Salvare i saperi
in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee
16 gennaio 2026
pagine 1-7
L’odio nei confronti della conoscenza è una caratteristica antica delle comunità umane. Se è vero infatti che Homo sapiens è un animale che usa la facoltà dell’intelletto per orientarsi nel mondo, è anche vero che non è soltanto questo. In lui abitano impulsi alla sopraffazione e all’inganno che trovano in ogni sforzo di conoscenza oggettiva della realtà un formidabile ostacolo.
Questo accade da sempre, certo, ma nel XXI secolo tali tendenze anticognitive hanno assunto una caratteristica inusitata. Esse sono giustificate, volute, messe in atto e persino imposte dalle stesse istituzioni e dai gruppi che invece dovrebbero essere i portatori di pratiche conoscitive, scientifiche, formative dell’umano.
Le radici profonde delle pedagogie di Rousseau, di Pestalozzi, in parte di Dewey e certamente del suo allievo William Heard Kilkpatrick – un pedagogista che di fatto ha creato la scuola statunitense – stanno dando ora i loro frutti amari in tutto l’occidente.
Scuola e università sono davvero degli spazi ‘sacri’, la cui distruzione – così tenacemente perseguita – va molto oltre l’economia e la politica e tocca la natura stessa dell’umano e del suo essere nel mondo.






Sui temi affrontati in questo articolo e nel libro del quale discute, segnalo una recente e attenta riflessione di Nunziatina Sanflippo, pubblicata sul numero XI, 27, 2025 della rivista Logoi.
Il saggio si intitola Il destino dell’insegnamento della filosofia nella Knowledge society e lo si può leggere/scaricare dal sito della rivista:
https://logoi.ph/edizioni/numero-xi-27-25/formazione-insegnanti-e-futuri-insegnanti-training-for-teachers-and-future-teachers/il-destino-dellinsegnamento-della-filosofia-nella-knowledge-society.html
Ho letto con grande piacere e con sincera condivisione il tuo articolo di presentazione del nuovo volume curato da Elsabetta Frezza e di cui riporti un lungo brano dal quale si evince in modo inequivocabile lo scandalo che anima la ardente prosa della curatrice, il suo bruciante disinganno, il suo irrefrenabile sdegno, la sua implacabile volontà di battersi per una scuola di cui mi auguro di poter vedere, un domani non lontano, le macerie accumulate nell’angolo più lontano del mio spazio visivo. Perché non possiamo più attendere alcuna risorsa dalla scuola della ipocrisia, dalla scuola che genera soltanto una immeritata umiliazine di donne, di uomini, di giovani che di questa “torre della follia” hanno varcato, purtroppo, la soglia di ingresso. È da loro, è con loro che possiamo opporci al destino di totale ignoranza a cui siamo destinati dalla non-scuola del nostro paese.