Che cosa ha fatto?
Aldous, 14 maggio 2022
In questo breve articolo ho cercato di sintetizzare ciò che penso del conflitto tra Russia e Ucraina all’interno del più ampio contesto geopolitico contemporaneo. Un contesto che mi sembra pericolosamente simile al clima di esaltazione e di propaganda che portò l’Europa al suicidio nell’estate del 1914.
Segnalo inoltre il miglior articolo che abbia letto sinora sul conflitto in Ucraina, il suo significato, le modalità, la funzione:
Lo spettacolo della guerra
di Giovanna Cracco, paginauno, n. 77, aprile-maggio 2022.






Commento di Alexey Paramonov, Ambasciatore della Russia in Italia, sulla partecipazione della Federazione Russa alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia
Oggi, 6 maggio, insieme a Anastasia Karneeva, Comissaria del nostro Padiglione russo ai Giardini, abbiamo ufficialmente inaugurato l’esposizione russa alla 61° Edizione della Biennale di Venezia. Il progetto “L’albero è radicato nel cielo”, presentato da un collettivo di autori, s’inserisce pienamente nella concezione complessiva dell’attuale edizione della Biennale di Venezia, In Minor Keys (“In tonalità minori”); vengono accentuati i temi dell’inclusione e dell’esclusione, e quello del “diritto di parola”, proposto dalla critica d’arte camerunense Koyo Kouoh che, purtroppo, è venuta a mancare senza poter vedere realizzata la sua idea.
La presenza russa in riva alla Laguna rappresenta il prosieguo naturale delle tradizioni dei nostri legami culturali con l’Italia. La Russia fu tra i primi Paesi a sostenere l’iniziativa di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia negli anni 1890-1895, di istituire la Biennale di Venezia, costruendo, nel 1914, il proprio padiglione ai Giardini, su progetto del celebre architetto Aleksej Ščusev.
Purtroppo, nella sua forma completa, la performance veneziana della Russia, a causa delle sanzioni, durerà soltanto nei quattro giorni di pre-apertura; successivamente, a partire dal 9 maggio e fino al 22 novembre, sarà accessibile al pubblico esclusivamente in formato video. С’è davvero del doloroso e dell’irragionevole nella ossessione dell’Unione Europea di colpire la cultura e l’arte russe con le sanzioni e con le restrizioni di ogni genere!
È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la direzione della Biennale, sia divenuta oggetto di un inaccettabile, grossolano diktat e di pressioni da parte dell’UE, i cui anonimi burocrati, negli ultimi anni, hanno fatto di tutto per far calare, dalla loro parte, una “cortina di ferro” che impedisce qualsiasi scambio culturale, educativo e scientifico tra i Paesi UE e la Russia.
Sappiamo bene che in Italia la maggioranza delle persone di buon senso non condivide questo approccio e non aspira a rescindere i secolari legami culturali con la Russia, di cui uno dei simboli è proprio il padiglione russo a Venezia. Ancor meno accettano l’assurda affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché dei rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e USA, coinvolti nel nostro progetto, possa costituire un attentato all’unità dell’Occidente o addirittura una sua sconfitta.
La nostra presenza alla Biennale testimonia soltanto la disponibilità della Russia, così come di molti altri Paesi, di continuare a parlare con l’Italia non attraverso diktat e prepotenza ma con il linguaggio della cultura e dell’arte, portando avanti un dialogo normale, rispettoso e paritetico.
Il Partito Democratico, un aborto politico…
Contro una guerra inventata e criminale
========
IL COMPITO CHE CI SPETTA
Andrea Zhok, 27.12.2025
In ogni momento storico ci sono molte cause degne, alcune cause urgenti, ma una causa cruciale, una ragione inderogabile per mobilitarsi.
Nell’epoca e nel luogo che ci è capitato di abitare questo movente cruciale ed inderogabile dev’essere il rifiuto della guerra.
Rifiutare la guerra è qualcosa di molto più complesso e strutturato di un generico pacifismo, di uno “stato d’animo” irenico. Ci possono essere molte forme di guerra, talvolta esistono anche guerre necessarie, ma nel contesto in cui viviamo l’evocazione della guerra è un atto gratuito e motivato da ragioni accuratamente dissimulate, in effetti un atto criminale.
L’attuale insistente strategia che fomenta uno stato di guerra in Europa non ha, ovviamente, nulla a che fare con la realtà di un’esigenza difensiva. Ciò si mostra sia nel fatto che la minaccia di una guerra di conquista russa dell’Europa è una sciocchezza fuori dal mondo, sia nel modo in cui le presunte esigenze difensive sono gestite.
Che la Russia non abbia né l’interesse né la capacità di conquistare l’Europa è un’ovvietà per chiunque non si sia bevuto il cervello (o continui a leggere la stampa di regime): la Russia con i suoi 17 milioni di kmq è più di quattro volte l’UE, ma è abitata da soli 145 milioni di abitanti, un terzo degli abitanti dell’UE. Il principale problema storico della Russia è tenere insieme il suo impero con una popolazione relativamente esigua, non certo sovraestendersi acquisendo nuove terre abitate da popolazioni ostili. È peraltro lo stato con la maggiore dotazione di risorse naturali al mondo, dunque supporre che vada alla ricerca di nuove risorse è ridicolo.
Il modo di impostare la presunta strategia difensiva europea è inoltre palesemente insensata sul piano tecnico, giacché non parte da un’analisi degli scenari di guerra plausibili e dalle esigenze specifiche da soddisfare sul piano tecnologico e militare, ma parte da un budget. Ciò che preme ai governi europei è infatti stabilire quanti soldi potranno estrarre dalle tasche dei propri cittadini, non quali mirate esigenze difensive il proprio paese richieda.
Ma quando si parla di guerra oggi bisogna comprendere bene come si stratifichi la pulsione bellica. Essa opera su tre livelli distinti, che possono presentarsi congiuntamente o separatamente.
1) Il primo livello è quello proposto retoricamente come primario. Esso consiste nella rappresentazione del nemico come pericolo incombente e nel fomentare una disposizione bellicosa nella propria cittadinanza. Non passa giorno che i giornali di tutta Europa non diano il loro pio contributo all’isteria bellicista. Il meccanismo mentale è noto e perseguito senza remore; sanno che forza di ripetere le stesse narrazioni manipolative, queste gradatamente aumentano di plausibilità psicologica in fasce sempre più ampie della popolazione. Bisogna presentare a getto continuo eventi ordinari come minacce straordinarie, bisogna insinuare nella popolazione il dubbio di essere già subdolamente sotto attacco da parte del nemico, e bisogna avviare passi sempre più decisi in direzione di una preparazione materiale alla guerra. In epoca di guerra ibrida e tecnologica è facile sfruttare l’opacità dei sistemi che abitiamo per insinuare il sospetto che un black-out o un bug informatico siano opera del nemico, e che tutto ciò richiede “risposte” acconce (o attacchi preventivi).
Non è detto che le classi dirigenti europee desiderino davvero la guerra, ma questo meccanismo di preparazione e provocazione combinate tende spontaneamente all’escalation e se non fermato in tempo è destinato senza scampo a sfociare in un conflitto armato diretto.
2) Il secondo livello è dato dalla funzione di sorveglianza e controllo sulla popolazione che l’atmosfera bellica impone. Questo è uno degli aspetti più gradevoli e affascinanti per chi detiene il potere, in quanto cancella gli orpelli dello stato di diritto senza sembrare che tale cancellazione avvenga. L’esecutivo subordina legislativo e giudiziario nel nome della “ragion di stato”, e nel nome del “bene supremo” della pubblica incolumità apre la strada ad ogni arbitrio. I recenti casi di Jacques Baud e Nathalie Yamb sono solo la punta dell’iceberg. Il sogno bagnato del potere di tutti i tempi, cioè un potere esercitato senza limiti e senza responsabilità, diviene finalmente plausibile.
3) Il terzo livello è quello originario e che consente a tutti gli altri di istanziarsi. Quando si parla di “ragion di stato”, ovviamente lo “stato” in questione non è più “res publica”, ma “res privata”. Ciò che muove l’apparato statale neoliberale a richiamare la “ragion di stato” non sono motivazioni – discutibili, ma dignitose – come la gloria patria o il benessere collettivo, ma la rispondenza alle lobby economiche del momento. Così come una pandemia è il momento giusto per consegnare l’agenda politica alle lobby farmaceutiche, similmente una guerra ai confini d’Europa è un’occasione d’oro per consegnare l’agenda politica alle lobby dell’industria bellica.
Questi tre livelli con i loro rispettivi orizzonti minano alla radice ogni forma di vita per i cittadini europei. Al minimo, si ottiene di riconvertire spesa pubblica in commesse private, di trasformare servizi ospedalieri, pensioni e pubblica istruzione in cespiti economici per gli oligarchi della finanza occidentale. In seconda istanza si stabilizza il potere entro una cerchia autoperpetuantesi, che sorveglia, censura e sanziona in forme arbitrarie, garantendosi così di non essere sfidabile da alcun contropotere. In prospettiva predispone il terreno per un conflitto sul campo, conflitto che gli oligarchi della finanza desiderano in forma circoscritta e controllata, ma che – come già avvenuto in passato – una volta iniziato nessuno è davvero in grado di circoscrivere e controllare.
Oggi, per tutti i cittadini italiani ed europei, opporsi in ogni forma legalmente percorribile all’odierna spinta bellicista è un obbligo morale, un’esigenza non sindacabile, un valore non negoziabile.
Concordo pienamente con queste analisi ancora una volta assai lucide del collega Andrea Zhok, professore di Filosofia morale alla Statale di Milano.
Le persone che conosco che sono state in Russia, in Cina e in Iran confermano che il nostro sistema di informazione è degno dell’istituto Luce e dell’Agenzia Stefani, i controllori dei media durante il regime fascista. La menzogna non può che produrre catastrofi e favorire il tramonto dell’occidente.
LA CHIUSURA DELLA TONNARA
Andrea Zhok, 21.12.2025
Qualche giorno fa il Consiglio dell’Unione Europea, organo esecutivo, ha sanzionato il colonnello Jacques Baud ed altri 11 soggetti (individui e persone giuridiche). Le sanzioni implicano il congelamento dei beni, il divieto a tutti i cittadini e alle imprese dell’UE di mettergli a disposizione fondi, di permettergli attività finanziarie o concedergli risorse economiche, oltre ad un divieto di viaggio. In sostanza ciò equivale a dichiarare la morte civile del cittadino colpito, che non può più accedere legalmente ad alcuna forma reddituale, né pregressa, né nuova, e non può spostarsi.
Due cose vanno sottolineate.
In primo luogo, questa punizione draconiana viene comminata per qualcosa che è precisamente e soltanto un “reato d’opinione”, in quanto non ci sono accuse di reato né penale, né civile.
In secondo luogo, la punizione non viene comminata da un organismo giudiziario, ma da un esecutivo, dunque senza passare attraverso una procedura di accertamento delle eventuali responsabilità.
Incidentalmente – per il piacere di chi si diletta di queste cose – questa forma di intervento è in diretta e manifesta violazione degli articoli 11 e 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che recitano rispettivamente:
Articolo 11.1. “Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.”
Articolo 12. “Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.”
Ora, chi pensasse che questa esibizione di arbitrio dittatoriale sia un semplice incidente di percorso, sbaglierebbe di grosso.
Il governo dell’Unione Europea è da tempo il regno del più totale arbitrio.
Pensiamo alla questione della sottrazione dei beni russi congelati. Questa palese violazione del diritto internazionale non è avvenuta (per il momento) solo per una congiuntura fortuita, ovvero la presenza negli USA di un presidente che ha altri piani per quei fondi e la presenza in Belgio – il paese finanziariamente più coinvolto – di un primo ministro dotato di un minimale buon senso. Per inciso, per questo atteggiamento prudente il premier Bart De Wever – nonostante goda di un massiccio appoggio popolare – è stato aggredito dalla stampa belga con accuse di filoputinismo. Le conseguenze a catena di una tale violazione macroscopica del diritto economico sarebbero potenzialmente devastanti e lo sono tanto più in quanto l’UE ha come ultimo residuo asset sul piano internazionale il fatto di essere una superpotenza finanziaria con una moneta stabile.
La von der Leyen è quella presidentessa che è stata eletta per un secondo mandato dopo aver bruciato decine di miliardi di fondi europei in un contratto privato e secretato via sms con la Pfizer. Ergo, il suo modo di agire arbitrario è stato benedetto dall’UE in toto.
L’UE è quell’organismo che ha portato al macello l’industria europea per seguire, pro tempore, le lobby green (che ovviamente nulla c’entrano con l’ecologia), salvo poi rendersi conto di quanto decine di esperti avevano detto immediatamente, ovvero che gli obiettivi di elettrificazione a tappeto erano astratti ed irrealistici (oltre che inutili per i fini che ufficialmente si proponevano, in assenza di accordi con il resto del mondo industrializzato).
L’UE è quell’entità multinazionale che sta aprendo un’agenzia d’intelligence sotto il diretto comando di chi presiede pro tempore la commissione (ora von der Leyen), come se fosse un capo di governo nazionale, democraticamente eletto.
