Blog Danzare nella luce

Danzare nella luce

Einstürzende Neubauten
Der Weg Ins Freie

da «Perpetuum Mobile» (2004)

Perpetuum Mobile

[audio:Perpetuum_mobile.mp3]

«Sonnenstäube tanzen sich im Licht», granelli di polvere danzano nella luce. La luce è anche un ritmo costante, ipnotico, potente. Un ritmo che «Schritt für Schritt für Schritt für Schritt in Richtung Lichteinfall», passo dopo passo conduce in direzione della luce. La musica è questo, in qualunque modo la si chiami o la si declini. Anche nel modo ‘industrial’ degli Einstürzende Neubauten.
Il testo è composto da due diverse sequenze che vengono cantate in parallelo e che si sovrappongono rimanendo distinte. Una sequenza la si sente da sinistra, l’altra da destra. In alcune strofe si fondono, in particolare nel ‘passo dopo passo’ (Schritt für Schritt) e nel ‘io ci riesco’ (Ich schaffe es). A fare che cosa? In una sequenza «a uscire dalla città, a oltrepassare i confini, a uscire da questo Paese, a uscire dal continente»; nell’altra «a uscire dall’eclittica, a uscire dal sistema solare, a uscire dalla galassia, a uscire da tutto il Gruppo Locale (aus dem ganzen Galaxen-Haufen)»; insieme, infine, a uscire «fuori da tutte e undici le dimensioni, anche da quelle che sono ancora arrotolate su se stesse».

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4 Commenti
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Gentile Prof. Biuso, tra tutte le sue segnalazioni musicali questa è probabilmente la più vicina, in questo momento, al mio sempre mutevole e frenetico ascolto.

Condivido con Diego il riferimento ai Soft Machine e aggiungo che oggi, qualunque musica che avanzi pretese avanguardistiche, non puo’ che ispirarsi anche soltanto in parte a Robert Wyatt e al compianto Daevid Allen (e ai suoi Gong).

Colgo l’occasione, se non si fosse già approcciato all’ultima immensa opera degli Einstürzende Neubauten, per consigliarle l’ascolto di “Lament”.
Si tratta di una tanto splendida quanto evocativa sonorizzazione della Prima Guerra Mondiale commissionata a Blixa Bargeld in occasione del tragico centenario, frutto di una lunghissima ricerca filologico-musicale tra archivi sonori della Humboldt-Universität di Berlino e del Deutsche Rundfunkarchiv di Francoforte.

Buon ascolto!

perdona l’invadenza, ecco i Baba Zula, oltre a tutto il video è divertente non poco

http://youtu.be/UzNaTfnR36c

mi pare interessante, caro Alberto, che sia stata registrata con strumenti musicali analogici, elettrici ma non computerizzati, difatti mi ricorda anche i primissimi Soft Machine più che con i Kraftwerk o il primo geniale Battiato, sento anche una vaga contaminazione col suono turco dei Baba Zula, specie nel ritmo

il tedesco, che io da bravo ignorante non conosco, è la lingua più adatta per queste atmosfere elettromeccaniche

come sempre le tue segnalazioni sono originali, curiose, imprevedibili anche

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