Blog πρoσωπον

πρoσωπον

Persona
di Ingmar Bergman
Svezia, 1966
Con: Bibi Andersson (Alma), Liv Ullmann (Elisabeth Vogler), Gunnar Björnstrand (Vogler), Margaretha Krook (il medico), Jorgen Lindström (il ragazzo)

Mentre recitava Elettra Elisabeth si ferma e da allora più non parla. I controlli mostrano che è del tutto sana, sia negli organi sia nella psiche. Le viene assegnata la giovane infermiera Alma, con la quale trascorre dei giorni in una casa solitaria vicino al mare. Alma parla, racconta di sé, si affida all’ascolto di Elisabeth. La quale la osserva, si lascia andare all’abbraccio, diventa sempre più intima. Alma però scopre una distanza e allora subentra il conflitto. Dopo il quale l’identità tra le due donne si fa sempre più ibrida.
I ricordi di Alma sono dolorosi e solari. I ricordi di Elisabeth sono dolorosi e tragici. Al figlio non voluto, al marito abbandonato, all’identità smarrita si associano le visioni del mondo perduto: immagini dal ghetto di Varsavia, filmati di monaci buddhisti che si danno fuoco in Vietnam.
E poi il mare, la solitudine, la luce, i chiaroscuri, le ombre, la morte, lo scandire del tempo, la persona come persōna, phersu, πρóσωπον, come la maschera teatrale che Elisabeth incarnava nell’istante dal quale non ha più parlato. La finzione teatrale e cinematografica si scopre in vari momenti del film. Non però per indicare che l’arte è finzione ma che la vita è una complessa apparenza di eventi. È un apparire sacro e vero perché nulla si dà oltre la maschera dei fenomeni, come la grande filosofia del Novecento (Husserl, Heidegger) ha compreso e detto.
Un’opera, Persona, algida, appassionata, oggettiva, interiore, formalmente innovativa e assai bella. Come un raffinato e potente viaggio nella ψυχή che diventa un itinerario nell’είναι del quale ogni tonalità emotiva è parte apparente e vibrante.

Iscriviti
Notificami

2 Commenti
Più recenti
Vecchi Le più votate

Caro Alberto,
le coincidenze, potremmo dire! Proprio due giorni fa, in famiglia, abbiamo visto (per fortuna abbiamo attrezzato da tempo una dignitosa ‘sala cinema’ casalinga), un grandioso film di Ingmar Bergman, ‘L’ora del lupo’, forse non fra i più conosciuti. La crisi dell’artista (l’eccezionale Max Von Sindow, alter ego del regista) che viene fagocitato dalla cattiveria degli ‘altri’. La compagna, una sbalorditiva Liv Ullman, che non sa rendere ragione del mal di vivere sofferto dall’amato. È lei ad aprire e a chiudere il film. L’atmosfera di questo è onirica, espressionista, piena di orrori della mente. Bergman sa esprimere come nessun altro, credo, in campo cinematografico, la tensione della comunicazione fra gli umani: si trovano sempre in bilico e quasi sempre sono destinati al naufragio. In ‘Persona’, come in ‘Sinfonia d’autunno’, ‘Il Silenzio’ e, come ho potuto riconfermare, ne ‘L’Ora del lupo’, ogni personaggio tenta di comunicare con l’altro e con gli altri. Non trova tuttavia un canale attraverso il quale si possa instaurare qualcosa di ‘positivo’. Come dici tu Bergman è algido ma anche così pieno di partecipazione alla dimensione tragica dell’esistenza. L’oggettività sta proprio nell’incomunicabilità. Non a caso spesso i commenti musicali nei suoi film rimandano a Bach che è appunto quel musicista che, pur rimanendo metafisico e quindi lontano dalle passioni, e -forse fin troppo- partecipe alla dimensione della tragicità. E come Bach il nostro si sentiva solo un artigiano (lo dice in una intervista) …
Siamo vere apparenze, ‘marionette’, maschere dei fenomeni, che tu ricolleghi a Husserl e ad Heidegger. Ma anche Jaspers, nel suo piccolo , ha detto qualcosa sul tragico…
Forse solo con il ‘Flauto magico’ e con ‘Fanny e Alexander’ il regista si riconcilia con il mondo. Ma non mi divago…

Cinema e musica, ecco le buone compagne nel periodo della costrizione forzata in corso del primo ventennio di questo secolo… Tina e Fiammetta hanno apprezzato il film e ti mandano un caro saluto!

P.S. Abbiamo visto il mese scorso ‘Lou von Salomè’ e confermo tutto quanto tu hai precedentemente riferito. Nietzsche è ‘irrappresentabile’.

Share this post

Articoli correlati

Eleonora Duse
Duse di Pietro Marcello Italia-Francia, 2025 Con: Valeria Bruni Tedeschi (Eleonora Duse), Fanni Wrochna (Desirèe), Fausto Russo Alesi (Gabriele D’Annunzio), Edoardo Sorgente (Giacomo Rossetti
Leggi di più
Eros cattolico
Teatro Litta – Milano La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca con: Nicole Guarischi (Magdalena), Danilo Lorenzetti (Amelia, Maria Josefa), Arianna Piazza
Leggi di più
Amore?
Manuel Cruz L’amore filosofo (Amo, luego existo. Los filósofos y el amor, 2010) Trad. di Federica Niola Einaudi, Torino 2012 Pagine VII-244 Una copertina
Leggi di più