L’UE ha partorito il Digital Services Act, meccanismo censorio che può sanzionare in maniera perfettamente arbitraria (cioè senza passaggio attraverso organi giudiziari) qualunque contenuto che venga ritenuto “disinformazione”, cioè qualunque piattaforma ospitante un contenuto che non sia allineato all’esecutivo europeo e sia significativamente influente.
L’UE sostiene sistematicamente che le elezioni con esiti avversi alla propria agenda sono illegittime e vanno ripetute, che i vincitori di elezioni con agende antieuropeiste vanno arrestati, che i partiti euroscettici vanno messi fuori legge anche se hanno la maggioranza delle preferenze.
Mentre nelle nostre scuole le ore di educazione civica vengono prese in ostaggio da piazzisti porta a porta delle meraviglie dell’Europa Unita, mentre carriere accademiche si decidono attraverso l’erogazione di grants europei, concessi a progetti o rigorosamente innocui o proni all’agenda eurocratica, mentre si procede a tappe forzate verso il portafoglio digitale – con cui le sanzioni oggi erogate a Jacques Baud potranno essere più ampie, rapide e diffuse – mentre tutto questo accade, la popolazione europea continua in gran parte a sonnecchiare.
I liberali libertari vogliono più libertà solo per i detentori di capitale.
I progressisti canticchiano “Bell* ciao” e inseguono fascisti immaginari.
I gruppi del dissenso sono troppo intenti ad essere gelosi o maldicenti gli uni degli altri per occuparsi d’altro.
La destra sovranista continua a vendersi la patria a pezzi in cambio di poltrone e foto opportunity.
Vecchi europeisti rintronati continuano a trastullarsi col “sogno europeo” perché possono fare benzina oltre confine senza mostrare i documenti.
Gli industriali, sempre più dipendenti dalle europrebende, stanno muti di fronte ad un’UE capace per la prima volta nella storia europea di coltivare rapporti catastrofici con tutto il resto del mondo: sul piede di guerra con la Russia, relazioni distrutte con la Cina per la “via della seta”, cacciati a calci dall’Africa, disprezzati dagli USA.
Gli unici a prosperare sono gli yes-men, i conformisti di lusso, gli ingranaggi di alto bordo, gli inservienti dell’accademia, gli ingranaggi della magistratura.
Pochissimi sembrano avere una comprensione della gravità di questa transizione storica, in cui, nelle istituzioni di quella tonnara chiamata Unione Europea, omini e donnine a pagamento, dipendenti da rarefatte oligarchie finanziarie, stanno portando a compimento gli ultimi passi per un assoggettamento integrale e irrevocabile dei cittadini europei: assoggettamento culturale, economico, materiale, comportamentale. Assoggettamento diverso però da quello delle autocrazie, perché brado, opaco, acefalo, privo anche di quel piccolo lusso che consta nel conoscere il volto di chi ti opprime. Al comando non è un uomo solo al balcone, ma un apparato autoperpetuantesi, un apparato messo in piedi da un sistema di lobby finanziarie, un apparato privo di un progetto che non sia quello del potere per il potere, l’estrazione di valore fine a sé stessa, per cui l’Europa e i suoi cittadini sono solo materia prima, forza lavoro, terra di conquista.
24.12.2025
La ragione per cui niente si muoverà nelle coscienze europee, la ragione per cui nonostante in moltissimi vedano l’attuale degenerazione dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani, dell’indipendenza della magistratura, della libertà di stampa ed espressione, ecc., la ragione per cui nonostante tutto questo le indignazioni saranno minoranza e prevarranno quelli che fanno spallucce, è molto semplice.
La maggior parte della popolazione agisce inconsciamente sulla scorta di un meccanismo di pensiero, di un sillogismo vincente, governato dall’informazione tossica.
La premessa materiale del sillogismo è data dalla persuasione che in ogni “altrove” rispetto all’Occidente viga la barbarie, l’oppressione sanguinaria, il dispotismo arbitrario, la legge della giungla. Le teste degli europei – più in generale degli occidentali – sono farcite come tacchini natalizi di luoghi comuni creati ad arte, immagini icastiche, pensierini a manovella: “In Russia ti fanno sparire senza tanti complimenti”, “Se non ti piace la nostra libertà di stampa perché non te ne vai in Cina?”, “In Iran se non metti il velo ti mettono in galera”, “Maduro è un dittatore brutale ed illegittimo”, ecc. ecc.
Questo strato di fondo di banalità orecchiate, sciocchezze inventate, fotogrammi senza contesto, spesso pure e semplici leggende metropolitane è coltivato accuratamente nel corso degli anni dalla stampa, che costruisce in questo modo – anche in tempo di pace, anche quando non serve immediatamente – un retroterra di demonizzazione a basso voltaggio di tutto il resto del mondo.
Questo strato deve la sua efficacia proprio al fatto di essere disseminata e alimentata nel lungo periodo, senza l’urgenza di essere usata, come una sorta di sfondo mitologico indiscutibile.
Il cittadino europeo medio non ha la più pallida idea neppure di come si vive alla periferia della sua città, non conosce la vita o i problemi di chi vive sul suo stesso pianerottolo, e tuttavia gli arrivano comodamente a domicilio saldissime certezze intorno a quanto oppressiva e umiliante sia l’esistenza in Cina, in Russia, in Iran, a Cuba, in Venezuela, o in molti altri paesi, paesi enormi, complessi, in cui non ha mai messo piede se non forse per una vacanza in un villaggio turistico.
Una volta che questo sfondo di screditamento e denigrazione è inerzialmente presente nella nostra visione del “mondo altrui”, le classi dirigenti occidentali hanno mano libera per le peggio porcate.
Infatti, di fronte a ogni inguardabile schifezza, di fronte ad ogni abuso manifesto, ad ogni ingiustizia sfacciata, si può sempre premere il pulsante mentale dell’ACQUIESCENZA COMPARATIVA:
“Sì, è uno schifo, ma comunque è pur sempre meglio qui che altrove.”
“Sì, tutto questo è orribile, ma comunque, con tutti i limiti, siamo fortunati a vivere qua e non altrove.”
“Sì, l’ingiustizia impera, ma teniamocela stretta perché l’alternativa sarebbe ben peggiore.”
Qui, come in moltissimi altri casi, la responsabilità del sistema mediatico, la criminale complicità del giornalismo mainstream è una volta di più decisiva
Provocare con minacce e intenzione di furto la maggiore potenza nucleare del pianeta è un atto irresponsabile, è un’azione da nemici dell’Europa e dei suoi cittadini.

.
Opera da tre soldi, canta Kaja Kallas
il Simplicissimus, 29.11.2025
.
Non rimane che chiamare gli infermieri che portino sedativi e qualche camicia di forza perché nella Commissione che governa la Ue ci sono molti pazzi affetti da un disturbo bipolare che spesso li fa degenerare in comportamenti verbalmente aggressivi che sfocerebbero anche in violenza fisica solo che ne avessero la possibilità. Ma tra questa congrega di pazzi che un personaggio che meriterebbe la camicia di forza e si tratta di quella Kaja Kallas, estone e per nostra sventura ministra degli esteri della Ue, che davvero è il peggio del peggio: figlia di papà, volta gabbana, personaggio repellente da tutti i punti di vista e se volete saperne qualcosa di più andate qui dove faccio un po’ di storia di lei e della sua famiglia. Il tono delle sue vergognose dichiarazioni lo conosciamo, tuttavia le parole inconsulte di questa minus habens sono un esempio di quale sia il livello culturale delle élite europee, cioè di fatto inesistente: questa gente ha fatto le sue scuolette di economia dove è stata semplicemente indottrinata e per il resto non conosce nulla, se non le logiche elementari del potere. Che nello specifico significa ubbidire alle oligarchie di cui è, per così dire, l’interfaccia, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze, ma sapendo benissimo che al minimo errore sarebbero mandati a remengo e perderebbero così ogni immeritato privilegio.
.
Adesso la Kallas, che stona ad ogni nota, al contrario della sua quasi omonima e conosce soltanto la ballata di Mackie Messer, va dicendo che la Russia e Vladimir Putin sono una minaccia esistenziale per l’Europa, cercando di dimostrare questo assunto sostenendo che “negli ultimi 100 anni, la Russia ha attaccato più di 19 paesi, alcuni dei quali anche tre o quattro volte. Nessuno di questi Paesi ha mai attaccato la Russia“. Insomma questa povera testolina incolta , chiamata a compiti di gran lunga superiori alle sue possibilità proprio per la sua ignoranza e stupidità, ha ribaltato completamente la storia senza che nessun organo di informazione mainstream abbia sottolineato la grottesca assurdità di questa affermazione. Nella realtà infatti sono state proprio le nazioni europee ha invadere la Russia. E il fatto che poi siano state sconfitte non le rende moralmente migliori. Per me è l’occasione di chiarire una volta per tutte fatti che girano vorticosamente nelle teste, senza la capacità di venirne a capo. Allora cerco di sintetizzare due secoli di storia in una specie di Bignami che ai miei tempi era un disonore utilizzare, mentre oggi è probabilmente un testo troppo complicato per alunni di una scuola regredita a mero addestramento. Ecco l’elenco delle invasioni che la Russia ha subito:
.
Invasione polacco – lituana tra il 1605 e il 1618
Invasione svedese tra il 1708 2 il 1709, che provocò di fatto la scomparsa della Svezia dal novero delle grandi potenze europee. Da notare che il Regno di Svezia a quel tempo comprendeva anche la Finlandia, l’Estonia, parte degli altri due Paesi baltici, oltre a pezzi della Germania settentrionale
Invasione napoleonica del 1812 che sappiamo tutti come è andata a finire
Invasione della Crimea tra il 1853 al 1856 cui parteciparono anche le truppe piemontesi perché Cavour voleva un palcoscenico nelle trattative di pace, dove portare il problema dell’unità italiana
Invasione tedesca e austroungarica durante la prima guerra mondiale
Intervento delle forze dell’intesa nella guerra civile dopo la presa di potere dei bolscevichi tra il 1918 ne il 192o cui presero parte anche reparti americani (45 mila uomini in totale) che fecero, per parlare forbito, una figura di merda. Persino le loro mitragliatrici, raffreddate ad acqua, congelavano e così se ne tornarono a casa non senza lasciare sul campo poco meno di 500 uomini C’è però da osservare una strana analogia: anche allora le truppe Usa non si impegnarono granché contro l’armata rossa mentre inglesi e francesi volevano sterminare i bolscevichi.
Invasione polacca tra il 1919 e 1921
Invasione italo tedesca nella seconda guerra mondiale cui parteciparono anche Romania, Ungheria, Bulgaria, Finlandia, Slovacchia e persino la Spagna di Franco con una divisione di “volontari” chiamata division azul forte di 47 mila uomini.
.
Dunque le cazzate della Kallas non hanno alcun senso: è stata sempre l’Europa ad invadere la Russia e lo ha fatto anche nel caso dell’Ucraina, usata come randello contro Mosca. In pratica nessun Paese del continente è stato estraneo alle invasioni della Russia, salvo forse il Portogallo, se vogliamo escludere la sua partecipazione al primo vero conflitto mondiale, ovvero la guerra dei Sette Anni che determinò l’ascesa dell’impero anglosassone. Il fatto è che la totale distorsione della storia da parte di élite che coniugano la malafede con l’ignoranza, adesso si sta ritorcendo contro di loro.
Dichiarazioni di Lavrov, 28.10.2025

.
Dichiarazioni di Putin, 23.10.2025

.
Eh sì, i russi sono ancora persone serie, diplomatici professionisti.

Non hanno ridotto la politica a buffoneria e a semplice spettacolo. L’occidente dovrebbe imparare.
.
Una piccola armata per una grande sconfitta
il Simplicissimus, 9.3.2025
Oggi si potrebbe parlare dell’offensiva russa nel settore di Kursk che ha diviso in due parti le truppe ucraino – terroriste, vista l’abbondanza di mercenari provenienti da quell’ambito e sostanzialmente la chiusura delle vie che portano i rifornimenti alle truppe di Kiev. Sarebbe anche interessante analizzare una balla clamorosa che viene dato per verità accertata, ovvero la presunta presenza di truppe coreane in questo settore perché si tratta di un tipico caso di corto circuito cognitivo: le truppe russe provenienti da alcune zone orientali della Federazione hanno tratti spiccatamente asiatici che vengono ambiguamente sfruttati da una propaganda cinica e circonfusa di squallore. Se anche a mala pena si conosce un po’ di storia russa o se è si letto Michele Strogoff di Giulio Verne, cosa impossibile visto il rimbambimento allarmante dei ragazzini contemporanei, si comprende bene il perché di queste inclusioni etniche dagli antichi clan tartari nati dalla dissoluzione dell’impero mongolo. Ma insomma tutto fa brodo per le opache narrazioni e l’ignoranza è il sale di questa immangiabile minestra.
