«Per ogni agire ci vuole oblio: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non soltanto luce, ma anche oscurità» (Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, § 1). Certo. Non soltanto l’oblio del passato ma anche quello del futuro. Se conoscessimo gli eventi che accadranno, saremmo preda di ulteriori angosce. Per questo Prometeo ci ha nascosto ciò che nel futuro è più certo, la conoscenza del giorno in cui moriremo. Per continuare a vivere, per continuare ad agire avendo dimenticato il futuro. Per una promessa, sia pur parca, di felicità.

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Diego@ buon Diego, personalmente cerco di dimenticare il passato, in tal modo riesco a vedere-immaginare-pensare
il futuro, perché a volte questo pensare al passato mi annebbia quel poco di luce che intravedo nel mio futuro.
Filippo

caro scuderi, la citazione è pregnante, ma qui mi pare ci si interroghi sul futuro, non sul passato; è vero comunque che sono i luoghi di soglia i punti nevralgici di ogni pensiero non banale

“chi non sa fissarsi sulla soglia dell’attimo dimenticando tutto il passato…non saprà mai che cosa sia la felicità”. Nietzsche

Certo: dimentichi del futuro – troppa angoscia ne avremmo – un poco ciechi, per meglio vedere il presente…

Frequentare il sito aiuta a pensare.

Poiché da molto non partecipo, colgo l’occasione per dire

Auguri a tutti, di Buon Anno (speriamo).

bello e attuale, collegabile anche a quel bell’articolo di g. longo, a proposito del genoma, su vita pensata

in effetti il futuro a modo suo incombe sempre un pò minaccioso, ma nello stesso tempo anche foriero di speranza, è come una carta coperta, in certi giochi, finchè non la giri hai vinto e hai perso, nello stesso tempo

a volte però il futuro sembra trapelare, ma lo comprendi dopo

ricordo quando lessi l’ infanzia berlinese di benjamin, dove in tanti passaggi, in quella berlino cupa e onirica, sembrava quasi che le pagine, in certi punti, profetizzassero la grande tragedia che si sarebbe consumata

certo, leggere il futuro quando è diventato passato è facile, però è pur vero che forse nel presente ci sono dei piccoli segni, delle sottili premonizioni, che però capiremo solo dopo, come se il futuro fosse oscuro ma non del tutto, fra le pieghe del presente, come una trappola nell’erba pronta a scattare

il bello di invecchiare è che si mette nello zaino un bel bagaglio di passato, che è il nostro spessore, il nostro noi, un qualcosa che è sempre meno intaccabile dal futuro

51 sono pochi, naturalmente, e poi un filosofo saggio e vegetariano, campa almeno 100 anni!

Intensissima questa brachilogia. E soprattutto saggia… come te, d’altronde. So bene che tu non esisti :-), ma permettimi almeno di dire a gran voce che cinquantun anni fa il cielo è divenuto più luminoso.
Un abbraccio,
Giusy

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