Blog Sul disordine costituito

Sul disordine costituito

Che cosa vuole il potere? Quali sono gli strumenti e insieme gli obiettivi di chi comanda? L’elenco potrebbe essere lungo ma esso dovrebbe in ogni caso comprendere la rassegnazione, il silenzio, l’adesione al pensiero dominante. Sono esattamente questi gli elementi del potere contemporaneo. Il quale però, a differenza di altre epoche, è assai più sottile e anzi tende a presentarsi come il garante e lo spazio delle libertà, dei ‘diritti’.  E quindi bisogna affinare gli strumenti culturali e teoretici –metapolitici– mediante i quali resistere all’omologazione, poiché «rassegnarsi è un delitto commesso contro la nostra stessa coscienza di uomini liberi di assegnarsi un destino» (M. Tarchi, Diorama letterario, n. 330, p. 3).

Il postulato è che non bisogna avere «il benché minimo rispetto per l’ordine costituito, che il più delle volte è solo un disordine costituito» (A. de Benoist, 3). Disordine che si mostra in una varietà di espressioni e forme:

– la globalizzazione economica e i conseguenti esodi di intere popolazioni, il cui risultato consiste nel fatto che «i ‘disperati’ accettati in nome del dovere di accoglienza, della solidarietà e della incapacità politica di attuarne il rimpatrio finiranno con il vivere in larga misura di sussidi statali pagati con le imposte dei cittadini già residenti e, in larga misura, alimenteranno una vera e propria armata di riserva del Capitale addetta al lavoro e al contenimento dei salari» (Tarchi, 2);

– la pervasività dei Social Network e dei loro scopi di controllo e di profitto, profitto esteso anche allo sfruttamento delle relazioni sociali, le quali «sono state trasferite su piattaforme elettroniche che ne annientano le qualità nello stesso momento in cui le rendono quantificabili e monetizzabili» (M. Virgilio, 35);

– l’emergere di personaggi inaffidabili e francamente stolti, ai quali vengono affidati interi Stati e arsenali, come Donald Trump -«un miliardario paranoico incrociato con un potenziale dottor Stranamore», che «di fatto, non conosce assolutamente niente delle questioni internazionali e non ha la benché minima idea di cosa sia la politica»- e la sua rivale, «l’istericissima strega neo-conservatrice Hillary Clinton. […] È certo che, a confronto con lo spaventapasseri spennato e con la bambola Barbie che ha superato la data di scadenza, Bernie Sanders perlomeno fa la figura di un umano» (de Benoist, 4-5);

– la progressiva eliminazione o ridimensionamento della libera corporeità, delle sue strutture e ritmi naturali  e innati, a favore di una culturalizzazione ed economicizzazione totale dei corpi. Un esempio è quello presentato da Jonathan Crary nel suo 24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno (Einaudi, 2015). Il dormire è infatti ritenuto un’attività assolutamente ‘improduttiva’ e come tale da ridurre quanto più possibile. «Un fatto, questo, del quale il capitale è stato cosciente sin da quando ha deciso di operare come se il tempo non esistesse, e che lo ha costretto ad impegnarsi a fondo nella costruzione di un soggetto umano in grado di adeguarsi completamente ad ‘un sistema in cui le operazioni produttive non si fermano mai’, ad ‘un lavoro che, per diventare più redditizio, funziona appunto 24/7. […] Altre necessità primarie della vita umana come la fame, la sete, il sesso, sono state mercificate, il sonno, no. Grazie alla sua natura, esso resta libero dal giogo del profitto. Dal sonno il capitale non può estrarre nulla che si possa considerare di valore. Per questo gli ha dichiarato guerra, erodendo a poco a poco il tempo che gli può essere dedicato» (M. Virgilio, 35-36).

– l’estensione del pensiero unico sin nei gangli della coscienza individuale e dei corpi collettivi. È questo lo strumento più potente e più pericoloso, in quanto «per la specie umana, i nudi fatti sono in sé sprovvisti di senso. L’uomo è un animale ermeneutico, che cioè ha bisogno di interpretare i fatti in funzione di una griglia che possa conferir loro un senso» (de Benoist, 5), l’uomo è un dispositivo semantico.

