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Against Birth: a new Perspective on Antinatalism
in Sofia Philosophical Review
volume XVIII, no. 1, 2025
pagine 37-52 

Indice
-βίος
-Strategies
-A Ridiculous Tragedy
-Entropy and DNA
-The World is Perfect

Abstract
Every living being, including humans, is destined to die. Throughout their existence they endure difficulties, illnesses, and tears. Starting from these premises, the paper aims to show how procreation may be considered a selfish practice carried out in obedience to the so called will-to-live, the impulse that drives every living being to reproduce and ensure the survival of the species to which it belongs. To stop such an impulse requires a great deal of awareness and rationality.
In the paper I shall demonstrate how, by assessing such truth, humans should escape what I define as the ‘demon of birth’ by abstaining from procreating so that other people will not suffer for their human predicament. In defending an antinatalist position I do not suppose any moral imperative but an ontological perspective which shows the perfection of the world where there is no organic birth but the painless power of Matter and Time.

Ogni essere vivente, compresi gli esseri umani, è destinato a morire. Nel corso della sua esistenza il vivente sopporta difficoltà, malattie e lacrime. Partendo da queste premesse, il saggio si propone di mostrare come la procreazione possa essere considerata una pratica egoistica, attuata in obbedienza alla cosiddetta volontà di vivere, l’impulso che spinge ogni essere vivente a riprodursi e a garantire la sopravvivenza della specie a cui appartiene. Per fermare tale impulso è necessaria una grande consapevolezza e razionalità.
Nel saggio cerco di mostrare come, disincantati da tale verità, gli esseri umani dovrebbero sfuggire a ciò che definisco il «demone della nascita», astenendosi dal procreare in modo che altre persone non soffrano per la loro condizione di viventi. Nel difendere una posizione antinatalista non presuppongo comunque alcun imperativo morale ma una prospettiva ontologica che mostri la perfezione del mondo là dove non si dà una nascita organica ma a vincere sia il potere senza dolore della Materia e del Tempo.

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Il saggio è una versione in parte rivista e tradotta in inglese del testo dal titolo Contro la nascita uscito sul numero 10 – dicembre 2024 della rivista italiana il Pequod. Come scrissi allora presentandole, considero queste pagine una delle tappe fondamentali del mio percorso. Sono quindi molto soddisfatto che possano giungere adesso a un pubblico internazionale.

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Caro professore,
Il lavoro del Professore Hayry, filosofico e musicale, è tra i più lucidi che si possano trovare sul tema dell’Antinatalismo, anche perché non viene meno al rigore scientifico senza il quale – come lei mi insegna – non si fa filosofia. Anche in questa versione inglese il saggio non perde la sua forza ma anzi la espande, perché riesce ad arrivare a un numero di lettori più vasto, internazionale e aperto a un tema che non riceve sicuramente un facile ascolto.
Mi ha convinto il sottotitolo – che credo non apparisse nella versione italiana – perché credo che sia davvero una prospettiva nuova. Che non toglie rilevanza agli argomenti morali ma li completa e li supera. Il superamento che io ritrovo – e che io sto provando a percorrere anche insieme a lei – deriva dal fatto che al di là di qualsiasi gioco asimmetrico tra genitori e figli, al di là di qualsiasi discorso sul consenso e al di là di qualsiasi riflessione che riguarda la parte – cioè noi -, c’è un richiamo all’intero. Alla vita in quanto individuazione, in quanto dolore all’interno di un cosmo dentro il quale, a quanto pare, non siamo così preziosi. Quasi a dire che, senza bisogno di scendere nelle trame esistenziali di ciascuno di noi, la vita è già di per sé una faccenda che va ridimensionata. Perché nel disegno cosmico persino il dolore e le modalità di esistere occupano davvero poco. Auguro a questo saggio il ruolo di “dinamite” che rappresenta e che è. Sono sicura che il professore Hayry e gli altri studiosi dell’argomento apprezzeranno la forza delle sue tesi e la condivideranno (come la condivido io). Un caro saluto,
Sarah

Il brano è una meraviglia, godibile come motivo musicale e perfetto come sintesi filosofica. Anzi sta ad un trattato di filosofia antinatalista come il concentrato di pomodoro sta ad una qualsiasi passata dello stesso. Passi come: “La vita non è un’emozione/Rispetto allo zero/La vita non è un’emozione/È peggio dello zero” e “Metti fine a tutto/E ascolta la tua chiamata/Vai alla deriva nell’oblio/Non sarebbe tutto?/Ma ce ne sono altri/Hanno bisogno/Sì, ce ne sono altri/Devo ammetterlo/Devo solo stringere i denti allora/Abbraccia la tristezza”. “Abbraccia la tristezza” saggio suggello politico-filosofico di un breve delizioso motivo blues ludico ma serio e luminoso: vera plenitudine del pensiero. C’è bisogno d’altro? Grazie davvero Professore.

Abbagliato dal brano musicale, ho dimenticato di dire nel mio post precedente che il primo positivo “abbaglio teoretico” è stato quello del saggio del Professore “Contro la nascita’, nella versione in italiano che, appena uscito all’inizio di quest’anno, avevo commentato sotto forma di “lezione”‘, accolta da me con entusiasmo. Sentimento anche teoretico che, ovviamente, confermo.

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