltro degli Stati Uniti ci siamo già detti che cosa sono, anche lì: identità, dio patria e bandiera in melting pot liberale. Il contrario del sociale ma nazionale. Un califfato al rovescio, ma della stessa merdaglia. Forse volo, preso dall’entusiasmo che cattura l’iconoclasta in dirigibile, per cui atterro e ti racconto questa storiella.

Tanto e tanto tempo fa ero forte simpatizzante dei radicali, tanto che, se non ricordo male, per qualche po’ ebbi la tessera del partito. Come radicale e come intellettuale inorganico, così mi piaceva dirmi, per sfrontatezza, con agli organici, ero molto mal visto, sul lavoro per esempio; guardato con sospetto, tollerato diciamo così in ambiente sindacale, insomma tant’è. Un mio collega, peraltro cara persona, con sua moglie, erano scatenati comunisti berlingueriani che parlavano di Enrico come del loro autista, ignari del fatto che era Enrico – aveva tanti difetti ma la virtù di conte che lo avvicinava al contadino, trattando entrambi di contado – che avrebbe potuto trattarli come si tratta una coppia di amabili domestici; lui no ma lei era l’erede di una famosa fabrichètta di gioielli, non ancora mandata in rovina. Una certa sera alla vigilia delle elezioni che portarono il PCI a un passo dal sorpasso èramo, io e la mia morosa di allora S***, in casa di non so chi a cena e il discorso cadde sulle elezioni. Casa borghese, ricca non aristocratica purtroppo, figurati, sai quel condominio scuro, isolato, nei giardinètti milanesi di Pagano al semaforo tra via Burchiello e via Cremona, ci abitava Lella Costa per dire, altra camerata. Ebbene nessun dubbio sul voto, nemmeno per me e la S***, che dichiarammo fallimentare il votare radicale sul piano pratico, ma ma ma del resto, al PCI il voto no. Se non ricordo male, si parla di 40 anni fa, io mi azzardai a dire che il voto al PC era un come il voto democristiano. Scese un sipario di ferro. La moglie del collega, rattrappì gli occhi in una miosi assassina e così guardandoci in campo lungo, Io non so proprio capire come si possa non votare piccì., chiosò. Ehm di imbarazzo. Io replicai, E io non capisco che lo si voti. Ghiacci, Alaske, Antartidi, sorbetti di umorismo industrial-lombardo. Con una scusa circa l’ora tarda non ci rimase che andarcene, bestemmiando tutti e due, io e la morosa, ai compagni fascisti del Pci. Fine della storia.

E una storiella ma di storielle così ne ho a iosa, meno divertenti forse. Tu hai letto come uscì mio padre dal Pc nel dopoguerra e per i motivi che rileviamo. Nella sostanza infatti è per dirti che non mi stupisce affatto una eventuale liaison con FN. Trovo anzi che restituirebbe al PD il carattere che ha perduto nel risciacquo in Arno e avrebbe, ci scommetto, un successo enorme perché popolare. Al contrario del duetto con Bellusco che va verso il crisopatriziato ma scontenta il popolo che, un po’, dei rodomonti adesso dev’essersi stancato. Infatti, ascolta Salvini, se lo senti parlare di cose ovvie, di pericoli che tutti vediamo, non riesce del tutto a farti arrabbiare.A fregarlo ma a farlo andare lontano, sono le conclusioni sconclusionate che piacciono nei bar della provincia lombarda e non solo, agli emigrati benestanti. Se fossero più intelligenti al PD si accorderebbero più con lui che non con Belsucaccio che rappresenta Forte dei Marmi e sì tutta la minutaglia barribanchiera, ma è finita lì. All’ombra dei cipressi e dentro l’urne, non ci sono più socialisti da coniugare con dio patria e nazione. La figa interessa credo ormai poco. Si chiede tranquillità e continuità per fare i propri affari e far lavorare i figli. Il popolo vede le difficoltà, i proprio stracci, chi li ha, e aspetta al solito, la prossima puntata di Messia sconosciuto. Penso. Abbracci P.

E aggiungo Alberto, questa notiziola che arriva da voce autorevole della mafia e che dà voce all’orientamento dell’organizzazione.
Dell’Utri dal carcere tifa larghe intese: “Sarebbe auspicabile un patto nazionale Pd-Fi. Io sono un prigioniero politico”

Caro Alberto,
non c’è davvero un limite al peggio e un governo con una massa di ministri privi addirittura di una banalissima laurea sembra una provocazione deliberata. Inoltre qui non ci troviamo certo di fronte a intellettuali di altissimo profilo, con competenze e fama che vanno oltre qualsiasi titolo accademico, ma a mediocri sindacalisti e funzionari di partito, largamente al di sotto delle necessarie soglie di competenza necessarie per rivestire simili ruoli. Se poi pensiamo che uno dei primi ministri della pubblica istruzione dell’Italia unita è stato Francesco De Sanctis, il baratro in cui siamo precipitati non può che apparirci in tutta la sua drammaticità.
Dario

