E’ esattamente come lei dice. Le VG eseguite da Gould sono per me la sostanza musicale delle cose. Bach non era un umano, era lui stesso musica embodied, Bach è la musica. Sempre e in modo stupefacente.
Se era un umano, è stato uno di quegli uomini che da soli giustificano e riscattano la specie.
Non mi interessano il suo luteranesimo, il carattere che dicono essere a volte duro, i tanti (troppi) figli che ha messo al mondo. Tutto ciò è proprio la miseria del soggetto, sullo sfondo della quale risplende la musica.
Ricordo ancora una volta le parole di Proust, per il quale la musica è «l’unico esempio di quel che sarebbe potuta essere -senza l’invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l’analisi delle idee- la comunicazione delle anime» (La prigioniera, Einaudi, p. 264).
In Bach tale comunicazione è immediata, chiarissima, disvelatrice, gloriosa.
E Glenn Gould riesce a tradurla nel linguaggio contemporaneo, in disincantata potenza.
Ascoltare Glenn Gould che suona queste variazioni è penetrare il segreto stesso della musica (e quindi dell’esistenza); è musicale, proprio per questo non può essere espresso a parole. Al limite lo si può fare, come fa Gould, canticchiando.
Cronaca di Anna Magdalena Bach (Chronik der Anna Magdalena Bach) di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet Germania-Italia, 1967 Con: Gustav Leonhardt (Johann Sebastian Bach),
Johann Sebastian Bach Weihnachtsoratorium (Oratorio di Natale) BWV 248 Erster Teil – «Jauchzet, frohlocket, auf, preiset die Tage» Qualcosa di stupefacente, come se l’umanità
E’ esattamente come lei dice. Le VG eseguite da Gould sono per me la sostanza musicale delle cose. Bach non era un umano, era lui stesso musica embodied, Bach è la musica. Sempre e in modo stupefacente.
Se era un umano, è stato uno di quegli uomini che da soli giustificano e riscattano la specie.
Non mi interessano il suo luteranesimo, il carattere che dicono essere a volte duro, i tanti (troppi) figli che ha messo al mondo. Tutto ciò è proprio la miseria del soggetto, sullo sfondo della quale risplende la musica.
Ricordo ancora una volta le parole di Proust, per il quale la musica è «l’unico esempio di quel che sarebbe potuta essere -senza l’invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l’analisi delle idee- la comunicazione delle anime» (La prigioniera, Einaudi, p. 264).
In Bach tale comunicazione è immediata, chiarissima, disvelatrice, gloriosa.
E Glenn Gould riesce a tradurla nel linguaggio contemporaneo, in disincantata potenza.
Ascoltare Glenn Gould che suona queste variazioni è penetrare il segreto stesso della musica (e quindi dell’esistenza); è musicale, proprio per questo non può essere espresso a parole. Al limite lo si può fare, come fa Gould, canticchiando.