Céline. Sulla guerra, contro la guerra
in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee
9 giugno 2023
pagine 1-4
Da alcune settimane è in libreria Guerra di Céline, un libro il cui manoscritto era stato trafugato nel 1944, che è stato ritrovato ed edito da Gallimard nel 2022 e adesso in Italia da Adelphi.
La musica di questo romanzo comincia con una dichiarazione che poi tutto lo intride, lo guida, lo determina, lo spiega: «Mi sono beccato la guerra nella testa. Ce l’ho chiusa nella testa». Una guerra che il caporale Destouches (il vero nome di Céline) odia, pur essendo insignito della «Croce di Guerra», pur essendo stato eroe coraggioso ed esempio per gli altri soldati. Odio e orrore che abitano e gorgogliano in pagine nelle quali pulsa per intero la potenza di uno degli scrittori più grandi della letteratura universale.
Questo capolavoro coglie e restituisce la guerra come nessun’altra opera che io conosca; ci aiuta a capire in modo profondo e radicale anche la guerra in corso della NATO contro la Russia tramite l’Ucraina e ci fa chiedere che essa finisca. Perché la guerra è un fatto, una catastrofe, una potenza antica dentro la quale l’umano abita e si perde, diventando la sua mente nella guerra «ormai solo una corrente d’aria di uragani».






Continua il disvelamento trumpiano della reale natura e dei veri obiettivi che guidano gli Stati Uniti d’America.
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Il Ministero della guerra e altre amenità
il Simplicissimus, 6.9.2025
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Così Trump che, in mezzo a tanti difetti, ha il pregio di non nascondere la sua americanaggine, ha ribattezzato il Dipartimento della Difesa chiamandolo Dipartimento dell aGuerra. Era ora, in un certo senso: gli Usa dal 1815 in poi non si sono mai dovuti difendere da nessuno, ma hanno sempre condotto sostanzialmente guerre di aggressione, nascoste sotto vari pretesti e dunque il cambiamento del nome è storicamente doveroso. Dalle guerre indiane a Cuba, dalle guerre mondiali a quella di Corea, proseguendo con Vietnam, Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen, Somalia, Serbia, Libia, Panama, Ucraina ora si avvicina il momento del Venezuela. Che poi l’intestazione sia ufficialmente cambiata subito dopo il vertice di Tientsin, la dice lunga sulle intenzioni future di impedire ad ogni costo che il Sud del mondo si emancipi dalle grinfie americane, ovvero da quelle dei potentati finanziari che a loro volta determinano la politica di Washington.
Va chiarito che questo non significa che gli Usa vogliano continuare la guerra in Ucraina, anzi la strategia generale di Trump sembrerebbe quella di portare la Russia dalla propria parte o quanto meno in posizione di neutralità, per poter affrontare l’Asia e il colosso cinese in condizioni di minore inferiorità. Per questo sta appaltando, anzi intestando l’intero conflitto ucraino agli europei i cui leader sono stati così sciocchi da puntare tutto sulla guerra, illudendosi di poter raggiungere una facile vittoria. Il Rappresentante Speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff si è alzato e ha lasciato la sala parigina dove si svolgeva l’incontro dei “volenterosi” dopo soli venti minuti di riunione perché il discorso si stava facendo del tutto irrealistico pernon dire grottesco. Francia, Gran Bretagna e Germania vorrebbero mandare truppe a tutela di un futuro cessate il fuoco, mentre la Russia notoriamente non vuole sapere di truppe straniere in Ucraina. Dunque non ci sarà mai alcuna tregua ed è questo che vogliono gli europei. C’è solo il piccolo particolare che da soli sarebbero spazzati via e hanno bisogno della riassicurazione statunitense: cianciano di guerra, ma non possono farla, perciò tentano in ogni modo di evitare che gli Usa si sfilino in qualche modo dal conflitto. Anche i ministeri europei dovrebbero cambiare nome e chiamarsi della Guerra, giusto per fare un piccolo bagno di realtà.