La cultura, le letteratura, l’arte, la filosofia costituiscono gli antidoti più forti a questa regressione dei Corpi sociali verso la servitù volontaria. Alcuni miti mantengono la loro carica sovversiva ed emancipatrice a distanza di secoli e millenni. Uno di questi è Don Giovanni, letto da Roberto Escobar in una interessante chiave temporale. L’attitudine di Don Juan lascia infatti «intravedere una concezione del tempo vissuto nella umana libertà effimera dell’esserci, in cui si colgono addirittura echi heideggeriani ante litteram. Così è il Convitato di Pietra a dover lamentare ‘più tempo non ho’, riconoscendo indirettamente che non ne ha mai avuto, avendo barattato questo e la sua libertà con quella che a Don Giovanni appare come l’ingannevole promessa dell’eternità» (G. Del Ninno, 37). Don Giovanni non è soltanto un seduttore, un libertino, un amorale. È una figura della resistenza al Grande Altro. Invece che darne una lettura banalizzante, bisogna «piuttosto, cedere all’invidia e all’ammirazione» (Id., 38).

Opporre dunque al mito dell’autorità il mito altrettanto potente della libertà. E allora si può condividere la fiducia, nonostante tutto, di de Benoist sui limiti del potere contemporaneo: «La classe dominante vive al di fuori del terreno, in un universo fittizio di cui ha fatto un prolungamento di se stessa. Nega la realtà per non ‘fare il gioco’ di coloro che vogliono tenere gli occhi aperti. Tutto questo è in pura perdita. La banchisa ha iniziato a fondere e le dighe ad incrinarsi. Nessuno ci crede più» (10).

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Resoconto dall’ultimo posto di blocco: la polizia ci ferma. Abbiamo la musica a palla e io sto seguendo il ritmo muovendomi (sono seduto dietro). A mio parere l’ovvia, semplicistica, conseguenza di questa visione è stata: ‘saranno drogati, avranno sostanze’. ‘Una visione del mondo che rifiuta la tirannia della gioia’. Tre 26enni che mostrano gioia fregandosene della presenza di chi esercita il potere. Un’eresia. Io sono l’unico al quale viene chiesto di svuotare le tasche. Poi passano al controllo del cofano del veicolo. Trovando, ovviamente, il nulla. Ma ciò che mi importa sottolineare con questo racconto è la modalità schizoide dell’esercizio del potere che consiste nel controllo al minimo dettaglio del movimento dell’ispezionato con ricerca forsennata di qualcosa che lo possa incastrare. La certezza che già condanna prima di capire. I poliziotti sanno già cosa cercare. Sono illuminati dalla Verità. È vero, mi sarei potuto rifiutare di eseguire quel controllo. Ma in quel momento non ho avuto la lucidità necessaria. Voglio però aggiungere altri elementi all’analisi di questo evento:
– le forze dell’ordine non rappresentano il Potere ma lo esercitano. Ed è proprio nel modo in cui si esercita questa funzione istituzionale che si delinea la differenza tra controllo e ispezione.
– La fonte del potere, lo Stato, si serve di Poteri come l’esercito ecc. per mantenere il monopolio dell’uso della forza.
– Sociologicamente lo Stato non è un’entità da sempre presente ma sviluppatasi in determinati momenti storici (con l’uso della violenza).

La società del controllo poliziesco ha un’origine molto più profonda. Come scrive Lei: ‘il potere è […] nato dall’alveo del sacro’ (Animalia, p. 111)

sono d’accordo, in buona parte su tutto; non è vero però che il sonno non è mercificato, basta pensare al dilagare di negozi specializzati in materassi dalle schiume prodigiose e al fiorentissimo mercato di sostanze per dormire, dalle poco aggressive camomille alle pillole di sintesi che tanta gente ingurgita per dormire

Tutte le crisi attuali ci mostrano che le delimitazionu politiche, giuridiche, economiche e culturali relative all’esterno e all’intermo, al qui e all’altrove, non sono più sostenibili. (…) L’incontro di diversi sistemi di storicità in un medesimo luogo ha dato inizio all’età dell’eterocronìa e dell’ eteropìa generalizzata. Strana simultaneità discronica delle persone, dei loro corpi e delle loro credenze, che si respingono e si insediano in un medesimo territorio.(…) In sintesi, questa sfida alla padronanza politica dei limiti è il nostro quotidiano. Da questa situazione sorgono parecchie minacce. La più potente è la convergenza tra diverse forme di nihilismo: il tecnicismo, la religiosità arcaica, e il feticismo finanziario spalancano ovunque la strada alla disintegrazione delle articolazioni simboliche e linguistiche. La rivendicazione vendicatrice delle identità con tutte le loro potenzialità genocidarie non è, in tal senso, una delle meno importanti, nella misura in cui segna la dissoluzione del politico nello spirito di corpo.

Fethi Benslama-Dichiarazione di non sottomissione Poiesis 2014 pg. 35

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