Da Milano a Zürich e poi a Frankfurt e infine a Leipzig, passando anche per Halle, si arriva alle pianure della Turingia e della Sassonia, che mostrano la propria dolcezza paesaggistica e insieme un numero davvero alto di fabbriche ancora funzionanti e altre però ormai dismesse.
Lipsia fu distrutta dai barbari nel 1941-1945 e poi ricostruita dalla Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Il poco che rimase intatto si accompagna a edifici riedificati come erano prima del disastro e a palazzi, grattacieli, strutture, strade del tutto nuove.
Due chiese ne segnano la bellezza: Thomaskirche e Nikolaikirche.
Thomaskirche è una fortezza alla quale si accede da varie porte. L’interno è semplice e spoglio come tutte le chiese luterane. Al centro dell’abside/coro sta la tomba di Johann Sebastian Bach, tomba che è una sobria e bella apparenza, dato che Bach non è mai morto, è vivo più di tanti che respirano, è la musica stessa che non muore. Anche all’esterno di una delle porte domina una statua a lui dedicata (immagine di apertura) e davanti a essa il Museo che porta il suo nome, nome che risuona ovunque nella città.
Nikolaikirche è all’esterno romanico-gotica, all’interno interamente neoclassica. Esterno e interno così diversi disegnano in ogni caso un’armonia che sorride. Su un lato della chiesa si affaccia l’Alte Nikolaischule, dove studiarono anche Leibniz e Wagner, che qui nacque nel 1813 in una casa che non esiste più ma che è ricordata da una lapide che si trova lungo il Brühl, strada commerciale dove all’angolo con Katharinenstrasse svetta la Romanushaus, uno splendido edificio barocco costruito dal potente borgomastro della città Franz Conrad Romanus. Poco distante una grande piazza è dedicata a Wagner; su un suo lato si trova un’altra imponente chiesa riformata, costruita dagli ugonotti in fuga dalla Francia.
Poco distante dalla grande Hauptbanhof si trovano il celebre Gewandhaus e l’Opernhaus – famosi templi della musica – e, sulla stessa piazza, l’Università il cui ingresso è una brutta imitazione del gotico in chiave contemporanea, che gli abitanti della città hanno definito in modo divertente ed esatto Weisheitszahn, dente del giudizio. Il corpo centrale dell’Ateneo è costituito da un grattacielo di 34 piani. Dal ventinovesimo si può scorgere – da una terrazza panoramica – l’intera città di Leipzig, i suoi quartieri storici e quelli che si estendono lungo tutto il territorio urbano.
Il cuore di Lipsia è costituito dalla piazza del Mercato con l’Altes Rathaus, un bell’edificio gotico, e dal Naschmarkt, una piccola piazza dove si trova il manierista Alte Handelsbörse (Antico Palazzo della borsa), che ha di fronte una statua di Goethe.
Il Mädlerpassage ricorda i Passagen parigini. In uno di essi si trova uno dei luoghi più straordinari della città, il N’Ostalgie Museum Leipzig, che presenta in modo affascinante la Alltagskultur der DDR, la vita quotidiana nella DDR. Migliaia di oggetti di tutti i generi e contesti fanno vivere e rivivere un ideale, una prassi, una forma di vita che il liberismo globalista ha cancellato senza offrire un senso migliore all’esistere dell’Europa dell’Est, Germania compresa.
Nel mio ‘pellegrinaggio’ dedicato a Bach, dopo aver visitato il luogo in cui il compositore morì nel 1750 ho percorso le strade della città dove nacque nel 1685. Eisenach è una piccola città che però sembra ed è una vera e propria sintesi della Germania. Il Lutherdenkmal (monumento a Lutero) guarda la Nikolaikirche, antica basilica romanica a ridosso della quale si trova l’unica torre della città rimasta ancora in piedi. Più avanti si arriva a Lutherplatz, con la casa/museo dove il religioso tedesco abitò come studente dal 1498 al 1501. A Eisenach Lutero e Bach frequentarono la stessa scuola.
Sin dalla fine dell’Ottocento Eisenach fu sede di industrie automobilistiche. Durante la DDR qui si produsse la Wartburg, un modello meglio equipaggiato della più popolare Trabant. L’Automobilbaumuseum è un luogo coinvolgente anche per i non appassionati. Permette infatti di vedere e toccare alcune delle prime automobili, assai simili a carrozze, e le splendide auto degli anni Cinquanta e Sessanta.
Il luogo veramente prezioso di Eisenach è la Bachhaus, la casa dove Bach nacque, con le sue stanze in parte autentiche e in parte ricostruite, con una piccola sala dove un musicista spiega la struttura di alcuni strumenti (clavicordo, clavicembalo, organo) facendone sentire il suono e con un Museo allestito in modo splendido, i cui documenti, i video, le postazioni dalle quali ascoltare molti brani di Bach, permettono di entrare in una vera e propria vibrazione con la musica più grande che l’umanità abbia generato.
L’Europa è questo, l’Europa è il luogo della guerra ma è anche lo spazio della bellezza e del pensiero, di città che non siano dei patologici formicai, di strade silenziose e sicure.
Nella loro diversa misura – Leipzig è la più grande città della Sassonia, Eisenach è una piccola città della Turingia – ho avuto la netta impressione che i luoghi della ex Germania dell’Est siano ancora questa Europa. Il mio auspicio è che lo rimangano a lungo.











Un viaggio in Germania sulle strade e le città di Lutero e Bach.
Un viaggio nel cuore di quella Germania che ancora oggi sentiamo grande e decisiva e a cui non abbiamo mai cessato di guardare con ammirazione. Da quel cuore profondo proviene il forte spirito tedesco che a lungo ha percorso le strade dell’intera Europa moderna. Viaggio nelle città colpite con selvaggio furore nel corso della seconda guerra mondiale. Viaggio nella Germania rimasta, tuttavia, immortale come la musica di Bach, come gli scritti di Lutero, come il suo coraggioso levarsi contro la corrotta autorità papale e l’ambizione imperiale di Carlo V. Viaggio nella Germania industriosa, travagliata anche nel secondo dopoguerra dallo sfregio del Muro ma poi tornata finalmente libera come dev’esserlo. Viaggio nella Germania alla ricerca di luoghi, palazzi, stanze, chiese, conventi. Viaggio dedicato a riascoltare quelle voci eterne, quelle musiche eterne, quelle parole eterne dello spirito tedesco – pienamente europeo- che non è stato cancellato dalla catastrofe del Novecento. Viaggio nel cuore del continente a cui apparteniamo che ci ricorda -in ogni edificio, palazzo, chiesa, convento, fabbrica, strada e in tutto ciò su cui posiamo il nostro insaziabile sguardo- la presenza di un passato che non siamo ancora riusciti a fare rivivere pienamente e attivamente nei nostri cuori e nei centri vitali della nostra comunità europea.