Friedrich Dürrenmatt
La visita della vecchia signora
(Der Besuch der alten Dame, 1956, prima rappresentazione a Zurigo 29.1.1956)
In «Teatro», a cura di Eugenio Bernardi
Introduzione di Heinz Ludwig Arnold / Traduzione di Aloisio Rendi
Einaudi-Gallimard, Torino 2002
Pagine 421 / 509
Disvelatrice, davvero disvelatrice, è questa «commedia cattiva», come il suo autore l’ha definita (a p. 1215 del volume). La vecchia signora è solo una vecchia signora, andata via dal suo paese quando era una miserabile ragazzina incinta, abbandonata e destinata a fare la puttana nei bordelli di Amburgo e tornata dopo molti molti anni e dopo essere diventata una donna spaventosamente ricca.
Ad attenderla sono i suoi concittadini, gli abitanti di Güllen, un luogo che una volta era agiato e però da vari anni è ridotto in miseria. Tutti sperano che la signora Claire Zachanassian, nata Wäscher, dispensi la propria beneficenza anche alla sua vecchia città, come ha fatto con tante altre. E Claire è pronta a farlo, anzi è arrivata a Güllen proprio a questo scopo. È arrivata con il suo settimo marito, con il maggiordomo che una volta era un giudice di Güllen, con due enormi guardie del corpo americane, che prima di incontrarla erano destinate alla esecuzione capitale, con due eunuchi ciechi, che sono proprio i due che avevano testimoniato contro di lei in occasione del processo per il riconoscimento di una paternità. Ed è arrivata portando con sé una bara.
La vecchia signora è solo una vecchia signora che era stata sedotta e abbandonata ma è anche «una strega» (427), è «una Parca, una dea greca del destino» (438), è «l’inferno» (441), è l’«indistruttibile» (442) che non ha «dimenticato niente» (449) e «chiede una giustizia assoluta» (476), offrendo «prosperità in cambio di un cadavere» (477). Il cadavere del suo antico amante, Alfredo Ill, rimasto a Güllen e diventato bottegaio dopo aver sposato una ragazza agiata e aver vinto la causa contro Claire per il disconoscimento della paternità.
Claire Zachanassian chiede agli abitanti della sua città di offrirle giustizia, di uccidere Alfredo Ill e in cambio riceveranno un miliardo. Una proposta enorme, che mette alla prova ciò che Claire definisce con sarcasmo «la vostra gioia disinteressata per la mia visita», una gioia che la «commuove» (446).
Il sindaco, il parroco, il medico, il preside, il poliziotto e gli altri abitanti di Güllen rifiutano indignati questa finta proposta, questo reale ricatto, rispondendo che «dopo tutto abbiamo dei principî morali: siamo figli della civiltà occidentale» (474).
Civiltà i cui «valori» vengono ricordati di nuovo in un momento successivo della vicenda, quando il preside della scuola – insieme al sindaco, al parroco, al medico, al poliziotto e agli altri abitanti di Güllen – formula una vibrante apologia della giustizia e della conseguente impossibilità di tollerare che un’ingiustizia, anche se avvenuta tanto tempo fa, venga lasciata dai cittadini impunita.
Il denaro ha fatto dunque il suo corso, ha corrotto totalmente delle anime che erano già corrotte, ha mostrato perché mai «dove abitano gli uomini, gli animali si fanno più rari» (468).
La vecchia signora è solo una vecchia signora ma la vicenda e il testo che la narrano costituiscono una tragedia greca nel pieno della contemporaneità, costituiscono una commedia del capitalismo, nella quale le pagine conclusive citano (parafrasandolo) Sofocle – «Molte sono le cose terribili […] Ma niente è più terribile della miseria» (506) – con gli abitanti diventati coro e con Claire Zachanassian che avanza condotta dai suoi servi sulla portantina, «immobile come un antico idolo di pietra» (508).
La superficiale speranza degli abitanti di Güllen, che alla fine la vecchia signora avrebbe regalato loro un tesoro rinunciando alla propria vendetta, si è rivelata, come ogni loro altro atteggiamento, «un’illusione» (476). Perché «di fronte a questa maledetta vecchia signora» (485) ogni illusione umanistica e umanitaria si dissolve e a rimanere è soltanto un omicidio, un banale, arcaico, assurdo e insieme inevitabile omicidio collettivo.
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Si conclude con questo testo la presentazione di tutte le opere di Friedrich Dürrenmatt.
Indico qui le pagine dove trovare l’analisi dei suoi romanzi, racconti e drammi.
Il mito come storia. Cinque drammi di Friedrich Dürrenmatt
(Il testo si trova anche nel volume Logos. Scritti di estetica e letteratura, come capitolo 21 della III parte, pp. 263-274)
L’incarico ovvero Sull’osservare di chi osserva gli osservatori. Novella in ventiquattro frasi





