Blog La mente fenomenologica

La mente fenomenologica

Recensione a:
Shaun Gallagher – Dan Zahavi
La mente fenomenologica
Filosofia della mente e scienze cognitive

(Raffaello Cortina Editore, 2009)
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 3 – Numero 2 (2012)
Pagine 263-265
[ Liberamente leggibile in formato pdf ]

È un libro importante, che aiuta a comprendere in che cosa consistano il pensare e il vivere degli umani.
L’ho adottato più volte nei corsi di Filosofia della mente.

Iscriviti
Notificami

3 Commenti
Più recenti
Vecchi Le più votate

Considero questo libro come uno dei più belli ed importanti che abbia mai letto. Di certo non ho moltissime pietre di paragone con le quali confrontarlo, ma sfogliandolo ricordo ancora il piacere di leggerlo approfonditamente, studiarlo, comprenderlo, osservare la ricerca filosofico-scientifica che si dipanava tra le sue pagine. Ho apprezzato il suo essere filosoficamente denso di tesi, idee, concetti, pregnanti ma allo stesso tempo chiari, semplici ed onesti, di quell’onestà intellettuale di cui la filosofia beneficia così spesso quando si incontra con le scienze “dure” (e se penso questo, lo devo in gran parte proprio agli autori di questo testo). Veramente una delle letture più importanti della mia vita, filosoficamente parlando, fino ad ora; pochissime altre volte mi sono sentito così vicino a capire cosa vuol dire mettere in atto la ricerca filosofica (pur essendo iscritto in un’università di Filosofia) rispetto a quando ho studiato “La mente fenomenologica”.

Caro Alberto, traggo dal mio blog il mio ragionamento tratto da alcuni passaggi del tuo articolo.

È vero che il corpo e la mente non sono affatto separati: la mente è un processo incardinato nella corporeità. Ma, attenzione, la mente è un processo, un evento di cui la corporeità è supporto essenziale ma non è solo corpo.

Ora mi soffermo sul problema della malattia. Secondo me la malattia è una ulteriore occasione (dolorosa) per capire, per scandagliare il rapporto fra il corpo e la propria identità, il proprio intimo sentirsi vivere. Da giovani, nel pieno del vigore, il corpo è così efficace a rispondere, ad attuare i nostri impulsi, che quasi non c’è confine percepito fra noi e il nostro corpo. Ma da anziani, quando un ginocchio si ribella e duole, quando magari il cuore non pompa abbastanza per l’amore, quando la forza delle nostre mani non basta, allora il corpo lo si avverte, lo si percepisce. Dunque in qualche modo la malattia (e la vecchiezza) ci fanno percepire di avere un corpo con vivida e spietata sollecitudine. Ma allora noi siamo altro, oltre il corpo, siamo consapevolezza, rimpianto, tempo perduto, ricordo, autosarcasmo a volte.

Share this post

Articoli correlati

Il Classico II
  È uscito il numero 33 (anno XV, settembre 2025) di Vita pensata. Copio qui l’editoriale, che si può leggere anche a questo indirizzo:
Leggi di più
Programmi 2025-2026
Segnalo i programmi e le modalità degli insegnamenti che terrò nell’a.a. 2025-2026 nel Dipartimento di Scienze Umanistiche (Disum) dell’Università di Catania. Terrò entrambe le
Leggi di più
Sull’Antinatalismo
È con molta soddisfazione che parteciperò alla presentazione del libro che Sarah Dierna ha dedicato alla storia e teoria dell’Antinatalismo. Ritengo infatti tale prospettiva
Leggi di più