Del resto ci sono enormi interessi in gioco a cominciare dal ceto Ue di Bruxelles che si è portato a casa diversi miliardi di quelli concessi all’Ucraina e che teme, nel caso di una caduta del regime di Kiev, che le proprie ruberie vengano scoperte. Poi ci sono gli investimenti nella follia del Net Zero che hanno ricevuto una spinta dal venire meno dell’energia a basso prezzo dalla Russia: benché alla fine i costi delle rinnovabili siano paradossalmente più alti a causa di vari fattori il primo dei quali è la loro intermittenza e inaffidabilità, una nutrita schiera di profittatori campa riccamente sui contributi elargiti per la produzione elettrica da sole e vento. Il tutto è basato non sulla scienza, ma sulle pratiche di un consenso vaporoso ed ossimorico che vive soltanto sui media e dunque nelle menti della maggioranza delle persone. E che dire degli investimenti in armi che vanno preservati a tutti i costi? Ma alla fine la guerra serve soprattutto a creare le condizioni ideali per l’ingegneria sociale che si vuole imporre, ossia la definitiva perdita di libertà e diritti che sono sopravvissuti alla messa in mora della democrazia reale. Si fa la guerra contro la Russia, ma in realtà la si conduce contro i propri stessi cittadini.
Infine c’è il fatto che senza guerra il milieu politico europeo e quello della maggior parte degli Stati che ne fanno parte, sono condannati: dopo aver favorito la deindustrializzazione del continente, aver colpito a morte il welfare e provocato ulteriore inflazione, senza il conflitto sarebbero come il re nudo prima ancora di devitalizzato le parti ancora reattive della società. E no, che guerra sia.
Pasqua: coniglietti armati contro la Russia e contro la pace
il Simplicissimus, 21.4.2025
Oggi mi limiterò a una sola immagine, quella che vedete in apertura del post. Si tratta di un dolce pasquale realizzato da una tradizionale e rinomata pasticceria di Tubinga, il caffè Lieb che ha tre negozi in città: come si può vedere ci sono allegri coniglietti che brandeggiano cannoni o emergono dalla torretta di un carro armato. Il dolce viene chiamato Ostern Panzerhasen , ovvero conigli corazzati di Pasqua, altro che la nostra colomba con gli zuccherini. La cosa singolare e ancor più significativa dell’atmosfera che si va creando in Germania è che la pasticceria – panificio ha usato stampi risalenti all’era nazista per produrre questo dolci di zucchero ( proposti anche come lecca lecca) che ebbero un grande successo durante gli anni del nazismo. Ha usato a quanto pare la medesima ricetta che peraltro risente della mancanza di ingredienti “nobili” come per esempio il cioccolato, tipico dei tempi di guerra. Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitung , il proprietario dell’azienda Hermann Leimgruber, ha risposto alle critiche con un’alzata di spalle. “Mio Dio, fa parte della nostra storia, non si può sempre negare tutto”. Insomma il passato nazista viene romanticizzato con un dolcetto nostalgico.
Si tratta del tentativo di imporre un’atmosfera generale che vede molte altre manifestazioni di bellicismo come la pubblicità della Bundeswehr sui tram, le scatole di popcorn color mimetico nei cinema, le interviste a ragazze ansiose di fare le soldatesse o comunque remunerate per questi spot in divisa. Una volta, solo qualche anno fa, nel periodo pasquale fiorivano le marce della pace che cominciarono dopo la fine del secondo conflitto mondiale e che avevano slogan come “mai più guerra”. Gli anni ’80 del secolo scorso furono il periodo più intenso e fino a 700 mila persone sfilavano in Germania per la pace. Adesso ci sono i coniglietti armati: sono dolci, ma rappresentano bene il momento storico in cui economisti, rappresentanti di aziende di difesa e associazioni imprenditoriali chiedono al Paese di perseguire con determinazione il riarmo e di sostenere attivamente la “militarizzazione della società tedesca”. E su questa scia si comincia a riparlare di coscrizione obbligatoria che era considerata fino a poco tempo fa “autoritaria e obsoleta”, mentre adesso viene ribattezzata “coscienza civica” e “senso del dovere”.
La guerra si sta insinuando nella coscienza dei cittadini non come un’emergenza ma come parte della normalità di cui fanno parte anche i dolci pasquali come ai bei tempi del cancelliere Hitler. Chiunque attiri l’attenzione su questa mutazione viene immediatamente etichettato come “lumpen-pacifista” prendendo a prestito il lumpen protelariat di Marx forse nel tentativo di accusare di populismo chi vuole la pace, oppure molto più rozzamente di essere “simpatizzante di Putin”. È proprio questo il problema: ogni critica viene soffocata da false argomentazioni, ogni avvertimento viene denigrato come ingenuità. Proprio una buona Pasqua.