Caro Alberto,
non credo ci sia molto da dire, ma ci sarebbe al contrario molto da fare, spazzando dalla scena politica del nostro paese questi incredibili cialtroni, per non dire di peggio.
Al referendum sul finanziamento pubblico ai partiti gli elettori si sono espressi con estrema chiarezza. Sul fatto, quindi, che sia un’esigenza largamente diffusa di liberarsi di questa classe politica e dei suoi privilegi non ci sono dubbi. La questione è solo trovare il modo di farlo senza limitarsi semplicemente a sostituire i ladri e i cialtroni attuali con dei nuovi, identici a quelli che da decenni colonizzano il paese.
Un caro saluto.
Dario

Caro Alberto,

come ci siamo detti molte volte, una delle cifre per comprendere alcune miserie del nostro paese è la sua storia di servitù a padroni stranieri e alla chiesa controriformistica. In tale prospettiva, nella quale dominava l’utilitarismo e il cinismo spicciolo del “Francia o Spagna, purché se magna” e una morale profondamente ipocrita, le aspirazioni popolari non andavano oltre alla sopravvivenza quotidiana e a un’astuzia servile sempre tesa a ingannare i propri despoti. In tale miseria non si poneva neppure l’esigenza civile di una cittadinanza consapevole e libera, intesa alla rivendicazione di diritti e non all’acquisizione furbesca di risorse e di minimi privilegi. In alcuni momenti della sua storia il popolo italiano ha saputo però emanciparsi da queste logiche servili, dai chierici costantemente al servizio dei padroni di turno, riconquistando identità nazionale e dignità civile. Il nostro attuale paese partecipa di entrambe queste anime e, anche se sembra costantemente prevalere la prima, in alcuni momenti significativi riemerge lo spirito del Risorgimento e della Resistenza, dando ai cittadini quella forza morale e quell’indipendenza di pensiero che li spinge a rigettare con forza inganni e derive autoritarie.
Nei referendum fondamentali (tranne in quello sulla fecondazione assistita, che ha pagato il prezzo di riguardare nel concreto una minoranza di cittadini lasciando prevalere nella maggioranza cinismo e disinteresse) gli italiani hanno sempre risposto in modo adeguato alle loro migliori tradizioni. Divorzio, aborto, finanziamento dei partiti, per due volte energia nucleare e referendum costituzionale.
Questo lascia qualche speranza di un futuro migliore, di un’Italia finalmente libera, trasparente e civile.
Le peggiori responsabilità, come dici giustamente, in questi frangenti le hanno i chierici venduti, indegni di occupare qualsiasi ruolo significativo nella società, perché non si può che condividere la posizione più volte richiamata in questi giorni sul web di Benjamin Franklin, secondo il quale “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.
Un caro saluto.
Dario

Bah Alberto, non fosse stato per la rallegrata del citarmi, grazie, il tuo intervento è come non di rado radicalmente pessimista. Non ricordo chi l’abbia detto, azzardo Sciascia, Non sono io ad essere pessimista, sono i tempi che sono pessimi..
A commento suggerisco l’ascolto di questa rara prova circostanziale
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/08/milano-la-scala-e-il-referendum-in-centro-il-si-ha-vinto-con-il-65-siamo-i-poteri-forti-e-il-voto-dei-ricchi-dato-al-pd/3245569/

E infine aggiungo, già che lo citi, che quell’anima nera, quel collo torto del Napolitaner, verrà sentito in merito alla così detta crisi, dal Matterello che lo sostituisce. Ma perché, santi dèi, perché, perché? Per vedere come mantenere tutti in sella e infischiarsene a modino del risultato elettorale. Perché quello del referendum tale è stato. E invece si parla di far finire la legislatura. Ho un’idea. Magari la espongo in un prossimo post-icipato. Caramente. P.

Non vorrei deluderti, per me il pessimismo è prova di carattere e larghezza estrema di vedute, dunque di intelligenza. Quindi l’epiteto era un complimento. Mi spiace per le povere vittime del pd. Ma quel che dico è: se stai nel pd e non hai capito che non ci puoi stare vattene. O ribellati e a muso duro, a cavuci e pugnettuna se è il caso del caos. Lo dice uno chi di porte sbattute in faccia e pugni mostrati se ne intende. Poi vincono sempre i Don Rodrigo, che importa, ma intanto gliele hai cantate e se possibile suonate. Lo scempio che stanno compiendo nel dopo raferendum è una vergogna di chi non si vergogna di niente in modo sistematico. L’ho scritto con qualche anticipo.

Vedremo. Caro Alberto inutile dire che condivido dal primo punto all’ultima virgola.
Aggiungo .Non solo spero ma CREDO che continuare a ‘pensare alto’ sia ‘CREARE ALTO anzi ALTISSIMO ‘. Mi perdoni il sogno ?

Sintetica, precisa e lucidissima analisi: caro Alberto, i tuoi interventi sono sempre un contributo straordinario …

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