Tecnica e transumanesimo nel capitalismo dello spettacolo
in Mechane. Rivista di filosofia e antropologia della tecnica
n. 9/2025 – Tecnica e cultura / Technology and Culture
pagine 69-84
Indice
1. Incipit, Omero
2. Debord, lo Spettacolo
3. Türcke, la Sensazione
4. Curcio, lo spettacolo del capitale
5. Sovraimplicazioni
6. Transumanesimo
7. Corpotempo e presenza
8. Natura, cultura, tecnica
9. Infine, il tempo
Abstract
The paper outlines, in the first part, the constant presence of technique and technologies from the Homeric Iliad to the society of the spectacle. It then shows the never neutral but always political dimension of this development up to the contemporary dominion of the digital, the virtual and the transhuman. Finally, it discusses the latter, starting from the phylogenetic and at the same time historical archaism of prostheses, of their consubstantial nature with respect to that of the body, of the fact that from the beginning human corporeality is an inseparable whole of nature, culture and technique. The dreams of the transhumanist visionaries must therefore be understood, explained and deconstructed starting from a materialistic and temporal metaphysics.
Il saggio delinea, nella prima parte, la presenza costante della tecnica e delle tecnologie a partire dall’Iliade omerica sino alla società dello spettacolo. Mostra poi la dimensione mai neutrale ma sempre politica di tale sviluppo sino al dominio contemporaneo del digitale, del virtuale e del transumano. Infine discute di quest’ultimo, a partire dalla arcaicità filogenetica e insieme storica delle protesi, della loro natura consustanziale rispetto a quella del corpo, dell’essere fin dall’inizio la corporeità umana un insieme inseparabile di natura, cultura e tecnica. I sogni dei visionari transumanisti vanno dunque compresi, spiegati e decostruiti a partire da una metafisica materialistica e temporale.






Grazie, caro Michele, per un giudizio così positivo e così argomentato.
Come sai, si tratta di tematiche per me centrali poiché costituiscono «il nostro tempo appreso col pensiero».
Non posso tacere il forte impatto che la lettura del tuo testo su “Tecnica e Transumanesimo nel capitalismo dello spettacolo” ha prodotto in me. Ritengo questo tuo scritto uno dei saggi migliori. In esso svolgi una riflessione di notevole spessore concettuale che affonda il suo sguardo nella nostra attualità dominata dal “digitale” e di cui proponi una interpretazione rigorosa, ampia e convincente. Ma soprattutto decisiva. Direi persino radicale perché spinta intenzionalmente sino ai suoi esiti ultimi, definitivi, irrevocabili. Chi legge il tuo scritto coglie con immediatezza la tua capacità di lettura critica del presente, sviluppata e arricchita dal significativo richiamo ad un plesso di autori che va da Omero a Curcio, da Debord ad Agamben e Mazzarella. I confini della tua disamina del “capitalismo dello spettacolo” si ampliano progressivamente con lo scorrere dei nove capitoli e pervengono al riconoscimento conclusivo dell’inarrestabile decadenza del “Dasein a presenza massmediatica”.