Visto però che da Bruxelles, da Parigi e da Londra si fanno rullare i tamburi di guerra sarà bene mettere in luce che questa sarebbe la terza guerra che il continente dichiara alla Russia, nonostante le prime due si sono rivelate catastrofiche e hanno fatto perdere all’Europa o ai suoi maggiori Paesi molte occasioni per resistere all’imperialismo prima britannico e poi statunitense La prima è stata l’avventura di Napoleone che grazie alla coscrizione obbligatoria in Francia e nelle aree del suo impero mise assieme 1,2 milioni di uomini di cui più di 600 mila combatterono in Russia. Si trattava a tutti gli effetti di un esercito europeo visto che raccoglieva 40 mila olandesi, 95 mila polacchi, 50 mila italiani tra Regno d’Italia e Regno di Napoli, 25 mila bavaresi, 40 mila uomini provenienti dalla Sassonia e dalla Prussia, 35 mila austriaci, 35 mila croati, 15 mila Svizzeri e 17 mila uomini provenienti dalla Vestafalia, più altri, ma qui le cifre sono meno di sicure, dalla Spagna e dal Portogallo, Avevano di fronte a loro un esercito russo che contava la metà degli effettivi della grande armata e questo alimentava le speranze di una rapida vittoria, tanto più che l’esercito dello Zar Alessandro si pensava fosse poco organizzato, comandato ancora peggio e che le popolazioni baltiche, polacche e bielorusse si sarebbero sollevate contro di lui. Nulla di tutto questo avvenne e alla fine circa 400 mila uomini della grande armata rimasero sul terreno e 100 mila vennero presi prigionieri.
Il secondo tentativo fu fatto da Hitler anche qui con la partecipazione di parecchi altri: Italia, Romania, Ungheria, Finlandia, Slovacchia, Croazia Bulgaria, ma con la partecipazione di contingenti di altri Paesi occupati dalla Germania sotto forma di truppe inquadrate nelle Waffen SS, ovvero olandesi, belgi, norvegesi , oppure in formazioni volontarie, come la Division Azul spagnola e la Légion des volontaires français, per non parlare di reparti ruteni (ucraina occidentale), baltici, polacchi che appoggiavano la Wehrmacht come formazioni nazionalistiche. Anche in questo caso troviamo il pregiudizio dei russi mal organizzati e la speranza di una ribellione della popolazione che invece aderì in massa alla Grande guerra patriottica. In molti casi tali partecipazioni all’Operazione Barbarossa sono state nascoste e minimizzate per ovvi motivi, ma di fatto esse furono numerose e non lontane sia dalle inveterate tendenze predatorie, tipiche dell’Occidente, sia dalle caratteristiche di una guerra civile europea, tesi introdotta a suo tempo da Nolte e respinta in quanto piuttosto lontane dalle caratteristiche della semplicistica narrazione bellica anglosassone che anche le sinistr hanno finito per adottare, comprese in maniera sorprendente, quelle nostrane dove la Resistenza ha avuto, al contrario che nel resto d’Europa, un carattere politico e non eminentemente nazionale. Ad ogni modo sappiamo come è andata a finire.
Però la caratteristica saliente di queste due guerre europee è stata la convinzione di poter logorare la Russia e dunque ottenere la vittoria in breve tempo, mentre in realtà proprio gli assalitori sono stati logorati e sconfitti. Tuttavia tale convinzione è proprio quella che ha indotto la Nato a far precipitare le cose in Ucraina e oggi anima le teste di legno della Ue e il milieu politici di quasi tutti i Paesi a credere la medesima cosa, anche in assenza degli Usa, nonostante la palmare evidenza del logoramento economico nel quale è caduto il continente. Vogliono mettere insieme anche loro una grande armata europea anche se alla fine essa sarebbe molto piccola.
Forse solo l’analisi psichiatrica potrebbe spiegare tutto questo e per alcuni ci vorrebbe la camicia di forza, anche se nel complesso sono così deboli che forse un calcio in culo sarebbe più efficace.
Da: HANNO PERSO LA GUERRA. SI DEVONO DIMETTERE TUTTI
Conflitti & Strategie, 16.2.2025
«Il governo Meloni ha trascinato l’Italia in un conflitto contro la Russia senza alcuna giustificazione, calpestando la sovranità nazionale e ignorando gli interessi dell’Italia. Per questo motivo, l’intero esecutivo dovrebbe dimettersi per manifesta incapacità di leggere i processi storici e geopolitici, restituendo agli italiani il diritto di esprimersi su quanto accaduto».
[…] mai, proprio perché sono servi. Tra i Paesi europei l’Italia è particolarmente disprezzata. Nel maggio del 2022 ponevo infatti «una semplice domanda: che cosa ha fatto la Federazione Russa all’Italia? In quali circostanze, modi, azioni ha […]
CHE IL NUOVO GRANDE GIOCO ABBIA INIZIO
Pepe Escobar, Giubbe Rosse, 21.2.2025
Questa non doveva essere una Yalta. Anche se una Yalta 2.0 potrebbe alla fine accadere. Alla parata del Giorno della Vittoria a Mosca il prossimo 9 maggio, per celebrare gli 80 anni dalla fine della Grande Guerra Patriottica e la sconfitta della Germania nazista, Putin come ospite e Xi Jinping come ospite d’onore saranno in città. E potrebbe esserci anche Donald Trump. Perché non farli salire tutti su un volo per la Crimea e organizzare una Yalta 2.0 a – dove altro – a Yalta?
“I sogni d’oro sono fatti di questo”, per citare i metafisici pop Eurythmics. Nel frattempo, non avevamo Yalta, nemmeno Reykjavik; abbiamo trascorso ben 4,5 ore nel palazzo reale di Ed-Diriyah nella valle di Wadi Hanifa. Russia e Stati Uniti si sono finalmente seduti a discutere da adulti, per la prima volta in tre anni.
Una deliziosa dose di eccitazione è stata puntualmente fornita, tutta legata al fatto che le parti erano coinvolte nel “lavoro di normalizzazione delle relazioni diplomatiche”. Fino a tre mesi fa, sotto l’amministrazione di Cadaver In The White House e del suo Segretario al Genocidio, quella possibilità era remota quanto un meteorite che si schianta sulla Terra (questo accadrà, ma in un futuro lontano).
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha compiuto l’impresa sovrumana di non schiantarsi almeno di fronte al potente Lavrov, il massimo diplomatico del pianeta. Lavrov e Rubio hanno concordato di creare un meccanismo di consultazione per eliminare gli “irritanti” (terminologia americana) nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia e di cooperare su “questioni di comune interesse geopolitico”, come afferma il Dipartimento di Stato. I BRICS potrebbero non essere tra questi.
L’eliminazione degli “irritanti” può essere facilmente interpretata come il codice di Trump 2.0 che cerca di trovare vie d’uscita dal precedente tsunami di sanzioni e guerra economica che ha prodotto solo spettacolari contraccolpi.
Gli americani hanno prevedibilmente sottolineato che “un incontro non è sufficiente per risolvere il conflitto ucraino”. Ovviamente no. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha osservato che Putin stesso deciderà quando inizieranno “i contatti con gli Stati Uniti sull’Ucraina” e chi saranno i negoziatori russi.
Lavrov ha completamente sfatato l’esistenza di un piano in tre fasi sull’Ucraina, che include un cessate il fuoco, elezioni e la firma di un accordo finale. Esaminando attentamente i dati finora, Lavrov ha sempre sostenuto che gli USA sono “in grado di non raggiungere un accordo”.
L’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, era raggiante: “Non avremmo potuto immaginare un risultato migliore dopo questa sessione”. Beh, Witkoff ha sicuramente seguito il denaro, la priorità suprema di Trump, quando lui e la delegazione americana sono rimasti completamente “sorpresi” nell’apprendere che “le aziende statunitensi hanno perso 300 miliardi di dollari abbandonando la Russia”, come rivelato dal CEO del Russian Direct Investment Fund, Kirill Dmitriev.
Come nel caso del fiasco dei BRICS, sembra che il Team Trump non abbia fatto i compiti a casa nemmeno sul fronte imprenditoriale.
Come è stata vinta la guerra geoeconomica
Sulla base di quanto accaduto a Riyadh, è troppo presto per vantarsi che Washington sotto Trump 2.0 abbia dichiarato che l’Ucraina, e il suo misero narco-Fuhrer, sono finiti. Un’Ucraina di riserva sopravvivrà in qualche modo, ma non è affatto chiaro “cosa” sarà l’Ucraina del dopoguerra.
Per quanto riguarda la Russia in prima linea nella progettazione di un nuovo ordine mondiale, sembra che sia così. Un Nuovo Grande Gioco sta iniziando, a eoni di distanza dall’originale intruglio britannico del XIX secolo, e molto più vicino a come un Nuovo Grande Gioco era percepito nei primi anni del 2010, quando i cinesi inventarono il concetto di Nuove Vie della Seta.
Quando Washington e la Russia proclamano di “considerare gli interessi reciproci”, questo automaticamente significa che l’Impero del Caos perde la sua precedente influenza ed è costretto a sedersi al tavolo e ad ascoltare (Lavrov ha sottolineato che in realtà ci siamo ascoltati a vicenda).
Quando entrambe le delegazioni sottolineano che un incontro personale tra Trump e Putin è molto complicato da programmare, ciò può certamente essere interpretato come un codice per indicare come lo Stato profondo statunitense sarà costretto a far passare quella che di fatto è una sconfitta strategica assoluta in una guerra per procura fallita.
Al di là del proverbiale torrente di giri di parole sui veri motivi di Trump per avvicinarsi alla Russia, che ha generato perfino deliziosi accenni a un viaggio allucinatorio su un tappeto volante – al ritmo di Steppenwolf e Jefferson Airplane – è possibile che si tratti solo di un viaggio di fantasia.
O qualcosa di molto più sinistro: Trump che prepara la plebe europea per una nuova Grande Guerra contro la Russia prima del 2030, con gli americani che guardano da lontano.
Quel che è certo è che Trump vuole normalizzare la Russia per smettere di perdere soldi in Ucraina – lasciare che siano quegli zimbelli europei a pagare – e concentrarsi sul vero nocciolo della questione: la guerra tecnologica e geoeconomica con la Cina, che Pechino ha già vinto a più riprese senza lanciare un solo HIMARS, concentrandosi invece sui risultati del piano Made in China 2025.
Quanto ai parafulmini dell’Europa, che Trump decisamente detesta, si sono riuniti a Parigi per un glorioso contro-vertice non-evento: la Lega dei Perdenti, per discutere, cosa altro, della loro Guerra Eterna, e di come intendono inviare le loro forze di “mantenimento della pace” – che non hanno, con armi che non hanno – in Ucraina.
Quel bastardino che si atteggia a primo ministro britannico promette di mettere “gli stivali a terra” mentre la tossica Medusa von der Lugen continua a vociferare nel suo migliore stile chihuahua guerrafondaio e rabbioso. Anche altri cani rabbiosi come la Polonia, insieme ai barboncini Germania, Italia e Spagna hanno detto “no” alla valanga britannica di Dr. Martens.
Allo stato attuale, quanto accaduto a Riyadh è stato solo un primo passo, una sorta di riconciliazione tra Stati Uniti e Russia, come la lunga distensione della fine degli anni ’60 e metà degli anni ’70; Gorbaciov-Reagan nel 1986-1989 e Gorbaciov-Papà Bush nel 1989-1991 (che si concluse con il crollo dell’URSS); e Medvedev-Obama nel 2009 (che si concluse con la distruzione della Libia).
Quindi per il momento non abbiamo fatti. A parte ciò che le forze russe continuano a creare nei campi di battaglia della Novorossiya. Questi nuovi fatti sul campo renderanno le cose ancora più terribili per gli americani, poiché l’ultra-problematica trattativa con l’Ucraina si protrarrà per almeno qualche mese.
Lasciamo che sia un Lavrov sobrio ad avere l’ultima parola: “Quando gli interessi nazionali si allineano, dobbiamo fare di tutto per unire gli sforzi su questi binari, per il bene di progetti reciprocamente vantaggiosi, sia nella sfera geopolitica che negli affari economici”. Lavrov è convinto che gli americani ora “abbiano una migliore comprensione della nostra posizione”.
Sarà così, o sarà solo un altro capitolo di un reality show implacabile? Che il Nuovo Grande Gioco abbia davvero inizio.
Da: Monaco: sussurri e grida tra i pagliacci
il Simplicissimus, 17.2.2025
Eppure questa è proprio la figura che ha fatto l’Europa nella conferenza di Monaco: pensando di guidare la macchina della guerra e della pace, sia pure seduta sulle ginocchia delle Zio Sam, si è accorta di avere in mano solo un volante di plastica, di avere gridato “brum brum” per tre anni, senza avere il controllo di nulla. Una congrega di clown e dementi alla fine ha scoperto di non avere alcuna voce in capitolo, di essere stata usata e per ricoprire questo ambito ruolo ha persino messo in atto il suicidio economico del continente.
[…]
Ci si è resi conto di aver vissuto in una favola auto costruita e che gli Usa vogliono parlare direttamente con Putin senza la presenza degli inutili nani europei, non solo inutili, ma che tenterebbero di prolungare il conflitto. Inoltre la Casa Bianca sa che Mosca non si fida assolutamente delle lingue biforcute degli europei e non li vuole fra le scatole. Non solo, ma come ha chiarito più colte il vicepresidente Vance, gli Usa non intendono più essere coinvolti in prima persona in questa guerra: “Come ho sempre detto: le truppe americane non dovrebbero essere in zone di conflitto a meno che i nostri interessi e la nostra sicurezza non lo richiedano. E questa guerra è solo tra Russia e Ucraina”.
