Alibi per un assassino
(Ein Alibi zerbricht)
di Alfred Vohrer
Germania, 1963
Con: Ruth Leuwerik (Maria), Peter Van Eyck (Gunter)
Trailer del film
«Un alibi che cade, che si rompe» è il titolo originale di questo piacevolissimo poliziesco del 1963. Un bianco e nero rilassante; degli attori di grande professionalità; una vicenda dove il caso e la necessità si coniugano; una tragica storia di ricatti e di lotta per la sopravvivenza; l’ improvvisa trasformazione di un idillio in un incubo. A tutto questo si aggiunge che la vicenda è realmente accaduta, per quanto inverosimile possa apparire.
Una brillante avvocata viene infatti chiamata alla difesa d’ufficio di un camionista accusato di aver investito e ucciso un uomo in stato di ebbrezza. L’imputato afferma con determinazione che sono stati due uomini a portare in strada la vittima mentre il camion passava. Nessuno crede a questa versione dei fatti, tranne l’avvocata che comincia a indagare prima e meglio della polizia, scoprendo che la vittima – all’inizio senza identità – è un ingegnere edile, come ingegnere edile è suo marito. Il rapporto con lui è stato sinora tenero ed eccellente. Da quel momento però il legame si incrina e la storia procede come un calmo orologio, tranne nel finale dove diventa un poco concitata perdendo la misura che per quasi tutto il film aveva caratterizzato la narrazione. Il finale consiste in un delitto perfetto ma mancato, dopo il quale vince una malinconica giustizia.
La sapiente regia è in grado di trasformare questa vicenda in fondo squallida e certamente triste in un racconto nel quale i tagli delle inquadrature, il grigio delle sfumature, l’attenzione ai dettagli, le allusioni e le svolte emergenti dalla grande musica (Bach, Beethoven), si coniugano e generano un cinema narrativamente maturo, libero da moralismi e attento invece a comprendere, per quanto è possibile, le motivazioni e il significato delle azioni umane.






Letto con piacere, come sempre, tuo commento cinematografico, commento che intreccia e fonde diversi percorsi di lettura critica e dove non manca mai una accenno lieve ma preciso e stimolante al profilo filosofico della vicenda narrata.