Blog Valutare e punire

Valutare e punire

 

Recensione a:

Valeria Pinto
Valutare e punire
(Cronopio Editore, 2012)
in S&F Scienza & Filosofia
Febbraio 2013

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19 Commenti
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Caro Diego, mi regolerei secondo questi criteri:
– l’interesse anzitutto, nel senso che consiglieri a mio figlio di tenere conto in primo luogo delle sue passioni intellettuali, culturali, professionali;
– la situazione logistica, certamente. Studiare è impegnativo e bisogna cercare di farlo nelle condizioni migliori, sia dal punto di vista della sistemazione (città che piacciano, alloggi funzionali, eventuali compagnie) sia dei sentimenti (lontananza dall’ambiente di partenza e altro);
– cercherei di ottenere notizie dirette da persone che frequentano i vari atenei e dipartimenti, il passaparola è sempre un dato importante;
– gli consiglierei infine -ma è decisivo- di visitare con molta accuratezza i siti dei vari Atenei in ballo e soprattutto dei Dipartimenti, scaricando e leggendo con molta attenzione i documenti con i piani di studio, gli obiettivi didattici e professionali, i programmi svolti negli anni precedenti, i CV dei singoli docenti, le loro pagine personali. Tutto ciò, insomma, che si può trovare in rete sia di ufficiale che di ufficioso;
-nell’anno accademico precedente farei delle visite ai diversi Atenei, osservando le strutture, sentendo il clima che vi si respira, seguendo alcune lezioni.
Farei questo e altro di analogo.

Avrei una domanda, caro Alberto, tu che sei un docente molto apprezzato (dagli studenti ma anche dai colleghi e dai lettori dei tuoi libri) cosa consigli, come puo’ un cittadino non addentro alle questioni universitarie scegliere o valutare una facoltà? Per fare un esempio, se mio figlio a Spezia vuole studiare la matematica oppure la filosofia o qualunque altra disciplina, come fa a sapere se è meglio Pisa, Genova o Parma? In genere i figli nostri scelgono in base a questioni logistiche (disponibilità di treni, clima, costo degli alloggi) e in verità nessuno ha idee chiare sulla qualità «intrinseca» dell’ateneo. Se tu avessi figli come ti regoleresti, in concreto?

Caro Alberto,

ottimo il libro di Valeria Pinto, che è largamente condivisibile, e ottima la tua recensione, che ne illustra perfettamente analisi e tesi.
Il processo di valutazione della ricerca dell’Anvur è semplicemente aberrante, sia per le logiche che segue, sia per le mistificazioni che compie nell’accreditare come sedi di alto valore scientifico riviste divulgative e persino confessionali, di livelli non diversi da un bollettino parrocchiale. Non credo che valga la pena spendere molte parole su quanto è di per se stesso evidente a chiunque abbia un minimo di ragionevolezza e di onestà intellettuale.
Pure del tutto condivisibile appare l’articolo di Anna Angelucci sul “Manifesto”, che denuncia l’assoluta idiozia delle proposte di riforma della scuola di Renzi e del suo governo di pretoriani incompetenti e arroganti.
Velleitarismi, assurdità e deliberate destrutturazioni della scuola pubblica delle ormai numerose riforme che si sono susseguite negli ultimi vent’anni, da Berlinguer a Gelmini, qui assumono ormai il ridicolo di forme linguistiche e contenuti adatti allo spettacolo di un comico che si pone il fine di ottenere l’ilarità del pubblico attraverso l’esibizione di una sua radicale stupidità e decontestualizzazione.
Vedere un simile cialtrone al governo del paese dà il segno – come l’ha dato nei decenni passati la presenza in analoga posizione di un altrettanto buffone – dell’incredibile degrado del paese e della maggioranza della sua popolazione, che continua ad accordare il proprio consenso a simili personaggi.
Un caro saluto.
Dario

si, è in gioco la qualità stessa della compagine sociale, e ci si perde sulle singole questioni perdendo il senso del tutto, caro Alberto, grazie della risposta

Credo, nella potenza della mia ignoranza sul tema, che alla fine il nodo gordiano sia il rapporto fra sapere (in specie universitario) e potere. Perchè un apparato statale e il potere che rappresenta dovrebbe retribuire persone che possono criticarlo, combatterlo, smascherarlo? Chi vorrebbe allevare certe serpi in seno? Guarda Marx, non ebbe la possibilità di entrare nel mondo accademico, guarda Spinoza che per essere libero faceva un altro mestiere. D’altro canto (e questo è il mio pensiero) un buon apparato d’istruzione pubblica occorre proprio per formare le menti critiche, libere, le uniche capaci di dare linfa al futuro, alla progettualità sociale, portare aria fresca nelle stanze chiuse delle burocratiche caste. Ma il rapporto è comunque complesso, contraddittorio, irrisolto. Non mi piace uno stato che si occupa troppo dei pensieri, ma so bene che solo lo stato puo’ far studiare chi non è benestante. Dilemmi lontani dalle mie scarse conoscenze e attitudini.

Recensione icastica, quasi una sinossi direi, preziosa, di cui mi sono giovato in un attimo. Conferma, il saggio, di quanto vado vedendo da un pezzo da solo a solo, senza confronti, un po’ come Cassandra: un progetto intelligente di devastazione di gran lunga incomparabile a quello nazista. Occorre essere in molti a vedere il peggio, non salva forse ma aiuta a reggere il colpo.
Pasquale D’Ascola

…testo molto interessante. Specie per chi, come me, è nel mondo della scuola e di valutazione sente parlare e sparlare di continuo.
Decisamente un libro che va letto. Provvederò sicuramente.

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