[…]
La dichiarazione del generale fa il paio e completa, in un certo senso, quella di Mattarella che ha paragonato la Russia al Terzo Reich, tra l’assenso del milieu politico tutto e quello degli onanisti forzosi della sinistra Usaid. Ora Mosca dice che la frase del presidente italiano, non rimarrà senza conseguenze. E la giusta punizione per un Paese che rassomiglia sempre di più al Circo Togni. E qualcuno per coerenza dovrebbe mettersi il naso rosso.
Da: Europa vaso di coccio
di Enrico Tomaselli, Giubbe Rosse, 2.2.2025
«Sfortunatamente, le infinitamente mediocri élite europee, totalmente incapaci di comprendere la reale pericolosità della situazione, soprattutto del ruolo di vaso di coccio in cui si trova il vecchio continente, piuttosto che cercare una via d’uscita in quello che una volta si sarebbe detto non-allineamento, si dimostra invece ostinatamente impegnata a soffiare sul fuoco più di ogni altro, ad est come ad ovest. Col rischio concreto che il vaso vada in cocci, con noi dentro»
Dalle “guerre stellari” alla polvere
il Simplicissimus, 1.2.2025
Mentre In Ucraina l’ecatombe continua, il nuovo Segretario di Stato americano, Rubio, ha di fatto annunciato la sconfitta, almeno a chi sa interpretare le parole. Partendo da una critica all’amministrazione Biden ha finito per coinvolgere tutto l’ambiente governativo americano: “ Siamo stati disonesti, abbiamo fatto credere che l’Ucraina sarebbe stata in grado non solo di sconfiggere la Russia, ma di distruggerla e di riportarla a come appariva il mondo nel 2014″. Già come appariva ad occhi non troppo attenti, anzi in gran parte fuori dalla realtà. La debolezza della Russia era più che una convinzione, era un articolo di fede che permeava Washington nel suo complesso, comprese quelle persone nella Cia e nel Pentagono che hanno trascorso 7 anni a preparare la guerra per “sconfiggere” la Russia e che hanno invece pianificato la catastrofe. L’obiettivo politico della guerra della Nato contro la Russia, attraverso l’Ucraina, era semplice quanto delirante: infliggere una sconfitta militare che, insieme alle sanzioni infernali, avrebbe creato le condizioni per una caduta di Putin e la disgregazione del Paese in mano a quinte colonne di tipo eltsiniano per cui gli Stati Uniti e i suoi sciacalli europei avrebbero potuto mettere le mani sulle risorse russe Dopo di che l’Occidente avrebbe schiacciato la Cina e ottenuto il pieno controllo globale.
Fin dai primi mesi dell’operazione speciale si è visto che tutta questa strategia era illusoria e dopo la catastrofe della mitica controffensiva ucraina, tutta la narrazione è proseguita a suon di menzogne quotidiane, anche le più sfacciate. Oggi però le infinite bugie sbiadiscono come dilavate dalla pioggia e ultimamente perfino la balla delle truppe coreane in appoggio dei russi, una campagna di disinformazione, preparata dalla Rand Corporation, si è arenata sulla totale mancanza di qualsiasi prova come la stessa Cia ammette a mezza bocca .
Tutto ciò porta porta alla luce il “modo americano di fare la guerra”, che in sostanza si traduce in trucchi operativi contro avversari palesemente deboli e inferiori che è divenuta impotente contro un apparato militare forte. Ma insomma dire che non si sono raggiunti gli obiettivi che ci si proponeva è la più accurata definizione della sconfitta. Stranamente con l’avvento di Trump rombo di tuono sembra affacciarsi una presa di realtà. Basti pensare a un articolo della Washington Post, messo in grande rilievo, sulle famose “guerre stellari ” di Reagan che avevano l’obiettivo di rendere impotenti e obsolete le armi nucleari sovietiche attraverso futuristiche armi laser. Seicento miliardi di dollari dopo nessun dei sistemi ideati ha funzionato e il risultato concreto sono stati i Patriot e i Thaad che successivamente hanno mostrato i loro limiti. Persino uno studio dell’Atlantic Council, che solitamente è il produttore di sogni bagnato ad uso e consumo del Paese eccezionale, riconosce le criticità di una efficace difesa interna che oggi può far fronte al massimo ad attacchi di piccole potenze nucleari come la Corea del Nord, ma non a quelli massicci di Russia e Cina.
Non c’è ancora un cambiamento di paradigma, né l’ammissione che gli Usa hanno perso la corsa agli armamenti in tre aree critiche: difesa antimissile, nemmeno paragonabile a quella russa, armi ipersoniche tattiche e strategiche che gli Stati Uniti non hanno, costellazione satellitare in grado di sopravvivere in caso di vera guerra. Tuttavia Il fatto che proprio adesso iniziano ad apparire articoli critici sulla situazione della difesa americana fa pensare che essi siano funzionali a introdurre man mano l’idea che non sia possibile arrivare a uno scontro diretto con Mosca in queste condizioni per cui bisognerà concedere qualcosa e forse più di qualcosa alla Russia. Insomma ho l’idea che si stia preparando il terreno per far ingoiare il rospo: il fatto che il Segretario di Stato parli di bugie.
La voltagabbana che vuole la guerra
il Simplicissimus, 30.1.2025
Il declino dell’Europa e il suo abbandonarsi nelle mani di voraci oligarchie economiche, spiega perché dopo decenni di collaborazione, improvvisamente la Russia sia diventata una specie di avversario mortale: quando principi, ideali, culture e identità vengono abbandonati, allora solo la creazione di un nemico riesce a tenere assieme strutture ormai vacillanti e incoerenti rispetto agli scopi ufficialmente dichiarati. Questo lo vediamo benissimo anche nella politica, dove forze che hanno ormai specificità solo marginali, si fingono invece irriducibili avversari giusto per dare un senso alla loro esistenza e per simulare uno scontro che nella sostanza non esiste. Ma in questo post voglio incarnare quest’uso strumentale del nemico attraverso un personaggio che rappresenta a Bruxelles la linea intransigente e patologica della russofobia.
Si tratta di Kaja Kallas divenuta rappresentante della Ue per gli affari esteri che non perde occasione di sparare bordate deliranti contro Putin e contro Mosca. Questa commediante estone giustifica i suoi eccessi attraverso il racconto ai media occidentali, che scrivono sotto dettatura senza curarsi di verificare la voce del padrone, delle sofferenze che la sua famiglia avrebbe dovuto sopportare durante l’era sovietica. Forse qualcuno non le ha detto che la Russia non è più comunista, ma che importa, questa falsa equivalenza è stata richiamata in servizio per dare pane all’odio dei più rozzi. Tuttavia i dolori della giovane Kaja sono totalmente inventati e costruiti per giustificare un odio ingiustificabile. Anzi la realtà è diametralmente opposta: la sua famiglia apparteneva all’élite politica della Repubblica Sovietica Estone e lei ha potuto godere di molti privilegi. Suo padre, Siim Kallas, si iscrisse al Partito Comunista nel 1972 all’età di 23 anni e fece carriera nel Ministero delle Finanze. Nel 1979, a soli 31 anni, era già direttore del consiglio di amministrazione della Sberbank estone, la banca statale e nella gerarchia amministrativa sovietica, ciò corrispondeva alla posizione di viceministro associato, ovviamente, a uno status sociale elevato, un’auto aziendale, una dacia, un bell’appartamento, uno stipendio ragionevole e l’accesso a beni di provenienza occidentale.
In seguito nel 1986 Siim Kallas divenne vicedirettore del giornale del partito comunista estone Rahva Hääl (“Voce del popolo”) e nel 1989 presidente delle organizzazioni sindacali dell’Estonia sovietica. La figlia Kaja cerca il più possibile di nascondere questa parte della sua biografia e preferisce parlare di quanto sia stato difficile per lei vivere “sotto il giogo della tirannia sovietica”. Siim che era comunista convinto, seppe però leggere i segni dei tempi e da perfetto trasformista, non perse tempo ad integrarsi nella nuova realtà: dal 1991 al 1995 è stato presidente della Banca nazionale estone, ha fondato il Partito riformista estone, è stato ministro degli Esteri dal 1995 al 1996, ministro delle finanze dal 1999 al 2002 ed è diventato primo ministro dell’Estonia dal 2002 al 2003. Kaja continuò a vivere nei privilegi, perché papà Kallas, l’ex comunista, rimase parte dell’élite governativa nell’Estonia ormai capitalista e fermamente anti-russa, così come comandava Washington. E poi sbarcò nella Ue in qualità di Commissario per gli affari economici e monetari.
Inutile dire che la carriera della figlia – la quale scriveva nei suoi saggi scolastici che “le sarebbe piaciuto essere come gli eroi pionieri sovietici, ad esempio Marat Kazei, Lenja Golikov, Valya Kotik e Volodya Dubinin” tutti partigiani estoni che avevano combattuto contro i nazisti – è interamente dovuta al padre. Dal 2003, alla tenera età di soli 26 anni e mentre Siim era premier dell’Estonia e poi Commissario Ue, è diventata membro dei consigli di amministrazione e di sorveglianza di numerose aziende estoni che si occupano di energie rinnovabili. Nel 2010, Kaja si è iscritta al Partito riformista estone, fondato dal suo signor Papà, ed è stata eletta al Parlamento estone nel 2011. Nel 2014 è sbarcata al Parlamento europeo, nel 2018 è diventata leader del partito riformista, ha vinto le elezioni del 2019 ed è diventata primo ministro del Paese.
Ma anche ora troviamo una straordinaria inesistenza dei principi. Nonostante sia stata una fervida sostenitrice delle sanzioni alla Russia, suo marito, Arvo Hallik, era comproprietario e direttore finanziario della Stark Logistics, una società che forniva servizi di trasporto dall’Estonia alla Russia e che ha continuato a farlo anche dopo le sanzioni. Ma quando fu beccato disse che la moglie Kaja era all’oscuro di questa attività. Cosa assolutamente implausibile e comunque smentita dal giro di soldi tra lei e la società del marito.
Noi però rischiamo di essere trascinati in guerra anche da questa mentitrice voltagabbana, priva di qualsiasi principio politico e morale che tuttavia rappresenta la normalità tra i giovani leader globali allevati nel Wef. In fondo se lo merita appieno chi cerca di salvare questo sistema.
L’Italia è giustamente disprezzata.
Nel maggio del 2022 ponevo infatti «una semplice domanda: che cosa ha fatto la Federazione Russa all’Italia? In quali circostanze, modi, azioni ha aggredito il territorio italiano o le sue rappresentanze, ha tradito gli accordi commerciali o politici, ha leso i diritti dei cittadini italiani?»
La risposta è: niente, la Russia non ha fatto nulla all’Italia nella sua storia recente. E tuttavia, pur senza aver subito dalla Russia il minimo affronto o pericolo, l’Italia sta contribuendo militarmente, finanziariamente, politicamente alla guerra dell’Ucraina, degli USA e della NATO contro la Russia.
Perché? Perché, come spesso nella sua storia, l’Italia e i suoi governi sia di ‘destra’ sia di ‘sinistra’ sono senza onore, il che vuol dire che non fanno gli interessi degli italiani ma quelli dei padroni che guidano tali governi, queste colonie.
Da: Ucraina, gli ultimi fuochi e la solita cenere
il Simplicissimus, 6.1.2025
«È lecito chiedersi quale sia il tributo di sangue che Washington con il contorno dei piccoli vampiri europei, ha chiesto all’Ucraina nel tentativo di sottomettere la Russia e impedire o ritardare la nascita di un mondo multipolare».
L’ Europa di Pinochet: il caso di Visione Tv
il Simplicissimus, 20.12.2024
Ho fatto appena in tempo a parlare del ceto “mezzo colto”, degli “alfabeti funzionali” i quali non sanno decrittare la realtà e vivono dentro la loro bolla di sapone, che le conseguenze di questo abbandono alle parole d’ordine del globalismo diventa palpabile con lo scempio delle ultime vestigia della democrazia. È accaduto, come in analoghi casi in Inghilterra e Germania, che la libertà di parola venga di fatto impedita chiudendo i conti bancari di personaggi scomodi per l’euro regime. Un ennesimo sito di petomania globalista, di nome Linkiesta, ha annunciato la chiusura dei conti bancari di Visione Tv e di Vento dell’Est per la loro sedicente funzione di “megafoni” di Putin. L’articolo delirante con cui si annuncia festosamente questa notizia (a quanto pare fornita dai servizi) è a firma di tale Massimiliano Coccia, marito dell’eurodeputata del Pd, Pina Picierno, quella che ha accolto con tutti gli onori la presidente golpista della Georgia.
