Quei labirinti temporali che redimono il dolore
il manifesto
20 gennaio 2018
pagina 11

Percorriamo di continuo il magnifico labirinto del tempo, fatto con i mattoni dei nostri ricordi, i quali però non sono mai rappresentazioni statiche, ferme e sempre uguali a se stesse. No, i ricordi sono continuamente cangianti, riletti e riscritti alla luce delle urgenze presenti e delle aspirazioni future. Questo vuol dire Husserl quando sostiene -come prima di lui aveva fatto Agostino- che il presente della mente si distende e si estende in ogni altra dimensione del tempo, sino a creare quei ricordi di fantasia che sono generati «dalla capacità della coscienza intenzionale di ricollocarsi in ogni punto del flusso e di produrlo ‘ancora una volta’» (Pio Colonnello, Fenomenologia e patografia del ricordo, Mimesis 2017, p. 21).

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Non ne posso parlare qui ma da ossevazioni superficiali quanto dirette mi vado facendo persuaso che, almeno il fenomeno cosista di quella consistenza. O inconsistenza. Abbracci

Per tutto quanto scritto la follia si situa probabailment fuori dal tempo, o è un tempo e in un tempo rifatti senza giudizio. Non credo sia nuova l’opinione e, del resto, la nevrosi, anch’essa è principalmente, lotta col tempo. Per esperienza. Psq.

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