Blog The Wrestler

The Wrestler

di Darren Aronofsky
 Con: Mike Rourkey (Randy “The Ram” Robinson), Marisa Tomei (Cassidy), Evan Rachel Wood (Stephanie Robinson)
USA, 2008

wrestler

La vita di un professionista del Wrestling vista dal di dentro, quando ormai il lottatore è in declino e costretto a svolgere altri lavori, compreso il commesso al bancone di un supermercato. Dopo un infarto e per recuperare il rapporto con la figlia, che lo detesta, decide di abbandonare quel mondo fatto di vecchie glorie, di compagni in carrozzina che firmano autografi a pagamento, di combattimenti sempre più finti ma anche sempre più violenti, che arrivano a utilizzare filo spinato, cocci di vetro e persino graffettatrici pur di eccitare il pubblico pagante. Ma “Ram” si rende conto che fuori dal ring la sua vita non ha senso e non ha altre famiglie. Accetta quindi la “rivincita” di un epico confronto di vent’anni prima col lottatore Ayatollah, detto “la bestia del Medio Oriente” e che ora vende automobili in Arizona. E vuole un combattimento vero, nonostante i rischi per il suo cuore…

Il Leone d’Oro della Mostra del Cinema di Venezia dello scorso settembre è andato a un’opera interessante ma non indimenticabile. Il film si regge tutto su un disfatto e bravissimo Rourkey, che non interpreta ma che è il suo personaggio, al quale sa dare uno spessore malinconico e quotidiano, eroico e a suo modo puro. Nel confronto finale, la bandiera dell’Iraq viene disonorata sul ring (lo ricordo a quanti gridano di indignazione quando si bruciano le bandiere degli USA…) e -senza che però sia questo l’obiettivo principale del film- il wrestling diventa l’emblema di una società civile assolutamente rozza come in molte parti del Paese è quella degli Stati Uniti. È un merito di Aronofsky descrivere senza infingimenti uno dei lati oscuri di quella nazione, lo squallore dell’abitare, del vivere, delle relazioni umane. Che sia finzione o realtà, il pubblico vuole sangue e urla di soddisfazione quando lo vede scorrere. Ma non si racconta che noi “moderni”, diventati così umanitari, avremmo superato la “barbarie” dei gladiatori?

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