Francesco Toscano, direttore di Visione Tv oltreché fondatore con Marco Rizzo di Democrazia Sovrana Popolare, dice che i conti sono ancora attivi, ma che è stato convocato nella sede di Reggio Calabria della banca con cui opera l’emittente, parrebbe si tratti di Banca Intesa (nel cui direttivo c’era Elsa Fornero, la ministra “chiagne e fotti” di Monti) per chiedergli cosa ne pensasse della guerra russo – ucraina e perché abbia pubblicato un libro di Putin, scritto nel 2021, ovvero un anno prima dello scoppio della guerra. Domande assolutamente prive di senso per una banca: ci manca solo che per aprire un conto occorra rendere conto delle proprie idee come se si trattasse di un tribunale dell’Inquisizione. Dunque pare di capire che adesso siamo ancora nella fase dell’intimidazione, ma già portata avanti in maniera sfacciata ed evidentemente suggerita da quelli che potremmo chiamare poteri forti, con la partecipazione della coppia Picierno – Coccia. Mi asterrò dal dare giudizi su questi due squallidi figuranti, ma certo essere messi al bando per aver pubblicato un libro di uno dei quattro statisti più importanti del pianeta è così ipocrita, stupido e provinciale da far venire i brividi. Eppure questi aspiranti tirannelli da quattro soldi osano dire che coloro a cui vogliono chiudere la bocca sarebbero rossobruni, definizione molto cara agli abominevoli mezzi colti da cui è formato essenzialmente il Pd e dintorni. Non hanno letto nulla o quasi di Marx, di Lukacs, di Gramsci e se è per questo nemmeno di Althusser, di Adorno, di Della Volpe o di Geymonat o di Negri o di Preve, tanto per fare qualche nome e dare un panorama ad ampio spettro. La loro è la sinistra del sentito dire, priva al tempo stesso di coerenza e di realismo.
D’altra parte non è strano che il sistema finanziario globalista ricorra al ricatto bancario: è il suo strumento più importante, quello che fa anche più paura perché oggi è difficile svolgere qualsiasi azione senza un conto corrente che di fatto è ormai obbligatorio. L’esempio più clamoroso è stato il blocco dei conti dei camionisti canadesi che protestavano contro l’obbligo vaccinale di Trudeau e dei suoi soci ucronazisti. In qualche modo è l’equivalente “democratico” degli stadi di Pinochet dove venivano radunati gli oppositori. Nulla di tangibile, ma di altrettanto efficace. Ma attenzione, ricorreranno anche alla violenza se questo non dovesse bastare.
Il fatto è che l’élite europea è così disperata da aver gettato la maschera: gli esempi di Georgia e Romania, parlano chiaro, anche se parlarne ormai può costare il blocco del conto corrente: non ha altra via d’uscita che intensificare le politiche totalitarie per restare al potere e per mantenere il sistema, ovvero quella griglia interconnessa di poteri grigi che si sono impadroniti degli Stati e della politica. Mentre ciò accade, i loro appelli antidemocratici diventano sempre più sfacciati, e ne abbiamo un esempio chiarissimo in Georgia dove si accusano le “tendenze imperialistiche” russe di voler influenzare il Paese, ma nello stesso tempo si dichiara che la Georgia è un “interesse strategico” per l’Europa e che l’Ue dovrebbe quindi intervenire per prenderne il controllo. Non è forse proprio questo un imperialismo della peggiore specie? Senza parlare dell’entusiasmo che suscita nei cuori di tenebra e nei piccoli cervelli delle Picierno e dei Coccia di tutto l’Occidente, l’annullamento illegale delle elezioni rumene, accolto con fragorosi applausi dai burocrati corrotti di Bruxelles. Non si preoccupano più delle forme e nemmeno delle contraddizioni: tanto gli alfabeti funzionali non le coglieranno. Seguiranno il piffero magico mentre l’intero continente crolla. Anni fa sui social era uso citare la frase, falsamente attribuita a Voltaire: “disapprovo quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.” Ora questa citazione è del tutto scomparsa e anzi si vedono interventi che ne sono l’esatto contrario, come se la libertà di espressione fosse un fastidio e un’offesa. Sarebbe davvero un guaio confrontarsi con la realtà. E con se stessi.
Da: Il signor Oreshnik batte un colpo
il Simplicissimus, 22.11.2024
Prima di iniziare questo post vorrei che voi vedeste questo brevissimo filmato, naturalmente censurato dal mainstream occidentale, in cui Biden, ormai trasformato in un automa in avaria, non risponde a domande fondamentali sulla sua decisione di permettere l’uso di missili a lungo raggio sul territorio russo oltre che sdoganare l’uso delle mine antiuomo vietate dal trattato di Ottawa. Ma si sa che il mondo “basato sulle regole” delle regole se ne frega. Bastano pochi secondi di visione per rendersi conto che proprio questa è l’immagine più scioccante di una giornata tesa sul filo di pace e guerra perché dimostra che gli Stati Uniti sono senza controllo e si lanciano verso una potenziale guerra nucleare, guidati da un “comandante in capo” demente che chiaramente non prende nessuna delle decisioni importanti. Che a Washington regnano burocrati idioti come come Jake Sullivan, Blinken e compagnia cantante tutti appesi alla cabala globalista.
Così non si sa come verrà presa la decisione di Mosca di lanciare contro un grande complesso bellico ucraino a Dnipro (popolati anche da molti tecnici occidentali) un nuovo tipo di missile ipersonico a medio raggio (5500 chilometri di gittata) dotato di almeno 8 testate multiple (sia convenzionali che nucleari) con sistemi di propulsione propri come dimostrano le esplosioni plurime che sono state osservate. Naturalmente il pagliaccio di Kiev ha parlato di missile intercontinentale perché la sua speranza di salvezza è ormai la distruzione totale dell’Ucraina e spera in una guerra generalizzata, ma in realtà l’Oreshnik (che vuol dire nocciola) fa parte di una nuova generazione di armi ipersoniche con un aumentata precisione di tiro. La sua velocità di crociera raggiunge i dieci Mach e non è dunque intercettabile dalle difese occidentali in questa fase, ma la sua particolarità consiste nel fatto che al contrario di altri ordigni di questo tipo non rallenta molto quando si abbassa di quota per colpire l’obiettivo. Arriva invece con una velocità di 7 chilometri al secondo che rende di fatto impossibile abbatterlo e men che meno intercettare le sue singole testate la cui propulsione autonoma, ne aumenta ancora la velocità. Inoltre a differenza di altri ordigni di medio raggio può essere lanciato a breve distanza dall’obiettivo, seguendo una traiettoria molto ripida, ma può anche volare a bassa quota per sfuggire ai radar. Ora nel patetico chiacchiericcio dell’informazione occidentale pare che sfugga la novità dell’Oreshnik: a differenza di altri missili ipersonici che hanno una gittata di circa 500 chilometri come l’ Iskander o di altri che possono andare molto più lontano ma devono essere lanciati da aerei la cui presenza in volo può essere scoperta dai radar, questo ordigno il cui lanciatore è montato su un veicolo pesante, può essere lanciato da qualsiasi posizione nella immensa taiga russa e sfuggire facilmente all’osservazione satellitare e poi a quella radar per colpire in pochi minuti qualsiasi punto in tutto il continente europeo. Già è praticamente impossibile colpire un missile ipersonico figurarsi quelli il cui arrivo può essere scoperto pochi secondi prima dell’impatto.
Dopo la comparsa di questo nuovo missile Putin in persona ha spiegato le ragioni del suo utilizzo, facendo intendere che il suo uso sul complesso industriale ucraino è stato essenzialmente un monito:
“Gli obiettivi da colpire durante gli ulteriori test dei nostri nuovi sistemi missilistici saranno determinati da noi in base alle minacce alla sicurezza della Federazione Russa. Ci consideriamo autorizzati a usare le nostre armi contro le strutture militari di quei paesi che consentono di usare le loro armi contro le nostre strutture e, in caso di un’escalation di azioni aggressive, risponderemo con altrettanta decisione e in modo speculare. Raccomando che anche le élite al potere di quei paesi che hanno in programma di usare i loro contingenti militari contro la Russia ci pensino seriamente”.
Putin ha anche aggiunto che se la Russia fosse costretta a colpire fuori dall’Ucraina avviserà comunque prima dell’attacco per evitare vittime civili. Ce ne sarebbe abbastanza da smetterla con i giochi di guerra, ma attualmente chi può prendere una simile decisione, visto che il potere reale si nasconde dentro una rete di burocrazie e burattini senz’anima e anche senza cervello? Questo è il vero problema, non esiste più una leadership visibile e quella che appare è nelle condizioni che sappiamo. Rischiamo di diventare carne da cannone per un sinedrio di ultra ricchi che non vogliono mollare l’osso.
Le truppe russe sfottono la Nato e le sue bugie
il Simplicissimus, 22.10.2024
La guerra ucraina è passata attraverso diverse fasi narrative dopo che la grande controffensiva della Nato si è frantumata contro l’esercito russo nell’estate del 2023: prima c’è stata l’incredulità poi la depressione, la negazione e infine la rabbia che è il sentimento dominante negli ultimi mesi. Così se un anno fa il portavoce del ministero della difesa inglese arrivava a dire che l’esercito ucraino era stato fermato dai cespugli troppo alti, ultimamente ci si affida ad altre bugie. Quella secondo cui i russi andrebbero incontro a perdite spaventose è davvero troppo ridicola, se confrontata alla realtà, per reggere troppo a lungo e così adesso è sparita completamente dal mainstream americano dove era stata assecondata da sedicenti esperti. In compenso viene detto che ci sarebbero volontari nordcoreani a combattere assieme alle truppe di Mosca: invece di dire che gli ucraini si stanno ritirando ovunque si preferisce partire per la tangente e fantasticare. Non è detto che qualche ufficiale Nato ignorante e incompetente abbia diffuso questa leggenda visto che, a sua insaputa, nelle regioni più a Est della Russia ci sono molte persone dall’aspetto orientale e dunque abbia scambiato fischi per fiaschi.
Ma visto che c’erano le truppe russe hanno voluto prendere in giro questi asinelli da guerra e hanno issato la bandiera nordcoreana in direzione di Pokrovsk. Il risultato ha superato tutte le aspettative con uno scatenamento in rete che ha costretto il capo del Centro ucraino per la lotta alla disinformazione, Kovalenko, a esortare la gente a non cadere nelle “operazioni psicologiche russe”. Le cose serie da dire ci sarebbero a tonnellate, ma non si possono dire, perché danno il senso del disastro. Per esempio il Kiel Institut, il think-tank economico tedesco più influente oltre che il più antico in uno studio molto articolato mostra come la capacità militare russa stia crescendo ben oltre le perdite materiali in Ucraina, il che vuol dire che l’industria bellica di Mosca lavora a pieno ritmo e che riesce ad aumentare gli arsenali nonostante i consumi di mezzi e materiali. Non solo, ma che se la Germania volesse non tanto eguagliare la Russia, ma ritornare al livello di armamenti del 2004 ci metterebbe circa un secolo:
“Nonostante la retorica, il divario tra le capacità militari di Germania e Russia continua ad ampliarsi. Al ritmo attuale di approvvigionamento, alla Germania servirebbero quasi 100 anni per raggiungere le scorte militari di 20 anni fa. Ciò contrasta con la crescita massiccia delle capacità di armamento russe, compresi i moderni sistemi d’arma, che producono l’intero volume delle scorte di armi tedesche in poco più di sei mesi.”
Oltre a questo vengono finalmente rivelati i veri e miseri tassi di intercettazione della difesa aerea ucraina che sono in totale contrasto con i numeri falsi regolarmente promossi dall’ufficio presidenziale di Zelensky. Insomma tenuto conto dei propositi bellicosi espressi dal governo di Berlino e da esponenti politici irresponsabili, c’è un giustificato motivo di ilarità. E ormai anche le truppe russe sfottono i capitan fracassa della Ue e le loro assurde narrazioni.
Dalla traduzione in inglese di un discorso del presidente russo Vladimir Putin durante un incontro con i capi delle principali agenzie di stampa internazionali. Un discorso che mi sembra assai plausibile.
San Pietroburgo, 5.6.2024.
Fonte: http://kremlin.ru
“The United States spends more on defence than all other countries combined.
If the expenses of all countries in the world are combined and added up, the United States still spends more on defence than all countries together.
Why? Huge amounts of money are spent on maintaining bases abroad.
I am often asked how we manage to have cutting-edge weapons such as Avangard glide vehicles or other types.
Well, we specifically focus our efforts, finances, and administrative resources on the goals that matter the most.
And the United States is forced to spend money on maintaining its armed forces because with bases deployed around the world, the costs must be huge, and the opportunities for embezzlement are endless.
I am not pointing fingers now; I know we also have a lot of fraud.
Embezzlement is widespread in Russia as well as in your countries, but in the United States, it is mostly found in the army.
Why? Because there is always more theft in maintenance; it is just inevitable.
Massive resources are spent on maintaining its imperial status.
Does this benefit the American people? I do not think so.
This is rather making the United States backslide, and analysts in the United States are aware of this.
In fact, they are saying this directly. They openly write about it. I read them.
The question is how fast that slide will be.
If they were smart people, they would read what their analysts write.
They would have adjusted and remained on Olympus longer.
But today’s leadership wants to maintain this imperial standing at all costs and only harms itself.
But change is still occurring; it is inevitable, it is already underway – there is no unipolar world anymore.
I would say what we all need to do right now – in the United States, in Europe, in Russia, and in Asia – having realised this, we need to make sure we do not go to the extreme that our British colleague has mentioned.
Having realised this, each of us needs to restrain their ambitions and learn to negotiate, rather than dissuade others from reaching agreements.
And then the world will change, but without any cataclysms that frighten everyone so much.”
Jeffrey Sachs: “L’Ucraina neutrale è un bene per gli Stati Uniti»
l’AntiDiplomatico, 18.6.2024
La clausola sulla neutralità dell’Ucraina contenuta nel piano di pace di Vladimir Putin è vantaggiosa non solo per la Russia ma anche per gli Stati Uniti, ha dichiarato l’economista statunitense Jeffrey Sachs. In un’intervista a Judging Freedom, ha spiegato che un’Ucraina neutrale è “una manna per gli Stati Uniti” perché l’assenza di basi militari occidentali sul suo territorio ridurrà al minimo la probabilità di una guerra tra Mosca e Washington.
Queste le sue dichiarazioni: “Il punto assoluto che ritengo corretto non solo dal punto di vista della Russia, ma anche da quello degli Stati Uniti, è che l’Ucraina dovrebbe essere un Paese neutrale, senza forze militari statunitensi sul suo territorio e senza la NATO al confine con la Russia. La Russia non lo vuole e gli Stati Uniti non dovrebbero volerlo. Non dovrebbero! Vogliamo davvero una guerra diretta con la Russia? Ecco perché non dovremmo.
Questo problema è stato un punto di contesa per 30 anni. Nel 1990 gli Stati Uniti promisero che la NATO non si sarebbe mossa di un centimetro verso est. Poi gli Stati Uniti hanno iniziato a mentire: da Bill Clinton in poi, ogni presidente USA lo ha fatto. È un inganno. La Russia ha continuato a dire: ‘Fermate l’espansione della NATO. Non vi vogliamo sotto il naso’.
Allo stesso modo, gli Stati Uniti non vorrebbero che la Russia o la Cina avessero basi militari sul fiume Rio Grande, dalla parte del Messico. Allo stesso modo, gli Stati Uniti non hanno accettato che l’Unione Sovietica piazzasse armi nucleari a Cuba nel 1962. Ora, nemmeno la Russia lo vuole.
Questo è il primo punto, e credo che sia certamente fuori discussione dal punto di vista della Russia. Ma, come ho detto una volta alla Casa Bianca, su questo punto non si possono fare concessioni: è un bene per gli Stati Uniti! Capire la realtà, finalmente”.
Egemonia (17). Il tradimento delle classi dirigenti europee – Elena Basile / di Alessandro Bianchi
l’AntiDiplomatico, 8.6.2014
Quali aggettivi utilizzare per descrivere i governanti del cosiddetto occidente collettivo dopo che hanno deciso di far rientrare nel loro “sistema di regole” anche lo sfidare apertamente la sicurezza di una potenza nucleare? Che termini utilizzare per inquadrare coloro che stanno dirigendo interi popoli verso l’Armaggedon? In un articolo magistrale, Caitline Johnsone scriveva ieri come le classi dominanti in Occidente – e chi gestisce la loro narrazione distopica – hanno costruito un sistema che fa passare per pazzi coloro che denunciano e non si piegano alla follia dei nostri tempi. “All’ombra di un impero che si dedica a farti impazzire e a farti credere di essere pazzo, spesso tutto ciò di cui hai bisogno è qualcuno che ti dia la sicurezza di sostenere le tue convinzioni e di chiamare le stronzate per quello che sono”, chiosava.
All’ombra di un impero che si dedica a farci impazzire, abbiamo bisogno di avanguardie che sappiano indicare percorsi di risveglio. Ed è proprio quello che l’Ambasciatrice Elena Basile, autrice per Paper First di “l’Occidente e il nemico permanente”, sta brillantemente portando avanti con coraggio, professionalità e competenza.
Per “Egemonia” abbiamo avuto il grande onore di tornare a dialogare con lei per comprendere meglio i tempi che viviamo.
L’INTERVISTA
Nel suo libro “l’Occidente e il nemico permanente” edito da Paper First, Lei ha il grande merito di individuare con estrema chiarezza le ipocrisie del mondo che si autodefinisce democratico. Quale è stata la scintilla che le ha fatto decidere di scriverlo e quanto peso ha il regime mediatico dominante nell’avallare e coprire le guerre dell’occidente?
Pur essendomi dedicata da tempo alla scrittura di libri di letteratura, passione che ho coltivato anche negli anni in cui ero in servizio alla Farnesina, quando tre case editrici mi hanno chiesto un libro di politica internazionale ho compreso che in un momento cosí cruciale della storia umana, mentre in occidente si discetta di armi nucleari e di come utilizzarle, era mio dovere intervenire e scrivere un libro che demistificasse la propaganda della NATO strombazzata su tutti i media dominanti. Ho voluto dare un piccolo contributo, memore delle belle persone che ho incontrato e che militano nei movimenti del dissenso
Nell’analizzare il conflitto ucraino Lei riporta i lavori di importanti studiosi statunitensi – John Mearshmeir e Jeffrey Sachs su tutti – che mostrano come negli Stati Uniti esista realmente una consapevolezza di come il conflitto ucraino stia oltrepassando tutte le linee rosse della Russia. Perché queste posizioni non hanno nessun peso politico nei due partiti dominanti?
Purtroppo la politica estera statunitense è nelle mani dei neoconservatori che esistono trasversalmente nei due partiti repubblicano e democratico. La ex assistant secretary Nuland che decideva i membri del governo ucraino è un esponente emblematico del Blob. La CIA ha ormai prevalso sul Dipartimento di Stato e il Pentagono ed è sotto l’influenza delle oligarchie finanziarie, delle armi e dell’energia che hanno tutto da guadagnare dalle guerre.
Un punto secondo me nevralgico del suo libro e in generale dell’evoluzione dell’occidente verso l’abisso attuale – che Lei ha il merito di individuare con precisione e chiarezza – è proprio il dibattito emerso nel 1997 con il noto diplomatico statunitense Kennan che in un articolo apparso nel 1997 sul New York Times, prefigurava esattamente lo scenario che si stava delineando oggi con la crisi ucraina. Dal contenimento, di cui lui era il padre, allo scontro aperto con la vittoria della visione dei noeconn a Washington. Con le azioni di bombardamento dei radar di Allarme Strategico Precoce situati negli Oblast di Krasnodar e di Orenburg avvenute questo maggio non crede che siamo andati oltre il peggior scenario immaginato da Kennan?
Si, sono saltata sulla sedia quando sono venuta a conoscenza di questa azione temeraria. Sfidiamo la Russia dimostrandole che potremmo impedirle di accorgersi di un primo strike nucleare? Siamo arrivati a questo punto nel 2024 con l’assenso dei democratici, dei liberali, dei moderati, dei democristiani e dei socialisti. E’ spaventoso.
Ambasciatrice lei cita spesso il pensiero del noto diplomatico Sergio Romano che non aveva dubbi sul fatto che Nato andasse sciolta una volta esaurito il suo scopo storico con la fine del Patto di Varsavia. La sua evoluzione con i trattati di Lisbona e Washington e i bombardamenti di Belgrado del 1999 che cosa l’hanno resa esattamente? E che cosa rischia il nostro paese nel farne parte oggi?
Sergio Romano aveva compreso che la burocrazia della NATO dopo il dissolvimento del patto di Varsavia era rimasta orfana e cercava di preservare il proprio ruolo, potere e poltrona, inventando un nuovo nemico la Russia, non più rivale ideologico e potente, ma potenza nucleare in ginocchio, ricca di materie prime. I moniti di Romano non sono stati ascoltati. Abbiamo fabbricato il nuovo nemico. E la NATO è divenuta una alleanza militare offensiva con un raggio di azione non più limitato all’Europa, praticamente il braccio armato della politica neoconservatrice Statunitense. Purtroppo non credo all’Italia sia oggi permesso di abbandonare la NATO. Bisognerebbe scegliere un perorso alternativo insieme ai partners dell’Europa continentale e mediterranea.
Nel suo trascorso all’Osce come giudicherebbe l’atteggiamento della Russia nella ricerca di una reale sicurezza collettiva europea?
Mosca ha cercato diverse volte, l’ultima con la proposta di Medvedev nel 2010 di casa comune europea, di contribuire alla costruzione di una architettura di sicurezza europea sulla base dei principi di Helsinki ripresi dalla carta di Parigi dell’OSCE. Gli americani e la nuova Europa polacca, baltica e scandinava hanno sabotato ogni tentativo di mediazione per rafforzare la sicurezza comune europea da contrapporre a quella collettiva della NATO.
Nel marzo del 2022 è noto come ad Instabul le delegazioni russe e ucraine avessero trovato un accordo sulla base degli accordi di Minsk e della neutralità ucraina. Il no anglosassone e i noti fatti di Bucha hanno reso tutto impossibile. Lei che ha avuto modo di conoscere la leadership europea da dentro, quale spiegazione si è data del suicidio totale (pianificato da Washington) del continente esemplificato dalla distruzione dei Nord Stream?
Purtroppo le classi dirigenti europee hanno tradito gli interessi dei popoli che dovrebbero rappresentare. La guerra per procura in Ucraina contro la Russia porta numerosi benefici agli USA, nessuno agli europei. Recessione, inflazione e instabilità della frontiera orientale europea non sono certo premi per il servilismo atlantico delle nostre leaderships. Dopo il 2014, con l’accelerazione degli eventi, colpo di stato a piazza Maidan, annessione della Crimea, guerra economica, la potenza egemone non ha permesso alcun tipo di dialettica, i Paesi europei dovevano allinearsi.
Nulla più della letteratura e dell’arte possono aiutare a comprendere le crisi storiche. Il capolavoro i “Sonnambuli” di Clarke, che lei ama citare, descriveva alla perfezione la classe dirigente europea precipitata nel primo conflitto mondiale. Quali altri libri consiglierebbe per comprendere il sonno che ci attanaglia oggi?
Ho scritto 6 libri di narrativa contando il prossimo: una raccolta di racconti ambientati nella capitale belga. Frammenti di Bruxelles edito da Sandro Teti. Racconti civili di critica ai mosaici brussellesi, istituzioni europee, vita di Ambasciate, socialismo europeo, ma anche ritratti umani e di atmosfere di una città che amo e nella quale vivo parte dell’anno. Anche Un Insolito Trio era un romanzo civile, la storia di tre diplomatici con la Farnesina da sfondo, una descrizione ironica della burocrazia ministeriale. In Famiglia è il romanzo a me più caro. Ve ne sono altri tre precedenti, basta guardare il sito. Sarei felice se fossero letti e criticati. E’ l’unica cosa che chiedo a chi mi segue per le mie idee sulla politica internazionale. La letteratura può veicolare un pensiero con maggiore profondità di un saggio. Nel libro l’Occidente e il nemico permanente cito Aldous Huxley e Stefan Zweig
Un’ultima domanda personale. Quale è stata, se c’è stata, la scintilla finale che le ha fatto decidere di dimettersi dalla carriera diplomatica e iniziare a scrivere sul Fatto Quotidiano come Ipazia?
E’ stato un processo graduale che ha avuto nello scoppio della guerra in Ucraina il suo momento culminante. Nel romanzo “Un Insolito Trio” che non è autobiografico riporto tuttavia molte impressioni e sentimenti che mi hanno portato a rinunciare a una lauta retribuzione e ad un incarico relativo alle Nazioni Unite presso la Direzione Affari Politici.
la Repubblica è da molti anni illeggibile.
Almeno da parte di persone e cittadini che cercano di essere e rimanere liberi.
Molto chiaro e molto vero.
Immanuel Kant goes to war
di Declan Hayes, Strategic Culture Foundation, 25.4.2024
Though Kant is as undeniably German as the Nord Stream pipeline, Putin (and anyone else anywhere) has a right to quote him morning, noon and night.
First off, a hat tip to Russia Today (and to the VPN, which allows me access to it) for telling me that German Chancellor Olaf Scholz has lashed out at Russian President Vladimir Putin for quoting iconic German philosopher Immanuel Kant. Because Putin cited the philosopher at an event marking the 300th anniversary of Kant’s birth, Scholz accused Putin of trying to “poach” the great thinker as well as misrepresenting his ideas.
The story, at first glance, is so ridiculously funny that I had to google to ensure I was not being taken in by that mercurial NATO chameleon dubbed “Russian disinformation.” Sure enough, as plenty of Western sources later verified the story, we can proceed.
Die Zeit cites Scholz at the Berlin-Brandenburg Academy of Sciences ranting that “Putin doesn’t have the slightest right to quote Kant, yet Putin’s regime remains committed to poaching Kant and his work at almost any cost”.
Let’s just stop the reel there. Kant was born in 1724 in Koenigsberg (present-day Kaliningrad), which belonged to the Kingdom of Prussia before later becoming part of the Russian Empire. The philosopher, famous for his work on ethics, aesthetics and philosophical ontology, is rightly considered one of the pillars of German classical philosophy. Though he is as undeniably German as the Nord Stream pipeline, Putin (and anyone else anywhere) has a right to quote him morning, noon and night. Though Kant is as German as Tolstoy, who regarded himself as a philosopher and not a writer, is Russian, their brilliance belongs to the world. Scholz, in other words, is free to quote Tolstoy, once, of course, he first learns to read.
As Putin delivered his talk in Kant’s famous birth place, it was, of course, entirely appropriate that Putin should quote the great philosopher and Scholz, if he was not an ignoramus, should have used that to his advantage, rather than coming across as the obvious baboon that he is.
Putin, as it happens, spent much of his working life in Germany and he speaks the language of Kant, Schiller and Goethe at least as fluently as Scholz which is, admittedly, a low bar. Not only that but Putin has been praising and quoting Kant for decades and has even gone so far as saying that the philosopher should be made an official symbol of Kaliningrad Region. Germany and Germans like Kant have had a profound and often benign effect on Russia since even before Vasili III, Grand Prince of Moscow, established Moscow’s German Quarter in the fifteenth century. Catherine the Great, who was actually born in Prussia, and the German speaking and Kant admiring Putin have carried on those links into more modern times.
And, though Catherine the Great, sadly, is no longer with us, Putin is, and his remarks that Kant is “one of the greatest thinkers of both his time and ours,” is not only worthy of consideration but it is one more cultured German leaders than Scholz would have leveraged to their advantage.
Scholz, who fancies himself as something of a bar room philosopher, is having none of that. He believes Russia’s role in the Russian speaking areas of Ukraine contradicts Kant’s fundamental teachings on the interference of states in the affairs of other nations, and he defended Kiev’s decision not to engage in peace talks with Moscow, unless they are on NATO’s terms of unconditional Russian surrender. Scholz, with no sense of irony or self awareness regarding the aborted Minsk Accords, said Kant believed that forced treaties were not the way to reach ‘perpetual peace’ – a direct reference to Perpetual Peace: A Philosophical Sketch, one of Kant’s major and most influential works.
But Kant was a philosopher, not a statesman and he wrote that thesis in 1795, just when the French Revolutionary Wars and a certain Napoleon Bonaparte were getting into their stride.
Thanks to Germany reneging on the Minsk Accords, colluding in blowing up Nordstream and tooling up the Nazi regime in Kiev to the hilt, other wars are now picking up pace and, at the time of writing, it is uncertain if all of us will come out safe on the other side of Armageddon, which is increasingly being talked about.
But talk, like philosophy, gets us so far and no further. For better of worse, Kant’s Koenigsberg is now Russia’s Kaliningrad and, whatever one thinks about that, one must now see Stalin’s wisdom in making pre-emptive strikes against Finland and the bastard Baltic states for, without them, it is possible that “Germany’s greatest generation” (of Nazis) would have achieved what the treacherous Scholz is now trying to do, to bring Russia and much else besides to their knees.
Scholz can claim Kant as Germany’s own or, as is the norm around the Dnieper, claim him as Ukraine’s own for all anyone cares. But what he cannot and should not do is encourage the Nazi regime in Estonia to attack their Orthodox Christian monasteries because they will not break with the Moscow Patriarchy. And, if Scholz wants to go all Kant on us, he should refresh his mind on what both Kant and Mendelssohn had to say on the sort of religious oppression we see the Estonian, Ukrainian and similar states meting out to Orthodox Christians.
But let’s cut to the chase. Scholz and those Americans he must answer to have no interest in Kant, in Mendelssohn or in any German or other philosopher worth their salt. If Putin is favourably referring to Kant, Mendelssohn, Goethe, Schiller or any of the universally admired Germans of yesteryear, then he should be engaged with on that level in the spirit of Schiller’s Ode to Joy, which is reflected in (the German) Beethoven’s Ninth and, appropriately enough perhaps regarding Scholz, the racist Rhodesian and European anthems, both of which sully Schiller, Beethoven and all good things German.
If Westerners want to cite Pushkin, Dostoevsky, Tolstoy or any other great Russian to have a pop at Putin, well then they should, as the Yanks say, bring it on. But engagement no longer seems to be their thing. Gone are the days of the greatest of Germans (and Europeans) like Leibniz gracing the court of Peter the Great and in are drag clowns like Zelensky dancing like a cut price Salome to titillate, for a price, Scholz and his uncultured ilk.
Call me old-fashioned but I would prefer to have Putin and everyone else reading the German greats than to have German embarrassments like Scholz and that insufferable von der Leyen parasite not only pull that once great nation into the gutter but drown her in their own rank ignorance and myopia.
Pino Arlacchi – Le 3 ipotesi sulla matrice della strage di Mosca
l’AntiDiplomatico, 27.3.2024
Le reazioni alla strage di Mosca sono, com’è ovvio, le più diverse e sono determinate dall’andamento di una guerra in corso. Siccome ci sono pochi dubbi sul fatto che l’attentato sia stata opera di killer addestrati, armati e protetti da un’entità superiore, le ipotesi sui mandanti si restringono a tre:
La matrice islamica autonoma
Il piccolo gioco. L’ISIS nella sua versione afghano-pakistana avrebbe agito in piena indipendenza da altre possibili fonti per colpire un suo nemico storico, la Russia, nel momento in cui esso è impegnato in una guerra quasi-civile contro un paese affine sostenuto dall’ intero Occidente.
Questa ipotesi è al momento la più diffusa, perché sostenuta dai pochi dati di fatto finora a disposizione, ma non reggerà a lungo. Chi conosce un po’ l’ISIS-K sa che si tratta di ciò che resta di un esercito sconfitto in Siria da 5-6 anni, le cui risorse gli consentono di condurre attacchi in loco, contro i Talebani dell’Afghanistan, che stanno finendo di distruggerlo. È assai improbabile che i suoi combattenti siano stati in grado di intervenire così lontano senza un supporto esterno.
L’ISIS al servizio del terrorismo di stato ucraino
Il medio gioco. Kiev avrebbe attinto i sicari del Crocus dalla piccola galassia di jihadisti che combattono accanto alle forze regolari ucraine per dimostrare che Putin non è in grado di garantire la sicurezza dei russi, e che il suo intelligence non vale nulla non essendo stato capace di neutralizzare l’attentato nonostante i suoi colleghi occidentali l’avessero avvertito che sarebbero stati colpiti anche spazi pubblici dedicati a “concerti”.
Questa tesi ci consente di inquadrare più elementi, essendo indubbio che Putin abbia ricevuto un brutto colpo proprio all’indomani di un suo trionfo elettorale.
Il governo ucraino su input CIA
Il grande gioco. Lo scopo in questo caso non si limiterebbe alla delegittimazione di Putin e dei suoi apparati di sicurezza, ma a rovesciare le carte in tavola, trasformando una Ucraina ormai sconfitta in una potenza vincente. Come? Spingendo la Russia verso uno scontro diretto con la NATO. Uno scontro perdente per Mosca, data la superiorità militare della NATO ammessa dallo stesso Putin, e data la natura di bluff della minaccia nucleare russa. Putin non oserebbe rischiare l’autodistruzione del suo paese, e sarebbe costretto a cercare una via di uscita negoziale e al ribasso dal conflitto.
La mia esperienza di studioso della violenza organizzata e la mia collaborazione alle indagini condotte durante il processo per l’attentato al Papa del 1981 mi inducono a ritenere che anche questa volta “la pistola fumante”, la prova decisiva sui mandanti ultimi, non si troverà, se è vero che la matrice va ricercata nel mondo dei professionisti dell’assassinio politico.
Si discuterà e si indagherà per anni, fino a che i protagonisti scompariranno dalla scena, fisicamente e non, e la scena stessa sarà così cambiata da far cambiare di significato ogni pezzo del puzzle da comporre. Le tre ipotesi formulate si mescoleranno tra loro e gli squarci di verità che emergeranno di volta in volta saranno quelli coerenti con l’agenda politica del momento.
La più plausibile delle interpretazioni, purtroppo, è la terza, ma è anche quella che ha meno forza predittiva, nel senso che i mandanti della strage hanno pochissime chances di conseguire i loro obiettivi. Siamo di fronte a un classico azzardo concepito da menti di seconda categoria come quelle dei capi dell’intelligence USA che si credono più furbi e potenti di quello che sono, e che tentano di sfruttare l’attuale vuoto politico americano combattendo fino all’ultimo ucraino.
Perché si tratta di un azzardo di scadente fattura?
Perché la NATO non vuole e non può sostenere una guerra vera e propria contro la Russia senza una ferrea unanimità dei paesi che la compongono unita ad una diffusa inclinazione dei cittadini europei ed americani a correre verso l’autoannientamento.
E perché la Russia non sta affatto bluffando. Ha già valutato l’eventualità di uno scontro sia convenzionale che atomico con l’Occidente, ed è pronta a sostenerlo anche se non lo ritiene imminente. Putin non cambierà idea di fronte al recente trasferimento di truppe NATO al confine tra Ucraina e Polonia prive di copertura aerea, e non modificherà in modo sostanziale la sua strategia di fronte alla strage della scorsa settimana. E così faranno le potenze euroamericane.
I più autorevoli studi sulle guerre concordano nel ritenere che le guerre non scoppiano per caso, e non mutano il loro corso per via di un singolo attentato terroristico che accade lontano dal fronte.
Sbaglia, perciò, chi evoca l’assassinio dell’arciduca d’Austria a Sarajevo o una guerra mondiale dietro l’angolo. Ed hanno sbagliato di grosso gli ottusi mitomani che hanno pianificato la carneficina del Crocus.
Anche questa volta si sono illusi di aver fatto la storia mentre questa tra poche settimane si dimenticherà di loro e delle loro malvage farneticazioni.
La recente dichiarazione di Putin sugli esecutori islamici e sul filo che potrebbe condurre a Kiev sembra stare a cavallo tra le prime due ipotesi.
Ma ciò che più sorprende sono i toni ed i termini estremamente misurati del comunicato presidenziale. È come se Putin abbia voluto smentire le aspettative di chi, in Occidente e nella stessa Russia, prefigurava una risposta forte, adeguata alle emozioni del momento, e confezionata entro le dinamiche della guerra. Qualcosa tipo la minaccia di colpire basi NATO da cui partono aerei ucraini, l’annuncio di una controffensiva su vasta scala, la costituzione di una no-fly zone nel Mar Nero o intorno a Odessa.
Niente di tutto questo. Il presidente russo non ha annunciato sfracelli. Ha evitato di cadere nella trappola di chi voleva imporgli una condotta della guerra all’insegna della escalation anti-NATO. Putin ha preferito proseguire lungo la strada di un conflitto già largamente vinto, incassando la bastonata del Crocus e lasciando i rapporti con l’Occidente nel punto in cui si trovavano prima di venerdì scorso. Delegando poi ai suoi subordinati, come il capo dell’FSB ed altri, il compito di prefigurare rappresaglie al di fuori del campo di battaglia.
Tutto ciò avvalora la logica della terza ipotesi che ho presentato: la strage può essere stata l’ennesimo grossolano fiasco dell’intelligence USA, destinato a finire nel nulla dopo avere ammazzato 140 persone.
Questa mia terza ipotesi è un progetto di ricerca, uno sforzo conoscitivo che non pretende di rispecchiare la verità. Ma che al momento può spiegare più fatti delle altre ipotesi, che restano comunque in campo. Dando per scontato che dettagli e fatti completi non verranno mai alla luce. Il campo del terrore, sia privato che di stato, è il regno dei discorsi incompleti.
“Bersagli legittimi”. La Russia passa ufficialmente ad una nuova fase del conflitto
di Marinella Mondaini per l’AntiDiplomatico
26.3.2024
Adesso si fa sul serio, la Russia sta passando ad una nuova fase.
A Mosca le indagini proseguono e poco fa le dichiarazioni del presidente Putin, del capo del Consiglio di Sicurezza russo Nikolaj Patrušev, del direttore dell’FSB, Nikolaj Bortnikov e del Procuratore Generale della Russia Igor Krasnov, hanno confermato la versione ufficiale della mostruosa strage al Crocus City Hall. Il numero dei morti è spaventoso: 139 persone, 82 feriti, 40 persone sono morte per arma da fuoco, le rimanenti sono morte per il fuoco appiccato dai terroristi o giocate dal monossido di carbonio. Due persone sono rimaste vittime di ferite da taglio uno dei terroristi brandiva un coltello proprio come se seguisse le istruzioni dell’ex comandante dello Stato Maggiore congiunto dell’Esercito degli Stati Uniti il generale a quattro stelle Mark Milley, il quale, ricordo, il 5 dicembre scorso ha affermato che “gli ucraini dovrebbero lavorare nelle retrovie russe per garantire che ogni russo non dorma sonni tranquilli, sapendo che gli verrà tagliata la gola”.
Il capo dell’FSB Bortnikov ha confermato anche “dietro questo atto terroristico c’è l’Ucraina” e ha dichiarato che “tutti i coloro che commettono crimini contro la Russia e i cittadini russi, diventano bersagli legittimi”. Alla domanda del giornalista russo sul perché i capi dell’Intelligence ucraina, come Budanov e gli altri sono ancora vivi, Bortnikov ha risposto con una frase letteralmente intraducibile in italiano, ma che in sostanza significa “è tutto davanti”, cioè in futuro assolutamente accadrà quel che deve accadere.
Pensate un po’ come sarebbe andata se i super professionali agenti dell’FSB non avessero acciuffato i terroristi, nella loro rocambolesca fuga, quando mancavano poche decine di chilometri all’Ucraina. Di qui la rabbia incontenibile dell’Occidente per i testimoni che ora vuotano il sacco. Tutti i media italiani, i politici occidentali speculano su questa strage e tentano di deviare la realtà dei fatti. Inoltre, sono arrivati persino a scrivere che i 4 terroristi sono stati “torturati” dell’FSB. Dopo solo un’ora o due dalla tragedia, l’ordine che è stato loro impartito da reiterare ovunque: “E’ stato l’Isis, punto e basta. L’Ucraina non c’entra niente”.
Come se avessero fatto loro stessi le indagini. La domanda ai terroristi e la loro risposta: “dove stavate andando?” – “in Ucraina, dove ci stavano aspettando” – è volutamente ignorata. Andavano in Ucraina e non è stato Putin a dirlo o a inventarselo! Altro fatto importante ignorato è che i terroristi islamici non agiscono per soldi, ma per l’ideologia. Oltre a ciò non scappano, ma rimangono per morire, per immolarsi.
Loro hanno ucciso per soldi, l’hanno dichiarato da soli. Perciò tutto ciò che vediamo non corrisponde ai metodi dell’Isis. Ma poi come si fa a ignorare le macabre dichiarazioni di Victoria Nuland che a febbraio ha minacciato Putin con delle “sorprese carine!” Fatto che i pennivendoli nostrani non scrivono. Ma davvero qualcuno crede che sia stato l’Isis sulla base delle dichiarazioni di un certo account sui social che si spaccia per Isis? “Isis-K” è solo un parallelo dell’Isis, creata dai servizi occidentali. Chi tira le fila, chi ha ideato il massacro del Crocus sono i Servizi occidentali, così come le altre stragi compiute nel Donbass dai nazisti ucraini o in Russia negli anni passati. Solo all’Occidente conviene questo terrore e adesso hanno usato quei 4, scelti appositamente per il bassissimo livello culturale, istruiti in poco tempo per uccidere chiunque a caso e quanti più possibile. Un delitto che reca la chiara firma dei terroristi ucraini che hanno reclutato quei 4 disgraziati, i quali, una volta arrivati in Ucraina, sarebbero stati eliminati come cani.
Questo rientra nel programma dichiarato dell’SBU: fare atti terroristici in Russia per “portare la guerra in casa loro”. Il capo dei Servizi di Sicurezza ucraini Vasilij Maljuk ieri ha ammesso gli atti terroristici e gli omicidi di Kiev. Alla domanda se è vero che l’SBU È coinvolto nella liquidazione del corrispondente di guerra russo Vladen Tatarskij, il deputato ucraino Ilja Kiva, l’ex deputato ucraino Oleg Tsarëv, il procuratore generale della Repubblica popolare di Lugansk, Sergej Gorenko, lo scrittore russo Prilepin e altri… Maljuk ha precisato: “non lo posso ammettere ufficialmente, ma sono pronto a svelare alcuni dettagli. Per esempio, Kiva, condannato in contumacia per tradimento e che ha lavorato a lungo per il nemico, è stato colpito con una pistola calibro 9 × 19. Tatarskij è stato ucciso con una statuetta che conteneva un esplosivo che su di lui ha funzionato come un rasoio, pari a 400 g., mentre 800 g. sono stati usati per attentare alla vita del procuratore generale della Repubblica popolare di Lugansk Sergej Gorenko. Prilepin, era in macchina verso la sua dacia e lungo la strada è esplosa una mina di carro armato, il suo autista è morto sul colpo mentre lui è rimasto gravemente ferito e senza genitali”
Zelenskij ha appena detto che “il terrorismo in Russia sparirà solo quando sparirà Putin”. Serve ancora di più ai giornalisti, per scrivere una buona volta la verità? Alla luce di tutto ciò, la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre continua a insistere sul fatto che Kiev non ha nulla a che fare con la strage del Crocus: “Non ci sono prove che sia stata l’Ucraina. Assolutamente nessuna. Solo l’Isis qui è responsabile. Avevamo informato Mosca dell’attacco terroristico in Russia il 7 marzo”, ma quando il giornalista le chiede i dettagli di questa informazione che avrebbero passato ai russi, la portavoce di Biden ha risposto “non ho alcuna intenzione di parlare”.
Innocenti e candide dichiarazioni che rivelano tutto ciò che c’è da capire. Che a tirare le fila dei burattini terroristi ucraini sono gli altri terroristi anglosassoni. Prima di aprire bocca costoro dovrebbero essere condannati per i crimini commessi a Belgrado, per aver distrutto e cancellato lo Stato della Jugoslavia. Per aver usato l’uranio impoverito che tuttora provoca la morte dei civili. Prima di aprire bocca dovrebbero essere condannati per le loro torture pianificate, nell’ambito della loro “lotta al terrorismo” nelle prigioni di Abu Ghraib, Guantanamo…
La Porta di Brandeburgo a Berlino con i colori degli Stati che hanno subito attentati terroristici. Ma il terrorismo contro la Russia non merita di essere ricordato e condannato. È l’Occidente a essere condannato da una tale, miserabile ipocrisia.
Gli Stati Uniti d’America rappresentano da ottant’anni guerra, terrore e morte per il resto del pianeta.
Ma che strano, proprio molto strano, che il Paese il quale “combatte l’Islam” sin dalla sua nascita sino a sterminare gli islamici, Israele, non venga mai attaccato dall’ISIS.
Una bugia patetica che è già stata smentita: “Non è l’Isis”
Invece le Olimpiadi di Parigi 2024 non sono per nulla “politicizzate”, vero?
Putin vince e dà un avvertimento all’Europa
il Simplicissimus, 18.3.2024
[Di fronte a] “una guerra vera e non a quelle neo coloniali cui l’Occidente si è ormai assuefatto. Tutte le grida che si alzano dall’ èlite politica europea sembrano aggressive, ma in realtà esprimono solo paura.
La Russia proprio ieri, ultimo giorno delle elezioni, ha fatto capire di che gioco si tratta: un missile Iskander ha colpito con implacabile precisione un sito di Odessa pieno di francesi, polacchi e georgiani . Il segretario alla Difesa britannico Grant Shapps ha annullato una visita programmata nella città in seguito a questo attacco, probabilmente perché ha compreso che è meglio restare a casa piuttosto che rischiare di diventare carne da cannone. Insomma il tempo degli scherzi è finito, così come è finita l’Europa e assieme ad essa la Nato che con la sconfitta in Ucraina è destinata a dissolversi nella rabbia per gli errori commessi, nell’impotenza dovuta alla troppa arroganza e nella vergogna per la sua stessa sanguinosa esistenza.
25 anni di guerra
il Simplicissimus, 12.3.2024
Se quello che stiamo vivendo in queste settimane e mesi sembra la strada lastricata verso l’inferno della guerra globale in realtà le logiche che ci hanno portato a questo punto risalgono almeno a 25 anni fa, a quel marzo del 1999 in cui la Nato guidata dagli Stati Uniti lanciò una campagna di bombardamenti di 10 settimane sulla Serbia al culmine di un’opera di balcanizazione e divisione etnica della Jugoslavia che fu un capolavoro di cinismo e di ipocrisia di cui si hanno pochi esempi della storia. L’ obiettivo inconfessato, ma chiarissimo di Washington era un decisivo balzo in avanti verso l’ accerchiamento della Russia e la sua dissoluzione in diversi potentati facilmente controllabili di cui l’immagine in apertura del post presenta l’ultima versione. L’Europa che si vantava di aver eliminato le guerre e in vista di questo cominciava a chiedere sacrifici sociali come antipasto di un vasto piano di disuguaglianza programmata, lo permise e anzi si allineò di buon grado a quel balzo verso est voluto da Washington, decretando la sua stessa fine come soggetto geopolitico autonomo, buttando alle ortiche una ancora esistente tradizione di progressismo sociale e vivendo fin da allora di infantili ideuzze di importazione, nelle quali ancora si dibatte ignara del ridicolo che possono suscitare.
Capisco che possa sembrare strano far risalire la guerra così lontano nel tempo e che possa produrre lo stesso stupore che da bambini poteva suscitare la lunghezza delle guerre puniche o quella dei Cent’anni o anche dei Trenta visto che a quell’età sembravano durate incommensurabili. Ma non c’è dubbio che l’assalto armato alla Russia sia cominciato in quel marzo 1999 con una serie di azioni e guerre successive, praticamente tutte in violazione del diritto internazionale. La campagna Nato di bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile della Serbia – solo otto anni dopo la fine della Guerra Fredda – invocava un pretesto umanitario ma non aveva un mandato legale da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Era illegale e non a caso trovava l’entusiastica approvazione di Joe Biden, allora senatore.
Alex Krainer, autore di Grand Deception, il Grande Inganno, uscito nel 2018 e naturalmente mai tradotto in italiano visto che presenta una completa documentazione delle mosse dei servizi occidentali, sia nella vicenda Serba che in quella Ucraina in preparazione, dimostra che l’aggressione militare della Nato in Jugoslavia fu una mossa strategica delle potenze occidentali guidate dagli Stati Uniti per perseguire ambizioni egemoniche di dominio sulla Russia e su qualsiasi altro rivale geopolitico. L’aggressione di 25 anni fa minò fatalmente il diritto internazionale e costituì un precedente per le infinite guerre degli Stati Uniti e dei loro serventi europei in tutto il mondo, incluso Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. E questo ovviamente giustifica l’enorme colpo subito dall’ego occidentale che improvvisamente si trova di fronte a una sconfitta dopo un quarto di secolo di avvicinamento verso l’obiettivo che pareva ormai a portata di mano, debole, facilmente conquistabile e alla consapevolezza di non poter più dettare legge al pianeta. Un colpo che per l’Europa è ancora più grave perché ha venduto la propria anima a questo progetto che oltretutto si è rivelato una trappola per la propria economia e per la propria cultura.
E’ davvero un continente in cerca di epitaffio.
Da: La “soluzione finale” incombe su di noi
il Simplicissimus, 4.3.2024
“Sembra incredibile come la massima parte della gente non abbia ancora capito di essere sull’orlo del baratro e se ne stia tranquillamente a discutere di Ferragnez o della farsa delle elezioni europee o di quelle sarde, non riuscendo a comprendere che tutto questo non è che il prodotto della lanterna magica del potere. Un potere che ha perso la guerra in Ucraina, ma non può mollare l’osso pena la dissoluzione del suo demenziale progetto globalista e quindi scommette su una cosa sola: che la Russia alla fine non scatenerà l’Armageddon se l’Europa si impegnerà direttamente nella guerra. Si tratta ovviamente di un’ illusione perché se la Russia ha meno abitanti dell’alleanza occidentale e quindi nonostante la superiorità militare ampiamente dimostrata sul campo alla lunga si troverebbe in difficoltà in una guerra convenzionale, è invece molto superiore in fatto di armamenti nucleari: ha più testate, più recenti e più potenti, ha missili ipersonici non intercettabili, armi spaziali, una panoplia di bombardieri e caccia di ultima generazione, armi sottomarine furtive e di gran lunga la migliore difesa antimissilistica e antiaerea del mondo.
[…]
Quindi quando quella patetica testolina da bambola plastificata della Meloni dice che bisogna mandare i soldati italiani a combattere la Russia riferisce solo le fesserie che i suoi neuroni hanno registrato dalla voce del padrone. I leader occidentali pensano che dire queste cose, accompagnate dalla ridicola sciocchezza che la Russia vorrebbe invadere l’Europa, faccia paura a Mosca, anche se in realtà sono loro a farsela sotto. Senza forse nemmeno immaginarlo preparano il terreno per l’olocausto finale. In apertura del post ho mostrato una cartina dell’Italia con tutte le basi americane e Nato, ammesso che ci sia una differenza: è facile vedere che una reazione russa alla quale non ci sarebbe modo di rispondere, manderebbe in fumo praticamente l’intero Paese”.
Speriamo che la prudenza e la razionalità della Russia salvino l’Europa da questi irresponsabili guerrafondai.
Ricevo e inoltro.
Anche questo significa cominciare a liberarsi dal dominio asfissiante e antidemocratico di agenzie di rating non elette da nessuno, che a nessuno rendono conto, che non prevedono né evitano nessuna catastrofe finanziaria, che contribuiscono a cancellare i diritti sociali collettivi e che sono le padrone dell’Occidente.
Sì, Putin è stato ingenuo. L’Occidente della NATO e degli USA è senza verità, è senza onore. E adesso si ricordi del consiglio di Descartes: “Chi mi ha ingannato una volta, potrà ingannarmi ancora”.
“L’Occidente appare completamente spiazzato dall’approccio stoico e educato della Russia a questa guerra”.
Esatto. Questo è il punto chiave, che va oltre l’apparato militare e al di là della evidente dissennatezza politica dell’Occidente a guida USA. La questione, come sempre quando si arriva al nucleo delle situazioni, è culturale.
La frase è tratta da Crepuscolo ucraino: si avvicinano i giorni pericolosi
il Simplicissimus, 5.10.2023
“Quindi, sì, Putin è andato in guerra per impedire che la NATO si avvicinasse di più al confine della Russia. L’Ucraina è distrutta dall’arroganza degli Stati Uniti, dimostrando ancora una volta il detto di Henry Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti è pericoloso, mentre essere loro amici è fatale“.
Jeffrey Sachs
[Jeffrey Sachs – Stoltenberg ammette che l’espansione della NATO è stata la chiave per il conflitto in Ucraina]
Menzogne su menzogne e ancora menzogne.
Questo è la “grande” informazione italiana.
“La Russia ha spodestato la Germania ed è diventata la quinta economia mondiale, stando ai dati della Banca mondiale sul prodotto interno lordo corretto al potere di acquisto”.
Pil: la Russia supera la Germania
il Simplicissimus, 30.8.2023
La Finlandia, come il resto dell’Europa, comincia a rendersi conto del disastro economico e politico verso cui USA e UE la stanno conducendo. Speriamo si svegli anche l’Italia.
La Finlandia cala le braghe
il Simplicissimus, 4.9.2023
Giornalisti italiani guerrafondai.